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Tag: pirlo (pagina 1 di 26)

Senza fantasista non si parte?

Allegri sembra particolarmente in attesa del trequartista, fondamentale nel nuovo progetto tattico che prevede un centrocampo muscolare, un attacco senza Tevez, e appunto un 10 capace di apportare fantasia e scatenare gol.

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Attacco ben assortito, centrocampo che ha perso sì due fenomeni, ma trova la conferma di Pogba e Marchisio, la promozione di Pereyra, il ritorno di Asamoah, e l’inserimento di Sturaro e Khedira. Potrebbe bastare in Italia, ma in Europa è tutta da vedere.

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La difesa punta sulla crescita di Rugani, praticamente un must dopo gli infortuni a Barzagli e Chiellini. Il rientro di Caceres è prezioso, ma il ragazzo ha troppe volte alzato bandiera bianca (l’anno scorso solo 14 partite).

Così tutto ruota attorno al trequartista. Fantasia e assist, gol e dribbling. E’ il regista offensivo che ci serve tanto perché senza Pirlo e Tevez perdiamo molto in imprevedibilità, con l’ultima idea di poter usare un Pogba dietro le punte (ma su questo punto torneremo, perché l’idea non convince del tutto).

Serve il fantasista, senza farsi prendere per la gola.

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Tra sana rivoluzione e paura di scommettere

Erano i classici tempi di Moggi, quando ogni anno cambiavano significative pedine, rimpiazzati opportunamente nei fatti da giocatori nuovi, con nuove motivazioni ed energie. Erano i tempi in cui si vendeva e si comprava con un ritmo elevato, pur mantenendo inalterata una certa struttura di spogliatoio.

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La sfida per Marotta e Allegri è la stessa: mantenere la colonna vertebrale quanto più solida, e mettergli accanto tutta una serie di pedine che rinvigoriscono ambiente e risultati.

Sarà cosí anche quest’anno?

Pirlo, Tevez e Vidal rappresentano molto di più di tre autentici fenomeni in campo. Rappresentano anche un simbolo di rinascita dalle ceneri di Farsopoli. Un cambio di rotta netto, forte, violento che ha determinato gli ultimi quattro anni della storia del calcio italiano. Perdite importanti, ma non bisogna cascare nell’errore di sopravvalutare chi è arrivato e chi arriverà, o rimanere inutilmente legati a un passato con cui mai si è vinto.

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La rivoluzione è necessaria. La scommessa va fatta. Ponderando ogni genere di manovra: quella economica, quella tecnica, perfino quella tattica.

Senza fretta, perchè la Juve si trova davanti la possibilità di poter gestire il campionato e provare ad aggiungere nuovi tasselli di crescita in Europa.

Il pericolo più grave che la Juve corre non è quello di sbagliare il prossimo acquisto, ma quello di perdere di vista l’unità di intenti che deve legare staff e tifoseria. Già l’anno scorso, noi tifosi siamo stati autori di una campagna durissima nei confronti di quell’Allegri cui oggi siamo aggrappati. È ancora recente l’addio di Zidane, con i successivi anni d’oro che seguirono la sua partenza. Non ripetiamo gli errori. Non emettiamo giudizi, non affidiamoci al calcio di luglio (sebbene vada commentato e interpretato).

Per la serie: gli uomini passano, la Juve resta.

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Senza Pirlo e Tevez, la Juve cambia modulo?

Via Pirlo, uno dei migliori registi degli ultimi 30 anni di calcio mondiale. Età, motivazioni, plastico ragionamento logico di necessario ricambio.

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Via Tevez, la più bella sorpresa degli ultimi due anni di Serie A, per serietà, devozione, classe, numeri. La ragion di stato ha spinto l’argentino al rientro in patria: esempio d’altri tempi in un calcio dove i soldi riescono a comprare praticamente tutto (chiedere anche a Pulvirenti).

La Juve cambia pelle. Soprattutto cambia modulo.

