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Tag: ranieri (pagina 1 di 3)

Lazio-Juventus 2-1 Sogno di una notte di mezz’estate (da antijuventino)

Come la Juve di Del Neri, come il testardo Ranieri. Che fine stiamo facendo, Juve? Apatica, abulica, senza mordente. Senza gioco nè idee, solo qualche triste lancio, qualche contrasto di nervi più che di lucidità. Solo la più pallida e squallida copia della Juve di Conte.

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Conte ci mette del suo. Il 3-5-2 non è digerito nè applicabile. Non ci sono le ali, non ci sono le energie e gli attaccanti non aiutano. Perchè insistere quando a centrocampo possiamo avere gente fresca per provare un 4-3-3 o un 4-4-2?

Il pivot centrale subisce lo scarso movimento di tutta la squadra: Pirlo, Pogba o Marrone hanno poche responsabilità nella produzione di così scarso gioco.

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La Juve è lenta e quando la palla arriva sulle fasce automaticamente viene ricacciata indietro. Ma un cross utile Isla non lo sa davvero fare? Una sovrapposizione? Un dribbling? È Bonucci che deve garantire la superiorità?

Non è un problema di gambe pesanti, ma un fattore psicologico inaspettato. La Juve non c’é. Pensava forse di aver già vinto, che bastava amministrare. Vergogna: stiamo buttando una intera stagione. Era alla portata tutto, ora tutto sembra una serie di ostacoli che ci fanno paura. Perchè la paura c’è: non già per gli avversari, ma per la pochezza di questa Juve. Paura di noi stessi. Paura che prima o poi il gol lo si prende per nostri errori o nostre disattenzioni. Paura di non riuscire nemmeno a tirare in porta.

Mai ci saremmo aspettati una squadra così. Non è una squadra di Conte e dalla dirigenza continuano ad arrivare vergognose dichiarazioni di finta guerra o di top player fantomatici. La verità è una: gli altri acquistano, a tassi vantaggiosi. Noi rimaniamo in mano agli usurai: coloro che non fischiano i rigori, coloro che non danno il via liberi ad affari che a questo punto sono più che necessari. Gli altri chiedono e ottengono punti e squalifiche corte, noi non riusciamo nemmeno a chiedere conto di un “non me la sono sentita”. Cornuti e mazziati.

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Stramaccioni, il presuntuoso

Provate a leggere su Wikipedia la biografia di Andrea Stramaccioni, di professione allenatore dell’Inter. Non essendo possibile che tutte le informazioni riportate fossero conosciute da altri, significa che è stato proprio lui, lo straordinario Andrea, a volere che certe cose fossero rese note.

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Prendete appunti.

Nasce a Roma nel 1976. Papà architetto, mamma professoressa di latino. Scusate se è poco.

Frequenta il liceo classico. Però! Ha la media del 7. Mica scherzi!

Si laurea in giurisprudenza. E qui non ci dice il voto. Vuoi vedere che, nonostante sia genio, non ha preso 110 e lode?

Prova a giocare a pallone. Talmente bravo che viene premiato come miglior calciatore nel torneo di Vigroia. Mai sentito, ma tant’è.

Subisce un grave infortunio al ginocchio e non può diventare il campione che era naturale diventasse. E questo nonostante le sedute di rieducazione alla “Isokinetic dei fratelli Dalla Villa”. A parte un chissenefrega dei Dalla Villa, ma facciamo pure pubblicità su Wikipedia? Ma allora Andrea è davvero sveglio!

Diventa allenatore di squadre giovanili. Arriva alla Roma. È talmente bravo da vincere pure il Torneo di Città di Arco (?).

