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Tag: pioli

Juventus – Inter 1 – 0 / Macchine da guerra e macchine di fango

Juventus – Inter è una sfida di macchine: da guerra e di fango. Allegri batte Pioli che vira sulla polemica facile. Resta il colpo di Cuadrado e una prestazione tosta.

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Il Movimento 5 Stelle è vivo più che mai. Tutti insieme, a sfruttare un tasso tecnico di enorme qualità, tale da sopperire anche ai momenti di stanchezza fisiologica.

La Juve subisce molto poco e bastano un paio di accelerazioni per mandare in tilt la difesa avversaria. Due traverse negano due gol splendidi a Dybala e Pjanic, Handanovic ne prende altri due, così come Buffon interviene su un paio di pericoli nerazzurri.

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Una partita molto maschia, a tratti divertente per i continui ribaltamenti, con il gioco spostato principalmente sulle fasce.

Allegri dovrà verificare la tenuta di modulo e uomini anche per la Champions. Pioli dovrà continuare su una strada che sembra quella buona.

Ridurre tutto a lamenti che negli studi sono stati comunque smontati appare ridicolo. D’altronde, ci sono macchine da guerra, e macchine di fango.

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Una domenica di ordinaria follia

L’apertura della Domenica Sportiva è tutto un programma: “Ieri Conte ha esultato, ma ne parleremo dopo”. Negli studi Mediaset si è addirittura portato un polveroso libro dal titolo “Regolamento del Calcio – FIFA”. Non sapevo nemmeno esistessero dei commi sulle esultanze degli allenatori, ma Cesari è riuscito a trovarli. Oggi… non ho il coraggio di aprire i giornali. Benvenuti in Italia.

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E’ stata una domenica bestiale, e non è una citazione della famosa canzone. Il pomeriggio è filato liscio.

Nemmeno 120 secondi e al Napoli viene concesso un generoso rigore. Per carità il fallo forse c’era, solo che comincia fuori area. Hamsik allora non era un’eccezione: se atterri un napoletano poco fuori area, la nuova regola impone di assegnare il rigore. E così l’innamorato Cavani si può sbloccare. Ai microfoni, davanti a una immagine piuttosto chiara, Walter Mazzarri si traveste da Ray Charles e fa finta di aver visto una cosa che lo schermo continua inesorabilmente a non mostrare.

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Passano tre giri di orologio e in un altro campo, al ping di Napoli si risponde col pong del Milan. Rigore molto generoso su Balotelli che grande e grosso come é si schianta a terra abbattuto da un caccia, probabilmente. Di questo passo Cavani ed El Shaarawy devono preoccuparsi per la classifica cannonieri. Sannino si lamenta a fine partita, ma gli vengono concessi giusto pochi secondi. Mentre Allegri fa l’apologia di Messi e per poco non ci scappa la richiesta di eccessiva inferiorità e quindi la ripetizione dell’ottavo di finale al Camp Nou. Su Zapata nessuna domanda.

L’ilarità regna sovrana e così Pioli si prende tutta la scena. Mondonico, quello che esultò mostrano a uno stadio intero una sedia alzata provocatoriamente sopra la testa, diventa beato, quasi santo. Zazzaroni, dopo un tip tap e un tango, descrive perché “Antonio, che è un mio amico, ha sbagliato”. A distanza di 12 ore non ho ancora capito le sue spiegazioni. Collovati, giustamente, gli fa notare come a Bologna i tifosi bianconeri erano 15 mila e molti di questi erano proprio in tribuna, nel lato a cui Conte ha mostrato i pugni al cielo. Civoli, che purtroppo non ha potuto godere della sua Inter, si dice invece esterefatto dall’atteggiamento di Conte “per il quale prevale l’istinto”. Conferma la sensazione pure Italo Cucci: Italo chi?

Torino-Lazio giocano sotto la neve, mentre ai nerazzurri questa condizione viene depennata. Troppo stanca, troppi rischi. Zazzaroni, dall’alto della sua fede nerazzurra, tenta addirittura di far passare il rinvio come un torto a Stramaccioni: meglio di un film comico di Leslie Nielsen.

Detto in altro modo. Per il Napoli è ok il rigore fuori area, nessuno si scandalizza. Al Milan prosegue la fortuna di vedersi assegnare un rigore a partita: fra un po’ c’è la Juve, occhio ai falli di schiena. Zapata prende il giallo e nessuno fa rivedere le immagini. Conte, che sta stravincendo, non può esultare. Tutto normale. Tutto così maledettamente normale. Solo in Italia, però!

