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Tag: pogba (pagina 1 di 21)

Juventus – Fiorentina / Alla caccia del sesto scudetto

Si riparte. Finalmente. Senza Juve per troppe settimane, ma adesso ricomincia la rincorsa alla gloria.

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E’ cambiato ancora molto in questa estate di calciomercato. Dentro giocatori di grande valore, con il colpo Higuain in primo piano che ha offuscato gli arrivi di Dani Alves, di Pjanic, di Pjaca, di Benatia. E probabilmente qualcun altro arriverà visto che abbiamo perso il prospetto di campione più cristallino che ci sia in giro, ovvero quel Paul Pogba tornato di fretta a Manchester a soli 23 anni.

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Proprio l’assenza di Pogba, ma soprattutto i nuovi arrivi, più congeniali alle idee di Allegri, fanno pensare a un cambio di modulo. In realtà domani sera contro la Fiorentina sarà ancora 3-5-2, ma nel calcio d’estate si è già visto lo spiraglio di un 4-3-1-2 o di un 4-3-2-1 o addirittura di un coraggioso 4-3-3 (specie con il ritorno di Cuadrado da Londra).

Al di là dei numeri, quello che non dovrà capitare sarà la partenza falsa dello scorso anno. Serve concentrazione, serve umiltà, serve sudore. La capacità di rimanere sul pezzo fin dal minuto 1 della giornata 1 sarà forse più decisivo del ritmo che possiamo imprimere a questo nuovo campionato, quello che potrebbe iscrivere alla gloria eterna la società bianconera.

Si parte domani sera. Allo Juventus Stadium. Auguri Juve!

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Juventus – Palermo 4 – 0 / Vittoria in bianco e nero

Giornata in bianco e nero: bianco per la goduria dell’ennesima vittoria e dell’ennesimo allungo; nero come il sentimento provato per vedere le urla di Marchisio, presagio di una bruttissima sorpresa.

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Claudio ci mancherai da matti, e chissà perché il destino ha deciso di voltarti le spalle. Saranno lunghi mesi in cui il nostro calore, speriamo, saprà portarti conforto.

Il pragmatismo impone comunque gioia. Sono 22 le vittorie nelle ultime 23 sfide di campionato. E maledetto quel pareggio col Bologna. Buffon ne le prende, mentre perfino Padoin riesce a darle. Padoin che fa rima, in spregio a ogni classifica da fantacalcio, con Higuain. Ma questo è un altro discorso.

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Rosa strizzata, rosa competitiva. La gestione dei 90 minuti non è perfetta, ma le risorse sono inimmaginabili: fisiche, mentali, morali, di classe, dalla panchina. Sembra un meccanismo ben oliato in cui ogni ingranaggio riesce a produrre effetto positivo per l’insieme.

Risultato largo, ma giusto. Il Prof. Khedira dispensa saggezza, il polpo Paul alterna momenti di sublime classe a momenti di superficialità indisponente. Dybala al rientro è un mezzo Dybala: la forma crescerà. Mandzukic con la maschera è il solito lottatore. Morata ha il fuoco dentro, ma deve imparare a rimanere calmo e diventare cinico.

La sorpresa più interessante è Rugani, che a oggi, in realtà, sorpresa non lo è più.

Molti sbraitano, altri urlano a complotti a cui nemmeno i giornalisti più spintamente antijuventini credono più, altri ancora cominciano a elencare le scuse più originali. La Juve va. Vince e si avvicina a qualcosa di straordinariamente impressionante per la tipologia di cammino: da -12 a +9 non è spiegabile con chissà quale entità del Palazzo a favore (per cosa e dove) del bianconero.

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Juventus – Verona 3 – 0 / Chi ben comincia…

Chi ben comincia, è a metà dell’opera. Così recita un proverbio che potrebbe essere perfetto per descrivere l’inizio del 2016 della Juve, vittoriosa contro il Verona.

