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Tag: pato

Nuovi orizzonti sul calciomercato: da Coman a Pato

La Juventus si muove. Comincia a muoversi. O forse concretizza il lungo silenzio che fin qui ha accompagnato un po’ tutte le formazioni, in attesa della fine della kermesse mondiale. Marotta intanto porta a casa Coman e pensa a Pato.

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Ancora un parametro zero. Ancora francese. Ancora giovanissimo. Coman, che Ancelotti fece esordire due anni fa a poco più di 16 anni, approda a Torino dal PSG. In molti si chiedono se riuscirà a bruciare le tappe come Pogba. In molti si chiedono anche chi sia questo ragazzotto.

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Nato nel giugno del 1996, Kingsely Coman è uno dei migliori talenti in prospettiva del calcio francese. Da bambino è punta, ma poi viene sistemato sulla trequarti. Grande qualità nella visione di gioco e nella tecnica, il francese sembra perfetto per giocare dietro le punte. Magari partendo da sinistra, in una nuova versione dell’ala tanto cara ad Antonio Conte. Arriva a parametro zero e va capito se il tecnico leccese gli concederà di giocarsi le sue chance nel ritiro bianconero o verrà mandato in prestito per maturare. Resta la caccia ai migliori talenti europei da parte di Paratici e Marotta.

Mentre rimbalza dal Brasile la voce secondo cui la Juve starebbe pensando di scommettere sul recupero di Pato. Il Papero, già del Milan, non ha particolarmente brillato nella sua terra, in un campionato non complicato. Malanni fisici (mistero non ancora risolto dopo il brillante inizio di carriera) e una piccola depressione mentale. Ha perso il posto in Nazionale e nel calcio che conta. La Juve sta cominciando a riflettere su un prestito con diritto di riscatto. A 24 anni, il brasiliano, potrebbe davvero decidere di rinascere. E là davanti la Juve ha bisogno di gente con simili caratteristiche per predisporre al meglio il terzetto d’attacco.

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Doping e Milan: il caso Fuentes

Complotto? Con Berlusconi in campo la parola è sempre ben accetta, benché tutta da verificare in ogni sua sfumatura. Ci sono le elezioni e tutto è utile quando una storia può contribuire a incrementare il numero di voti. Compreso quest’ultima news.

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Arriva dalla Spagna lo scoop che tira in ballo il Milan nel caso Fuentes, il medico sotto processo a Madrid per doping. Fra le sue carte spunta il Milan accanto al nome della Real Sociedad.

Che Fuentes abbia avuto un ruolo significativo in Spagna, in merito al doping, non vi sono più dubbi. La Real Sociedad, indicata nel foglietto sequestrato con la sigla Rsoc, ha confessato. Ben 320mila euro per dotarsi di ormoni della crescita. Una confessione che ha spiazzato i giornalisti e soprattutto confermato le brutte storie legate al medico spagnolo. E sotto la sigla Rsoc spunta il Milan.

Riscontri? Sebbene il dottore sia legato molto al ciclismo, non si ha memoria dell’esistenza di squadre ciclistiche col nome Milan. Tutto il resto è da confermare.

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Resta il fatto che chiarezza andrebbe fatta, mentre abbiamo come il sospetto che la storia cadrà nel dimenticatoio molto presto. Per esempio oggi nessun titolo sui giornali, solo un trafiletto sulla Gazzetta. E non uno dei giornalisti senior a commentare.

Sul foglietto, datato 2005, si capisce pure che tipo di prodotto sia legato a quest’operazione: Insulin Growth Factor, ormone della crescita, identificato con la sigla Ig.

Ora molti cercano riscontri. Intanto basterebbe aprire una inchiesta, tipo quella che ha portato la Juve sotto processo per ben 10 anni e che ha portato al nulla assoluto. Anzi no: eccesso numero di farmaci. Fra questi nessuna traccia di doping. Probabilmente il processo era giusto, era l’obiettivo sbagliato. Bastava forse spostarsi da Torino a Milano.

