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Tag: raiola

Su Pogba, Mediaset intervista Cobolli Gigli: strategie di indebolimento bianconere

Siamo agli istanti finali di una comica. Ultimi respiri di SportMediaset, una sorta di arma nelle mani di pochi. I soliti.

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L’episodio è talmente ridicolo che anche raccontarlo è vergognoso. Ma diamo un nostro commento all’ennesimo obbrobrio.

In questi giorni è in atto una sorta di disinformazione totale sulle sorti della Juve. Manca poco e si parla di un acquirente cinese o taiwaniano che tolga di mezzo Andrea Agnelli e Marotta. Questa Juve dà fastidio, anche più di quella di prima capitanata da Moggi e Giraudo e fatta fuori dai vertici del calcio italiano.

Ci hanno già provato con Antonio Conte e continuano a provarci: va via a gennaio, rescinde il contratto a febbraio, forse litiga a marzo, di sicuro ad aprile si incazza e viene licenziato, a giugno firma per l’Arsenal, anzi per il Manchester, salvo che PSG o Monaco non avanzino l’offerta.

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L’obiettivo è indebolire la Juve. E se Conte reagisce con silenzio e col lavoro sul campo, allora perché non tentarci con i giocatori che stanno dettando legge in Italia?

Il capitolo Vidal è stato purtroppo chiuso dal ragazzo che ha apposto la firma sul rinnovo di contratto. Eppure già giravano cifre: 40 milioni di euro, a luglio, forse già a gennaio. Meglio darlo via, anzi la Juve non può trattenerlo e via così.

Ci riprovano con Pogba. Da giorni girano altre cifre: 45 milioni di euro, poi ieri si è passati a 60, con 7 o 8 milioni di euro di ingaggio per il ragazzo. La verità è che Marotta sta lavorando a un rinnovo molto sostanzioso: fino al 2018, con ingaggio che supererà i 3 milioni di euro. Una società che vuole primeggiare non può vendere Pogba. Lo sa Marotta, lo sa Conte, lo sa soprattutto Andrea Agnelli. Il bilancio bianconero non è in pericolo. E allora, ecco il jolly.

Il jolly giornalistico se l’è giocato la redazione di SportMediaset. Nel servizio su Pogba la parola è stata ceduta a Cobolli Gigli. Non Marotta che di professione fa l’a.d. bianconero, non Andrea Agnelli che è ufficialmente il Presidente della Juve, ma il grande e inimitabile Cobolli Gigli che di fatto ha confermato come “la Juve sa che deve stare attenta ai bilanci e quindi…” e quindi la Juve deve cedere Pogba. Un servizio ad hoc, costruito per far contento Mino Raiola e il popolo antijuventino. L’ultimo estremo e vergognoso tentativo di destabilizzare l’ambiente e suggerire uno smantellamento.

Consiglio: e perché no un Calciopoli Bis? Marotta capocupola, in fondo, ci starebbe proprio bene…

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Ibra, con Marchisio dietro e Pogba titolare

Il titolo è abbastanza descrittivo, vero?! Modulo 4-5-1, cioè l’ultima idea sfornata da Conte nel finale di stagione. Con Pogba titolare a fianco di Pirlo e Vidal, e Marchisio promosso trequartista dietro un’unica punta. Quest’unica punta, nei desideri notturni di Conte, sarebbe Ibrahimovic.

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Mettendo da parte gli odi personali, Ibrahimovic sarebbe la pedina perfetta per questo modulo. Certo, una stupenda suggestione difficilmente realizzabile.

Raiola ha ribadito che lo svedese non si muoverà da PSG, in realtà questo vuol dire che sta lavorando all’ennesimo cambio di maglia. Il rientro in maglia bianconera è ostacolato solamente dall’ingaggio mostruoso del gigante di Malmoe. Riuscisse a decurtarselo di parecchi euro, magari spalmando il tutto su più anni, fermandosi a 6/7 milioni di euro, Ibra sarebbe il lussuoso sconvolgere le regole finanziarie per dar vita a qualcosa di interessante.

