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Tag: sentenza

Novara – Siena, analisi del dispositivo

Vorrei cominciare facendo una brevissima premessa: quest’analisi (come quella su Albinoleffe – Siena) non mira a demolire tutto ciò che sta dietro questo dispositivo (e di cose da rilevare ce ne sarebbero a iosa), come, per esempio, la stessa origine della combine, che risulta essere estremamente confusa a causa delle versioni divergenti fornite da Ob. da una parte e Gervasoni e i giocatori senesi dall’altra, ma parte dal presupposto (astratto, e falso) che le versioni date da chi ha parlato a Palazzi siano tutte combacianti. E’ un’analisi che mira a smontare le motivazioni della sentenza di primo grado semplicemente sul piano della logica più elementare, pur senza, ovviamente, rinunciare a sottolineare le contraddizioni più evidenti. Il che non è cosa da poco, a mio modo di vedere, perché l’interpretazione dei fatti data dal Procuratore, dall’”accusa”, ai fini della condanna deve essere univoca. Se si possono interpretare diversamente, non v’è certezza, ergo non vi può esser condanna.

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Ciò detto, passiamo all’analisi del dispositivo relativo alla sentenza sulla combine Novara – Siena, ovviamente con l’occhio rivolto alla situazione di Conte. 

 [..]CAROBBIO, contattato dal gruppo degli “zingari” per la realizzazione di un “over”, venuto a conoscenza dell’esistenza dell’accordo per il pareggio tra le due squadre – accordo che sarebbe stato confermato, poche ore prima dell’inizio della gara, dall’allenatore Conte a tutta la squadra nel corso della riunione tecnica, a cui avrebbe partecipato anche lo staff tecnico[..]

Sulla scarsa scaltrezza (per non dire idiozia) di un uomo che, cosciente di commettere o avallare un illecito, sbandiera la combine davanti a giocatori e staff tecnico, si è già detto. Ma a ciò si aggiunga un’ulteriore osservazione.

La Disciplinare accoglie la tesi della Procura, per cui l’idea di scommettere sulla partita da parte degli “zingari” sarebbe nata in seguito ad un accordo raggiunto in seno allo spogliatoio del Siena, riferito loro da Ob. Sempre Ob. riferisce che si vociferava del pareggio già ad inizio settimana, ma che solo negli ultimi giorni, pochi prima della partita stessa, si era giunti alla decisione definitiva. Da qui la comunicazione agli “zingari” e quindi la scommessa sulla combine. Nelle sua versioni degli eventi, Conte è persona informata dei fatti, in quanto avrebbe comunicato a tutti, durante la riunione tecnica prima della partenza per Novara, che era stato raggiunto un accordo per il pareggio.

Alla luce di questo racconto, Conte è non solo un idiota, ma addirittura doppiamente idiota. Perché non solo arriva a “sputtanarsi” davanti a tutti, mettendo a rischio, di fatto, la propria carriera, ma lo fa quando non è assolutamente necessario!Perché avrebbe dovuto comunicare ai propri giocatori dell’avvenuto accordo se loro stessi ne erano gli artefici? E se anche solo pochi uomini avessero concretamente stipulato l’accordo di combine, è mai possibile che gli altri non ne avessero avallato la decisione? Di certo il solo Ob. ed il solo Bertani difficilmente (usando un eufemismo) avrebbero portato in porto la combine. Penso che, da sola, questa osservazione possa gettare molte ombre sulla credibilità di questo personaggio. Ma andiamo avanti con la lettura del dispositivo.

[..]risulta confermata la “parallela” combine sportiva, consistita, da un lato, dal raggiungimento di un accordo tra le due squadre per pareggiare l’incontro, così da averne entrambe un vantaggio in classifica, e, dall’altro, dalla pianificazione, da parte di CAROBBIO e BERTANI, con il “gruppo degli zingari” – una volta preso atto dell’accordo tra le due squadre – di un’intesa finalizzata a ottenere vantaggi economici attraverso il sistema delle scommesse[..]

[..]Qui occorre valutare se le dichiarazioni rese da CAROBBIO siano attendibili o meno, anche alla luce delle specifiche eccezioni, sul punto, sollevate da CONTE. Preliminarmente, occorre sgombrare il campo dalla tesi, sollevata dalla difesa del deferito, che vorrebbe, nella mancanza di prova circa un “passaggio di soldi” o di un’intercettazione, telefonica o ambientale o di una testimonianza de relato, la riprova dell’inesistenza dell’illecito. Si è spiegato come questo tipo di accordi trovi le proprie motivazioni in altre finalità, quali quella della convenienza reciproca delle due squadre ai fini della classifica, che non sempre comporta la necessità di corrispondere denaro.[..]

Questi due stralci forniscono alcuni dati importanti. Il primo per ben due volte sottolinea come l’accordo sia stato preso dalle due squadre (quindi non dai soli rappresentanti dello spogliatoio, indipendentemente, cosa, peraltro, molto improbabile per ovvi motivi) e avvalora l’obiezione posta in merito all’estratto riportato ad inizio articolo. Il secondo, congiuntamente al primo excerptum, ribadisce da una parte che l’unica accusa a carico di Conte è riferita alla combine sportiva e non a quella “zingaresca” con scopo di lucro, dall’altra, per questo motivo, spiega che il fine dell’accordo, cioè l’essenza stessa dell’illecito, non sta appunto nel raggiungimento di obiettivi economici, ma solo sportivi in termini di punti (si veda, a proposito, il dispositivo su Albinoleffe – Siena).

