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Uomini su cui contare: la Juve è aggrappata a questi

Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà: sembra il mondo Juve, parafrasando Sciascia. Noi tifosi, al momento, siamo il quarto tipo.

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Scherzi e narrativa a parte, i bianconeri devono nuovamente ripartire, almeno trovare una cuadratura che sembrava tale con alcune pedine al posto giusto.

Se Hernanes è un problema da regista, Lemina risulta invece perfetto per agire davanti la difesa: capacità di pressing, alta aggressione, numero impressionante di recuperi palla. Non ha la qualità di Pirlo (lo vedrebbe pure… Bocelli), ma le caratteristiche sono quelle giuste. Ai suoi lati devono agire Pogba e uno fra Sturaro e Pereyra in attesa dei recuperi di Khedira e Marchisio.

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Il 4-3-3 appare imprescindibile per garantire copertura, e qual giusto sintomo all’offensività di cui una Juve poco cinica ha assoluto bisogno.

Cuadrado e Morata sono i soli a poter indirizzare la Juve verso la rete, insieme a un Dybala per il quale bisogna uscire da un equivoco: il ragazzo deve crescere (d’accordo con Allegri), ma è l’unico che ha tiro, sfrontatezza nel dribbling e quella pericolosità necessaria per chi d’ora in avanti può sbagliare poco e concederà tanto. Aspettando Mandzukic, Zaza dovrà fare la sua parte. Ma tenere in panca Dybala appare azzardato, irrispettoso per il mercato, irriguardoso verso una delle poche pedine di qualità di questa squadra.

Cosí come appare strano, a tratti sconvolgente, la scarsa maturità di Pogba che si è fatto schiacciare da responsabilità che si è preso (ha chiesto lui la 10), gli hanno dato (gli hanno concesso la 10) e gli hanno chiesto (ci aspettavamo un salto di qualità del ragazzo). Evidentemente deve crescere ancora tanto, e allora Allegri e la società devono ora lavorare al contrario per scaricarlo da un peso che non può reggere, e farlo tornare ai livelli che conosciamo. Altrimenti diventa inutile, perfino controproducente se alla semplicità contrappone una totale inefficacia per una ricerca spasmodica della giocata a effetto.

In difesa tutto bene, tranne che a questo punto Rugani va gradualmente inserito. Di certo, non potrà fare più danni di Hernanes.

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Genoa – Juventus 0 – 2 / Contro la sorte e le coperte corte

La Juve che vince a Marassi è un’altra Juve tosta e piacevole da vedere rispetto a quelle iniziali. Seppure non tutto è risolto e ancora molto c’è da lavorare. Ma finalmente qualcosa si intravede.

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Si intravede la necessità di spostare altrove il fulcro del gioco, disimpegnando Pogba da ruoli di regista che non gli competono (e per quello di leader bisogna ancora studiare e aspettare), rinunciando perfino al regista (ieri ottima prova di sostanza di Lemina), aggrappandosi alla vena creativa ed esplosiva di Pereyra e Cuadrado.

Molto si potrebbe fare se Mandzukic decidesse di giocare. Ieri apparso abulico, lento, svagato. Se solo Zaza si svegliasse (vale a dire: se solo Allegri lo mettesse in campo), questa squadra potrebbe davvero risultare cinica e bastarda, come non piace agli opinionisti antijuventini, senza un canovaccio tattico preciso, ma completamente affidata ai lampi di genio dei vari Cuadrado, Pereyra, Zaza, Dybala, Morata, Pogba. Tanta roba se devi rinunciare a Pirlo, Tevez e Vidal.

Manovra poco fluida, ma a preoccupare è lo strano atteggiamento attendista che porta ad abbassare pericolosamente il baricentro e a subire l’avversario. Puntualmente accaduto fino a qui, anche ieri, anche con l’uomo in più. L’inserimento di Lemina ha riportato un po’ più di equilibrio, poiché il franco-gabonese ci mette quella malizia e quell’aggressività che era propria di Vidal  (a mio giudizio, lo rimpiangeremo fino a fine carriera).

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Fermi Morata e Mandzukic – stanno facendo effetto le macumbe dell’Italia antibianconera – sarà tempo di Dybala e Zaza, ma il 4-3-3 viene in soccorso anche degli infortuni.

In fondo, sembra quasi più bello adesso.

P.S.

