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Tag: petrucci (pagina 1 di 2)

Di Martino: chi muove i fili della sua procura?

Non userò titoli per riferirmi a Di Martino: né giudice, né avvocato, né signore, né egregio. Non lo conosco personalmente e non mi interessa conoscerlo: avrei paura di scoprire che effettivamente non gli si abbini nemmeno uno dei titoli menzionati. E allora usiamo il cognome.

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Di Martino è quello che sta muovendo la Procura di Cremona in una direzione che piace: a pochi, ma piace. Della legalità nemmeno l’ombra, dell’equità e la trasparenza non vi è traccia, dei sintomi di giustizia figuriamoci. Dopo l’ennesima perla vien da farsi una unica stramaledetta domanda: Di Martino, ma chi muove i fili della sua procura?

Già perché aver chiesto una proroga per le indagini su Conte, Bonucci e Criscito appare anche fin troppo provocatorio.

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Di Inter-Atalanta? Di Inter-Chievo? Delle partite che coinvolgono il Napoli? Non si parla più di Ranocchia o di Palacio, del derby genovese o dello strano rapporto fra Preziosi, il Genoa e quelli che ancora chiamano tifosi?

Abbiamo l’idea che lo scandalo Calcioscommesse non sia mai partito e gli sia stato preferito un teatrino buono per far contenti le milanesi e Petrucci. Forse anche per nascondere il vero scandalo che riguarda appunto anche le milanesi su cui le notizie ci sono, ma non vengono né cavalcate né approfondite né trasmesse. Ancora su Conte, ancora su Bonucci e ancora su Criscito?

Ci aspettiamo una reazione stavolta forte non già dei tifosi, ormai ai limiti della sopportazione, ma della gente: che razza di Paese è questo? Siamo nel Far West moderno dove qualcuno ordina… e chi dovrebbe far rispettare la Legge ubbidisce. Peggio dei più tristi Paesi da quinto o sesto mondo che ci sembrano lontani e invece sono anche meglio di noi.

Vergogna, una vergogna profonda e insopportabile.

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TNAS e Conte: quelle prime pagine false come Giuda

A leggere oggi i giornali si capisce quale sia la vera sostanza della vicenda Conte nel Calcioscommesse. Per prima cosa sottolineiamo come l’ennesimo grande scandalo italiano sia stato insabbiato, coperto, non indagato, ignorato, perseverato e avallato. Lo scandalo delle scommesse non è mai stato portato alla luce: né dalle TV, né dai giornali. Palazzi & Complici hanno saputo ottimamente sviare l’informazione verso altri lidi. Conte è semplicemente quello a maggiore attrazione, mediatica e non solo.

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Il vero scandalo, quello che avrebbe coinvolto Milan e Inter con la confessione degli zingari, è già stato risolto in una pacca sulle spalle. Chissà, intercettando Palazzi e qualche grosso dirigente magari avremmo potuto scoprire molte cose, ma ormai è andata come la vera storia di Farsopoli che per fortuna è stata raccontata da forum e blog coraggiosi.

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A leggere oggi le prime pagine dei giornali salta subito in mente una domandina: “Come sconto? O è innocente e deve essere assolto o è colpevole e forse non basterebbero 10 mesi!“. E’ un concetto talmente banale che gente come Galdi della Gazzetta o De Paola del CorSport non riescono proprio a pensare. Questo perché la malafede e soprattutto la loro fede calcistica impedisce al sangue di giungere al cervello per elaborare uno dei più antichi concetti civili: innocente o colpevole. La via di mezzo non esiste, se non nella mente bacata e rosicante di chi pensa che colpendo Conte si danneggi la Juventus. Piaccia o non piaccia, con Conte o senza Conte, la Juve è sempre quella che Conte ha in mente, ha costruito e ha allenato. Meglio di chiunque altro allenatore italiano ed europeo.

La storia dello sconto, forte o debole che sia, non sta in piedi. Ma Conte è colpevole o è innocente? Che razza di mestiere è quello di una persona che dovrebbe esercitare la Giustizia ragionando un tanto al chilo? Ma che vergogna stiamo esportando all’estero dove non ci stanno più capendo nulla, dove si chiedono come mai uno come Moratti che ha assoldato l’intelligence telefonica del Paese per fare i suoi porci comodi venga ancora intervistato a mo’ di servo-e-padrone?

Oggi si decide se scontare o meno la posizione di Conte. Più o meno la scena sarà la seguente: “Ok Antonio, fatti un altro po’ di partite fuori e poi rientri”. Il perché non verrà spiegato, anche se conoscono tutti la risposta, il come non verrà mai appurato, il chi invece è ben stampato in tutte le menti degli italiani: la banda Abete-Petrucci-Palazzi colpisce ancora. Chi sarà il prossimo? Carrera o Vucinic?

