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Tag: sanchez

Juventus: mercato e mercati

Un mese al via della nuova avventura. Bisognerà programmare per bene gli investimenti, i cambi, i nuovi arrivi. Dopo tre anni paradossalmente, sembra non concesso poter sbagliare.

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Il cambio di modulo e la naturale preoccupazione che qualche elemento abbia esaurito le energie impongono tanta oculatezza nel decidere la mossa successiva.

La Juve può vantare un tesoretto di giovani non indifferente. Fra un Berardi destinato a tornare alla base per giocare e un Zaza destinato a fare da carta di scambio. Senza contare Gabbiadini che sembrava già a Torino, ma per sul quale è cambiato qualcosa nella testa dei dirigenti e allenatore bianconeri.

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Sanchez sembra vicino, Morata lontano. Salvo che poi quote e possibilità cambiano sensibilmente il giorno dopo. Sono i due obiettivi di Conte, e uno di questi potrebbe davvero approdare sotto la Mole. Il tecnico leccese stravede soprattutto per il cileno, abilissimo nel dribbling e perfetto per il 4-3-3 della prossima stagione. Morata è invece una specie di Llorente più mobile, più giovane, con ottime prospettive.

Il problema per entrambi è il prezzo e l’impossibilità di essere l’unico club interlocutore nelle trattative. Ci saranno altre squadre europee a battagliare con la Juve che, forse, può già vantare accordi verbali con i giocatori e loro assenso.

Sarà il leit motiv dell’intero calciomercato bianconero, sperando di non cascare nella formula “vorrei, ma non posso”. I grandissimi club sono stati costruiti con “vorrei e devo”.

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Calciomercato: l’ora delle scelte

Antonio Conte e la Juve devono scegliere. Programmare il futuro sulla base della convinzione del cambio di modulo, con in mente l’obiettivo di acquisire maggior pesantezza a livello internazionale.

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Nomi giovani, gente adatta a palcoscenici ben più performanti della Serie A dominata per il terzo anno di fila.

Cambio di modulo e respiro internazionale. Ecco i fattori che Marotta e Paratici dovranno tenere a mente quando andranno sugli obiettivi. Su suggerimento di un Conte che prima di andare in vacanza ha già espresso le sue volontà più e più volte a Vinovo.

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No a Drogba, per ragioni di età (e di costo). Sì a Morata e Berardi, per quel tocco di freschezza in un reparto, l’attacco, che cambierà molto.

Magari Sanchez, pallino di Conte sin dai tempi dell’Udinese, ma difficile da raggiungere a causa del prezzo del cartellino. Servirebbe un sacrificio che la proprietà non ha voglia di fare e allora la sensazione è che si debba passare dalle cessioni.

Proprio queste operazioni in uscita rappresenteranno il più grosso problema per i dirigenti bianconeri. I vari Vucinic, Quagliarella, Giovinco, per non parlare delle seconde linee, sono difficilii da piazzare, soprattutto da monetizzare a dovere. E’ però necessario. Sgravarsi anche di stipendi importanti, così da poter investire di nuovo.

Il gioco stupendo e affascinante del calciomercato. E non è ancora cominciato!

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4-3-3: stato di salute della Juve e profili da ricerca

L’anno prossimo sarà quello della svolta tattica. Conte insisterà maggiormente sul 4-3-3, già praticato il primo anno di Juve, con Pepe vero jolly fra attacco e centrocampo. Il calciomercato sarà dettato proprio da questa variazione di modulo. Vediamo allora come sta messa la Juve con gli uomini attualmente in rosa, e quali sono i profili che mancano.

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In rosa: chi è perfetto per il 4-3-3?

Guardando in casa, nel 4-3-3 ci starebbero bene diverse figure, ognuno con la propria specificità. Il centrocampo sembra per esempio in regola. Pirlo, Pogba, Marchisio e Vidal non si toccano a prescindere dal modulo, ma sembrano perfetti per un 4-3-3. Hanno spinta e dinamismo a sufficiente per coprire e attaccare, con senso della posizione e dell’inserimento, più una tecnica più che ottima in fase di impostazione e di ultimo passaggio.