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Si svincola dalla Roma nel 2011. Non dice il perché. Ve lo dico io, ma non posso riferire la fonte, che però è certa. Quando Ranieri e la Roma si dicono addio a campionato in corso, la panchina viene offerta a De Rossi (papà di Daniele e allenatore della Primavera) che rifiuta. Viene allora offerta a Montella (allenatore dei Giovanissimi) che accetta. Tra Primavera e Giovanissimi, come età ed importanza, ci sono gli Allievi, allenati da Stramaccioni. Il signorino non è stato preso in considerazione e se ne adombra al punto da lasciare la Roma per la Primavera dell’Inter. Ma vi sembra logico che Montella, uno sconosciuto, sia stato preferito al Dottor Stramaccioni? Che ha pure fatto il liceo classico e, senza il problema al ginocchio, sarebbe diventato un campione?

Con l’Inter vince la Next Gen Series, spacciata, non si sa perché, come Champions League giovanile. Quando l’Inter licenzia Ranieri, stavolta tocca a lui. Con un anno di ritardo, ma tocca a lui.

È arrivato. Almeno così la pensa, tanto da dire : « L’Inter vuol dire che i sogni esistono e si possono concretizzare. Io sono la prova che i sogni possono diventare realtà. Vale per tutti quelli che, come me, sono partiti da zero. Anche un allenatore degli Esordienti può dire: Stramaccioni ce l’ha fatta, posso farcela anch’io. Io sono l’esempio che ce la possono fare».

Arriva allo scontro diretto con la Juventus con solo 4 punti di distacco. Si presenta in conferenza stampa e con la solita faccia da saputello spara: “I miei giocatori hanno vinto di più di quelli della Juventus, quindi hanno paura zero. Come me, paura zero”.

Ma vuoi vedere che uno che aveva la media del 7 al liceo classico è almeno un poco, ma poco, ma poco poco presuntuoso?

P.S.

Nulla contro il liceo classico. L’ho frequentato anche io.

Ma i saputelli non li sopporto.

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Chelsea-Juventus, un solo precedente allo Stamford Bridge

Alle 20.45 la Juventus farà il suo esordio nella Champions League 2012-2013 in casa dei campioni in carica del Chelsea. Si tratta di una sfida quasi inedita, dal momento che finora la Juventus ha giocato una sola volta allo Stamford Bridge, nella gara di andata degli ottavi di Champions del 2008-2009, disputatasi il 25 febbraio 2009. Il fischio di inizio fu affidato al portoghese Benquerença, connazionale di Proença, a cui toccherà la direzione della gara di stasera. I bianconeri, all’epoca allenati dall’ex blues Claudio Ranieri, uscirono sconfitti dall’incontro, terminato con il risultato di 1-0 in favore dei londinesi, grazie alla rete del solito Didier Drogba.

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Il Chelsea, allenato da Guus Hiddink, si schierò in campo con un 4-3-2-1: Cech; Bosingwa, Alex, Terry, A. Cole; Ballack, Mikel, Lampard; Kalou, Anelka; Drogba.

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Ranieri rispose con il suo classico 4-4-2: Buffon; Grygera, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Camoranesi, Sissoko, Tiago, Nedved; Del Piero, Amauri.

I blues partirono subito in quarta, tanto che il gol del vantaggio arrivò al 12′. Drogba approfittò di un errore di posizionamento della linea difensiva bianconera e insaccò anticipando Buffon in uscita. La Juventus, pensando anche alla gara di ritorno in casa, cercò di non scoprirsi più di tanto. Qualche buona occasione, però, capitò anche sui piedi dei ragazzi di Ranieri: nel primo tempo Del Piero sprecò da posizione favorevole, facendosi ipnotizzare da Cech; nei minuti finali, poi, Nedved andò vicino al pareggio con una delle sue botte dal limite. La prestazione di Del Piero e compagni non fu negativa, anche se il risultato non sembrò mai veramente in discussione.

Noi non vediamo l’ora di riascoltare quella musichetta che tanto ci è mancata negli ultimi anni, sperando che il risultato di stasera sia diverso da quello di 3 anni fa.