Ora: come confermato dallo stesso Ob. (e cito lui non perché credibile, ma perché si rifà, una volta tanto, alla realtà dei fatti), al Siena servivano solo due punti per raggiungere la Serie A matematicamente. Ma, è bene specificarlo, non direttamente, cioè senza passare per i play-off. A questo punto, mi chiedo che vantaggio potesse trarre da un pareggio la squadra di Conte, miglior attacco, seconda miglior difesa e miglior differenza reti del campionato, da un simile risultato, considerando che, giocando già con due punti di vantaggio sull’Atalanta seconda, avrebbe potuto tentare di chiudere i giochi. In astratto, anche il Novara, dato che ancora si giocava l’accesso alla Serie A tramite play-off (e, considerato il numero di partite rimanenti, anche direttamente) non aveva grande interesse a raccogliere un solo punto contro una diretta rivale. Ma, in concreto, il Siena, all’andata, aveva visto sfumare la vittoria sul Novara solo al 93° minuto (risultato finale 1-1…e no, Mastronunzio non segnò, seppur titolare, ma al suo posto lo fece Larrondo, da subentrato..), e, di fatto, il Novara qualche interesse per la combine poteva pure averlo. Perciò, se ai Piemontesi l’accordo poteva stare tutto sommato bene alla luce della partita d’andata, è davvero inspiegabile come un gruppo come quello senese, di certo non tra i favoriti per la promozione, che era riuscito a fare miracoli con giocatori che mai (o quasi) avevano calcato i campi di Serie A, potesse accettare di mettere a rischio l’accesso diretto alla categoria superiore e tanti sacrifici senza neanche prendere un soldo (!).

Passiamo, adesso, alle dichiarazioni di Ob.:

- Ob. versione 1.0  (29.02.2012)

[..]Antonio Conte, ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara per il pareggio[..]

Ob. versione 1.1  (17.04.2012)

[..]Conte si limitò a dire che avremmo pareggiato la partita e che era stato raggiunto un accordo per il pareggio[..]

Ob. versione 2.0  (10.07.2012)

[..]preciso che l’allenatore ci aveva informato che la gara sarebbe finita in pareggioricordo molto bene quella riunione tecnica, in quanto l’allenatore, dopo averci detto che era stato raggiunto un accordo per il pareggio, ci parlò poco della gara e degli aspetti tecnici, ma ci fece un discorso molto emozionante sulla sua carriera, in relazione all’obiettivo che la nostra squadra stava per raggiungere; infatti, ottenuto il punto, concordato, nella gara in oggetto, ci sarebbe servito solo un altro punto in 4 partite per la matematica promozione; ricordo bene il discorso sia perché fu molto coinvolgente, sia perché era del tutto anomalo che in una riunione pre-partita non si affrontassero quegli aspetti tecnici che il mister curava sempre in maniera quasi maniacale (…) al discorso di Conte che ci informava del pareggio concordato, nessuno di noi si stupì più di tanto, in quanto durante la settimana già girava voce nello spogliatoio che quella partita si sarebbe potuta concludere con un risultato concordato di pareggio[..]

Ribadisco solo di passaggio, l’assurdità, su rilevata, della comunicazione a chi l’accordo l’avrebbe stipulato del raggiungimento dell’accordo stesso, da parte di chi alla “sottoscrizione” dell’accordo non aveva nemmeno partecipato. Taccio, invece, del fatto che ci si ritrovi a commentare più versioni da parte della stessa persona in merito allo stesso evento.

Addentrandoci ulteriormente, notiamo che l’ex centrocampista del Siena, dopo una sostanziale continuità riscontrabile nelle prime due dichiarazioni,”arricchisca” d’improvviso il proprio racconto nel Luglio di quest’anno, e lo fa in corrispondenza delle dichiarazioni di altri compagni (Coppola, per fare un esempio, ma se ne aggiungerà un’altra ventina ben presto). Questo “arricchimento” (Palazzi dixit, anche se in merito a Masiello, cui presto ci rifaremo) deve essere messo a confronto con altri due “arricchimenti”, stranamente molto affini a questo: le dichiarazioni di Ob. in merito all’altra riunione tecnica, quella precedente Albinoleffe – Siena, la cui dovizia di particolari è già stata sottolineata nel relativo articolo, e quelle dell’ “uccellino di Procura” Masiello (quello credibile, anzi no) che, davanti alle obiezioni e alle incongruenze del suo racconto in merito al coinvolgimento di Bonucci, specifica, cambiandole e, al contempo (!), circoscrivendole (roba da veri equilibristi della parola!) le circostanze relativa alla cooptazione dell’attuale difensore della Juventus. Memoria di ferro o memoria a comando?

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Lo stesso tanfo emana la specificazione del fatto che nessuno si stupì del discorso di Conte, dato che “già durante la settimana girava voce nello spogliatoio che quella partita si sarebbe potuta concludere con un risultato concordato di pareggio”. E’ tanfo di giustificazione dell’assurdo. Ma come? Io faccio l’accordo col Novara, ma lo apprendo solo tramite rumors? Miracoli della credibilità!

E, giusto a proposito di credibilità, scorriamo ancora il dispositivo:

[..]le dichiarazioni rese dagli altri tesserati coinvolti nella vicenda, anche se non deferiti, che tendono a smentire le circostanze provate da CAROBBIO (e da GERVASONI), non possono essere ritenute attendibili, proprio perché, qualora fossero state di conferma delle circostanze indicate dal denunciante, sarebbero valse quali dichiarazioni autoaccusatorie.[...]