Nel 4-3-3 ci starebbe bene anche Asamoah, che nasce proprio interno e che Conte ha riciclato come esterno sinistro nel suo 3-5-2. Il ghanese ha gamba per sopportare carichi di lavoro interessanti e non soffrirebbe qualora il tecnico decidesse di riportarlo in centro. A quel punto la Juve avrebbe 5 uomini di sicuro affidamento. Più l’incognita Pepe.

In attacco, sia Llorente sia Tevez possono interpretare più ruoli e più moduli e da questi due ripartiamo. Anche per via di uno score, in tutta onestà, inaspettato: 21 reti per l’argentino e 18 per lo spagnolo. Giovinco ha già interpretato il ruolo di attaccante esterno nell’Empoli di Cagni e poi nel Parma, oltre ad aver offerto le migliori performance in Nazionale con Gentile, proprio in un 4-3-3, partendo dalla sinistra. L’ultima parola ce l’ha Conte che crede tanto nel talento di Beinasco. Per altri motivi, Vucinic, Quagliarella e Osvaldo sono fuori dal progetto bianconero. Giusto Osvaldo potrebbe rientrare, ma solo in prestito, come alter ego di Llorente.

Con Lichtsteiner arretrato in difesa, la Juve dovrà fare i conti con l’assenza di terzini di ruolo e di valore. Né Peluso né Ogbonna possono essere considerati tali, con Chiellini che a quel punto si giocherebbe più chance da centrale. A destra Caceres sarebbe l’alternativa perfetta allo svizzero, con buone possibilità di poter giocare anche in centro. Servono quindi rinforzi importanti.

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Cosa ci serve: profili da ricercare

Analizzato lo stato di salute dell’attuale rosa bianconera, i profili da ricercare sono presto detti.

In difesa occorre un terzino sinistro di valore, più possibilmente una riserva affidabile. Serve invece solo una riserva a destra, dove Lichtsteiner ha dimostrato ancora enorme affidabilità.

A centrocampo la Juve ha bisogno di uomini di fascia. Professionisti del ruolo, come piacciono a Conte. Questo perché uno dei due verrebbe di certo usato in zona d’attacco. Questo perchè una eventuale variazione di modulo esalterebbe il solito problema: non abbiamo ali di ruolo. Sarebbe l’ideale uno come Nani. Servirebbe, ed è un paradosso, un Krasic, ma con molta più personalità.

In attacco, a prescindere dal 4-3-3, occorre un’alternativa valida a Llorente. Lo spagnolo ha dimostrato quanto è importante avere uno con le sue caratteristiche. Uno alto, grosso, magari più mobile, forte di testa e che aggiunga peso in area di rigore. I benefici sono sotto gli occhi di tutti. Conte sperava in Osvaldo, ma diversi fattori ne hanno rallentato l’inserimento in squadra. Vedremo chi pescherà Marotta. Certo quel Morata…

Per quanto riguarda il capitolo attaccante esterno, in Italia il ruolo è ben coperto da Cerci: agile, veloce, amante del dribbling, capace di superare costantemente l’uno-contro-uno e garantire assist e superiorità numerica. Complicato intavolare una trattativa col Torino. Perciò si punta all’estero, dove Sanchez è il preferito di Conte, ma costa pure tanto. In generale serve un piccoletto, un folletto. Volendo esagerare, serve un David Silva.

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Rossi non va al Barcelona. Juve: non conviene farci un pensierino?

“Niente Barca, meglio così!”. Così si è espresso l’agente di Giuseppe Rossi, quel Pastorello che qualche settimana fa a Torino incontrò Beppe Marotta.

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Pepito non vestirà il blaugrana, e pare sia stata una problematica esclusivamente economica. Il che è strano.

Io tenderei a ragionare in questo modo. A Udine, in un contesto particolarmente fertile, Alexis Sanchez ha mostrato sinfonia: dribbling e velocità come pochi al mondo, ottime segnature e ottimi assist. Ma a Udine, in un campionato, quello italiano, particolarmente scadente (Europa dixit). Bisognerebbe vederlo all’opera in un circuito internazionale, quale potrebbe essere già la Copa America di quest’anno.

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Il giocatore bianconero vorrebbe giocare la Champions, Pozzo invece vorrebbe intascare parecchi milioni.

