Non giriamoci intorno: la musichetta europea toglie ogni sicurezza ai bianconeri. Sappiamo perfettamente che una mentalità europea la si acquisisce solo nel tempo, ma ci chiediamo di che tipo di tempo stiamo parlando.

Advertisment

Kasami spazza via la Juve. Una bruttissima Juve per almeno 70 minuti, quando poi nel finale Morata e Marchisio accendono qualche timida luce. Troppo poco, e nonostante il pari, a un certo punto, poteva essere meritato, dobbiamo riconoscere, anche masochisticamente, che non il pareggio sarebbe stato ingiusto.

Perché? Perché:

Advertisment

  • la Juve deve fare la Juve dal primo minuto, e non certo dal minuto 70;
  • la Juve deve mostrare personalità e carattere, tecnica e tattica, senza cedere alla tentazione di diventare inspiegabilmente timida;
  • la Juve deve agire con la solita tenacia e voglia, con la corsa e l’agonismo che riusciamo a far emergere in campionato;
  • la Juve deve recuperare quell’approccio e quella qualità che furono caratteristiche fondamentali della Juve trapattoniana e lippiana in Europa.

Il blackout non è spiegabile solo con la mancanza di lucidità di Tevez o l’assurda prestazione di Pirlo. Non è nemmeno spiegabile con la stanchezza, perché siamo a ottobre e le altre squadre corrono tutte. E non è giustificabile dal campo europeo: quanto vale l’Olympiacos?

Su Allegri comincia a pesare l’obbligo di imprimere le proprie idee, e non di scopiazzare un Conte che in Europa comunque non riuscì a dimostrare molto con questi schemi e con questi ritmi. Morata unico aspetto positivo di una serata che ha fortemente sbattuto contro Roberto e la traversa.

Ma una Juve vera non si appella alla traversa o alla protezione degli Dei per i guanti di Roberto, una Juve vera aggredisce, morde, gioca, segna, vince.

Quando vedremo la vera Juve anche in Europa?

Advertisment