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Tag: pessotto

Questione di cultura sportiva

Partiamo da un punto: chiunque accenni a cori discriminatori va punito. Chiaro. Inoppugnabile.

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Altro punto è la coerenza nelle punizioni. Vale sempre per la Juve, con la preparazione mediatica della squalifica (vedere anteprima di Juve-Napoli a MediasetPremium), ma vale molto meno per gli altri.

Questione di cultura sportiva.

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Questione di intelligenza e di una Federazione terza e imparziale. Un sogno. Una non realtà in Italia.

Capita perciò che la curva rossonera venga graziata, che la curva nerazzurra venga diffidata, ma la curva bianconera squalificata. E la squalifica della curva bianconera appare corretta. Magari andrà trovato un sistema per capire come distinguere sfottò (che non devono essere eliminati dal calcio) dai cori discriminatori. Capire anche cosa è discriminatorio: i riferimenti falsi alla Juve ladra o a Pessotto o all’Heysel sono discriminatori? O sono goliardici?

Questione di cultura sportiva. A cominciare da chi fa l’opinionista e riceve invece lezioni da parte di Conte. A partire da chi scrive falsità sui giornali sportivi ogni mattina. A chi sceglie con cura titoli e sommarietti. A chi manovra le moviole.

Questione, semplicemente, di cultura sportiva.

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Come ti costruisco un titolo provocatorio: ancora Calciomercato.com

La scorsa settimana si sono scomodati per rispondere a un nostro articolo in cui facevamo notare che la stragrande maggioranza di tifosi juventini – almeno quelli veri, secondo la nostra arroganza – approvano e sottoscrivono la strategia della Juve di non assecondare i media e dare buca a conferenze e microfoni vari. Se ce ne fosse bisogno… noi vorremmo un atteggiamento ancora più nudo e crudo ed è la proposta che facciamo a Mister Conte: non risponda più a nessuno, vada in panca, governi il mondo Juve, ma niente contatto con giornalisti e TV, grazie!

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E allora ecco il nuovo titolone, che poi ovviamente non trova riscontro nell’articolo. Cosa si fa per non ricevere click dai tifosi più antijuventini?!

L’articolo in questione recita nel titolo:

L’ultima vergogna: solo 10 mila euro alla Juve per lo striscione Superga, ma 25 mila euro al Toro per i seggiolini

E poi dentro il corpo:

La Juventus è stata punita con una multa di soli 10 mila euro, per lo striscione su Superga esposto per circa 20 minuti dai tifosi bianconeri nel derby. Molto più pesante, invece, l’ammenda inflitta al Torino che dovrà pagare 25 mila euro per “avere suoi sostenitori, nel corso della gara, gravemente danneggiato nel proprio settore un centinaio di seggiolini, un separatore di settore nonché locali adibiti a servizi igienici”.

Non lo fa la Juve, lo facciamo noi. Ammettiamo la nostra arroganza, ma val la pena notare che questo è l’unico spazio in cui i tifosi possono liberamente esprimersi.

Cominciamo col dire che gradiremmo un atteggiamento equilibrato e costante di fronte a simili episodi. Magari lo stesso atteggiamento equilibrato sulla moviola quando si tratta di attaccare la Juve o minimizzare episodi a favore di Inter, Milan o Napoli. Quello su Pessotto è stato subito segnalato, ma certo l’enfasi è stata differente. Qui si vuole far notare come la Juve possa accedere a un trattamento di favore: la FIGC che usa la mano leggera con la Juve. Chi ha una barzelletta migliore?

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Striscione contro danni? Anche qui rispondere è facile. Abbiamo costruito uno stadio di proprietà, certamente il migliore in Italia, uno dei più belli in Europa. Vorremmo poterlo preservare per un po’ di tempo e allora i danni si pagano. Come il Napoli, anche il Torino, così come è capitato alla Juve perché gli imbecilli non hanno colore né una bandiera preferita.

Gli stessi imbecilli espongono striscioni in tutti gli stadi italiani. Chi fa entrare questi striscioni? A me di solito fanno questioni per una Coca-Cola perché la linguetta potrebbe essere usata come coltellino, invece metri quadri di telone non li controlla nessuno? Ma vediamo di andare avanti nel discorso.

