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Tag: rizzoli

Fiorentina – Juventus 0 – 0 / Chi ci ha capito qualcosa?

Cantava De Gregori “e non c’è nulla da capire”. Sarebbe la colonna sonora perfetta per il match fra Fiorentina e Juventus. Uno scialbo 0-0 dove vince solo l’estro dei tifosi viola che ancora protestano (e chissà perché).

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Allegri sorprende tutti, forse anche i ragazzi stessi: ritorno al passato, con un 3-5-2 che fa da specchio a quello viola. Con Evra e Ogbonna, con Pereyra e Coman.

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I fischi dello stadio, anche i buu razzisti contro Ogbonna e Pogba, le proteste per un presunto fallo laterale invertito: è la fotografia dell’Italia calcistica. Per questo non aver nemmeno tentato di vincere fa male a chi oggi si chiede se è un pareggio che ci può stare o un pareggio beffa (visto che non si è nemmeno tirato in porta).

Testa a martedì, si dirà. Ma al di là di questo, a sorprendere è ancora la superficialità di molte giocate: da Pogba a Vidal, per esempio. E la pochezza delle fasce, dove Evra è molto lontano dall’essere utile.

Zero a zero, dunque. Moviola inclusa: una mezza cravatta di Chiellini su Gomez, poi il mani di Pizarro finale, nel mezzo mancano un paio di gialli per Basanta e Gomez, ma si ricordano i fischi dello stadio e il “buffone” gridato a Rizzoli. E’ sempre Italia, in fondo.

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Juventus-Roma 3-0 Gli aiutini di Vidal, Bonucci e Vucinic

E gli aiutini sono arrivati davvero. Portano la firma di Vidal, di Bonucci e di Vucinic. Mentre, ed è un paradosso e una conferma assieme, l’aiutino di Rizzoli alla Roma è arrivato per il mancato rosso a Ljajic (fallaccio in ritardo, da tergo, su Pogba, nel secondo tempo).

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Dispiace per De Rossi e Totti, ma Antonio Conte ha dimostrato una classe infinita. Ha preparato la partita come meglio non si poteva, dando scacco matto a Garcia.

I primi 25 minuti sono stati lasciati alla Roma che ha manovrato molto bene, ma concluso nulla. Un po’ per meriti di Buffon, un po’ perché la Juve si è confrontata con un 3-5-2 molto difensivo. Da metà del primo tempo la musica è cambiata.

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I bianconeri hanno dato sfogo ai propri motori e cominciato a rispondere col numero di occasioni, passando con una grandissima giocata di Tevez conclusa dal solito Vidal. Lì è praticamente finito il match perché è apparso chiaro il tranello di Conte: far sfogare la Roma, rispondere cinicamente.

E mentre De Rossi e Totti ripensavano alle frasi di introduzione al match, Pirlo e compagni si divertivano a punzecchiare De Sanctis. Nel secondo tempo la partita ha proposto un solo copione: nervosismo per i giallorossi, calcio giocato per la Juve. Bonucci, il rosso di De Rossi, il secondo rosso, il mancato rosso a Ljajic, col rigore di Vucinic a suggellare il risultato finale. Grande prova di maturità dei bianconeri, praticamente mai in difficoltà sul piano mentale e con una pazienza che è propria delle grandi corazzate.

Le trasmissioni hanno raccontato di un campionato quasi finito, anche se Conte avverte tutti del pericolo di credere a una simile frase. I vari opinionisti non hanno trovato appiglio per provare a confutare la supremazia di questa Juve. Oggettivamente troppo forte e preparata rispetto alle avversarie.

Alla fine dei conti, l’unico vero aiutino su cui la Juve può contare è quello che Conte è in grado di fare: allenare. La distanza aumenta, il Maalox va via come il pane a Milano, Roma e Napoli, mentre a Torino si gode come poche altre volte. E nel mirino ci sono altri record e altre prestazioni.

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Gli strani numeri di Galliani

Non capirò mai perché Galliani può girare libero e Moggi deve ancora difendersi in aula. Meglio: lo capisco, ma fatico ad accettarlo.