Già perché in entrambe le sponde ci sarebbe da indagare. Da Ronaldo (il Fenomeno) a Georgatos, dalla Grande Inter di Herrera dopata col caffé alla censurata intervista di Javi Moreno. Per finire coi casi Gattuso e Pato. Ma siamo in Italia: interessa solo la Juve. Non la salute di tutti i ragazzi.

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Il Corinthians accusa il Milan: “Che sostanze usate?”

Non è la prima volta che qualcuno punta il dito contro Milano. Solo che quando accade il mainstream della nostra bella penisola provvede a insabbiare tutto. Già accaduto con Javi Moreno riguardo il Milan e poi ci sono i casi Georgatos per l’Inter e Crasson per il Napoli, ma tutto tace. Addirittura, storia recentissima, i gravi problemi di Batistuta (attaccante della Fiorentina, della Roma e dell’Inter). Per dieci anni si sono inseguite strane teorie sulla Juve naufragate fra controlli, leggi cambiate e dibattiti vuoti che hanno prodotto, appunto, il nulla.

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E ora ci pensa il Corinthians a rinfrescare una domanda che noi rilanciamo molto volentieri: che sostanze usano a Milano?

Pato sbarca in Brasile, rilascia qualche dolce dichiarazione del tipo “non torno fra 2 anni, adesso sto bene” e chissà la stampa cosa si inventerà. Vuoi mettere “Pato comunista, complotto contro il Milan”?

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La realtà è che gli infortuni di Pato non possono spiegarsi solo con la malasorte, vista anche la crescita muscolare del ragazzo. In realtà adesso attendiamo pure come vanno le cose in Brasile, ma se arrivasse una continuità di presenze in campo? Ma non è bianconero e allora non interessa, così come non interessò il malanno di Gattuso. Piuttosto che fare luce per il bene di tutti i ragazzi, anche dei ragazzi che noi tifiamo con tanto amore e cioè quelli che sono alla Juve, piuttosto che esigere assoluta pulizia perché alla fine questo è e deve rimanere un gioco, piuttosto che tutto si preferisce insabbiare. E allora vai col disco… Giraudo e Agricola, solo che nessuno racconta mai il Processo, i fatti del Processo e come è andata a finire veramente.

P.S.

Ci si rifugia spesso nelle dichiarazioni di Carlo Petrini, pace all’anima sua, dimenticando la sua permanenza al Milan. Ci si rifugia anche nel nome di Stefano Borgonovo a cui vanno i nostri migliori auguri, ma annotiamo ancora la sua permanenza in maglia rossonera negli anni ’80. Saremo pure cinici, ma un controllino forse occorre farlo anche al di fuori del nome Juventus. Sempre che si tiene davvero alla salute di tutti o alle disgrazie soltanto di qualcuno (come ogni tanto sospettiamo)

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Fuorigioco di Pato, i soldi di Cuper, lo strapotere del Barca

Grande giornata ieri. Tante informazioni, anche con l’avanzare delle trattative di calciomercato destinate inevitabilmente a chiudersi entro fine mese. Alcune di queste notizie sono anche clamorose.

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Cominciamo con l’ennesimo regalo ai rossoneri: campionato o coppa non fa differenza, i preferiti della classe arbitrale sono proprio loro. Sarà pure questione di 30 centimetri, come amavano dire al Processo di Biscardi, ma è pur sempre fuorigioco. Il capoccione, la spalla e e metà petto di Pato sono al di là della linea del penultimo difensore biancorosso e quindi il gol non sarebbe valido. Il condizionale viene spazzato via dallo strapotere di Galliani: quindi rete ok, Milan ai quarti. E che prestazione…