Che sia stata una vergogna, lo striscione su Superga, l’ha detto pure Andrea Agnelli, però gradiremmo capire la differenza fra questo striscione e quello di una settimana fa su Pessotto. Su Pessotto ormai ce ne sono parecchi e ci risulta che pochissime volte i tifosi siano stati colpiti e puniti né che sia stato enfatizzato dalla stampa come quello su Superga. E quando puniti a questo punto – anche se veramente ci fa ribrezzo, ma appare proprio un ragionamento della stampa – andiamo a vedere quanto costano. Pessotto non vale? Così ci sembra che sui tifosi viola né la Società di Della Valle né la stampa sia intervenuta con tali parole per sottolineare lo striscione sui 39 angeli dell’Heysel. Vale più Superga di Heysel? O semplicemente si è bestia a esporre striscioni che infangano morti e persone che hanno subito drammi?

Sui 39 angeli e su Pessotto però non si intervistano 148 preti e francamente gradiremmo pure non sentirli, né in un caso né in un altro. Ci fa specie solo notare come la stampa movimenti alcuni episodi per far rumore e altri li silenzi addirittura. Sulla Gazzetta, ad esempio, il buon Bramardo è ormai giunto al secondo/terzo articolo sullo striscione di Superga: faremo una rubrica?

P.S.

Per concludere questo nostro articolo arrogante prendiamo a prestito un commento del quale riportiamo solo il finale:

10k euro sono nella media delle ammende che vengono date in queste occasiono. ah no mi sono sbagliato lo striscione è stato esposto da gente che crede di essere tifosa juventina quindi per l’occasione mandiamo la juve in serie B, togliamoli il 30esimo scudetto e prolunghiamo la squalifica di Conte, ecco così è giusto no?

Potrebbe essere corretto!

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Giornata numero 15: fra regali e finte proteste

Si chiude la giornata numero 15 che consegna una classifica interessante. Un trenino di squadre che la Juve non è riuscita a staccare viste le due sconfitte e il pareggio nelle ultime 5 partite di campionato.

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Si blocca la Fiorentina di Montella a cui pesa l’assenza di Jovetic, ma soprattutto l’assenza di un attaccante di peso. Ottimo il centrocampo, vero motore viola, tecnico e propositivo. Così come interessante è il pacchetto arretrato che ieri ha mostrato un Savic in versione goleador. Insieme a Conte, Vincenzo Montella è il miglior allenatore di questa Serie A per meriti conquistati sul campo. In breve tempo ha dato una forte identità al suo gruppo di ragazzi e un gioco ragionato e bello a vedersi. Quanto durerà?

Ciro Ferrara comincia la rincorsa alla riconferma. Molto paziente la dirigenza doriana che lo ha tenuto anche dopo una serie pazzesca di sconfitte consecutive. Ma questa Samp c’è: tanti ragazzi motivati, qualcuno davvero molto interessante, uno schema di gioco che prevede tanto attacco, ma che è mortificato dall’assenza di un finalizzatore. Occhio a Icardi, ma certo questo ragazzo è molto più seconda punta che bomber vero e proprio. Servirebbe Maxi Lopez e servirebbe pure il miglior Eder in appoggio a uno che segni, altrimenti Ferrara dovrà sempre sperare negli inserimenti da dietro. Benissimo Poli, meno bene Obiang, mentre Maresca alterna ottime prestazioni a opache performance. D’altronde è difficile fare il regista in una squadra sprovvista di ali forti e di punte vere.

Controllare i bonifici in entrata a Garcia, prego. Perché è fin troppo goffo l’autogol che consente a Stramaccioni di respirare. Oggi a leggere la rassegna stampa si ha l’impressione di una corazzata, quella nerazzurra, che ha vinto in modo netto. La realtà è di un progetto inesistente, un continuo ballare fra moduli e giocate solo tentate, un disequilibrio totale fra i reparti. Il Palermo ha rinunciato a giocare e si è infilzato da solo: speriamo lo faccia pure la prossima giornata.