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Meritate il peggio. Del peggio

La Juventus che batte il Bologna dopo una gara non facilissima, anche se la prestazione dei bianconeri farebbe pensare il contrario, è anche una Juventus che continua a far parlare, in realtà a far rosicare. In particolare è stato l’atteggiamento di Antonio Conte a far storcere il naso ai più, in primis al tecnico della squadra emiliana. A fine gara Pioli avrebbe richiamato Conte “al rispetto”: “Antonio, porta rispetto”, frase pronunciata dopo il rituale della stretta di mano a fine gara, e ripetuta anche ad Angelo Alessio, con la precisa raccomandazione di riferire a Conte. Il motivo? L’esultanza di Conte insieme ai tifosi bianconeri, quasi a fine gara. Il mister ha allargato le braccia, un gesto come quello di Trieste, alla penultima dello scorso campionato: di gioia sicuramente, ma secondo me più di liberazione dopo una settimana nella quale la Juve ha fatto 6 punti fondamentali in due gare che potevano sembrare facili, ma in realtà erano difficilissime. Cosa avrebbe fatto di male? Pioli forse avrà inteso il gesto in senso offensivo, forse avrà capito male, interpretando il gesto come indirizzato all’intero stadio, ai tifosi di casa. Conte invece festeggiava con i suoi, e non si sarebbe mai permesso di offendere la gente dello stadio, i tifosi del Bologna.

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Forse in Italia meritiamo gente del calibro di Mourinho, che fa il gesto delle manette (e anche lui a suo tempo aizzò la folla di San Siro, e nessuno osò protestare); oppure Delio Rossi, che tra cazzotti e dito medio è uno che non le manda a dire; oppure di Baldini che prende a calci in culo Di Carlo; o ancora Zenga che fa a sportellate con Varriale; o ancora De Laurentiis che minaccia di mettere le mani addosso ai giornalisti; o ancora Giordano che mette le mani addosso a Materazzi per non fargli battere il fallo laterale (idem Mazzarri contro il Villareal); oppure Zeman che parla solo per insinuare, facendo della dietrologia la sua arma migliore e il suo più importante trofeo di un palmarès fatto di aria fritta (rimpiango Luis Enrique, uno che ha subito di tutto senza mai andare sopra le righe). Non ho mai visto Conte fare gesti del genere. L’unico suo peccato è quello di vincere.

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L’Osservatore Bianconero: la terza giornata di Serie A

Accade di tutto. E ciò che sembra vero una domenica, non lo è più la domenica successiva. Un’altalena di emozioni, ma solo per qualche squadra sono sempre le stesse e positive. Per altre cambiano.

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Prendete i romanisti. La squadra giallorossa cantava sogni di scudetto già alla fine del primo tempo. Col calcio zemaniano la Roma si ritrovava a +2 sul Bologna di Pioli. Due gol sopra, almeno tre livelli sopra per quanto riguarda il controllo della gara e la capacità di farne ancora di reti. Ma tutti dimenticano Zeman, un mago dalla trequarti in su, semplicemente uno dei più mediocri allenatori per l’organizzazione di squadra. E capita allora che Gilardino viva il suo momento di gloria con una clamorosa doppietta gentilmente fornita dalla difesa giallorossa e che Diamanti sigli il gol del momentaneo pareggio. Un cappotto difficile da digerire e stavolta non ci si può attaccare a Zeman e a qualche complotto. Immaginare Petrucci, già vicePresidente della Roma, organizzare un blitz per impedire ai giallorossi di vincere è oltremodo ridicolo. Forse Zeman dovrebbe pensare più ad allenare e ad aprir bocca solo per sistemare meglio la retroguardia, l’attacco va bene così. Roma ferma, bloccata a quota 4 punti, che ha già sperimentato i tre risultati possibili in un campo di calcio. Fa solo paura negli scontri diretti, ma nell’arco di un anno non sembra rappresentare una concorrenza da temere.