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In Spagna, in serata, il legale ha finalmente chiamato il giudice: a tutto c’è un limite, pure all’idiozia di associare alla suocera vagonate di centinaia di migliaia di euro. Che razza di pensione percepirà mai infatti la suocera di Cuper? Sì, proprio lui, il mago del 2000 che doveva portare lo scudetto nella maglia che meno di tutte lo merita. Ben 4 le sfide di Serie A, alla guida del Parma, sotto inchiesta. Partite sistemate grazie a un centinaio di migliaia di euro che Cuper ha giustificato come “regalo della suocera per sistemare casa”. A tutto c’è un limite, già, a tutto, ma a quelli che hanno respirato quell’aria strana si vede che il contatto con la realtà lo hanno perso da troppo tempo…

Niente da fare: riprovare prego! E’ il coretto che alcuni tifosi hanno riservato a Mourinho, l’uomo che a questo punto chiederà a Pelé e Maradona di tornare a giocare visto che dopo i monumentali acquisti si trova ancora una volta preso a pallate dal Barca di Pepe. Questione di intelligenza, questione di classe: forza bruta, a furor di milioni di euro come già a Milano, contro classe allo stato puro. Stavolta il Pep è più cattivo del solito, mandando in rete Abidal e Puyol. In Spagna lo hanno capito da tempo: è un fantoccio il povero portoghese, ad armi pari non la spunta mai, mentre in Italia per poco non gli si stendevano ai piedi. Non solo gli schemi dobbiamo imparare dagli spagnoli, anche quell’atteggiamento obiettivo nel giudicare professionisti e uomini…

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Il peggiore secondo i giornalisti è Milito. E ci sono due sorprese…

Dopo il Bidone d’Oro 2011, stravinto da Diego Milito, ecco un altro non-premio che l’argentino si porta a casa: premio quale peggior giocatore di questa prima parte di torneo.

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Cento giornalisti interpellati, ognuno con un ventaglio di 3 nomi da fare. Ma c’è qualche problema.

A leggere la classifica dovrebbe essere facile intuire quale sia la società più deludente. Praticamente quasi la formazione titolare: da Snejeder a Pazzini, da Alvarez a Jonathan, da Thiago Motta a Nagatomo. C’è finalmente un riconoscimento al valor militare, ossia quel Pato che in questi anni ha fatto vedere veramente pochissime cose buone e molte cattive. Con un’altra maglia oggi i termini di paragone con certi campionissimi del passato verrebbero sottolineati come bestemmie. Serve continuità nell’essere campione, non già un numero d’alta scuola ogni 10 partite.

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Ma ci sono sorprese. Per esempio il secondo posto di Krasic: uno che ha calcato più le tribune che il campo. Il voto lo prendiamo in stile “honoris causa”, perché in campo non l’abbiamo mai visto. Stessa cosa per Elia.

La sorpresa più incredibile è di Corrado Fumagalli, dipendente di Inter TV. Bene, questo genio del calcio ha votato, quale peggior giocatore di questa prima parte di stagione… rullino i tamburi, squillino le trombe… Vidal. Arturo Vidal della Juventus.

Che dire? Auguri a Corrado e alla sua nuova avventura di cabarettista… ma cambi presto i testi altrimenti rimedierà bordate di fischi!

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Viste Argentina e Brasile? Servono davvero i super top player?

Il titolo, immagino, farà storcere il naso a molti. Di fatto, però, è una constatazione piuttosto oggettiva.

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E’ partita la Copa America 2011 che vede, gerarchicamente, tre formazioni al comando: Argentina, Brasile e Uruguay. Subito dopo tutte le altre. Almeno questo era quello che si pensava-che-fosse, sulla carta. Da Messi-Tevez-Aguero a Pato-Neymar-Robinho, passando per Forlan-Cavani. Otto uomini d’oro, otto super top player, come va di moda oggi. Risultato? Beh, è sotto gli occhi di tutti.

Batista, capo argentina, è ormai quasi del tutto compromesso: una carriera in fumo per colpa dell’overflow di tecnica e di talento. L’Argentina rischia seriamente di non superare il gironcino e non oso immaginare cosa potrebbe accadere. L’Argentina ha pareggiato due volte su due, segnando un solo gol, peraltro con Sergio Aguero cui la Juve è da tempo interessata.

