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Tag: sacchi

Onore ad Arrigo Sacchi: grazie per la dignità e l’intelligenza

Nell’ultimo anno, davvero devastante a livello mediatico per la Juve, un solo uomo non ha mai fatto a meno di usare il cervello: Arrigo Sacchi. E noi, dopo averlo duramente criticato in passato, vogliamo rendere omaggio alla sua intelligenza.

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Nell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi scrive quanto segue:

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La Juventus è prima in classifica con merito, tiene alto il nome dell’Italia in Champions: la squadra gioca un calcio bello e moderno, guidato da un allenatore ammirato in tutto il mondo. Vedere giocare i bianconeri è piacevole anche per chi non è juventino, e allora perché tanto astio, perché inveire, tirare sassi, offendere una squadra e un mister che ci fanno onore? Enzo Ferrari diceva che gli italiani perdonano tutto ma non il successo, mi chiedo quando l’intelligenza e la cultura avranno la meglio sull’ignoranza e l’invidia e quando andremo allo stadio per divertirci e non per insultare o compiere violenze? Poi facciamo i puristi con Conte se il tecnico si agita in panchina. Antonio è l’artefice principale del gioco dei bianconeri: autore e direttore di una squadra che è cresciuta in breve tempo in modo esponenziale regalandoci partita dopo partita spettacolo e serietà. Un team che aiuta ad ampliare la nostra conoscenza calcistica, apre nuovi orizzonti facendoci uscire dagli stereotipi e dai luoghi comuni: i bianconeri vincono e segnano molti gol senza avere uno specialista del gol. I bianconeri dominano in campo senza aver acquistato il top player. Il gioco ideato, condotto e allenato da Antonio è il vero leader che moltiplica le qualità tecniche e fisiche di tutti. Nella Juventus possano alternarsi tutti i giocatori e il gioco cambia poco, questo vale per Giaccherini, Asamoah maanche per Pirlo e tanti altri, i quali stanno dando il meglio di se stessi in un sistema che ne amplifica soluzioni e fantasia. Per riuscire a tanto Antonio si è avvalso di un club che lo stima e lo supporta e che mai gli ha tolto autorevolezza così come ha usufruito di buoni giocatori che si sono dimostrati di alto livello sotto tutti i punti di vista: professionali, umani ed etici. Non ha ingaggiato i più famosi ma sicuramente i più funzionali alle sue idee calcistiche. I più generosi dei critici gli riconoscono grinta, passione, energia, componenti importanti perché non sarebbero sufficienti a spiegare l’armonia, la fluidità e la fantasia di questa squadra. Il gioco è un’entità difficile da comprendere perché astratta così come è altrettanto complicato comprendere la qualità didattiche dei vari mister. Antonio non solo possiede passione, entusiasmo, cultura del lavoro e perfezionismo ma ha una sensibilità e un talento che solo i grandi possiedono. I bianconeri sono una squadra dotata di organizzazione, tempistiche di gioco e di smarcamento di alto livello. Se questa squadra fosse un’orchestra sarebbe intonatissima e potrebbe interpretare tutte le musiche: dal rock alla sinfonica. I giocatori si muovono ad occhi chiusi, come fossero una sola cosa, non soltanto per lo spirito di squadra bensì per la conoscenza che il mister gli ha saputo infondere. Antonio è un grande professionista, generoso, intelligente. Possiede grandi capacità di insegnamento: credo che meriti il rispetto e il ringraziamento di tutti quelli che amano il bel calcio.

Ogni commento è superfluo. Ci rende tristi il fatto che tutti in realtà pensano queste cose, ma l’ipocrisia vince. In questo Paese l’ipocrisia e la malafede vincono sempre. Tranne sul campo dove negli ultimi 2 anni vincono i migliori.

Al pezzo di Arrigo diciamo semplicemente: STRAORDINERIO!