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Tecnicamente e tatticamente Ibra è l’uomo ideale per dare valore alle incursioni dei centrocampisti bianconeri. Un ariete in grado di giocare da regista avanzato e da boa, da gigante per far salire la squadra e da assist man per lanciare i compagni verso la porta avversaria. Un Vucinic con più qualità e più continuità. Con l’unica pecca che è la personalità e l’efficacia a livello internazionale. Ma per la legge dei grandi numeri, con Conte in panchina, questo tabu potrebbe perfino essere stimolante da affrontare in maglia bianconera.

In Italia, acquisire Ibra vorrebbe dire chiudere il campionato in partenza. In Europa potrebbe significare tentare di dare l’assalto a qualche traguardo importante. Età a parte, Ibra sarebbe la pedina buona per i prossimi due anni, nel tentativo di dare maggiore consistenza a un reparto avanzato comunque buono, ma certamente lontano dallo standard della storia bianconera.

Ibra, e non Matri, e non solamente Llorente, sarebbe un segno di continuità con le Juve supersoniche del passato.

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Il cielo di Natale è a strisce bianconere

Babbo Natale frenò le sue renne proprio davanti all’entrata  dell’albergo dove pernottava la squadra della Juventus. Tutti dormivano, nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di trasgredire al coprifuoco imposto da Conte. Le stanze ospitavano ciascuna quattro letti. Nella penombra causata dalle piccole luci presenti sul suo vestito, Babbo Natale faceva difficoltà a riconoscere i suoi campioni. Sì, i suoi campioni, perché quello era un Babbo Natale juventino che aveva tifato la Juventus tante volte davanti alla  televisione e qualche volta, in borghese, perfino allo Juventus Stadium: non era mancato nemmeno all’inaugurazione. E quanto faticò quella sera a non cedere a un desiderio che cullava in cuore dal 2006: apparire dall’alto, con carro e renne, atterrare sullo stadio e consegnare nelle mani di Andrea Agnelli la terza stella davanti alla faccia, davvero basita, di Abete.

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Ma tant’è.

Dicevamo che faceva difficoltà a riconoscerli con quel poco di luce. Poi passò lievemente la mano sul capo di Giovinco e non ebbe dubbi che si trattava del bomber tascabile: frugò immediatamente nel suo sacco e in un attimo tirò fuori il pallone speciale che aveva preparato per lui, un pallone che centra sempre lo specchio della porta. Pensò: “Se prende in porta tutte le volte che tira vince la classifica cannonieri senza sforzo…….”.

Sul letto vicino c’era l’altro piccoletto: Giaccherini. Aveva avuto grosse difficoltà a scegliergli un dono. In fondo cosa si può regalare ad uno che ha quasi sempre giocato in Seconda divisione e che, improvvisamente, quest’ anno ha giocato con la Juventus, ha vinto da imbattuto lo scudetto ed è diventato uno dei sempre-convocati in Nazionale da Prandelli? Gli posò sul comodino un libro sulla storia di Davide e Golia; se si convince di essere più forte dei giganti, cosa che Conte già sa, non lo ferma più nessuno. Sull’altro lato della stanza, di fronte a questi due lettini, notò due letti che, per quanto grandi, lasciavano fuoriscire i piedi dei dormienti. Due bianchi pallidi, due neri. Bendtner e Pogba. Due stampelle magiche per il danese, che fanno durare meno la convalescenza; un vademecum per Pogba che spiega come si può diventare campioni senza lasciarsi condizionare da Mino Raiola.

Uscì in punta di piedi per rientrare, sempre silenzioso, nella stanza successiva. Lì dormivano Vidal, Isla, Barzagli e Bonucci. Per Arturo aveva portato un contratto a vita con la Juventus, nel quale il giocatore si impegna a vincere, ogni anno, come minimo una competizione. Per l’altro cileno solo una scatola di cioccolatini, per addolcire un anno che dolce non è e che dimostra come serva del tempo per riprendersi da infortuni così gravi. Per Barzagli, il gigante da 300.000 euro, una corona con incisa una semplice scritta: miglior difensore del mondo. Bonnie dormiva sorridendo: Babbo Natale riuscì a vedere il suo sogno e ammirò, in tutto lo splendore del suo inimitabile stile, una giocata di Beckenbauer. Non si meravigliò più di tanto, e difatti per lui aveva portato una gigantografia di re Franz con dedica autografata che recita: “Al mio erede”. Mentre usciva dalla porta Babbo Natale non potè fare a meno di pensare: “Spero di non aver sbagliato il regalo per Bonnie. Se mi si monta la testa finisce che torniamo a vedere le “Bonucciate”. Certo che con Conte in panchina sarà difficile ……..”.

