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Tag: processo-telecom

Tavaroli: “Gli accertamenti vennero svolti con attività illecite”

E’ un Tavaroli che di fatto si è scrollato di dosso il silenzio che doveva mantenere. Probabilmente, a prescrizione che incombe, avrà preferito fare la parte del duro. Parte che non porterà certo grossi benefici: si arriverà mai al terzo grado di un Processo Telecom che l’Italia non vuole assolutamente conoscere?

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La risposta la sapremo solo… vivendo, sperando di poterlo fare visto che in Italia fra omertà e disinformazione ci stanno uccidendo (l’anima).

Intanto continuiamo a registrare conferme a quanto già sapevamo:

Su Moggi non esisteva un dossier, ma ci fu la richiesta di verificare alcune informazioni date all’Inter da un arbitro su presunti comportamenti di Moggi. Moratti mi disse: abbiamo ricevuto queste informazioni, vogliamo vedere se sono credibili. Parte degli accertamenti vennero svolti con attività illecite.

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Intanto segnaliamo un piccolo disguido lessicale di Tavaroli, crediamo fatto con coscienza: che su Moggi ci fosse un dossier questo è accertato, che tale Dossier non fu redatto da Tavaroli questo è molto probabile e perciò le sue parole sono ad alto tasso di credibilità.

Già questo basterebbe per riaprire il processo sportivo. Il processo sportivo – in barba alle boiate di Abete – si può riaprire a fronte di elementi spiccatamente clamorosi come quelli emersi a Napoli su Calciopoli e a Milano su Telecom. Evidentemente la Federazione vuole perpetrare la Farsa promossa nel 2006. E i giornalisti sono costretti ad ubbidire. Buon per loro se vengono profumatamente pagati: l’etica si prescrive, la dignità si compra. Ecco i grandi insegnamenti di questi personaggi.

Che si debba andare avanti nell’indagine lo conferma ancora Tavaroli quando parla di Vieri:

Di controllare Vieri me lo chiese Moratti di persona, non al telefono: Moratti lo incontrai di persona. Le operazioni poi sono state fatte da un fornitore, la famosa agenzia di Cipriani.

Ed ecco il dubbio: spiarono Moggi e Vieri, poi gli arbitri, poi i dirigenti. Con attività illecite. E ci sono i fatti e le prove emerse a carico di Facchetti e dell’Inter al Tribunale di Napoli. Qualcuno ci spieghi perché tutto deve continuare a essere taciuto e perché la Giustizia non interviene a fermare questi malfattori.

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Sconcerti: “Che l’Inter spieghi Calciopoli”. No, spieghi lei invece…

Mario Sconcerti, un nome… una garanzia purtroppo. Cambia opinione ogni giorno dispari del mese, mentre nei giorni pari è costretto a smentire se stesso per il giorno prima e a proporre un nuovo concetto. Sempre nuovo, sempre diverso. Doveva fare lo scrittore per così grande energia creativa, invece si ostina col giornalismo.

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E allora, in base a ciò, siamo a noi a chiedere a Sconcerti di spiegare: spieghi lei invece di chiedere a Moratti.

Ah, già, forse non conoscete cosa ha suggerito e ispirato questo articolo. Il dottor Sconcerti (chiamano Galliani “dottore”, almeno Sconcerti se l’é meritato con una laurea) ha scritto un nuovo articolo su Calciopoli. Sul sito del Corriere dice:

[a proposito dell'affaire Telecom] Essendo dunque una storia reale va subito detto che è stata qualcosa di terribile, sconvolgente e non degna del Moratti limpido e al di sopra di tutto che sono abituato a vedere. Che sia per sbaglio o per amore siamo dinnanzi a una società che fa pedinare un suo giocatore e che mette sotto controllo il suo telefono. Credo che questa società sia giusto che o spieghi tutto, o taccia per parecchio tempo.