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Per Allegri è tempo di ragionamenti tattici per la sua nuova Juve, alla ricerca delle migliori intuizioni per consolidare il dominio nazionale e replicare la campagna europea che ha portato a una finalissima di Champions League. Quali alternative?

Gli acquisti, fino a questo momento, suggeriscono una soluzione muscolare in mezzo al campo (anche se sembra una bestemmia se poi i piedi sono quelli di Pogba, Vidal, Marchisio, Pereyra) e un tridente di forza e di velocità in avanti, con i vari Morata, Mandzukic, Dybala e Zaza. Con un 4-3-3 molto simile a quello che Lippi varò con Baggio, Ravanelli e Vialli, per esempio.

Altrimenti, con la ricerca di un classico 10, si vira verso uno dei tanti moduli che prevedono un uomo di fantasia dietro due punte. Un 4-3-1-2 come già utilizzato quest’anno (con Vidal e Pereyra alternati dietro le punte) o un 4-2-3-1 con l’utilizzo di due centrocampisti di quantità (fra Khedira, Marchisio, Vidal e Pogba) e un terzetto di d’attacco dove le ali sono più attaccanti che centrocampisti (per esempio Morata e Dybala).

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Centrocampo Juventus: ecco come potrebbe cambiare

Pirlo dentro o Pirlo fuori? In attesa di avere una risposta certa a una domanda che la Juve deve porsi, Sami Khedira è stato ufficializzato. Rinforzo a centrocampo utile, forse necessario, certamente prezioso per andare a rinforzare un reparto già fortissimo e completo.

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Ma andiamo con ordine.

Già con Conte si era capito come il reparto chiave di tutti i successi bianconeri è (stato) il centrocampo. Completo in tutti i suoi aspetti: tattici (possiamo variare una infinità di moduli), tecnici (abbiamo quanto di meglio il calcio offre in giro per l’Europa), caratteriali (forza, agonismo, rabbia). Allegri lo ha schierato in modo differente da Conte, con un falso trequartista ad agire dietro le punte, ma il risultato non è cambiato, anzi migliorato.

Contiamo e valutiamo gli uomini.

Marchisio è destinato a prendere il posto di Pirlo in cabina di regia, con la capacità di abbinare alla qualità anche la sagacia tattica di un interdittore. Futuro capitano bianconero, Claudio Marchisio gode di immensa stima da parte di Allegri e appare come un jolly imprescindibile di reparto.

Arturo Vidal è tornato ai suoi livelli, dopo una stagione travagliata. Ma il suo apporto è fuori discussione: se sta bene, è un giocatore unico e impareggiabile, ottimo per ogni tipo di posizione, in ogni tipo di schema.

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Paul Pogba è il genio che deve ancora convincersi di esserlo. Gigioneggia troppo – come da rimprovero di Allegri – ma mezzi fisici e tecnici fuori la norma. È una sorta di caveau per le casse bianconere, e una lampada magica in campo. Deve stare bene fisicamente e migliorare l’approccio agonistico al match, senza correre il rischio di privilegiare l’estetica all’efficacia. Allegri dovrà essere bravissimo nell’uso di bastone e carota. A regola, uno dei prossimi Palloni d’Oro sarà suo. Speriamo lo ritiri da juventino.

Khedira è acquisto preziosissimo, perché in grado di sostituire ogni titolare oggi a disposizione di Allegri, spostando qui e là parametri fisici o tecnici. L’esperienza può essere incredibilmente utile in certe fasi della stagione. La paura è che la sua firma nasconda una sorta di precauzione nel caso di addio del cileno o del campioncino francese.

Pereyra è stata la sorpresa più piacevole. Non avesse avuto quella carriera, siamo sicuri che avrebbe strappato la maglia da titolare a Pirlo nella finale di Berlino per meriti acquisiti sul campo. Sta pure imparando a segnare. Tecnico, veloce, capace di ricoprire più posizioni in mezzo al campo: una manna per chi lo allena. Un peccato doverlo piazzare in panchina per eccesso di titolari.