Terza stanza, sempre notte fonda e sonni sereni, sonni di campioni d’Italia, primi in campionato, in corsa per Champions e Coppa Italia: Lichtsteiner, Asamoah, Matri e Quagliarella. Il letto di Forrest Gump era vicino a quello de “o guaglione” di Castellammare di Stabia: “Certo che a Conte piace il rischio” pensò tra sé Babbo Natale “Se a Licht torna in mente il pallone non passatogli contro il Chelsea, sono guai per Quagliarella”. Ma una scelta di Conte non si discute, si accetta e basta. Sul comodino dello svizzero fu poggiata una coppia di bombole d’ossigeno: a vederlo correre in continuazione avanti e indietro sulla fascia evidentemente uno è portato a pensare che un giorno possa anche scoppiare. Ma quel giorno già c’è stato. La maledetta serata con l’Inter. Poi Forrest Gump ha ripreso a correre anche più veloce di prima. Per Asamoah Babbo Natale se la cavò con un regalino che andava di moda negli anni ’70 e che i papà erano soliti avere in auto in evidenza sul cruscotto: la foto dei figli con scritto “non correre papà”. Per Asa è invece la foto di Conte con scritto “corri poco in Coppa d’Africa”. Anche perché quando tornerà dovrà riguadagnarsi il posto. Tutti sanno che con Conte gioca chi se lo merita durante gli allenamenti. Per “o guaglione” Quagliarella un pallottoliere per contare i goals in doppia cifra ed un enorme cerotto da bocca per evitare di cadere di nuovo in tentazione. Nessun regalo per Matri, solo un biglietto con su scritto: “Il regalo di Natale te lo sei già fatto da solo contro il Cagliari. Anzi te ne sei fatti due. Seguita così”.

Altra stanza: Vucinic, Padoin, Marrone, Caceres. Babbo Natale cominciava ad essere stanco a sopportare il peso del sacco. Anche se ovviamente si alleggeriva sempre più. Ma forse più che stanchezza era desiderio di arrivare all’ultima stanza …….. quella di Conte.

Per Mirko un paio di scarpini da calciatore, la celeberrima “pantofola d’oro”, roba per piedi raffinatissimi, marcata con lo scudetto, tre stelle e la data della partita di Trieste siglata, manco a dirlo, dal montenegrino. Ai piedi del letto di Padoin Babbo Natale appoggiò un ritaglio di giornale sportivo con un articolo che riportava le parole di Conte “Finché io sarò alla Juventus, Padoin rimarrà sempre con me. I giocatori come Padoin sono la fortuna degli allenatori”. Al talentuoso Marrone portò due maglie, ambedue scudettate: una bianconera, da difensore, una azzurra dell’under 21, da centrocampista. A Martin il dvd di Milan-Juventus 1-2 di Coppa Italia, doppietta appunto di Caceres.

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Un’altra stanza: Storari, De Ceglie, Pepe, Rubinho. Al il vice-Buffon Babbo Natale posò sul comodino la miniatura di una porta di calcio chiusa con una saracinesca: nella nuova annata ancora zero goal subiti, alla faccia della riserva! Per De Ceglie un vecchio vinile di Lucio Battisti : “Mi ritorni in mente”. Vorremmo rivederlo bello come era. Forse ancor di più…..  A Pepe, nonostante le origini laziali e non napoletane, un enorme corno  rosso contro la sfortuna. Per chi ci crede. A Rubinho una  raccolta di Settimane Enigmistiche per passare il tempo.

Prima della stanza di Conte Babbo Natale fece visita ad una stanza di grande prestigio, quella dei leaders della squadra: Buffon, Pirlo, Chiellini e Marchisio. Per il capitano il rinnovo del contratto fino a quando vuole lui. Per il regista un pallone d’oro tutto personale come augurio di ricevere quello vero alla fine del 2013, dopo aver vinto scudetto e Champions. Per il Chiello una pomata magica per i polpacci. Per il Principino una fascia da capitano, prima o poi da indossare.