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Un primo appunto lo facciamo volentieri: la parte finale è il miglior consiglio, fraudolento, che si possa dare a Moratti che dietro il silenzio si trincera ormai da 6 anni. Già, e cosa potrebbe mai dire uno che si è macchiato delle peggio irregolarità nel mondo del calcio? In campo e soprattutto fuori dal campo, anche se nessuno gliene chiede contezza.

Il secondo appunto è distogliere l’attenzione su un fatto che Sconcerti omette volontariamente: il problema sarebbe Vieri? Sarebbe davvero aver pedinato Vieri? Semmai il problema, caro Sconcerti, è il dubbio, anzi la certezza, di aver pedinato metà calcio italiano, principalmente arbitri, designatori, dirigenti avversari. La domanda sarebbe quindi: l’Inter che vantaggio ha ottenuto da tutta questa vicenda squallida e palesemente irregolare?

Allora ci spieghi lei Sconcerti come potete ancora stare in silenzio e addirittura suggerire questo stesso “silenzio” a Moratti? Ma, ancora più tragico è: come avete potuto ignorare una vicenda che venne già a galla parecchi anni fa? Dove siete stati voi giornalisti professionisti mentre poveri cristi di tifosi trascorrevano le notti a indagare e a leggersi migliaia di carte a computer? A studiarle, a cercare di tirar fuori la verità riuscendovi, peraltro?

Ma che razza di lavoro omertoso avete fatto in questi anni, salvo ora fare i finti scandalizzati di fronte alla più becera evidenza?

Non ci prenda in giro Sconcerti e segua lei stesso il suo consiglio: stia in silenzio per parecchio tempo. Altrimenti… cominci a lavorare da buon giornalista!

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E vissero per sempre prescritti e contenti

Esistono molti vizi a questo mondo tra i quali ognuno di noi può ben scegliere quello che più lo diverte o la fa star bene. Perché, parliamoci chiaro, a vivere di sole virtù sono bravi in pochi. La parte di Milano tinta di nerazzurro ha scelto anche lei la propria virtù e il proprio vizio: la virtù è l’onestà, il vizio è la prescrizione. Geniale, direi. Sì, perché in fondo loro si definiscono da sempre onesti e sono stati premiati per questo con uno scudetto di cartone gentilmente offerto da un proprio ex dipendente che aveva preso il potere momentaneamente giusto per conferire tale titolo e fare qualche altra aggiustatina qua e là. Poi poco importa se i fatti continuino a dimostrare che così onesti in realtà non lo siano mai stati, perché a quel punto interviene il vizio che tutto risolve, la prescrizione.

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In pratica puoi commettere tutti gli illeciti sportivi e civili che vuoi, tanto poi interviene la prescrizione che risolve tutto e puoi così continuare a definirti onesto. Puoi così continuare ad andare in giro con il famoso smoking bianco, e poco importa se il retro dei pantaloni all’altezza del sedere sia ormai tutto sporco e marrone, conta la facciata, salvi l’apparenza.

Abbiamo visto passaporti falsi che se avessimo fatto noi saremmo ancora adesso in galera. Abbiamo visto plusvalenze pompate insieme ai cugini rossoneri per falsare i bilanci. Abbiamo ascoltato telefonate imbarazzanti fatte da Facchetti ad arbitri e designatori. Abbiamo visto Palazzi e la giustizia sportiva muoversi con una lentezza inaudita, considerando gli standard utilizzati per giudicare le faccende di casa Juve, giusto per far cadere i fatti in prescrizione. Abbiamo visto Moratti e Tronchetti Provera che in pratica si nascondono ghignando dietro al cadavere di Facchetti, morto poco prima che saltassero fuori quelle telefonate. E, probabilmente, morto sempre grazie ai fatti poco limpidi che accadevano nello spogliatoio interista negli anni ’60 e che hanno coinvolto anche altri giocatori di quella squadra (in italiano si direbbe doping). Abbiamo anche visto che spiavano illegalmente propri dipendenti, arbitri, designatori, dirigenti vari e dirigenti della principale rivale, cioè la Juve (in italiano si direbbe spionaggio industriale).