[..]Per ciò che attiene all’assenza di un qualche motivo di risentimento o convenienza, da parte di CAROBBIO, a coinvolgere altri tesserati negli illeciti dallo stesso denunciati, basterà qui evidenziare – come, peraltro, meglio vedremo verrà evidenziato in seguito, soprattutto con riferimento alle eccezioni sollevate sul punto da CONTE – che questi motivi risultano completamente assenti. In particolare, basta qui richiamare quanto affermato dal tesserato FICAGNA, il quale, a precisa domanda sulla conoscenza di eventuali motivi di astio o rancore che CAROBBIO potesse avere con qualcuno del SIENA, li esclude. FICAGNA, difatti, ha dichiarato che: “Con Carobbio ho avuto buoni rapporti, né mi risulta che Carobbio abbia mai avuto dissapori o motivi di astio con tesserati del Siena, né problematiche di inserimento all’interno della squadra (…). Preciso che, per quanto di mia conoscenza, Carobbio non aveva problemi di natura economica. Aggiungo, inoltre, che Carobbio era considerato uno dei titolari della squadra” (dichiarazione FICAGNA del 26 marzo 2012)[..]

[..]Ed è lo stesso CAROBBIO, con un’affermazione assolutamente credibile, a dichiarare non solo di “non aver mai avuto motivi di astio nei confronti del mister Conte” e di avere “sempre nutrito grande stima nei suoi confronti”, ma anche che, quando CONTE rifiutò la sua richiesta di permesso per recarsi dalla moglie, dicendogli “che la mattina successiva non poteva fare a meno” della sua presenza in allenamento, si sentì comunque molto inorgoglito, “sia per l’attestazione di stima e fiducia” mostratagli, sia in quanto gli fece capire che riteneva essenziale il suo ruolo e le sue prestazioni (dichiarazione CAROBBIO 10.7.2012). [..]

[..]Si è già dato atto di come le dichiarazioni rese dagli altri tesserati, deferiti e non, presenti alla suddetta riunione, tendenti a smentire quanto affermato da CAROBBIO, non siano attendibili, perché finalizzate a proteggere se stessi da una contestazione disciplinare. Si vedrà, nel caso del deferimento Albinoleffe-Siena, lì dove il muro dell’omertà è stato meno solido come la circostanza che possano essere raggiunti accordi di questo tipo sia tutt’altro che remota, e come coinvolgano non solo i giocatori, ma anche i componenti dello staff tecnico[..].

In merito al primo estratto, è assolutamente necessario sottolineare che il riferimento a Gervasoni non riguarda la conferma del coinvolgimento di Conte, quanto di quello della squadra nell’accordo, ragion per cui, a detta della Disciplinare, i giocatori senesi non sono credibili, proprio perché finirebbero per autoaccusarsi. Come per Albinoleffe – Siena, è bene che si sappia e si evidenzi mille volte, che solo Ob. tira in mezzo Antonio Conte per Novara – Siena. Né Gervasoni, né Erodiani, delle cui testimonianze si avvale la Procura e la Corte per formulare e confermare le sanzioni, parlano dell’attuale allenatore della Juventus. Esercizio di logica fin troppo semplice è riscontrare l’assenza di ogni tipo di deferimento nei confronti di quei tesserati che viene dato per certo essere stati presenti a quella riunione tecnica e quindi a conoscenza della combine. E altrettanto semplice è registrare come vengano puntualmente sottolineati i vantaggi derivanti ai suddetti dal fornire questa versione dei fatti scagionante, mentre vengono incredibilmente ignoranti quelli derivanti a Ob. in termini di sconti di pena.

Come già rilevato nell’articolo precedente, se dico il vero devo essere ritenuto testimone della stessa dignità di Ob., se dico il falso devo essere incriminato per falsa testimonianza e per omessa denuncia: tertium non datur. In assenza di deferimenti, dovrebbe essere la prima opzione quella per cui ha propeso la Corte. E allora, a pari dignità (e quindi credibilità), perché la parola di 23 non vale più, o almeno tanto quanto quella di Ob.? Sembra evidente, a giudicare dal trattamento riservato alla testimonianza di Ficagna (peraltro, a mio modo di vedere, di un’irrilevanza macroscopica), che solo chi, in qualche modo, sostenga le tesi dell’accusa venga preso in considerazione. E come poter smentire questo, se la parola di una persona viene preferita a quella di 23, e se quella del solo Ficagna viene ritenuta credibile e rilevante, per quanto non ulteriormente confermata?

Ben oltre i limiti dell’assurdo e del ridicolo è l’espressione contenuta nel terzo estratto: “CAROBBIO, con un’affermazione assolutamente credibile..”. Mah, non so, oltre a cantarvela e a suonarvela da soli, volete pure fare altro? Anche da qui emerge chiaro l’assioma: l’ha detto Ob., quindi è vero. E questo al di là di ogni riscontro e al di là del fatto che PARLI DI SE STESSO! E quanto affetto per Conte traspare dalle sue parole! Vi prego, facciamolo Santo subito! Ma vaffanculo.