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Solita manfrina: il solo blocco Juve non basta

Strana manfrina quella dei tifosi della Nazionale. Almeno quelli che si vantano di aver tifato Italia, salvo poi discriminare fra bianconeri, giallorossi, biancocelesti. Non riusciamo a inserire nel discorso altri colori in quanto assenti nella pratica.

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La cosa più sconcertante, tranello in cui è caduto pure Prandelli, è il pensare di schierare il blocco Juve e ottenere in automatico la vittoria o la bella prestazione. Come se si trattasse di una qualche formula magica. E dire che Matri non è in formissima e Chiellini sta recuperando, altrimenti da 7 passavamo praticamente a 9. Ma che senso ha tutto questo? Compreso quello di un modulo con un Maggio che è sempre l’uomo in più degli avversari e di un Ogbonna non all’atlezza, nonostante il sostegno della RAI.

Che poi la soluzione è sempre la solita: se si vince è merito dell’Italia, se si perde allora il blocco Juve ha toppato. Con curiose teorie in merito al flop.

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L’unica vera teoria è la seguente. Vittima di una Federazione che lavora solo per poche squadre, le solite, Prandelli è caduto nel vortice del non-pensiero italiano. Mentre Palazzi si dimentica del vero calcioscommesse, quello che riguarda pure le milanesi e il Napoli, e Abete continua a cambiare posizione su Juve e FIGC, Prandelli è costretto ad appellarsi alla Juve. E i bianconeri, con un gesto che non condivido assolutamente, prestano tutta la colonna portante del progetto di Conte. Come se bastasse questo.

Pure il modulo è uguale, solo che non è uguale l’ambiente, solo che manca un condottiero in panchina, o in tribuna fate vobis. Manca il tremendo lavoro quotidiano che gli juventini sono costretti a completare, mancano le lezioni tattiche di Conte. Manca, in un solo vocabolo, la Juve.

Questa squadra della FIGC, cui purtroppo Agnelli presta il fianco, esprime il livello del calcio italiano. Vuota dei migliori club di Serie A, almeno sulla carta, e vuota di evoluzioni tattiche. L’unica evoluzione tattica è quella di Conte, e basta ascoltare Arrigo Sacchi che non è mai stato generoso nei confronti dei bianconeri. Ma la realtà stavolta è netta, chiara, precisa: oltre la Juve in Italia non si pratica calcio. Ci sta tentando Stramaccioni, ma l’ambiente è quello sbagliato. Ci sarebbe “tutti all’arrembaggio di Zeman”, ma la Bulgaria avrebbe festeggiato con gli schemi di un uomo che in 30 anni ha vinto meno di Carrera (con all’attivo solo 3 partite). Ci sarebbe Guidolin, ma la sua Udinese di italiano ha solo il nome. Ci sarebbero molte altre cose, il problema è che c’è soltanto un uomo che insegna calcio: si chiama Antonio Conte e in questo momento è braccato dalla FIGC. Tu guarda il destino beffardo…

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Sacchi mi fa veramente arrabbiare: le sue parole sono solo “funzionali”…

Purtroppo non capisco e non capirò mai perché in questo Paese “chi sa fa, chi non sa insegna”. E quindi non posso capire il ruolo di maestro assegnato a Sacchi.

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Passi che a fine anni ’80, sotto l’egida del primo-Berlusconi, con una vagonata di miliardi (all’epoca si chiamavano così) costruì un immenso Milan. Passi che con quella squadra non c’era assolutamente bisogno di creare tattiche o allenarsi il pomeriggio: bastava lanciare il dado, buttare i giocatori in campo e avrebbero vinto comunque.

Il suo ruolo in TV non mi va comunque giù: troppo di parte, troppo schierato, troppo prevedibili le sue analisi, fra l’altro ripetitive, sempre uguali, senza alcuna novità, quasi per nulla coerenti con quanto mostrato dalle immagini.

Per lui il Milan è il Milan sempre: anche quando fa incetta di ex-campioni e rimedia sonore sberle in campionato. Oppure il Milan è sempre il Milan anche quando non ha di fronte avversari: tipo lo scorso anno.