Al Napoli va tutto bene. Rigore concesso, giustamente, a un maestoso Cavani: dove sarebbe il Napoli senza questo strepitoso giocatore? E rigore non concesso al Pescara nonostante il risultato al sicuro (si era sul 4-1). Dopo Chievo e Cagliari… ancora silenzio sui partenopei, con Mazzarri che continua non lamentarsi per questi regali ricevuti. Coerenza.

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Come la coerenza di Galliani che dopo la Photoshoppata di un anno fa contro il Catania dimentica di annotare il regalo, l’ennesimo, che permette al Faraone di pareggiare la partita. Partita che non ha mostrato un Milan in crescita, anzi: solo che al Catania mancava un Gomez in grado di pungere la difesa rossonera. Ma non importa: oggi si parla di effetto-Berlusconi e noi approviamo: a questo ritmo lo scudetto diventa davvero possibile.

Zeman ci ringrazi. Non leggerà questo blog, ma avevamo sottolineato come un ragazzo come Destro non poteva non giocare e infatti. Doppietta, terzo gol in due gare, soprattutto una prestazione come sarebbe piaciuta a Conte. E’ uno degli attaccanti da tenere in considerazione perché ha potenzialità incredibili. Solo che Roma non è l’ambiente ideale in cui crescere. Approviamo inoltre la doppia esultanza: la professione è professione, l’attaccante gioca per segnare, Siena è stata solo una parentesi nella carriera di Destro… per quale cavolo di motivo doveva rimanere immobile e non esultare? Ipocrisia di un calcio che ha perso ogni valore.

Chi ha capito l’intervista di Del Neri a fine partita è un pezzo avanti nel parlare una lingua sconosciuta. Non sarà tutta colpa sua, di certo Preziosi sta trovando negli allenatori il giusto appiglio per una stagione che non poteva certo essere migliore. Lo Monaco lo aveva capito e denunciato: non si può operare per conto di Moratti e Berlusconi e poi sperare che le cose vadano bene in casa propria. Nonostante la rosa sia qualitativamente di medio livello, a Genova si registra un ambiente completamente scarico dove non esiste un leader se non quel gruppo di ultras. Questi sono i risultati.

La legge dell’ex punisce l’Atalanta di Colantuono. I bergamaschi vengono soffocati da Gabbiadini che goleador non lo sarà mai, ma certo una buona seconda punta. Agile, ottima tecnica, ma deve crescere tanto a livello tattico. Come è cresciuto Diamanti: che giocatore! Si prende ogni tipo di responsabilità, realizza una punizione da urlo, ma occhio a non volare alto con i sogni: meglio essere un fenomeno in provincia che perdersi in una big.

Chiudiamo con Ventura. Cercare di trovare una giustificazione per rivendicare una espulsione sacrosanta la dice lunga su quanto a Torino, sponda granata, stia soffrendo. I discorsi sui primi 30 minuti trovano respiro solo a livello teorico. Ci sarà la gara di ritorno per rifarsi, ma la lamentela per non aver spostato la gara di Coppa Italia e il tentativo di gridare allo scandalo, fortunatamente tentativo mai cavalcato davvero, è un pessimo esempio di sportività. La stessa sportività riconosciuta alla Juve nel postpartita contro il Milan.

La stessa sportività che non registriamo in una redazione che dovrebbe far compagnia a Sallusti: lo striscione di Pessotto non vale l’approfondimento (giusto!) sul vergognoso telone su Superga. Noi rivendichiamo un nostro concetto: quelli lì non sono tifosi, e secondo me sono sempre gli stessi imbecilli che si travestono di bianconero, nerazzurro o rossonero per sentirsi importanti. L’importanza è data proprio da servizi giornalistici che ne cantano le lodi. Sui 39 angeli bianconeri non si intervista Don Albertini e non si scomoda praticamente mezza Italia, mentre su Superga sì. Spiegateci la differenza: noi non la vediamo. Bestie sono e bestie restano indipendentemente dai colori tifati. Così non è per certe redazioni. Sallusti è troppo solo, chi vuole seguirlo?

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Insulti a Pessotto, è il momento di finirla!

Anche ieri abbiamo dovuto assistere a uno spettacolo vergognoso messo in scena da gente che non ha di meglio da fare che mettere in mostra la propria ignoranza più becera, gente che neanche meriterebbe di avere qualcosa di buono dalla vita se trova piacere a ironizzare sulla vita o sulla morte altrui.