La domanda ora è la seguente: ma vale davvero quello che Pozzo chiede? Cioè più di 30 milioni di euro?

Per Giuseppe Rossi è stata offerta una cifra nettamente inferiore e il Villareal ha rifiutato. Valuta il suo gioiellino al pari di Sanchez, se non qualcosa di più. E forse a ragione, visto il curriculum di Giuseppe Rossi e i suoi numeri.

Così la domanda successiva che balza alla mente dei tifosi è: siamo sicuri che conviene svenarsi per Sanchez e Aguero (che è e resta il mio preferito in assoluto, anche più di Tevez) spendendo più di 30 milioni di euro quando presumibilmente è possibile prendere Rossi per meno?

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Pazza offerta della Juventus: 35 milioni per Sanchez!

E’ una notizia non confermata. E sarebbe pure abbastanza clamorosa.

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La Juve necessita di un top player, ossia un giocatore al di sopra della media capace di poter vincere le partite da solo e innescare quello strano meccanismo che permette a tutto il gruppo di raggiungere risultato ben superiori rispetto a una sua assenza.

Lo è stato Del Piero negli ultimi 18 anni, lo è stato David Trezeguet e Ibra negli anni recenti, Zidane e Davids nello scorso secolo, Vialli e Deschamps ancora prima.

I nomi sono facili, ma la capacità economica attuale della Juve è incommensurabilmente inferiore rispetto al passato. Per non parlare poi del fascino scemato grazie (o a causa, dipende dai punti di vista) alle gestioni maledette dei vari Cobolli e Blanc e Secco e Ranieri!

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Fra tutti i nomi ve ne sono poi alcuni particolarmente interessanti, in linea col pensiero-di-calcio di Antonio Conte, neo allenatore bianconero. Per esempio Alexis Sanchez, forse la sorpresa più piacevole dello scorso campionato insieme a Edison Cavani.

Sanchez sull’esterno, preferibilmente sulla corsia sinistra, sarebbe il grimaldello più incredibile per il 4-2-4 di Conte. E perciò Marotta sta tentando l’impossibile. A questo punto è così spiegabile il feroce inserimento per Inler.

Come dicevo in apertura, una voce non confermata parla di un’offerta bianconera di quasi 35 milioni di euro, spalmati però su più rate annuali, com’é prassi nel sistema italiano. Il che fa meno gola rispetto ai contati di ManCity o ManUTD, attualmente le pretendenti più accreditate per il cileno.

La mia opinione è che i Pozzo vorrebbero ricavare qualcosa come 35 milioni netti dal cartellino del loro giocatore o, al più, non cederlo quest’anno e provare a ripetere un anno francamente pazzesco.

Se la voce/offerta fosse confermata nascerebbe un problema: se un giocatore come Sanchez, esploso solo quest’anno, lo valuti 35, quanto valuti Tevez e Aguero?

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Telenovela Bastos: la Juve lo prende o lo ha mollato?

Bastos è della Juve! Anzi, no: Bastos è stato bocciato da Conte. Bastos si avvicina alla Juve, Bastos si promette alla Juve, Bastos aspetta la Juve.

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Ma che fine ha fatto Bastos?

La trattativa, per bocca del suo agente, è semplicissima. La Juve si è mossa prima e ha la totale approvazione del giocatore che, a Torino, avrebbe vita facile in merito a una maglia da titolare. Viceversa, benché la Juve abbia puntato su Bastos, Marotta vuole attendere la ridicola decisione di aprire il mercato a due extracomunitari.

Al momento Michel Bastos è un giocatore extracomunitario e, dunque, imporrebbe alla Juve la rinuncia a eventuali colpi di mercato. Precludersi, già ora, già a giugno, la possibilità di trattare una pedina importante sarebbe delittuoso. Ecco perché la Juventus ha messo in stand by la trattativa per Bastos.

Il Lione avrebbe accettato, ufficiosamente, l’offerta bianconera intorno ai 15 milioni di euro. Ma si attende il passaporto da comunitario.

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Troppo semplice?

Forse sì, perché in fondo vale un concetto e cioè il seguente: Antonio Conte spinge per avere un top player in quel ruolo, quindi Sanchez piuttosto che Ribery. Perciò Marotta dovrà dedicare ogni sforzo su questi obiettivi, tirando dentro il discorso pure Nani del ManUTD, e solo in caso di fallimento dovrà dirottare le attenzioni su Bastos. Col rischio, però, di perdere anche il brasiliano.