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E dopo Juve-Roma, caro Conte scordati l’assoluzione

Chissà Petrucci come avrà seguito il match. Chissà la sua faccia al 19esimo minuto di gioco quando già la Juve viaggiava tranquilla sul 3-0. Chissà la sua reazione quando Rizzoli ha mandato tutti sotto la doccia con 1 minuto di anticipo rispetto alla tabella di marcia.

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Chissà se avrà alzato il telefono per assicurarsi che a Conte non venga concesso alcun processo equo, né serio. Chissà se avrà fatto le sue solite pressioni ora per salvare il figlio da omicidio colposo con foglio rosa e macchina CONI, ora per l’amico Moratti che necessitava di prescrizione, ora per mettere fine alla farsa Conte… perseverandola.

Caro Antonio, miglior allenatore d’Italia pur lontano dalla panchina, scordati l’assoluzione. L’hai combinata grossa anche stavolta. Dopo 50 partite l’hai combinata grossissima. Ancora una vittoria, ancora una supremazia schiacciante, con qualche titolare fuori, con una forza d’urto spaventosa.

E se Zeman dice sempre la verità, anche scomoda, eccotela servita caro Petrucci:

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Questo è uno stadio molto bello, la prima volta che venivamo, stadio per fare spettacolo, ma l’ha fatto solo la Juve. Non abbiamo fatto calcio, loro sono più forti.

Il calcioscommesse sembra non aver scalfito la Juve, anzi pare averla resa ancora più cattiva e desiderosa di vendicare l’ignobile trattamento riservato al condottiero Conte.

Petrucci e Abete, Abete e Petrucci. La conferma di Palazzi è solo la testimonianza più diretta del vero sistema mafioso, per dirla come nel Processo GEA dove la fantomatica cupola è stata smontata già in primo grado. Lo scritto patetico e assurdo di Ruggiero Palombo sulla serietà di Palazzi non fa altro che aumentare la libidine… doppia libidine… libidine coi fiocchi (cit. Gerry Calà) che i tifosi juventini tutti stanno provando. Ormai siamo ridotti a far parlare il quarto allenatore di turno dopo che Conte, Alessio e perfino Carrera sono stati silenziati dalla Società per ammorbidire i toni e mostrare uno stile immenso che cozza con la bassa moralità di questa itaGlia.

E dopo questo 4-1, questo cappottone che poteva anche essere più largo, di almeno due o tre taglie, caro Antonio… scordati l’assoluzione.

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Quando rettificare fa rima con “paraculare”

Zeman è un gran paraculo, combatte solo le battaglie che gli fanno comodo”.

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Queste parole pronunciate dall’ex capitano bianconero Vialli sarebbero da incidere nella pietra perché raramente qualcuno ha saputo dare una definizione più appropriata al tecnico boemo più perdente ma al contempo osannato dai media della storia del calcio. Una definizione che sarebbe anche una perfetta epigrafe per lui a mio modo di vedere.
E la dimostrazione di quanto avesse ragione Vialli l’ha data praticamente in tempo reale proprio Zeman. Non che ce ne fosse bisogno, ma la quasi contemporaneità degli avvenimenti ha un risvolto quasi comico.

Infatti ieri Zeman ha stupito tutti dicendo per una volta una cosa condivisibile da parte dei tifosi della Juve: “Abete è un nemico del calcio”.

Dopo qualche ora di comprensibile panico a Trigoria e dopo un probabile giro di telefonate tra Baldini, la Figc e il Coni ecco spuntare una rettifica imbarazzante affidata all’Ansa dal tecnico boemo, meglio noto come il messia boemo per diversi addetti ai lavori che si ritengono grandi intenditori:

Quanto dichiarato non era riferito alla persona del presidente della Figc, ma al sistema calcio.

Ma cosa vuol dire? Ma che rettifica è?

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Solo una bella mossa da “paraculo” come direbbe Vialli, motivata da interessi che vanno ben oltre l’integrità morale che tanto ostenta solo quando vuole combattere “le battaglie che gli fanno comodo”. Battaglie che appunto gli fanno comodo per ottenere quella visibilità che i successi sportivi gli hanno sempre negato e per trovare giustificazioni preventive o a posteriori per futuri o passati fallimenti.
Proviamo a fondere la dichiarazione originaria di Zeman, cioè “Abete è un nemico del calcio”, con la rettifica “Quanto dichiarato non era riferito alla persona del presidente della Figc, ma al sistema calcio”.

Quello che si ottiene è: “Il sistema calcio è un nemico del calcio”.

