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Calciopoli, condanna Moggi: ma è molto di più di una condanna

Attendiamo le carte, ma si passa da 5 anni a 2 anni. Che in virtù del Paese in cui viviamo vuol dire la distruzione, seppur parziale al momento, del castello di accuse che hanno costretto il Direttore alle dimissioni e a un calvario cui sono stati sottratti i vari Galliani e Moratti.

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2 anni e 4 mesi. Furono più di 5 nello scorso grado di giudizio. Cosa sarà mai successo?

E’ successo che Trofino e Prioreschi hanno dato un’altra mazzata a tutto l’impianto accusatorio che in realtà traballava alla grande da solo.

Tanti personaggi escono di scena, di alcuni si scoprono altarini offuscati precedentemente.

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Molti casi non lo sono più. A cominciare da Racalbuto su cui non c’è l’onestà intellettuale di ammettere la terribile stronzata raccontata agli italiani. E gli organi di (dis)informazione continuano a nascondere gli ultimi risvolti delle indagini. Altre intercettazioni che il povero Prioreschi è costretto a leggere in aula, quasi fosse uno dei tanti racconti da narrare ai bambini. Ma è giustizia questa?

Ci chiediamo inoltre quale assurdo sia il procedimento che permetta paradossi da paura, come quello sottolineato da Trofino: “Si continua a vaneggiare di campionati truccati quando voi stessi avete certificato che il campionato è inalterato“. Da una parte si assolve, poi ufficialmente si tende a perdurare in una noiosa commedia, o tragedia (dipende per che squadra tifate).

Da parte nostra, possiamo solo dirvi che manterremo altissima l’attenzione. Ci teniamo a chiudere con un ultimo tentativo di Prioreschi di richiamare tutti all’ordine. Un sogno vano:

C’è una esigenza di moralità in questo processo che supera ogni limite. Dovete sapere che cosa è successo in questo processo! Lei ci ha sempre invitato a non leggere, ma questa voi non la conoscete. Abbiamo fatto una memoria in cui la chiave di lettura era la prova logica sulla partecipazione alla associazione. Però quando si occulta una telefonata di questo genere che ha provocato la condanna di un innocente, io devo parlarvene!

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: qual è la frode sportiva?

Se hai perso le precedenti puntate, ecco un piccolo sommario:

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Chi ha studiato giurisprudenza e chi possiede ancora un minimo di intelligenza crederà, leggendo nel seguito questo articolo, che l’autore e 14 milioni di persone in Italia siano impazziti. Solo che quanto viene narrato di seguito – che non è invenzione o sceneggiatura, ma semplicemente il resoconto dell’arringa dell’avvocato Prioreschi – è assolutamente reale e assolutamente accaduto nel 2006.

Fosse una farsa non farebbe certo ridere. E infatti non è una farsa e non fa ridere, ma è verità perciò… ci viene un po’ da piangere.

Reato di pericolo presunto a consumazione anticipata

Aprite bene le orecchie perché Prioreschi ha studiato il Codice Civile e soprattutto il Codice Penale. E, per sfortuna di Narducci, l’ha studiato pure bene. Durante i minuti nei quali l’argomento è il reato di frode sportiva Prioreschi si lancia nell’interpretazione della Legge 401/89 ricavandone solo confusione e soprattutto concludendo che il reato per cui sarebbe rinviato a giudizio Luciano Moggi può solo essere circoscritto alla corruzione di giocatori e dirigenti avversari o di persone all’interno della Federazione. Ma né i sorteggi sono stati truccati, né sono saltati fuori corrotti, né le partite sono state frodate… dunque che tipo di reato è quello ascritto a Moggi?

C’è un passaggio che è inquietante nell’arringa dell’avvocato Prioreschi e cioè il seguente:

Presidente, da che ci dobbiamo difendere?

Fa un po’ ridere, sicuramente mette in corpo tanta tristezza. Il Processo di Napoli si è rivelato così falso e incredibilmente controproducente per i vari Moratti, Galliani, Narducci, Auricchio e Federazione Italiana Giuoco Calcio… che adesso, quando è il momento di ragionare sul serio su quanto è accaduto, non si riesce più a individuare il misfatto, il reato, l’oggetto del contendere. Paradossale o no, è quanto accade a Napoli.

Il problema in sé è semplicissimo e lo spiega Prioreschi:

Lei ricorderà [rivolgendosi alla Presidente Casoria, n.d.a.] del rinvio a giudizio per genericità del campo di imputazione, bene continuo a confermare che le imputazioni del mio assistito vengono interpretate in modo differente dai PM e dalle parti civili. Narducci dice che la corruzione non lo riguarda, mentre la FIGC considera questo come “il processo per la corruzione”. Narducci dice che non va visto il singolo episodio, ma va visto il complesso. Il Brescia Calcio invece vuol guardare i singoli episodi. Da cosa ci dobbiamo difendere?

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L’idea che salta fuori da questo piccolo stralcio dell’arringa è chiara: si è andati a Processo con un risultato già raggiunto, e cioè l’eliminazione della Juventus e di Luciano Moggi. Dunque, il processo in sé non era più importante. Tanto è vero che PM & Co. hanno registrato una figura orrenda durante il Processo di Napoli, mostrando uno dei lati peggiori di questa Italia.

Ma stiamo sul pezzo. La corruzione è ovviamente al centro di questo Processo. La fantomatica associazione, o cupola, di Moggi nasce proprio con l’obiettivo di truccare i campionati. Per truccare un campionato si deve corrompere qualcuno: l’avversario, la Federazione, gli arbitri, gli assistenti, gli operatori di mercato. E’ venuto fuori un solo corrotto, in questi 5 anni. Almeno è venuto fuori solo una persona che è andata contro le regole: Nucini, arbitro in attività che tesseva rapporti ambigui con Facchetti, allora Presidente dell’Inter. E’ l’unico fatto accertato in questo Processo e che abilmente la stampa e le TV hanno mascherato, insabbiato, già dimenticato. Ma scripta manent, per loro sfortuna.

Corrompere vuol dire pure che qualcuno deve trarre un vantaggio dalla corruzione. Un assunto dell’avvocato Milella era stato il seguente:

Non è necessario truccare il sorteggio perché in griglia ci sono tutti gli arbitri amici.