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Ma andando al di là di Farsopoli, co-organizzato da Galliani pur di conservare il proprio posto al Milan, questo amministratore delegato che non dorme mai comincia a dare numeri strani.

Milan e Berlusconi vivono di luce propria, almeno dei riflettori che possiedono a livello aziendale e dei servi mediatici proni al potere dei soldi. Questa luce ogni tanto produce una serie di boiate tremende. Tipo le classifiche di Galliani.

Costantemente, pur di fare autopromozione, per la serie “tutte le strade portano al Milan”, c’è un riferimento a una strana classifica che vede sempre e solo in vantaggio il Milan. Centellinando giornate e minuti, il Milan risulta in vantaggio sui numeri di goal segnati, sui punti in classifica, sui parziali di campionato. Vincono loro, comunque la metta… Galliani. E Allegri risulta non già il terzo allenatore del campionato, ma il primo.

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Nessun riferimento all’ascella di Isla, nemmeno alla tirata ultima di Ambrosini. Piuttosto Galliani si arrabbierà citando il gol di Muntari, evitando però di menzionare il gol regolare annullato a Matri nella stessa partita famosa del 25 febbraio. Nessun riferimento a Bergonzi, né a Rizzoli. Anche perché per quelli troverà altre classifiche che danno il Milan penalizzato pesantemente, tanto da far gridare al complotto.

Il bello è che questo piano di comunicazione funziona. Vuoi per la totale inefficacia del popolo italiano in piena zona retrocessione in quanto a dignità di giudizio, vuoi pure per l’elevato tasso di corruzione che permea il nostro sistema Italia.

Il problema, dopo il bello, è la qualità del nostro sistema, del nostro calcio, viene pesantemente demoralizzata, demonizzata, pestata, umiliata. Oggi conviene a tutti rimarcare il genio di Allegri, la remuntada rossonera ai danni di Udinese e Fiorentina (avessi detto Real e Barcelona) e perfino elevare Balotelli a trascinatore (quando a essere trascinato per terra… ci pensa da sé). Nel frattempo la Cazzetta Rosa fa in tempo a sottolineare altri “buuu” terroristi e razzisti da Roma e dalla sponda nerazzurra. Così, giusto per rincarare la dose. E peccato per quell’inizio di campionato, altrimenti lo scudetto sarebbe stato il giusto coronamento di una stagione fantastica.

Sempre e solo secondo le classifiche di Galliani.

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Inter-Juventus 1-2 L’unica cosa che conta è protestare

I buu razzisti contro Asamoah e Pogba, poi i fischi per Rizzoli, poi guidati da Cassano l’isterismo complessivo. Per arrivare al rosso finale su cui ci sono ancora proteste.

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Una Juve superiore al punto tale da giocare in punta di piedi, col freno a mano, senza correre più di tanto, senza ferire più di tanto. Una sorta di patto di non belligeranza per cui la Juve non poteva stravincere, solo vincere. E infatti la Juve ha vinto, ma non convinto. Non tanto per la qualità, ma per la voglia messa in campo. Il che aumenta la goduria.

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Ci sarebbe un rigore su Vidal, poi ce ne sarebbe uno su Cassano. Poi ci sono le braccia di Bonucci (assolutamente involontario, visto che ci sarebbe il precedente della Juve contro il Genoa, ricordate?) e di Zanetti (che però interrompe un assist di Marchisio e tiene il braccio un po’ largo). Le proteste però sono sempre della squadra nerazzurra. Perfino sul gol di Matri sul quale non si riesce a trovare una irregolarità in un’azione che mostra tutti i limiti difensivi di Stramaccioni. Ma questa non può essere una colpa di Conte e della Juve.

Spostiamo ora l’analisi sulla Juve. Questa Juve contro il Bayern non può certo giocare. Non tanto negli uomini che sono pure giusti, quanto per la grinta e la corsa. Che il pensiero andasse a martedì era chiaro, ma martedì serve un’altra Juve. Un’altra gamba almeno e altre idee.