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E invece ecco comparire a San Siro uno striscione di una ventina di metri (e vorremmo anche sapere come abbia fatto ad entrare nello stadio una simile vergogna) che recita: “Felix 36 km di volo e muro del suono rotto…mai spettacolare come il lancio di Pessotto”.
Tutto questo dopo il più ridotto, come dimensioni ma non come infamia, “Pessotto Airlines” esposto dai tifosi interisti a Torino. Ultimi due orribili episodi di una lunga serie che riguarda il dramma privato vissuto dall’attuale Responsabile organizzativo del Settore Giovanile bianconero.

Francamente non se ne può più e la Figc deve darsi una mossa. Non basta più dare quelle multine simboliche utili solo a rimpolpare le casse della stessa Federazione. Ci vogliono pene esemplari in certi casi e questo è uno di quei casi. Dato che ovviamente non succederà nulla, ci piacerebbe almeno che il Milan si dissociasse ufficialmente e condannasse pesantemente certa gente che non deve più entrare in uno stadio. Gente che merita di soffrire quello che ha dovuto patire Pessotto per arrivare a quel gesto estremo, un gesto motivato da un buco che se uno di noi porta dentro di sé nessuno si dovrebbe permettere di giudicare.
C’è una bella linea di demarcazione tra lo sfottò e l’insulto che ci possono stare in una partita di calcio e quello che riguarda la vita, la morte e l’interiorità delle persone. È inaccettabile quello che succede, è scandaloso che non ci siano mai provvedimenti seri contro certe vergogne.

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Ma poi, cosa ha fatto di male Pessotto? Un ragazzo esemplare, un avversario leale per chi giocava contro la Juve, un punto di riferimento per i compagni, una persona con una cultura e una sensibilità fuori dal comune per un mondo come quello del calcio. Mai una parola fuori posto, in grado di ricoprire più ruoli su entrambe le fasce, una fortuna per gli allenatori della Juve e della Nazionale.
Gianluca è un uomo che ha dovuto soffrire, ha pensato di mollare tutto ma poi ha reagito. E per questo merita rispetto.
Solo chi come lui ha sofferto davvero può capirlo, gli altri devono rispettarlo. Perché è vero, “da te non scappi neanche se sei Eddy Merckx”.

Ma poi, che soddisfazione si prova una volta srotolato per l’ennesima volta una striscione che deride il dramma personale vissuto da Pessotto? Che cosa prova certe gente quando intona certi cori orribili sulle povere persone morte senza motivo all’Heysel? Che cosa si prova a insultare una persona d’oro e leale come Scirea o un giovane stroncato da un destino assurdo come Andrea Fortunato?
Che piacere può dare fare certe cose? Se uno prova divertimento o piacere per simili assurdità deve avere proprio una vita vuota e povera di soddisfazioni. Ma non merita certo rispetto, dato che dimostra per prima di non rispettare le sofferenze altrui.

Chiudiamo con delle belle parole di Pessotto che dimostrano la sua sensibilità e il suo cuore, un cuore buono che non merita di essere scalfito dall’ignoranza e dall’odio:

Inseguire un pallone è come inseguire gli obiettivi della vita, ogni tanto lo puoi raggiungere, ogni tanto ti può sfuggire. Affrontare un avversario è come affrontare le difficoltà quotidiane, a volte ti supera, a volte riesci a bloccarlo, sapendo che non devi smettere di correre. Vedere il pallone gonfiare la rete, è come sentire il proprio cuore riempirsi di gioia. Grazie calcio, per avermi insegnato a vivere giocando.

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Ammenda alla Juve per cori antiZeman. Per i cori contro Pessotto nessun provvedimento

La Juve viene punita. E forse è giusto così. Anzi, senza forse considerando i cori poco signorili che qualche scalmanato ha pure cantato. Però vanno dette parecchie cose in questa Italia corrotta e ipocrita.

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A Zeman non gli si può gridare ciò che non ripeteremo: a tutto ci deve essere un limite. Anche a quello che Zeman dice ogni volta che apre bocca: chi interviene? Basta accuse vuote e insulse e false, pensi alle cosce di Zanetti Xavier o ai muscoli di Pato. La FIGC e la Roma ponga un fine a quello che sembra un uomo uscito di senno.