L’ultimo estratto, oltre a ribadire il punto sulla credibilità dei famigerati 23, presenta forse uno dei punti più interessanti dell’intero dispositivo e, più in generale, dell’intero regolare svolgimento del processo. Mi riferisco al riferimento al “muro dell’omertà”, gravissimo e lesivo della dignità di tutte le persone coinvolte, ma soprattutto palesante un pregiudizio da parte della Corte, che, di fatto, afferma che non si è giunti alla conoscenza della verità sull’altra partita incriminata solo per l’omertà dei senesi, di fatto elevati (o abbassati) al rango di mafiosi. Verità che, ça va sans dire, coinciderebbe con la versione di Ob. Questo passaggio è estremamente importante per capire e riconoscere a pieno la fondatezza della richiesta degli avvocati di Conte di ricusare il collegio difensivo dopo il respingimento del patteggiamento. Ma, come già detto, loro se la cantano e loro se la suonano, per cui i recusandi decidono di non autorecusarsi. Viva l’Italia.

Andiamo avanti, nostro malgrado. Vi sembrerà incredibile, ma a supporto delle tesi di Ob. viene riportata questa testimonianza di Sestu:

[..]Anzi, che lo stesso CONTE, nel suo discorso, fece espresso riferimento alla necessità che quella gara non venisse persa, lo afferma il tesserato SESTU (dichiarazione SESTU del 13.7.2012 )[..]

Cioè, aspetta: Conte sa (da chi, poi?) della combine che hanno organizzato i suoi giocatori, i quali però hanno bisogno che sia lui a ricordargliela, ma, al contempo, raccomanda loro – agli stessi intrallazzatori e falsificatori di partite- di non perdere quel match, che già era certo sarebbe finito in pareggio per loro stessa decisione..tutto chiaro, no? E’ quanto mai evidente che le due versioni non possono affatto integrarsi. Anche in questo caso, o l’una o l’altra, tertium non datur. Ma, anche stavolta, non ci resta che esclamare: miracoli della credibilità!

Proseguiamo:

[..]Assolutamente incoerente, poi, risulta la circostanza che CAROBBIO avrebbe accusato CONTE per rancore personale, legato all’episodio occorso nel settembre 2010, quando l’allenatore non gli concesse il permesso di recarsi dalla moglie per assisterla durante il parto. Al di là della circostanza che una tale motivazione sembra davvero non sufficiente a giustificare una (a quel punto falsa) denuncia addirittura riferita a un illecito sportivo, c’è da dire che le risultanze agli atti comprovano come CAROBBIO non avesse alcun problema all’interno dello spogliatoio del SIENA e non nutrisse alcun risentimento nei confronti di CONTE del quale, anzi, aveva stima. Sul punto, indicative sono le dichiarazioni rese da FICAGNA, già sopra ricordate, con cui questi ha dichiarato che CAROBBIO non aveva dissapori né motivi di astio con alcuno dei tesserati del SIENA (dichiarazione FICAGNA del 26.3.2012)[..]

Del tutto inspiegabile è l’utilizzo dell’aggettivo “incoerente”, e diventa addirittura comico se andiamo a scorrere le pagine e le considerazioni precedenti.

Ad ogni modo, secondo la Disciplinare, la negazione del permesso per assistere al parto della moglie sarebbe stata una motivazione “davvero non sufficiente” per nutrire rancore nei confronti di Conte. A questo punto mi domando, facendo un confronto anche superficiale, come il fatto di averci giocato in precedenza possa essere stata, per la stessa Corte,una motivazione sufficiente per Mastronunzio a richiedere che la squadra lasciasse ai marchigiani 3 punti “a tavolino”, finendo, tra l’altro, per mettersi contro l’intero spogliatoio e lo staff tecnico e rinunciare ad ogni possibilità di calcare ancora il campo per le 4 giornate successive. Ecco, questo mi pare un po’ più incoerente.

Dulcis in fundo, concludiamo:

 [..]A ciò può aggiungersi che, se vi fossero stati motivi di risentimento di CAROBBIO nei confronti di CONTE e, quindi, un qualche intento calunniatorio, CAROBBIO avrebbe potuto tirare in ballo il proprio allenatore anche con riferimento ad altri incontri dei quali ha riferito agli organi inquirenti (ad esempio, Siena-Torino), cosa che non è stata.[..]

Et voilà, il finale è un vero e proprio capolavoro di logica. Il testimone è più credibile perché ha tirato in ballo Conte solo in riferimento a due partite, mentre, a quanto pare, seguendo lo stesso ragionamento, se lo avesse fatto per una decina non sarebbe stato degno di tanta credibilità. Da questo deduciamo che, se qualcuno ha motivi di astio nei confronti di qualcun altro, certamente lo tirerà in ballo in tutte le occasioni possibili. Se lo fa con parsimonia, è in buona fede.

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Albinoleffe – Siena, analisi del dispositivo

Riporto qui i passaggi fondamentali, a mio modo di vedere, del dispositivo della sentenza di squalifica di 10 mesi inflitta ad Antonio Conte, relativamente alla partita Albinoleffe – Siena:

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[..]E’ provato che CONTE fosse a conoscenza della combine. CAROBBIO, sulla cui
attendibilità si è già detto
, riferisce che l’impegno a lasciare la vittoria all’ALBINOLEFFE
venne preso nel corso di una riunione tecnica, qualche giorno prima dell’incontro, a cui era
presente l’intero staff tecnico[..]