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Un secco 3-0 che racconta di una squadra che ha ritrovato cinismo e concretezza, e una solidità dietro di cui il 3-5-2 ne è certamente la causa.

Dybala su tutti, per cattiveria, classe ed efficacia. Con un Pogba in versione Bud Spencer: a tratti sembrava che quadruplicare la marcatura potesse non bastare. Arte e fisico sono le due componenti di questa Juventus che aspetta con ansia il vero Morata.

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Nel frattempo, il falso Morata sta appannando un sorprendente Zaza. L’ex Sassuolo meriterebbe molto più spazio per voglia e mira. Secondo il minutaggio, nessuno ha il rapporto gol/presenze di Simone Zaza (alla sesta rete in bianconero), attaccante vero.

Significativo il gol di Bonucci, colui che aveva innescato il tormentone dell’Allegri furioso (cappotto incluso), laddove interpretare i segnali è sempre affascinante.

Non disperdere il patrimonio offensivo e valorizzare gli uomini che nella prima parte non ha reso il giusto è il compito di Allegri.

La vetta è lì. Il calendario è interessante. #FinoAllaFineForzaJuve

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Juventus – Torino 4 – 0 / Mi lamento, quindi tifo Toro

Fine del match, studi RAI. Marco Mazzocchi passa la parola a un certo Bruno Voglino che esclama: “Non capisco perché gli arbitri devono aiutare la Juve che non ne ha di bisogno”. Grazie. Semmai ce ne fosse bisogno, ciò vuol dire che siamo davvero tornati.

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In un match dove la possibile seconda ammonizione di Zaza si scontra con un mezzo rosso evitato al Toro e un mani in area di rigore granata non sanzionato, e dove i numeri sono impietosi, appare fin troppo comodo prendersela con l’arbitro.

La verità é un’altra: troppa Juve per tutti, in questo momento. Tornata solida in difesa, e con una percentuale realizzativa interessante in attacco. Immagine simbolo é il gol di Dybala: sembra facile, sembra inevitabile quando carica quel delicato e potente sinistro.

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Gran serata per Zaza, ulteriore mossa azzeccata da Allegri. Continua a mancare Morata che però ieri ha recuperato in fatto di prestazione. Il gol arriverà. Magari quando conterà davvero. Mentre un sontuoso Pogba deve solo capire che facile, nel calcio, spesso si coniuga con efficace. La punizione ispirata da Pirlo é qualcosa di straordinario.

Difficile giudicare Rugani: praticamente inoperoso nell’uno contro uno, mentre é risultato molto elegante e pratico in fase di disimpegno.

Ora il Carpi (Che ha eliminato la viola) per chiudere 45 giorni di rimonta spettacolare.

Altrove, stanno cercando di pesare la forza del Spezia-Barca.

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Juventus – Manchester City 1 – 0 / Qualificati e soddisfatti

Un paio di appunti al volo sulla qualificazione agli ottavi con un turno d’anticipo (non accadeva da molti anni, ormai).

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La squadra si sente più a suo agio (stimolata?) in Europa rispetto al campionato. Problemi di stimoli. Certo è che si vede tutt’altra cattiveria e concentrazione (Marchisio a parte).

La percentuale realizzativa è a dir poco imbarazzante, ma fa da contraltare al numero di occasioni create. Per la serie “prima o poi ne veniamo fuori e cominceremo a segnare a raffica” (almeno si spera). Si è sbloccato Mandzukic (quinto gol stagionale, già dietro ai ritmi da goleador di Vidal), si è inceppato Morata.

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Il centrocampo è tornato a macinare gioco ed energia. Con un Pogba finalmente autoritario (anche se spesso distratto) e uno Sturaro ritrovato. Considerando che mancavano Khedira, Pereyra e Asamoah, pare che un reparto l’abbiamo risistemato.

Buffon e la difesa tengono. Più che tengono, hanno proprio annullato centinaia di milioni di euro di investimenti. Giusto un paio di spaventi, nati peraltro da carenza di attenzione. E poi quella fortuna-sfortuna che in qualche modo si bilancia.

