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Juventus-Lazio 4-1 Nel segno di una bellezza tecnica superiore

Petkovic sceglie una formazione che ha una funzione importante: non prenderle. Tutti dietro, coperti. L’hanno chiamata “tattica attendista”, in realtà il nome corretto è catenaccione. Uno dei pochi antidoti alla strapotenza bianconera. Conte non tocca nulla del suo 3-5-2 e si affida ancora alla coppia Vucinic-Tevez.

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Primo Tempo

La prima frazione di gioco esprime un canovaccio semplicissimo: la Juve costruisce e fa il gioco, la Lazio difende tutta nella propria metà campo per sfogarsi soltanto in contropiede. Pirlo e Pogba impostano l’azione a proprio piacimento, mentre Lichsteiner ara la fascia destra con la consueta efficacia. E’ Tevez il più in palla: la condizione cresce e il talento argentino si mette in mostra. Accelerazioni e dribbling, più assist e idee.

Una Juve molto paziente attacca la Lazio frontalmente e passa grazie a un’invenzione di Pogba. Il francesino riceve a ridosso dell’area di rigore e libera con un tocco delicato Vidal che scappa alle spalle dei difensori. Stop immediato del cileno e delizioso tocco d’esterno che mette fuori causa Marchetti. Prima marcatura in campionato per il Guerriero che si ripete al minuto 26. Stavolta il lancio illuminante è di Bonucci che, complice una difesa inerme dei biancocelesti, imbecca il cileno che offre il bis stavolta di sinistro. Juve in grande spolvero, con un gioco molto più veloce dalla trequarti in su, soprattutto per la presenza di un Tevez sempre più agile.

Arturo Vidal: fra i più forti centrocampisti al mondo

Quasi come un attaccante: gli inserimenti di Vidal spaccano il match

La Lazio prova a dare un senso alla presenza in campo. I tiri da fuori sembrano l’unica strategia per chi fatica ad arrivare vicino all’area di rigore e quasi risultano una strategia interessante. Un bolide di Hernanes inganna Buffon che respinge corto e Klose finalmente firma una rete contro il portiere bianconero. La Lazio, capito il giochetto, ci proverà ancora da fuori con Hernanes e Candreva sempre respinti, poi il solito sinistro di Radu. Qualche angolo pericoloso, ma poco più.

Da segnalare un placaggio di Cana su Tevez: è rigore solare, ma a Tagliavento non va giù e tutto passa in cavalleria. L’arbitro si ripete su una evidentissima spinta su Tevez al limite dell’area, ma fischia punizione contro l’argentino. Se la cava pure Hernanes che solo al terzo fallo duro viene ammonito, ma solo perché i bianconeri accennano una protesta di gruppo.

Secondo Tempo

Al fischio di Tagliavento la Lazio tenta un’operazione di emulazione mal riuscita. Prova una sfuriata, ma sfortuna vuole che Vucinic si sia messo le scarpette di calcio lasciando le ciabatte nello spogliatoio. E in 5 minuti la partita muore.

Strappo decisivo di Bonucci che decide di firmare il secondo assist: Tevez viene incontro, la difesa laziale si apre e Vucinic si infila. Il tocco morbissimo col quale manda all’aria Marchetti da posizione defilata è dolcissimo come solo il suo piede sa essere. Mirko: ma perché non giochi sempre così? Già perché il montenegrino rischia subito la doppietta 60 secondi dopo. Prende palla sulla trequarti, si gira, Tevez gli porta via un uomo lanciandosi alla sua destra, ma Vucinic si infila in area e con la punta spara sul corpo di Marchetti. Lazio salva, ma è l’azione che ammazza la partita. La Lazio non riuscirà più a svegliarsi da questo cazzotto.

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La mano di Hernanes è un verdetto: il brasiliano, visibilmente nervoso, tenta di andare di testa, ma schiaccia come la famosa giocatrice di un cartone animato. Il motivo per cui il giallo non deve essere estratto risiede in quella perversa senza di antijuventinismo di cui è preda mezza Italia. Compreso il buon Sebino Nela che ha dovuto commentare delle sublimi giocate tecniche.

Tevez conferma il motivo per cui Conte lo insegue da tre anni. Un piccolo concentrato di potenza e fantasia, perfettamente integrato in un orologio di squisito valore quale è la manovra bianconera. Esaltata da un Vidal in formato mondiale e un Pogba che colleziona colpi di estrema classe sfoderati con la proprietà di un mago della PlayStation. Di colpo quel “ci siamo indeboliti” sembra travestirsi nell’ennesimo bluff che Conte ha voluto giocare a chi “ci gufa contro”.