E’ sparita la moviola da trasmissioni e giornali questa mattina. Da oggi, fino a mercoledì sera dopo il fischio finale di Juve-Frosinone, il famigerato Sistema che permette alla Juve di vincere i campionati è inesistente. Mentre qualcuno sta ancora cercando se il Regolamento del Giuoco Calcio prevede di scalciare Chiellini senza che ciò provochi rigore.

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Juventus: ecco da dove ripartire

Alla luce dei precedenti campionati, queste due sconfitte potrebbero non aver generato chissà quali danni. Al contrario, non prendere provvedimenti potrebbe generare ingenti danni.

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La perdite di tre pedine chiave come Pirlo, Vidal e Tevez si sta rivelando più pesante del previsto. In termini certamente tecnici sul campo, ma soprattutto dal punto di vista della personalità. Ciò che ha più sorpreso delle prime uscite della Juve è proprio l’assenza di una identità e l’incapacità di dare una scossa agli 11 in campo, quasi sempre appannaggio della grande esperienza di Pirlo, della carica agonistica di Vidal e Tevez.

Il rinnovamento deve perciò passare da nuove idee di gioco. Vale a dire, nuove idee tattiche.

Il 3-5-2 appare vecchio e inadatto per le caratteristiche degli uomini che Allegri ha a disposizione. Non c’è più un regista puro, piuttosto ci sono uomini muscolari e uomini a cui piace portare palla (leggi Pereyra e Pogba). Questo vuol dire che la manovra deve svilupparsi in maniera differente, per esempio cercando subito la superiorità sulle fasce dove Alex Sandro e Cuadrado rappresentano soluzioni che la Juve prima non aveva.

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Con un Dybala in grado poi di garantire superiorità e che deve crescere sulla regia d’attacco (certo l’inconsistenza dei compagni non lo aiuta), ad Allegri non rimane che provare un 4-3-3 di grande spinta e muscolarità. Spiace dirlo, ma Padoin non può certo fare il titolare, ma solo dare fiato in certi finali di partita. Insistere sarebbe diabolico, in questo senso.

E se il mercato porterà nuove pedine, la sosta restituirà gente come Marchisio e Morata. Proprio lo spagnolo, con Pereyra, ha rappesentato l’unica scossa che per poco non portava a una clamorosa rimonta contro la Roma.

Bisogna inoltre prendere atto di come Pogba sia ancora troppo acerbo per caricarsi di responsabilità francamente troppo superiori a ciò che il ragazzo in questo momento può permettersi. L’equilibrio mentale non è il suo forte e deve essere lasciato libero di poter scorazzare per il campo, senza particolari compiti: è così che si è sempre espresso per il meglio, e affidargli il ruolo di leader potrebbe non giovargli. Deve crescere ancora tanto, ma può farlo in questa società e in questa squadra.

Capitolo attacco. Mandzukic sarà utile solo quando oltre al lavoro sporco riceverà palloni in area giocabili. Ma deve pure imparare a essere cattivo e letale come lo era Trezeguet al quale bastava un solo pallone (anche sporco) in partita, altrimenti il suo acquisto potrebbe rivelarsi complesso visto che Dybala e Morata sembrano essersi mossi con maggiore sintonia in pochi minuti di gioco. Il croato è uomo d’area, e come tale l’uso delle fasce diventa imprescindibile. Mentre sarebbe da provare un eclettico come Zaza, capace anche di giocate singole che in simili momenti servono come il pane.

Infine, bisogna ripartire dagli ultimi minuti d’orgoglio che hanno spinto la Juve al gol e ad almeno due potenziali occasioni. Ritrovata un minimo di cattiveria, pur con scarsissima qualità di manovra, la Juve ha ritrovato almeno lo stare in campo dignitosamente ripartendo pur con una insufficiente efficacia. Come abbiamo sempre ripetuto: perdere ci può stare, ma almeno giocando.

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Centrocampo Juventus: ecco come potrebbe cambiare

Pirlo dentro o Pirlo fuori? In attesa di avere una risposta certa a una domanda che la Juve deve porsi, Sami Khedira è stato ufficializzato. Rinforzo a centrocampo utile, forse necessario, certamente prezioso per andare a rinforzare un reparto già fortissimo e completo.

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Ma andiamo con ordine.

Già con Conte si era capito come il reparto chiave di tutti i successi bianconeri è (stato) il centrocampo. Completo in tutti i suoi aspetti: tattici (possiamo variare una infinità di moduli), tecnici (abbiamo quanto di meglio il calcio offre in giro per l’Europa), caratteriali (forza, agonismo, rabbia). Allegri lo ha schierato in modo differente da Conte, con un falso trequartista ad agire dietro le punte, ma il risultato non è cambiato, anzi migliorato.