Oppure vale un altro concetto: prendere comunque Michel Bastos perché la Juve di Conte, nel 4-2-4, avrà bisogno di almeno 4 ali di spessore, da alternare proprio durante la partita (visto che Conte cambia, solitamente, le due ali e uno fra un centrocampista e un attaccante).

L’ultimo aggiornamento riguarda la possibilità di abbassare i soldi liquidi da pagare al Lione con l’inserimento del cartellino di Sissoko, appetito in Francia.

http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=271425

http://www.calciomercato.com/juventus/juve-bastos-fine-di-un-amore-mai-nato-715450

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Mercato Juve: i colpi già fatti, i colpi che verranno!

Finito il campionato al bar l’argomento preferito è il calciomercato. O il fantamercato, come sarebbe meglio definirlo. Nomi e cifre e poi ancora nomi e sogni. E soprattutto tattiche, con milioni di italiani che si improvvisano direttori tecnici o allenatori. In fondo, è il bello di questo sport. Quando le squadre non scendono in campo, la soglia dell’attenzione sembra crescere, a dispetto della logica. E’ l’amore per la nostra squadra.

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Fra tutte le squadre sicuramente la Juve pare quella messa peggio. La gloria del recente passato è stata spazzata via da Calciopoli e le Dirigenze che si sono alternate insieme agli allenatori hanno creato più confusione che soluzioni. Ma Andrea Agnelli è diverso. E io credo alle sue idee e capisco il suo modo di condurre questa Nuove Juve, che è incommensurabilmente più debole rispetto a quella di Capello o di Lippi o anche quella di Ancelotti.

Marotta ha già portato a termine qualche operazione. E ha promesso colpi importanti. Vediamo di che cosa si tratta.

Il primo nome è stato quello di Michele Pazienza. Un interdittore puro, classe ’82, quest’anno si è reso prezioso per il Napoli di Mazzarri. Tanta corsa e tanto cuore, Pazienza si accomoderà comodamente in panchina. La Juve non potrà farsi trovare scoperta nel caso di infortuni e squalifiche, come più volte capitato quest’anno (quando Del Neri è stato costretto a impiegare Giandonato, Buchel, o addirittura Pepe e Salihamidzic). E’ costato zero euro, mentre per il contratto si vocifera di una cifra poco inferiore a 1,5 milioni di euro a stagione. E’ chiaramente una seconda linea, in attesa del colpo grosso o delle conferme.

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Sergio Aguero è nei pensieri di Conte e Marotta. Il Capitano Bianconero ha le idee chiare per il reparto avanzato. Mancando la coppa internazionale, alla Juve servono circa 4 punte. Matri e Quagliarella verranno confermati a furor di popolo: per loro parlano i numeri, ma soprattutto la piena e totale compatibilità con le tattiche di Conte. Del Piero ha rinnovato per l’ultima volta, mentre Toni è in bilico. Paradossalmente le caratteristiche del bomber ex-Bayern sarebbero ottime, ma a far storcere il naso sono gli anni e forse anche la voglia di rimettersi in gioco. Così non resta che giocarsi la carta del fantasista. Appunto Aguero, in grado comunque di garantire un certo numero di gol a stagione. In modo da alternare Quagliarella e Matri nel ruolo di prima punta, e Aguero e Del Piero nel ruolo di seconda punta. Per lui sarebbero pronti circa 30/35 milioni cash, ora si attende una risposta da Madrid. Il presidente dei biancorossi è apparso piuttosto deciso: “Mai al Real”. Il problema è che non manca la concorrenza.

L’altro affare concluso porta il nome di Andrea Pirlo. Colpo da novanta, per il modo in cui Marotta è arrivato al forte regista di Prandelli e per la quantità di personalità e qualità che aggiungerà al centrocampo bianconero. Giù la maschera: su Pirlo l’anno scorso si era scatenata un’asta incredibile, ma il Milan aveva deciso di tenerlo. Quest’anno la Juve si è mossa meglio e prima di tutte e ha convinto Andrea Pirlo ad accettare la maglia della Juve. Propongo di assegnargli la maglia numero 21 e non vedo l’ora di vedere le sue geometrie al servizio di Conte. Anche lui arriva a parametro zero, con un contratto ancora tutto da descrivere: la cifra difficilmente sarà sotto i 3 milioni di euro, cui vanno aggiunti i bonus legati al rendimento di squadra e personale.