Detto in altro modo: visto che non si è riusciti minimamente a dimostrare la corruzione del sorteggio degli arbitri, allora si cerca un laborioso arzigogolo. Il sorteggio non è truccato perché in griglia ci sono i miei amici. Nonostante la logica non regge, vediamo chi sono questi amici che guadagnano, cioè gli arbitri:

Il prezzo della corruzione è il seguente: chi viene designato guadagna più soldi. Presidente, usiamo l’indagine della Procura di Torino sulle griglie e scopriamo un fatto interessante: nel 2004/2005 gli arbitri che hanno guadagnato di più sono Collina, Paparesta, eccetera eccetera e ultimi sono Bertini e De Santis.

Musica finale e chiusura del sipario. Ancora più interessante della classifica degli arbitri che hanno guadagnato di più – e nemmeno fatto apposta i primi due sono proprio quelli anti-Juventus – è l’indagine della Procura di Torino, con Maddalena che aveva già archiviato tutto per “regolarità dei sorteggi”. Usiamo parole ancora più semplici: una indagine chiusa perché il reato non sussiste, cioè il truccare i sorteggi, viene usata per distruggere Moggi e la Juve. Accade in Italia!

Basterebbe ciò per giustificare una insurrezione popolare, ma questo Paese ha la coscienza sporca, l’etica offuscata e una scarsa voglia di giustizia.

Perché torno a ripetere: il Processo di Calciopoli è una delle poche opportunità per questo Paese, anche solo per una volta, di riportare un minimo di ossigeno in una società corrotta e palesemente influenzata dal potente di turno, arrogante e in totale distonia con le regole di un paese moderno e civile.

Nella prossima puntata ci divertiremo a descrivere il processo degli imbroglioni. Stay tuned!

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Radiazione: Moggi contro FIGC? Uno fisso

Dover ancora spiegare perché la radiazione di Moggi è una farsa… è davvero antipatico, alla luce di quanto accaduto a Napoli e di quanto accaduto, ahinoi!, nel calcio pulito di Moratti, Abete e compagnia cantante.

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E’ talmente antipatico che all’avvocato Prioreschi saltano giustamente i nervi. E, badate bene, non uno che abbia ammonito il legale di Moggi: chiaro segno di una presa di coscienza di chi è in aula a seguire i vari atti di questa commedia che non fa più ridere.

Saltano i nervi a Prioreschi, mentre Moggi, sotto sotto, se la sta ridendo. Parere del tutto personale, una mia sensazione: il Direttore sta preparando attacchi verticali a FIGC, Moratti e a quanti nel 2006 avevano deciso di scorticarlo vivo. Il tempo è galantuomo…

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Tre ore e mezza di noia assoluta, con monologhi che ormai conosciamo a memoria. Ora tocca all’Alta Corte di Giustizia del CONI fare chiarezza. Ma si tratta davvero di chiarezza o di pulizia?

C’è, infine, chi spera che fra una settimana – perché in Italia si prende sempre tempo, quando le cose sono brutte, quando sotto c’è qualcosa di marcio, si prende sempre tempo, si rinvia sperando che la decisione finale non debba mai arrivare – l’Alta Corte combini un pasticcio. A quel punto il divertimento avrà inizio ed è lo stesso Prioreschi a confermarlo:

E’ una truffa, come dovremmo difenderci? A questo punto siamo pronti ad andare sino alla Corte di Giustizia di Strasburgo. Questa storia non finirà qua.

E io, grazie a questo italiano che di professione fa l’avvocato, comincio a sentirmi un italiano contento. Poco, molto poco, ma un po’ più contento che in questi ultimi 10 anni.

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: le schede svizzere

Continuiamo il nostro viaggio in quel mondo favoloso che è l’operato di Maurilio Prioreschi, avvocato di Luciano Moggi in quel di Napoli.

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Se ti sei perso le precedenti due puntate, ora è il momento di aggiornarsi velocemente:

L’avvocato Prioreschi comincia una lunga cavalcata che demolirà, in sole 2 ore, tutto il castello di accuse che dal 2006 ormai vengono cantate a mo’ di ritornello. Un ritornello evidentemente stonato, che non funziona.

I toni di Prioreschi sono confacenti alla farsa andata in scena fino a questo momento, quando cioè Moggi ha deciso di prendersi la scena e di vuotare il sacco. La controindagine – che in realtà è l’unica indagine fin qui svolta in merito a Calciopoli, Moggiopoli, Morattopoli o Criminopoli come volete chiamarla – ha prodotto le uniche prove utilizzabili in un Tribunale che si chiami tale davvero. Le cavolate da bar, i gossip non possono decidere un reato penale. Né dovrebbero decidere un giudizio sportivo come accaduto nel 2006.

L’esordio di Prioreschi, per quanti presenti in aula, è molto forte:

Non utilizzerò le 3 sentenze della giustizia sportiva. Non le utilizzerò perché quella è giustizia d’avanspettacolo, sperando che chi fa avanspettacolo non si offenda. Non parlerò nemmeno della sentenza GEA (qui un dettaglio, n.d.a.) che ha distrutto l’ipotesi di associazione a delinquere e che ha quindi smentito tutto l’impianto accusatorio. Mi farebbe comodo, ma non lo faccio.

E’ un atto coraggioso quello di Prioreschi perché io avrei giocato mille euro sul fatto che un punto saliente della difesa potesse essere proprio la sentenza GEA. I presenti in aula hanno storto il naso: e che dirà ora? I più perspicaci hanno invece intuito che le seguenti due ore sarebbero state memorabili.

L’attacco alle 3 sentenze della giustizia sportiva è dettato dalle assurde conclusioni cui questa è arrivata. Basterebbe rileggersi quelle carte per capire che:

  1. un campionato dove nessuna partita è stata alterata… risulta alterato;
  2. un campionato dove chi truffa con gli arbitri viene poi penalizzato dagli stessi arbitri… è stato alterato;
  3. i capi di accusa vengono decisi facendo strani confronti fra tabellini della Gazzetta (peraltro alcuni furono palesemente errati) e curiose ricostruzioni delle partite però… prive di immagini, cioè senza che gli imputati potessero portare in aula alcuna prova a confutare le accuse medesime;
  4. un campionato perfettamente regolare… viene sottratto a chi lo aveva regolarmente vinto e consegnato, per una decisione di UN SOLO SAGGIO, alla squadra arrivata terza in classifica;
  5. e potremo continuare ancora, ma la smettiamo qui.