Ma che roba è? Se devi fare una rettifica per dire una cosa senza senso fai prima a tacere. Sembra una di quelle frasi che puoi incontrare in un esame di Filosofia del Linguaggio o di Logica che fatichi a capire e devi scervellarti per memorizzare il procedimento logico spropositatamente allucinante di chi l’ha ideata.

Ma questa è solo la mossa disperata di un “paraculo” timoroso. Anzi, fintamente timoroso, perché sa benissimo che agli amici si perdona tutto, infatti nella rettifica non si intravede neanche un briciolo di impegno per esprimere una scusa sensata.

Eppure “Zeman dice quello che tutti pensano ma pochi hanno il coraggio di dire” secondo il presidente del Coni Petrucci, nonché ex vicepresidente della Roma. Petrucci era intervenuto prontamente al fianco di Zeman e di Abete nella loro battaglia contro Conte, per esaltare il primo come un paladino della giustizia, e per difendere il secondo come un bambino in lacrime che si ciuccia il pollicione seduto in un angolo dopo essere stato offeso. E adesso, invece, tutto tace. Il silenzio di Abete e di Petrucci è assordante dopo l’accusa di Zeman e l’imbarazzante rettifica.

Siamo sicuri che se avesse detto una cosa del genere un altro allenatore di serie A, quello campione d’Italia in carica e imbattuto, sarebbe partita immediatamente una spedizione punitiva capitanata da Palazzi benedetta da Abete e Petrucci e santificata dall’alto da Zeman, il “paraculo” più incensato della storia.

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Zeman in uno sprazzo di lucidità

Che strano personaggio. Credo abbia sofferto moltissimo il fatto di poter stare sotto i riflettori solo per le cose dette e non per le cose fatte. Fra esoneri e risultati mancati, fra progetti partiti e mai arrivati, Zeman ha trovato il modo di stare sulle prime pagine. Basta attaccare qualcuno, meglio se la Juve e meglio ancora se con argomenti a effetto tipo partite truccate o doping.

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Il calcio in borsa?

Il calcio deve star fuori dalla finanza e dalla politica.

E infatti la Roma è quotata in Borsa, un anno prima che la Juve. Lo dica ai suoi dirigenti e spieghi soprattutto il motivo di questa frase. Avanziamo due opinioni: il calcio, questo calcio, non può più stare lontano dalla finanza. Purtroppo così è e così sarà, anche se tenderei a ragionare come lui. Per quanto riguarda la seconda cosa… lascia il tempo che trova perché Zeman da ormai 20 anni fa politica e solo politica, andando in TV e facendosi intervistare anche dalla Dandini, pur di sparare sentenze e programmi che assomigliano sempre più alle famose rivoluzioni politiche promesse da premier, candidati, assessori, senatori e deputati.

E veniamo al tema caldo, quell’Abete che piace solo a chi sa utilizzarlo:

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Abete non è nemico mio. E’ nemico del calcio.

In una confusione mistica, un piccolo sprazzo di lucidità. Non ditelo a Petrucci che aveva detto “Zeman dice le cose che tutti pensano“: come la mettiamo ora? Sarà stata l’astinenza da qualche sigaretta, sarà stata l’ebrezza dell’ItalRoma come l’hanno soprannominata alla RAI, ma è l’unica cosa giusta che sentiamo da Zeman da molti, moltissimi anni. Ora però spieghi il perché, ne spieghi il motivo e indichi soprattutto quali potrebbero essere stati i vantaggi concessi da uno dei più scandalosi e inetti presidenti della FIGC. Altrimenti resterà una frase vuota, solo un altro vile attacco nel tentativo di riconquistare le scene, prima che l’arbitro fischi e lui volti le spalle…

E quale sarebbero, in conclusione, i consigli di Zeman?

Servono più esempi positivi. Il calcio dovrebbe essere semplicità, bisogna vincere dimostrandosi superiori su campo e non fuori dal campo.

Caro allenatore, c’è una squadra che vince sul campo da oltre 100 anni: per eccessive vittorie ed eccessiva superiorità è stata fatta fuori dai suoi amici…

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TNAS: la farsa della terzietà

Pochi giorni ancora (1 mese!!!) e la partita col Calcioscommesse sarà chiusa. Una pietra tombale, con la prospettiva di una farsa bis. Perché è anche evidente come non convenga al CONI e alla FIGC un parere del tutto negativo da parte del TNAS riguardo la porcata di secondo grado, o sentenza come la chiama ancora qualcuno.