L’Argentina ha deluso profondamente, nei suoi uomini migliori. Né Lavezzi, il cui spessore internazionale è purtroppo ben altra cosa rispetto al livello mostrato nella casa del San Paolo. Né Tevez, troppo distratto dalla vicenda ManCity: me ne voglio andare, me ne andrò, non so dove, ma me ne andrò. Né Higuain, né soprattutto il fantagenio Messi sul quale ho una mia precisa idea: quel 10 è pesantissimo, quel modo di essere usato dai suoi compagni… ma è un altro discorso.

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L’Argentina delude, il Brasile delude nella delusione. Vorrei sottolineare che in appena qualche settimana Neymar si è reso protagonista di due vergognosi episodi di violenza: e questo ragazzino coi capelli dritti sarebbe un esempio? Sarebbe quello da pagare 5, 6 o 8 milioni di euro l’anno. Scusate, ho una idea del calcio umana.

Ma rimaniamo sul campo: Neymar, Pato, Robinho e chi più ne ha… Tutti a secco, tutti deludenti. Zero gioco e spazio a chi in campo corre e suda per davvero, tutti nomi poco conosciuti ai più, ma che rendono di più di chi effettivamente possiede doti tecniche fuori dal normale.

E allora mi scappa un pensiero: siamo sicuri, visto con quanto accaduto con Diego, che a questa Juve serve un super top player?

Chiarisco subito: io vorrei Aguero, vorrei, ma non posso. Costa troppo, purtroppo, posta la pazzia del calciomercato, costa il giusto, e per questo Marotta non potrà mai staccare un assegno di quella portata. Però vorrei Aguero. Se non lui, Giuseppe Rossi, ma il punto è questo: serve gente che abbia voglia di Juve, realmente voglia di Juve. Voglia di correre e soffrire, voglia di lavorare per quella maglia. L’ha dimostrato Quagliarella l’anno scorso e il pubblico l’ha capito. L’ha dimostrato a forza di sudore Matri e questo la gente l’ha percepito.

Chi è a Bardonecchia vi potrebbe raccontare di sguardi feroci, attenti e dediti al lavoro di Conte. Da Melo a Del Piero, da Buffon ai nuovi arrivati. Marotta farebbe bene a valutare attentamente il desiderio di Juve degli obiettivi di mercato.

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Le differenze della moviola: Milan vs Juventus

Tanto per schiarirci le idee, ecco cosa è successo in questa domenica. Il tutto per ricordare che le parole hanno un peso e anche un significato ben preciso. Così come le regole.

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Cominciamo con la Juve, fermo restando che la sconfitta è più che meritata e non ci sono alibi. La cosa strana è che gli altri, nei momenti di difficoltà, possono contare su quel quid in più, sia che si tratti di fuorigioco o di un cartellino rosso (o due!) o di un rigore o di un fallo non fischiato.

Nella partita Lazio-Juventus l’ottimo Storari era incappato in un episodio che è stato subito risolto con un errore tecnico. Uscita in ritardo, gol beccato e buonanotte ai sognatori. Si esprimeva così l’ex-arbitro Chiesa:

Ha perso il tempo Storari, le immagini sono poco chiare e non so se sia stato ostacolato da un avversario. Però in seguito con molta onestà il portiere bianconero ha ammesso l’errore sull’uscita, quindi credo che il gol sia regolare.