La sentenza GEA non viene dunque utilizzata da Prioreschi eppure quella sentenza è una prima picconata a tutto l’impianto accusatorio che ha buttato all’inferno la Juve. E nessuno si faccia prendere in giro sul caso Giraudo. L’ex amministratore delegato bianconero aveva capito e previsto tutto e ha deciso, contrariamente a Moggi, di mollare ogni cosa in Italia trasferendosi a Londra. Si attendono novità in merito.

La sentenza GEA farebbe comodo, ma Prioreschi ha in mano tantissime carte che comincia a sfogliare da subito permettendosi di anticipare la soluzione di questo processo:

(rivolgendosi alla Presidente Casoria, n.d.a.) Lei disse che vale quello che si dice qui, che quello che si dice qui vale di più di quello che si è detto fuori. E allora questo processo non può che avere una soluzione: i fatti non sussistono.

D’ora in avanti sarà un elenco di malefatte commesse – clamorosamente, e ci sarebbe da indignarsi forte come cittadini ligi alle leggi – da PM, da carabinieri e personaggi del mondo del calcio che, piaccia o non piaccia, non sono Moggi e Giraudo. Identificarli, al lettore, non sarà difficile.

Le schede svizzere

E’ stato il cavallo di battaglia di Narducci. Le schede svizzere, le schede svizzere. Una sorta di mantra che già all’epoca suscitò non poche perplessità. Inutile ripercorrere le tappe di questa vicenda, basti dire che Moggi possedeva schede svizzere e gli scopi non sono chiari. O meglio, Moggi ha sempre dichiarato che sono servite per il mercato, ma poi la verità è uscita fuori: doveva proteggersi da un tentativo di spionaggio contro la sua persona. Almeno era questa l’ipotesi del Direttore. Come i fatti hanno dimostrato… Moggi aveva ragione. E forse non sapeva nemmeno QUANTO avesse ragione. L’attività di spionaggio effettivamente c’è stata ed è stata condotta da un team della Telecom. Facciamo due conti? Telecom = Tronchetti Provera. Tronchetti Provera = Inter. Inter = Moratti. L’equazione torna.

Ma stiamo ai fatti narrati da Prioreschi.

L’avvocato si riferisce a un’eccezione di utilizzabilità delle schede per svolgimento di attività di indagine in territorio straniero senza rogatoria internazionale. In burocratese e col linguaggio della giurisprudenza italiana… il codice penale marca queste prove (già di per sé fantomatiche) come inutilizzabili.

Ora, piaccia o non piaccia, se le prove sono inutilizzabili la fase del processo che le vede protagoniste è da ritenersi nulla. Praticamente… casca tutto il processo.

Ma perché queste schede sono inutilizzabili?

Lo spiega benissimo Prioreschi:

Abbiamo notato discrepanze fra Di Laroni e Auricchio circa l’accertazione dell’intestazione delle schede.

In pratica Prioreschi riporta alla luce che Di Laroni e Auricchio andarono in confusione quando gli era stato chiesto di speigare come riuscirono a capire l’intestazione delle schede. A chi apparteneva una scheda? A chi l’altra?

In aula Di Laroni rispose in modo perentorio: “Abbiamo accertato il tutto attraverso il centro doganale di Chiasso”.

Tranne che Auricchio, successivamente, disse (in merito all’Informativa del 19 aprile 2005, in aula il 23 marzo 2010) che i controlli erano avvenuti attraverso sue telefonate con un ufficiale svizzero. Di queste telefonate, di questi controlli, di questa attività di indagine non c’è però traccia e né Auricchio né Di Laroni riescono a produrre un qualche tipo di prova.

Tutto a voce! Noi dobbiamo impostare un processo dove gli atti più rilevanti sono “a voce”!

Basterebbe questo a far nascere dei dubbi. Ma ci penserà poi il Maresciallo Nardone a scardinare tutte le perplessità e dare la soluzione all’enigma sugli accertamenti delel schede svizzere. Nardone darà contezza del fatto che la documentazione è stata presa direttamente in Svizzera dove lui si è recato con De Cillis (personaggio assolutamente singolare, che conosceremo poco sotto). Ecco la prova provata di come è stata acquisita la documentazione sulle schede svizzere. Primo importante punto a favore della difesa.

Un primo risultato della contro-indagine è quindi il seguente: le schede svizzere non potevano essere utilizzate in questo processo. Posto il fatto che gran parte del processo è basato anche solo sulle ipotesi sul modo di usare queste schede da parte di Moggi… beh, il lettore può tranquillamente tirare le somme.

Ma sarebbe anche brutto vincere in questo modo. Anche a me queste regole su rogatorie e autorizzazioni non piacciono, perciò approfondiamo ugualmente il discorso sulle schede svizzere. E lo facciamo sulla base di un piccolo racconto che il De Cillis ha regalato ai posteri al Processo di Napoli.

De Cillis, Moggi, le schede svizzere e Marco Branca

Intanto c’è da chiedersi: chissà che raggiri e cosa si sarà inventato Moggi per procurarsi queste schede svizzere. Avrà fatto tutto in segreto, perché si rischiava troppo a operare sotto la luce del sole, col rischio appunto di essere scoperto. Vi sorprenderà quindi scoprire che:

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Ricordo che Narducci in preliminare disse che Moggi era dotato di capacità criminale maniacale. E come mette in piedi questa associazione? Va dalla signora Castaldo, segretaria della Juventus e le chiede i soldi per le schede. La Castaldo gli risponde: li devi dare a Bertolini che le va a comprare. La Castaldo lo dice a Capobianco, altro dipendente Juventus. E Bertolini va a comprare le schede e a De Cillis racconta tutta la storia.

Incredibile eh?! Al primo step Moggi riesce a coinvolgere almeno 4 persone potenzialmente testimoni a suo sfavore: la segretaria, Bertolini, il dipendente e il proprietario del negozio in Svizzera. Proprietario del negozio in Svizzera che Moggi incontrerà di lì a breve proprio perché sarà lui ad andare a prendere le schede.

Come vedete una modalità segreta: con tanto di invito alle partite della Juventus, e fotografie al passaggio della frontiera a Chiasso. Ma vi rendete conto? Se era segreta e serviva a parlare con gli arbitri, le modalità di acquisto sarebbero state segrete. Ci sono già una decina di persone che sanno della cosa.