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Solo che a Zeman gli si può rinfacciare di non aver vinto nulla: è solo la più tremenda delle verità. Che senso ha non poter appendere striscioni, peraltro anche molto divertenti, sulla carriera di Zeman? Carriera che abbiamo più volte raccontato aiutati solo da date, cifre e numeri. Per lo più riguardanti esoneri, gol fatti e gol subiti, vittorie (e qui basta un numero: 0, zero, vuoto, nulla). A Zeman si può rinfacciare il fatto che Maestro era pure l’aiutante di Wanna Marchi e siamo praticamente sullo stesso livello. Maestro è un’altra cosa, Maestro è Conte che dimostra sul campo una sapienza tattica infinita. A Zeman rinfacciamo di usare la parola “Juve” solo per finire sui giornali, dove cioè non finirebbe se dovesse aggrapparsi a risultati, partite, vittorie e via dicendo.

E allora ben venga la multa per certi cori, ma che non sia una multa ad altri cori. Perché appena 2 settimane fa a Roma, nello Stadio Olimpico di Roma, furono cantati cori ironici alla memoria della tragedia che colpì Gianluca Pessotto, una delle più belle persone che il nostro Paese possa esprimere. Su questi cori Petrucci che faceva? Saltava e cantava coi suoi amici ultras o si è indignato? E dove era il Giudice Sportivo nel frattempo?

Come sempre, due pesi e due misure. Per fortuna abbiamo la forza pure per ribaltare questa bilancia completamente rotta.

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Nessun provvedimento per lo striscione su Pessotto

E’ il Paese più bello del mondo, dove quello che non è reale viene spacciato per tale e dove chi arriva terzo poi si cuce addosso lo stemma di chi vince.

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Dove chiunque può permettersi di oltraggiare la vita umana con striscioni e cori senza per questo essere punito.

Dove chi compie un reato può continuare la carriera di dirigente e chi invece dimostra il non-reato viene condannato.

Dove se ti butti epperò indossi una maglia a strisce rosso e nero allora sei smaliziato e ricevi un vantaggio, e dove se vieni abbattuto epperò indossi una maglia a strisce bianco e nero allora sei un piagnone o, peggio, uno che vuole fare il furbo.

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Dove per tre “non si può” vieni squalificato e dove il dirigente che non è in distinta e insulta nel tunnel per gli spogliatoi un avversario, lui sì in distinta, non vieni squalificato, anzi additato come grande dirigente.

Dove media e potere vanno di pari passo coi soldi e il becero livello di qualità morale ed etico di questo Paese. Dove la deontologia professionale è sconosciuta ai professionisti dell’informazione se questa deve essere applicata alle cose di casa Juve.

Dove puoi infangare liberamente… purché infanghi la Juve e i suoi tifosi, così, per il solo gusto di farlo.

Dove si devono abbassare i toni se chi li alza ha mille ragioni per farlo, e dove i toni si devono alzare quando i potenti di cui sopra non vengono protetti a sufficienza.

Dove una persona di buon senso… proprio non vorrebbe vivere.

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Striscione orrendo contro Pessotto: Bologna vergogna!

Auguro ai tifosi bolognesi le peggio sfortune sportive.

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Quando delle bestie travestite da uomini, quando degli idioti che meriterebbero le peggio cose… si permettono di scrivere uno striscione giocando sulla vita e sulle disgrazie di un’altra persona… boh, non so che dire.

Se poi la persona in questione è Gianluca Pessotto, allora la bestia divento io.

E il silenzio mi preoccupa perché mi sa di complicità in questo caso. Perché c’è ironia e ironia.

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Ci aspettiamo severissime azioni della Federazione nei confronti di questi animali.

E per toglierci uno sfizio, mantenendo una triste memoria, riportiamo lo striscione:

Pessotto simulatore. Si è buttato o era rigore.

Questo la dice lunga su un Paese ormai nel baratro più profondo. Poveri voi che ancora vi divertite!

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Juve: è tutta colpa di Del Neri?