La migliore sorpresa è Alex Sandro. Corre come un motorino, dribbla come Tomba, scodella in area palloni che Trezeguet ha sempre sognato in carriera. Terzo assist decisivo nelle ultime partite. 26 milioni… ben spesi.

E ora dritti al campionato dove la rimonta più che possibile… è goduriosa.

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Inter – Juventus 0 – 0 / Adeguati alla mediocrità

Adesso il problema è fin troppo evidente. Siamo a fine ottobre ormai, due mesi di calcio son passati, il campionato è bello che iniziato, e la Juve è ancora drammaticamente assente. Non già in costruzione, perché  la confusione è anche superiore rispetto alla sfiga, all’imprecisione, alla mancanza cronica di cattiveria, all’assenza di organizzazione che si palesa in certi frangenti dei match.

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Andiamo con ordine.

A fine ottobre, una squadra che vuole arrivare in fondo a tutto deve avere chiari alcuni concetti:

  • modulo tattico di riferimento, quello che garantisce sicurezza e serenità a chiunque vada in campo poiché meccanismi e movimenti sono automatici, assimilati, rodati. Allegri continua imperterrito a sperimentare formazioni titolari sempre diverse e varia schemi peggio che a FIFA 16;
  • uomini su cui contare, l’asse portante  di una squadra: su Pogba ci siamo sbagliati tutti circa la sua capacità di essere leader e trascinare i compagni, mentre su altri uomini i punti interrogativi sono da dividersi fra le scelte di Allegri e appunto gli stessi ragazzi che vanno in campo;
  • atteggiamento mentale in grado di fronteggiare eventuali sfighe (tipo il palo di Khedira) o cali di forma (leggi Morata e Pogba e Marchisio, tutti in campo).

Velocemente proviamo ad analizzare questi tre concetti.

Modulo Tattico

Nel 3-5-2 l’unico uomo in grado di dare la scossa viene depotenziato: si chiama Cuadrado, a cui non si può certo chiedere di risolvere tutto da solo. Sebbene fece un campionato strepitoso alla Fiorentina da quinto di centrocampo, in questo inizio di stagione è risultato più volte decisivo agendo da terzo attaccante.  E’ infatti col 4-3-3 che la Juve si è espressa meglio. Non si capisce il continuo virare fra moduli che generano più confusione che altro.

In attesa del miglior Marchisio, rinunciare al fisico e all’equilibrio di Lemina appare eccessivo quando è chiaro che è la giovanissima copia del Vidal che ci ha letteralmente cambiato la storia della Juve di Conte. Il centrocampo bianconero non può andare 1 km sotto i 100 all’ora, pena la perdita di dinamismo (vista la già pesante perdita di un ragioniere come Pirlo).

Uomini su cui contare

Detto di Lemina, tutto il resto è nella lista delle delusioni.

Pogba non solo non è leader, ma è incapace di gestire il peso di quella maglia che lui ha richiesto. Clamoroso errore collettivo nel giudicare maturo un giocatore che ha invece beneficiato della protezione dei vari Tevez, Vidal e Pirlo. Come deresponsabilizzarlo è compito di Allegri. Resta la conferma di aver sbagliato cessione (leggi Vidal).

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Così come è di Allegri il compito di accendere la ferocia dei vari Morata e Zaza & Co. Gli errori sotto porta ci stanno, ma la frequenza è adesso insopportabile. Così come è insopportabile l’egoismo che gli attaccanti continuano a esercitare. Così come appare irriguardoso nei confronti della maglia una certa leggerezza nel non cercare una reazione rabbiosa. Mancanza di motivazioni? Unico imputato non può che essere Allegri.

Lo possiamo dire perché escludiamo il fenomeno “pancia piena”: la vecchia guardia (Chiellini, Bonucci, Barzagli, Buffon) è ancora affamata e sul pezzo, a mancare sono proprio i ragazzi nuovi e chi non ha vinto così tanto come gli altri in rosa.