Qui dare contro a Prioreschi appare assurdo, anche un po’ da dementi: che razza di associazione è quella di Moggi dove di segreto c’è solo la sua capacità di acquistare giocatori a 7 miliardi e rivenderli a 150 miliardi, salvo prima vincere tutto quello che c’era da vincere?

Ma è il De Cillis che in aula fornirà un dettaglio mica male. E’ il 30 giugno 2009 quando il titolare del negozio di Chiasso, in Svizzera, racconta:

Avv.Messeri: «Conosce o ha conosciuto dal 2004 dirigenti di altre società sportive di serie A?»

De Cillis: «Che importanza ha dire che dirigenti conosco?»

Messeri:«Io le ho fatto una domanda, se il presidente la ammette»

Teresa Casoria: «Non importa effettivamente, ma risponda»

De Cillis: «Non so… non so nemmeno se Marco Branca è un dirigente. Lo conosco, viene a cambiare telefonino da me, ma non so che importanza…»

Interviene il Presidente Casoria: «Abbiamo acclarato che il suo negozio era frequentato dall’ambiente del calcio» Messeri: «A me interessava sapere se dal 2004 ad oggi ha conosciuto dirigenti di squadre di serie A e chi»

Teresa Casoria: «Collega persone che frequentano il suo negozio con la dirigenza di squadre?»

De Cillis: «Molto prima che succedesse questa storia era venuto da me anche il fratello di Moratti. Però non conosco dirigenti con cui ho rapporti di lavoro»

Ci risiamo! Di nuovo una commistione di interessi, strani personaggi che incrociano la loro vicenda di testimoni scomodi per la difesa… con conoscenze con persone legate alla sponda opposta a quella di Moggi. La reticenza a rispondere alla prima domanda di Messeri è poi un curioso caso di “beccato sul fatto!”. A confermarlo è il contro-interrogatorio dell’Avv. Morescanti:

Morescanti:«Lei prima parlava di un certo Marco Branca. Chi è il signor Marco Branca?»

De Cillis: «Senta una cosa, io non voglio tirare in ballo altre persone…»

Morescanti: «Senta io le ho fatto una domanda su una risposta che lei ha già dato al tribunale!»

De Cillis: «Io abito a Como e conosco un sacco di persone. Quindi, l’inter è lì, è ad Appiano. Vicino casa mia abitano tantissimi calciatori dell’inter»

Morescanti: «Non ho capito che c’entra l’inter?»

Teresa Casoria: «Branca sarà un dirigente dell’inter»

Chissà cosa penserà la gente comune, ma a me questo freno a parlare quando salta fuori un nome nerazzurro mi puzza. Mi puzza… e non poco. Anche perché di personaggi come il De Cillis, in questo processo, ce ne sono parecchi e tutte con storie parecchio interessanti. Perché può sparlare tranquillamente di Moggi e avere remore a parlare di Branca? E in un paese di media intelligenza come l’Italia è possibile che debba essere una donna come la Casoria, prima ancora che Giudice e Professionista della Legge, a dover appurare che il De Cillis sta seriamente rischiando di dire scemenze in un’aula di tribunale?

A fornire la soluzione dell’enigma delle schede svizzere, un’altra soluzione ancora, sarà ancora la Casoria con un passaggio molto interessante:

(rivolgendosi alla Morescanti, n.d.a.) Avvocato abbiamo acclarato già, non le consento più queste domande! Nessuno dirà mai che usare schede svizzere sia reato.

Non sarà reato, ma qui una squadra di calcio è stata distrutta e gettata nel buio più profondo. Di questo qualcuno ne dovrà rendere conto. Magari con una lettera da spedire… guarda un po’… in Svizzera.

P.S.

In un altro passaggio, ma qui indagini non ce ne sono, si saprà poi che anche Branca comperava abitualmente schede svizzere. E non mi risulta che Branca abbia mai realizzato i colpi di mercato di Moggi. Quindi… o le schede non funzionavano… o quelle schede servivano… stavolta… davvero per altri affari.

Alla prossima puntata dove approfondiremo “la frode sportiva”.

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: la dichiarazione spontanea di Luciano Moggi

Continuiamo la nostra analisi dell’arringa dell’avvocato Prioreschi al Processo di Napoli. In questa puntata ci concentreremo sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi.

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Sono più o meno le ore 10:00 quando il Direttore prende la parola. E come spesso accade quando le sue labbra si muovono… gli altri ascoltano in silenzio, perché l’autorità e l’intelligenza con la quale esprime i concetti sono incommensurabilmente maggiori rispetto a qualunque altro essere calcistico italiano e probabilmente nel mondo.

Non sto assolutamente delirando quando dico “italiano e probabilmente nel mondo” perchè una conferma a questo concetto la dà proprio il Direttore Moggi  a metà del suo discorso. Ma andiamo con ordine.

Magistrale l’apertura della sua dichiarazione. Da qualche giorno (siamo al 27 settembre, ndr) l’Inter ha annunciato Claudio Ranieri come allenatore e la Gazzetta dello Sport aveva pubblicato un articolo dai contenuti a metà fra il ridicolo e la menzogna più totale. L’articolo in questione è stato titolato con un “C’è un filo nero che unisce Moggi a Ranieri”.

Registriamo innanzitutto una sciocca opposizione da parte del PM. Sciocca perché è chiaro pure a un bambino che qui, l’imputato – ricordiamolo: Moggi è imputato in un procedimento penale – sta cercando di chiarire la posizione di un organo informativo che ha avuto un ruolo ambiguo e decisivo ai fini della farsa. Avremo modo di tornare su questo argomento nelle prossime puntate. Ma tant’è, la Casoria respinge l’opposizione incuriosita dall’articolo.

Il pezzo in sé è falso e l’allora Presidente del Napoli ha già smentito tutto. Il punto cui giunge Moggi è il seguente: ecco il metodo, forcaiolo e assolutamente privo di ogni fondamento, con il quale la Gazzetta dello Sport conduce indagini, le stimola, le alimenta, come già ampiamente successo (e ne abbiamo documentazione) nel 2006. Indagini e accuse e fantomatiche prove già sgretolate al Processo di Napoli da Trofino e Prioreschi, più tutti gli avvocati degli altri imputati.

Comincia così il lungo duello fra la difesa di Moggi e un’accusa ormai in ginocchio, distrutta dai colpi a ripetizione di un Prioreschi che ne avrà di cotte e di crude da raccontare. Ma ora arriva il pezzo forte.

