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Tag: pjanic (pagina 1 di 2)

Juventus – Lazio 2 -3 / Male la prima

Clamorosa lettura errata di Allegri che manda in fumo il primo trofeo stagionale. Non che i ragazzi siano esenti da colpe, anzi. Adesso c’è da capire cosa abbia influito fra condizione fisica e condizione mentale. La prima è normale al 13 di agosto, mentre l’altro potrebbe essere un problema da fine ciclo.

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Tecnicamente la partita non è giudicabile, visto che la Juve non l’ha giocata. Gambe lente, poco voglia di sacrificio, nessuno spazio creato e centrocampo ceduto strategicamente alla Lazio. Persino la difesa perde valore di giudizio: nessun filtro, resta lo smarrimento generale evidente nel primo e nel terzo gol.

Affidata al colpo dei singoli, i singoli hanno fallito. Juve al tappeto prima ancora di cominciare. Con nessun cambio repentino di Allegri che ha tardato le contromisure. Sbagliandole. Serviva Marchisio per dare sostanza e fosforo al centrocampo, invece è stato bocciato Benatia, con Douglas Costa troppo tardi.

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Proprio quest’ultimo è la lieta novella. Rapido, creativo, troppo carico e infatti perde qualche palla per eccesso di foga, ma è una variabile importante per la stagione. Destra o sinistra, anche in alternativa o insieme a Bernardeschi entrato troppo tardi per incidere veramente.

E ora tutti a lavoro. Tanto lavoro. Da aggiustare le distanze fra i reparti, col dubbio che senza condizione fisica questo è un modulo suicida perché crea un buco a centrocampo che consegna strategicamente campo e palla agli avversari, obbligandoci in ripartenze sanguinose. Da valutare un più prudente 4-3-3, dove Pjanic necessita di avere le spalle coperte da altri due colleghi di reparto per impostare e creare, salvo la disponibilità degli attaccanti di farsi vedere e creare linee di passaggio utili.

La prima è da buttare. Sabato comincia un campionato che si prospetta fra i più difficili, dove gli stimoli da ritrovare sono essenzialmente ciò che determinerà successo o sconfitta.

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Juve: pericolo interismo, romanità e napolezza

Dare la colpa ad Allegri è solo interismo. O romanità. O napolezza. Cadere nel tranello di farsi sopraffare dalla giusta e naturale tristezza è esercizio assai facile per chi proprio non vuole accendere il cervello. Proviamo a farlo.

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6 scudetti di fila sono leggenda. Con la tripla doppietta di Campionato e Coppa Italia. Ma anche la doppietta della Champions persa in 3 anni. Peccato. Roba da psicosi, a questo punto, perché il conto si fa salatissimo nelle finali europee. Dove pesa una statistica imbarazzante: pochi gol segnati, molti presi, mai il dominio. Anche col Liverpool nell’85 e con l’Ajax nel ’96 abbiamo trascinato il risultato pericolosamente verso la fine. Traduzione? Intraducibile.

Veniamo alla più recente. Dare la colpa ad Allegri è da pazzi. Quelli aveva, quelli ha fatto girare a mille, ma quelli – a un certo punto del secondo tempo, cioè dopo qualche minuto – non ne avevano più né fisicamente né mentalmente. Perché il modulo non era stato previsto e perché i ricambi non sono esistiti. Rincon, Pjaca, Asamoah, Sturaro non si sono mai dimostrati veri sostituti dei 14 uomini che hanno spinto al massimo la macchina, da agosto al 3 giugno fino alle 22:00. La verità è questa. Oltre a quel pizzico di fortuna e tanta personalità che mancano in serate come quella di Cardiff.

Chi incendia alla tragedia è solo colui che vuole fare del folclore. Viceversa ha più senso continuare a incitare i ragazzi e Allegri perché il processo di crescita iniziato 3 anni fa non abbia uno stop pericoloso.

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C’è molto da rinnovare, tanto da potenziare nelle seconde linee, specie se il modulo principale del prossimo anno sarà lo stesso di questo entusiasmante 2017. Quel 4-2-3-1 che succhia energie come non mai. Più la variabile “essere decisivi” degli uomini che più hanno deluso sabato sera. Fra i vari, Higuain e Dybala su tutti.

E per la prima volta Allegri ha letto male e in ritardo l’andamento tattico del match, quando cioè era chiaro che il centrocampo a 3 del Real avrebbe avuto la meglio sulla coppia Khedira-Pjanic. E anche qui dobbiamo registrare la buona prova del bosniaco, alla primissima finale di Champions, in una squadra che non girava bene dalla trequarti in su. Eppure il più pericoloso negli unici tiri bianconeri verso la porta avversaria.