Resta poi il dubbio di Alex Sandro: 26 milioni… per usarli come? (detto che Evra è ancora uno dei migliori)

Ultimo appunto su Dybala: o ci si crede e lo si schiera in campo sempre, o il calciomercato bianconero rischia di aver prodotto catastrofi per i prossimi anni. A leggere la panchina di ieri sera, con Dybala-Alex Sandro-Lemina e le difficoltà per Allegri di trovare una sistemazione in campo per loro, vien da chiedersi se le strategie di mercato sono state improvvisate o concertate.

Atteggiamento mentale

Uscire arrabbiati dopo una sostituzione è normale. Non è normale quello stare in campo: vale per Morata, ma vale anche per tutti gli altri. Ognuno sembra cercare il riscatto personale (assolo di Morata, assolo di Zaza, assoli di Pogba), mai quello di squadra dimostrando scarsa compattezza di gruppo coi fatti (a parole il gruppo è ancora forte e unito).

Troppi atteggiamenti altalenanti: il primo tempo assente di Pogba contro uno Zaza arrembante, l’aggressività di Barzagli contrapposta a una inconsistenza di Marchisio. Come in un puzzle dove i pezzi proprio non combaciano, nemmeno a forza.

Si interroghi Allegri, perchè il tempo per rimediare è scaduto. La distanza in campionato è ora preoccupante, anche alla luce della pochezza di avversari alla cui mediocrità ci siamo quasi abbassati.

Inaccettabile.

Francamente, è inaccettabile.

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Uomini su cui contare: la Juve è aggrappata a questi

Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà: sembra il mondo Juve, parafrasando Sciascia. Noi tifosi, al momento, siamo il quarto tipo.

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Scherzi e narrativa a parte, i bianconeri devono nuovamente ripartire, almeno trovare una cuadratura che sembrava tale con alcune pedine al posto giusto.

Se Hernanes è un problema da regista, Lemina risulta invece perfetto per agire davanti la difesa: capacità di pressing, alta aggressione, numero impressionante di recuperi palla. Non ha la qualità di Pirlo (lo vedrebbe pure… Bocelli), ma le caratteristiche sono quelle giuste. Ai suoi lati devono agire Pogba e uno fra Sturaro e Pereyra in attesa dei recuperi di Khedira e Marchisio.

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Il 4-3-3 appare imprescindibile per garantire copertura, e qual giusto sintomo all’offensività di cui una Juve poco cinica ha assoluto bisogno.

Cuadrado e Morata sono i soli a poter indirizzare la Juve verso la rete, insieme a un Dybala per il quale bisogna uscire da un equivoco: il ragazzo deve crescere (d’accordo con Allegri), ma è l’unico che ha tiro, sfrontatezza nel dribbling e quella pericolosità necessaria per chi d’ora in avanti può sbagliare poco e concederà tanto. Aspettando Mandzukic, Zaza dovrà fare la sua parte. Ma tenere in panca Dybala appare azzardato, irrispettoso per il mercato, irriguardoso verso una delle poche pedine di qualità di questa squadra.

Cosí come appare strano, a tratti sconvolgente, la scarsa maturità di Pogba che si è fatto schiacciare da responsabilità che si è preso (ha chiesto lui la 10), gli hanno dato (gli hanno concesso la 10) e gli hanno chiesto (ci aspettavamo un salto di qualità del ragazzo). Evidentemente deve crescere ancora tanto, e allora Allegri e la società devono ora lavorare al contrario per scaricarlo da un peso che non può reggere, e farlo tornare ai livelli che conosciamo. Altrimenti diventa inutile, perfino controproducente se alla semplicità contrappone una totale inefficacia per una ricerca spasmodica della giocata a effetto.

In difesa tutto bene, tranne che a questo punto Rugani va gradualmente inserito. Di certo, non potrà fare più danni di Hernanes.

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Né eroi né coglioni, ma in mezzo cosa c’è?