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Al TNAS le cose potrebbero cambiare significativamente. Al TNAS le regole barbare e opportunamente costruite del processo sportivo (bisognerà comunque cambiare la prima parola, del tutto non vera) si allineano a quelle di un vero processo. Ma esperti in materia dicono che la storia di Conte potrebbe davvero squarciare un velo in questa cupa vicenda di commistione fra obiettivi della FIGC e azione di Palazzi, cioè della Procura Federale Sportiva. Con la possibilità di portare nuova documentazione a difesa dell’imputato e forse l’accettazione di poter controinterrogare l’accusante, con in più la necessità di rileggere le carte e il metodo usato dalla Corte Federale per condannare Conte, ecco che il giudizio finale potrebbe davvero essere in linea con un qualsiasi diploma di scuola media.

E’ pur vero che l’unico modo per uscire da questo processo sarebbe quella di bere una RedBull e volare in alto, più di quanto fatto in classifica lo scorso anno. Quest’ultimo, fra l’altro, è l’unico e il vero capo di imputazione di Antonio Conte. Con l’aggravante dell’imbattibilità, mantenuta quest’anno: quindi è pure recidivo!

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Solo che fra questi esperti – tornando seri – che giudicano la cosa da un punto meramente giurisprudenziale, usando quindi criteri democratici e oggettivi, istituzionali e logici, di fronte alla porcata di secondo grado ammettono pure che nulla dovrebbe cambiare. Nessun risultato positivo per gli avvocati di Conte. Sarebbe come mettere spalle al muro questo sistema dittatoriale che Andrea Agnelli ha finalmente denunciato. Un sistema largamente criticato da quei pochi giornalisti che pur stipendiati proprio non se la sentono a rendersi partecipi di questa vigliaccata.

Il TNAS, è sempre bene ricordarlo, dipende praticamente dal CONI. Terzo “un par de cojoni” direbbe il mitico Bombolo. Con Petrucci che ha già espresso la propria opinione: da buon romanista, ricordando i vecchi tempi di vicepresidenza nel club giallorosso, ha di nuovo condannato Conte. Per il quale, sapevatelo, arriverà un nuovo deferimento: mai denunciare la verità in questo paese, si passa dalla parte del torto e il sistema ti punisce!

Dicevamo del TNAS: dipende dal CONI, e quindi è poco auspicabile che i due arbitri (quello giudicante e quello della FIGC) diano ragione a Conte. Che poi non sarebbe un “dare ragione a Conte” quanto dare ragione alla logica, alla dignità intellettuale di una professione che dovrebbe essere libera da padroni e preconcetti, da preaccordi politici o di altro genere. Il TNAS confermerà in larga parte la sentenza di secondo grado, pur riducendo di qualche mese la squalifica. Di fatto è questo l’assist della sentenza di secondo grado: violentando la logica, eliminando dai capi d’accusa una partita, la più problematica, e confermando i 10 mesi… Palazzi & Complici hanno di fatto chiesto al TNAS di ridurre la squalifica AMMETTENDOLA. DA 10 a 0 mesi è impensabile, siamo in Italia. Piuttosto è prevedibile una sorta di dimezzamento della pena, o la conferma di quell’accordo di patteggiare i 3 mesi. Intanto, da qui fino al 7 ottobre, sperando non vi siano rallentamenti e rinvii, Conte si sarà fatto un paio di settimane di squalifica.

Saranno così contenti tutti i dirigenti italiani più puliti: da Galliani a Moratti, da Preziosi a Corioni, da Zamparini a Cellino. Senza dimenticare il Napoli che fra qualche giorno vedrà giungere in sede un deferimento per responsabilità oggettiva, ma tranquilli: se le partite col boss in campo sono state archiviate… queste non saranno nemmeno prese in esame. E dopo la Supercoppa il Napoli eviterà pure di presentarsi davanti a un Tribunale a rispondere di combine di partite. Conte in tribuna, Mauri, Palacio, Ranocchia, Cannavaro, Grava & Co. in campo. Purtroppo… questa differenza non ha influito sul campionato.

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L’acronimo PAP: Petrucci, Abete, Palazzi

Il P.A.P. potrebbe rappresentare l’ennesimo acronimo di cui si fa uso per indicare qualcosa di relativamente complesso e, di solito, inutile come alcuni dei migliaia di enti pubblici o privati che foraggiano eserciti di “privilegiati”.

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In Italia si fa uso e abuso di acronimi e la mania ha dilagato in men che si dica sulla rete ove sono state riportate tutte le abbreviazioni  che i nostri ragazzi per mera utilità prima, (risparmiare sulle parole degli sms e quindi sui costi) e, per piaceria, dopo, hanno riportato nel linguaggio corrente.

Raramente si vedono facciate di ehm… edifici che non riportino TVTB, LOL, TVTTTTB ecc. ecc.