La maglia numero 10 di Tevez

La numero 10 è sulle spalle giuste. Inserimento di Tevez prepotente nella Juve di Conte

E poiché l’unico obiettivo del match è cercare una sola firma ancora nel tabellino, ecco le due sfuriate. Vidal si avvicina lentamente in area di rigore, scambia con Tevez che arretra, poi di colpo si gira e serve ancora Vidal che chiude il triangolo. Il tiro a giro di Tevez sbatte contro la traversa mentre lo stadio urla di dolore. Ma l’attesa sarà breve. Palla a Tevez a limite servito ancora da Vidal, l’argentino si gira in un fazzoletto con una sterzata poderosa, palla sul destro e piattone morbidissimo sull’angolo più lontano. Marchetti tenta, ma è inutile. Terzo gol in tre partite. Se la Juve aveva bisogno di una seconda punta più efficace, beh… benvenuto Carlitos!

Chiave Tattica

L’organizzazione di gioco della Juve è imbarazzante se rapportata all’unico schema laziale e cioè accelerazione del centrocampista di turno e botta da 40 metri. Buffon a metà del secondo tempo, rinunciando all’ennesimo rimprovero per i propri compagni, ha guardato verso i telecameristi mostrando uno sguardo perplesso: ma siamo su Scherzi a Parte?

La difesa a 4 di Petkovic non riesce a respingere gli attacchi di Conte. Asamoah è bassissimo quando la Juve si difende, quasi a formare una linea a 4. Lì Candreva non troverà mai spazio, mentre Cavanda gira a vuoto rimbalzato più volte verso un giro palla sterile. Di contro la Juve mostra una voglia di costruire azioni anche belle. Merito dell’innesto di Tevez che ha alzato clamorosamente l’asticella della qualità.

Con l’argentino e Mirko Vucinic prima punta, la Juve acquista un’altra pedina con cui può imbastire azioni molto complesse. Se Vucinic va verso il centrocampista, Tevez si allarga e i due interni si infilano. Più Vidal di Pogba e da qui sono nate due reti. Lichsteiner spinge e tiene a bada Lulic, mentre Asamoah è molto più timido. Lì scorazza ora Tevez e ora Vucinic e la Lazio non ci capisce nulla.

Il gol di Vucinic per il momentaneo 3-1 della Juve sulla Lazio

Le verticalizzazioni hanno nuovamente messo in crisi la difesa laziale: frutto di schemi provati. Qui il gol di Vucinic

Rispetto a un anno fa, con Tevez a galleggiare alle spalle della prima punta, la Juve riesce meglio a sfrondare la selva di gambe in mezzo al campo e a trovare lo spazio giusto per entrare in area. Inoltre è sempre Tevez a garantire un’opzione importante: il tiro dal limite. Una parata, una traversa e un gol. A Conte l’obiettivo di trovare le giuste idee per valorizzare Llorente per adesso in panchina.

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Juventus-Lazio: squadra che vince non si cambia? [FORMAZIONI]

Il famoso detto “squadra che vince non si cambia” suggerisce la formazione di questa sera contro la Lazio. La rivincita per i biancocelesti è l’ostacolo più pericoloso. Troppa voglia di riscattare la figuraccia di una settimana fa.

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Conte dovrà essere bravo a trovare l’equilibrio buono per fare muro contro i contropiedi laziali e caricare i suoi uomini. Non bisogna mollare di un metro, aggredirli e martellare coi gol.

A guidare l’attacco ci saranno Vucinic e Tevez. Niente da fare per Llorente nonostante il ragazzo sia affamato di minuti in campo. Ci sarà spazio forse nella ripresa.

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Difficilmente la Lazio concederà gli spazi che erroneamente all’Olimpico ha lasciato alla velocità dei bianconeri. Quindi la pazienza nella manovra e i tentativi da fuori potrebbero essere la chiave per avere la meglio su Petkovic.

Di seguito ecco la formazione col solito 3-5-2. Nel dopo partita saranno caldissimi i microfoni alla ricerca del tecnico leccese.

Juventus-Lazio: squadra che vince non si cambia?