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Il play maker? Ragione di vittorie

La Juventus smantellata da Farsopoli si schierava con un centrocampo a 4, nel quale i due centrali erano Vieira ed Emerson: insieme si completavano, con il francese fortissimo fisicamente e abile nel gioco aereo e negli inserimenti, e il brasiliano a fare da play davanti alla difesa, ma non come Pirlo. Caratteristiche diverse, con Emerson molto più bravo a dirigere che a impostare: il classico filtro davanti alla difesa, un po’ alla Deschamps. E infatti il vero regista di quella squadra era Camoranesi.

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Da quando la Juventus è scesa in serie B, sono iniziati i problemi: centrocampo sempre a 4 nella serie cadetta, con Marchisio e Paro, ossia un interno e un incontrista. Ma la serie B non ha richiesto molti sforzi e la Juventus, forte dei magnifici 5, non ha mai avuto problemi. I capricci sono sorti con Ranieri in serie A: di fronte alla scelta tra Xabi Alonso e Poulsen, il tecnico optò per il danese, ritenendo lo spagnolo molto lento. In realtà lo spagnolo è un regista puro, mentre Poulsen un incontrista. In quel tempo mi chiesi cosa avesse potuto spingere Ranieri a fare queste scelta, visto che da che mondo è mondo nel 4-4-2 i due centrocampisti centrali sono sempre un regista e un incontrista. Si disse che Ranieri amava il gioco sulle fasce, ma questo non giustificava l’esclusione di un play, anzi, chi meglio di un giocatore dai piedi buoni poteva aprire sulle fasce e dettare i tempi? Oppure si giustificò la scelta col fatto che con Poulsen si poteva optare anche per il 4-3-3, facendo presumere che lo spagnolo non era adatto al centrocampo a tre (cosa non vera).

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Non è un caso che i problemi si siano risolti con Pirlo in mezzo al campo: chiaro che la squadra è stata rivoluzionata e la mano di Conte è stata una manna dal cielo, ma non si può negare l’importanza di Andrea in mezzo al campo. Ed è stato forte il mio rammarico quando, a gennaio, la Juventus si è fatta scappare un certo David Pizarro, sostituto ideale di Pirlo: per me un grandissimo nel suo ruolo. Ma alla fine siamo stati fortunati, Pirlo ha tenuto botta per tutta la stagione. Non è un caso che senza Pirlo il Milan abbia fallito un bel po’.

Proprio per questo ritengo, in chiave futura, l’affare Verratti fondamentale per la Juventus: giocatore forte potenzialmente, bisognava prenderlo prima. Certo non è l’unico regista rimasto nel suo ruolo, ma è sicuramente un giovane promettente. Il play, o regista (come preferisco), è l’olio che fa girare il motore: se manca, allora nascono i problemi, e di conseguenza la squadra non gira a dovere. Soprattutto in 4-4-2, non si può condividere il pensiero di Ranieri di giocare con due incontristi, convogliando tutto il peso del gioco sui laterali: abbiamo avuto Camoranesi, che spesso si accentrava, ma molte volte non bastava. Il regista è il ruolo fondamentale in una squadra, e nei ruoli chiave, se vuoi vincere, non devi mai fallire.

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Giovinco alla Juve per restarci: ecco perché

Via Del Piero, dentro Giovinco. Quando nel 2006 Deschamps ne annunciò l’esordio in Prima Squadra molti ebbero a dire che si trattava del ragazzo che avrebbe ereditato la maglia numero 10. Poi qualcosa si è rotto.

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A torto o a ragione Giovinco è uno dei pochi che si è ribellato alla scellerata gestione della Juve della premiata ditta Cobolli-Blanc. Con Ranieri burattinaio di una banda davvero non all’altezza del nome Juve. Quanti errori, quanto tempo sprecato. Fra questi errori c’è Giovinco.