Il tribunale di Milano ha dato ragione a Vieri e ha giudicato Inter e Telecom colpevoli di un’attività illecita di spionaggio ai suoi danni. Nel 2007 Bobo aveva fatto la stessa denuncia alla Figc ma Palazzi aveva archiviato il caso per prescrizione (strano!) e ci aveva ritentato nel 2010 con un esposto in cui chiedeva la revoca del titolo assegnato all’Inter a tavolino nel 2006 in nome della sua rinomata onestà. Ovviamente, prescrizione anche lì. Anche altri avevano provato a denunciare questo spionaggio da parte dell’Inter alla Figc come l’arbitro De Santis ma in questo caso Palazzi si dimostrò più originale: improcedibilità a causa della morte di Facchetti.

Forse in pochi si rendono conto della gravità della situazione. Ai fini sportivi, non etici, può magari apparire meno grave pedinare propri dipendenti come Vieri, Ronaldo, Jugovic e Mutu. Ma come la mettiamo con il resto? È incredibile che l’Inter faceva spiare arbitri in attività come De Santis e Racalbuto, un designatore come Bergamo, il dirigente del Messina Fabiani e il nostro Moggi, oltre al marito della Fazi, un’impiegata della Figc. È assurdo, come può essere giustificato un comportamento simile anche in termini sportivi? Cosa sarebbe successo se fosse capitato a parti invertite? Cosa ci faceva un computer di Tavaroli, il responsabile dello spionaggio della Telecom, nell’ufficio di Auricchio, quello che ha svolto “indagini” a dir poco indirizzate su Farsopoli?

Inoltre il legame tra Inter e Telecom non dà fastidio a nessuno in questa vicenda? L’inter ha beneficiato di un evidente canale privilegiato dato il ruolo di Tronchetti Provera. Come se la Juve nella macchine del gruppo Fiat comprate da arbitri e dirigenti di altre squadre mettesse delle microspie. In quel caso sarebbe la fine del mondo però.

Vieri, forte di questa sentenza civile a suo favore, dovrebbe chiedere alla Figc di riaprire ufficialmente quel caso che era stato archiviato nel 2007 in nome della prescrizione. In teoria (molto in teoria, ahimè) ci sarebbe anche la possibilità di uscire dalla prescrizone e da altri magheggi utilizzati da Palazzi per risolvere allora la questione, secondo Alvaro Moretti di Tuttosport. Innanzitutto il giudice Spera di Milano ha giudicato responsabile di questo spionaggio terminato nel 2004 ai danni di Vieri l’allora amministratore delegato interista Buora. I fatti risalgono al 2004, dunque le penalizzazioni l’Inter le avrebbe dovute ricevere nel campionato 2005/06, guarda caso quello regalato da Guido Rossi. Nel 2007 al momento della denuncia di Vieri i fatti riguardanti il 2005/06 non erano ancora in prescrizione, quindi in teoria si potrebbe anche procedere se il caso venisse riaperto.

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Inoltre ci sono ancora in corso due procedimenti civili paralleli e simili a quello di Vieri, ma più gravi perché non riguardano un allora dipendente del club nerazzurro come Bobo. Sempre al Tribunale di Milano infatti si è rivolto De Santis, mentre Bergamo, Fabiani, Racalbuto e il marito della Fazi sono impegnati al Tribunale di Firenze., scelta perché è la città di Cipriani, l’investigatore che di fatto svolse le indagini commissionate dall’Inter. E c’è grande attesa da parte degli avvocati di De Santis, e non solo, per il 19 settembre quando a Milano parlerà proprio Cipriani che dovrebbe di fatto ammettere quello che ormai già tutti sanno dal processo Telecom. Mentre il 24 ottobre sarà chiamata l’Inter a comparire in aula. Se l’esito per De Santis sarà favorevole (la sentenza potrebbe esserci per la primavera 2013) anche lui dovrebbe poi far ricorso in Figc contro l’archiviazione del 2007. A Firenze invece l’Inter ha presentato richiesta di archiviazione perché dal suo punto di vista i fatti sono prescritti (strano!), ma se il giudice Minniti la penserà diversamente, ossia come il giudice Spera di Milano, anche qui la sentenza potrebbe arrivare in primavera.