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E francamente non capisco, ed è questo che mi ha fatto arrabbiare, la frase: “Milan e Juve è campioni contro collettivo”.

Chiedo scusa, ma vorrei un parere:

  1. Buffon vale meno di Abbiati?
  2. Lichtsteiner vale meno di Abate?
  3. Chiellini vale meno di Taiwo?
  4. questo Barzagli vale meno di Yepes o Bonera, o Yepes e Bonera messi insieme?
  5. certamente Thiago Silva vale molto di più di Bonucci!
  6. Vidal vale meno di Ambrosini?
  7. Vam Bommel è davvero più forte di Pirlo?
  8. Nocerino è superiore a Marchisio?
  9. il Pato di questi anni è davvero più forte di Vucinic?
  10. certamente Ibra è più forte di Matri;
  11. e se permettete Pepe vale molto di più di El Shaarawi ed Emanuelson messi insieme.

Non capirò mai queste disequazioni. E non credo nemmeno di essere di parte.

Buon Natale a Sacchi comunque: “straordinerio” come sempre!

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La vera qualità del calcio italiano taciuta dal fetido giornalismo

Se non si riesce a valutare attentamente la situazione del calcio italiano, sarà durissima competere ad alto livello in Europa nei prossimi anni.

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Da una parte ci sono le italiane, più o meno blasonate, che stentano e collezionano figuracce. Dall’altra formazioni estere ben attrezzate.

Non posso non ricordare i meravigliosi anni ’90. L’avvento di Moggi alla Juve coincise con una sorta di dominio (o, se volete, il perdurare di quel dominio) italiano in tutta Europa. Non solo la Juve, anzi tutt’altro. Certo i bianconeri riuscirono nell’impresa di giocare oltre 50 partite consecutive in Champions League, con tre finali consecutive disputate (1 vinta e 2 perse). E assieme alla Juve ricordiamo il grande Parma che vinse nel ’95 (proprio contro la Juve) e nel ’99 la Coppa UEFA. L’Inter si aggiudicò il torneo del ’94 e poi quello del ’98 (con Ronaldo che vinse praticamente da solo). I nerazzurri persero contro lo Schalke 04 nel ’97. Vi furono inoltre due tris incredibili in Coppa UEFA: dall’anno ’89 al ’91 vinsero nell’ordine il Napoli di Maradona, la Juve di Zoff e l’Inter di Trapattoni; dall’anno ’93 al ’95 appunto Juventus, Inter e Parma.

Nella Coppa delle Coppe invece il percorso fu più complicato, un po’ perché la vincente della Coppa Italia spesso risultò essere una formazione in difficoltà o un emergente, un po’ perché quella, in effetti, veniva vista più come un fastidio che una competizione cui dedicare energie. In ogni caso il Parma la vinse nel ’93 e la perse l’anno successivo contro l’Arsenal. L’ultima edizione è conservata nelle bacheche laziali.

Passiamo alla Champions League. Detto della Juve, il Milan vanta un simile ruolino (con tre finali, tra cui due perse). Poi c’è da ricordare la finale di Manchester tutta italiana, ancora Milan-Juve risolta ai rigori a favore dei rossoneri, e le due finali rossonere contro il Liverpool, di cui l’ultima da latitanti protagonisti, con tanto di arbitraggio alquanto discutibile in finale (almeno così recitano i tabloid inglesi). In ogni caso, si può parlare di dominio italiano in concomitanza con la Spagna e in particolare col Real Madrid.

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Poi il vuoto. Le cosidette squadre di seconda fascia italiane sono letteralmente scomparse in ambito europeo e le grandi hanno regolarmente preso mazzate. Senza contare il fatto che una possibile protagonista era stata nel frattempo fatta fuori da Moratti & Soci.

Quali le cause di questo tracollo?