[..]Peraltro, a ulteriore conferma che CONTE sapesse, vi è la circostanza che STELLINI ha
ammesso di essere stato egli stesso a dare incarico a CAROBBIO e TERZI, al termine
della gara di andata, di andare a parlare con GARLINI e BOMBARDINI per “sistemare” la
gara di ritorno
. Ed è davvero poco credibile che CONTE non fosse a conoscenza
dell’iniziativa presa dal suo collaboratore, anche in ragione della personalità e del ruolo
che aveva all’interno della Società, ben spiegati dalla dichiarazione resa da PERINETTI, il
quale ha affermato che l’allenatore aveva un “carattere accentratore” (dichiarazione
PERINETTI dell’8.3.2012). Ipotizzare che i componenti dello staff tecnico o la squadra
prendessero decisioni a insaputa di CONTE non è oggettivamente credibile.[..]

[..]A sostegno, poi, dell’effettiva conoscenza da parte di CONTE dell’intesa, vi è la
circostanza relativa al calciatore MASTRONUNZIO. Secondo CAROBBIO, il compagno di
squadra sarebbe stato messo fuori rosa per non aver accettato di partecipare all’accordo.
La circostanza che MASTRONUNZIO, nelle fasi finali del campionato 2010/11, non abbia
più preso parte agli incontri, risulta per tabulas. CONTE, chiamato a fornire una
spiegazione in merito al perché un giocatore, sino ad allora titolare, non fosse stato più
schierato in campo, non ha saputo dare una risposta chiara, rimanendo nel vago. CONTE,
difatti, ha affermato di “ritenere che lo stesso si fosse infortunato, anche se non ho ricordi
precisi in merito” (dichiarazione CONTE del 12.7.2012). Risposta, questa, davvero poco
credibile
, per un allenatore che stava gestendo una rosa di giocatori prossimi, in quel
periodo, a raggiungere la promozione e quindi l’obiettivo di un’intera stagione.
Né appare credibile quanto sostenuto da CONTE in sede dibattimentale, e cioè di aver
comunicato a MASTRONUNZIO, prima della gara Modena-Siena, di escluderlo dalla rosa
per scarso spirito di gruppo e perché aveva rifiutato di trasferirsi ad abitare a Siena
preferendo rimanere a Empoli. È una motivazione davvero poco credibile, perché non
sufficiente a far ritenere ragionevole l’esclusione di un titolare dalla rosa
, a poche giornate
dal termine della stagione, e perché, inoltre, CONTE ha dimostrato di non ricordare tali
circostanze quando è stato sentito in data 12.7.2012.[..]

[..]Ne consegue che CONTE sia responsabile dell’addebito contestato. Ai fini della
qualificazione della fattispecie, Conte deve essere chiamato a rispondere di omessa
denuncia, in quanto agli atti è stata raggiunta solo la prova che fosse a conoscenza della
combine e non che vi abbia preso parte
.[..]

Tralascio volontariamente ogni considerazione sulle prime 2 righe del comunicato, salvo sottolineare il fatto che, alla luce di quello che leggerete, tutto vi sembrerà tranne che “provato” il coinvolgimento di Conte o le tesi di Obbrobrio. Sappiamo bene come sia “poco credibile” (tanto per usare un’espressione,a quanto pare, cara alla Disciplinare) la versione n.5 fornita dall’ex giocatore del Siena, per motivi detti e stradetti, ripetuti e triti, tanto quanto evidenti, perlomeno per chi guardi al tutto con un minimo di obiettività ed onestà. Ed è curioso che tutta questa sagacia, arguzia e brillantezza d’ingegno, degne dei migliori sillogismi, vengano sciorinate solo quando c’è di mezzo l’allenatore bianconero, mentre, di fronte all’oracolo Obbrobrio ci si limita a prendere appunti (salvo, ovviamente, non ritenerlo credibile riguardo a Mezzaroma, innocente fino a prova contraria, ma certamente una figura ben più influente del nostro tecnico per motivi – bancari – ben noti). La domanda che rimane, e che rimane senza risposta, è sempre la stessa: che fine hanno fatto i deferimenti per omessa denuncia dei 23 giocatori del Siena che effettivamente parteciparono a quella riunione tecnica? Perché il punto è proprio questo: non esiste in ambito giuridico una zona di limbo. O hai giurato il vero, e allora sei un testimone di pari dignità rispetto a quella dello pseudo-pentito (e sempre ammesso che si possa parlare di dignità in merito ad un personaggio del genere), o hai giurato il falso (e lo devo provare, ça va sans dire), e ti incrimino per falsa testimonianza (e, nel caso di specie, per omessa denuncia). Lascio ai lettori il giudizio sul Q.I. di un uomo che davanti a 40 persone afferma di aver truccato una partita o di essere venuto a conoscenza di una combine.

Inoltrandoci nello specifico, nel merito delle “prove” che lascerebbero Conte senza via d’uscita, esse sono, di fatto, tre. Preciso adesso, e valga anche per il seguito, che non è nelle mie possibilità (e penso in quelle di nessuno) stabilire se Conte sapesse o meno. E, a dire il vero, non è questo il punto: il punto è semmai quello di provare che Conte sapesse, e non di provare che Conte non sapesse. Quand’anche vi fossero buoni margini di esattezza nello stabilire la colpevolezza, è solo davanti alla prova provata che si può condannare un uomo. E questi “uccellini di Procura” non portano lo straccio di una prova, e non lo fanno semplicemente perché non possono (e forse perché mentono, ma sospendiamo il giudizio in merito). Anche nel procedimento ordinario la parola di una persona a nulla vale senza riscontri ineccepibili. Ed il perché di questo ritengo sia estremamente chiaro da intendere.

