L’itaglietta pallonara antijuventina, si sa, non finirà mai di stupirci.

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Ed ecco che ieri si teneva il processo sportivo che vedeva Antonio Conte al banco degl’imputati. Antonio avrebbe dovuto patteggiare 3 mesi, come gli aveva imposto una Juventus più propensa alle logiche aziendali che alla difesa di un proprio tesserato.

Così non è stato: infatti la Commissione Disciplinare ha respinto il patteggiamento, ritenendo i 3 mesi una pena “non congrua”. Sanno già, quindi, che sentenza emanare?

Se qualche esperto di Diritto non l’avesse capito, qui, siamo nell’habitat della “Giustizia Sportiva”, laddove l’ordinamento penale e i principi della Corte Costituzionale non arrivano!

Ieri, dalla pagina della notizia del respingimento, su sportmsn, mi è bastato leggere due commenti antijuventini per constatare quello che noi dicevamo sui nostri blog e/o forum da giorni: gli antijuventini associano il patteggiamento a una ammissione di colpa.

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Non vanno certo a vedersi il CGS, che distingue due tipi di patteggiamento, rispettivamente all’art. 23 e all’art. 24 CGS.

Poco importa se il patteggiamento con ammissione di colpa sia quello di cui all’art. 24 CGS.

Poco importa se il patteggiamento che ha scelto Conte era quello di cui all’art. 23 CGS. Ossia il patteggiamento per chi si ritiene innocente, ma non ha il tempo di dimostrarlo.

Poco importa, infine, che Cremona archivierà a ottobre la posizione del nostro tecnico.

Per gli antijuventini, oltre che essere ladri di scudetti, compratori e sequestratori di arbitri, telefonatori con schede straniere, dopati e prescritti, ora saremo anche “patteggiatori”.

E vai, con la cavalcata dell’onda!

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