Matri e Quagliarella, Quagliarella e Matri. Ancora in gol, ancora loro due, a scambiarsi assist. Martedì sera meriterebbero un’altra chance, soprattutto se Vucinic non sarà al 100%. Ma serve un’altra Juve, benché quella di oggi pomeriggio è bastata per dominare il campionato.

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De Paola (Corriere dello Sport) contro la Lazio

Paolo De Paola, Direttore Responsabile (?) del Corriere dello Sport, giornale di Roma, vicino quindi a Roma e Lazio prima ancora che al Napoli, ha architettato una settimana di condizionamento mediatico sulle designazioni arbitrali con il risultato di vedere penalizzata, oltre alla Juventus, la Lazio.

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Si è castrato da solo.

I laziali smettano anche loro di comprare e leggere quel giornale.

Con la scusa che Rizzoli non doveva assolutamente arbitrare Napoli-Juventus, De Paola ha riempito le sue prime pagine per giorni paventando errori pro Juve da parte di Rizzoli.

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Ha raggiunto l’obiettivo: Orsato designato per Napoli-Juventus con arbitraggio pro-Napoli (su tutto vedi la mancata clamorosa espulsione di Cavani).

Ma per i furbi come De Paola poi c’è la giustizia (o l’ingiustizia, dipende dai punti di vista) divina.

Orsato a Napoli? Rizzoli a Milano.

Tre minuti per decidere di espellere Candreva, che non doveva essere espulso. Lazio praticamente tutta la partita in 10 contro 11. 3-0 per il Milan.

Laziali, ringraziate De Paola, il mitico.

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Juve mia, tira ancora una bruttissima aria

Dopo il precedente pezzo, dopo questo fine settimana di calcio, sento ancora di più l’odore acre dell’aria che tira in Italia. E non è sensazione, ma una somma di fatti piuttosto eloquenti.

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Con un attaccante vero questa Juve avrebbe chiuso i conti già a fine gennaio. Tant’é, molti dicono sarà più bello godere alla fine. Ma questo non giustifica alcune cose.

Galliani ormai è ridiventato padrone di un po’ di tutto. Mentre Pistocchi fa le sue veci a MediasetPremium vaneggiando un regolamento che cambia in base al colore della maglia, in RAI va proprio il boss pelato e grassottello, con più di 60 anni (… orca boia, pare l’identikit di Mister X descritto dagli zingari: quello che comanda il calcio italiano). E non uno che accenni all’espulsione di Candreva, forse affrettata, forse non corretta visto che il giallo era più appropriato. Anzi uno c’è.

Si tratta di Braschi che celebra le prestazioni di Orsato e di Rizzoli. Come a dire: lo stipendio a casa devo portare, al mio capo devo ubbidire. E meno male che non hanno scatenato i vari cagnacci su Chiellini. Prova TV evitata per miracolo, solo perché i gesti violenti, dopo tre notti insonni della redazione di Sky, non si trovano nemmeno con le controfigure e un po’ di effetti speciali.

Si troverebbe invece il rigore su Lichtsteiner molto palese, ma non viene fatto rivedere. Così come viene mostrato al volo il fuorigioco di Toni che permette alla Viola di vincere 2-1 sul Chievo. Ma che bella Fiorentina – e lo dico pure io, perché considero Montella uno scalino sotto Conte. Già, che bella squadra, ma fosse capitato alla Juve? I moviolisti che avrebbero tirato fuori?

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Totti intanto festeggia. E mai episodio fu più divertente: ancora su rigore. De Rossi viene toccato e va giù. E’ rigore. Ci può stare. Solo che a questo punto, per dovere di equilibrio mentale, ci spieghi Cesari perché quello di Licht non era rigore. De Paola sarà felicissimo: lo dicono tutti. Ma tutti chi?

A Catania va in scena il far west. Spintoni su spintoni, fallacci, manate: vietato tirar fuori il giallo. C’è la Juve la prossima e Pulvirenti avrà bisogno di tutti.

Intanto qualche TG spiega che i fattacci del San Paolo sono stati provocati da oltre 50 tifosi juventini. Accidenti: sono stati loro a tirare sassi contro il pullman bianconero e sono stati loro a esporre la maglia numero -39 inneggiante all’Heysel. Prendeteli e bruciateli in pubblica piazza, maledetti bianconeri.

