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Tag: rugani (pagina 1 di 2)

Udinese – Juventus 2 – 6 /aVARiato

La migliore fotografia del match è la dichiarazione finale di Allegri: “Ho ringraziato Mandzukic perché ci serviva una partita di sofferenza, e quindi ha fatto bene a buttarsi fuori, tanto lo avrei tenuto fuori mercoledì”. Diretto. Conciso. Ironico. Sagace.

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La partita va letta evidentemente sulla base di un #VAR che proprio non vuole funzionare a dovere quando c’è di mezzo la Juventus. E cominciamo da qui, altrimenti rischieremmo di ignorare quello che per me è un problema plastico di questo campionato.

Un rigore chiaro su Mandzukic (chiaro: poi deve essere trasformato) diventa un rosso assurdo al croato che certamente non meritava il primo giallo, mentre il secondo sì. Ora la domanda è la seguente: perché il #VAR non è intervenuto per segnalare il fallo di rigore? Con l’Atalanta si è andati a rivedere perfino il campionato 72/73 per cercare un fallo, mentre col Genoa e con l’Udinese si evita la rivisitazione delle immagini. Accade lo stesso sul fuorigioco di Higuain (poi gol di Dybala) che va annulla il ragionamento sul gol di Danilo. Ci sarebbe invece un rigore di Alex Sandro, ma a quel punto VAR e AVAR avranno pensato che sarebbe stato fin troppo esplicito segnalare l’episodio.

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Detto questo, altre parole importanti sono quelle di Buffon che spalma miele su Rugani (qualcuno dovrebbe prima o poi mostrare le statistiche della Juve con Daniele e quelle senza Daniele) e su Higuain. Il Pipita è forse il simbolo del match di domenica pomeriggio: tanta tanta dedizione. Certo è mancato il gol, ma questa Juve ne ha già messi a segno 27 (non accadeva dagli anni ’50) e può perfino fare a meno del suo bomber d’elezione, con il pallone che se lo porta a casa addirittura Khedira.

In generale, non si ha menzione di una squadra che in 10 subisce il pareggio all’inizio della ripresa, e poi si abbatte con uno tsunami fino a segnarne 4. Rischiando in difesa, ma quest’anno va così, con la strana sensazione che la regola è quella di segnarne uno in più degli avversari. In barba al “regolamento” che vince chi incassa meno gol. Più europeo come pensiero. Forse. Chissà.

In ogni caso è una Juve che in mezzo balla per la scarsa condizione fisica dei suoi uomini, incapaci di proteggere la difesa, e che fino a qui ha mostrato gambe pesanti e ogni tanto testa confusa. Chiellini ha intonato la legge del diesel, rimembrando come gli altri anni la partenza sia stata simile come qualità e perplessità suscitate. Nel senso: abbiate pazienza, cari tifosi, la vera Juve non è stata ancora mostrata. Anche perché va in campo ancora quella vecchia, con il mercato tenuto gelosamente in panchina e utilizzato solo nei minuti finali.

Senza sosta verso il turno infrasettimanale, e poi l’importante scontro di sabato sera in cerca di nuovi equilibri. Qualcuno voleva spostarli, altri ne sperimentano di diversi. Il destino.

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Juventus – Atalanta 3 -0 / Alla fine il calcio è semplice

Alla fine il calcio è semplice. Chi ha più corsa e voglia, abbinate a tecnica e idee, vince. Spesso. È accaduto in Juventus-Atalanta dove gli strascichi di Genova hanno finito per pesare più per Gasperini.

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Primo appunto: il bravissimo tecnico ex allenatore delle giovanili bianconere deve avere subito qualcosa in passato per aver questo atteggiamento arrogante alla fine di ogni match con la Juve. Bisogna scoprirlo.

Rabbia, corsa, dedizione. Così la qualità viene fuori. Al di là della prova sublime di Mandzukic (difficile rinunciare a uno così), la prova del 9 è Pjanic che con questo sistema di gioco ha più fiato per fare le cose che contano, senza rincorrere avversari come un qualunque Sturaro. Allegri deve mettersi in testa che il bosniaco va salvaguardato tatticamente, pena giocare con un in meno.

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Il castello del 3-5-2 sta crollando. Senza il tuttofare Dybala la Juve ha necessità di trovare altri abiti. Con Marchisio sempre in campo, perché il fosforo serve. Eccome se serve.