Tornando alle “prove”, la prima è la testimonianza di Obbrobrio (Ob. da qui in avanti), variamente supportata, su cui mi sono, seppur brevemente, sopra espresso. Varrà la pena di sottolineare, tuttavia, che la combine “zingaresca” mirata all’over e quella sportiva sono sì ovviamente collegate,ma Conte, accusato di sola omessa denuncia, è tenuto a rispondere solo della seconda (si veda l’ultimo estratto del dispositivo). La versione di Ob. accolta dalla Disciplinare in merito è quella per cui Ob. e altri 5 giocatori si sarebbero accordati sul risultato da conseguire. La Corte stessa fa notare, contro le eccezioni sollevate da Conte, che non sono i fini economici a determinare reato nel suo caso, ma il conseguimento di un fine sportivo tramite accordo. Ecco..avete presente la partita dello “Scansamose”? Dell’”Oh,nooo…”? O quel derby romano finito sullo 0-0 senza nemmeno un tiro in porta con le due squadre vicine alla zona retrocessione? O le partite di fine anno, quando Schevchenko si laureava capocannoniere con 24 goal, uno in più di Gilardino, proprio contro quella Reggina che, all’ultima giornata, si salvò contro il Milan, in una sorta di do ut des? O i cosiddetti “pareggi annunciati”? La solerzia con cui si è andati ad indagare sulle partite suddette la lascio ricordare a chi legge, ma quello che a noi interessa è che, come la stessa Disciplinare sottolinea, qui si tratta di un accordo verbale fra 6 calciatori, stipulato al Park Hotel presso il quale il Siena era momentaneamente in ritiro.

In linea di principio, il giudizio della Corte non può non trovarmi d’accordo: non giocare per vincere, non giocare al massimo delle proprie possibilità volutamente, reca un danno agli utenti, sia da casa che dagli spalti (e tralascio tutto il baraccone, mediatico e non, che gravita attorno al calcio). E tuttavia, rimane certamente farraginoso l’assioma, ossimoricamente presunto, per cui Conte “non poteva non sapere”, per il fatto di avere una “personalità accentratrice” (Perinetti dixit). Se l’accordo, come dichiarato da Ob., era stato raggiunto da lui e altri 5 giocatori,e lui stesso non l’aveva comunicato a Conte, perché quest’ultimo non avrebbe potuto esserne all’oscuro?

Di passaggio, faccio notare che Ficagna è stato ritenuto credibile quando ha confermato la tesi accusatoria dell’inesistenza di attrito o risentimento da parte di Ob. nei confronti di Conte. Anche in questo caso lascio a chi legge il compito di spiegare perché altri 23 giocatori siano stati ritenuti inattendibili (ma non deferiti, si intende) in merito a Novara – Siena.

La seconda testimonianza è quella di Stellini: autoaccusatosi, ha affermato di aver fatto tutto ad insaputa di Conte. Non è stato creduto, ma anche in questo caso la miglior “prova” di colpevolezza, a detta della Corte, è lo strambo assioma del “non poteva non sapere”, che si fa gioco dell’onere della prova, quello vero, quello unico, quello a carico dell’accusa.

V’è da dire,preliminarmente e in linea generale, che le versioni date dai giocatori senesi che hanno “cantato” (non chiedetemi di scrivere ancora quella parola che inizia con “p”, mi sta dando la nausea per quanto se ne è abusato) e da Stellini sono tutte parecchio simili fra loro ed è davvero difficile contestare o provare la veridicità delle loro affermazioni, date le forti congruenze. Essi raccontano, ma non possono provare (e qui entra in gioco il criterio della credibilità). Ad ogni modo, tutti riferiscono, più o meno allo stesso modo, dell’accordo raggiunto con alcuni rappresentanti dell’Albinoleffe in un parcheggio, e tutti specificano che difficilmente Conte avrebbe potuto non sapere, soprattutto constatata la complicità nell’illecito di Stellini. E tuttavia, anche in questo caso, il solo Ob. afferma a chiare lettere che l’allenatore sapesse tutto e racconta:

[..]In relazione alla gara Albinoleffe – Siena del 29 maggio 2011 (…) preciso che l’allenatore era d’accordo nel concedere la vittoria al’Albinoleffe per farla accedere ai play out, anche se lasciò a noi la decisione finale, ricordandoci comunque che, in caso di una nostra vittoria e di un risultato non positivo dell’Atalanta, saremo ancora riusciti a vincere il campionato; si decise in ogni caso di rispettare gli accordi assunti nel girone di andata … prima della gara Ascoli – Siena del 14 maggio 2011, in occasione di una riunione nello spogliatoio ala presenza dei compagni e dell’allenatore, quest’ultimo affrontò l’argomento relativo ad Albinoleffe – Siena … a quel punto Conte invitò la squadra a confermare l’adesione o a chiamarsi fuori dall’accordo.[..]” (Dichiarazione CAROBBIO del 10 luglio 2012)

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Mente? Tutti i particolari ricordati, tra le diverse partite combinate, sono da ritenere elementi di maggiore credibilità o solo tentativi di sembrare più credibile? A voi, ancora, la risposta.