La storia del genio di Beinasco

Giovinco: la sua simpatica esultanza

Giovinco: la sua simpatica esultanza

Grande stagione all’Empoli, con Cagni in panchina. 35 presenze e 6 gol. Ma non fatevi ingannare dal numero, perché la stagione fu realmente esaltante. Piccolo, ma con grande tecnica. Ricordo ancora Cagni che confessò a una trasmissione di dire spesso ai suoi giocatori “la palla datela a lui che qualcosa succede”. Sempre di lui diceva Nedo Sonetti che “ha sempre il naso puntato verso la porta avversaria, mi piace molto questo ragazzo”. Con queste premesse tornò alla Juve, in coppia con Marchisio che aveva firmato una stagione davvero superba. Chissà, magari con qualche altro tecnico i due si sarebbero imposti subito con la maglia bianconero, ma meglio tardi che mai. Ranieri quasi bruciò Marchisio, mentre di fatto bruciò Giovinco.

Al suo primo vero anno di Juve mette assieme 27 presenze, ma davvero pochissimi minuti. I gol sono stati 3, fra cui una meravigliosa punizione al Lecce. Di quell’anno deve essere ricordato soprattutto l’ingresso in Champions League contro il Chelsea. A qualificazione compromessa il giovane con la maglia numero 20 entrò a sinistra e in quei pochi minuti rischiò di spaccare la partita. La testimonianza più pregnante di quei minuti la potete trovare negli archivi dei giornali inglesi che lo elogiarono come poche altre volte per un italiano.

Con Ferrara in panchina, con Diego nuovo acquisto e il sempreverde Del Piero, Giovinco trova poco spazio. 19 presenze totali, un solo gol, tanta delusione. Il Parma gli offre l’occasione del riscatto.

Il biennio emiliano è da incorniciare. 70 presenze, 23 gol, 16 dei quali nell’anno appena concluso. A fargli bene una ritrovata posizione tattica: libero di svariare in attacco, potendo agire accanto a un attaccante di peso con cui scambiare spesso.

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Utilizzo tattico

Sebastian Giovinco, detto la Formica Atomica, è una classica seconda punta. Più seconda punta e meno trequartista in quanto ama gli spazi ed è necessario, per il suo gioco, sfruttare gli spazi. Gran dribbling, buon tiro, quest’anno ha pure colmato una sua lacuna: il tiro dalla distanza. I calci piazzati sono pure il suo forte, e da Pirlo potrà ulteriormente imparare.

Nello scacchiere di Conte Giovinco potrà essere usato con qualunque schema. Nel 3-5-2 potrebbe far coppia con Vucinic e allargarsi per lasciare spazio agli inserimenti dei centrocampisti.

E’ perfetto pure come attaccante esterno nel 4-3-3, ruolo che secondo me Conte vorrà affidargli.

Di sicuro viene per restare. In tempi non sospetti Conte disse “è un giocatore che mi piace, vorrei allenarlo”. Più chiaro di così!

Le polemiche e la reazione dei tifosi

Giovinco e Del Piero: passaggio di consegne?

Giovinco e Del Piero: passaggio di consegne?

A molti tifosi non va a genio il comportamento di Giovinco tenuto da quando è a Parma. Sebbene anche noi lo abbiamo criticato per certe uscite che poteva risparmiare a noi tifosi, è pur vero che bisogna capire lo stato d’animo di un ragazzo che è stato trattato in modo particolare. Ha fatto tutta la trafila alla Juve con Marchisio e il suo primo anno si è dimostrato molto umile e attaccato alla maglia. Stesso discorso il suo secondo anno dove però, nella seconda parte di stagione, si rompe qualcosa. In realtà a rompere il tutto è Ranieri che riesce a mettersi contro la gran parte dei senatori. Da lì Giovinco subirà il trattamento di Ferrara (che pure lo aveva impiegato più spesso rispetto a Zaccheroni) e la cessione al Parma in prestito e poi in comproprietà.

Quello che ci sentiamo di dire è quello che speravamo nel 2006 dopo lo tsunami Calciopoli: spazio alla Juve giovane, a chi sente davvero la maglia. Tipo Marchisio, tipo Palladino (anche lui bruciato da Ranieri), tipo lo stesso De Ceglie che con Conte ha dato l’anima e anche qualità. Perché no Giovinco? A chiudere un cerchio ideale?

