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Tag: secco

Jovetic? Non sarà come con Melo

La Juventus alla svolta di mercato: si punta forte su Jovetic, giovane montenegrino dai piedi fatati. Lo conosciamo tutti, e sappiamo il suo grande valore: quest’anno ha dimostrato anche di poter giocare da prima punta, facendo gol.

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Noi abbiamo ipotizzato un doppio colpo, con Jovetic più una punta meno chiacchierata rispetto all’ormai famoso top player. La questione però rischia di diventare un’altra: Marotta ieri si è visibilmente esposto sul gioiello viola, affermando che il giocatore corrisponde al profilo tracciato dalla Juventus. Dall’altra sponda del fiume, il ds viola Pradè ha inizialmente respinto qualsiasi richiesta della Juventus, rifiuto avvalorato anche dal fatto che Jovetic è stato scelto come testimonial per la nuova stagione e modello per la presentazione delle maglie.

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Le dichiarazioni di Pradè, proprio nella giornata di ieri, hanno riaperto la trattativa: “Con 30 milioni la trattativa può iniziare”. La Fiorentina ha quindi fissato il prezzo (con la clausola imposta nel contratto: esagerato comunque secondo me), ma tenendo conto delle qualità e della giovane età, forse non si è troppo allontanata dalla sua valutazione. Ma quello che mi preme dire è che la Juventus non deve correre il rischio di fare tutto in fretta, acquistando il giocatore alle condizioni della Fiorentina. Certo che il cartellino è di proprietà viola, ma la Juve non può ripetere la vicenda Felipe Melo, nella quale quel furbacchione di Corvino fece un sol boccone dell’inesperto e ancor più ingenuo Alessio Secco. Ricordiamo che Melo fu acquistato per 20,5 milioni, più il cartellino di Marchionni (valutato 5 milioni): grande pacco!

Oggi c’è Marotta, non c’è Secco, ma ciò non toglie che la Juventus possa anche cadere in questa sorta di tranello, lasciandosi influenzare dalla paura di poter perdere un potenziale top player, visto che ancora non lo è, e visto che risulta anche difficile ingaggiare i veri top player. La Juve deve agire con calma, perchè ha tanti elementi a favore: innanzitutto è la Juventus, e a Jovetic non può che far piacere. La sua volontà può contare, e anche tanto: infatti la Juve aspetta un primo passo da JoJo. In secondo luogo perchè la Fiorentina ha fortemente ridimensionato il progetto: ad oggi ha perso Amauri, Behrami, Gamberini, Natali, Marchionni, Kroldrup e Montolivo: questo non può che giocare a favore di un’eventuale cessione, perchè effettivamente Jovetic non può stare in un contesto del genere, e merita sicuramente una squadra più attrezzata. In terzo luogo perchè la Juventus ha anche tante altre piste da percorrere, sebbene presentino molte più difficoltà, soprattutto per la questione ingaggio. Il quarto motivo, ultimo ma non certo per importanza, è la frase di mister Conte: “Il top player non dev’essere un top player dal punto di vista economico, ma dev’esserlo sul campo“, portando l’esempio di Vidal, acquistato per 10,5 milioni di euro ma ha reso da top player. Questo lascia intendere che anche altre strade, del tutto diverse, sono percorribili. La Juve ha tutte le ragioni per non agire tempestivamente, e lo ha già dimostrato nell’affare Verratti (quando il Pescara ha cambiato le carte in tavola).

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Juve: è tutta colpa di Del Neri?

E’ iniziato marzo e già da tempo si chiede la testa di Del Neri, oltre che le dimissioni di Marotta. Prima di Natale tutti concordi nel dire che la Juve avrebbe recitato un ruolo da protagonista nel campionato in corso, con scarsissime chance di giocarsela fino in fondo, ma con buone probabilità di ottenere un ottimo piazzamento.