Ieri inoltre Tavaroli, ospite a Radio 24, ha rivelato al conduttore Giuseppe Cruciani quello che già si sapeva, cioè:

Moratti? Mi parlò lui direttamente della situazione di Vieri. Su Moggi non c’era nessun dossier, ci fu però la richiesta da parte dell’Inter di verificare alcune informazioni date da un arbitro. Su Moggi ci furono controlli di tabulati, alcuni svolti con attività illecite.

E caliamo un velo pietoso su quell’arbitro di cui parla Tavaroli, cioè Nucini, che quando era ancora in attività aveva legami strettissimi con Facchetti, riceveva “regalini” e tramava con l’Inter dopo aver avuto la promessa di un nuovo posto di lavoro.

Ieri l’avvocato dell’Inter Fabio Iudica, oltre a raccontare una barzelletta come il “non mi risulta che ci siano altri soggetti sottoposti a indagini illegali” (chiedilo a Moggi e a tutti gli altri già citati che hanno portato Inter e Telecom in tribunale), ha ricordato come vanno le cose in casa Inter, nella patria della virtù e dell’onestà:

Per la giustizia sportiva i fatti sono ormai sepolti dalla prescrizione. Voglio tranquillizzare i tifosi.

Non sono solo i fatti ad essere “sepolti” come sempre accade da almeno 6 anni, ma anche l’etica e la dignità di certe persone che dovrebbero vergognarsi. Moggi è da una vita che sosteneva di essere spiato, ma non è stato creduto, anzi è stato considerato il diavolo a cui si è voluto contrapporre l’acqua santa nerazzurra e premiarla per questo.

A livello sportivo benché in teoria ci siano possibilità di manovra non succederà niente. Perché ormai il finale della favola lo sappiano, è sempre lo stesso… e vissero per sempre prescritti e contenti.

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Malerba: “La FIGC non potrà fare orecchie da mercante sul 2006″

Un ex magistrato dice la sua sui possibili risvolti della condanna dell’Inter in Tribunale in merito alla vicenda “spioni”. In realtà non serve un magistrato per capire che ciò dovrebbe avere un risvolto in sede penale e sportiva, ma siamo in Italia. E in Italia comanda chi ha più soldi, vince chi riesce a disinnescare le regole, a eluderle, ad aggirarle, con l’inganno e con mezzi illeciti. Appunto!

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Ma le parole di Malerba ci servono solo per dare maggiore forza alle nostre motivazioni. Motivazioni che, come erroneamente molti pensano, non derivano da un puro fatto di colori tifati, ma dalla sete di giustizia. Perché Farsopoli non riguarda solo un affare privato di Moratti, ma riguarda vite umane, riguarda passioni umane: e con le vite e con le passioni nessuno può permettersi di giocare!

La sentenza del Tribunale di Milano, che ha condannato l’Inter a risarcire Vieri, dovrebbe avere interessanti ricadute sulla questione scudetto 2006, tanto più se sarà seguita da analoga condanna per le indagini svolte sull’arbitro De Sanctis.

Come dire: dovrebbe, potrebbe, sarebbe. Già perché il problema è semplice: tutto quanto commesso dall’Inter e dimostrato già dopo pochi mesi da centinaia di volenterosi tifosi che si sono sostituiti a inquirenti e avvocati è coperto da prescrizione. Prescrizione scattata puntuale e in modo molto intelligente, prescrizione inseguita dagli amici di Moratti:

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[...] vero altresì che la condotta illecita dell’Inter, sanzionabile quanto meno ex art. 1, è ormai coperta da prescrizione.

Ma l’etica va in prescrizione?