Sturaro ha letteralmente convinto in pochi mesi di Juve. Arrivato in silenzio a gennaio, ha dimostrato sul campo che ha qualcosa di bianconero: forza, determinazione, una certa arroganza, e mezzi tecnici già buoni destinati a migliorare. Gran bel colpo per la Juve, che si rafforza ringiovanendosi.

Fin qui, un centrocampo di questa portata, Pirlo o non Pirlo, non ce l’ha nessuno in Europa. I punti interrogativi dipendono dalle condizioni di Asamoah, sempre più visto nel ruolo di terzino e fluidificante, e la ricerca di esterni puri. Oltre la possibile mega offerta che può arrivare per Pogba, o per Vidal.

Di certo c’è che il motore della prossima stagione sarà ancora una volta la mediana. Con un Khedira in più, e forse un Pirlo in meno.

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Cesena – Juventus 2 – 2 / Problemi di ordine mentale

Una delle più brutte prestazioni di sempre. Non esageriamo se descriviamo così Cesena – Juventus, uno scialbo pareggio molto più vicino a una sconfitta.

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Due considerazioni pesanti:

  1. il pareggio di ieri sera consente agli avversari di respirare e rimanere ottimisti: se l’ennesima occasione di ammazzare il campionato viene sprecata in questo modo, allora c’è speranza;
  2. le certezze del gruppo vengono picconate e questo non aiuta a creare una squadra forte forte.

Piuttosto che cercare colpevoli, è più corretto cominciare a ragionare di risorse umane. Più volte in questo campionato abbiamo assistito a preoccupanti cali di tensione, alternati a prestazioni di primissimo livello. Perché questi cambi di atteggiamento? Normale aspettarselo dai vari Padoin o Ogbonna, mentre è inaccettabile da gente come Vidal o Pogba, perfino Pirlo.

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Il tutto è affidato allora a Buffon. Gigi ieri è stato importante, ma le sue sfuriate non sono state minimamente recepite.. Il mea culpa finale è un voler schermare gran parte dei ragazzi e lo accettiamo, da gran capitano quale lui è. Ma bisogna cambiare, una volta per tutte.

Ad Allegri toccherà fare molto più lo psicologo che il tattico. Se in campionato simili giornate possono avere scarso impatto, in Europa possono essere decisive in negativo. In ogni caso, nemmeno in campionato è tollerabile, visto il livello medio della Seria A.

D’ora in avanti dobbiamo imparare a essere una squadra cinica e killer: ammazziamo quanto possiamo, sportivamente, ammazzare, perché a noi non perdona nessuno nulla.

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Juventus – Chievo Verona / Battere il ferro finché è caldo

Alle 15 il Chievo. Poi ci sarà da attendere i 90 minuti dell’avversaria di turno, nel tentativo di capire se bisogna già mangiarsi le mani per i troppi punti sprecati fin qui in campionato (leggi Sassuolo, Sampdoria, Inter, fra i match buttati via).

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Per Juventus – Chievo Verona, Allegri rinuncia a Pirlo (influenzato), ma ritrova il guerriero Vidal che nel 2015 sembra di una spanna superiore al Vidal della prima parte di stagione. Sarà ancora Marchisio regista, in quello che probabilmente potrà essere il suo ruolo futuro, con la fascia di capitano al braccio quando SuperGigi smetterà con la Juve.

L’assenza di Pirlo apre le porte a Pereyra: titolare, nella posizione dove può più dare fastidio agli avversari e cioè la trequarti. Dovrà sfruttare le sue armi: uno-contro-uno e accelerazioni verticali improvvise. Allegri vuole 7 gol. Come a dire: colmatemi le lacune dell’attacco.

Già, quel reparto dove sulla carta i problemi non esistono, o non dovrebbero esistere. Discorso a parte merita Tevez (sono 32 i gol in 52 match con la Juve: raggiunto David Trezeguet), mentre Llorente e Morata sono due interrogati speciali.