Moggi ripercorre brevemente le tappe che lo hanno portato alla guida della Juventus. Qui parafrasare o commentare le sue parole è davvero inutile e quindi lascio la parola al Direttore:

Io e la Triade siamo nati nell’interregno di Gianni, Umberto Agnelli e Chiusano, che sono morti nel giro di qualche anno tutti e tre. C’è stato l’ingresso degli eredi con i quali Giraudo aveva spesso fatto baruffa ed era chiaro che dovevamo andare via. Bisognava andare via, mandare via chi aveva vinto tutto senza chiedere un soldo alla proprietà, mentre questi di oggi hanno speso già 300 milioni. Alex Ferguson ad agosto ha detto: “Molte persone in italia sono state esempio da seguire, Sacchi, Capello e Lippi ma negli anni ’90 predicavo ai miei giocatori e a me stesso che il nostro esempio da seguire era la Juve di Lippi e di uno straordinario manager come Moggi, che erano un tutt’uno come squadra e come società”. Purtroppo non siamo stati difesi dall’avvocato della Juve, che non so per quale motivo ha patteggiato. Le altre hanno fatto bene ad indicare noi come colpevoli. Tutti conoscete Enzo Biagi che, prima di morire, in una intervista ha parlato di sentenza pazzesca, quella sportiva, perchè costruita sul nulla. La formazione della Juventus, vero mostro da combattere, era formata da campioni, era formata da tutti i capitani delle nazionali europee. Non avevamo bisogno di aiuto. Le classifiche parlavano di un netto distacco tra noi e gli altri e l’Inter non si può permettere di parlare di anomalia perché hanno cambiato Seedorf e Pirlo con Brncic e Coco!

Già da sola varrebbe più di mille arringhe. Da Fergusson a Enzo Biagi, autorevoli pensatori del calcio e della politica schierati apertamente a favore della Juve di Moggi, Giraudo e Bettega. La stessa Juve che, nella persona del Direttore, ora si trova a difendersi da accuse volgari e clamorosamente false. Fergusson e Enzo Biagi, due che con l’ambiente juventino poco c’azzeccano, due che da queste dichiarazioni non hanno tratto certo alcun beneficio.

E a cosa serve una digressione di questo tipo? Lo spiega ancora Moggi:

Noi siamo qui per dimostrare che non abbiamo fatto quello per cui veniamo accusati.

E a ben vedere il Direttore ci è riuscito. Ci è riuscito perché ha avuto le possibilità economiche di ingaggiare un fior fiore di avvocato come Prioreschi e una squadra di tecnici e periti, su tutti Nicola Penta. Questo team ha letteralmente confutato le ipotesi di illecito (peraltro inesistenti già nel 2006, anche se questo la gente non lo sa) e dimostrato anzi che a commettere eventuali illeciti sono stati ben altri personaggi, tuttora operanti nel mondo del calcio col ruolo di Presidente o di Amministratore Delegato, per esempio.

Luciano Moggi poi svela un retroscena:

[...] quando sono andato a farmi interrogare c’erano Narducci, Beatrice e Auricchio e sa come mi disse Narducci? “Lei lo sa che è finito?”

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A che pro un pubblico ministero dovrebbe spingersi così in bilico annunciando la fine? Che tipo di progetto ha un pubblico ministero il cui obiettivo è la ricerca della verità? Non viene da pensare che l’obiettivo era invece un altro? Preconfezionato e raccontato ad arte?

Ma c’è di più. Anzi, non c’è sarebbe meglio dire. Luciano Moggi rivela di aver detto davanti ai tre saggi Beatrice, Auricchio e Narducci (scambiando gli adddendi…) di aver subito spionaggio industriale di cui vi erano poche tracce. Almeno Moggi non possedeva le prove per affermare ciò e perciò aveva suggerito di tenere d’occhio la vicenda Telecom.

A posteriori il buon Luciano ci aveva preso anche questa volta, come del resto sono numerose le sue intuizioni in sede di mercato. Solo che nei verbali questo pezzo, questa discussione, questi dubbi non ci sono. Sono scomparsi e chissà chi si è preso la briga di cancellarle queste dichiarazioni.

Perché, sempre a posteriori, la coincidenza spaventosa fra intercettazioni e Telecom e Inter mette i brividi e fa pensare al peggio. O allo sporco, il lettore potrà trarre da sé le conclusioni.

Moggi rivela ai tre, i quali, ripetiamo, dovrebbero agire secondo i dettami della terzietà e della ricerca della verità, di aver subito pedinamenti e perciò si era procurato le schede svizzere. Ma anche questo sospetto sui pedinamenti nei verbali non c’è.

E allora è ancora Moggi a venirci incontro. Nella chiusura della sua dichiarazione spontanea infatti si lascia andare a un piccolo sfogo:

La mia sensazione è che Narducci abbia voluto fare un processo di sensazioni. Perché la Procura non è mai andata a Coverciano a fare una perquisizione?

Già, perché? Perché forse non avrebbe trovato uno straccio di prova? Perché avrebbe sconfessato le balle su cui si sarebbe poi impostato il processo farsa del 2006?

E’ un po’ quello che hanno pensato i molti presenti in aula a Napoli, fra giornalisti e semplici tifosi che hanno a cuore le sorti del calcio italiano. Giornalisti e tifosi che si sono lasciati andare a un applauso. Ed ecco la cosa più vergognosa.

L’avvocato dello Stato, uno che di per sé dovrebbe giocare un ruolo di terzietà proprio in favore dell’Istituzione che rappresenta, cioè me medesimo che pago le tasse, poco elegantemente ha esclamato:

Si sono portati la claque. Li caccerei tutti.

L’espressione più barbara della condizione civile cui può essere relegato un essere umano. Zero forme di espressione, perché anche solo l’applauso, praticamente una sentenza in quel contesto, dà fastidio a chi si trova a dover ancora recitare un ruolo farsesco. Sarà Nicola Penta a rispondergli, con un tono che la dice lunga su chi sono i buoni in questo Processo e chi i cattivi. Dirà Penta:

[...] fortuna che è solo un avvocato: io avrei cacciato tutti quelli che hanno detto una marea di sciocchezze in quest’aula.

E probabilmente, fra qualche settimana, ce ne sarà occasione.