In tutto questo casino mediatico resta il tempo di chiudere la trattativa per il passaggio di Vidal al Real Madrid, di Marchisio al Manchester United, di Chiellini al ManCity e di Conte al Chelsea. Più, dopo un’attenta analisi che paradossalmente potrebbe essere l’unica veritiera, la vendita di tutto l’attacco. Questo… per dovere di informazione.

P.S.

Comprato oggi il DVD di Catania-Inter? Un’impresa che rimarrà nella storia…

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Milan – Juventus 1 a 0. Gol di Rizzoli. Ora finitela di rompere con il gol di Muntari

Un giorno prima dell’incontro di cartello, Milan-Juventus, Luciano  Moggi rilascia un’intervista (http://sport.virgilio.it/calcio/milan-juventus-moggi-contro-designatore-braschi-perche-hai-scelto-rizzoli-come-arbitro.html) in cui dichiara: “Il primo ad essere imbarazzato sarà l’arbitro stesso, scendere in campo con l’aureola di “juventino” può portarlo a decisioni opposte rispetto alle precedenti, in caso di incertezza”.

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Mah… ho la sensazione che Moggi sia in realtà il Mago di Taormina… una ne pensa e una ne indovina.

Premesso che la mia Juve ha replicato, purtroppo, il match giocato contro i prescritti e che quest’anno è e sarà ben diverso dal precedente, per cui ci si dovrà abituare alle sconfitte e che solo a sprazzi, nel secondo tempo, ha giocato su standard sufficienti  e che non discuto sui tre punti persi, sia chiaro, persi  solo i tre punti perché, alla fine, di questo si tratta, poiché il Milan non ha meritato alcunchè, focalizzo la mia analisi sui fattori esterni alla partita.

Scelta di Rizzoli: mente sopraffina quella di Braschi e ha ragione al 100% Moggi quando ha paventato quello che poi effettivamente è accaduto. Da ricovero Braschi.

Arbitro Rizzoli: dopo quattro errori quattro, uno più pacchiano dell’altro, va messo indiscutibilmente a riposo per sei mesi…

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Scelta dei giocatori da mandare in campo: Conte ha avuto le visioni e ha mandato in campo tutti quelli che non dovevano giocare…mi chiedo perché Giaccherini, Pogba, Lichsteiner, Pepe, Padoin (poi entrato), Marrone, ecc. non si utilizzino facendo leva sulla rabbia agonistica di chi, per un motivo o per un altro, morde sempre o quasi la panchina…

Media e Stampa: Stamattina nessuno parla di scandalo, cfr. Napoli Juventus di  Super Coppa, e tutti scrivono di rigore dubbio…cazzo ma non vanno in stampa alle 2 di mattina i giornali? Tutte le redazioni avevano le TV spente?

Marotta: dichiarazioni post partita, per una volta, azzeccatissime e signorili, direi spiazzanti… Unica nota positiva della giornata.

Il match?  Lo lascio giudicare a Ing, Iojuventino, ecc… io sarei troppo scurrile…

Dimenticavo… le sconfitte ci possono stare, sempre e comunque, ma mi piacerebbe essere sconfitto da chi è evidentemente migliore di me e che mi impedisce di vincere…così è fin troppo facile farsi male.

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Si va a Milano, ma non da amici

Bello scambio di battute fra Galliani e Andrea Agnelli. Il Presidente navigato – quello pelato – e un Presidente giovane, vincente e che la sa lunga su come si gestisce il mondo Juve. Da una parte uno che ne ha combinate di cotte e di crude e che ha potuto contare sulla protezione pressoché totale della banda Berlusconi, l’altro che ha dovuto lottare contro tutto e tutti per restituire alla Juve quella dignità che la storia impone.

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Stasera si affronteranno in quello che molti chiamano big match, ma che big match non lo è affatto. E siamo di nuovo alle differenze: da una parte la prima della classe, una squadra che sta tritando e giocando su livelli impareggiabili in Italia, dall’altra una squadra che arriva con meno della metà dei punti dell’avversaria. Che big match sarebbe?