Contiamo e valutiamo gli uomini.

Marchisio è destinato a prendere il posto di Pirlo in cabina di regia, con la capacità di abbinare alla qualità anche la sagacia tattica di un interdittore. Futuro capitano bianconero, Claudio Marchisio gode di immensa stima da parte di Allegri e appare come un jolly imprescindibile di reparto.

Arturo Vidal è tornato ai suoi livelli, dopo una stagione travagliata. Ma il suo apporto è fuori discussione: se sta bene, è un giocatore unico e impareggiabile, ottimo per ogni tipo di posizione, in ogni tipo di schema.

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Paul Pogba è il genio che deve ancora convincersi di esserlo. Gigioneggia troppo – come da rimprovero di Allegri – ma mezzi fisici e tecnici fuori la norma. È una sorta di caveau per le casse bianconere, e una lampada magica in campo. Deve stare bene fisicamente e migliorare l’approccio agonistico al match, senza correre il rischio di privilegiare l’estetica all’efficacia. Allegri dovrà essere bravissimo nell’uso di bastone e carota. A regola, uno dei prossimi Palloni d’Oro sarà suo. Speriamo lo ritiri da juventino.

Khedira è acquisto preziosissimo, perché in grado di sostituire ogni titolare oggi a disposizione di Allegri, spostando qui e là parametri fisici o tecnici. L’esperienza può essere incredibilmente utile in certe fasi della stagione. La paura è che la sua firma nasconda una sorta di precauzione nel caso di addio del cileno o del campioncino francese.

Pereyra è stata la sorpresa più piacevole. Non avesse avuto quella carriera, siamo sicuri che avrebbe strappato la maglia da titolare a Pirlo nella finale di Berlino per meriti acquisiti sul campo. Sta pure imparando a segnare. Tecnico, veloce, capace di ricoprire più posizioni in mezzo al campo: una manna per chi lo allena. Un peccato doverlo piazzare in panchina per eccesso di titolari.

Sturaro ha letteralmente convinto in pochi mesi di Juve. Arrivato in silenzio a gennaio, ha dimostrato sul campo che ha qualcosa di bianconero: forza, determinazione, una certa arroganza, e mezzi tecnici già buoni destinati a migliorare. Gran bel colpo per la Juve, che si rafforza ringiovanendosi.

Fin qui, un centrocampo di questa portata, Pirlo o non Pirlo, non ce l’ha nessuno in Europa. I punti interrogativi dipendono dalle condizioni di Asamoah, sempre più visto nel ruolo di terzino e fluidificante, e la ricerca di esterni puri. Oltre la possibile mega offerta che può arrivare per Pogba, o per Vidal.

Di certo c’è che il motore della prossima stagione sarà ancora una volta la mediana. Con un Khedira in più, e forse un Pirlo in meno.

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Juventus – Chievo Verona / Battere il ferro finché è caldo

Alle 15 il Chievo. Poi ci sarà da attendere i 90 minuti dell’avversaria di turno, nel tentativo di capire se bisogna già mangiarsi le mani per i troppi punti sprecati fin qui in campionato (leggi Sassuolo, Sampdoria, Inter, fra i match buttati via).

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Per Juventus – Chievo Verona, Allegri rinuncia a Pirlo (influenzato), ma ritrova il guerriero Vidal che nel 2015 sembra di una spanna superiore al Vidal della prima parte di stagione. Sarà ancora Marchisio regista, in quello che probabilmente potrà essere il suo ruolo futuro, con la fascia di capitano al braccio quando SuperGigi smetterà con la Juve.

L’assenza di Pirlo apre le porte a Pereyra: titolare, nella posizione dove può più dare fastidio agli avversari e cioè la trequarti. Dovrà sfruttare le sue armi: uno-contro-uno e accelerazioni verticali improvvise. Allegri vuole 7 gol. Come a dire: colmatemi le lacune dell’attacco.

Già, quel reparto dove sulla carta i problemi non esistono, o non dovrebbero esistere. Discorso a parte merita Tevez (sono 32 i gol in 52 match con la Juve: raggiunto David Trezeguet), mentre Llorente e Morata sono due interrogati speciali.