Si riparte, come ha detto Andrea Agnelli e come ripetuto da Allegri. Si riparte perché non c’è motivo non farlo, alla luce del gap scavato in Italia e del gap che si sta recuperando in Europa, finale a parte.

Si riparte da un mercato che deve rinfrescare i muscoli dei reparti bianconeri, con qualche specialista nei ruoli a questo punto fondamentali quali le corsie laterali e la cerniera di centrocampo dove serve fosforo e turbo insieme.

Finale a parte, questa è una Juve comunque da applaudire. Incazzati si, come è giusto che sia. Per l’impegno venuto meno. Ma… ripartiamo!

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Juventus – Inter 1 – 0 / Macchine da guerra e macchine di fango

Juventus – Inter è una sfida di macchine: da guerra e di fango. Allegri batte Pioli che vira sulla polemica facile. Resta il colpo di Cuadrado e una prestazione tosta.

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Il Movimento 5 Stelle è vivo più che mai. Tutti insieme, a sfruttare un tasso tecnico di enorme qualità, tale da sopperire anche ai momenti di stanchezza fisiologica.

La Juve subisce molto poco e bastano un paio di accelerazioni per mandare in tilt la difesa avversaria. Due traverse negano due gol splendidi a Dybala e Pjanic, Handanovic ne prende altri due, così come Buffon interviene su un paio di pericoli nerazzurri.

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Una partita molto maschia, a tratti divertente per i continui ribaltamenti, con il gioco spostato principalmente sulle fasce.

Allegri dovrà verificare la tenuta di modulo e uomini anche per la Champions. Pioli dovrà continuare su una strada che sembra quella buona.

Ridurre tutto a lamenti che negli studi sono stati comunque smontati appare ridicolo. D’altronde, ci sono macchine da guerra, e macchine di fango.

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Juventus – Bologna / Tutto da rifare?

La Juventus riparte col Bologna, dopo l’incoscienza della Supercoppa Italiana e il divertimento di giornali e giornalai che hanno tentato ogni via di comunicazione per destabilizzare l’ambiente bianconero.

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Allegri dovrà fare un po’ il pompiere e un po’ il filosofo. Soprattutto dovrà verificare lo stato di forma e mentale dei migliori da schierare in campo. Unica certezza: il 4-3-1-2 per il quale si cerca un equilibrio a metà campo (e per questo è stato comprato Rincon) e si cerca un trequartista di più continua prestazione rispetto a Pjanic che potrebbe (dovrebbe) essere il crack di questa seconda parte di stagione.

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Nel fortino bianconero si apre un 2017 che dovrà dare risposte che sono però stimoli e sfide. Da affrontare con classe e fame, ciò che è mancato a Doha dove superficialità e scarso senso di sacrificio hanno dettato la sconfitta.

Sfumato Witsel sul mercato (perché a quelle cifre non esistono maglie o blasoni che tengano), bisogna non distrarsi oltre misura, nonostante qualcosa sembri mancare in una rosa forse un po’ vecchia in alcune zone del campo, o dalla qualità non sufficiente a dare il cambio ai titolarissimi.

Bologna, poi Atalanta, poi un tour de force che aprirà la strada verso il ritorno alle sfide europee che Higuain ha messo in cima alle priorità. Mentre Allegri ha tenuto a sottolineare l’importanza di entrare nella storia col sesto scudetto consecutivo.

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Juventus – Atalanta 3 -0 / Alla fine il calcio è semplice

Alla fine il calcio è semplice. Chi ha più corsa e voglia, abbinate a tecnica e idee, vince. Spesso. È accaduto in Juventus-Atalanta dove gli strascichi di Genova hanno finito per pesare più per Gasperini.

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Primo appunto: il bravissimo tecnico ex allenatore delle giovanili bianconere deve avere subito qualcosa in passato per aver questo atteggiamento arrogante alla fine di ogni match con la Juve. Bisogna scoprirlo.

Rabbia, corsa, dedizione. Così la qualità viene fuori. Al di là della prova sublime di Mandzukic (difficile rinunciare a uno così), la prova del 9 è Pjanic che con questo sistema di gioco ha più fiato per fare le cose che contano, senza rincorrere avversari come un qualunque Sturaro. Allegri deve mettersi in testa che il bosniaco va salvaguardato tatticamente, pena giocare con un in meno.