Berlusconi ha già minacciato: “Segno personalmente le righe del campo”. Potrebbe sembrare una battuta, ma quando Silvio si muove in prima persona son dolori: ha risorse inimmaginabili, per dirla come Indro Montanelli, e queste risorse mi fanno paura.

Restiamo sul campo dove le due squadre arrivano in ottimi momenti di risultati, sebbene molto differenti. I rossoneri sono freschi della qualificazione agli ottavi di Champions e dal pareggio raggiunto contro il Napoli, mentre i bianconeri sono reduci da un pareggio clamoroso con la Lazio e da una strepitosa vittoria contro i campioni d’Europa in carica. Stessi punti, ma differenti modi di portarli a casa.

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Non ci sarà Chiellini e questo è un vantaggio incredibile per il Milan che da quella parte piazzerà sicuramente Robinho. Conte dovrebbe rispondere in agilità con Caceres. Per il resto la formazione bianconera è cosa fatta: tutti confermati, con Lichtsteiner favorito su Isla e Vucinic regolarmente in campo. Giovinco potrebbe diventare davvero, in certe partite, l’arma micidiale da innescare a match in corso.

La Juve giocherà conoscendo il risultato della seconda in classifica, chissà che complotto ci sarà oggi?!? Il Milan conoscerà il risultato delle sue dirette avversarie per non retrocedere e potrebbe essere un grosso acceleratore di emozioni.

In settimana molti si sono affannati a trovare gli argomenti per stuzzicare i bianconeri, ma alla fine si sono arresi tutti: lo Juventus Stadium non ha eguali in Italia, la campagna di rafforzamento bianconero stona con la campagna di indebolimento dei rossoneri. Ma in queste partite le differenze non contano più. Contano le motivazioni, conta capire quanto vuoi vincere una simile partita, conta vedere sul campo quanto aggredisci l’avversario tentando di avere la meglio con la tattica e l’organizzazione, con la classe e il talento.

Arbitra Rizzoli, una scelta particolare perché a dirla come Moggi “nel dubbio favorirà i rossoneri”. Accipicchia, e il complotto oggi qual é?

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Cosa c’è dietro il silenzio della Juve?

Che qualcosa non torna lo si capisce da mille miglia di distanza. Lo vedi sui giornali dove si cerca in tutti i modi di nascondere i fatti e tentare di dare una giustificazione a una così palese situazione. Lo vedi in TV dove l’imbarazzo è sempre più crescente.

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Così come nel 2006, tanta gente non vuole la Juve lassù. Non ora, accidenti! Proprio quando sembrava certificato che l’assenza di Moggi ha prodotto più dispiaceri che piaceri, adesso un altro Agnelli viene a rompere le scatole alla politica del pallone coi suoi ricorsi e con l’allestimento di una rosa competitiva.

E così qualcuno si espone finalmente. L’arbitro Cesari, che per la cronaca è tifoso genoano e di filojuventino non ha proprio nulla, commenta così l’arbitraggio di Rizzoli:

[...] è stata una direzione politica.

Politica, che in Italia fa più schifo di ogni altra cosa nonostante il nome porti a pensieri alti e sublimi. E’ un po’ la storia di questo paese da almeno 20 anni: i più fetenti e inetti personaggi del paese ricoprono ruoli importanti, primari per la vita del paese stesso. E infatti il paese è in un coma irreversibile da cui… chissà quando si risveglierà.

Una cosa è certa. A un organismo morto e sepolto, distrutto dalla politica del pallone nel 2006, un uomo è riuscito a dargli un po’ di fiato. E come una persona che si risveglia da un lungo sonno, la Juve sta cercando di aprire gli occhi e rialzarsi. Siamo ormai quasi in piedi, quasi: manca giusto una campagna di calciomercato coi fiocchi, come lo fu quella dei primi anni 2000 quando arrivò gente del calibro di Buffon, Nedved, Thuram, Camoranesi.