Ha ragione Allegri: né eroi dopo il 6 giugno, né coglioni adesso. Solo che va trovata una definizione (leggi giustificazione) a un periodo dove di logico c’è poco.

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Lemina, ultimo arrivato, è quello che ha più palle di tutti: nel senso volgare del termine. Unico a meritare la maglia Juve. Mentre l’affare Hernanes (affare per chi l’ha venduto) bisogna risolverlo: in quella zona delicata del campo non deve mettere piede.

E’ pur vero che… chi se l’aspettava un Pogba così inefficace, schiacciato dalle responsabilità di un numero poco onorato e un ruolo da leader che proprio non sembra competergli? Tenta cose difficili quando i geni sanno operare in semplicità; non tira in porta né serve assist; lotta poco e male. Quindi due gravi danni: la valutazione scende giù, partita dopo partita; la Juve paga anche le sue prestazioni.

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Quindi? Che si fa?

Personalità azzerata, idee tattiche vaghe e mal applicate, 11 titolare che presenta quasi sempre errori logici. Fuori Cuadrado quando anche i ciechi si erano accorti che il colombiano è più che fondamentale in un deserto arido di idee e prestazioni. Fuori Dybala quando potrebbe essere l’unico ad avere il guizzo sulla trequarti. Fuori Alex Sandro che sulla fascia, insieme al colombiano, potrebbe dire la sua.

Troppe ambiguità per una Juve che cercava conferme e certezze.

E siamo già pericolosamente alla 5°.

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Manchester City – Juventus 1 -2 / Comincia la stagione?

Un risultato a tratti sorprendente per il cammino fin qui della Juve, dove comunque vale un dato: le partite che contavano sono state vinte: Lazio e Manchester. Quasi come a sottovalutare l’impatto dell’inizio della Serie A dove i ragazzi sono sembrati spenti, svogliati, svagati. Motivi tattici certo, come abbiamo ampiamente raccontato, ma anche una mancanza di motivazioni.

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Cosa che non è accaduta ieri, dove uno strano silenzio ha accompagnato i 90 e passa minuti della sfida d’esordio. Una Juve tonica, compatta, favorita da uno schema più consono agli interpreti (molto differenti dalla classe estrema dei famigerati tre che sono andati via in estate). Sorretta da uno straordinario Buffon, supportata da Mandzukic e Morata. Soprattutto a reggere è stato il centrocampo, quasi mai in difficoltà contro i colossi e i folletti del City.

Il risultato ribaltato è un premio, forse anche un segnale. Lo sperano i tifosi, e sembra sperarlo, fra le righe delle dichiarazioni post match, anche Massimiliano Allegri, l’unico a non perdere la calma in queste settimane.

Ma siamo ancora alle parole di Buffon che nel dopo gara ha ammonito: “Il risultato ci premia, ma non abbiamo risolto ancora nulla”. Leader in campo e fuori.

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Passiamo ai motivi tattici della gara.

Imprescindibile Cuadrado, l’unico ad avere il guizzo che gli altri non hanno, l’unico in grado di cambiare veramente marcia. Sembrava, a un certo punto, il sostituto di Tevez e Pirlo di un anno fa: quando sei in difficoltà, palla a Cuadrado che almeno una punizione la porta a casa. Il ragazzo sarà la nostra freccia avvelenata per tutta la stagione.

In recupero Pogba, apparso galvanizzato dalla serata Champions, ma ancora troppo teso nel cercare a tutti i costi i numeri che dovrebbe invece imparare a gestire. Meglio farli vicini la porta avversaria dove puoi essere pericoloso e letale, piuttosto che far correre rischi alla squadra tentandoli a centrocampo. Errori che Sturaro aveva commesso in serie nel primo tempo, salvo poi correggersi nella ripresa dove la sua prestazione è salita di tono.