In questo caso l’acronimo P.A.P. rappresenta qualcosa di unico nel nostro Paese poiché raffigura la quintessenza di una regola matematica: invertendo i fattori il prodotto non cambia.

Infatti come li metti metti Palazzi, Abete e Petrucci non cambia nulla!

Come li metti metti Palazzi, Abete e Petrucci il risultato è lo stesso: prescrizione agli interisti e condanne a tout le monde, l’importante che (le monde) non sia quello in cui loro orbitano.

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Dove li metti metti Palazzi, Abete e Petrucci  fanno, in egual misura, danni incalcolabili per tout le monde a parte, come detto sopra, quello in cui loro pasteggiano.

Qualsiasi cosa facciano Palazzi, Abete e Petrucci la fanno in maniera di danneggiare tout le monde, basta che il loro (le monde) sia fatto salvo.

Qualsiasi cosa accada a tutto ciò che è fuori da tout le monde Palazzi, Abete e Petrucci lo sostengono a piè spinto con voli pindarici da brivido.

Spero che come tutti gli Enti inutili cessino anche loro e che questo acronimo venga messo in disuso.

Perché questa riflessione?  Perché oggi Abete ha dichiarato: “nessun contrasto con la Juventus“… ma va a cagare và…

Dimenticavo… per i non addetti ai lavori: tout le monde=Juventus!

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Abete e Petrucci: la vergogna alberga in loro

Hanno del ridicolo le dichiarazioni di Abete e Petrucci, i due personaggi che hanno affossato il nostro calcio e la credibilità di un intero popolo sportivo, cioè quello italiano. La fortuna è che la Juve non ha recitato un ruolo attivo in questi anni, tornando a vincere grazie agli enormi meriti di Antonio Conte. Ed ecco il motivo di questo tremendo attacco, mediatico e processuale, ai suoi danni. Un attacco che perdura ormai da 7 mesi, da quando cioè Galliani promise a Conte “te la farò pagare”.

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Abete Giancarlo, non dico nulla, ma parlo

Abete con Galliani: di che stanno parlando?

Abete con Galliani: di che stanno parlando?

Abete, imprenditore politico molto vicino a Galliani, e Petrucci, sindaco di San Felice Circeo e antijuventino come pochi per sua stessa ammissione. Sono gli uomini prestanome di chi comanda il calcio italiano, visto che non contano una mazza a livello internazionale e poco lavorano in campo italiano.

Eppure il loro modo di parlare, la loro arroganza in concetti mal espressi, non fa notizia: anzi, sembrano verità discese dal cielo. Vediamo cosa hanno detto.

Abete ha esordito a mo’ di esultanza:

Si è riusciti a governare una fase che rischiava di diventare caotica.

L’aggettivo che usa è caotica, mentre il verbo che sceglie per descrivere l’assurda operazione di Palazzi è governare. Scelte infelici, come sempre. Per prima cosa la Giustizia non si governa, ma si applica. Le leggi sono chiare, così come sono chiari i documenti: di caotico non c’è proprio nulla tranne il lavoro di Palazzi. Un lavoro che non poteva meritare la conferma se non erano proprio quelli gli ordini ricevuti: insabbiare la vera indagine (che fine hanno fatto le indagini su Inter, Milan, Napoli, Palacio, Genoa, Ranocchia, il boss della camorra che seguiva i partenopei in casa e in trasferta?) e aggredire la Juve (nelle persone di Pepe, Bonucci e Conte).

Se Abete avesse davvero letto le carte – e dubitiamo fortemente – e avesse una dignità – siamo sicuri di tale assenza – dovrebbe ammettere che la posizione di Palazzi è molto ambigua e ci fermiamo a questo aggettivo: chiede 3 anni e mezzo per Bonucci e poi implora un patteggiamento quando si capisce che verrà prosciolto. Ma che gioco è questo? Rovinare la vita di un ragazzo per un puro piacere personale (o un favore politico a chi sappiamo) è un delitto che andrebbe punito. Con la beffa di aver perseguito la strada della condanna pure in secondo grado: assurdo e vergognoso!

Abete dovrebbe pure spiegare la logica che ha annientato la matematica sul caso Conte: se due omesse denunce fanno 10 mesi, quando fa una omessa denuncia? Fa ancora 10, roba da bocciatura alle scuole elementari o da indagine per associazione a delinquere che dovrebbe coinvolgere la Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Ma Abete va oltre, senza titubanza:

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La Giustizia Sportiva è migliorabile, ma deve essere frutto di proposte e non di proteste. [...] I ruoli si delegittimano quando si svolge una funzione diversa da quella che si deve svolgere. Si possono criticare gli organi di giustizia nelle loro sentenze ma non nella loro funzione. Non si parli di giudici tifosi.