A farne le spese Higuain. Più lontano dalla porta e quindi con rare occasioni di firmare il tabellino dei marcatori, ma sono dettagli (come quello che lo vuole in rete con Dybala a fianco). Firma che invece Rugani ha di nuovo messo. Il giovanotto non ha fatto rimpiangere la BB (Chiellini era in campo) ed è tempo di concedergli fiducia.

Ultimo appunto: bene lo stadio, finalmente bolgia. Non siamo mica a teatro. Questo è calcio. È il calcio è semplice. Chi ha più corsa e voglia, abbinate a tecnica e idee, vince.

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Juventus – Cagliari 4 – 0 / Se hai Higuain, gioca Higuain

Se hai Higuain, gioca Higuain. E’ il motto che ha accompagnato l’avvicinamento della sfida col Cagliari, per una pronta risposta che è arrivata.

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Juventus-Cagliari è stata la riscossa di una squadra ferita e delusa, che ha ripreso ritmo e mostrato rabbia. Ritmo e rabbia unite alle qualità indiscusse dei giocatori di Allegri fa sempre la differenza, qualunque sia l’avversario.

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Il filtro e la sostanza di Lemina, la qualità di Dani Alves e Sandro, con Pjanic più libero di scorazzare nella trequarti e da mezzala sono tutto ciò a cui la Juve deve aggrapparsi in questa prima parte di stagione. Dove addirittura Hernanes ci fa un figurone. E dove Rugani continua a dimostrare che il futuro è suo.

Zero tiri in porta subiti, tanti tentativi contro un super Storari. Solito tamburo Juve, con il Pipita che è semplicemente imprescindibile. Era forse dai tempi di Trezeguet che non avevamo un attaccante di questo tipo, addirittura più mobile e con maggiori capacità tecniche palla al piede. Resta solo da recuperare Dybala in zona gol, e la Juve è fatta.

Panchina lunga, ma se hai Higuain, gioca Higuain.

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Mercato Juventus: l’importante è avere le idee chiare

Alla fine conta la chiarezza. Gli obiettivi sono espliciti, ora bisogna tradurre le idee in fatti, meglio in trattative. E possibilmente chiuderle.

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Per esempio: se alcuni obiettivi saranno potenziali protagonisti di EURO 2016, converrà allora non incappare in aste su cui partiamo battuti in partenza. Mentre a questo punto può tornare utile il campionato europeo per piazzare qualche pedina in uscita (leggi Zaza, solo se il ragazzo si impunterà sulla titolarità richiesta).

La chiarezza sarebbe auspicabile in Morata. Fatta la tara ai giornali che pur devono vendere, quindi devono scrivere qualcosa sulla telenovela dell’ex madridista, ad Alvaro andrebbe consigliato di prendere una decisione netta. Il Real Madrid vuole monetizzare le due buonissime stagioni in bianconero, dove però sarebbe a casa e soprattutto protagonista. Procuratore a parte, bisogna che l’attaccante scelga fra cuore e cervello, ma la Juventus non può arrivare impreparata ad agosto senza una formazione d’attacco precisa e definita. Dybala e Mandzukic intoccabili, il rebus Morata e Zaza non è banale, considerando quanto hanno pesato i due ragazzi in molte fasi della stagione appena conclusa.

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A centrocampo il dubbio più importante riguarda il recupero di Marchisio, lo schema tattico a cui Allegri si affiderà (ancora 3-5-2?) e quindi la tenuta di Khedira. Per l’assalto alla Champions, oltre al probabile Pjanjic, occorre qualità.

Qualità che in abbondanza si trova in difesa. Puntando sulla crescita di Rugani, con la solidità dei tre tenori, più l’innesto di Dani Alves, il reparto arretrato non sembra ulteriormente potenziabile, se non per una eventuale partenza di Lichtsteiner.

Preoccupa invece la perdita di Cuadrado. Il colombiano ha di fatto risolto parecchie gare da solo, e non poter contare più sul suo “spaccare i match” a gara in corso non è una bella cosa. Berardi – prossimamente ufficializzato – dovrà dimostrare di meritare una maglia juventina.