Accanto a Pirlo si sta scatenando la guerra. Conte preferirebbe un lottatore puro, tipo quel Sissoko che al suo primo anno fece letteralmente impazzire i suoi tifosi, con un rendimento a dir poco eccezionale. Riuscirà Marotta a riesumare quel Sissoko? Sì perché Conte pare voglia provarci. Più lui che Felipe Melo, con Marchisio a completare un reparto che a questo punto può dirsi quasi completo. Perché quasi?

Da Liverpool si attende una risposta. La Juve vorrebbe trattenere Aquilani, ma non alle cifre pattuite un anno fa. 16 milioni sono tanti e Marotta sta cercando di strappare un forte sconto. A poco più di 10 si chiude. Viceversa, da Firenze rimbalzano le voci di un divorzio, ormai palese e ufficiale, fra Montolivo e la Viola. Altro centrale di centrocampo che alla Juve servirebbe come il pane. Pirlo, Montolivo, Marchisio e Sissoko? Quartetto supremo, staremo a vedere. Con la Viola la Juve potrebbe giocarsi qualche carta importante, nel tentativo di abbassare l’esborso di denaro contante: da Martinez a Amauri, dallo stesso Iaquinta a Marco Motta.

Finiamo con i sogni. Visto che serve un esterno di qualità assoluta, preferibilmente sinistro, stante la conferma di Krasic a destra, i giornali hanno sputato fuori parecchi nomi. Da Nani a Ribery, passando per Sanchez e Afellay. Ci si dimentica di Bastos, su cui pende la spada di damocle della regola sugli extracomunitari. Per il nazionale verdeoro si attende l’arrivo del passaporto da comunitario. Prima arriva prima si chiude la faccenda. Altrimenti la Juve dovrà tirare la trattativa per le lunghe, in attesa di ponderare bene come riempire quell’unico posto da extracomunitario. Di quei nomi, comunque, facile dire che Ribery batte tutti, mentre Sanchez metterebbe d’accordo gran parte dei tifosi.

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La 29° giornata del Torneo Aziendale: cosa è successo?

Sono ventinove le giornate. Ne mancano nove al termine di questo entusiasmante Torneo Aziendale, quinta edizione.

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A Cesena la Juve non guarisce. Alessandro Matri firma altre due reti, ma non bastano per chiudere una pratica molto più che abbordabile, nonostante l’uomo in meno. Chiudere senza coppe a questo punto potrebbe essere solo un beneficio per la prossima stagione, in vista di una programmazione che non può trovare alcuna giustificazione.

Un giorno prima, chissà perché poi, l’Atalanta di Milano era stata ospite di un buon Brescia. Di 3 rigori da fischiare ne è stato concesso soltanto uno ai padroni di casa, contravvenendo a una parcondicio della moviola di cui Moratti andava fiero fino a qualche giornata fa. A fine partite le interviste per il clamoroso stop degli uomini di Leonardo hanno lasciato spazio a parole che, in quel preciso contesto, sono apparse ai più ridicole. L’ennesimo schermo per non prendersi responsabilità davanti a una professione che, purtroppo, chiama a un duro lavoro. Mi riferisco, per capirci meglio, a quel “Un brutto pareggio, ma perde di significato per quanto accaduto in Giappone” di Leonardo a una precisa domanda di un giornalista, dopo che lo stesso allenatore aveva già parlato di calcio con gli house organ.

A ora di pranzo il Milan, che poteva già chiudere la pratica Torneo Aziendale, ha fallito. Sarà stato per colpa di un guardalinee che voterà Italia dei Valori o Rifondazione Comunista, sarà stato per un certo nervosismo postTottenham (leggi Ibrahimovic), ma questo pareggio sa di sconfitta. Allungare a più 7 avrebbe significato navigare in acque tranquille nelle prossime giornate. Invece tutto è ancora aperto.