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Uno, Llorente, deve tornare a segnare, oltre che faticare per la squadra. L’altro, Morata, deve decidere cosa fare da grande: il campione, e ne ha tutte le possibilità, o l’eterna promessa col rischio di andare a Toronto prima di compiere 30 anni?

Il pomeriggio di Juventus – Chievo Verona sarà speciale per Andrea Barzagli: la Nazionale lo ha più volte massacrato. Non tocca campo da luglio e finalmente torna in panchina. Ingresso graduale in rosa, lo sarà ancora di più l’ingresso in campo dove non si possono rischiare ricadute.

Finale dedicato a chi sulla destra sta scalpitando: quel Simone Pepe che da 2 anni coltiva sogni di vendetta nei confronti della mala sorte.

Avanti Juve. Avanti tutta.

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Juventus: la fame e la corsa delle seconde linee

Un risultato largo, netto. Contro il Verona in Coppa Italia la Juve deve però guardare alla prestazione complessiva, anche slegata dalla serata probabilmente disastrosa degli scaligeri. Due i fattori chiave: la fame di chi ha giocato poco, la corsa di chi aveva voglia di dimostrare di poter stare in questa Juve.

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E la mente corre a dei nomi precisi: le funamboliche accelerazioni di Giovinco, mai così cattivo come ieri in ottica di “tiro in porta per segnare”; il dinamismo ritrovato di Simone Pepe, e il Cielo sa quanto vogliamo bene a questo ragazzo; l’estrosità e le verticalizzazioni pungenti di Pereyra, uno che a centrocampo può risolverci parecchi problemi.

A rileggere perciò i commenti precedenti ai pareggi raccolti nell’ultimo mese, viene il sospetto di aver schierato chi a un certo punto era inconsciamente sazio, o svuotato di quel sano ardore della battaglia che è sempre più necessario. Tante volte, sopperisce anche al tasso tecnico, trasformando buoni giocatori in ottimi giocatori.

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Viene il sospetto, quindi, che a utilizzare meglio la panchina, motivandola, questa Juve poteva persino non attraversare quella che in molti hanno chiamato “crisetta”.

Così come è evidente il rischio di aver assistito a un fuoco di paglia. Il fatto è che Allegri reclama rinforzi, mentre la società non vuole spendere.

Si resta così, con un motivatore in più?

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Juventus – Sampdoria / Mezzogiorno di fuoco

Ore 12:30. Juventus contro Sampdoria. I bluecerchiati sono in un momento di forma eccezionale e il loro campionato è da favola. La Juve deve accelerare e mettere più pressione alla Roma.

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Tevez contro Okaka, l’hanno descritta. Piuttosto, è Juve contro Samp, Allegri contro Mihajlovic.

A disposizione, prima delle vacanze natalizie, due sfide di campionato, nel tentativo di poter allungare sui giallorossi o mantenere invariate le distanze. Samp prima, giovedì Cagliari, e poi chiusura con la Supercoppa contro il Napoli tentando di capire chi parteciperà alla premiazione.

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Morata è favorito per giocare dal primo minuto. In settimana si erano sparse voci (si erano sparse? Qualcuno aveva avviato l’ennesima campagna di disinformazione) su un Morata lontana da Torino a gennaio. Allegri, che sta gestendo benissimo il gruppo bianconero e anche la comunicazione, lo manda in campo da titolare, in una sfida molto importante. Allo spagnolo ex Real il compito di allungare i numeri positivi fin qui messi assieme, in un processo di crescita graduale e prudente voluto dal tecnico livornese.

Riposerà Pirlo, così in cabina di regia ritroveremo Marchisio, anche per contrastare il dinamico centrocampo doriano, molto abile in fase di ripartenza. Vidal in campo con Pogba e Pereyra. A meno di un cambio di scelta dell’ultimo minuto, col genio bresciano in campo.

Difesa ridotto all’osso e uomini obbligati: Bonucci (in diffida) in coppia con Ogbonna (al posto dello squalificato Chiellini), Lichtsteiner a destra, Padoin a sinistra (per far rifiatare Evra).

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Lazio – Juventus 0 – 3 / Mai stati così Allegri?

Mai stati così Allegri? Di certo, momenti anche più goduriosi di questi ne abbiamo trascorso, soprattutto con Conte in panchina. Ma Allegri sta ingranando. Così sembra a guardare il campo.