A noi interessa il bene della Juve, il riscatto della Juve e questo coincide esattamente con le idee di Giovinco. Speriamo venga accolto in modo stupendo, con tanto di applausi per la stagione che verrà. C’è davvero bisogno di tutti per ripetere una stagione, forse, irripetibile. A noi le sfide piacciono e un’altra freccia nell’arco di Conte è Giovinco. Forza Seba!

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Le Italiane e l’Europa: si tratta veramente di sfortuna?

Si chiude un altro turno europeo e le sorprese non sono mancate. Più che altro tante conferme e solo qualche sorpresa.

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La conferma è che il nostro calcio è sensibilmente inferiore a quello degli altri campionati. Ma noi siamo fatti così: siamo grandi solo a parole, poi però in campo, in campo europeo, dove cioè i magheggi risultano difficili pure ai boss di casa nostra, le parole lasciano spazio alle giocate e sono dolori.

A mio avviso l’unica che esce davvero a testa alta è stata l’Udinese. Che banda quella di Guidolin: organizzata, rabbiosa, ben messa in campo. Con qualche piccolo grande giocatore l’allenatore amante del ciclismo potrebbe davvero raggiungere risultati ragguardevoli. Il gol dell’AZ ha un po’ tagliato le gambe, ma la spinta e la voglia pure al minuto 93 sono state eccezionali ed entusiasmanti. Chi tifa Udinese può essere orgoglioso di quanto fatto finora dai Pozzo.

E nemmeno il Milan è uscito bene. Se non fosse per quanto già detto da Wegner… a quest’ora tanti saluti e baci. Il problema è che il passaggio ha una duplice valenza: ha mostrato le evidenti lacune di personalità di chi contro i grandi si fa piccolo piccolo e a livello di sicurezza il 3-0 netto dell’Arsenal peserà nei prossimi match. Insomma: si è trattato solo di un caso. Galliani dovrà impegnarsi a fondo per pescare dall’urna una delle 4 squadre abbordabili e cioè Chelsea, Benfica, Apoel e Marsiglia. Cosa ci facciano nei quarti di Champions è un mistero di difficile risoluzione. Ricordo la Coppa dei Campioni e rimpiango quei tempi. Quando c’era la Coppa in TV si faceva fatica pure a cenare, qualunque era la squadra in campo, italiana o straniera. Era certo infatti lo spettacolo perché si affrontavano davvero le squadre più forti. Con la formula del “anche i ricchi devono giocare” non si capisce più nulla. Piccolo sfogo personale.

Inter e Napoli hanno regalato forti emozioni. E hanno soprattutto confuso la fortuna con l’abilità, la competenza e la superiorità: al netto dei risultati di andata e ritorno sono passate le squadre che lo hanno meritato. Non basta essere simpatici (i napoletani) o avere i soldi (i nerassurri) per passare il turno. Bisogna giocare, giocare sul campo.

La banda Ranieri è una conferma: di fronte all’ostacolo ecco lo stop. Contro una formazione modestissima, tanto che nemmeno in Francia pensavano di trovare un così semplice avversario. Ora il Marsiglia farà felice chi se lo troverà di fronte perché le lacune e i limiti dei ragazzi di Deschamps sono fin troppo evidenti. Zero gioco e scarsissima efficacia sottoporta. Peggio ha fatto Ranieri che è rimasto comunque soddisfatto: se noi juventini siamo indietro di un paio di anni sul piano di rinascita è merito suo (merito?) e degli imbecilli (dirigenti mi sembra un termine troppo forte!) che lo hanno voluto. Il che spiega il motivo per cui oggi allena alla Pinetina.

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Mazzarri ha invece pagato l’arroganza insita nel suo preparare i match. Abituato ai flash italiani che accompagnano De Laurentiis, disabituato alle guerre europee, il suo Napoli scivola nel tranello più maledetto: pensare di avercela già fatta. Purtroppo Drogba e Terry hanno sul groppone diversa esperienza e con quella malizia propria dei campioni hanno ribaltato sonoramente il risultato dell’andata. Mazzarri ha ricevuto una lezione importante: dovrà farne tesoro perché comunque il suo Napoli merita applausi.