Nella prossima puntata cominceremo a esaminare la lunga arringa di Maurilio Prioreschi. Mandate a letto i bambini perché certi passaggi potrebbero urtare la loro sensibilità di cittadini, ma soprattutto di essere umani liberi.

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: introduzione

L’arringa di Prioreschi al Processo di Napoli, il 27 settembre 2011, è un capolavoro assoluto. Certo è stato facilitato dalla mediocrità del lavoro svolto da Auricchio, Narducci & Co., spudoratamente contrario a ogni principio etico che dovrebbe regolare la loro attività.

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Di fatto l’arringa di Prioreschi è un elenco, lungo e preciso, dei risultati cui sono giunti con una contro-analisi da brividi. Una contro-analisi che ha sviscerato la farsa e che ora mostra crepe inquietanti nel panorama giudiziario italiano.

L’indagine di Auricchio, così come gli interventi in aula di un Pubblico Ministero quale è Narducci, ha mostrato come essi abbiano agito a senso unico. Il problema non è tanto aver scoperto e confutato i loro imbarazzanti risultati – cioè il lavoro per cui Prioreschi è pagato da Luciano Moggi – quanto aver scoperto un vero e proprio piano per eliminare Moggi e la Juve costruendo quello che è un castello senza fondamenta, senza motivo di esistere. Un castello che non può essere abitato in quanto manca tutto: mancano le porte (metaforicamente le ipotesi iniziali per le quali si è iniziato a indagare), mancano le stanze (metaforicamente i target dell’indagine, quindi da Moggi a Giraudo, da De Santis a Bergamo), mancano i condomini… manca tutto.

Alla fine, quindi, il lettore non si stupirà di certo se certi toni e certi termini usati da Prioreschi sono stati molto forti, ai limiti dell’insulto personale poi giustificato dall’uso del dizionario italiano che ne rivendica il contenuto, intendo il contenuto dei termini usati.

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Trovate su Internet i file audio dell’intervento di Prioreschi e quindi potete ascoltare da voi le sue parole.

Qui, in questa serie di articoli, mi limito semplicemente a spiegare, al tifoso bianconero più distratto, come pure al tifoso antibianconero più accanito e accecato dal mero odio sportivo, il terribile imbroglio perpetrato ai danni di Juventus, Moggi e del calcio italiano. Imbroglio che, giova ricordarlo ai più distratti, bianconeri e non, ha portato il nostro Paese, almeno a livello calcistico, a fare passi indietro imbarazzanti.

Prima di cominciare ad analizzare l’intervento di Prioreschi mi piace sottolineare come la stampa, le riviste specializzate, le radio e le TV si siano distratti dall’argomento che pure aveva contribuito a un innalzamento dello share nel 2006. Nessun tipo di commento, pochissime righe sui giornali e appena un paio di frasette di circostanza e prudenti sui TG. A conferma di quanto l’Italia stia soffrendo un periodo veramente vergognoso sotto il profilo dell’etica, ma soprattutto di quanto stia mancando quel minimo di civiltà che rende felice un cittadino.

Il nostro viaggio comincerà, nel prossimo articolo, con un veloce commento sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi di cui ho pubblicato un piccolo stralcio qualche giorno fa.

Stay tuned…

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Gentile informazione radio-televisiva italiana… vergogna!

Stamattina al bar la discussione era accesa. Lo sport non c’entrava nulla, l’argomento era tutt’altro. Qualche conto non tornava e così i toni si sono, simpaticamente, alterati. Alla fine della fiera, fra risate e pacche sulla spalla, mi sento dire “fai come Moggi che alla fine non è riuscito a dimostrare nulla!”. Poiché conosco il mio interlocutore come persone seria e intelligente, la domanda sorge spontanea: “Beh, se tutti rifiuti di leggere articoli su Calciopoli?!?”. Controrisposta: “Ma io li ho letti. Sulla Gazzetta c’è la cronaca completa di tutto il processo e come dice Narducci le prove si sono rafforzate”.

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Signore e signori non è uno scherzo. Una persona colta e che – ci tengo a precisarlo – non guarda il calcio è seriamente convinto che al Processo di Napoli la difesa ha fatto un buco nell’acqua. Siccome oggi è il 28 settembre ho chiesto al mio interlocutore se ha letto qualcosa sull’arringa di Prioreschi del 27 settembre. Mi risponde ancora di sì e perciò chiedo dove. Risposta banale, stupido io che ho fatto la domanda: “Gazzetta dello Sport”. Deprimente, assolutamente deprimente.

Il racconto di Galdi e Piccioni – già perché lì alla Gazzetta le cose le vogliono fare per bene: non ne basta uno di scrittore di fantascienza, ma raddoppiano – è una cronaca asettica e lucida della giornata straordinaria di Prioreschi. Asettica perché il tutto pare tirato via, allontanato da due anni in cui le difese hanno letteralmente fatto a pezzi testimoni chiave (trasformatisi nei migliori alleati della difesa stessa) e soprattutto i PM e Auricchio definiti a più riprese “buffoni e imbroglioni” (ci tengo a precisare che l’uso dei due aggettivi è giustificato da qualunque dizionario italiano e dalla presenza di numerose prove emerse al Processo di Napoli) perché l’italiano non è un’opinione e perché i fatti confermano l’uso di questi aggettivi.

Ma si sa, lo sapevamo da tempo: quel giornalaccio rosa ormai segue una linea ben precisa, linea che si discosta anni luce da criteri di equità e professionalità ormai abbandonati in Italia. Però, mi chiedo, da qualche altra parte qualche tifoso avrà ricevuto un po’ di informazione sulla giornata epocale a Napoli, no?!?

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Ecco, no! Sul sito di Mediaset e sul televideo RAI (come mi informa il gentilissimo @Paolo) non c’è traccia dell’arringa di Prioreschi. Mah, probabilmente staranno preparando il servizio. Anche a ragione, dico, il ritardo è giustificabile: bisogna mettere ordine alle idee e selezionare alcuni pezzi di arringa che in circa 3 ore hanno decretato la morte della Giustizia Italiana. Ma fino a tarda sera non c’è traccia di Calciopoli-ormai-Criminopoli (grazie ancora a @Paolo per la dritta).

