Preparazione da festaioli, goliardici e molto convinti. Al triplice fischio i tifosi viola erano però già scomparsi. Anzi, qualcuno ha abbandonato lo stadio già a metà del secondo tempo. Gioco e risultato non lasciano spazio a molti commenti.

Advertisment

Curioso: quando l’arbitro non incide sulla gara la Juve vince facile. Perché domina in ogni parte del campo e ha la serenità per esprimere il gioco più bello del torneo. Grazie anche alla ritrovata verve di gente come Vucinic e Vidal, Marchisio e Pepe. E una personalità mai venuta meno in questo 28 partite.

Già perché sono 28 le partite di campionato in cui nessuna è riuscita a suonarle all’armata bianconera. Se non ci fossero stati i gentili omaggi al club di Galliani, oggi la classifica reciterebbe un altro ritornello, certamente quello reale. Perché i 4 punti di distacco stanno tutti lì: la facilità con cui il Milan può passeggiare. Perché quando il match si trascina stanco, ecco l’aiutone.

Sarebbe pure carino, visto che molti hanno giocato sulle fantaclassifiche, andare a leggere quella dei cannonieri. In tal caso Matri resta fermo a quota 10 reti, mentre Ibra scende a quota 13. Siamo lì, con ben altra qualità dentro al gioco delle rispettive squadre, ma siamo lì.

Sono però giochi molto stupidi, classifiche senza senso. Altri sono i dati più entusiasmanti. Fin qui la Juve non ha mai ceduto il ruolo di “dominatrice del possesso palla”. Mentre anche ieri il Milan ha ceduto perfino a un Parma in versione post-anestesia. La Juve è quella che ha il maggior possesso territoriale: la gran parte della partita si gioca sulla metà campo avversaria. La Juve ha sempre il comando delle conclusioni verso la porta. La Juve è quella che arriva più facilmente al cross.

Sono i dati che interessano maggiormente ad Antonio Conte, esaltati da un gioco corale che francamente è difficile da intercettare anche nelle stagioni d’oro di Lippi e Capello.

Advertisment

Ed è stupendo come Conte riesce a riportare la discussione su un binario di oggettività inattaccabile: “Abbiamo eguagliato Capello e la sua striscia di imbattibilità in campionato. Ma andate a confrontare le rose!”. Volete davvero la traduzione? Eccola.

Questa Juve non ha purtroppo i campioni, tranne giusto uno, uno al di sopra della media di squadra che sta cominciando a svegliarsi. Si chiama Vucinic, arriva dal Montenegro e ha reso amara la serata dei viola. Sono esclusi da questa riflessione mostri sacri come Pirlo e Buffon per i quali non ho più né aggettivi né voti plausibili. Il resto è una massa di ragazzotti che sono stati letteralmente conquistati da Conte e che Conte ha plasmato a mo’ di corazzata.

Questa Juve perderà prima o poi, lo diciamo dall’inizio dell’anno, anche solo per la legge dei grandi numeri: teoria, in realtà, mai dimostrata. Però è palese la superiorità bianconera che non sempre viene finalizzata. Leggi i pareggi farlocchi che “gridano vendetta per la non vittoria, sempre colpa nostra” (cit. Conte). Blocco psicologico, stanchezza fisiologica, gol regolari non assegnati, rigori solari non assegnati. Nelle ultime 6 partite questo ha fatto la differenza. E forse le polemiche hanno talmente caricato la formazione di Conte che ora qualcuno potrebbe pagarne le conseguenze.

Il 5-0 al Franchi è godurioso per tutta una serie di motivi. Vanno a segno i tre tenori, benedetto Marotta che ha preso Pirlo e Vidal. Va a segno l’uomo che doveva essere più contestato e certo fa uscire pazzo chi lo sostiene, quel Vucinic che “accidenti a lui… perché non gioca sempre così?”. E la butta dentro pure Padoin, a totale beffa di Amauri che il giro dello stadio rischia di farselo davvero… ma rincorso dai suoi stessi tifosi. Il 5-0 è godurioso perché la Juve continua la striscia pazzesca di partite utili, perché le suona a un ambiente che dovrebbe profondamente vergognarsi (i parrucchini sono deliziosi, ma i cori che per 90 minuti hanno accompagnato Conte non li ha sentiti nessuno? E Liverpool?) e perché il risultato restituisce un paio di certezze a tutto lo staff bianconero, giocatori in primis.

A Renzi e ai gufi consigliamo perciò un bell’Amaro Montenegro: chissà che non digeriranno pure questo altro schiaffone.

A proposito, come ha detto Pirlo (che ha dedicato i gol a Muamba: forza ragazzo, il calcio non merita di questi episodi, tanto più un ragazzotto il cui cervello sembra ben sopra la media rispetto ai colleghi. Stile Juventus!) “siamo lì, siamo ancora vivi, siamo sempre là”.

Advertisment