Quanto al resto delle riflessioni, la supponenza delle TV italiane che hanno seguito la spedizione è vergognosa per chi segue il calcio. Ripeto: per chi segue il calcio. Abbiamo regalato sorrisi in Europa, agli inviati stranieri. La società più onesta d’Italia ha battuto il record di squadra più anziana e L’Equipe si è chiesta come sia possibile una così forte presenza di stranieri in rosa. In Inghilterra si sono chiesti perché i tifosi azzurri festeggiassero prima di giocare. In Olanda sono felicissimi visto che il progetto di giovani talenti sta venendo su bene (l’AZ ha schierato una squadra con 22,8 anni di media e veniva da 8 vittorie), infine la Spagna se la sta godendo.

Ci sono persone in Italia che dicono che la Liga è di molto inferiore al nostro campionato. Sono ovviamente gli stessi che credono alla favoletta di Calciopoli e che scommettono sull’onestà di Moratti e alla correttezza di Galliani. Ben ci sta. La Nazionale delle Furie Rosse fa paura (nonostante l’infortunio di Villa), le sue squadre stracciano la qualificazione in Europe League e in Champions e sono lanciatissime, mentre noi torniamo a testa bassa nella nostra finta e supponente superiorità… solo teorica.

Supponenza che Manchester ha pagato a carissimo prezzo. Fergusson ha forse voluto perdere la qualificazione per concentrarsi sul campionato (davanti ai cugini in blu), mentre per Mancini è l’ulteriore conferma della pochezza del tecnico: con quella rosa riesce a farsi umiliare dallo Sporting Lisbona e lo spogliatoio è di nuovo in subbuglio. Bah… itaGliani!

P.S.

C’è un’ultima cosa che non capisco. Come juventino sento le peggiori frasi qualunque sia la trasferta o la squadra ospitata in casa, pure il giovedì pomeriggio quando Conte fa sostenere la classica partitella contro un club locale di giovanotti non professionisti. Dopo il 2006 mi si chiede di tifare… per un’italiana? Sì: ho scelto la Juve e soffro per non giocare le Coppe. MA IO TIFO SOLO LA JUVE, delle altre non mi importa nulla. Tranne quando escono in questo modo: allora godo! Lo avete voluto voi questo calcio italiano… godetevelo!

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Inter, la pacchia è finita. Servirebbe giusto Guido Rossi…

Guardavo Basilea-Bayern Monaco e pensavo cosa sarebbe capace di fare Conte se avesse a sinistra Ribery e a destra Robben. Partita strana: i tedeschi rinunciavano ad affondare il colpo e paradossalmente sarebbe servito un tipo… tipo Klose. Così cambio e cominciano le risate.

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Risate dettate dalla formazione pro-esonero schierata da quel geniaccio di Ranieri. Vederlo con il cappotto nerazzurro mi fa sentire bene: è la conferma della vendetta che è un piatto che si serve freddo, che il tempo è galantuomo, che il destino poi ti restituisce il mal tolto etc etc.

Fuori Milito e Pazzini, dentro le due intuizioni di mercato: Zarate e Forlan. Magari segneranno contro la Juve in campionato, in quell’ultimo colpo di coda, inutile, che è proprio di Ranieri, ma il grazie a Marotta è sincero e quanto mai doveroso. Vedere Nagatomo e Obi rinforzare (si fa per dire) una squadra allo sbando messa sotto da un men che discreto Marsiglia… beh fa effetto. Alla luce del fatto che Giaccherini è costato 3 milioni di euro, mentre per Zarate hanno speso qualcosa di più per il solo prestito, pensare pure che Vidal, pagato 11 milioni e rotti, cioè meno che Alvarez… mi fa sentire proprio bene.

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Superscoppola rimediata e pazienza se non l’avete vista e vi raconteranno stamattina al bar che l’Atalanta di Milano ha dominato, che Ranieri ha visto una grande squadra con personalità e tanta sfortuna: sono tornati. E tutto appare così normale.