E’ iniziato marzo e già da tempo si chiede la testa di Del Neri, oltre che le dimissioni di Marotta. Prima di Natale tutti concordi nel dire che la Juve avrebbe recitato un ruolo da protagonista nel campionato in corso, con scarsissime chance di giocarsela fino in fondo, ma con buone probabilità di ottenere un ottimo piazzamento.

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La Juve che debuttò nel Torneo Aziendale poteva vantare almeno 5 nomi di livello assoluto e capace di spostare gli equilibri di un’intera formazione: Buffon, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero. Trascinatori e fenomeni veri, Campioni con la C maiuscola. Senza fronzoli e senza cadere troppo nell’assurdo, non si fa fatica ad ammettere come quella Juve era basata soltanto su questi 5 giocatori che, praticamente da soli, riuscirono a conquistare un terzo e un secondo posto. Venuti meno 3 dei 5 componenti (cioè Nedved perché ha lasciato il calcio giocato, Camoranesi e Trezeguet perché fatti fuori da Ranieri e poi venduti) la Juve si ritrova senza alcun fuoriclasse. Soltanto con buoni giocatori e mediocri giocatori.

Eppure il periodo che va da settembre a dicembre ha registrato significativi passi in avanti rispetto a tutte le altre annate. Un 11 molto caparbio, a volte troppo debole nella continuità, e senza ricambi adatti a sostenere il peso di così tante partite in appena 90 giorni. Si spiega, certamente non solo così, il crollo in Europe League (qualcuno dovrà pur dire se è mai stato davvero un obiettivo, visto che il campo pare aver risposto negativamente) e il rientro disastroso nell’anno 2011.

Zero cambi e zero fuoriclasse. Nel calcio queste mancanze si pagano. Se poi Del Neri è stato costretto a rinunciare al genio di Quagliarella (forse più ai suoi gol, a questo punto) e a schierare Martinez come prima punta a fianco di Del Piero e a dirottare sulla sinistra Chiellini per mettere una pezza su quella fascia e a far esordire Sorensen per la mediocrità di Motta e Grygera… la domanda pare pertinente: è colpa di Del Neri? E considerando il punto di partenza della rosa bianconera non mi sento nemmeno di affossare Marotta.

Sono arrivate diverse buone partite nelle quali si sono visti sprazzi di buona Juve, con una manovra non sempre fluida, ma chi in Italia ha dimostrato di avercela?, e distanze fra i reparti corrette e atteggiamento che ha ricordato moltissimo le caratteristiche basilari bianconere. Tutto ciò è da attribuire a Del Neri.

Poi il crollo. L’infortunio di Quagliarella sta pesando come mai era capitato. I miei ricordi mi suggeriscono la sciagurata stagione del 1998 con l’infortunio di Del Piero e la pessima annata di Filippo Inzaghi. Crollo fisico e psicologico dove Del Neri si è pure inventato Pepe come seconda punta a fianco di Del Piero. Chiedere il miracolo a quella Juve lì mi sembra imbarazzante nei confronti proprio della logica umana. I contraccolpi li senti poi nelle partite che seguono, non già quelle che giochi.

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I dubbi su Del Neri sono invece legittimi quando parliamo di Lecce e Bologna. Cali mentali degni di una squadretta qualsiasi. Pochi dubbi sul fatto che a questo punto l’allenatore non c’entra più. Solo Deschamps aveva mostrato continuità durante tutta la stagione, invece Ranieri-Ferrara-Zaccheroni e ora Del Neri sembrano subire una sorta di standby del gruppo.

Paradossalmente il crollo avviene quando giunge il momento di accelerare. E in questi momenti si è sempre parlato di questioni extra-calcistiche. Quando la Juve è stata chiamata alle armi da situazioni prettamente legate al campo ha sempre risposto presente. Viceversa, quando sui giornali si è fatto un gran parlare di Calciopoli, del Processo di Napoli, di Calciomercato e di TotoAllenatore o TotoGruppo i ragazzi hanno letteralmente mollato.

Un motivo c’è, ma non lo conosco io e non sembra conoscerlo la Società. Nemmeno Andrea Agnelli che ha inanellato una serie di incazzature come mai prima negli anni della vecchia-dirigenza targata Blanc-Elkan.