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Da Petkovic a Klose, passando per il sito della Juve

Bellissima serata. Ancora più bella se si ripensa al precampionato. Con diversi protagonisti che vale la pena di confrontare.

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Lichtsteiner e il passato

Il primo è Stephan Lichtsteiner. Alla Juve ha avuto modo di assaporare le vittorie, le prestazioni spumeggianti, quel livello calcistico che a Roma, ci perdoneranno, non poteva certo raggiungere. Grazie al supporto di Antonio Conte col quale condivide una spasmodica voglia di lottare e correre.

Al momento del cambio il bianconero saluta i tifosi e alza il pugno. Quattro volte, in realtà di più, ma il pugno al cielo simboleggiava un dominio assoluto “in casa loro”. Ha un passato nella Lazio, ma per quale motivo non doveva festeggiare visto che da ormai 3 anni veste bianconero con cui ha vinto già quanto la Lazio ha vinto nel corso di tutta la sua storia (almeno restando agli scudetti)?

Non ha insultato nessuno, ha solo esultato: la differenza in Italia è sempre nascosta o evidenziata solo quando fa comodo. Ci dispiace anche per Pino Insegno, ma godiamo più di Lichsteiner a vedere un protagonista della serata festeggiare con noi. E questo perché è giusto proprio così nel rispetto di noi tifosi bianconeri.

Lotito e l’incasso

Che si tenga l’incasso, anzi no: ci vediamo in Tribunale. Latino o non latino, la Juve le ha suonate per benino a un Presidente a cui troppa luce sta dando alla testa. Si plachi i bollenti spiriti, riassesti il bilancio di questa ultima campagna acquisti, e compri una seconda punta degna del campionato che la Lazio vorrà fare.

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Per il resto, con tutti i favori del caso, con l’appoggio allucinante della Lega, giocare all’Olimpico è servito meno di quanto pensasse: solo a rendere più amara la sconfitta e forse a caricare maggiormente la squadra juventina. A posteriori, un grazie Presidente.

Petkovic e Klose: qualcuno mente

“La Juve è stata furba, noi un po’ naif”. E chi lo capisce? Parole e musica di Petkovic, il significato è roba da tralasciare a Discovery Channel. Sappiamo solo che Petkovic è un abile stratega e un buonissimo allenatore, ma per sua sfortuna di è trovato di fronte il più bravo, il migliore e la sua idea di 4-5-1 o di 4-1-4-1 è naufragata. Che vuol dire furba? E che vuol dire naif? Nei campetti di periferia si userebbero parole come “maliziosa” e “polli”, ma lasciamo stare. Ci fidiamo della buona fede di Petkovic, perché appena un anno fa quel “furba” fu usato dai napoletani per giustificare una mazzata ancora più pesante di questa.

Ci sarebbe da prendere a esempio il gesto di Klose. Mentre Gigi Buffon alzava il trofeo, lui da lontano ha applaudito. Tanto di cappello a uno straordinario 35enne che Moggi cercò a suo tempo di prendere per sostituire Trezeguet. Tanto di cappello perché in quell’applauso c’è tutto lo strapotere della Juve e l’atteggiamento civile di chi dovrebbe sempre rispettare il verdetto del campo.

Lazio e Napoli: trova le differenze

Infine, complimenti alla Lazio per aver tenuto alto il livello di dignità dell’Italia. Appena un anno fa una certa squadra compì un gesto ignobile su cui pochi giornalisti avevano affondato come avrebbero dovuto fare. Serve rispetto per l’avversario, per il campo, per gli organizzatori.

Stavolta la medaglia del secondo posto è stata regolarmente consegnata. In fondo secondi non piace a nessuno, ma è sempre un buon piazzamento. Essere più forti, schiantare l’avversario, non è certo una colpa, solo un merito. Così chi ha visto dall’estero la partita (un buon numero) ha potuto apprezzare che in Italia qualcosa da salvare c’è ancora.

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Finalmente si comincia: Juve contro Lazio, Supercoppa in palio

Basta chiacchiere, ora si fa sul serio. Se il precampionato della Juve non vi è piaciuto, allacciate le cinture e mettetevi comodi perché da stasera non si scherza più (contando sul fatto che la Juve finora ha scherzato).

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Il martello Conte ha indicato la via: strada impervia, difficoltosa, che passa anche da soprusi come quelli del campo di allenamento in condizioni vergognose, ma la Juve deve giocarsela. Con quella strana ferocia che nessuna altra squadra ha. La Juve sì e da stasera si deve tirar fuori. Con orgoglio e classe.