La traduzione è semplicissima: Storari, che deve essere un bravo ragazzo, ha ammesso un suo errore, quindi nonostante ci siano dubbi per un fallo di un avversario… il gol è regolare. Appena qualche giornata dopo accade un episodio identico, anche più chiaro, e lo stesso ex-arbitro, la stessa persona che prima si era pronunciato a quel modo, oggi commenta così:

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Facciamo notare quanto segue:

  1. ci sarebbe, secondo l’ex-arbitro Cesari e secondo colui che ancora conserva almeno 1/10 di vista da uno dei due occhi, un rigore su Chiellini, ma è questo episodio è stato cancellato, quindi passiamo avanti;
  2. Toni salta prima e da solo, cioè dando le spalle a De Sanctis che è nettamente in ritardo sul movimento (cioè salta molto dopo Toni) e sull’uscita (cioè lo spazio aereo è stato già occupato da Toni il quale non può scomparire né modificare il proprio assetto corporeo (sono termini che ritroverete facilmente in qualsiasi manuale di calcio, anche a tinte nero e azzurre o rosso e nere o giallo e rosse e, perché no, bianco e azzurre);
  3. la palla è colpita nettamente da Toni che è in volo da circa 15 minuti, De Sanctis è battuto sul tempo ed è il portiere che va contro l’attaccante.

Insomma, ci sarebbero i presupposti per presentare in Tribunale la storia dell’errore del portiere, della totale non-volontà di commettere fallo da parte di Toni (che è davanti e dà le spalle al portiere), dell’anticipo netto sul tempo e sullo spazio aereo, ma il giudizio, per incredibile che possa sembrare, è… GOL IRREGOLARE. Giusto fischiarlo. Giusto? Ma solo perché Toni giocava con la Juve? E se fosse stato al Genoa?

Cambiamo campo. Ecco la solita disamina degli episodi della partita Milan-Udinese:

Regolare il vantaggio di Di Natale, tenuto in gioco da Antonini. Dubbio sul 3-3, perchè Pato sembra un pelo oltre Benatia sull’assist di Cassano: nel dubbio il guardalinee fa bene a lasciar proseguire. Denis è regolare (c’è Thiago Silva) sull’assist di Isla. Nel 4-4 del Milan, Ibrahimovic (dietro a Benatia) salta in anticipo, ma nel cadere ostacola il difensore.

Qui c’è una magia dialettica: vengono soppesati gli episodi regolari riconducibili all’Udinese (cioè il gol di Di Natale e il gol di Denis) con due episodi sui quali, in realtà, le immagini (che non si trovano purtroppo su Internet, focca-la-bindella!) sono chiari: posizione irregolare di Pato e un fallo di Ibra sul difensore, ma – si dirà – Ibra è grosso! Tirando le somme sono due gol irregolari, di quelli che potevano essere fischiati e non sono stati fischiati. Ma i rossoneri ne beneficiano e tornano sani e salvi a casa. Come più volte accaduto in questo campionato.

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Milan-Juventus 1-2 C’è da essere Allegri

Vedere Melo, visibilmente emozionato, dedicare la vittoria a Chiellini definito “un vero guerriero” è forse la chiave di tutto. Almeno la chiave di questo inizio di stagione strepitoso. L’aggettivo strepitoso deve essere ben capito. Certo non è legato a Milan-Juve, meglio non è legato solamente a Milan-Juve. Piuttosto deve essere riferito a un modo nuovo di concepire la Juve. Un modo nuovo di gestirla e preparare il campo di battaglia durante la settimana. Riepiloghiamo i fatti.

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In quel di Bologna Milos Krasic, praticamente il bianconero più decisivo e forse il giocatore più sorprendente di questo spezzone di Serie A, si tuffa e becca un rigore. La moviola – che ha una natura incomprensibile, almeno per quanto riguarda i metodi d’applicazioni e i target da analizzare, meglio se juventini – vede, Pistocchi fa il razzista e il giudice sportivo provvede a fermare il serbo per due turni. Il primo di questi vede il Milan come avversario dei bianconeri. Ci risiamo: già un po’ di anni fa la Juve perse Ibra in circostanze molto simili, se non che in quel caso lo svedesone aveva di ricorrere. Fu tutto inutile: tre turni, giusti per saltare la sfida scudetto risolta da una rovesciata di Del Piero e una capocciata di Trezeguet. Appena un paio di anni prima Pavel Nedved subì un clamoroso giallo nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid. La Juve di Lippi, basata in grande misura sul ceco prossimo pallone d’oro, distrusse i blancos ma in finale non potè usare Nedved. La finale in cui il Milan vinse ai rigori, contro Montero, Trezeguet e Zalayeta che gentilmente offrirono il fianco a Dida. Sarà un vizio quella di squalificare il giocatore più decisivo, sarà solo un caso. Ai posteri l’ardua sentenza.