Proposte? E la proposta è sempre la stessa? Cioè annientare la Juve a forza di farse giudiziarie? No grazie, e ringrazi pure lei noi tifosi che non abbiamo ancora impugnato le armi: perché da una parte o da un’altra giustizia va fatta! Inoltre i ruoli di cui parla noi li abbiamo individuati abbastanza inconfutabilmente: questa Federazione è al completo servizio di chi infrange la legge. Da Facchetti a Oriali, da Galliani a Preziosi, tutti uniti nei loro illeciti, nei loro bilanci falsi, nelle loro plusvalenze fittizie e irregolari, e via via! Infine: i giudici si sono rivelati proprio tifosi, di quelli peggiori. Le sentenze parlano chiaro e non tengono conto della realtà fattuale: o sono tifosi o sono malfattori. Delle due l’una e qualunque cosa si scelga è comunque errata.

Petrucci: da vicepresidente della Roma a presidente del CONI

Petrucci, tifoso giallorosso

Petrucci, tifoso giallorosso

Si parla di ruoli, ci si dimentica quelli ricoperti da chi in questo momento siede su poltrone molto delicate. Tipo quel Petrucci sfegatato tifoso della Roma e ora padrone del CONI. Conflitto di interessi? Se Berlusconi dice che è una fesseria…

Almeno va salvaguardata la dignità professionale. Risulta complicato ascoltare le parole di Petrucci e non vomitare, quindi non rispondere:

Zeman? Dice cose che tutti pensano, ma pochi hanno il coraggio di dire.

Beh, certe stronzate sono proprio difficili da dire… più che coraggio noi parliamo di onestà intellettuale, qualcosa sconosciuta a questi personaggi.

Devo rispettare i regolamenti, e i regolamenti sono questi. I regolamenti si rispettano quando si rispetta l’etica. Non ce l’ho con Conte o con la Juve, ma se si stava zitti ne uscivamo prima. Si parla a sentenza definitive. Questo è un mondo bello, rovinato dallo stress.

Il festival del paraculismo. Primo: a non rispettare i regolamenti è proprio il CONI e la FIGC, ostaggio delle milanesi e delle loro malefatte. Troppo potere politico, troppi interessi convergenti. Fortuna che il campo dice sempre la verità. Petrucci che parla di etica è proprio una barzelletta che non fa ridere: la sua vita personale è piena di strappi alla regola per quanto riguarda l’etica. Quanto allo stress, preferiamo ricordare che a rovinare lo sport italiano siano proprio questi personaggi. Non ce l’ha con la Juve? Uhm, allora è anche bugiardo.

Ora sembra che i responsabili siano i giudici. Non è vero, non è così.

Sante parole, presidente: i responsabili non sono i giudici, ma la FIGC e il CONI, nelle vesti dei loro presidenti. Almeno su questo siamo felicemente d’accordo. Senza alcuna stima!

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Petrucci, senti chi parla

Parole di Petrucci, presidente del CONI:

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Sembra che l’unico colpevole di questo calcioscommesse sia Palazzi e non chi ha commesso illeciti - aggiunge Petrucci. “Così non si può andare avanti. Il calcio non può pensare di vivere senza regole o in spregio di quelle esistenti approfittando di casse di risonanza mediatiche superiori a quelle degli altri sport che invece rispettano le regole e i verdetti anche nei settori professionistici”. “Nelle ultime settimane - sottolinea il presidente del Coni – ho assistito ad esibizioni muscolari che ancora una volta hanno mostrato il lato peggiore di uno sport che non merita tali mortificazioni. Non si può immaginare di commentare le sentenze ad ogni grado di giudizio. Occorre rispettare i giudici, gli arbitri e quanti sono preposti al rispetto delle regole. Altrimenti sarà solo caos e questo il Coni non può consentirlo. Per questo - conclude Petrucci – dico: giù le mani dalla giustizia sportiva!”».

Caro Dott. Petrucci che sei nato a Roma, che parli da Roma, dove avete vinto il campionato di pallanuoto del 2000 ed il campionato del “ti cambio le regole il sabato per la domenica” del 2001; caro Petrucci che, messo alle strette da Andrea Agnelli, organizzi l’inutile  “tavolo della pace” non avendo la forza di togliere all’Inter lo scudetto regalatole da Guido Rossi; caro Petrucci ex Segretario della Federazione Italiana Pallacanestro, ex Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, ex Segretario della Federazione Italiana Giuoco Calcio, ex Commissario della Federazione Italiana Giuoco Calcio, ex Vicepresidente esecutivo della Roma (ma va’!), Presidente del CONI, sindaco di San Felice Circeo, autore della proposta fallimentare per le Olimpiadi 2020 a Roma  (ma come mai sempre Roma?).