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Il castello del 3-5-2 sta crollando. Senza il tuttofare Dybala la Juve ha necessità di trovare altri abiti. Con Marchisio sempre in campo, perché il fosforo serve. Eccome se serve.

A farne le spese Higuain. Più lontano dalla porta e quindi con rare occasioni di firmare il tabellino dei marcatori, ma sono dettagli (come quello che lo vuole in rete con Dybala a fianco). Firma che invece Rugani ha di nuovo messo. Il giovanotto non ha fatto rimpiangere la BB (Chiellini era in campo) ed è tempo di concedergli fiducia.

Ultimo appunto: bene lo stadio, finalmente bolgia. Non siamo mica a teatro. Questo è calcio. È il calcio è semplice. Chi ha più corsa e voglia, abbinate a tecnica e idee, vince.

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Psicopatici

Psicopatici. Poco altro da dire rispetto alla scellerata (non) partita che la Juventus ha (non) giocato contro il Genoa.

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Atteggiamento e voglia deludenti. E dispiace dirlo, ma molto passa da quel delirante errore di Bonucci al minuto 2.

Gambe molli e zero idee, con l’incapacità di costruire anche solo una vaga azione pericolosa.

Sarebbe anche troppo facile prendersela con Hernanes, ma la verità lapalissiana è che un tempo si giocava con Pirlo, Vidal e Pogba, oggi con Hernanes, Pjanic e Khedira. Passi il tedesco, ma gli altri due sono improponibili.

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Ecco perché non si capisce la testardaggine di Allegri incapace di dare una scossa: a livello tattico, soprattutto a livello mentale.

D’accordo gli infortuni, ma sei la Juve e non ci sta. Non ci può stare quando si producono zero tiri contro Perin. Non ci può stare quando si subisce così tanto. E non vale il Genoa, i segnali ci sono da due mesi, coperto solo dai 3 punti via via presi ora per giocate singole ora per sfuriate di pochi minuti.

Il pericolo, che ripetiamo ormai da un po’ di tempo, è assuefarsi, perdendo grinta e voglia, disperdendo l’opportunità di crescere ancora.

Il pericolo è diventare psicopatici.

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Juventus – Lione 1 – 1 / Dove lo metto Pjanic?

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Anche con la vittoria, Juventus – Lione sarebbe risultata una partita deludente. Condizione fisica più che precaria, occasioni create scarse, rischi in difesa da distrazione o errori individuali gravi. Sembra smarrita quell’identità rocciosa che negli ultimi 5 anni è risultata sempre vincente.

Allegri sta lavorando, spremendo al massimo chi fin qui è stato sempre disponibile, o tentando di recuperare chi fin qui non ha potuto giocare. Il rientro di Marchisio è troppo importante per la Juventus, ma l’assenza cronica di Pjanic, con troppe pause durante le partite, adesso spaventa.

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Senza gli strappi e lo strapotere fisico di Pogba, la Juve ha perso molto nella zona di costruzione. E il serbo non riesce né a impostare né a incidere, tanto meno a fare da filtro a centrocampo. Conseguenza logica è lo smarrimento di Khedira e lo scollamento col reparto avanzato dove la sensazione è che a Higuain bastano davvero pochi palloni (anche se ieri sera ne ha sciupato uno clamoroso).

Il Lione era addomesticato fino a 10 minuti del secondo tempo, quando i bianconeri si sono fermati, completamente rapiti dalla fatica. In tilt in fase di costruzione e con rischi corsi in difesa, compreso l’ultimo secondo di gioco quando Barzagli ha prima sbagliato e poi recuperato.

L’aveva detto Buffon: così si va poco lontano, e oltre alla vittoria bisogna crescere. Le soluzioni in casa ci sono, altre stanno per tornare (leggi Dybala). Ma resta un problema.

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Juventus – Napoli 2 – 1 / L’avete cercato, l’avete trovato

L’avete cercato, l’avete trovato. E godetevi questo Higuain, a Napoli.

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Madama prova a strappare ancora, allungando temporaneamente sulla Roma, staccando il Napoli. Non è stato uno spettacolo divertente come al circo, ma ad Allegri questo basta, basta che si vinca. Juventus batte Napoli 2 a 1.

Tre punti, presi con la consapevolezza che prima o poi là davanti si combina qualcosa, e pazienza se nel centro del campo la vecchia Juve di Vidal-Pirlo-Pogba non c’è più. Pjanic e Hernanes non funzionano, e questa è la drammatica notizia al 29 ottobre.