La settimana bianconera non è felice. Chiellini accusa stanchezza che si concretizzerà con un affaticamento al venerdì mattina. Sabato sera è fuori dai giochi. Alla lettura della formazione, con il comunque grande Legrottaglie in campo, i tifosi bianconeri hanno un tremito di sconforto. Passerà in fretta. La Juve deve rinunciare a Iaquinta e Amauri (a mezzo servizio, il che vuol dire apporto nullo visto che già al servizio completo il brasiliano riesce a combinare poco: starà fuori, in panca), oltre che a Grygera (che, udite udite, fin qui aveva fatto stupendamente bene). Pronti via la Juve dovrà pure rinunciare a un sorprendente Martinez e a un convincente De Ceglie. La difesa Juve, a un certo punto del match, recita: Motta, Bonucci, Legrottaglie e Pepe (improvvisato terzino). Insomma, tutti i presupposti per beccarsi un’imbarcata.

I primi 19 minuti (prego contare correttamente) sono tutti appannaggio dei rossoneri che colpiscono una traversa con Ibra. Poca roba. La Juve si sistema benissimo in campo, registra la difesa con un attentissimo Bonucci, limita gli attacchi sulle fasce e neutralizza Pirlo, si scrolla di dosso un po’ di emozione e comincia a giocare da grande squadra.

A sentire i piagnistei dei milanisti e i singhiozzi trattenuti a forza dai vari Ordine (Controcampo), Sacchi e Pistocchi (Mediaset Premium), Collovati e Civoli (Domenica Sportiva), pare che la Juve abbia approfittato di un Milan mediocre. In parte è la verità. Pato è imbarazzante, roba che Amauri al confronto farebbe un figurone. Ibra è praticamente non-decisivo, come il gol che finalmente segnerà alla squadra che lo ha fatto conoscere al mondo. Robinho e Boateng sono impresentabili. Al contrario la Juve è una squadra vera, un undici compatto e rabbioso come non si vedeva da tempo.

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La vittoria è quella di Del Neri. E’ tutta di Del Neri, al di là dei capolavori di Quagliarella e Del Piero. Il tecnico friulano ha saputo incidere come pochi, subito e nettamente. La mentalità di chi entra in campo è in linea con il DNA bianconero: grinta, cuore, sacrificio. E’ possibile assegnare ruoli precisi, così come nella teoria e logica del calcio:

  • Aquilani è il regista, l’uomo dai piedi deliziosi e dalle idee preziose. Scopriamo pure che è uno tosto, che non lesina contrasti e lotta come un leone;
  • Melo è praticamente leader incontrastato: picchia e ruba palla, imposta, attacca e difende, incita, rimprovera e non reagisce mai. Eccezionale, recuperato al massimo, questo è il Felipe che tutti vogliamo;
  • Marchisio è un jolly cui difficilmente Del Neri rinuncerà. Dove lo metti sta, tanto lui la prestazione la porta sempre a casa. Sostanza, qualità, corsa e grande equilibrio tattico;
  • Quagliarella è il pazzo e la variabile scatenata in appoggio alla punta. Segna e offre l’assist a Sissoko, copre e rincorre quando necessario, rilancia l’azione, buon dribbling. Cosa vuoi di più dalla vita?
  • Del Piero è semplicemente Del Piero. Stop alle frasi fatte, stop ai proclami, ai ringraziamenti, alle parole dolci. Le abbiamo terminate. Del Piero è semplicemente Del Piero.

