Krasic ha rotto definitivamente col CSKA. Ieri il club russo attendeva una smentita a certe dichiarazioni del biondo andate in tutte le TV, con tanto di immagini e traduttore italiano, serbo e russo. Difficile che una decina di giornalisti si siano sbagliati. Il CSKA ora è nelle mani dell’agente di Krasic. Che va venduto questo lo capirebbe pure un bambino delle elementari, a chi va venduto questo è un problema più complesso. La Juve sembra avere qualcosa in mano, una sorta di precontratto più la volontà del giocatore convinto di potersi giocare gran parte del proprio futuro a Torino. Sotto la Mole le condizioni per diventare protagonista ci sono tutte: una maglia da titolare, un po’ di tranquillità e, vista la rosa, scarse alternative che possano disturbarlo. A me piace, piaceva e vorrei vederlo a Torino il più presto possibile. Ma chiudere l’affare non è semplice. La Juve ha imposto, bravo Marotta, un ultimatum: martedì sera o parte un fax dalla Russia o i bianconeri vireranno su qualche altro obiettivo. Che detto così parrebbe una grossa sconfitta, invece si torna a ragionare come si deve. Krasic vuole la Juve, il CSKA vuole soldi. La Juve di soldi ne mette al più quasi 15, mentre il City di Mancini-il-Piagnone offre 18. La rottura totale col giocatore al CSKA non conviene, perché a quel punto sarebbe il giocatore a decidere dove andare e la squadra preferita abbasserà l’offerta. Normali dinamiche di mercato. Vedremo, ma io sto con Marotta (nonostante mi piace da pazzi il biondo esterno serbo). Se dovesse fallire la trattativa, non vedo però gente capace di sostituire Krasic che certe qualità le ha dimostrate tanto in Champions tanto in campionato (seppure quello russo). E questo mi preoccupa.

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Per la prima volta ho letto Maurizio Galdi, colui che modificava tabellini e riferiva al Maggiore Auricchio tutta una serie di stronzate colossali. Stronzate che sono poi servite per redigere quel libro di fantascienza passato alla storia come “le informative su Calciopoli”. Il Maggiore è diventato Colonello, mentre D’Andrea è passato a Telecom e colui che ha forti responsabilità sull’Agenda Rossa di Borsellino, ossia Arcangioli, probabilmente diventerà il nuovo VicePresidente nerazzurro. Normali dinamiche dell’italietta che ci è stata messa davanti agli occhi nell’estate del 2006. Sono tornato a leggere Galdi perché mi incuriosivano le sue idee su Calciopoli 2. Tasso di informazione vergognoso. C’è tempo e spazio solo per dire che il Processo di Napoli riprenderà a ottobre. La difesa è colpevole di non aver chiamato i propri testimoni così quest’estate i cittadini del calcio non sapranno districarsi bene nella vicenda. Caro Maurizio, mi creda, vada al mare, sole e tanti bagni. Vada a rilassarsi, ma lasci perdere l’informazione. Tanto più quella sportiva. Per favore, lo faccia per il bene di chi la legge. Non un accenno al lavoro di Narducci, mille volte in difficoltà. Non un accenno alle decine di testimoni che hanno giurato e testimoniato sulla regolarità delle partite, dei sorteggi, dei legami con Bergamo, Pairetto e le società. Beh, questa è una grave dimenticanza caro Signor Maurizio Galdi. E prima o poi anche lei avrà un ruolo da protagonista al processo. Me lo auguro, altrimenti alle scuole di giornalismo la sua sarà solo una figura nera. Che non fa certo bene allo studio.

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Sempre su quelle strane pagine rosa, Palombo attacca il Palazzo. Ma dai!?! Se la prende con Palazzi: come mai quel ritardo, si chiede il Signor Palombo? Dice lui “così si alimentano dubbi su figli e figliastri della giustizia sportiva”. Ma va? Che è successo Signor Palombo, la coscienza comincia a svegliarsi. I rimorsi terribili che deve avere dentro cominciano a uscire fuori? Il Signor Palombo si chiede poi che tipo di lavoro ha svolto veramente il Signor Narducci. Addirittura mette in discussione la buona creanza del rapporto e dell’incontro fra Auricchio, Narducci e Moratti. Buona creanza? Signor Palombo, l’incontro della banda dei tre disonesti non fa parte dell’educazione umana, ma della peggiore razza di vigliaccheria. Signor Palombo, non è un discorso di immagine, ma di sostanza. E in questo giochetto lei non è solo spettatore, ma è protagonista proprio con la rubrica che tiene in quella sorta di giornale d’informazione. Il suo “Palazzo di Vetro” è ricco di gaffe e scivoloni d’intelligenza da far paura. E’ lei stesso che ha alimentato Calciopoli, provvedendo a creare il mito del lupo-nero-Moggi. No, Signor Palombo, lei non può attaccare il Palazzo. Lei deve fare un passo indietro, trovarsi un bel lavoretto lontano dall’informazione pubblica e espiare le sue colpe. Sempre che quella coscienza che oggi l’ha smossa non torni quieta e si addormenti. Ipotesi molto probabile.

La signorina Rosella Sensi dimostri un po’ di coerenza. Alleatasi con la peggio razza italiana, oggi si scontro fortemente dopo essere stata delusa da quelli che, probabilmente in quell’estate del 2006, erano accordi precisi. Le uniche società che da Calciopoli hanno solo ricavato guadagni ora si trovano a scontrarsi. Sul deferimento di Moratti il Presidente della Roma dice “Potrei dire tante cose”, ma non le dice. Delle due l’una: non sa nulla o sa troppe cose. Nel primo caso non sarebbe una novità. Nel secondo caso non può parlare perché la Roma è dentro fino al collo di sporche vicende. Plusvalenze fittizie. Ha parlato Zamparini. Oddio parlato, diciamo che ha sparato come al solito cazzate a ripetizione. Proprio lui, il moralizzatore. Ha parlato sparando a zero sulla Roma: “perché io sì e la Roma no?”. No, gioia mia, non è così. Intanto paga, se hai sbagliato, e quindi denunci, ma portando prove. Perché a sparare a zero su tutti è facile, è lo sport nazional-popolare in Italia. Portare prove e dimostrare realmente di avere le palle è cosa complicata. A proposito, sempre quel gran giornalista che è Palombo intima a Palazzi di “non perdere tempo sulle plusvalenze fittizie da cui sono stati tutti assolti”. Altro errore, clamoroso errore. Scambiare venti giovani a cifre inverosimili non è una cosa normale, al solo fine di tappare buchi incredibili di bilancio. Scambiare più e più volte gli stessi giovani fra due squadre facendo ogni volta lievitare il valore in milioni di euro non è normale, è truffa. Nonostante la parola “fittizia” il reato sul bilancio sarebbe facile da dimostrare, oltre che indagare. Il problema è che la Cazzetta aveva di fronte il suo padrone, anzi i suoi padroni perché Berlusconi ha grosse colpe in merito (più Galliani per la verità), e quindi si è ridotta al silenzio, porgendo la guancia e il deretano. Per favore, a stare zitti ci fate più figura! Viva l’Italia!

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