Ma la ricaduta della sentenza milanese (se sarà confermata nei successivi gradi di giudizio) concerne non già una ormai impossibile condanna dell’Inter in sede di giustizia sportiva, bensì la INELUDIBILE revoca dell’assegnazione dello scudetto 2006.

Quale scudetto? Ah già, quello dei “91 punti, teste di cazzo“!

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Inter… una prescrizione che salva la vita

Onesti, puliti, esempio di lealtà… ma a processo non si va. Giammai, puliti e leali solo a parole, parole vuote e false già prima di uscire dalla bocca, perché in fondo il cervello pensa prima la terribile falsità e poi la bocca si presta per dirla. E se non è la bocca è certamente la tastiera, magari sul sito ufficiale o su uno dei tanti house organ travestiti da stampa libera e democratica.

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E’ tutto questo l’ambiente nerazzurro: un covo di falsità, una produzione continua di frasi fatte che non hanno attinenza col mondo reale. Un mondo fantasioso che è stato messo davanti agli occhi dei tifosi per nascondere loro la verità: che sono schiavi, che vivono in una prigione che non conosce vittorie, solo menzogne e sconfitte.

Con un po’ di anni di ritardo, per nulla casuali, la società di Massimo Moratti cade ancora in un’aula di Tribunale. E lo fa con stile. Con molti anni di ritardo ecco arrivare anche la condanna sul caso Vieri. Che non è un caso semplice, perché è anzi una conferma, la più tremenda, di quanto già dimostrato da svergognati bianconeri che non hanno mai accettato la farsa raccontata in TV e sui giornali. Dimostrato coi fatti, gli stessi fatti che inchiodano Tronchetti Provera e Moratti.

Sono fatti semplici da raccontare perché si sa già tutto e fortunatamente qualcuno prova a tirare via dalla sabbia la testa e a metter bocca su qualcosa per cui l’Italia dovrebbe muoversi: Farsopoli. L’Inter cade vittima dei suoi stessi tranelli: lo spionaggio ai danni di Vieri è stato dimostrato, acclarato e punito in Tribunale. La Corte ha deciso che Bobo verrà risarcito con 1 milione di euro a fronte dell’attività illegale della Telecom pagata da Massimo Moratti. Ben inteso, per quanti fanno finta di non capire: l’indagine è stata commissionata e pagata dall’Inter, nella veste dell’allora presidente Giacinto Facchetti. Cosa abbiano a che fare queste cose con lealtà, coraggio, pulizia e santità… è un mistero!

Gli avvocati di Vieri, molto deluso da questa vicenda, vogliono andare fino in fondo, chiedendo la riapertura del processo sportivo. E perché mai? Una vendetta nuda e cruda? Assolutamente no!

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Gli avvocati di Vieri vogliono riaprire il processo sportivo perché leggendo le sole carte riguardanti il Processo Telecom sentono, come Neo in Matrix, che il mondo descritto dalla Gazzetta è tutt’altro che reale e che molto ci sia ancora da dimostrare e indagare. Certo non possono dire in aula di sapere già tutto, di aver letto blog e forum su Internet, di aver letto le carte di un altro processo e aver scoperto che era tutto falso, tutto una Farsa!

Però, come già accaduto in passato, specie nella gestione Moratti, le aule di Tribunale, al contrario del campo, sono un terreno amico. Il petroliere sembra giocare in casa e le vince tutte. Senza seguire le regole, eludendole e piegandole al proprio volere… o portafogli che sia. Prescrizioni, regolamenti violati, galere evitate per falsificazione di bilanci, trucchi con le plusvalenze, riciclaggio documenti e via così. Prescrizione su Calciopoli quando la posizione di Facchetti e della Società era ben peggiore rispetto a quella bianconera. E ora, Prescrizione pure su questa vicenda come ci tiene a ricordare l’avvocato della società nerazzurra:

I fatti sono sepolti dalla prescrizione. Non si arriverà alla giustizia sportiva.

Più che una valutazione sembrerebbe una minaccia!