Poi ci sono le milanesi. Un pugno a testa, uno schiaffo per uno, una volta io, una volta tu. Cascano i prescritti per mano del maestro Zeman, mentre Pazzini sigla tre gol buoni per il fantacalcio. Poi risegna Cassano epperò si blocca il Milan per mano di una Atalanta concreta sì, ma non in una condizione straripante. Una sta cercando la quadratura, anche se è costretta ad arginare le idee tattiche di Ventura, proprio come una provinciale nonostante questo non sia una bestemmia né un dispetto linguistico. Evidentemente serve intelligenza pure per capire i complimenti che arrivano dall’esterno. Pazienza! L’altra sta cercando di capire che toppe usare per tranquillizzare i tifosi e per dare una scossa a un gruppo privo di leader, a esclusione di Ambrosini che però si avvicina ai 40 anni e trascinare la truppa diventa dura. Abbiamo sempre sostenuto la mediocrità di Allegri in panchina e riteniamo che un allenatore lo si veda proprio nei momenti di difficoltà, quando deve tirar fuori il massimo dal materiale umano che si ritrova. Lo ha fatto Conte ovunque è andato, a parte la parentesi Atalanta, e continua a farlo Conte con le intuizioni (leggi Asamoah). Gli altri che fanno? Ti piaceva vincere facile? Ora ti piacerà meno veder vincere facile.

La sorpresa arriva dalla Sampdoria di Ferrara. Banale sottolineare i 9 punti in classifica (meno uno di bonus, valli a capire quelli della FIGC), più appropriato parlare dei meriti di un tecnico che a Torino ha solamente sbagliato i tempi per dire sì. Tanti giovani, con un portiere divertente da vedere, un attaccante vero come Maxi Lopez, e un 4-3-3 che è tutto da ammirare. Occhio a quel centrocampista di colore così bravo nell’interdizione quanto nella costruzione, e occhio al promesso sposo Poli che sta disputando un inizio di torneo non male.

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Se la Roma arranca, la Lazio vola. Anche qui, ci prendiamo un piccolo merito, se merito si può considerare: le critiche a Lotito non le abbiamo mai capite. Prende la Società Lazio in una condizione spaventosa, a livello di gestione umana ed economica, la porta a vincere in Italia quando vincere era proibito (leggi postCalciopoli) e continua a sfornare ottimi campionati senza investimento alcuno. Alzi la mano chi conosceva Petkovic: complimenti allo staff biancoceleste. Non sappiamo dove possa arrivare questa Lazio, ma la concretezza degli 11 che vanno in campo è davvero strabiliante. Senza considerare che Klose non ha ancora acceso il motore. Da tenere d’occhio per la zona Champions solo se non soffrirà l’impegno europeo.

Discorso analogo per il Napoli per il quale vale un concetto in più: l’atteggiamento di Mazzarri, tanto arrogante quanto comunque positivo per il gruppo. E con questo entusiasmo si può andare lontano. Come per la Juve, bisogna aspettare il girone europeo per capire quanto i carichi settimanali appesantiscano l’una o l’altra avversaria. Ci piacerebbe non ascoltare più le ridicole prestazioni al microfono di Mazzarri e De Laurentiis e sentirli parlare di calcio, ma è come chiedere la Luna. E allora vinca il migliore. Magari converrà dare credito anche alle proteste di Leonardi e Donadoni, o vale solo per la Juve?

Bene la Fiorentina di Montella. In Italia ci rimbambiscono con una finta esaltazione di Zeman e di chi per esso, quando invece i tecnici più giovani andrebbero sottolineati e premiati anche mediaticamente. Pioli per esempio, ma certamente Montella. L’aeroplanino sta sorprendendo tutti. Preparatissimo sul piano tattico e forse la cura (???) Capello lo ha plasmato anche nel carattere: tiene il gruppo come un condottiero. Arriverà lontano e se la Fiorentina facesse un intelligente mercato di riparazione a gennaio, allora per le zone alte se la dovranno vedere pure con la Viola. Come per il Napoli, conviene però tenere a freno i due fratelli Della Valle: lascino la politica fuori dal loro progetto Viola, e parlino di calcio.

La parte destra della classifica vede sorprese positive e negative. Fra queste ultime una conferma: il Palermo di Zamparini. Abbiamo terminato gli aggettivi, dai più ironici ai più rissosi, e sinceramente abbiamo poco da commentare. Sannino ha pagato a carissimo prezzo la leggerezza di aver accettato una piazza come Palermo. Una piazza che merita ben altro trattamento da parte di Zamparini. Non servono gli arabi, servono giusto un paio di idee. Auguri a Gasperini che fra qualche settimana potrà godersi uno stipendio pagato senza bisogno di lavorare.

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