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Pochi ricambi di qualità, se non il rientro di Marchisio. Che potrebbe non bastare nell’Europa che conta. Perché nella confusione di una mediana che non funziona ci casca pure il Professor Khedira, costretto al compitino da 6, addirittura limitato nelle sortite offensive dove pure aveva dato il meglio nelle prime tre di questa stagione.

Resta il sano cinismo, firmato Bonucci (che sfrutta una svirgolata dopo un angolo) e Higuain (che l’azione e la vittoria se la costruisce da solo). Resta anche il temporaneo smarrimento difensivo che permette a Callejon di riequilibrare il match.

Fortuna e sfortuna sono le due facce di una stessa medaglia. Concetto che va letto in questo modo: il forfait di Chiellini mette nei guai la difesa, ma abilita pure l‘ingresso di Cuadrado che supera addirittura il predestinato Benatia già pronto a bordo campo. Un flash di Allegri, più flash del colombiano che in campo è l’unico a dare la scossa e a tentare qualcosa di non standard. Il resto è compitino.

Mentre a Napoli piangono per l’insuccesso non meritato, peraltro con Higuain mattatore. D’altronde, l’avete cercato, l’avete trovato.

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Milan – Juventus 1 – 0 / Qualità offensiva cercasi

Se hai Higuain, gioca Higuain. Il problema è chi gioca insieme a lui.

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Potenziale offensivo impressionante, ma inespresso, forse non sfruttato. E’ la sintesi di Milan – Juventus, dove i problemi bianconeri sono emersi tutti, specialmente a tratti. Il grandissimo gol di Locatelli premia un Montella ordinato e coraggioso, la cui didattica ha avuto la meglio su una non ben precisata manovra di Allegri.

Ci sono gli uomini, ma mal calati in un modulo che senza alcune pedine mostra lacune antipatiche. Tipo il regista, o semplicemente l’uomo d’ordine. Non lo è Hernanes, non lo è ancora Pjanic. Tipo anche il supporto a Higuain, drammaticamente lasciato senza rifornimenti, e sì che ne basterebbero pure pochi per l’argentino.

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In attesa di Dybala, occorre prendere subito una decisione: chi costruisce la manovra, chi la finalizza? De facto il jolly di Locatelli non intacca la solidità difensiva, ma da metà campo in su la Juve ha grossi problemi. Non risolti nel mercato estivo dove il mancato arrivo di Witsel nelle ultime ore adesso sembra poter pesare, almeno fino al rientro di Marchisio.

Seconda sconfitta in campionato, un po’ di respiro per le inseguitrici che sapranno ricucire la distanza, compreso un sorprendente Milan.

A Torino si attendono le mosse di Allegri dove se hai Higuain, gioca Higuain, ma il problema è chi gioca insieme a lui.

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Juventus – Sassuolo 3 – 1 / L’unico avversario è la Juve

I primi 27 minuti di Juventus – Sassuolo sono stati impressionanti, per qualità tecniche e capacità di coprire tatticamente ogni fazzoletto del campo.

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Il risultato poteva essere ben più pesante, e qui si inserisce, paradossalmente, il rammarico di Allegri, che è anche l’unica paura in questo avvio di stagione: l’incapacità di tenere altissima la tensione, e specchiarsi troppo.

Da un Dybala stranamente poco egoista, alla ricerca spasmodica della giocata a tutti i costi, anziché chiudere la partita, ammazzare l’avversario e riposarsi per un tempo. Certo con quella specie di cecchino chiamato Higuain, diventa pure facile prendersi alcune pause durante i match, con la sensazione che la puoi mettere dentro quando vuoi.

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Eccezionale la gestione del gruppo, dove Lichtsteiner rientra nel progetto dopo l’esclusione dalla lista UEFA, e Pjanic comincia a inserirsi con l’eleganza che gli riconoscevamo, e il gol all’esordio che sa di buon auspicio. Alla crescita di Lemina dobbiamo anteporre un Benatia sontuoso: non è una semplice alternativa, così rischia di mettere nei guai la vecchia BBC perché uno così non lo puoi togliere dal campo.

L’ha detto Di Francesco: “Juve troppo forte, inutile cercare alibi e giustificazioni”. Risponde Allegri: “Dobbiamo crescere e non cascare nel tranello di pensare di aver già vinto, perché fino all’ultimo abbiamo rischiato di riaprire il match”.

Pragmatismo e obiettivi chiari. L’unica strada possibile. Restano quei primi 27 minuti di Juventus – Sassuolo: impressionanti!

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