Carissimo Giovanni, Gianni, Giannino, laureato in Scienze Politiche: hai studiato, hai predicato, hai razzolato.

Esimio capo dello Sport Italiano.

Ma da che pulpito viene la predica?

Ma come fai a difendere Palazzi dopo che costui ha pregato Bonucci di patteggiare 3 mesi contro 42 mesi pur di dare credibilità al suo castello accusatorio? Ma come fai a difendere Palazzi che giustifica il mancato deferimento dell’intera squadra del Siena sostenendo che potevano essere andati a fare pipì? Ma come fai a difendere Palazzi che si è fatto sfuggire le intercettazioni di Facchetti e, quando gliele hanno date, le ha tenute nel cassetto fino alla prescrizione dell’Inter?

Palazzi è bello, è elegante, ha una bella cravatta, un bel paio di occhiali ed uno stupendo fazzolettino sul taschino, ma non è la Juventus che dice che ha sbagliato quasi tutto. Non è la Juventus che dice che i Giudici hanno lavorato male. Ve lo dite voi della FIGC, gli uni con gli altri. Non te ne sei accorto, Giannino?

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Palazzi prega Bonucci e Pepe, poi, non corrisposto, chiede 3 anni e 6 mesi per l’uno, 1 anno per l’altro. La Commissione Disciplinare li proscioglie entrambi. La Corte di Giustizia Federale conferma il proscioglimento. Mica la Juventus.

Palazzi chiede la retrocessione del Grosseto. La Commissione Disciplinare la accorda. La Corte di Giustizia Federale annulla la retrocessione. Mica altri.

Palazzi propone un patteggiamento con Conte di 3 mesi e € 200.000. La Commissione Disciplinare lo sconfessa ritenendo il patteggiamento non equo. Palazzi allora propone 15 mesi di squalifica per due omesse denunce. La Commissione Disciplinare lo sconfessa sanzionando 10 mesi di squalifica per due omesse denunce. La Corte di Giustizia Federale ridicolizza Palazzi scagionando Conte per Novara-Siena e  sconfessa la Commissione Disciplinare sanzionando 10 mesi di squalifica per una omessa denuncia.

Tutto fatto, disfatto e rifatto da voi della FIGC, caro Gianni.

E ti meravigli, e ti scandalizzi se Conte e la Juventus contestano questa giustizia?

Avete provato a cancellare la Juventus, ma vi è andata male.

Tu ed Abete ricordatevi che da quelle poltrone, prima o dopo, dovrete alzarvi.

La Juventus rimane.

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Il fallimento della teoria Palazzi

La giornata di ieri passerà alla storia come una delle più vergognose per il sistema della giustizia sportiva italiana. Lo abbiamo detto e ridetto molte volte. Ma siamo ancora qui, a contare, analizzare e contestare tutti gli errori che questo pseudo sistema sta creando, giorno dopo giorno. Gli orrori giurisprudenziali si susseguono a catena. Le garanzie procedurali, e processuali soprattutto, vengono meno come se niente fosse. E i vertici della FIGC fanno silenzio. Cioè, di fronte a questi vili attacchi, devono per forza far silenzio. Nessuna giustificazione, nessuna motivazione può spiegare ciò che sta accadendo in questi giorni nell’ambito della giustizia sportiva. Ieri si è consumato l’ennesimo delitto. L’istanza di patteggiamento di Conte è stata respinta, perché ritenuta non congrua rispetto alla pena inizialmente prevista per il reato di omessa denuncia. Ma procediamo con calma.

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La richiesta di Conte ritenuta non congrua non è spiegabile, alla luce del fatto che chi ha commesso un illecito, e cioè un reato più grave rispetto a quello di Conte, ha patteggiato per 4 mesi più un’ammenda. Qual è la logica? Allora vuol dire che era meglio truccare le partite, così Conte avrebbe ottenuto massimo 4 mesi? Delitto! E doppio delitto quando la FIGC non interviene, anzi, dà una sorta di benedizione a Palazzi che ha fatto del suo lavoro forse una questione privata, o comunque totalmente subordinata alla sua discrezionalità. E non è un caso che molti dei patteggiamenti concordati tra Palazzi e le difese siano stati respinti dalla Disciplinare, perché ritenuti non congrui: qui una grande bocciatura del procuratore, arrivata direttamente dalla corte. Per questo la teoria Palazzi non sta in piedi, e se n’è accorta anche la disciplinare che, nell’assenza di obiettività, ha comunque in un certo senso ritenuto non soddisfacente il lavoro di Palazzi. Ma forse potremmo anche andare oltre, e pensare che il rifiuto del patteggiamento sia una trappola per Conte, una trappola messa in atto dallo stesso Palazzi, con l’avallo della Disciplinare. Sono malpensante? No, dopo quello che è successo, sono solo molto lucido nell’analizzare gli eventi.