Di classe ne abbiamo: da Vucinic a Tevez, la coppia d’attacco contro la Lazio, passando per un centrocampo senza eguali in Italia e raro in Europa. Con un Pogba in più, che partirà dalla panchina, ma che sarà durissimo lasciarlo lì a sedere.

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Serve compattezza contro un Petkovic che ha dimostrato indubbie doti tattiche: la Juve ne ha già fatte le spese nelle precedenti sfide, tutte tiratissime. E come Buffon ha ribadito occorre che “Marchetti la smetta coi miracoli”.

Conte si affida a chi ha vinto lo scudetto: questioni di affidabilità, questioni di meritocrazia, questioni di un tecnico che ha valutato tutto per benino nel precampionato.

A sentire le voci dei ragazzi, nuovi e vecchi, quest’anno Conte ha torchiato i suoi ancora di più. Avvertimento di una stagione complessa, segno che serve tanta benzina per una stagione che dovrà essere la più LUNGA possibile. Capisca chi vuol capire.

Ore 21, tutti sintonizzati su Rai1. Match tutto da gustare. Primo trofeo in palio. E IoJuventino vi augura una splendida stagione di cui non perderemo nemmeno un minuto.

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Conti, conferme e sorprese dell’ultima giornata

Un altro campionato é andato via. Solo che questo finisce in un modo particolare, con diversi verdetti, qualche conferma, alcune sorprese.

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Assist di Bergonzi al Milan Balotelli tira meglio i rigori, secondo Montella. Cosí i rossoneri vannoin Champions per il rotto della cuffia. Nel finale di partita va tutto liscio: appena 60 secondi di inferioritá numerica (qualcuno spieghi a Terlizzi il motivo del giallo), poi uno svenimento di Balotelli che diventa penalty, poi confusione che consegna a Mexes la copertina dei giornali. Un trionfo, echissenefrega della limpidezza. Complimenti peró al Siena e alla sportivitá, lo stesso Siena che fu di Conte e che appena qualche mese fa é stato oggetto di Calcioscommesse.

Stra…figuraccia dell’Inter Io ventaglio delle scuse é stato esaurito. All’appello di Stramaccioni mancano solo sinusite e aumento dell’IVA e poi la collezione di giustificazioni é completa. La veritá, palese nei numeri dei nerazzurri, é la fragilitá di un progetto che chissá mai se veramente esistito. Piú gol presi che fatti, record di sconfitte, imbarcata finale, niente identitá né gioco, sistema difensivo tragico che va al di lá di assenze e demoralizzazione. Bentornata Inter, ci sei mancata nascosta come eri nel trappolone di Farsopoli. Ora l’unico nome in grado di salvare la baracca é quello di Guido Rossi.

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Il Napoli anche ieri ha vinto Direbbe questo De Laurentiis: il Napoli non ha perso, anzi ha vinto. E la Roma ha perso perché fra 2 anni ci sará il Fair Play finanziario. Appunto, fra 2 anni. Intanto incassa l’addio di Mazzarri che avrá visto lungo (e quando mai ripeterai un anno cosí?) e si prepara a qualche cessione eccellente e pericolosa. Dovrá essere bravo il DeLa a scegliere la giusta sceneggiatura per l’anno prossimo, riducendo il rischio di implosioni.

Alta tensione Roma Sará un derby infuocato. Chi vince accede alla Seconda Europa. Petkovic e Andreazzoli (prima Zeman) hanno illuso la piazza, partendo peró da posizioni differenti e con un cammino differente. Avessero consegnato al primo un attaccante in piú oggi forse la Lazio avrebbe piú punti. Avessero ragionato in serietá i giallorossi, la scelta Zeman l’avrebbero capita tutti: mediatica e spettacolare, ma insufficiente e inadeguata per un vero progetto di rinascita.

Capolavoro Montella e Guidolin Il primo é subito dietro Conte per qualitá. Il secondo, dopo l’infinita gavetta, meriterebbe qualche libro per la maniera di governare gruppo e idee tattiche. Fiorentina e Udinese si confermano piacevoli sorprese di questo campionato. La Viola é andata vicinissimo al traguardo grosso (ma Bergonzi ha detto no!) mentre l’Udinese guadagna l’accesso alla Europe League con uno strappo finale da gran velocista (come piacerebbe al ciclista Guidolin). Solo meriti per entrambi.

