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Tag: platini

Chiudiamo bene l’anno: c’è il Cagliari

Antonio Conte ha messo in guardia i suoi: guai a rilassarsi, proprio ora, proprio adesso che bisogna accelerare e dare un altro segnale a chi gufa ormai da un anno e più.

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La Juve guarda tutti dall’alto della sua incredibile classifica. E’ in buona salute fisica nonostante qualche acciacco (Chiellini e Pepe out, Vucinic non al meglio) e ha diverse carte da potersi giocare.

Rientra Pogba, ma Conte è intenzionato a mandare in campo i migliori 11. La formazione la daremo solo dopo pranzo, ma sembra ormai fatta. Giovinco guiderà l’attacco e ci mancherebbe: per molti è una delle pedine più importanti nello scacchiere del tecnico, e questo perché consente soluzioni che l’anno scorso non avevamo. Crescerà anche sul piano della realizzazione (quanti errori contro l’Atalanta?) e ha bisogno del pieno sostegno dei tifosi. Conte crede tantissimo in lui e, di riflesso, dobbiamo farlo pure noi.

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C’è il Cagliari, in leggera flessione rispetto all’arrivo del duo che sta in panchina. C’è Cellino che ha già cominciato a ritagliarsi un po’ di spazio sui giornali e in TV. E’ colpa della Juve se non si gioca a Quartu, è tutta colpa della Juve. E’ solo colpa della Juve. E allora prendiamocela tutta questa colpa.

Voglio una squadra feroce, senza pause. Voglio un Vidal in gol, voglio un Pirlo ancora sublime, voglio tante reti e non ne voglio subire nemmeno una. E’ l’ultima partita dell’anno, l’ultimo sforzo in un 2012 che resterà impresso nella mia mente come pochi altri anni solari.

Un magnifico Conte ha guidato una delle Juventus più belle e più forti. Assurdo giocare su paragoni impossibili, ma riguardando le immagini del passato è oggettivo constatare come quella di Conte abbia una identità e un gioco difficilmente rintracciabile nelle Juventus di Trapattoni o di Lippi. Con meno Zidane o Platini, con meno Del Piero e Trezeguet, ma con un copione di assoluto livello. Prima c’era Furino, poi ci fu Deschamps, ma oggi c’è Pirlo. Prima c’era Tardelli, poi ci fu Davids, ma oggi c’è Vidal. Prima c’era Zoff o Tacconi, poi ci fu Peruzzi, ma oggi c’è Buffon. Prima c’era Trapattoni, poi ci fu Lippi, ma oggi… e ringrazio il Cielo ogni mattina… c’è Antonio Conte.

Ultimo strappo del 2012, mandiamo in frantumi i fegati di chi affannosamente cerca di ostacolarci. Poi un po’ di vacanza e poi un altro anno magnifico. I believe in Antonio Conte!

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Verso Juve Napoli, raccontata da uno juventino di Napoli.

Ci avviciniamo alla finale di Coppa Italia, a Juventus-Napoli: partita segnata da grandi rivalità, da immensi calciatori e da spettacolari gare, spesso ricche di gol.

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E ve la racconto da tifoso juventino, che vive nella provincia di Napoli. Cos’è Napoli-Juve per i tifosi azzurri? E’ la madre di tutte le gare, la partita delle partite, quella del tutto esaurito, quella del “non dobbiamo sbagliare niente oggi”.

Quando la Juve arriva al San Paolo, lo stadio indossa lo smoking delle grandi occasioni. Non importa la competizione per la quale si gioca, come si dice a Napoli “a Juve è a Juve” (la Juve è la Juve), per sottolineare l’importanza di quella sfida.

Coreografie spettacolari, tifo più assordante del solito, accoglienza da arena romana: si mostra alla Juve il lato bello, artistico della coreografia, degli striscioni ricchi di significato, per dire “guardate cosa siamo capaci di fare”; ma nello stesso tempo c’è la sfida senza pietà, da giocare col coltello tra i denti, appunto come in un’arena.

Ne resterà uno solo, questa potrebbe essere l’espressione giusta per descrivere Napoli Juve dal punto di vista dei napoletani. Vincere contro la Juve è come vincere un derby: non importa cos’hai fatto nelle altre 36 gare, conta vincere quella. Come se fosse uno scudetto. E per i napoletani lo è veramente.