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In questo marasma generale dove le indicazioni sono chiare, e peccato che nessuno si sia azzardato a intercettare quei telefoni, balza in mente un pensiero: se prima era complotto, allora oggi cosa è? E badate che l’unica società che è radicalmente cambiata è la Juve, le altre sono rimaste identiche quindi qualcosa di strano o c’è ora o c’era prima o non c’è mai stato. Soprattutto quella rossonera, quella che chiamava per farsi assegnare gli arbitri e i guardalinee e che al contrario di Moggi poi li otteneva tutti, con precisione scientifica.

Cosa c’è dietro il silenzio della Juve, quindi?

C’è non già il pianto, come molti vogliono far credere, ma un grido del tipo “ora basta!”. Abbiamo pagato per tutti, in modo abnorme, ora gradiremmo giocare alla pari, nonostante siamo ancora superiori dopo appena un anno di rodaggio e senza la possibilità di usare i magheggi come fanno altri.

C’è la sensazione che alcune azioni legali della società abbiano infastidito i vertici del calcio italiano così legati a certi dirigenti del calcio italiano: sempre loro, sempre quelli. Beh, qui si deve andare avanti perché il diritto a difendersi è dei paesi civili. Val la pena stabilire se lo siamo ancora, e i dubbi sono forti.

C’è la consapevolezza di non prestarsi ai volgari giochi dei media, ancora troppo legati a quei vertici di cui sopra. E’ complicatissimo che una penna sia sempre e solo d’accordo col proprio padrone: a me capita quasi regolarmente il contraio. Forse perché sono una persona libera ed esercito la mia libertà? In ogni caso editori e caporedattori, giornalisti e scribacchini non devono meravigliarsi del nostro schifo: raccontiamo solo la verità.

C’è infine la rabbia di non poter comunicare a dovere coi propri tifosi, visto il filtro interposto dai media sopra descritti. E finiscono per passare per juventini, cioè tifosi veri, gente che di juventino non ha nulla. I vari Sconcerti o Beccantini della situazione, quegli pseudo ex col dente avvelenato senza articoli determinativi. Nel silenzio stampa è cascato pure Juventus Channel. Però Juventus Channel è qualcosa che vedi e puoi vedere solamente pagando l’altissimo prezzo di SKY: prezzo che non è solo economico, ma di dignità. Perché la società non mette a disposizione un canale tutto suo? Magari visibile in qualche modo col digitale terrestre e quindi accessibile a chiunque? Sarebbe l’ulteriore passo verso di noi che di Juve campiamo e viviamo.

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Oggi ne ho per tutti: Bruno Conti, Galliani e Prandelli

Dopo la partitaccia contro la Roma Marotta, che di mestiere fa il Direttore Generale della Juve, ha cortesemente fatto notare che la cooperativa bianconera è stata chiusa a maggio del 2010 e al posto di quella cosetta là è subentrata la Juve, così come prima del 2006. Ciò significa che prenderemo ancora bastonate a livello politico, ma stavolta la voce è presente ed è quella autorevole di un Presidente che si chiama Andrea Agnelli e quella di una Società, stavolta vera, che è rappresentata da Del Neri e Marotta. I quali, questi ultimi, hanno semplicemente fatto notare come certe direzioni di gara possono capitare, ma non possono essere la regola e francamente, per adesso, non si può parlare in questi termini. Solo che, mentre noi possiamo buttare giù un bilancio di episodi a favore e contro, le dirette avversarie per la corsa alla Champions possono contare su un tale apparato di fuoco, mediatico e non, che noi non abbiamo mai avuto. Tale apparato di fuoco che è ben rappresentato da Gazzetta, Domenica Sportiva, Controcampo, Mediaset Premium e poco altro ha prodotto qualche buon vantaggio alla Juve, mai negato, e molti svantaggi a cominciare dalla differenza di analisi e punizione per falli/simulazioni. Differenza in negativo per la Juve, in positivo, fra le altre, per Milan e Seconda Squadra di Milano. Evidente, documentabile, altamente inconfutabile. Tutto qua. Noi continuiamo ad allenarci e tentare di sopperire alle tante assenze e se dobbiamo perdere vorremmo farlo con onore. Tanto capiterà di perdere perché è nella logica di questa nuova Juve. Niente paura.