Passando ora alla terza testimonianza, che meglio si potrebbe definire una controprova a sostegno della tesi di Ob., passando insomma all’affaire Mastronunzio, questi è tirato in ballo ancora dal solo Ob., che ritiene così di provare la propria accusa. L’ex Siena spiega come Mastronunzio, ex dell’Ascoli, avrebbe accettato di partecipare alla combine solo a patto che venissero lasciati i 3 punti anche alla squadra per cui aveva militato; davanti al rifiuto da parte dello spogliatoio, avrebbe ottenuto da Conte la possibilità di partecipare ai soli allenamenti, rimanendosene in tribuna per quella partita e le seguenti. L’estratto del dispositivo che segue è immediatamente successivo a quello sopra riportato:

[..]In quella circostanza l’unico che volle dissociarsi fu Mastronunzio, il quale, peraltro, in qualità di ex dell’Ascoli, disse che sarebbe stato disposto a concedere la vittoria all’Albinoleffe solo qualora si fosse garantito analogo trattamento anche al’Ascoli. L’allenatore, prendendo atto della formale dissociazione di Mastronunzio, gli concesse di non partecipare né alle gare, né ai ritiri, limitando il suo impiego ai soli allenamenti.”[..]

Le incongruenza sembrano palesi. Innanzitutto è il solo Ob. a riportare il fatto in questione, e certamente non gli sarà sembrato vero di poter con questa storia “puntellare” la propria accusa. In secondo luogo, è strano che non sia sembrato “poco credibile” alla Corte che Mastronunzio si impuntasse su una pretesa così sciocca: perché mai avrebbe dovuto mettersi contro l’intero spogliatoio e lo staff tecnico per un questione del genere? A lui che importava dell’Ascoli? Il fatto di averci giocato non penso sia una motivazione sufficiente. Ma anche se lo fosse, perché sarebbe stato in seguito confinato in tribuna o addirittura, come dice la Corte, messo fuori rosa, se la combine, e la relativa eccezione/richiesta dell’attaccante, riguardavano solo Albinoleffe – Siena? A ciò si aggiunga che, dal racconto di Ob.,si evince che l’allenatore “prese atto” e che “concesse” al giocatore di accomodarsi in tribuna, per cui non sembra che Conte l’avesse presa male e che si fosse scontrato col suo giocatore.

Altro punto su cui la Disciplinare batte è quello della “stranezza”, per cui il giocatore, definito per due volte “titolare”, fosse messo fuori rosa nella parte clou della stagione. Forse è il momento di far parlare i numeri.

Chi scrive si è preso la briga di fare una ricerca cavillosa dei tabellini della stagione senese 2010/2011 (tempo speso bene, alla luce dei risultati), con particolare riguardo a Mastronunzio, ed eccone i risultati (tra parentesi il numero della giornata):

  • Pescara Siena (1), titolare, gioca 77 minuti,segna l’1-0. Risultato finale 1-1.
  • Siena Reggina (2), titolare, gioca 90 minuti e segna l’1-0. 2-1 il risultato finale.
  • Livorno Siena (3),titolare, gioca 90 minuti, non segna. Lo fa Larrondo, da subentrato.
  • Siena Cittadella (4), titolare, gioca 55 minuti (!). E’ il primo ad essere sostituito (da Larrondo). Non segna nel 3-1 finale. Doppietta di Calaiò.
  • Siena Atalanta (5), titolare, gioca 90 minuti e segna il decisivo 1-0.
  • Piacenza Siena (6), titolare, gioca 84 minuti e non segna. Finisce 0-1.
  • Siena Modena (7), titolare. Gioca 90 minuti e non segna. 2-0 il risultato finale.
  • Triestina Siena (8), titolare. Gioca 79 minuti e non segna. Sostituito da Reginaldo. Risultato finale 0-0.
  • Siena Padova (9), titolare. Gioca 90 minuti, e segna l’1-0. Risultato finale 2-1, con gol bianconero di Reginaldo.
  • Empoli Siena (10), titolare. Gioca 90 minuti e non segna. La partita finisce 3-0.
  • Siena Crotone (11), titolare. Primo ad essere sostituito sullo 0-0,al 56′ (!), da Larrondo.
  • Sassuolo Siena (12), titolare. Gioca 90 minuti, ma non segna nel 4-3, a differenza di Reginaldo e Calaiò suoi compagni di reparto, rispettivamente autori di 1 e 2 reti.
  • Siena Frosinone (13), panchina. Gioca 17 minuti, entrando al posto di Calaiò, autore dell’1-0. Segna il 2-0.
  • Vicenza Siena (14), titolare, gioca 90 minuti, non segna (2-2 il risultato finale).
  • Siena Grosseto (15), titolare, segna il 2-1, esce all’82′ per Brienza.
  • Portogruaro Siena (16), titolare, gioca 78 minuti, segna il 2-0.
  • Siena Novara (17), titolare, gioca 75 minuti, non segna. Esce sullo 0-0 e Larrondo, subentrato a Calaiò, dopo 5 minuti firma l’1-0.
  • Torino Siena (18), panchina per 90 minuti.
  • Siena Ascoli (19), panchina, entra al 61′ sul 3-0 (!) per Calaiò.
  • Varese Siena (20), titolare gioca 73 minuti, non segna. Sostituito da Larrondo
  • Siena Albinoleffe (21), titolare, gioca 90 minuti, non segna.
  • Siena Pescara (22), titolare, gioca 90 minuti, non segna.
  • Reggina Siena (23), titolare, sostituito da Calaiò al 63′, sullo 0-0.
  • Siena Livorno (24), titolare, gioca 76 minuti, segna nel 4-0.
  • Cittadella Siena (25), titolare, gioca 90 minuti, non segna e la partita finisce 0-0.
  • Atalanta Siena (26), titolare, gioca 50 (!) minuti, uscendo sullo 0-0, sostituito da Reginaldo.
  • Siena Piacenza (27) panchina, entra al 27′ per l’infortunio a Caputo.
  • Modena Siena (28), panchina per 90 minuti.
  • Siena Triestina (29) panchina, entra dopo Larrondo (!), che segnerà, sullo 0-0, al 67′.
  • Siena Padova (30) titolare, gioca per 89 minuti e segna Risultato finale 2-1.
  • Siena Empoli (31) titolare, sostituito al 75′. La partita finisce 0-0.
  • Crotone Siena (32) panchina,entra a 10 dalla fine, sullo 0-2 (!).
  • Siena Sassuolo (33) panchina,entra a 20 dalla fine, sul 3-0 (!) e segna.
  • Frosinone Siena (34), panchina per 90 minuti.
  • Siena Vicenza (35), panchina, entra a 20 dalla fine per Calaiò, sul 2-0 (!).
  • Grosseto Siena (36), panchina per 90 minuti.
  • Siena Portogruaro (37) panchina, entra a 15 minuti dalla fine per Calaiò sull’ 1-0.
  • Novara Siena (38) tribuna.
  • Siena Torino (39) panchina, entra al 46′ per Calaiò, autore di una doppietta, sul 2-1.
  • Ascoli Siena (40) tribuna.
  • Siena Varese (41) tribuna.
  • Albinoleffe Siena (42) tribuna.