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Essere juventino a Napoli è sempre un dentro o fuori: non ci sono vie di mezzo, se vinci godi su tutti, se perdi devi subire gli sfottò, pungenti. Per settimane, mesi addirittura. A volte anni. Ed è anche comprensibile, perchè il Napoli che batte la Juve significa che ha fatto il colpaccio, il ribaltone. E’ rivoluzione! La piccola che batte la Signora, Davide che sconfigge Golìa, il popolo che sovverte l’ordine costituito.

Questo è quello che prova un napoletano, perchè battendo la Juve si fa la storia. E’ proprio il caso di dire che la rivalità tra Juve e Napoli ha una sua storia, che parte nel lontano 1987, quando la Juventus andò a giocare a Napoli da imbattuta. Era la Juve di Platini, era il Napoli di Maradona.

Quel Napoli vinse tre a uno, con una punizione magistrale di Diego: da dentro l’area di rigore, riuscì a far passare il pallone sopra la barriera! Un giocatore normale non lo avrebbe nemmeno pensato, lui lo fece, segnando addirittura: palla nel sette. Quella fu la rivoluzione per i napoletani, avevano sconfitto la squadra più forte di sempre in Italia. Così come quando Renica segnò al 120′ nei quarti di finale di Coppa Uefa, nel 1989: dopo che la Juve aveva vinto l’andata per 2-0 a Torino, al ritorno subì la rimonta napoletana, e la beffa all’ultimo minuto dei supplementari, quando Renica segnò il 3 a 0 che valse la qualificazione.

Ma quelli erano gli anni del grande calcio, del gioco lento, della qualità: Platini contro Maradona, la ragione contro l’istinto, il più grande uomo del calcio contro il più grande animale (in senso positivo) del calcio. In mezzo due tifoserie legate dalla stessa passione per le rispettive squadre, e per questo uguali ma sempre in rivalità continua, sempre.

Milioni di tifosi sparsi per il mondo, anche questa è Juve Napoli. Per questo vivere a Napoli, per un tifoso juventino, è una condizione particolare. In un attimo sei in capo al mondo, subito dopo corri il rischio di essere condannato a un eterno sfottò. Perchè vincere contro la Juve significa caroselli che durano per giorni, bandiere che sbucano da ogni finestra, l’ironia di striscioni che poi restano. Questa è Napoli Juve!

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Monsieur Abete, s’il vous plait, ci dia spiegazioni sullo scudetto 2006

La FIGC, nella persona di Giancarlo Abete, ha subito attaccato: “E’ un atto dovuto, l’UEFA sa che la Federazione ha agito nel rispetto delle regole”.

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E fin qui tutto chiaro, se non fosse che quelle regole di cui parla Abete poco hanno a che fare con le regole dell’UEFA. Mettendo da parte ogni tipo di dietrologismo ed evitando di tirare in ballo il nome di Walter Gagg o di Collina, proviamo a ricapitolare i fatti.

La FIGC si dichiara, qualche settimana fa, assolutamente incompetente in materia di Scudetto 2006. Probabilmente la Juve doveva rivolgersi al tabacchino sotto casa o allo studente di giurisprudenza appena immatricolatosi in una qualunque università italiana. Perché sia il proprietario del tabacchino sia lo studente matricola erano ben più competenti di Abete & Soci.

Agire nel rispetto delle regole: regole frantumate per buttare all’inferno la Juve, regole eluse ed evase per salvare l’Inter. Strano concetto di rispetto.

Dopo l’incompetenza il club bianconero ha fatto sapere di non essere per nulla meravigliato: cosa si pretendeva da un pugno di dirigenti di simile credibilità e trasparenza e correttezza?

Platini, qualche giorno fa, è stato autore di un’uscita antipatica, ma dovuta: “Noi non interveniamo nelle questioni interne”. Il che è corretto: il Presidente dell’UEFA non dovrebbe interessarsi di quanto accade nelle singole federazioni, in quanto si presuppone un’assoluta terzietà delle stesse nei confronti delle società locali.

Ma Platini conosce bene il territorio italiano. Sì perché il territorio italiano è fortemente viziato da conflitti di interessi e collusioni pazzesche, roba che in altri paesi proprio non capiscono. Così lo Scudetto 2006 non è già – caro Tardelli – uno sfizio di Andrea Agnelli e di qualche milione di tifosi esaltati. No, tutto il contrario: è sete di giustizia, non già di vendetta, è amore per l’equità, non prepotenza.

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Concludere con “scurdammoce ‘o passato” è volgare, vigliacco e potrebbe scatenare un pandemonio in Italia. Perché darebbe il la a mille altre Calciopoli, con altre mille vittime in balia del sentimento di pochi presidenti a gestione fallimentare. E purtroppo in Italia di presidenti così ne abbiamo fin troppi.