E’ come se al momento topico di una stagione qualcuno staccasse il piede dall’acceleratore: e queste sono cose interne, gestione ordinaria di spogliatoio e uomini d’azienda. Da Secco a Pessotto, da Marotta a Paratici, ora perfino Nedved. Non sono questi i veri problemi sul campo, piuttosto la maniera di gestire il gruppo durante i 6 giorni prima della partita. Ci deve essere qualcosa che non funziona proprio qui, in questi 6 giorni. Perché gli occhi dei bianconeri contro l’Atalanta di Milano erano ben diversi da quelli che ho visto contro il Lecce e il Bologna. Perché la serenità in volto della sfida d’andata contro il Milan è sparita e oggi non è più visibile nemmeno durante gli allenamenti.

Motivazioni e stimoli. Si parte a razzo e poi ci si sgonfia. A questo punto tante possono essere le cause. La preparazione può incidere fino a un certo punto: sono cambiati tanti preparatori epperò i risultati sono comunque deludenti. Non conviene provare a cambiare Vinovo? Gli infortuni vanno addebitati unicamente alla sfortuna? Quest’anno già si sono registrati alcuni miglioramenti, a parte gli infortuni di natura traumatica sui quali poco si può fare.

Perciò, sebbene non ho saputo rispondere in modo completo ed esauriente, chiedo di nuovo: è davvero tutta colpa di Del Neri?

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Juve: a chi l’ultima stella?

Tuttosport ha già da qualche giorno avviato un sondaggio per assegnare l’ultima stella nel nuovo stadio che verrà inaugurato il prossimo anno.

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La notizia è vecchia. La stella che era di Boniek venne revocata dopo che il popolo bianconero era insorto a favore dello spirito che ha animato le altre 49 stelle. In rete molti si sono sentiti in dovere di spiegare per quale motivo quella stella non poteva portare il nome del polacco e anche io in questo blog ho espresso la mia personale opinione. Che poi tanto personale non è visto l’enorme consenso che ha riscosso il tentativo di revoca poi riuscito.

Ma veniamo al punto. Ora che la stella è libera, a chi la diamo?

Come detto in apertura di articolo, Tuttosport ha indetto un sondaggio che ha già visto quasi 50000 persone cliccare su un nome e dare il proprio contributo. Nel momento in cui scrivo è nettamente in vantaggio Edgar Davids:

E io ho votato proprio lui.

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Ho votato Edgar Davids perché ci sono stati pochi giocatori a farmi innamorare così tanto come ci riuscì l’olandese. Perché in campo era una furia, invincibile, immarcabile, un talento del pressing e tecnicamente mica male come si vorrebbe far credere (è fantastico nel freestyle).

In quel centrocampo impostato alla grande da Lippi lui era il fulcro imprescindibile, irrinunciabile. Colui che scalava le marce a una squadra fantastica, con Zizou a inventare, con Tacchinardi, Conte, Zambrotta a fare legna.

Edgar Davids ha il sapore dolce della beffa giocata agli storici rivali rossoneri: preso per un pugno di mosche, definito clinicamente quasi morto, in un paio di settimane Edgar Davids riuscì a diventare uno dei più forti centrocampisti al mondo. Quanto pesante fu la sua assenza (praticamente) dalla finale di Champions proprio contro il Milan?!

Nel 2004, praticamente al culmine della sua carriera che aveva subito uno stop importante (le vicissitudini con Lippi e Moggi lo mandarono in prepensionamento forzato), Pelé lo iscrisse nella lista dei 100 più importanti giocatori viventi.

In 5 anni e mezzo di Juve colleziona 159 presenze e 8 gol, riuscendo a vincere 3 scudetti, 4 supercoppa italiane e 1 coppa Intertoto. Qualcuno lo ricorderà giovanissimo all’Ajax, quando nel 1996 sbagliò il rigore contro i bianconeri nella finale della Coppa dei Campioni.

Questo è stato Edgar Davids. Tanti pregi e pochi difetti (fra cui sparute presenze con quella strana maglia nero e azzurra). Ricordo di lui una frase di Pessotto che raccontò come Davids gli cedette un premio quale miglior calciatore di una partita perché secondo l’olandese il migliore risultò Pessotto. A sintetizzare lo spirito di quella Juve.

Tu chi hai votato?

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