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La Juve che debuttò nel Torneo Aziendale poteva vantare almeno 5 nomi di livello assoluto e capace di spostare gli equilibri di un’intera formazione: Buffon, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero. Trascinatori e fenomeni veri, Campioni con la C maiuscola. Senza fronzoli e senza cadere troppo nell’assurdo, non si fa fatica ad ammettere come quella Juve era basata soltanto su questi 5 giocatori che, praticamente da soli, riuscirono a conquistare un terzo e un secondo posto. Venuti meno 3 dei 5 componenti (cioè Nedved perché ha lasciato il calcio giocato, Camoranesi e Trezeguet perché fatti fuori da Ranieri e poi venduti) la Juve si ritrova senza alcun fuoriclasse. Soltanto con buoni giocatori e mediocri giocatori.

Eppure il periodo che va da settembre a dicembre ha registrato significativi passi in avanti rispetto a tutte le altre annate. Un 11 molto caparbio, a volte troppo debole nella continuità, e senza ricambi adatti a sostenere il peso di così tante partite in appena 90 giorni. Si spiega, certamente non solo così, il crollo in Europe League (qualcuno dovrà pur dire se è mai stato davvero un obiettivo, visto che il campo pare aver risposto negativamente) e il rientro disastroso nell’anno 2011.

Zero cambi e zero fuoriclasse. Nel calcio queste mancanze si pagano. Se poi Del Neri è stato costretto a rinunciare al genio di Quagliarella (forse più ai suoi gol, a questo punto) e a schierare Martinez come prima punta a fianco di Del Piero e a dirottare sulla sinistra Chiellini per mettere una pezza su quella fascia e a far esordire Sorensen per la mediocrità di Motta e Grygera… la domanda pare pertinente: è colpa di Del Neri? E considerando il punto di partenza della rosa bianconera non mi sento nemmeno di affossare Marotta.

Sono arrivate diverse buone partite nelle quali si sono visti sprazzi di buona Juve, con una manovra non sempre fluida, ma chi in Italia ha dimostrato di avercela?, e distanze fra i reparti corrette e atteggiamento che ha ricordato moltissimo le caratteristiche basilari bianconere. Tutto ciò è da attribuire a Del Neri.

Poi il crollo. L’infortunio di Quagliarella sta pesando come mai era capitato. I miei ricordi mi suggeriscono la sciagurata stagione del 1998 con l’infortunio di Del Piero e la pessima annata di Filippo Inzaghi. Crollo fisico e psicologico dove Del Neri si è pure inventato Pepe come seconda punta a fianco di Del Piero. Chiedere il miracolo a quella Juve lì mi sembra imbarazzante nei confronti proprio della logica umana. I contraccolpi li senti poi nelle partite che seguono, non già quelle che giochi.

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I dubbi su Del Neri sono invece legittimi quando parliamo di Lecce e Bologna. Cali mentali degni di una squadretta qualsiasi. Pochi dubbi sul fatto che a questo punto l’allenatore non c’entra più. Solo Deschamps aveva mostrato continuità durante tutta la stagione, invece Ranieri-Ferrara-Zaccheroni e ora Del Neri sembrano subire una sorta di standby del gruppo.

Paradossalmente il crollo avviene quando giunge il momento di accelerare. E in questi momenti si è sempre parlato di questioni extra-calcistiche. Quando la Juve è stata chiamata alle armi da situazioni prettamente legate al campo ha sempre risposto presente. Viceversa, quando sui giornali si è fatto un gran parlare di Calciopoli, del Processo di Napoli, di Calciomercato e di TotoAllenatore o TotoGruppo i ragazzi hanno letteralmente mollato.

Un motivo c’è, ma non lo conosco io e non sembra conoscerlo la Società. Nemmeno Andrea Agnelli che ha inanellato una serie di incazzature come mai prima negli anni della vecchia-dirigenza targata Blanc-Elkan.

E’ come se al momento topico di una stagione qualcuno staccasse il piede dall’acceleratore: e queste sono cose interne, gestione ordinaria di spogliatoio e uomini d’azienda. Da Secco a Pessotto, da Marotta a Paratici, ora perfino Nedved. Non sono questi i veri problemi sul campo, piuttosto la maniera di gestire il gruppo durante i 6 giorni prima della partita. Ci deve essere qualcosa che non funziona proprio qui, in questi 6 giorni. Perché gli occhi dei bianconeri contro l’Atalanta di Milano erano ben diversi da quelli che ho visto contro il Lecce e il Bologna. Perché la serenità in volto della sfida d’andata contro il Milan è sparita e oggi non è più visibile nemmeno durante gli allenamenti.