Tant’é, dalla Svizzera è arrivata una pronta risposta. Anzi, è arrivata una domanda cui la FIGC dovrà dare una risposta. Chiara, formale, scritta.

L’UEFA ha deciso di aprire un’indagine. Sia chiaro: questa indagine partorirà un topolino, un nulla di fatto. Ma l’obiettivo è uno solo: stimolare l’attenzione verso quanto è successo nel 2006 e negli anni a seguire e provare a riportare un minimo di ordine etico in questo stramaledetto Paese dove la normalità è l’illegalità, la supremazia degli imbecilli, l’esaltazione degli arroganti arricchiti.

Cosa è successo 5 anni fa? E’ regolare o meno l’assegnazione dello Scudetto 2006? Perché la società F.C. Inter viene pesantemente indicata nel rapporto di Briamonte come la principale sospettata di quanto accaduto in quell’estate?

Ecco quali sono le domande. Ci aspettiamo ora le risposte e occhio ai magheggiamenti. Occhio agli arzigogoli buoni a confondere le idee e i fatti. Noi siamo qui a vigilare.

Di certo non ci aspettiamo l’esclusione di alcuna squadra perché siamo consapevoli del fatto che il campo ha parlato e ha detto che in Champions potevano andare ben 4 squadre. L’Udinese purtroppo è uscita con un grande Arsenal, quelli che sono migliori del Barcelona hanno appena avuto la meglio contro la corazzata Besiktas, il grande Napoli sta ammaliando i suoi tifosi e poi c’è l’Atalanta di Milano che continua a farci ridere.

Ma in Svizzera hanno poca voglia di ascoltare le barzellette.

Monsieur Abete, s’il vous plait, che cosa è successo nell’estate del 2006?

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Napoli-Juve 3-1 E’ solo l’inizio

Nel momento in cui Diego è entrato in campo il mio dito è corso veloce verso il tasto di spegnimento del decoder. Ma ho pensato: ok, diamo fiducia a Zaccheroni e Diego. Ma quel tasto è stato premuto subito dopo, quando ho visto uscire Del Piero per Grygera. L’espressione del Capitano è delizioso: non rabbia, ma grande stimolo per Grygera. Sorride il Capitano, sorride per evitare di prendere a pugni l’ennesimo imbecille (e qui qualcuno dovrà ammettere che non ho sbagliato a dubitare di Zac, mi ero illuso per due partite chiedendo scusa, ma chiedo scusa di aver chiesto scusa) che si è accomodato in panca e voluto da Blanc.

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Al Capitano dedico i miei più sentiti auguri. Vai via, scappa come ha fatto Pavel Nedved. Vai all’estero, vai dove ti pare. Questa non è Juve, caro Alex, e noi ti saremo riconoscenti per sempre per quanto hai fatto.

L’inquadratura della regia ad un certo punto si è posata sulla panchina bianconera. Il cartellone luminoso segnava 3-1 per il Napoli, mentre la telecamera inquadrava nell’ordine Giovinco, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero. In campo Grygera, Diego e Zebina. Non ho più parole, né parolacce.

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Perfino Platini all’estero ha alzato la voce. Abbastanza sorprendente ma ciò dimostra proprio che il fondo è stato toccato, e anche più volte. Non c’è lo spirito e anche Zaccheroni ci mette del proprio. Non ci sono idee, non c’è un comando, non c’è un padrone degli intenti che sono propri della Juve. Per questo penso che questa cosa non sia Juve.

Proprio in un periodo in cui in Tribunale accadono fatti strani, proprio quando l’attenzione dovrebbe essere riposta sugli sviluppi di Calciopoli, Blanc ed Elkan che hanno venduto la Juve continuano la sceneggiata iniziata ormai 4 anni fa. I risultati e i tonfi della Juve non sono casuali, né c’entra in qualche modo l’umidità di Vinovo. E’ un progetto specifico per distogliere l’attenzione verso altri fatti e fattacci.

Mi giunge voce all’orecchio che le curve rimarranno al di fuori dello stadio domenica pomeriggio. Mai sono stato così d’accordo con questi giovanotti dal tifo un po’ diverso dal mio. La Juve non c’è più e dobbiamo far fuori chi quella Juve l’ha venduta per un po’ di gloria personale, solo per poter apparire in TV con la sovrimpressione “Presidente” o “Amministratore Delegato”. La Juve non c’è più e dobbiamo riprendercela. Noi e solo noi. Con le buone e con le cattive maniere. Questo è solo l’inizio!

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