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Juventus – Palermo 4 – 0 / Vittoria in bianco e nero

Giornata in bianco e nero: bianco per la goduria dell’ennesima vittoria e dell’ennesimo allungo; nero come il sentimento provato per vedere le urla di Marchisio, presagio di una bruttissima sorpresa.

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Claudio ci mancherai da matti, e chissà perché il destino ha deciso di voltarti le spalle. Saranno lunghi mesi in cui il nostro calore, speriamo, saprà portarti conforto.

Il pragmatismo impone comunque gioia. Sono 22 le vittorie nelle ultime 23 sfide di campionato. E maledetto quel pareggio col Bologna. Buffon ne le prende, mentre perfino Padoin riesce a darle. Padoin che fa rima, in spregio a ogni classifica da fantacalcio, con Higuain. Ma questo è un altro discorso.

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Rosa strizzata, rosa competitiva. La gestione dei 90 minuti non è perfetta, ma le risorse sono inimmaginabili: fisiche, mentali, morali, di classe, dalla panchina. Sembra un meccanismo ben oliato in cui ogni ingranaggio riesce a produrre effetto positivo per l’insieme.

Risultato largo, ma giusto. Il Prof. Khedira dispensa saggezza, il polpo Paul alterna momenti di sublime classe a momenti di superficialità indisponente. Dybala al rientro è un mezzo Dybala: la forma crescerà. Mandzukic con la maschera è il solito lottatore. Morata ha il fuoco dentro, ma deve imparare a rimanere calmo e diventare cinico.

La sorpresa più interessante è Rugani, che a oggi, in realtà, sorpresa non lo è più.

Molti sbraitano, altri urlano a complotti a cui nemmeno i giornalisti più spintamente antijuventini credono più, altri ancora cominciano a elencare le scuse più originali. La Juve va. Vince e si avvicina a qualcosa di straordinariamente impressionante per la tipologia di cammino: da -12 a +9 non è spiegabile con chissà quale entità del Palazzo a favore (per cosa e dove) del bianconero.

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Juve decimata, Juve preparata?

Bell’esame quello contro l’Empoli. Una Juve decimata da infortuni e squalifiche si vede costretta a inventarsi una formazione in grado di tenere il passo mostruoso di questo 2016.

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Fuori Barzagli e Bonucci, tocca a Chiellini con tutta probabilità guidare la crescita di Rugani. Mentre su Morata grava il peso di un attacco che avrebbe bisogno delle marcature di Mandzukic (completamente a secco nel 2016). A centrocampo il difficile recupero di Marchisio lancia Hernanes: Profeta, se ci sei, batti un colpo!

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Il vero campione però è al suo posto. Quel sorprendente Allegri che più lo metti in difficoltà e più sembra trovare sempre nuove soluzioni. Si parlerà di contratto, forse si è troppo parlato di contratto, ma le sue risposte e le sue conferenze rappresentano un perfetto esempio di tono e di equilibrio di intelligenza. E chi se l’aspettava una piena convergenza con lo stile Juve?

Stasera è l’ottava delle finali che ci aspettano verso metà maggio. Più una finale secca per alzare una nuova coppa.

Avanti Juve. Sempre più… Allegri.

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Juventus – Torino 4 – 0 / Mi lamento, quindi tifo Toro

Fine del match, studi RAI. Marco Mazzocchi passa la parola a un certo Bruno Voglino che esclama: “Non capisco perché gli arbitri devono aiutare la Juve che non ne ha di bisogno”. Grazie. Semmai ce ne fosse bisogno, ciò vuol dire che siamo davvero tornati.

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In un match dove la possibile seconda ammonizione di Zaza si scontra con un mezzo rosso evitato al Toro e un mani in area di rigore granata non sanzionato, e dove i numeri sono impietosi, appare fin troppo comodo prendersela con l’arbitro.

La verità é un’altra: troppa Juve per tutti, in questo momento. Tornata solida in difesa, e con una percentuale realizzativa interessante in attacco. Immagine simbolo é il gol di Dybala: sembra facile, sembra inevitabile quando carica quel delicato e potente sinistro.

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Gran serata per Zaza, ulteriore mossa azzeccata da Allegri. Continua a mancare Morata che però ieri ha recuperato in fatto di prestazione. Il gol arriverà. Magari quando conterà davvero. Mentre un sontuoso Pogba deve solo capire che facile, nel calcio, spesso si coniuga con efficace. La punizione ispirata da Pirlo é qualcosa di straordinario.