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Uno, Llorente, deve tornare a segnare, oltre che faticare per la squadra. L’altro, Morata, deve decidere cosa fare da grande: il campione, e ne ha tutte le possibilità, o l’eterna promessa col rischio di andare a Toronto prima di compiere 30 anni?

Il pomeriggio di Juventus – Chievo Verona sarà speciale per Andrea Barzagli: la Nazionale lo ha più volte massacrato. Non tocca campo da luglio e finalmente torna in panchina. Ingresso graduale in rosa, lo sarà ancora di più l’ingresso in campo dove non si possono rischiare ricadute.

Finale dedicato a chi sulla destra sta scalpitando: quel Simone Pepe che da 2 anni coltiva sogni di vendetta nei confronti della mala sorte.

Avanti Juve. Avanti tutta.

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Napoli – Juventus 1 -3 / Signori si nasce e noi lo nacquimo

Vittoria abbastanza netta, se si vuole parlare di calcio. Altrimenti evitiamo ogni forma di opinione. Napoli – Juventus finisce 3 a 1 per i bianconeri, stavolta privi del miglior Tevez, ma forti di un gruppo unito.

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Allegri imposta il solito 4-3-1-2, con Vidal a occupare sistematicamente ogni zona del campo utile a sfogare il proprio dinamismo. Il cileno sta ritrovandosi e la Juve ne beneficia. Ed è regola quella per cui la linea del centrocampo perde Pirlo che arretra in mezzo a Bonucci e Chiellini per impostare da lontano, con gli attaccanti costretti a un incessante di movimento a pendolo. Alla lunga la paga Llorente che poi si ritrova lontano dalla porta quando la Juve accelera in verticale verso la porta avversaria.

Caceres non fa rimpiangere Lichtsteiner, e sì che nei primi minuti era palese l’assenza di fiducia verso il sudamericano. Evra presidia bene, spinge stavolta poco, ma il francese ora è rassicurante. Sono state queste le chiavi del match, con un Napoli che ha faticato a costruire con i suoi playmaker, preferendo più scorribande laterali e lanci in profondità su cui la difesa bianconera non ha avuto problemi.

Non uno spettacolo eccezionale dal punto di vista tecnico, ma agonismo e ritmi interessanti in Napoli – Juventus.

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Il gol di Pogba è una gemma, quella di Britos una conferma della scarsa costanza di attenzione juventina. La variante, rispetto a Samp e Inter, è rappresentata dalla reazione: la Juve troppo bassa è riuscita a ripartire, grazie anche a una non saggia decisione di Benitez di lasciarle un uomo in più a centrocampo. Caceres pareggia il conto delle palle inattive, mentre da uno strattone di Morata nasce il gol stupendo di Vidal che ha chiuso la pratica.

Non tutto è risolto, ma la famigerata crisetta ha prodotto un ritorno a +3 circa le distanze dalla Roma.

Ora, in serie, ci sarà spazio per far sfogare la panchina giovedì contro il Verona in Coppa Italia, e poi un remake della sfida agli scaligeri domenica sera.

Per tutte le polemiche, leggere il nostro articolo sul perché “Avete rotto i coglioni“.

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Supercoppa Italiana: di tutto per perdere… e quasi non bastava

Se volevamo regalarla, tanto valeva chiuderla, a loro favore, prima. Molto prima dei rigori.

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Il vizio più perverso si è impadronito della Juve: l’incapacità di chiudere i match, di conservare i vantaggi. Di sciupare fino al terzo rigore consecutivo. Con Allegri che ha letto malissimo la partita, facendo cambi più con la logica dei dadi che con l’intelligenza tattica.

Qualcuno ha detto: pazienza!

Beh, questo qualcuno ha poco di bianconero.

Dispiace soprattutto per Buffon, autore di una prova mostruosa. Dispiace anche per Pirlo il cui nervosismo – stai sereno Andrea – è assolutamente il nostro. Dispiace anche per Tevez, l’unico a metterci un po’ di cuore, oltre che immenso talento e… il rigore può sempre capitare.

