Quando Galliani scelse Tagliavento si dimenticò clamorosamente di istruire a dovere Romagnoli, il guardalinee che in Milan-Juve ne ha combinate di cotte e di crude. Analizziamo perciò la partita dell’assistente di Tagliavento.

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Ci perdoneranno i tifosi rossoneri se insistiamo col dire che Tagliavento è stato scelto da Galliani, ma è la storia di Calciopoli che ci porta a questa conclusione. L’unica possibile, fra l’altro, perché Marotta capo-cupola proprio non lo vedo.

La Juve, dall’estate del 2006, è cambiata tutta e più volte: dagli imbecilli Cobolli e Blanc, agli incompetenti Cobolli e Blanc, passando per Secco e Ranieri, il povero Ferrara, il signore Zaccheroni, finendo con chi più di tutti merita rispetto e cioè Gigi Del Neri. Magari torneremo su questo spinoso argomento in un’altra puntata. Dicevamo che la Juve è cambiata. Dall’inferno di Calciopoli è nata una nuova società, molto lontana per competenze e forza e spirito da quella preCalciopoli. Tutte le altre società sono rimaste intatte. Anzi, ne sono uscite visibilmente rinforzate: chi ha acquisito i campioni bianconeri, chi ha acquisito vantaggi incredibili, chi ha potuto operare come prima di Calciopoli nel silenzio e nella protezione dei media che avevano contribuito a creare Calciopoli.

Per esempio Galliani è rimasto al suo posto, nonostante su di lui pendano accuse e prove ben più probanti, appunto, rispetto a quel diavolo di Moggi. Moggi che è fuori dal giro, soprattutto è fuori dalla Juve da moltissimo tempo. Perciò insistere sulla Juve che compra arbitri e che si fa regista occulta di complotti non è idiota, è proprio la conferma della teoria di Moggi: “dovevo difendere la Juve”. Da cosa? Dalla vera mafia del calcio come ha ben detto Conte, portavoce di migliaia di voci che fuori dai microfoni possono tranquillamente confermare questa tesi.

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Torniamo su Romagnoli. Partiamo dall’ipotesi che sia un guardalinee pro Juve, acquistato da Agnelli e Marotta (mi fa già sorridere l’idea di Marotta più diabolico di Moggi) e analizziamo gli episodi chiave:

  1. nel primo tempo non convalida il gol di Muntari. Palla dentro di un bel po’ di centimetri, praticamente tutto il diametro del pallone più mezza mano di Buffon valutabile in dieci centimetri. Svista colossale;
  2. nel secondo tempo annulla, lui comprato dalla Juve, il gol di Matri. Sarebbe stato il pareggio momentaneo e, a casa mia, con la doppietta successiva sarebbe stato comunque il pareggio di 2-2 col gol di Muntari. Disquisire sulla qualità del minutaggio è ancora più ridicolo di questo beota ragionamento, ma mettiamolo dentro;
  3. sempre nel secondo tempo non vede (lui pro Juve) un cazzottone di Mexes a Borriello, eppure la visuale è piuttosto libera. Peccato, la Juve in 10 contro 11 poteva sicuramente sfruttare il vantaggio dell’uomo in più, dello sfiaccamento rossonero e del risveglio tardivo del centrocampo bianconero;
  4. sempre nel secondo tempo non interviene mai nel segnalare le sforbiciate di Van Bommel, Thiago Silva e Mexes sui punteri bianconeri. Lui pro Juve non accenna nemmeno a suggerire a Tagliavento “guarda che questo è un fallaccio!”;
  5. sempre nel secondo tempo non interviene su Muntari in entrata killer.

Quattro episodi a sfavore della Juve e uno a favore della Juve. Perry Mason si metterebbe a ridere se questo caso finisse in tribunale, ma a Milano sono abituati alla farsa. E sono di certo abituati ai tribunali benevoli, come insegna il loro presidente e padrone. E il divertimento stavolta è pure nostro perché questi fantasmi e queste ilarità non ci sfiorano, forti di un gruppo reso compatto dal trattamento dei media molto amici dei rossoneri.

E più argomentano questioni assurde, e più noi a Torino godiamo. E si gode talmente tanto che il rosicare degli altri diventa energia positiva per un gruppo obiettivamente di molto inferiore rispetto a un paio di rose italiane.

Noi siamo malati mentali… e ce ne vantiamo. Se l’altra condizione è questa!

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