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Invece no. Proprio la nuova Juve sembra fare paura al Palazzo che, da Napoli informano, è sempre più scricchiolante e debole. E allora arrivano le repliche. Quando Moratti tentò di dare un colpetto alla nuova dirigenza plasmata da Andrea Agnelli ricevette il ben servito da questo grande Presidente che lo massacrò a colpi di ironie e provocazioni giudiziarie. Di fatto Andrea Agnelli consigliò di non mischiare la merda col cioccolato e da allora non si sente più Moratti tirare in ballo la Juve. Strano? No, logico! Grazie Andrea. Ci hanno provato da Roma, ma l’unico argomento sul quale si potrebbe discutere è il gol di Turone e allora si capisce bene il livello del discorso. Ora è il turno di Galliani, uno che è ancora a piede libero e non c’è motivo per cui tale situazione debba perdurare. Il Dottor Galliani ha tentato timidamente di reagire alle osservazioni di Marotta, ma non ha prodotto argomenti. Ecco il benservito:

Ecco la telefonata Meani-Ramaccioni- Galliani del 3 aprile 2005 ore 12.07 sul lo slittamento per la mor te del Papa: se ne parla, ma senza molti particola ri sul braccio di ferro di potere con Moggi e Capel lo nell’informativa del 21 gennaio 2006 e senza evi denziare il ruolo assunto dal Milan nella vicenda.

Via Tuttosport

Servirebbe la faccia come il culo, e infatti il dottore pare attrezzato.

Da Roma provano ad animare la discussione:

Al termine di un incontro, a caldo, può succedere di esagerare utilizzando termini magari troppo forti o inadeguati alla situazione -commenta Conti-. Marotta mi ha stupito, prima della partita abbiamo avuto modo di parlare, le dichiarazioni successive non sono da lui. Non ha detto cose carine e non ne capisco il motivo, ha sicuramente esagerato. In ogni caso le immagini parlano chiaro e penso che alla fine lui per primo si sia pentito di ciò che ha detto.

Via Tuttosport

Non vedo il motivo? Il motivo sono le punizioni non date sulla trequarti bianconera. Sono i 5 minuti di recupero e la non applicazione del regolamento che invece vale per Milan e Seconda Squadra di Milano. Così come la differenza di tale applicazione fra la fine del primo tempo e la fine del secondo tempo (cui non ha preso parte Chiellini per volere di Rizzoli). Così come pure la mancata prova televisiva per Borriello e la disparità di trattamento su Iaquinta (che aveva sentito tanti cori per la mamma, non proprio ben auguranti) e su Totti (che non ha avuto meglio da fare che prendersela con Storari e la curva bianconera). Ecco, quando qualcuno risponderà a tutte queste incongruenze, magari ne capiremo di più sui comportamenti da tenere in futuro. Per adesso c’è una dirigenza che ci protegge e noi siamo molto fieri e orgogliosi.

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Specialmente quando sento Andrea Agnelli, che ha bene in mente cosa è accaduto nel 2006 e in questi maledetti 4 anni, parlare in questo modo:

Al Milan non vale la pena di rispondere -ha ribadito Agnelli-, anche se quando ripenso a come è stato trattato il caso Krasic ricordo che il Milan giocava in serale quella domenica, dopo di noi e Robinho…

Via Tuttosport

C’è un tempo per prenderle e un tempo per darle. Il nostro tempo di prenderle è finito. E anche sul campo i frutti di questa inversione di tendenza si stanno vedendo. Sperando che al ritorno, a Torino contro il Milan, ci lascino schierare Krasic.

Dedico una riga a due pilastri di questa nuova Juve, perché era da tanto tempo che desideravo leggere quanto segue:

Riscatteremo Aquilani e Quagliarella

Via Tuttosport

E finisco con una risposta lampo a Prandelli che ha detto:

Balotelli? È maturo!

Io, e in Inghilterra, non me ne sono accorto. Ha solo maturato lo stipendio. Tutto qua. E non poi, ai tempi d’oggi, un grosso passo avanti.

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