Gradirei adesso parlare di rinnovi con riduzione di ingaggio, perché i vari Pogba e Vidal stanno più facendo danni che altro. Soprattutto il cileno è al terzo errore grave, anzi gravissimo visto che ci è costato una coppa. E’ dal suo sciagurato pallone perso che Higuain ha pareggiato il primo gol di Tevez.

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Ah, ci fosse stato Moggi…

Così Allegri stecca la prima, mentre la Juve ora deve fare i conti con un gruppo spremuto (visibile, palpabile) e scarse alternative: davvero con Padoin volevamo vincere la gara? Asamoah, Caceres, Barzagli e Romulo rientreranno o bisognerà intervenire sul mercato?

Inoltre, sarebbe carino conoscere i motivi supremi che hanno spinto più in alto in gerarchia dei rigoristi Chiellini, Pereyra e Padoin rispetto, per esempio, a Evra che qualche finalina l’ha giocata nella sua carriera (e sembra avere piedi più morbidi dei tre ragazzi mandati sul dischetto).

Bene così. La sberla alle volte aiuta. Anzi deve aiutare. Ma gli errori si stanno clamorosamente ripetendo, di gara in gara.

Come si dice in francese “caro Paul, devi essere più concreto e meno pavone”? Come si dice in cileno “Arturo, gentilmente puoi farti tre panchine di fila, magari ti viene la voglia di giocare come sai”? Prendiamo al più presto un traduttore, perché così si va poco lontano.

Unica morale del match? Abbiamo fatto di tutto per perderla… e quasi non bastava.

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Juventus – Napoli / Supercoppa Italiana a Doha

Juventus pronta. Napoli pronto. La finale di Supercoppa Italiana a Doha darà il via allo spettacolo alle ore 18:30 italiane. I bianconeri di Allegri contro gli azzurri di Benitez.

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Due modi differenti di intendere il calcio, con Allegri che si è già portato a casa un record: i punti raccolti nell’anno solare, da spartirsi col percorso di Conte a inizio anno. Ma la finale secca ha un altro sapore.

Primo trofeo per Allegri, mentre Benitez potrebbe dare un senso a questa stagione.

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E’ a centrocampo che si giocherà la partita, dove la regia di Pirlo è assistita dalla corsa e dalla qualità dei tre tenori Marchisio, Vidal e Pogba, con il cileno a fare da raccordo con i due punteri.

Il Napoli sembra legato mani e piedi al Pipita Higuain, potendo però contare sulla forma strepitosa di Zapata, vero mattatore e salvatore delle ultime sfide.

Inutile ragionare su chi arriva più in forma o più preparato psicologicamente. Come ha detto benissimo Moggi: “in sfida secca, può accadere di tutto”. Lo scopriremo più tardi.

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Supercoppa Italiana: meno 1 alle polemiche

Comunque vada, sarà polemica. Se vinciamo sarà polemica. Se perdiamo sarà polemica perché qualcuno rivendicherà la finale di Supercoppa Italiana qualche anno fa. Solo noi siamo interessati allo spettacolo?

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Allegri si gioca il suo primo trofeo sulla panchina bianconera. Assenti gli assenti, presenti i presenti, poco spazio alla conta di chi non ci sarà: la gara secca impone il massimo dell’attenzione.

Marchisio sembra carichissimo, tanto da descrivere questa nuova Juve come più preparata per l’esperienza nelle coppe. Pirlo e Vidal prontissimi, con Pogba scalpitante. 4 fenomeni per un centrocampo da urlo, probabilmente l’ago della bilancia tattica del match di domani pomeriggio per una finale di Supercoppa Italiana che darà il via alle vacanze natalizie.

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Tevez e Llorente sembrano non avere più concorrenza, anche perché ci si attende da Morata più rabbia sotto porta e maggior peso specifico quando parte titolare.

Il rientro di Bonucci, la crescita di Evra e l’instancabile Lichtsteiner garantiscono il miglior assetto difensivo possibile.

Ha ragione Moggi: in gara secca può accadere di tutto.

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