Complimenti infine a tutte le altre squadre. Al Catania e al Bologna, all’Atalanta e al Chievo, al Cagliari e alla Samp. Bravo chi é riuscito a salvarsi e un presto ritorno in A per chi é retrocesso. Come sempre, 1 volta su 4 nella storia della A: veniteci a prendere. Firmato: la Juve!

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Juventus-Lazio 0-0: porta stregata, attacco spuntato

Non vincere questa partita è un altro di quei segni che poi devono essere opportunamente interpretati. Questa squadra, anche con Pirlo fuori, anche con Vucinic ko, con un attaccante mediocre avrebbe già chiuso il campionato e farebbe certo meno fatica in Europa.

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Giù le mani da Giovinco: numeri su numeri, l’unico uomo con coraggio a prendersi sempre la responsabilità di muovere il pallone e cercare la via della rete, salvo non trovarla per imprecisione (dopo un numero di alta scuola su Biava) o per un super portiere (Marchetti sulla sua girata dal limite dopo un’altra magia su Ciani). Il problema è accanto a questo talento su cui Conte scommette e bene sta facendo.

La Juve ha di fatto massacrato la Lazio che non è riuscita mai a tirare in porta né ad avvicinarsi a Buffon. Candreva dai 40 metri e poi il nulla, con sempre 10 uomini dietro la linea del pallone, nella propria metà campo. Marchetti ha dimostrato ampiamente che tipo di partita ha preparato Petkovic: si punta allo 0-0 e che il Cielo ci aiuti.

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Il Cielo ha di fatto aiutato i biancocelesti. Trema ancora la traversa di Bonucci, trema ancora la difesa laziale per i numerosi palloni scaraventati al centro dell’area da Isla, Asamoah e Pepe. La Juve ha fatto girare palla in modo molto intelligente, è arrivata spesso al tiro trovando in Marchetti un avversario insuperabile. Magari aver trovato un Abbiati (chiedere al Napoli per i dettagli!).

Mancano un paio di punizioni dal limite, roba che non fossero state fischiate a una squadra di Milano oggi si parlerebbe di complotto, invece a Torino e in ogni altra città d’Italia oggi si discute di quanto manchi un bomber a questa squadra. Un peccato non aver potuto contare su Vucinic, mentre l’ingresso di Matri e Bendtner ha prodotto paradossalmente un abbassamento del valore offensivo. In quest’ottica valgono parecchio i fischi dello J-Stadium all’uscita di Quagliarella che comunque non è stato molto lucido.

Con queste premesse la Juve centra il secondo stop annuale sul piano delle reti e dei pareggi e aspetta un Chelsea che si è preoccupato moltissimo del match di martedì sera perdendo per 2-1 nel proprio campionato. Vucinic, poi Giovinco, poi Quagliarella e un centrocampo che ritrova la vivacità di Pepe. Siamo tutti aggrappati a questi uomini, più un ottimo Vidal. Il cileno è stato un vero guerriero: è mancato il gol, ma chiedere ancora reti a Vidal sembra davvero esagerato.

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Quinta giornata di campionato: fra miracoli e scivoloni

Eh già, quando al bar senti parlare di miracoli riferendosi alla doppia vittoria delle milanesi, allora e solo allora capisci che la vita è davvero bella e giusta. Di fatto si tratta di miracolo: una vince dentro, una vince fuori. La seconda, quella che ha vinto fuori, conferma la regola di essere più provinciale di quanto il tecnico non sa (o non capisce, evidentemente); la prima che vince in casa… vince ed è già una grossa sorpresa in questo avvio di stagione.

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Chissà, il destino gioca sporco alle volte. Con Allegri lontano dal campo il Milan ritrova un minimo di gioco e la vittoria. Tre punti importanti per scuotere una classifica che è comunque pesante dopo cinque giornate. Il Faraone riporta un po’ di allegria, ma Allegri non può dirsi soddisfatto. Galliani pensa al cambio di modulo, Tassotti si propone come sostituto… e Allegri pare sempre più lontano da un ruolo di autorità. Dove può arrivare questo Milan lo sapremo solo a fine campionato, perché gli acquisti sembrano buttati lì, tanto per fare numero, e certo non si deve dimenticare che il Cagliari era il miglior avversario che potesse capitare in questo momento.