Ok, desistiamo un attimo. Domani [oggi, nda], con la sveglia puntata inesorabilmente alle 07:00, c’è sempre spazio per la lettura di un po’ di giornali. E un po’ zapping in TV. Ma non ho trovato nulla. So tutto di Ranieri e ho chiaro che bisogna scrivere 8 pagine sulla vittoria del Milan sulla corazzata Viktoria (che non è la moglie di Beckham) e dedicare un po’ di minchiate sulla situazione straziante della Juve (Pirlo è depresso, Vucinic praticamente è diventato una sorta di bullo dei difensori avversari, Andrea Agnelli ha le mani bucate, mentre Conte improvvisamente ha dimenticato pure quanti sono gli uomini che deve scegliere da mandare in campo: 11? 13? Giocherà col 7-4-3 per esser un po’ più coperto?). Ma non vi è traccia dei concetti chiave di Prioreschi.

Allora, cari organi di informazione radio-televisivi italiani, lo vogliamo cambiare questo Paese? Vogliamo tornare sui binari dell’equilibrio morale, etico e civile? Vogliamo giustificare gli stipendi e i milioni di euro che dalle mie tasche escono per entrare nelle vostre casse? Fare il giornalista e il cronista non ve l’ha imposto nessuno e si tratta di un lavoro delicato: o lo fate per bene, magari rinunciando a qualche notizia, ma mai venendo meno alla deontologia professionale che deve accompagnare ogni vostro lavoro.

Meno male perciò che esistono siti quali ju29ro e Giù le mani dalla Juve, più tutti quelli che ho raccolto nella pagina dedicata alle fonti su/con cui informarsi veramente. Ma non c’è da disperarsi: speriamo solo che questa incazzatura biblica possa trasferirsi in forza mentale in più per la truppa di Conte.

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Calciopoli: l’indagine amputata!

Inutile nasconderlo, e su Internet troverete molto materiale in merito, i toni usati da Prioreschi sono stati duri e crudi. Al contrario di molte altre situazioni, però, i toni sono anche giusti e per certi versi anche pacati.

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Da un lato Prioreschi deve difendere il suo cliente da un’accusa infamante: reato di illecito penale. Dall’altro Prioreschi deve difendere l’onore e l’onorabilità del suo mestiere.

Soprattutto vi è da difendere un sistema, quello della giustizia italiana, che non sprigiona nulla di positivo.

Così Calciopoli può seriamente diventare un’autentica breccia nella testa degli italiani: un modo per tentare di consegnare a questo Paese un minimo di serietà, di credibilità.

La sensazione ulteriore è che Prioreschi sia solo un’apripista a chi, finora, si era un po’ intimidito verso la Casoria. Apripista di una serie di denunce e richieste che clamorose non lo sono per nulla.

Cosa c’è, infatti, di clamoroso di un imputato che ha scoperto tutto un imbroglio contro di sé? Imbroglio mal gestito e perfino mal nascosto?

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Cosa c’è di clamoroso di un imputato e del suo avvocato che hanno in lungo e in largo dimostrato quanto questa indagine, quella di Auricchio e Narducci, sia stata lacunosa, amputata, azzoppata e perfino manipolata per favorire qualcuno e distruggere uno solo?

L’arringa di Prioreschi è un maestoso elenco di confutazioni pressoché perfette di tutti i teoremi mal posti e mal formulati dai vari Palazzi, Auricchio, Narducci e chi più ne ha più ne metta. Senza considerare una Gazzetta dello Sport che ormai di sportivo non ha proprio nulla. Perché qui ci si dimentica spesso che quel che si dice poi va provato. E le uniche prove emerse a Napoli non riguardano la colpevolezza di Moggi, piuttosto la chiara manipolazione di tutta l’indagine con elementi a carico di chi incautamente ha sbandierato una onestà inesistente e non pertinente.

L’arringa di Prioreschi è un lungo elenco di domande, riconducibili essenzialmente a due soli quesiti. Il lettore più attento, quello che ha deciso di dare priorità alla coscienza morale, troverà tali quesiti di elementare risoluzione:

  1. chi ha occultato le telefonate che hanno in questi anni disegnato tutto un altro scenario rispetto a quello prospettato nell’estate del 2006?
  2. soprattutto, perché certe telefonate sono state occultate?

A tali risposte dovranno, un giorno, rispondere i vari Auricchio, Narducci, Palazzi, Guido Rossi e compagnia cantante.

Non è tutto, ovviamente, e, anzi, quella che segue è la parte che mi inorgoglisce di più come italiano, prima ancora come tifoso di calcio e abitante di questo stivale:

L’avvocato Prioreschi chiede che SIANO TRASMESSI GLI ATTI DEGLI INTERROGATORI DI NUCINI, BALDINI E AURICCHIO ALLA PROCURA DI NAPOLI PER IL REATO DI FALSA TESTIMONANZA, E ALLA PROCURA DI ROMA PERCHE’ VERIFICHI IL REATO DI ABUSO IN ATTI DI UFFICIO, FALSO IDEOLODIGO E CALUNNIA IN DANNO DI LUCIANO MOGGI

Forse, perché le vie di Moratti sono infinite e in gioco ci sono grossi affari, abbiamo imboccata la strada di uscita da un tunnel lungo 5 anni faticosi anni!

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Arringa di Prioreschi in Calciopoli: rassegna web del 28 settembre 2011

Troppo da leggere, poco tempo a disposizione. Così, mente la stampante sputa fuori i fogli di una giornata infernale in quel di Napoli, e in attesa di sistemare le idee in modo organico, ecco per voi le migliori fonti odierne su quanto accaduto il 27 settembre 2011 in un’aula di Tribunale a Napoli.

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Credo di fare cosa gradita vista la pochezza di informazione radio-televisiva, per non parlare del lavoraccio di certi quotidiani.

Buona lettura e, se volete, lasciate un commento con le vostre sensazioni e magari qualche argomento particolare da sviluppare.

  1. Moggi: «Buone sensazioni. Abbiamo ragione noi»
  2. Moggi al contrattacco, il processo arriva al clou
  3. D’Onofrio (legale Moggi): “E’ emersa la verità, non è stato commesso alcun illecito. Si può riaprire il processo sportivo.”
  4. IL GRANDE IMBROGLIO E’ PARTITO DA TORINO
  5. Abete, e adesso come la mettiamo?
  6. LE VERITA’ NON PIU’ NASCOSTE…..
  7. Udienza del 27 settembre 2011 – La difesa attacca. Prioreschi: Indagateli!
  8. Baldini: l’uomo del ribaltone
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Nucini e Facchetti in aula scagionano la Juve e inguaiano l’Inter: Calciopoli è finita!