L’estate sta finendo, ma la paletta e il secchiello di Gazzetta & Co. sono pronti: insabbiare, insabbiare, insabbiare. Mai si arriverà alla Giustizia Sportiva: loro sono puliti, leali, onesti e coraggiosi. Sono interisti… e già questo è un paradosso con questi aggettivi!

C’è solo una domanda che vorremmo porre, solo questa: è lecito pensare che tale attività abbia procurato uno smisurato vantaggio alla società nerazzurra? Vantaggi in termini di ricattabilità degli intercettati (arbitri, designatori, giornalisti, giocatori, dirigenti)? Vantaggi di natura professionale (Moggi ha denunciato il fatto che molti suoi movimenti erano pedinati e molte sue attività di mercato avevano un che di misterioso in quanto UNA società sembrava leggere nel suo pensiero)?

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Ah, se l’avesse detto Carobbio e no Tavaroli!

Niente, abbiamo più volte sfogliato i giornali in edicola, ma nulla. Poco, magari rifilato a pagina 38, magari con un tono molto pacato, di quelli che si utilizzano nei paesi non liberi dove le notizie, quelle vere, se disturbano certa gente, proprio non si possono dare, se non con un tono molto freddo, quasi ad avvertire il lettore che “meno se ne parla e meglio è”.

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Il rapporto Freedom House ha declassato l’Italia nel 2004 a Paese parzialmente libero: a meno di credere a un complotto mondiale, un minimo di verità in questo rapporto ci sarà. Purtroppo all’estero lo hanno capito, mentre il popolo italiano fa ancora finta che tutto va bene, anzi benissimo.

Accade perciò che una notizia vecchia, molto vecchia, venga riproposta a distanza di mesi, anni. In realtà la notizia è nuova per i giornali e per certi italiani, perché quelli che nel 2006 non hanno spento il cervello sapevano già tutto. Perché avevano letto le carte, perché avevano fatto due conti, perché la realtà non può essere distorta.

Al Processo Telecom – di cui avevamo già raccontato una testimonianza clamorosa – Tavaroli conferma quanto aveva già detto fuori dal Tribunale:

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L’operazione Ladroni mi venne commissionata dall’Inter nella persona di Moratti, poi la feci con Facchetti.

Nulla di nuovo, si sapeva già tutto. Compreso la falsa testimonianza di Moratti che viene seccamente smentito un po’ da tutti, prima ancora dai fatti.

Non vogliamo tornare sulla vicenda sulla quale ci siamo già espressi, perciò ci limitiamo a sottolineare quanto segue:

Chissà mai se qualcuno risponderà. Ma non importa. Come disse un tizio “Il tempo è galantuomo”.

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Ricettazione, corruzione fonti, dossier illegali: Tronchetti interrogato

Si chiama Repubblica delle Banane quel Paese meravigliosamente descritto da Woody Allen in un suo famoso film. Un film a tratti allegorico, a tratti tedioso, ai limiti del ridicolo. Che poi era il senso del messaggio che il grande regista americano voleva far passare.

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Oggi la Repubblica delle Banane esiste e porta il nome di Italia.

E tanto per non farci mai mancare nulla, ecco a voi un altro pezzo del puzzle:

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E’ stato interrogato oggi dal pm milanese Alfredo Robledo il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, indagato per ricettazione e corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sui dossier illegali di Telecom. Lo hanno riferito oggi fonti giudiziarie.

L’inchiesta in corso dal 2005 ruota attorno ai dossier acquisiti illegalmente dalla security di Telecom e Pirelli al tempo in cui a capo della struttura c’era Giuliano Tavaroli.

Fra poche settimane Moratti dovrà rispondere di questo davanti il Tribunale di Firenze. Chissà!

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Il giornale dei Fatti, il Fatto Quotidiano, censura i fatti su Calciopoli e Processo Telecom

Curioso, molto curioso. Triste, molto triste.

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Uscirono accompagnati da un’ovazione di pubblico. E hanno raccolto parecchio successo, molto del quale è ampiamente giustificato.