La Juve batte il Milan perché si dimostra più quadrata. Raccapricciante la tattica studiata da Allegri: parla a Pirlo, lancio lungo su Pato. La Juve ci casca solo una volta, poi le diagonali difensive vanno tutte a centro e il Milan non passa mai, costretto a lanci, rilanci e a una manovra che non trova mai varchi. E sì che Storari non è stato impegnato così tanto. Tre palle gol nette per il Milan, poi il nulla. La Juve ha risposto, con pazienza e furbizia. Forse fortunata a trovare la capocciata di Quagliarella, molto cinica sul capitombolo di Sissoko lanciato a rete, certamente più vogliosa e ordinata. La partita è tutta qui, non c’è altro modo per descriverla.

Sokratis perde i duelli con Quaglia e Del Piero, Nesta ha chiuso a fatica, sugli esterni la Juve ha avuto la meglio. E qui scende la lacrimuccia. Ci si aspettava moltissimo da Martinez e l’esterno non ha deluso. Sorprendente, per certi versi molto propositivo. Peccato per il grave infortunio: 2 mesi fuori e Del Neri che dovrà inventarsi qualcosa. Peggio è andata a Paolino De Ceglie, apparso convinto e finalmente maturo. Per lui lo stop è ancora più lungo: 3 mesi per tornare sui campi, forse qualche giorno in più per tornare a calciare. Tanti auguri, per te ci sarà ancora spazio.

Detto questo è chiaro che adesso si apre un lungo discorso. Discorso che coinvolge Marotta e la società. C’è da tornare sul mercato alla caccia di esterni alti e bassi. Apro una parentesi: non sono d’accordo sul reintegro di Grosso (ha avuto offerte, le ha rifiutate, ma la Juve non aveva intenzione di tenerselo: stia fuori!), mentre sarei favorevole a far giocare Brazzo. Salihamidzic non ha mai rotto le scatole, si è sempre impegnato e ha fornito ottime prestazioni. Dice una bugia chi afferma il contrario. E’ un jolly importante: destra e sinistra, alto o basso. Può tornare utile, a cominciare da giovedì quando saranno chiamati numerosi Primavera. C’è da sperare che Napoli e Liverpool si eliminino a vicenda per utilizzare Quaglia e Aquilani. Chiusa parentesi.

E veniamo a piccoli casi di Milan-Juve. Sokratis, sul finale, spintona gratuitamente Melo che casca. Lo spintone c’è e l’arbitro è bravissimo a gestire il tutto. Certo, a carte invertite il giallo sarebbe stato estratto. C’è un fallo di mano di Ibra in area: intervento goffo che andava punito col rigore. Peccato. C’è da chiedersi, dunque, se il Lodo Alfano, oltre che reiterabile, sia valido per i giocatori rossoneri?! Quindi c’è da chiedersi che partita ha visto Allegri, in totale confusione durante le interviste post-gara. Ha subito una lezione di tattica dal vecchio collega, ha subito una meritata sconfitta, ha toppato le scelte e per lui la partita “è stata molto buona”. Contento lui. Io ho goduto!

E veniamo ad Andrea il Presidente. Lo confesso: mi sono innamorato di questo 34enne che esulta come il miglior Galliani quando l’arbitro fischia la fine del match. In tribuna, ad abbracciare Marotta (a proposito: perché chi lo criticava aspramente adesso non prova a confutare quanti lo ringraziano?) e un amico, ad alzare il pugno con quel ghigno a metà fra la rabbia di chi vuole vincere e la gioia di chi tifoso lo è nell’anima. Bravo, anzi stupendo, a stemperare poi i toni davanti le telecamere. Dice cose giuste, come sempre. La Juve è un cantiere aperto. Alti e bassi, a corrente alternata. Già giovedì, forse, vedremo una Juve scialba, stanca, forse un po’ appagata dalla vittoria di San Siro. Questo è l’errore che non dobbiamo commettere, questo è l’aspetto sul quale Del Neri dovrà maggiormente lavorare. C’è tempo, ma da tifoso mi sento orgoglioso di aspettare. Finalmente… vedo una vera Juve. Non sarà grande, ma è comunque una prima vera Juve.

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