Anche Stramaccioni dovrà riflettere. Fuori Snejder… dentro l’Inter? Anche qui c’è da capire se Strama è un prestanome di qualcuno in società, perché il cambio di modulo pare una forzatura più che una scelta oculata. E se fuori casa inanelli cinque vittorie e dentro casa inanelli una serie di brutte figure, allora bisognerà rivalutare la frase di Mondonico. Provinciali lo sono i campioni che sposano l’umiltà per rimanere campioni. Vien da pensare che è un bene che Stramaccioni non l’abbia capito. Attendiamo però un minimo di moviola sul gol in fuorigioco di Alvaro.

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La Roma torna a casa. Ciro Ferrara la imbriglia per benino e strappa 1 punto importante all’Olimpico. Segna Totti, ma festeggerà solo lui al fischio finale. I giallorossi ringrazia CONI e FIGC per la vittoria a tavolino perché a questo punto sarebbe interessante capire dove veramente sarebbe se avesse giocato contro il Cagliari. Prende gol, ancora una volta, e rischia più volte. Brutto, brutto spot per l’Italia la non stretta di mano fra Ciro (che in verità comprendiamo) e Zeman.

Lezione di stile al San Paolo: “Sì, l’ho toccata con la mano”. Parole e musica di Klose, un tedesco che l’Italia fortunatamente non l’ha capita ancora. Punizione pesantissima per la Lazio di Petkovic, e un Napoli con un Cavani in più. Il risultato è largo e non si può non calcolare che l’Europa ha pesato tantissimo in casa biancoceleste. Due sconfitte, un po’ diverse, ma son sempre zero punti che tengono ferma una classifica che fino a domenica scorsa era semplicemente perfetta. E’ forse il segno di un campionato scorbutico e lo sarà fino alla fine se nessuna squadra riuscirà a prendere il largo.

Di cuore, un grosso in bocca al lupo a Borriello. Solo 5 mesi in bianconero, ma quel gol al Cesena, per tutto quanto ne è seguito, resterà nella storia. Molti giocatori juventini avrebbero voluto una sua conferma, probabilmente anche Conte, ma sarebbe davvero ridicolo rimpiangere Borriello. Intanto il ragazzo conferma che allenato a dovere può ancora dire la sua. Tanti auguri allora Marco. Stessi auguri al Parma di Donadoni: prima o poi ci spiegheranno perché l’ex ala milanista venne chiamato in Nazionale dal suo amico Albertini. Conflitto di interessi ai massimi livelli.

Gasperini è ancora l’allenatore del Palermo? Attendiamo le prossime ore perché la pazzia di Zamparini può questo e tanto altro. Di allenatori che cambiano una squadra in Italia ce ne sono pochi. Attualmente forse solo due e si sono sfidati sabato sera annullandosi a vicenda. Per il resto, c’è povertà di talento in panchina.

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L’Osservatore Bianconero: la terza giornata di Serie A

Accade di tutto. E ciò che sembra vero una domenica, non lo è più la domenica successiva. Un’altalena di emozioni, ma solo per qualche squadra sono sempre le stesse e positive. Per altre cambiano.

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Prendete i romanisti. La squadra giallorossa cantava sogni di scudetto già alla fine del primo tempo. Col calcio zemaniano la Roma si ritrovava a +2 sul Bologna di Pioli. Due gol sopra, almeno tre livelli sopra per quanto riguarda il controllo della gara e la capacità di farne ancora di reti. Ma tutti dimenticano Zeman, un mago dalla trequarti in su, semplicemente uno dei più mediocri allenatori per l’organizzazione di squadra. E capita allora che Gilardino viva il suo momento di gloria con una clamorosa doppietta gentilmente fornita dalla difesa giallorossa e che Diamanti sigli il gol del momentaneo pareggio. Un cappotto difficile da digerire e stavolta non ci si può attaccare a Zeman e a qualche complotto. Immaginare Petrucci, già vicePresidente della Roma, organizzare un blitz per impedire ai giallorossi di vincere è oltremodo ridicolo. Forse Zeman dovrebbe pensare più ad allenare e ad aprir bocca solo per sistemare meglio la retroguardia, l’attacco va bene così. Roma ferma, bloccata a quota 4 punti, che ha già sperimentato i tre risultati possibili in un campo di calcio. Fa solo paura negli scontri diretti, ma nell’arco di un anno non sembra rappresentare una concorrenza da temere.