Motivazioni e stimoli. Si parte a razzo e poi ci si sgonfia. A questo punto tante possono essere le cause. La preparazione può incidere fino a un certo punto: sono cambiati tanti preparatori epperò i risultati sono comunque deludenti. Non conviene provare a cambiare Vinovo? Gli infortuni vanno addebitati unicamente alla sfortuna? Quest’anno già si sono registrati alcuni miglioramenti, a parte gli infortuni di natura traumatica sui quali poco si può fare.

Perciò, sebbene non ho saputo rispondere in modo completo ed esauriente, chiedo di nuovo: è davvero tutta colpa di Del Neri?

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Rispondo io a Claudio Ranieri sull’uscita di Jean Claude Blanc

Pochi giorni fa, in concomitanza con l’Assemblea degli Piccoli Azionisti, Jean Claude Blanc è stato molto criticato in virtù dei suoi atteggiamenti e delle sue azioni in veste di Amministratore Delegato Juve. Toni pacati, ma tanta sostanza. E’ stato rimproverato al più inetto Presidente della Storia Bianconera la scarsa professionalità e l’assenza di meriti, anzi i tanti demeriti nell’aver trasformato la società più gloriosa del mondo del calcio (seconda solo al Real Madrid) in una cooperativa di un sobborgo torinese. Abbiamo subito tanto: tracollo dello stile, assenza mediatica in difesa dei colori bianconeri, compravendita di bidoni, smantellamento di una rosa prestigiosa e chi più ne ha più ne metta. Non ho menzionato i ridicoli risultati raggiunti spacciati per vittorie, tipo l’accesso alla Champions, un terzo posto in uno dei campionati più scarsi a livello qualitativo e chissà cosa.

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Detto questo, cioè posto che nessun tifoso può smentire quanto da me detto sopra o addirittura dissociarsi da un pensiero talmente comune che pare inutile ribadirlo, non mi va assolutamente che il signor Claudio Ranieri risponda in qualche modo a delle verità cristalline che Jean Claude Blanc ha finalmente sputato fuori rendendole ancora più esplicite di quanto non lo erano già. Quali sono queste verità?

La prima, che è anche la sconfitta più grande per un tifoso bianconero, è sentire queste parole:

Soltanto l’ultima sta gione è stata negativa, in pre cedenza siamo saliti dalla se rie B, abbiamo conquistato l’accesso alla Champions, un terzo e un secondo posto in campionato…

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Roba che se questi risultati li raggiungi a Perugia o Roma sono grandi vittorie, mentre a Torino è solo la conferma di un grande fallimento. E questi fallimenti hanno una firma ben precisa: Claudio Ranieri e Jean Claude Blanc.

La seconda cosa, verità tremenda, è la seguente:

Avevamo due strade, erano stati trovati ac cordi con entrambi i giocatori e con i rispettivi club. Non volen do imporre la nostra scelta a Ranieri, gli abbiamo chiesto di scegliere. È stato lui a deci dere di ingaggiare Poulsen.

Come aveva detto Secco, la Juve aveva realmente le mani su Xabi Alonso e su altri ottimi giocatori, ma la gestione tecnica del mercato è stata deficitaria. Ora, tu fai il Dirigente della Juve e quando qualcuno dà i numeri bisogna prendere provvedimenti: o lo si caccia o lo si zittisce. E se Ranieri avesse chiesto Knezevic? Ops, anche questo bidoncino è stato acquistato. E’ inutile ridare alla storia la sua valenza e la sua verità, si rischia solo di innescare un’altra guerra mediatica di cui noi tifosi, già ampiamente amareggiati, ne faremmo a meno. Ma ormai Blanc ha parlato, mostrando finalmente un po’ di coraggio che, bene inteso, non può riscattarne la storia, e il signor Claudio Ranieri farebbe bene a non rispondere. Perché eviterebbe in questo modo un fiume di parole e parolacce, di analisi e di commenti che di positivo non avranno nulla. Comunque, se proprio Claudio Ranieri vuole replicare… che abbia l’accortezza e la gentilezza di rispondere a queste semplici domande:

  1. perché Giovinco è stato letteralmente bruciato?
  2. perché i senatori non erano d’accordo col suo modo di gestire la Juve, proprio i senatori che avevano conosciuto la Grande Juve?
  3. perché Poulsen e non Xabi Alonso?
  4. a cosa serviva Knezevic?
  5. perché Jorge Andrade e la bocciatura di Criscito?
  6. perché aver massacrato Tiago e Almiron?
  7. perché non aver offerto a Birindelli la sua ultima apparizione, una giusta partita d’addio a un uomo che ha dato tanto alla causa bianconera (non sarà ricordato come Roberto Carlos, ma ha vinto tanto e offerto prestazioni eccezionali se paragonate al suo valore)?
  8. perché aver rotto le scatole su una Juve che ci prova, che è inferiore, che “noi siamo pronti se gli altri…” e tante frasi in netto contrasto con la storia bianconera?

E mi fermo qui per non intasare il post di insulti. Con Didì Deschamps una Juve ridotta ai minimi termini riuscì nell’impresa di esportare il marchio Juve in tutto il mondo, dominando una Serie B con ragazzotti di 18 anni e senza struttura societaria. Rimpiangere Deschamps è la conferma del fallimento di quello che è accaduto dopo, cioè l’era Ranieri. Una perdita di identità clamorosa che ha trascinato la Juve nel baratro. Una vittima di Ranieri è proprio Ciro Ferrara. Nessuno mi toglie dalla testa il dubbio “cosa avrebbe potuto fare Ciro con una dirigenza competente e senza le scorie dei due anni di Claudio Ranieri”?

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Alessio Secco si confessa

Probabilmente suscita ancora più rabbia. Non credo che qualcuno rimpianga quegli anni, ancora così freschi, ancora da pagare (non ultimo, il preliminare di Europe League). Torna a parlare Alessio Secco, dopo la rottura con la Juve. E pensare che la rottura era lui.

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Alessio Secco fu alle dipendenze di Moggi. Ma lavorare al fianco di Lucianone non vuol dire, per forza di cose, imparare tutto di un mestiere dove se sei puro, logico e per bene fai poca strada e un lavoro non eccezionale. Forse è stata questa la vera nemica di Alessio Secco: essere una persona per bene. In un mondo, il calcio italiano, che non ti vedrà mai protagonista. Vanno per la maggiore i falchi e i licaoni, le iene e i disonesti.

Alessio Secco ha prestato per 13 anni servizio alla Juve. Team manager, poi porta-borse, poi assistente e via così, fino al ruolo di Direttore Sportivo. Promozione che arriva dopo il terremoto Calciopoli. Le manovre di mercato della Juve, praticamente perfette per 15 anni con Moggi e Bettega al comando, vanno in mano a gente come Secco (pochissima esperienza diretta), Cobolli (dalle copertine dei libri ai cartellini dei giocatori il passo, probabilmente, non dovrebbe nemmeno essere fatto) e Blanc (quello che tifava nerazzurro, quello che dai cerchioni delle bici è passato ai tacchetti dei calciatori: bah!). Certo, le colpe non sono tutte di Secco, ma proprio per il suo ruolo la sua compartecipazione vede una percentuale molto molto molto alta.

Ha rilasciato una interessante intervista che potete leggere qui. A ogni riga il fegato del tifoso bianconero è destinato a ingrossarsi. Nel mio caso ho preferito non leggere le ultime risposte: non ce la facevo perché le lacrime cadevano copiose al ricordo degli articoli di Ibra e Cannavaro, Emerson e Thuram, Buffon e Nedved, Zidane e Vieira. Già perché Alessio Secco ha rivelato alcune trattative piccanti. Comincio proprio da queste premettendo una cosa importante: se vuoi fare grande la Juve devi comprare grandi giocatori. Se li tratti solamente vuol dire che sei solo uno dei tanti che bazzica il mercato. Come un DS qualsiasi delle squadre di B, che sognano il grande nome e si accontentano della Primavera che promette bene e che verrà solo in prestito a farsi le ossa. Un po’ quello che è capitato alla Juve di Secco e Blanc.