Si noti, facilmente, innanzitutto, che Mastronunzio giocò 45 minuti della partita successiva a quella incriminata. E l’accordo fatto con Conte dov’è finito? L’hanno infranto per poi ricomporlo per le 3 giornate successive? Sic paret.

Tirando le somme, si può inoltre constatare che, nel girone d’andata:

  1. Mastronunzio gioca, su 21 partite, 18 dal 1° minuto, 2 da subentrato cumulando 47 minuti e in una non entra in campo affatto.
  2. Colleziona 7 goal in 20 presenze, 5 decisivi e 2 ininfluenti.
  3. Viene sostituito 10 volte (su 18 partite),e  2 volte intorno al 55° minuto.

Mentre, nel girone di ritorno:

  1. Mastronunzio gioca, su 21 partite, 7 partite dal 1° minuto (meno della metà rispetto al girone d’andata), 7 da subentrato (e si noti che 1 volta entra a causa di un infortunio occorso al compagno, per 3 volte a risultato congelato e per 1 volta sull’1-0 per il Siena) cumulando 195 minuti, in tre non entra in campo affatto e per 4 volte è in tribuna (a fine stagione e a promozione ottenuta o al massimo distante 1 punto).
  2. Colleziona 3 reti in 14 presenze totali, 1 decisivo e 2 ininfluenti.
  3. Viene sostituito 5 volte (su 7 partite), e 2 volte intorno al 60° minuto.

Se volessimo rappresentare in un grafico l’andamento e l’utilizzo stagionale del giocatore, potremmo usare senza dubbio una linea discendente. Cosa è successo? Mastronunzio, titolare inamovibile nel girone d’andata, perde smalto in quello di ritorno, segna poco e, al contempo, Larrondo, Calaiò e Sestu sembrano avere una marcia in più. Soprattutto il primo, da subentrato, attraversa, in un certo periodo della stagione, un vero magic moment, dal momento che, pur giocando pochissimo, riesce a siglare gol pesanti, da 3 punti. Ma l’elemento che più di tutti cambierà le gerarchie è Reginaldo, regolarmente preferito a Mastronunzio (come anche altri compagni) da un certo punto della stagione in poi. Questi gioca la sua ultima partita da titolare a 11 giornate dalla fine, quando non segnerà in 75 minuti e “condannerà” la propria squadra al pareggio (ovviamente divide il “merito” con gli altri suoi compagni). Da lì in poi è una vera e propria anticlimax, e collezionerà la miseria di 109 minuti di gioco in 11 partite. Il tutto mentre Calaiò e gli altri si danno un bel da fare per mettere in discussione le gerarchie.

Aggiungo, e voi Juventini capirete, che lo score totale dell’attaccante ex Ascoli è di 10 reti. Vi ricorda qualcosa o qualcuno della Juventus? Certamente ve lo ricorda: Matri. Titolarissimo nella prima parte di stagione, finisce per perdere costantemente posizioni nelle scelte di Conte, che arriva a preferirgli Quagliarella e persino Borriello, oltre che Del Piero e l’inamovibile Vucinic. Anche per Matri 10 reti, concentrate nel girone d’andata, tanta panchina nella seconda parte della stagione, e stesso ruolo di Mastronunzio. Non sarà mica che Matri aveva insistito per far lasciare i punti alla sua ex squadra, il Cagliari, finendo per far “prendere atto” a Conte, che poi gli avrebbe benevolmente “concesso” le poltrone, comodissime, per carità, dello Juventus Stadium? Fossi nella Procura, indagherei.

A questo punto, sorge spontanea la domanda: dove sta la stranezza riscontrata dalla Corte? La tribuna finale è conseguenza direttissima della parabola stagionale discendente e delle numerose panchine accumulate dal giocatore a partire dal giro di boa del campionato; e un’esclusione del giocatore a promozione acquisita è tutt’altro che sospetta, soprattutto se viene considerato “titolare”. E allora? Che Conte non ricordi la vicenda nel suo interrogatorio del 12 Luglio non è del tutto normale, dato che è normalissimo che un giocatore fuori forma stia anche fuori dal campo? E anche se fosse stato in forma, non aveva Conte tutto il diritto di scegliere la formazione?

Chissà, magari spulciando il C.G.S. qualcosa si trova.

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