Poi ci sono le milanesi. Un pugno a testa, uno schiaffo per uno, una volta io, una volta tu. Cascano i prescritti per mano del maestro Zeman, mentre Pazzini sigla tre gol buoni per il fantacalcio. Poi risegna Cassano epperò si blocca il Milan per mano di una Atalanta concreta sì, ma non in una condizione straripante. Una sta cercando la quadratura, anche se è costretta ad arginare le idee tattiche di Ventura, proprio come una provinciale nonostante questo non sia una bestemmia né un dispetto linguistico. Evidentemente serve intelligenza pure per capire i complimenti che arrivano dall’esterno. Pazienza! L’altra sta cercando di capire che toppe usare per tranquillizzare i tifosi e per dare una scossa a un gruppo privo di leader, a esclusione di Ambrosini che però si avvicina ai 40 anni e trascinare la truppa diventa dura. Abbiamo sempre sostenuto la mediocrità di Allegri in panchina e riteniamo che un allenatore lo si veda proprio nei momenti di difficoltà, quando deve tirar fuori il massimo dal materiale umano che si ritrova. Lo ha fatto Conte ovunque è andato, a parte la parentesi Atalanta, e continua a farlo Conte con le intuizioni (leggi Asamoah). Gli altri che fanno? Ti piaceva vincere facile? Ora ti piacerà meno veder vincere facile.

La sorpresa arriva dalla Sampdoria di Ferrara. Banale sottolineare i 9 punti in classifica (meno uno di bonus, valli a capire quelli della FIGC), più appropriato parlare dei meriti di un tecnico che a Torino ha solamente sbagliato i tempi per dire sì. Tanti giovani, con un portiere divertente da vedere, un attaccante vero come Maxi Lopez, e un 4-3-3 che è tutto da ammirare. Occhio a quel centrocampista di colore così bravo nell’interdizione quanto nella costruzione, e occhio al promesso sposo Poli che sta disputando un inizio di torneo non male.

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Se la Roma arranca, la Lazio vola. Anche qui, ci prendiamo un piccolo merito, se merito si può considerare: le critiche a Lotito non le abbiamo mai capite. Prende la Società Lazio in una condizione spaventosa, a livello di gestione umana ed economica, la porta a vincere in Italia quando vincere era proibito (leggi postCalciopoli) e continua a sfornare ottimi campionati senza investimento alcuno. Alzi la mano chi conosceva Petkovic: complimenti allo staff biancoceleste. Non sappiamo dove possa arrivare questa Lazio, ma la concretezza degli 11 che vanno in campo è davvero strabiliante. Senza considerare che Klose non ha ancora acceso il motore. Da tenere d’occhio per la zona Champions solo se non soffrirà l’impegno europeo.

Discorso analogo per il Napoli per il quale vale un concetto in più: l’atteggiamento di Mazzarri, tanto arrogante quanto comunque positivo per il gruppo. E con questo entusiasmo si può andare lontano. Come per la Juve, bisogna aspettare il girone europeo per capire quanto i carichi settimanali appesantiscano l’una o l’altra avversaria. Ci piacerebbe non ascoltare più le ridicole prestazioni al microfono di Mazzarri e De Laurentiis e sentirli parlare di calcio, ma è come chiedere la Luna. E allora vinca il migliore. Magari converrà dare credito anche alle proteste di Leonardi e Donadoni, o vale solo per la Juve?

Bene la Fiorentina di Montella. In Italia ci rimbambiscono con una finta esaltazione di Zeman e di chi per esso, quando invece i tecnici più giovani andrebbero sottolineati e premiati anche mediaticamente. Pioli per esempio, ma certamente Montella. L’aeroplanino sta sorprendendo tutti. Preparatissimo sul piano tattico e forse la cura (???) Capello lo ha plasmato anche nel carattere: tiene il gruppo come un condottiero. Arriverà lontano e se la Fiorentina facesse un intelligente mercato di riparazione a gennaio, allora per le zone alte se la dovranno vedere pure con la Viola. Come per il Napoli, conviene però tenere a freno i due fratelli Della Valle: lascino la politica fuori dal loro progetto Viola, e parlino di calcio.

La parte destra della classifica vede sorprese positive e negative. Fra queste ultime una conferma: il Palermo di Zamparini. Abbiamo terminato gli aggettivi, dai più ironici ai più rissosi, e sinceramente abbiamo poco da commentare. Sannino ha pagato a carissimo prezzo la leggerezza di aver accettato una piazza come Palermo. Una piazza che merita ben altro trattamento da parte di Zamparini. Non servono gli arabi, servono giusto un paio di idee. Auguri a Gasperini che fra qualche settimana potrà godersi uno stipendio pagato senza bisogno di lavorare.