Alessio Secco rivela di aver avuto in mano Cassano. Dice lui:

E Cassano, tre e due anni fa, l’avevamo in mano. Ma c’erano perplessità da parte di qualcuno: invece sapevo che Antonio non era più un enfant terrible

E allora perché non lo hai preso? Non avevi voce in capitolo alla Juve? Vuoi dirmi che l’allenatore di turno lo ha rifiutato ponendo un veto su Antonio Cassano? O semplicemente avevi fatto un sondaggio?

Già nel 2007 la Juve cercava un centrocampista, magari un regista, come piaceva a Deschamps che in quel momento stava proprio sulla panca bianconera. Secco dice di aver concluso per Mascherano, già, proprio il pupillo di Maradona:

Un giocatore che avevo in tasca? Mascherano, nel gennaio 2007, l’avevo preso: sarebbe venuto in prestito, anche in B. Mi dissero che non si poteva, perché la proprietà del cartellino era un intreccio tra persone e società, e la Juve ha un codice etico. Lui si mise a piangere.

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Lui? E io che dovrei fare adesso, leggendo queste tue parole? Che razza di codice etico aveva stilato la Juve che non ne abbiamo mai capito nulla?

Una delle domande più piccanti è stata (non poteva essere altrimenti) quella su Poulsen. Gli ricordano che la Juve inseguiva Xabi Alonso, poi prese il danese. La chiosa della sua risposta rischia di scatenare un macello:

Si decise per quel tipo di giocatore: costava la metà, ma il prezzo non c’entrò nulla. Fu una decisione a livello collegiale, come sempre: io, Ranieri e Blanc e il cda – spiega Secco -. Hanno dato la colpa a me? Il problema è che la gente mi investiva di un potere che non avevo: in società come la Juve, la gestione degli acquisti è democratica, diciamo. Frutto di decisioni collegiali. Come dovrebbe essere? Un direttore generale o un ds che decide e si prende la responsabilità: oneri e onori. Come con Marotta, adesso.

Punto primo: se è costato la metà, allora vuol dire che avevate in mente proprio il risparmio. Punto secondo: qual è questo tipo di giocatore su cui avete puntato? Nè un regista né un supporto al centrocampo a tre, mai schierato da Ranieri. Quindi? Punto terzo: oggi si notano, almeno, delle idee molto precise. Servono esterni e arrivano Lanzafame, Motta, Martinez, Pepe e forse qualcun altro. Serve un difensore centrale e arriva Bonucci. Serve un attaccante e probabilmente qualcosa Marotta farà. La differeneza è che comunque oggi si nota un comando preciso, delle direttive da seguire e dei parametri in linea con quanto si ha bisogno in campo.

E veniamo alle perle. Almiron acquistato a un prezzo alto e bocciato già alla prima conferenza stampa. Felipe Melo acquistato a 25 milioni di euro, stessa cifra che, guarda caso, chiesero per D’Agostino (ne sono bastati 12 per portarlo, guarda caso, a Firenze). E poi Grygera e Grosso (chiesto da Ferrara che ha ammesso l’errore). E i 23 milioni di euro per Amauri.

Ovviamente qualcosa di positivo Secco l’ha concluso: Diego, Brazzo a zero euro, Iaquinta e  Sissoko. Troppo poco se sei alla Juve.

La chiusura dice tutto e spiega bene i 4 anni postCalciopoli della Juve:

Quest’anno Secco non avrebbe puntato su Delneri, ma su un allenatore più quotato: “Chi avrei preso? Capello. L’unico che pure l’anno scorso avrebbe potuto fare meglio. Ma non sarebbe venuto, sta troppo bene a Londra. E allora? Benitez”, conclude l’ex ds della Juve.