Uscito stanco ma felice dalla stanza dei leaders, Babbo Natale si avvicinò alla porta di Conte. Il cuore gli batteva forte quasi fosse un bambino. La mano tremante inclinò la maniglia della porta e fu subito colpito dalla luce accesa. Antonio non era a letto a dormire. Era alla scrivania, con mille brogliacci sotto mano, che disegnava schemi, tattiche, sovrapposizioni, ripartenze. E su ogni foglio scriveva ben chiaro: PRESSING E POSSESSO PALLA.

Antonio si voltò e gli occhi di tigre, seppur meravigliati, si addolcirono alla vista di Babbo Natale.

Fu a quel punto che una umanissima lacrima scivolò sul volto del vecchio. Poi, il vecchio, si staccò la barba bianca e mise a nudo la sua vera identità.

E rivolto a Conte, con la voce rotta dall’emozione, disse:

“Io sono Babbo Natale davvero, uno dei tanti Babbi Natale che portano i regali. Nella vita mi chiamavo Enrico Canfari. Non puoi riconoscermi, ma io fui uno degli studenti che diede vita alla Juventus nel 1897. Ho portato regali a tutti i tuoi ragazzi. Ma sono venuto qui principalmente per te. Non per portarti un regalo. Il regalo lo hai fatto tu a me. Sono qui per dirti grazie, dal profondo del cuore. Noi giovani di un altro secolo creammo la Juventus con la speranza che riuscisse  ad essere ed a rimanere sempre ciò che noi avevamo desiderato, cioè un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohémien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare. I tempi sono cambiati ed io credevo che i valori morali della Juventus fossero andati perduti. Poi sei arrivato tu. Hai trasmesso ai giocatori gli stessi nostri ideali di un tempo, e dal nulla, o quasi, è rinata la Juventus.  Grazie, Mister”.

Ci fu un commosso abbraccio, un intreccio di sentimenti e di epoche, un sentirsi tutt’uno senza essersi mai conosciuti prima.

E prima che l’alba svelasse a qualcun altro l’identità di quel Babbo Natale, Enrico già era in volo con le sue renne. Il cielo era pieno di stelle. Ma pian piano che Babbo Natale saliva più in alto le stelle diminuivano. Alla fine ne rimasero tre. E il cielo si era fatto a strisce bianconere.

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Quell’incapace di Conte e i ritardi di Pogba

Pogba era destinato a una maglia da titolare. Con tutta probabilità al posto di Andrea Pirlo, o più semplicemente al posto di uno fra Marchisio e Vidal. Se lo merita il ragazzo che sta dimostrando ottime qualità, tranne quelle della puntualità. Pual Pogba ha infatti infastidito Antonio Conte con due ritardi in pochi giorni e allora è fuori dalla lista dei convocati per stasera.

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Dura lex sed lex: è una regola, anche questa, che Conte fa rispettare, sempre! Non siamo mica l’Inter dove Adriano ubriaco poteva dormire in panchina o Recoba rientrare dal Brasile (lui dell’Uruguay) quando gli pareva…

Pogba ha fatto una scemenza e allora è giusto che paghi. Con una esclusione pesante perché poteva essere un’altra occasione importante per farsi vedere, per continuare ad acquisire crediti agli occhi di Conte che crede fermamente nel ragazzo. E allora tornano vive le parole di Alessio dopo la partita col Bologna:

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Conte crede in Pogba e oggi ha fatto una partita ottima. Dopo i primi 20 minuti è diventato lezioso e questo non va bene. Deve crescere e migliorare.

Migliorare senza dubbio, crescere ovviamente. E questa punizione fa proprio parte di questo processo di crescita. Punizione che è diventata un assist meraviglioso per i tifosi del Chelsea meglio conosciuti come giornalisti della Gazzetta dello Sport. Questi qui hanno subito svegliato Raiola che ha detto:

Chi ha scelto così è in confusione. Spero non sia stato Conte perché vorrebbe dire che è un incapace a gestire casi come questo.

Sembrerà strano, ma è esattamente il contrario. Proprio l’aver emesso un comunicato ufficiale sulla non presenza di Pogba fa di questa azione una vera punizione, esplicita, chiara, molto precisa. E fa parte dei compiti di gestione di un gruppo, perché il gruppo conta più dei singoli. Evidentemente Raiola era abituato con i sistemi rossoneri e allora si tranquillizzi: così si sta al mondo, avrà modo di imparare.