Curioso il commento Sky sull’episodio che ha visto protagonista Ibra. Un cazzotto, una confessione palese (come si potrebbe spiegare altrimenti gli occhi a terra di Ibra già prima ancora che l’arbitro facesse vedere il colore del cartellino?), eppure il commento ha fatto passare il gesto come uno schiaffo. Forse forte, addirittura! Già perché lo schiaffo è conteggiato come gesto antisportivo, mentre il pugno è calcolato come gesto violento. Balla un turno in più di squalifica. Vedremo cosa riuscirà a combinare Ghedini perché Ibra rischia di saltare il derby fra qualche settimana. Come a dire: chi di spada ferisce… di spada perisce (Galliani, do you remember? Ibra con la Juve squalificato, Krasic con la Juve squalificato).

Espulsione di Ibra

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Ancora più curioso il commento all’episodio nelle varie TV nazionali. Felipe Melo rischiò l’arresto, mentre Ibra va capito, va compreso. E’ solo un gesto censurabile. Ha tutta la stima, fra l’altro, di Antonini e Abate. Quasi come quando Eto’o sferrò una capocciata a un avversario del Chievo e la Cazzetta-Rosa poi mostrò quanti soldi il camerunese aveva sborsato per beneficenza.

Nel frattempo Guidolin dirige l’orchestra più bella del calcio italiano. Una sinfonia di tattica e di genio. Una batteria incredibile di centrocampisti che corrono come pochi e smistano come pochissimi palloni in quantità industriale. Zero o pochissimi lanci e una manovra da favola. Velocità e scatti, chiusure e ripartenze. E’ l’Udinese: quella di Di Natale (che Marotta avrebbe voluto a tutti i costi in bianconero) e Sanchez (che mezza Europa vorrebbe). Adesso è terza, e vallo a dire a De Laurentiis che il suo Napoli dovrà dividere quel gradino ancora per un po’. Fino a quando durerà lo stato di forma stratosferico dei bianconeri del Friuli?

Roma e Lazio hanno dato vita all’ennesimo derby senza emozioni. Intendendo emozioni tecniche. Tranne qualche spintone e qualche sporadico tiro in porta, non c’è stato verso di dire “che gran giocata”. Eroe del pomeriggio Francesco Totti. Era dal 2005 che non segnava in un derby e torna a farlo proprio adesso. Gran papera di Muslera nel primo caso, solito rigore nel secondo. Già perché Totti in gol su azione è ormai un terno al lotto. Sono però felice per Montella. Gentile ha denunciato i tecnici raccomandati (probabilmente riferendosi a Piagnisteo Mancini e al suo compare Mihajlovic), mentre l’Aeroplanino sta divertendosi e sta mostrando una intelligenza che francamente in pochi si aspettavano. Sta gestendo le grane giallorosse come meglio non si potrebbe, ottenendo buoni risultati (a parte la Champions).

E aveva proprio ragione Zamparini a proposito del modo di Delio Rossi di schierare in difesa gli uomini del Palermo. Adesso i rosanero perdono, ma con meno gol di scarto. Senza, oltretutto, segnarne nemmeno uno, cosa che non Delio Rossi capitava di rado. Involuto Pastore, fuori ruolo Ilicic e centrocampo che ha perso fosforo e un po’ di ordine. Ancora proprio non riesce a capire che il problema del Palermo è proprio l’uomo che ne detiene il potere assoluto, esercitandolo nel peggiore dei modi?

Sorte analoga per la Sampdoria di Cavasin. Come se il problema fosse l’allenatore che d’un tratto fa diventare campioni chi campione non lo è proprio, e mai potrà esserlo. Il miracolo Samp aveva quattro nomi precisi: Marotta (nonostante i facili commenti ironici che qualcuno farà alla luce dell’attuale Juve), Paratici, Cassano e Pazzini. Tolti questi quattro ecco che il valore aggiunto di una formazione mediocre è tornato sotto la soglia di guardia e i risultati non possono essere differenti da quelli che sono arrivati.