Difficile giudicare Rugani: praticamente inoperoso nell’uno contro uno, mentre é risultato molto elegante e pratico in fase di disimpegno.

Ora il Carpi (Che ha eliminato la viola) per chiudere 45 giorni di rimonta spettacolare.

Altrove, stanno cercando di pesare la forza del Spezia-Barca.

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Tutti in difesa

Barzagli out è ormai la solita tegola. Chiellini salta un’altra finale. Ma non è solo il campo che deve preoccupare.

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La sfuriata di Allegri su un Morata poco applicato sta dando il via a una serie di approfondimenti giornalistici che hanno il solito obiettivo di disturbare l’ambiente, di influenzare parte della tifoseria troppo suscettibile allo strano modo di fare informazione in Italia.

Rugani e Caceres sono le pedine per tappare la falla delle assenze pesanti di Barzagli e Chiellini. Il giovane ex-Empoli ha un’occasione irripetibile: imporsi già a perno della Juve del presente. A volte il destino ti offre delle chance importantissime, e l’8 agosto è per Rugani un punto di svolta della propria carriera. Quindi nessuna paura in vista della Supercoppa.

Piuttosto, dirigenza, staff e giocatori devono arginare la troppa voglia di aver declassato la Juve a progetto dismesso. Via i senatori, manca la personalità? Via Tevez e Vidal, mancheranno i gol? I nuovi arrivati sono all’altezza dei quattro scudetti consecutivi? Il gap di svariate decine di punti è stato già colmato? Per la serie: se non puoi batterla sul campo, almeno provaci sui giornali.

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A Torino sono maturi abbastanza per non cascare in questo provocazioni e lasciar lavorare tranquillo Allegri. La stessa sfuriata contro Morata (al suo ultimo anno di Juve, come Pogba, scrivono un paio di giornali) è propedeutica a tenere altissima la tensione. Rivincere è sempre più complesso che vincere. Ma non certo così complesso se il livello di applicazione è quello degli ultimi anni.

“Tira una brutta aria” ha detto Allegri, che certo non si riferiva a Morata o a Vinovo, piuttosto a quanto stanno scrivendo e dicendo da settimane. L’anno scorso lo abbiamo accolto con calci e sputi alla macchina, salvo poi fargli quasi una statua a maggio. Oggi è l’unico uomo in grado di farci godere ancora, di più, sempre di più.

Tutti in difesa, attaccando. Con il ruolo più delicato che è quello dei tifosi: tutti uniti, a fare muro e schermo contro gli pseudo-approfondimenti di guru e opinionisti.

Tanto poi parla il campo, che ci dà spesso ragione.

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La Juve che sarà

La prima uscita porta con sé troppi elementi di ingiudicabilità: fattore di forma fisica, inserimento dei nuovi arrivati, presenza di elementi della primavera, preparazione più che avviata degli avversari.

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Ma certo alcuni elementi possiamo già darli per confermati, altri verranno giudicati nei prossimi giorni.

Alvaro Morata si è ufficialmente candidato a leader: già scoppiettante, già incisivo seppur partendo molto lontano dalla porta e sulla fascia sinistra, occhi e atteggiamento da capitano aggiunto. Il ragazzo spagnolo può ulteriormente acquisire maturità e consapevolezza e imporsi come elemento insostituibile in attacco. Davvero una grande impressione, con una intesa tutta da trovare con i vari Dybala e Mandzukic la cui complementarietà fa ben sperare. L’argentino ha colpi importanti e deve soltanto capire, insieme ad Allegri, se conviene studiare da numero 10 o da seconda punta. Mentre il croato deve potenziare il fisico e mirare meglio la porta: di assist ne arriveranno, cosí come di spazi, e le sue caratteristiche sembrano ideali in un ipotetico 4-3-3 o in una qualunque coppia d’attacco. Contando sul fatto che Zaza è sembrato cattivo al punto giusto, almeno sul lato della forma fisica.

A centrocampo può inizialmente pesare l’essere vedovi di due autentici fenomeni come Pirlo (che Marchisio non farà rimpiangere) e Vidal (peccato per Khedira e un primo malanno). La Juve deve sopperire con la crescita di Sturaro (i cui mezzi fisici sono importanti) e l’inserimento sempre più deciso di Pereyra. A Pogba si chiede invece maggiore concretezza: ha doti fuori dal normale, ma deve imporsi disciplina e la ricerca della giocata efficace, prima che spettacolare a tutti i costi.