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Nicky Butt: “La Juve potrebbe distruggere la carriera di Pogba”. Sicuro?

Nicky Butt oggi gioca in Cina. Deve aver smarrito l’uso della parola o, semplicemente, da piccolino simpatizzava per una italiana e non certo per la Juve.

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La sua recente uscita sul futuro di Pogba è a dir poco delirante. Ecco la frase:

[...] è pronto per il calcio che conta e Ferguson è in grado di aiutarlo per questo salto. Gli italiani, invece, non saprebbero come gestirlo distruggendogli la carriera.

E’ evidente che pesano come macigni questi ultimi 5 anni di calcio italiano, sporcati vergognosamente dai vari Guido Rossi e Auricchio e Narducci, sotto la spinta di Galliani e Moratti e Baldini. Abbiamo perso punti a livello di etica, di immagine, di credibilità, di serietà. Fortunatamente la Juve non ha partecipato a questo giochetto. E sta tornando proprio in questi ultimi mesi a recitare il ruolo salvifico.

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Juventus Stadium, record, prestazioni: basta andare a leggere i numeri. Tutti quelli che volete: presenze allo stadio, presenze negli stadi avversari, record di incassi che si verificano sempre quando c’è da incontrare la Juve, possesso palla, dominio territoriale, tiri in porta, imbattibilità.

E con un progetto tecnico come quello di Conte ecco che suonano piuttosto strane le parole di Butt. Evidente come l’ex giocatore di Fergusson partecipi a una campagna che vuole il rinnovo di Pogba coi Reds. Dalla parte della Juve il fascino ritrovato, un litigio fra il giocatore e il tecnico del ManUTD (almeno così sembra) e Mino Raiola che spinge per portarlo a Torino.

Inoltre Butt dimentica tutti i talenti che la Juve ha contribuito a crescere nell’ultimo ventennio, giusto per non andare troppo indietro col tempo. E sempre per rimanere in Francia, giova ricordare che Thuram e Deschamps e Trezeguet e Zidane hanno vestito la maglia della Juve. Un paio di risultati li hanno portati a casa, compresi quelli con la maglia francese da giocatori bianconeri. Solo per questo… Pogba dovrebbe firmare a occhi chiusi per la Juve.

Vediamo come va a finire.

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De Laurentiis: strano concetto di grandezza

Strano concetto quello di De Laurentiis. Il Presidente del Napoli è sempre protagonista di curiose dichiarazioni.

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Fermo restando gli ampi meriti di un Napoli tornato grande grazie all’immane lavoro di Pierpaolo Marino, mai ringraziato a dovere, ora ci si trova davanti a quella che potrebbe sembrare un ridimensionamento.

L’exploit che ha portato il terzo posto rischia di rimanere, appunto, un exploit. Confermarsi, sebbene a un livello modesto come quello italiano, è sempre difficile e presuppone un progetto a lungo termine. Tale progetto a lungo termine non può prescindere da certe pedine, pressoché fondamentali.

Facili i nomi: Cavani, Lavezzi, Hamsik.

Quest’ultimo si è reso protagonista della classica operazione sporca, in linea con Galliani e soprattutto Raiola. Da ricordare che Moggi è stato portato in Tribunale per violenza privata a causa di un diverbio con due giovani bianconeri. Invece, qui si parla di strategia e di grande esperienza. La coerenza è, al solito, un optional.

Il problema è De Laurentiis che probabilmente sarà costretto a cederlo e non certo a 40 milioni di euro, ma più semplicemente a una 20ina, forse anche meno se il Milan inserirà una pedina gradita a Mazzarri.

Il problema vero, comunque, rimane un concetto che di per sé è valoroso, ma nella pratica risulta disastroso:

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  1. Criscito è evaporato per una offerta indecente (al ribasso);
  2. Inler ha preferito (preferisce/preferirebbe) il bianconero alla maglia azzurra del Napoli (ma finirà per accettare il contratto di De Laurentiis, a meno che Pozzo non contro-offra un piccolo aumento di ingaggio);
  3. Vidal è attratto da ben altre mete;
  4. Rosati sta sfumando a causa di un ingaggio poco gradito.

E la lista, stando agli uomini mercato vicini al Napoli, è ancora più lunga.