Grazie Alessio. Grazie di tutto. Tutto cosa?!? Non lo so, ma grazie di essere andato via.

Con una punta di tristezza dirà alla fine: “13 anni e nemmeno un grazie”. No, Alessio: un paio di vaffanculo te li hanno dedicati in molti! Compreso me!

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Onorate la maglia!

E’ una delle mosse che mi dà la conferma che qualcuno a Torino ha finalmente aperto le porte. Le porte di quella prigione in cui è stata rinchiusa la Juve per ben 4 anni. Una prigione senza odore, di quelle di cui non ti accorgi per tanto tempo. Illuso così come sei da tante chiacchiere. Quattro anni sono però tanti e il tifoso, soprattutto quello bianconero, abituato come è a vincere e lottare dappertutto e contro tutti, a un certo punto capisce tutto. E’ questo quello che è accaduto a Torino. Troppe verità emerse, tirate a forza da un’acqua stagnante e maleodorante dove erano state volontariamente tenute. Troppe verità scomode, dimostrabili col semplice ragionamento logico e con l’evidenza dei fatti.

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Stupido non è, sarà forse imbecille o troppo preso da tutti gli affari di Famiglia tranne che la Juve, sarà che forse lo hanno guidato male, proprio coloro che ne dovevano preservare la forza e l’amore per quell’entità bianconera, ma la Juve è destinata a tornare nelle mani di chi la ama davvero. Elkan, cui mi riferivo nel periodo precedente, molla e torna nelle mani di chi ha vissuto per esempio accanto a campioni e dirigenti. Tanto per intenderci di chi si è sporcato le suole di fango e erba, calpestandola insieme alla Triade durante gli allenamenti e le partite. Di chi, in quel maledetto maggio del 2006, nonostante tutto e nonostante tutti, era lì a festeggiare uno Scudetto sacrosanto. Vinto a forza di sberle rifilate a tutti. Con la classe di una rosa costruita con arguzia e tanta competenza.

Fin qui avevo avuto sentore di qualcosa di losco. Ogni azione, ho imparato a scuola, ma soprattutto nella vita, implica una reazione. L’azione in questione riguarda le malefatte di John Elkan e i suoi Scagnozzi. La reazione, prevedibilissima solo da chi conosce l’ambiente e da chi conserva ancora un minimo di dignità, è quella dei tifosi bianconeri. Costretti a reagire in quel modo, con ferocia, con rabbia, con atti osceni e violenti sempre da condannare. Ma dietro quegli atti c’era una furia per aver visto morire, quasi, il proprio giocattolo sotto i propri occhi. Una Juve distrutta dall’interno e, evidentemente, dall’esterno.

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Quel sentore a poco a poco sta scomparendo. Quel brutto sentore sta per essere portato via da fatti. Revoca di alcuni poteri a Blanc, dismissione di alcuni personaggi poco bianconeri, reclutazione di gente per bene e competente. Che sa lavorare. E di cui ho ampiamente detto riferendomi a Marotta e Paratici. Il capitolo allenatore preferirei non toccarlo oggi, troppo confuso e addolorato, ma speranzoso.

Oggi è il giorno dello strappo. Definitivo. Alessio Secco, colui che sì ha lavorato a fianco di Moggi ma dal quale non ha imparato nulla, colui che ha sulla coscienza scelte infauste e poco intelligenti, rescinde. Rescinde e andrà ad arricchire qualche altra società. Rescinde e lascerà il posto a chi le trattative le sa condurre veramente, come Beppe Marotta. La colpa di Secco è quella forse di aver avuto tra le mani un compito troppo alto e complesso per la sua esperienza e capacità. Non è da condannare, ma certamente da criticare. E lo abbiamo fatto.

Ma soprattutto oggi è il giorno di Castagnini. Uno che alla Juve non avrebbe mai messo piede. Uno che la Juve doveva solo vederla e odiarla in TV. Prima o poi qualcuno dirà chi ha ingaggiato Castagnini, no? Qualcuno dotato di parola e articolazione mandibolare riuscirà ad emettere qualche suono molesto per giustificare una simile presenza, no?