Da italiano un po’ mi arrabbio: zero italiani su 11 uomini mandati in campo (la Juve contro il Catania di italiani ne aveva invece 11, esattamente 11), la squadra più vecchia del torneo, record in Champions. E quarta sconfitta puntuale contro quattro autentiche corazzate.

In realtà ora mi metto paura. Benché sia complicato pensare a Marotta come capo-cupola, benché sia davvero difficile immaginare Paratici al capo di una pericolosa organizzazione criminale che gli ha permesso di acquistare in serie i vari Bouy, Appelt, Chibsah, Guano, Branescu etc etc etc, ho paura che Moratti per rinforzare la sua società stia ancora pensando a Narducci e Auricchio: bomber assoluti contro cui non si può fare nulla.

Intanto ordino un caffé e mi diverto ad ascoltare tanta gente che a fianco a me, che scrivo dal tavolo isolato di un bar, sta immaginandosi chissà quale complotto ai danni dei nerassurri. Troppo complicato giungere alla verità: l’incapacità di un Presidente di fare calcio e la farsa raccontata in questi anni da TV e giornali. Mescolo, zucchero e… sì, il tempo è proprio un galantuomo.

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Il destino del campo: Conte, Leonardi, Zeman e Ranieri

Ripeteva Moggi: il campo è il solo giudice capace di emettere sentenze. Troppo per chi, pur con magheggi, non è riuscito a tenere il passo della sua Juve. Non solo sua, altrimenti si fa un torto ai vari Vialli e Ravanelli, Zidane e Deschamps, Cannavaro e Thuram, Peruzzi e Buffon, Trezeguet e Del Piero e via così.

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In quattro giorni abbiamo assistito a tutto uno spettacolo curioso. Il lamento di Conte, la nota della Juve sul trattamento ricevuto da arbitri e media, il monologo comico di Zeman, la boriosità di Leonardi e perfino il triste arrampicarsi sugli specchi di Ranieri.

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In sole 24 ore di campo è accaduto che:

  • Conte si riprende vittoria e vetta grazie alla solita prestazione gagliarda, fatta di calcio e schemi, di classe e possesso palla e finalmente di gol: 3 sberle a tutti;
  • Zeman si inceppa proprio nel giorno in cui non doveva incepparsi. 1-1, con Immobile, figlio della Juve, ancora in gol;
  • Leonardi rimedia un massacro senza precedenti al Viareggio: la Juve distrugge il suo Parma e arrivederci al prossimo anno, domani la finalissima contro il papà di De Rossi;
  • Ranieri rimedia ancora una caterva di gol, terza sconfitta nel giro di pochi giorni e buio pesto.

Senza argomenti sarebbe il caso di tacere. Si fa sempre più bella figura!

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Un sabato di calcio perverso

E’ stato un sabato ricchissimo di avvenimenti nel calcio.

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Cade il Barca, Suarez rifiuta la mano di Evra, l’Udinese si suicida, Ranieri invoca Thiago Motta, la Juve viene ancora fermata, altre partite rinviate.

Chi paga il canone Mediaset Premium forse si sarà risentito. Per un attimo mi sono sono sentito in obbligo di controllare se quella non fosse la telecronaca tifoso. Mah. Eppure il papà fu un grande bianconero, strano quel Piccinini. Ormai non resta che mettere muto e far parlare le immagini. Il Milan rimonta solo grazie agli infortuni di Guidolin: Isla e Di Natale, gli uomini chiave. Curioso: chi piange per gli infortuni… vince grazie agli infortuni. Più che i 3 punti il Milan dovrebbe imparare a reggersi sulle proprie gambe. La rimonta di ieri ha solo questo significato. La Cazzetta Rosa sarà contenta, ma va ricordato che c’è una squadra cui mancano 2 partite. Inoltre oggi un trafiletto della rosea incensava il Milan di complimenti: il settore giovanile produce sempre grandi talenti. Manca un piccolo dettaglio: i rossoneri sono stati sbattuti fuori dal Torneo di Viareggio. Ca va sans dire!