Discorso completamente opposto, e anche abbastanza misterioso, a Bologna. Cosa ha portato una formazione ormai data per spacciata sotto il profilo tecnico e finanziario a giocare un girone di ritorno da paura? Sarà stata la fame di calcio, finalmente spogliato da contratti e stipendi? Sarà stato perché proprio la non-garanzia di soldi (tanti, ma proprio tanti considerando quanto guadagna una maestra di scuola o un impiegato comunale che si fa un mazzo così per 6 giorni la settimana) ha portato i ragazzi a dare molto di più per la causa in corso e a moltiplicare energie per mettersi in mostra e prendersi una netta rivincita con la società, unica colpevole di un disastro annunciato e per il momento solo allontanato?

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Le prime mosse di mercato della Juve

C’è una Juve che sta tentando disperatamente di ritrovarsi. Almeno di ritrovare quel filotto che da ottobre a novembre le aveva permesso di incamerare così tanti complimenti e diversi punti in classifica. Pur nella difficoltà di dover rimediare continuamente a infortuni e stop di varia natura.

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E c’è una Juve, guidata da Andrea Agnelli e Marotta, che sta tentando disperatamente di spazzare via 4 anni di assurda gestione targata Blanc-Elkan. Quest’ultima Juve ha operato in modo difficoltoso nel mercato invernale per far fronte all’infortunio di Quagliarella, alla perenne assenza di Iaquinta e alla macanza di ricambi adeguati per Mister Del Neri. Sono perciò arrivati due attaccanti come Matri e Toni e poi Barzagli in difesa.

In questa settimana si sono susseguite diverse voci di mercato. Il solo modo forse per riempire i giornali nei 7 giorni dove si è parlato e si parlerà del prossimo derby d’Italia e delle amichevoli internazionali, buone solo per creare polemiche e nuove critiche.

In questa settimana la Juve registra alcune novità, e forse non si tratta di novità.

Lo scoppio più forte è rappresentato dalle dichiarazioni di Javier Pastore che ha detto:

Ho molti amici all’Inter, a cominciare da capitan Za­netti, sempre prodigo di con­sigli, e da Cambiasso. Però non mi dispiacerebbe se vin­cesse la Juve, una squadra che ha acquistato fra estate e inverno tanti nuovi gioca­tori e che si sta riassestan­do. Una squadra un po’ co­me il Palermo: in grado di battere chiunque sfoderan­do una gran partita, ma poi capace di perdere anche due gare di fila.

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[Via Tuttosport]

Ha poi precisato in realtà un concetto banale: al Real o al Barca Pastore farebbe panchina, mentre nella prossima Juve è probabilissimo un posto da titolare fisso e indiscusso. Il problema è rappresentato da una fortissima concorrenza e una mancanza di denaro, tanto denaro da versare nelle casse del Palermo. La Juve sa però di potersi giocare qualche cartellino importante: Sissoko, Palladino, Giovinco e qualche giovane come Ekdal o Marrone o Pasquato o Immobile.

Il discorso è assolutamente uguale nel caso di Sanchez, ma col Chelsea non si può competere. E poi ci sono le voci che si rincorrono sui talenti sudamericani, su tutti Neymar e Piazon (che sembra preso, ma tutti nicchiano e smentiscono).

Al di là di nomi è evidente come la prossima Juve dovrebbe rinforzarsi in qualità. Cambierà l’attacco, con Quagliarella a questo punto in bilico per via della sfacciataggine di De Laurentiis di non concedere uno sconto visto l’infortunio patito. Cambierà perché su Amauri la Juve non può puntare e Iaquinta si è praticamente quasi giocato le chance di una riconferma. E perché Del Piero, che rinnoverà per un altro anno ancora, rappresenta qualcosa di più di un semplice giocatore di calcio. Toni sarà il primo ricambio, di quelli affidabili.

E quindi ci sarà posto per un centrocampista.

I ruoli che mettono più paura sono ovviamente quelli legati alle corsie esterne. Tutto dipenderà dal finale di campionato di Martinez che non può tornare a rompersi: o esplode o la vedo durissima per lui a giugno. Discorso analogo su Pepe che è da riscattare, ma non al prezzo fissato in estate. Quindi serve un’ala sinistra di primissimo livello e un terzino destro di analogo valore.

I nomi che circolano sono quelli di Beck, per il secondo ruolo, mentre mi attendo qualche sorpresa a sinistra. Ma forse siamo troppo in anticipo. E c’è da giocare ancora un girone di ritorno!

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