Ieri a Napoli è stata scritta una pagina memorabile della farsa conosciuta con il nome di Calciopoli.

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In aula erano presenti personaggi del calibro di Gianfelice Facchetti e Danilo Nucini, più il presidente Zamparini che non ha potuto partecipare a tutta la recita perché impegnato con un dottore nel tardo pomeriggio. Roba che se fosse una farsa in teatro, appunto, non funzionerebbe e il pubblico si annoierebbe per lo spettacolo volgare, poco serio e davvero indisponente. Invece è tutto vero.

I personaggi sopramenzionati non sono attori, ma sono i principali testimoni di un’accusa che non sa più che pesci prendere, tornando a ricusare un Giudice di cui tutta la categoria dovrebbe andar fiero. Un Giudice, donna sì, ma con due palle da far paura a tutti quelli che sulla carta di identità hanno la lettera M nella casella sesso. Un Giudice che probabilmente ha capito da tempo la farsa che sta andando in scena in un Tribunale dello Stato Italiano e sta cercando di capire se chiudere la storia nel modo dovuto (e saranno dolori per tutti quelli, accusati e difendenti, che stanno partecipando a questa pantomima) o nel classico modo all’italiana, e in quest’ultimo caso la rivoluzione popolare sarebbe una conseguenza logica.

La deposizione di Danilo Nucini ieri mattina ha sfiorato, per lunghi tratti, i limiti più bassi cui un uomo può spingere la propria dignità: di professionista, in prima battuta, e proprio di uomo, soprattutto.

Nucini: Allora, facciamo così: la scheda me l’ha data Marconi e a Torino c’era Garibaldi.

Presidente Casoria: Nucini, Lei si sta squalificando come teste, tutto questo viene registrato, tutto questo che Lei dice.

Una serie di risposte che volevano essere provocatorie e invece hanno con più forza sottolineato cosa è stato Calcioopli. Una serie di atteggiamenti davvero incomprensibili perché, comunque sei in un’aula di Tribunale e sotto giuramento e ciò significa che ogni tua parola viene pesata e può essere passibile di accusa.

Danilo Nucini ha inguaiato, in due ore di deposizione, se stesso e l’Inter di Massimo Moratti, sporcando la memoria di Facchetti che rimane sì un grande professionista del passato (da accertare ci sarebbe quella pesante accusa di doping che coinvolge la Grande Inter), ma che come dirigente si rivela essere soltanto uno dei tanti sporchi personaggi che hanno vissuto il mondo del calcio italiano. Purtroppo restano le dichiarazioni del figlio e quindi di Danilo Nucini, incrociando le quali si arriva a un punto netto e ben definito su cui Palazzi, ma ne dubito fortemente, dovrebbe aprire un fascicolo, in realtà banale pe quanto sono chiari i fatti: l’Inter, nella persona di Facchetti, trafficava con un arbitro in attività, vaneggiando chissà quali indagini sul mondo del calcio. Incontri e telefonate, confessioni e spiate. L’arbitro Nucini ha arbitrato l’Inter. L’arbitro Nucini ha fatto il quarto uomo nelle partite dell’Inter. E’ una PALESE E VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GIUOCO DEL CALCIO. Fino a questo momento, è l’UNICO REATO ACCERTATO E DIMOSTRATO, perché confessato proprio dalle parti.

Risulta evidente durante la deposizione di Facchetti in più parti, ne segnaliamo soltanto una:

PM Capuano: Sa se lui ha mai detto di essersi incontrato con Nucini?

Facchetti: Sì in un momernto di confronto disse di avere trovato riscontro ad una serie di dubbi che aveva su sconfitte ripetute della sua squadra attraverso la testimonianza di questo Nucini.

E molto evidente dai numerosi scivoloni e arzigogoli di Nucini:

Avv. Prioreschi: Lei ha mai detto a Facchetti di far parte dell’organizzazione? Di essere proprio attivo?

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Nucini: No, no, no, mi faccia rispondere, mi faccia rispondere….Questo era impossibile che io confidassi a Facchetti che… perché noi, nell’estate del 2002 abbiamo iniziato un percorso che ho definito “cavallo di Troia” perché sapevamo che nel mondo del calcio c’era un malessere e volevamo scoprirlo.

Basta questo, bastano soltanto questi tre passaggi per rimettere in discussione tutto quanto e far partire STAVOLTA UN VERO PROCESSO.

A tal proposito CHIEDO ad Andrea Agnelli da che parte sta e cosa intende farne della Storia della Juventus, calpestata e violentata da personaggi di questo livello per loro semplici e improponibili percezioni:

Nucini: Le dinamiche che ci interessavano ce le siamo andate a prendere, sul resto erano percezioni.

Avv. Prioreschi: Quindi quando dice che gli arbitri facavano parte dell’associazione erano sue impressioni?

Nucini: Si aveva la percezione.

Presidente Casoria: Non impressioni ma percezioni.

Adesso le chiacchiere stanno a zero.

In aula ci sono tanti avvocati intenti a scagionare i loro clienti, che si chiamano Paolo Bergamo, Massimo De Santis, Luciano Moggi. Non uno di questi ha a che fare con la Juventus, nemmeno l’immenso Direttore che sta combattendo una battaglia tutta sua e personale per restituire ONORE a una storia, quella degli ultimi venti anni di calcio italiano.

Andrea Agnelli: cosa è per Lei la Juventus? Come intende muoversi?

Se non lo fa Lei, toccherà ai tifosi riprendersi la Juventus. A costo di abbattere a fucilato l’Intero Palazzo nel quale vi tenete rinchiusi. A costo di ripartire da zero, dalla Terza Categoria o dai Pulcini.

Da parte mia ho già disdetto tutto quanto: abbonamenti a magazine, a TV, a pay per view e non mi recherò mai più allo stadio fino a quando questa storia non sarà stata affrontata con la serietà che è richiesta.

E i tifosi bianconeri che fanno? Ancora a litigarsi fra loro su Del Neri, Marotta, Martinez e Bonucci? Ma che cosa vi è successo? Ma che razza di paese è questo in cui viviamo? Perché  non partono ora le fiaccolate a favore di una giustizia così volgarmente sostituita da una farsa ormai inaccettabile?

La risposta non può che essere una: è un paese di merda di cui siamo tutti complici. A meno che…

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