In ripresa Hernanes, che non è Pirlo, e purtroppo non è nemmeno Marchisio. Qui il mercato torna a bussare negli incubi dei tifosi bianconeri, in quelli di Allegri: la Juve non ha più un uomo d’ordine capace di far fluire il gioco in maniera ragionata. Troppi portatori di palla e spesso sbilanciamento offensivo che lascia scoperta la difesa (leggi minuto 2, e raddoppio sfiorato nella ripresa dal City). Allegri dovrà inventarsi qualcosa, in attesa di recuperare Khedira e Marchisio.

Godiamoci i tre punti in Champions, in attesa di replicare in campionato. La sensazione è che la stagione possa finalmente cominciare.

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Juventus: ecco da dove ripartire

Alla luce dei precedenti campionati, queste due sconfitte potrebbero non aver generato chissà quali danni. Al contrario, non prendere provvedimenti potrebbe generare ingenti danni.

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La perdite di tre pedine chiave come Pirlo, Vidal e Tevez si sta rivelando più pesante del previsto. In termini certamente tecnici sul campo, ma soprattutto dal punto di vista della personalità. Ciò che ha più sorpreso delle prime uscite della Juve è proprio l’assenza di una identità e l’incapacità di dare una scossa agli 11 in campo, quasi sempre appannaggio della grande esperienza di Pirlo, della carica agonistica di Vidal e Tevez.

Il rinnovamento deve perciò passare da nuove idee di gioco. Vale a dire, nuove idee tattiche.

Il 3-5-2 appare vecchio e inadatto per le caratteristiche degli uomini che Allegri ha a disposizione. Non c’è più un regista puro, piuttosto ci sono uomini muscolari e uomini a cui piace portare palla (leggi Pereyra e Pogba). Questo vuol dire che la manovra deve svilupparsi in maniera differente, per esempio cercando subito la superiorità sulle fasce dove Alex Sandro e Cuadrado rappresentano soluzioni che la Juve prima non aveva.

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Con un Dybala in grado poi di garantire superiorità e che deve crescere sulla regia d’attacco (certo l’inconsistenza dei compagni non lo aiuta), ad Allegri non rimane che provare un 4-3-3 di grande spinta e muscolarità. Spiace dirlo, ma Padoin non può certo fare il titolare, ma solo dare fiato in certi finali di partita. Insistere sarebbe diabolico, in questo senso.

E se il mercato porterà nuove pedine, la sosta restituirà gente come Marchisio e Morata. Proprio lo spagnolo, con Pereyra, ha rappesentato l’unica scossa che per poco non portava a una clamorosa rimonta contro la Roma.

Bisogna inoltre prendere atto di come Pogba sia ancora troppo acerbo per caricarsi di responsabilità francamente troppo superiori a ciò che il ragazzo in questo momento può permettersi. L’equilibrio mentale non è il suo forte e deve essere lasciato libero di poter scorazzare per il campo, senza particolari compiti: è così che si è sempre espresso per il meglio, e affidargli il ruolo di leader potrebbe non giovargli. Deve crescere ancora tanto, ma può farlo in questa società e in questa squadra.

Capitolo attacco. Mandzukic sarà utile solo quando oltre al lavoro sporco riceverà palloni in area giocabili. Ma deve pure imparare a essere cattivo e letale come lo era Trezeguet al quale bastava un solo pallone (anche sporco) in partita, altrimenti il suo acquisto potrebbe rivelarsi complesso visto che Dybala e Morata sembrano essersi mossi con maggiore sintonia in pochi minuti di gioco. Il croato è uomo d’area, e come tale l’uso delle fasce diventa imprescindibile. Mentre sarebbe da provare un eclettico come Zaza, capace anche di giocate singole che in simili momenti servono come il pane.

Infine, bisogna ripartire dagli ultimi minuti d’orgoglio che hanno spinto la Juve al gol e ad almeno due potenziali occasioni. Ritrovata un minimo di cattiveria, pur con scarsissima qualità di manovra, la Juve ha ritrovato almeno lo stare in campo dignitosamente ripartendo pur con una insufficiente efficacia. Come abbiamo sempre ripetuto: perdere ci può stare, ma almeno giocando.

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