Gli avvocati di Conte decidono allora di richiedere la ricusazione dei giudici, istanza respinta perché avvenuta a dibattimento già aperto. Qui secondo me c’è un grosso errore degli avvocati di Conte, perché non si può richiedere la ricusazione, nonostante ci fosse una sentenza della Corte Costituzionale del 1992, nella quale si afferma che un giudice che ha rigettato una richiesta con pena concordata, non può decidere sulla stessa.

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Allora, si era sparsa la voce che la Disciplinare avrebbe richiesto per Conte una pena di 4 mesi, più 100mila euro di ammenda. E qui siamo al secondo errore. Il primo degli avvocati di Conte che, subito dopo aver incassato il rifiuto per il primo patteggiamento, avrebbero dovuto non continuare, cosa che poi si è verificata. Il secondo da parte della Disciplinare, perché con questa richiesta ha equiparato la pena accordata a chi ha commesso un illecito con la pena richiesta per chi è stato accusato di omessa denuncia. Comportamento e richieste assolutamente illogiche, fuori da ogni procedimento che abbia le caratteristiche della legittimità e della normalità.

Terza anomalia. È da ricovero, e sfiora veramente il ridicolo, la requisitoria di Palazzi, che inizia ringraziando le procure di Bari e Cremona; prosegue dicendo che nessuno dei pentiti avrebbe risentimenti nei confronti di chi è stato accusato; continua affermando che per le accuse mosse ci sono tanti riscontri, come telefonate, incontri, responsabilità; chiude addirittura affermando che tutte le accusa fatte dall’ufficio devono essere ritenute credibili.

Insomma, una giornata nera per la giustizia sportiva, nerissima per chi è stato coinvolto in queste vicende, e per le quali non ha nessuna responsabilità. In questo momento, penso soprattutto a Conte uomo, uno dai valori morali fermi, con un’etica che non si discute, e con un’onestà che non può minimamente essere messa in dubbio dalle parole di uno scommettitore, di uno che voleva vendere le partite, e che grazie allo schifo creato da Palazzi, ha patteggiato 4 mesi e rischia anche di passare per un eroe. Siamo in Italia, e questo può succedere. Penso all’allenatore Conte, che si è trovato in questa vicenda senza sapere come; fosse stato per lui, non avrebbe pensato nemmeno lontanamente all’idea del patteggiamento, e invece si è dovuto piegare alla politica societaria, ottenendo oltre al danno, la beffa. Si, perché quando ha deciso di patteggiare, ha messo da parte la sua dignità per il bene della Juventus; ha dato la possibilità ad altri di insinuare sulla sua onesta, perché molti ignoranti si sono chiesti: “ma perché patteggia, se è innocente?”, non sapendo che nelle giustizia sportiva è praticamente impossibile difendersi, per quello strano quanto indecoroso meccanismo dell’inversione dell’onere della prova. E quando tutto sembrava più “facile”, quando sembrava che il prezzo da pagare fosse stato pattuito, seppure a malincuore, arriva il rifiuto della Disciplinare. Una vigliaccata senza pari, fatta giocando sull’onesta e la dignità di un uomo innocente che, nonostante avesse deciso di scendere a compromesso per chiudere il più in fretta possibile questa strana storia, si è visto addirittura incolpato di una pena maggiore, pari a quella di chi aveva commesso un reato ben più grave.

Con la giornata di ieri abbiamo oltrepassato il limite consentito in uno stato che si vuole definire “Stato di Diritto”. Allora cosa si aspetta la giustizia oppure l’opinione pubblica che si definisce obiettiva, quando è subdolamente anti juventina? Si aspetta la calma, l’accettazione della decisione con aplomb britannico? La pseudo giustizia è la radice dell’esasperazione che si respira tra i tifosi. Siamo due gruppi in Italia, juventini e antijuventini. Il 2006 ha acceso la scintilla, il 2012 sta facendo scoppiare la guerra. Perché oggi siamo più informati, ed è dura mantenere la calma di fronte a tifosi che leggono giornali e tv, fermandosi ai titoloni che fanno vendere, senza veramente scovare la verità, e sapere tutto quello che c’è da sapere. Tra juventini e antijuventini si è creata ormai una situazione insostenibile, siamo arrivati a un punto di non ritorno. E ora anche la società Juventus deve imboccare una strada a senso unico: ce l’aveva promesso dopo il 2006. Oggi è arrivato io momento di mantenere quella promessa.

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