Il Milan ha preso bastonate in casa da un Tottenham modesto e per di più senza il suo fuoriclasse Bale. Mentre il Bayern Monaco ha, per lunghi tratti del match, umiliato l’Atalanta di Milano che ha sfogato solo poche confuse azioni. Sulla Roma mi tocca tacere per rispetto di una città fantastica e magica. Tre sconfitte su tre nell’ultimo turno di Champions. Tre sconfitte nette sul piano tattico e tecnico, sul piano di una personalità inesistente: l’extraterrestre Ibra diventa una pecorella smarrita, Eto’o è costretto a tentare la giocata singola e poco altro c’è da segnalare.

L’età media è sempre la più alta fra le italiane. E si registra pure un diverso numero e segno circa fatturato e debiti: oltre 600 milioni quelli di Moratti, addirittura un attivo per i tedeschi.

Kraft (22enne ed esordiente) ha vinto la sfida a distanza col collega Julio Cesar, mentre Gustavo è sembrato Kaiser Franz rispetto ai vari Cambiasso e Thiago Motta, eppure la Cazzetta Rosa lo descrive come randellatore senza considerare l’enorme numero di palloni smistati, tutti rigorosamente palla a terra.

In studio poi si assiste a un lecchinaggio francamente insopportabile. Indisponente Arrigo Sacchi, con una cantilena e un canovaccio sempre uguale, il cui contenuto è talmente vuoto che non scatena alcuna risposta degli ospiti in studio o del conduttore. E se fossero proprio loro la rovina del calcio italiano, idolatrato dagli house organ senza alcuna critica costruttiva?

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Sacchi, Pistocchi, Milan e Real: che bastonate!

Grazie all’amico Renzo scopro una doppia lettera inviata alla Cazzetta-Rosa. La prima accusa il giornalaccio di essere proSecondaSquadraDiMilano, la seconda accusa il giornalaccio di essere proMilan. Entrambi concordano nel dire che il giornalaccio è pagato da certa gente. La risposta del giornalaccio è che non è vero e che tali accuse dicono proprio che la Cazzetta Rosa è imparziale e non ha padroni. Ovviamente la verità sta nel mezzo e allora la mia domanda è: chi tutela gli interessi della Juve una volta distrutta la Juve stessa nel 2006 e visto che Elkan non ha minimamente capito cosa sia la Juve? E chi tenta di difendere la Juve dalle accuse infami di simili giornalacci. E chi cerca di riportare in questo strano mondo un po’ di professionalità e un minimo di obiettività nel discutere le faccende bianconere. La risposta è: nessuno. Tocca a noi farlo, da questi posti virtuali.

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Ieri il ManUTD ha asfaltato quel che rimane di un Milan privato dei propri dirigenti che si occupavano degli arbitri. Proprio ieri sera il Lione ha dimostrato che è semplicissimo preparare solo 6 sfide stagionali. Il Milan lo faceva già da parecchi anni: niente in campionato e tutto sui quarti della Champions. Al di là di quello che può dire Pistocchi – ieri visivamente provato dalle 4 pere subite – o Sacchi – come se niente fosse accaduto:  ”il Milan è sulla strada giusta, con un grande tecnico e un buon potenziale” – ieri sera abbiamo subito l’ennesima lezione dalle inglesi, sperando tutto possa ripetersi fra una settimana. Lezione pesante di tattica, di stile, di testa. L’impressione che ho avuto è che il ManUTD abbia avuto troppo rispetto del Milan per accelerare e infierire ulteriormente. Mostruoso Rooney, talento non in vendita al contrario di un Cristiano Ronaldo che fa divertire, ma il risultato è tutt’altra cosa. Lione e ManUTD passano ai quarti perché hanno dimostrato di meritare, di giocare sul serio a calcio. Il Milan abbandona per clamorosa inferiorità, come se qualcuno avesse avuto dubbi in merito, mente il Real continua il suo progetto di figurine e album, ma il campo è altra realtà. Comunque nel vedere giocare Cristiano Ronaldo ho avuto più volte la tentazione di indossare gli scarpini e prendere il mio pallone, poi l’arredamento di casa mia mi ha bloccato. Chi poi insiste nel definire Kakà migliore al mondo credo seriamente debba rivedere i propri parametri di concetto: ha indovinato nella sua carriera due anni, poi il buio. Le parole pesano e hanno un certo valore. Almeno credo!