Quindi: ridimensionamento per Blanc, dismissione di Secco e Castagnini, Elkan si defila, ingresso di Andrea Agnelli, Marotta e Paratici. Se non sono fatti questi! E già mi sento meglio, rilassato, pronto comunque a scrivere ancora di scelte errate e poco felici, ma sicuro che dietro quelle scelte non c’è la volontà di far male a quel meraviglioso giocattolo in bianconero che è la Juve. Buon lavoro, Signori. Onorate la maglia!

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E la Juve morì per la seconda volta

Chi si aspettava un atto di forza sarà sicuramente rimasto sconvolto dalle dichiarazioni e dai fatti di due imbecilli che tengono in ostaggio la Juve da più di quattro anni! Si chiamano Elkan e Blanc e sono riusciti, bravissimi, a prendere per il culo circa 16 milioni di persone. Ma accade pure che il popolo si svegli da un sonno pesante, un’anestesia preparata da Moratti e Soci, e allora sono guai. Guai seri.

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Per la cronaca Blanc e Secco hanno strigliato la squadra a Vinovo. Tutti a cerchio, loro due al centro, ma non si ha notizia di quale discorso o abbozzo di ragionamento abbiano potuto elargire i due imbecilli. Si mormora di un Del Piero con la testa bassa e chissà quali pensieri oscuri gli giravano in quella capoccia, chissà quanto doleva il suo cuore bianconero. Probabilmente ripensava alle strigliate dell’Avvocato in uno stile inimitabile o alle dichiarazioni e ai cazziatoni di Luciano Moggi e Giraudo. Chissà, di sicuro Alex non ha alcuna responsabilità e a lui dobbiamo mille grazie. Per tutto, davvero per tutto, perfino per questi 4 anni di grandi soddisfazioni individuali e solo individuali. Alex, non ci meriti e non meriti nemmeno questa società che non è la Tua Juve, la Juve che ti ha fatto diventare grande e vicendevolmente che hai contribuito a far diventare grande. Grazie Capitano, ma è finita!

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Già perché se Blanc e Secco strigliano la squadra, non si capisce perché nessuno debba strigliare loro due, i veri grandi artefici di mille cazzate così come non se ne vedevano da tanto tempo. Perfino le due stagioni di Ancelotti, al confronto di queste, hanno la parvenza di grandi imprese! E se poi John Elkan fa la voce grossa per difendere Blanc allora capisci che il progetto reale è questo e che la Juve è stata venduta in quell’estate del 2006. Per cosa? La risposta andrebbe scovata e cercata fra le politiche maledette dei soldi e degli affari industriali. Questo rampollo ha completamente infangato il nome del Nonno e la sua creatura più bella: la Juve! Questo rampollo prima o poi dovrà andarsene, che lo voglia o no, dovrà farlo! Con le buone maniere o con le vecchie maniere. Il tempo dei discorsi è finito, purtroppo sembra pure finita la Juve. A questo punto definitivamente a meno di clamorosi colpi di scena e ritorni importanti.

A chi giova o a cosa giova parlare di mercato, di soldi da spendere, di assetto societario, di allenatori se mancano le basi minime per poter anche solo parlare di calcio? Ed è possibile che il mondo bianconero possa rimanere così inerme davanti a cotanta infamia e incompetenza? Per porre fine a questa agonia il popolo bianconero ha diverse armi e nessuna di questa fa capo alla violenza così come siamo abituati a concepirla qui in Italia. Basta non andare allo stadio, non pagare i biglietti, non comprare riviste e gadget e magliette, assumere un atteggiamento di totale schifo e indifferenza nei confronti di questi individui in giacca e cravatta che con la Juve hanno poco in comune. Serviranno intere settimane, ma ad un certo punto qualcuno dovrà pur porre rimedio. Io sono convinto di quanto detto, ma dubito che si verificherà mai. E’ la cosa giusta da fare e se non siamo capaci di farla vuol dire che non vogliamo bene alla Juve. E allora sarà la fine!

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