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La difesa è nuovamente il punto di partenza: solida, con un ricambio in più come Rugani, e la possibilità di variare schemi. In particolare Rugani deve imparare in fretta dai vari Bonucci, Barzagli e Chiellini. L’eleganza con cui si muove e la disinvoltura con cui non mostra il minimo atteggiamento timido o d’emozione fa quasi voglia di pensare che un altro Scirea è possibile. E glielo auguriamo di vero cuore.

Chissà come ha dormito Neto alla vista di quel ragazzino di nome Buffon cominciare la stagione con un paio di interventi da urlo, già a fine luglio, quasi a voler gridare che lui c’è, anche quest’anno, come sempre, con voglia e tanta classe.

In attesa della prossima sfida (29 luglio), Marotta e Paratici sono sempre a lavoro per completare una rosa che necessita del trequartista che Allegri vorrebbe tanto. Uno in grado di fare da collante fra la muscolarità del centrocampo e la potenza di fuoco dell’attacco. Uno in grado di lanciare ripartenze o fare il regista d’attacco come amava Tevez. Un terzino sinistro per svecchiare la fascia è poi l’ultima pedina che consegna al mister un’altra rosa importante.

Perchè vincere 10 trofei alla Juve è sempre meglio che rischiare di non vincere nulla… altrove!

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Calciomercato Juventus: si investe o no?!

Dunque nulla. Forse giusto un timido rinforzo in difesa. Il che sarebbe anche perfetto se tutti rientrassero in servizio e qualcuno decidesse di essere più incisivo e decisivo. Ma lato comunicazione verso i tifosi una posizione va presa. O chiarita.

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Perchè il rischio è finire col dar retta ai giornali, fantasticando o disinformandosi, col risultato di dar contro a società, a Marotta, a Paratici e tutta la ciurma.

La Juve vuole crescere? Il dubbio del tifoso è questo. Andare su Sneijder considerandolo perno della svolta e non poter offrire nemmeno cifre modeste suona in senso contrario al senso di crescita. Poiché l’effetto si amplificherebbe poi in estate quando qualche campione sarà necessario e a quel punto non potremmo permettercelo.

Le scommesse sul mercato sono ormai ardue. D’accordo i conti in ordine, ma parliamo pur di azienda e impresa. Parliamo quindi di rischio. E i conti in ordine dipendono tutto dai risultati del campo. Per far risultato occorre investire, rischiare. Da un po’ ci pare invece di voler a tutti i costi cercare il mega-jolly dal mercato rimandando occasioni che ci sembrano ormai palesi e chiare. O investire e investire sui giovani che poi non trovano tuttavia la strada del ritorno a casa né spazio in campo (leggi Coman, leggi lo stesso Morata).

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Per fare il definitivo e ultimo salto di qualità, la Juve di Allegri necessita di campioni già affermati e affamati, in grado di fare da traino a un gruppo che ci appare se non sazio, certamente mentalmente stanco o affannato. O non ancora pronto a reggere la pressione (leggi Morata).

Altrimenti bisogna ripartire dai giovani, ma occhio al contro-senso ancora una volta: un Coman in campo per 3 minuti ogni 10 partite è semplicemente non giudicabile; un Morata titolare per 5/6 partite di fila darebbe già un peso più importante a un voto semidefinitivo sulle possibilità di diventare una stella bianconera; un Rugani non riportato alla base, un Gabbiadini così facilmente ceduto, un Masi a invecchiare in B, un Berardi ancora in provincia non sono l’esatta idea di far crescere i giovani nella Juve e per la Juve. Per avere questo Marchisio è addirittura servito andare in B.

Il ManUTD di Sir Alex decideva a un certo punto di rischiare un paio di anni puntando su un ricambio totale della rosa con i giovani “costretti” a crescere con responsabilità, presenze e fatti. Questo è stato un modello importante: vogliamo perseguirlo? Altrimenti coi parametri zero o gli over 30 il rischio è quello di inceppare un meccanismo che con Conte si era rimesso con forza in moto.

Juve: che si fa? Basta chiarirsi.

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