Dopo la Fiorentina, uscita tra gli applausi, ma uscita, anche il Milan dice addio. La giustificazione di Galliani è di quelle che costringono ad alzarti in piedi e tributare un lungo applauso a Ciro Ferrara. Dice Galliani “mancava Nesta”. Ciro non ha mai avuto nemmeno il 70% della rosa a disposizione, con gente come Del Piero e Trezeguet fuori, Sissoko, poi Marchisio, quindi Chiellini e via dicendo. L’onestà intellettuale dov’è? Dove sta? Dove l’abbiamo lasciata?

Un altro appunto. La Serie A paga gli stipendi più alti. Tralasciando Messi e Ibra e C.Ronaldo e Kakà in Spagna, e paperone Abramovich, non esiste gente di mediocre livello pagata così tanto all’estero. Eppure continuiamo a non sfornare più talenti e quelli che abbiamo non tornano più, tipo Giuseppe Rossi. All’estero ho tanto l’impressione che un giovanotto debba guadagnarsi con sudore la pagnotta e il grande stipendio, ma poi quando accendi la TV capisci subito il motivo perché Fabregas sta per diventare quasi sindaco di Londra e perché i madrileni adorano più Granero (prodotto del vivaio) che Kakà. All’estero devi correre, sudare e produrre. In Italia basta il cognome ed essere acquistato da qualche presunta grande squadra. Poi si va in trasferta e ci si fa prendere per il culo.

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A salvare la faccia all’Italia in questa settimana, come nella precedente, tocca alla Juve. Juve incerottata: Marchisio è reduce da febbre (si mormora che suo figlio sia più in salute), Sissoko non si è allenato ma ha un cuore immenso, Melo è squalificato, Poulsen ha nelle gambe solo 14 minuti in tre mesi, Camoranesi è al rientro, Brazzo non è al meglio. Chiellini assente, Giovinco e Amauri a casa. Eppure Bettega va ai microfoni dicendo che la squadra, nel complesso, sta crescendo psicologicamente. Bella differenza con chi doveva essere radiato e invece ha potuto ancora amministrare la Prima Squadra di Milano.

Stasera tocca alla Juve, a Torino, e non sarà facile. Stasera tocca a Del Piero e Diego, il primo al rientro dopo la pausa, il secondo mai fuori nonostante gli serva qualche minuto per rifiatare. Candreva sarà regolarmente in campo e a suon di prestazioni sta guadagnandosi la riconferma. Caceres sarà assente, ma anche per lui il popolo chiede bis! A questo punto devo per forza di cose concludere con la teoria di Ferrara: “e se avessi avuto tutta la rosa disponibile?”.

P.S.

Sacchi a Mediaset Premium ha ancora replicato il suo solito tormentone: “serve un collettivo, gente funzionale al progetto”. Non ha tuttavia risposto a due domande: il suo Atletico Madrid quale progetto inseguiva, cosa ha combinato al Real e perché lo hanno cacciato. Inoltre dovrebbe spiegare perché a più titolo lui a parlare rispetto a Marcello Lippi che ha in più un Mondiale, una Intercontinentale in meno, due Champions in meno, ma il recordo di presenze consecutive nella Champions (tre finali e poi la semifinale) in una Juve che non poteva certo spendere come il Milan di Sacchi. Soprattutto ha quel Mondiale vinto con un gruppo molto molto coeso, senza un Baggio in condizioni superlative e senza Baresi, pur contando sul suo gruppo juventino, mentre Sacchi si affidò al suo gruppo Milan. Nella storia questi particolari hanno un peso, o no?

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