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La situazione dopo due giornate

Dopo due giornate di campionato iniziamo a fare il punto della situazione e a valutare il comportamento e i risultati della altre. Per quanto riguarda la Juventus, che inizia chiaramente con i favori del pronostico, l’avvio è stato sicuramente confortante. Il 2-0 contro il Parma, e l’1-4 a Udine hanno confermato sicuramente la forza e la qualità di questa squadra: la Juventus è superiore, e lo sa, ma non deve commettere l’errore di abbassare la guardia, perchè le altre sono pronte ad approfittare di un eventuale passo falso che non deve mai arrivare. Juventus già prima, e non è una novità.

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Per quanto riguarda le altre, su tutti spicca il Napoli: 3 gol a Palermo nella gara d’esordio, vittoria per 2-1 contro la Fiorentina al San Paolo. Gli azzurri saranno il principale avversario dei bianconeri, perchè hanno grande compattezza, automatismi assolutamente avviati, e tanta fame: lo abbiamo visto già in supercoppa, quando non hanno fatto complimenti. Vogliono vincere, e sanno che possono se la Juve dovesse sbagliare. Mazzarri bravo a tenere alta la tensione, vedremo come reagirà la squadra con gli impegni di Europa League. Alti e bassi invece per l’Inter di Stramaccioni: a Pescara vittoria facile (ma il Pescara in serie A non può avere lunga vita), clamoroso scivolone in casa contro la Roma di Zeman, che ha messo in risalto tutte le contraddizioni dei nerazzurri. Un campionato non facile per la squadra milanese, Stramaccioni non ha grande esperienza e questo può pesare, anche perchè l’Inter ha rinnovato molto. Per ora nerazzurri fermi a tre punti, come i cugini rossoneri: Allegri ha esordito con una sconfitta in casa (ottima la Samp di Ciro Ferrara), ma si è riscattato a Bologna, seppure con tanta fortuna, visti il rigore regalato e la papera di Agliardi. Anche per il Milan, come per l’Inter, si registra un rinnovamento che non ha sicuramente giovato: oltre alla qualità e alla personalità, qui si tratta veramente di un punto zero, di una tabula rasa quasi senza idee e prospettive. Difficile il compito per Allegri, così come per Zeman, che ha sì riportato l’entusiasmo a Roma, tra l’altro vincendo meritatamente a Milano con un bel 3 a 1, ma bisogna sempre verificare la tenuta della squadra e in particolare della difesa: non basta far gol, bisogna anche non prenderli, e in questo Zeman non è mai stato un maestro.

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Per le altre, sorprende l’avvio splendido della Sampdoria di Ciro Ferrara, che ha sconfitto il Milan a San Siro e vinto in casa col Siena. Un bel 4-3-3, con le ali velocissime e tatticamente attente, pronte a difendere in ogni momento: una squadra molte ben messa in campo, darà filo da torcere a tutti. La Lazio di Petkovic è un punto interrogativo: duo ottime vittorie contro Atalanta e Palermo, ma comunque da verificare visto che nè i lombardi nè i siciliani sono messi bene: infatti il Palermo di Sannino sorprende in negativo, con due sonore sconfitte (3-0 in entrambi i casi). Altra sorpresa negativa è sicuramente l’Udinese di Guidolin, che in quattro gare ufficiali non ha mai vinto: due sconfitte in campionato, due pareggi nei preliminari. Modulo sempre uguale, uomini leggermente diversi: sarà dura riconfermarsi. Da decifrare la Fiorentina: Montella ha sempre espresso bel gioco, vedremo se riuscirà a dare una svolta a questa squadra che ormai da anni naviga in brutte acque. Gli uomini ci sono, un centrocampo da fare invidia soprattutto per la grande qualità, attacco guidato dalla stella Jovetic, ma difesa che mette qualche dubbio, vista anche la cessione di Nastasic.

Ecco la classifica dopo le prime due gare: Juventus, Napoli, Lazio 6; Sampdoria 5; Roma, Catania 4; Torino, Genoa, Inter, Milan, Fiorentina, Chievo, Parma 3; Cagliari 1; Udinese, Bologna, Palermo, Pescara 0; Atalanta -1; Siena -5

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