La cosa che più stupisce è l’atteggiamento di De Laurentiis, che si sente grande quando deve vendere e piccolo quando deve comprare.

Il tetto massimo che può offrire ai giocatori è fissato: poco meno di 2 milioni di euro, a patto che sia un top player. Su queste basi c’è poco, molto poco da fare. La colpa non è di De Laurentiis, ma di meccanismi ed equilibri di mercato molto strani. Ma tant’é, così è se vi pare…

Così De Laurentiis le spara grosse. Prima indispettisce il napoletano Mimmo Criscito che ha già risposto “mi hanno dato molto fastidio le brutte parole di De Laurentiis”, poi gradirebbe da Inler “un passo indietro e tanta voglia di azzurro” (come se il contratto fosse un accessorio qualsiasi), poi lancia una sorta di invito collettivo “chi vuole il Napoli si dovrà adeguare”.

Bene, caro De Laurentiis. Trovo molto corretto questo atteggiamento e io per primo avevo proposto un tetto massimo alle trattative per l’acquisto di giocatori e l’offerta di ingaggio, ma il calciomercato è ormai questo.

O ti adegui o si adegueranno gli altri.

E per favore… non minacciare Marotta e altri operatori di non interferire con le tue trattative.

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Tuttosport la spara grossa: Ibra alla Juve!

Non passa giorno che la redazione di Tuttosport non alzi il gomito. L’effetto è solitamente il titolo sul giornale del giorno dopo, quello scritto in bianco su sfondo blu. Ormai famosi, famosissimi.

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In una recente edizione ecco l’ennesima sparata, a conferma che quel documento firmato da Andrea Agnelli ha senso di esistere e molti tifosi bianconeri, quelli veri, dovrebbero cominciare a prendere le distanze da una serie di fogli che hanno il solo effetto di generare confusione e falsi obiettivi.

Veniamo al punto.

Nedved è entrato nel CdA bianconero grazie alla sua storia e, soprattutto, all’amicizia che lo lega ad Andrea Agnelli, l’attuale Presidente della Juve. Nedved è stato vicino a Mino Raiola, il pizzaiolo che cura gli interessi dello svedese che Moggi prese a fine marzo dall’Ajax per 19 milioni di euro. La storia ovviamente parla di un contratto depositato soltanto il 31 agosto, ma le recenti dichiarazione dell’ex direttore sportivo della più famosa squadra olandese hanno rivelato quella che fu una trattativa per nulla semplice.

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Ed ecco la magia. Un sorta di sillogismo di difficile dimostrazione: Nedved chiama Raiola che porta Ibra alla Juve!

E giù, le tirature aumentano, i giornali si vendono e sono tutti contenti. Mentre al bar senti i soliti antijuventini che si divertono come dei pazzi, e hanno non una, ma mille ragioni per farlo. Dall’altra parte senti pure una serie di persone che dicono di tifare Juve e che se la prendono con Andrea Agnelli perché non compra Ibra. Fortunatamente esistono moltissime persone che conservano un minimo di coscienza critica. Queste persone ti direbbero le seguenti cose:

  1. lo stipendio di Ibra è pari, circa, a quello di Del Piero e Quagliarella e Marchisio e Matri, cioè i 4 pilastri da cui ripartirà la Juve il prossimo anno. Nessuno può dargli quanto lo svedese chiede. Nessuno alla Juve si intende;
  2. ammesso che qualcuno paghi lo stipendio, dove si trovano i soldi per convincere il Barcelona a mollare il suo cartellino? Si parte da una base di almeno 26/28 milioni di euro per un giocatore che va verso i 30 anni;
  3. ammesso che si trovino anche i soldi per il cartellino, perché il Milan dovrebbe privarsene?
  4. ammesso che il Milan se ne privi, perché Ibra dovrebbe accettare un campionato non da protagonista e niente Champions?
  5. ammesso che Ibra accetti, perché ci sarebbe solo la Juve sulle tracce dello svedese?

Cinque dettagli mica male in ostacolo alla trattavia. Ma tant’é, Tuttosport ha trovato la chiave di tutto. Ma c’è di più.

Ragionando con la logica di Tuttosport si potrebbe concludere che (che lassù qualcuno mi perdoni per quanto sto per dire): Boniperti ha giocato con John Charles, Boniperti è vivo, quindi John Charles è vivo. Amen.

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