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Spazza via la Lazio con lo schema che aveva in mente al momento della firma del contratto. Gestisce con grande autorevolezza Vidal in panchina, il Pirlo scontento, l’alternanza fra quelli che sarebbero titolari ovunque. Profetizza calma, ma pretende ferocia, almeno nella logica di dominare il gioco. E i numeri sono molto confortanti.

Senza i due passi falsi (leggi Sassuolo e Genoa), a quest’ora la Juve sarebbe letteralmente in fuga, ma non si può voler tutta dalla vita. Ci accontentiamo.

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Pogba e Tevez sugli scudi, eccezionale rinforzo quello di Pereyra, duttilità tattica infinita dei vari Padoin della situazione. Una squadra che aveva preoccupato fra ottobre e novembre, oggi sembra davvero aver svoltato. Tolti i panni Contiani, ecco quelli Allegri.

Sul match in sé poco da dire. Quando hai fenomeni del calibro di Pogba e Tevez tutto risulta più facile, ma è la produzione di gioco a ingolosire i tifosi. E la percentuale di realizzazione tornata rassicurante. Con nuovi equilibri tattici, più consoni al gioco calma-e-fai-girare-il-pallone di Allegri, con improvvise accelerazioni verticali. E’ nata così la vittoria sulla Lazio.

E ora testa a mercoledì quando quella musichetta non deve per nulla far tremare le gambe o ridurre il carico di personalità che in Italia ha raggiunto livelli imbarazzanti. Lo si nota sulla stampa: nemmeno più la forza per farneticare chissà quale polemica.

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Lazio – Juventus / Finalmente si torna a parlare di Juve

Sicuramente sorprendente. Non può che essere definito così l’Allegri mediatico bianconero. Conferenze stampa molto pacate e concetti ben espressi. Avevamo paura che il livornesse sfoderasse le vecchie dichiarazioni milaniste, invece ci sta piacevolmente sorprendendo.

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A ridosso della Lazio, nelle file bianconere ci sono pochi dubbi. Forse uno soltanto: Arturo Vidal sarà della partita dal primo minuto? La risposta più coerente con la gestione del mister sarebbe no: dentro allora Marchisio e Pogba ai lati di Pirlo.

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Lo schema è ormai cambiato: difesa a 4 (Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Padoin), centrocampo a tre, e poi ci sarà un terzetto formato da Pereyra, Tevez e Llorente dove le posizioni sono mutevoli. Probabile l’uso del trequartista dietro a Tevez o Llorente, con la variante tattica di Tevez e Pereyra dietro allo spagnolo. Cambia poco, l’unica cosa che non deve cambiare è la produzione di palle-gol.

Poche ore prima giocherà la Roma, ma la testa non è molto rivolta all’indietro, ma avanti. Sfida molto complessa coi biancocelesti, e sfida decisiva mercoledì sera.

Intanto portiamoci avanti col lavoro. Da qui a dicembre tante belle sfide, fino alla Supercoppa. Con tre obiettivi: testa della classifica, passaggio del turno in Champions, ed ennesimo trofeo.

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Juventus – Parma / L’albero di Natale è servito, senza Pirlo

Chiariamo subito: Pirlo ha recuperato una botta alla coscia che lo terrà fuori per i prossimi cinque giorni. E sa che c’è: è un bene, così salta la Nazionale. Pensiero cattivo.

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Senza Pirlo, la regia sarà affidata a Marchisio, come prospettavamo ieri parlando del cambio di modulo. Centrocampo muscolare, in grado di supportare il terzetto che opererà là davanti. Con due sorprese.

La prima è l’impiego di Pereyra. Allegri non si è fidato quindi dei tre punteri e ne schiererà comunque solo due: Tevez e Llorente. Come a dire: la prudenza non è mai troppa.

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La seconda sorpresa è Romulo titolare, accanto a Marchisio e a Pogba. Ciò vuol dire che Vidal resta in panchina? Avrebbe quanto meno del clamoroso, dopo il rigore sbagliato in Champions e con nessuna news dall’infermeria sul cileno.

Arriva a Torino un Parma rinfrancato dalla sfida con i nerazzurri. E poi daremo un occhio ai cugini granata impegnati contro la Roma.

Secondo Allegri, per il discorso scudetto, non è ancora finita per Napoli, Lazio e via così. Poteri della dialettica.

[box type="note" style="rounded"]E i tifosi sempre più attenti nello studio e nell’analisi di Allegri: secondo voi la formazione è corretta? Che cambi avreste fatto rispetto a martedì sera?[/box]

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