C’è un unico problema che registro a livello de Il Fatto Quotidiano. A parte Oliviero Beha, talento vero del giornalismo italiano, e un invito a scrivere al Direttore Padovan, il giornale diretto (praticamente) da Travaglio e Gomez è praticamente sordo a ogni fatto riguardi Calciopoli.

Anzi, addirittura Travaglio si permette due editoriali fasulli e provocatoriamente falsi.

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Proprio loro, poi, così ligi alle leggi del giornalismo vero, quello che non oscura nulla, quello che non censura nulla. Se fate una ricerca sul sito de Il Fatto Quotidiano e provate una query su “Plateo”… nulla di nulla.

Eppure ieri qualcosa si è mosso in questo Paese. Una testimone e una testimonianza che conferma ancora una volta la farsa.

La Cazzetta Rosa scrive tre parole in una colonnina confusa dagli annunci A.A.A., mentre ne Il Fatto Quotidiano, in ben 28 pagine, la notizia non trova spazio.

Complimenti. Che Peter Gomez se la sia presa per quei gol di Vucinic e Marchisio?

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Spionaggio contro la Juve. E ora che succede?

Sto studiando le carte e non avete idea di quanti sono i trucchi, sporchi e incivili, che permetteranno ai soliti noti di farla franca, scampando qualunque tipo di punizione. Nel frattempo a molta gente hanno rovinato la vita, ma questo in Italia è quasi un merito.

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Oggi noto con piacere che nessun giornale ha trattato la vicenda. E io preferisco tacere: la tristezza è davvero tanta e io in questo Paese non mi riconosco più.

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Lascio la parola al Prof. Guido Vaciago:

Nel silenzio della prescrizione della improcedibilità, la rumorosa deposizione della Plateo squarcia il velo su nuovi scenari, in cui si possono forse trovare risposte finora sfuggite. Perché l’inchiesta di Narducci e Beatrice presenta delle inquietanti analogie con quella privata rivelata dalla Plateo. A partire dai soggetti i cui telefoni vengono messi sotto controllo, per finire con le teorie investigative (ammonizioni mirate, contatti con i designatori, la figura di De Santis). Perché appare sempre più chiaro che la Juventus è oggetto di indagini (solo alcune legali) da molto prima del 2004. E perché, infine, è davvero difficile sostenere oggi che il grande imbroglio di Calciopoli sia quello che ci hanno raccontato nel 2006.

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Testimone al Processo Telecom: “Spiavamo la Juve e avevo il divieto di…”

E’ clamoroso, ma non sorprendente.

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Nessuno di quelli che fin qui hanno sputato l’anima per capire realmente la situazione che ha portato a Calciopoli si sorprende. E i fatti, anzi, si chiariscono ogni giorno di più.

Agata Plaeto è un testimone al Processo Telecom che si sta svolgendo a Milano. Una testimone come le altre che stavolta parla. E le parole sono pietre molto pesanti:

[...] controllavamo i telefoni della Fc Juventus, della Gea, della Football Management e utenze della FIGC.

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Juventus, GEA e FIGC. Come mai nessun’altra squadra? Chi ha dato l’ordine alla Telecom, in particolar modo al team che aveva accesso a Radar, il sistema per lo spionaggio? La risposta, il lettore più attento e coscienzioso può farlo, è lapalissiana, evidente.

La risposta lapalissiana, evidente, lo diventa di più quando Agata Plateo rivela che:

[...] mi diedero l’opportunità di vedere i contatti telefonici, di prendere appunti, senza essere in alcun modo rintracciabile e con il divieto assoluto di stampare quei tabulati che poi consegnavo ai miei superiori.

Superiori? Qualcuno conosce i nomi di questi superiori? Per caso c’entra quel tifoso nerazzurro  che siede sempre sopra Moratti (sopra è da intendersi come “un seggiolino sopra”)?

E ora la Juve come si muoverà? Soprattutto: come si muoverà l’Italia dell’informazione mediatica?

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