Ironia della sorta il vantaggio della Juve si tramuta in grosso svantaggio. In 20 giorni 6 partite: non male, forse più di quanto avrebbe giocato Conte con la Champions di mezzo. Sarà perciò fondamentale usare al meglio la panchina.

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Cade il Barca in Spagna, sintomo preciso di aver osato troppo a livello tattico. Il 3-3-4 è pura fantascienza, inoltre senza alcuni personaggi chiave in forma… i blaugrana tornano normali. Pur normali sono sempre un passo avanti a tutti, ma i sacrifici di chi corre e si sbatte vengono di tanto in tanto premiati. Così il 3-2 dell’Osasuna è perentorio. Cade pure il Chelsea di Villas Boas: anche i ricchi piangono. E cade il Liverpool di Suarez: un talento cristallino, ma un cervello vuoto. Meriterebbe qualcosa, un qualche tipo di punizione. A infliggerla dovrebbe essere la società Liverpool perché di fronte alla TV tantissimi bambini hanno visto la scena: brutta, davvero molto brutta.

Guidolin ha perso la gara senza Di Natale e Isla. Con loro due in campo i friulani hanno imbalsamato i rossoneri. Poi hanno deciso il suicidio e mi torna così in mente una frase di Conte: “Con noi sputano tutti il sangue!”. Motivo in più per continuare a correre e macinare gioco. E se Guidolin piange le assenze, a pochi chilometri c’è un allenatore che rimpiange Thiago Motta. Con Snejder, Milito, Pazzini, Zarate, Forlan, Cambiasso e chi più ne ha più ne metta… il testaccino piange per l’assenza di Thiago Motta. Devo ancora capire dove si ride perché di sicuro questa è una bella battuta.

E oggi si farà la conta fra le poche partite in TV. Fra rinvii e posticipi ai limiti dell’ilarità. La Roma chiede domani di giocare alle 14. Un lunedì pomeriggio alle ore 14:00. Di per sé potrebbe essere pazzia pura visto che la domenica ci si riposa, ma la Federazione riesce nell’impresa di superare il ridicolo: lunedì sera alle 20:45. No comment! 

Stesso orario per il Napoli di De Laurentiis che ormai non parla da agosto o dalla serata di qualificazione agli ottavi. Ci sarà sicuramente un complotto come ha detto bene Mazzarri. Resta da capire chi e come, ma non temete: qualche nome spunterà sicuramente!

Ultima osservazione: il calcioscommesse sta disegnando gli ultimi anni di calcio italiani. E il disegno è molto cupo, con diverse partite e squadre che dovrebbero vedersela brutta. Con nomi che sono usciti, nomi smentiti e nomi grossi ancora da fare. Riecheggiano così le parole di qualche anno fa: “Ora il calcio è più pulito”. Per fortuna NOI BIANCONERI non abbiamo partecipato a questa pagliacciata.

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Niente affari con gli onesti-ma-prescritti

Dopo una piccola disavventura, eccomi di nuovo a scrivere.

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Sui giornali in questi giorni impazza il calciomercato. E sempre sui giornali, in questi giorni, qualcuno impazzisce sul serio. E parla di possibili clamorosi colpi in uscita in casa bianconera. Niente di nuovo fin qui, tranne per l’interlocutore degli affari.

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Si tratta infatti dell’Atalanta di Milano, cioè chi colleziona trofei a tavolino e scudetti di cartone. Chi si definisce onesto, ma è prescritto e praticamente colpevole perché i fatti non portano ad altra soluzione dell’argomento.

Si parla perciò di Quagliarella a Milano o Krasic. Voluti da Ranieri, chiesti da Ranieri: chissà perché a Torino non ha mai chiesto gente così, anzi ha rifiutato un paio di uomini interessanti. E poi addirittura si è ostinato a chiedere Stankovic. Il paradosso più assurdo, quasi una presa in giro per i tifosi che infatti hanno risposto a tono.

Niente affari con l’Atalanta di Milano. Che facciano i loro colpi altrove.

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