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Tag: snejder

Galatasaray-Juventus Preparati all’Inferno

Sfida caldissima quella di stasera, ma come ha detto Buffon “non ho mai visto un tifoso segnare e se accade l’annullano”. Sintesi perfetta dello stato d’animo della Juve che si giocherà la qualificazione.

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Mamma li turchi, con un italiano a dettare lo schema tattico e tanti ex del calcio che conta a guidare la squadra. Non sarà semplice, e infatti si chiama Champions League.

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A Conte mancherà terribilmente l’esperienza di Pirlo, anche se non lo ammetterà mai. Al suo posto Pogba, ma il francese ha ben altre caratteristiche. Ciononostante gran parte del gioco distensivo di stasera passerà dai suoi piedi, con la possibilità di far girare Marchisio e Vidal in una posizione dove l’erede del numero 21 non esiste, purtroppo, al mondo.

Se è vero che il cuore del centrocampo è il punto nodale in cui si deciderà la gara, è pur vero che gli attacchi potrebbero sbilanciare ogni tipo di equilibrio. Il tabu di Tevez contro la malizia di Drogba. La classe di Snejder contro la crescita paurosa di Vidal. Con un Llorente in più da una parte, e un ex che darà il 200% dall’altra (leggi Felipe Melo, che però continua a spendere parole al miele per la sua ex squadra: massima stima).

In palio la qualificazione. In palio conferme e delusioni. Tocca alla Juve decidere che titolo dare al giornale di domani.

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Rassegna(ta) stampa sportiva del 7 maggio 2011

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Inauguro questa nuova rubrica, sperando di poterla alimentare giorno dopo giorno. Nessuno si disturbi, è solo un gioco.

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Leonardo: dal 4-2-fantasia a un fantastico-2-5

Una figura di questo tipo è nelle corde di una formazione che corazzata non lo è stata mai, se non in qualche riga di qualche giornale. Il peace & love di un trasformista come Leonardo (non capisco tuttora come si può passare dal rossonero al nerazzurro con cotanta semplicità) è semplicemente l’idea più macabra per nascondere pecche e mancanze di un tecnico che in appena 2 partite, quelle decisive, quelle che valgono una stagione, torna in una dimensione più reale e certamente consona alla sua storia.

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Il Leonardo che conosciamo tutti è una persona come poche ne esistono nel calcio mondiale: simpatica e umile, di buoni propositi e molto molto intelligente. Il salto dalla scrivania al campo non è mai facile. Dalla sua ha avuto la fortuna di avere a disposizione alcuni fenomeni che gli hanno quasi sempre tolto le castagne dal fuoco: prima al Milan ora all’Atalanta di Milano. Ma di idee e innovazioni nemmeno l’ombra. E quel passaggio ai cugini più odiati con la spavalderia di chi i valori, professati, non li ha mai veramente capiti è raccapricciante. Quanto meno non a distanza di pochi mesi da un divorzio sulle cui motivazioni mi sono sempre espresso positivamente. In appena 3 giorni ha regalato a chi tifa il rossonero delle emozioni che nemmeno Liverpool o Van Basten hanno saputo regalare (ovviamente è un esagerazione, ma conosco gente che oggi era più soddisfatta di sabato notte!).

L’anno scorso l’autogestione rossonera portò a un clamoroso terzo posto: clamoroso perché la pochezza dello scorso campionato è risaltata da quello attuale, in cui un modesto Milan sorretto dalle gesta di Ibra è in vantaggio su un Napoli basato su Lavezzi-Cavani e una formazione che con Benitez aveva riscoperto la reale forza e qualità.

Alla SNAI avevano avuto la tentazione di non quotare la sfida di San Siro. I tedeschi sono arrivati a Milano con defezioni paurose, tanti giovanotti e nessuna possibilità di impresa. Ma di fronte alla storia nerazzurra nulla è impossibile. Anzi, il ridicolo diventa realtà. Se da terzo conquisti lo scudetto, che avevi visto da lontanissimo per 16 anni, allora ci sta pure che una delle più modeste formazioni tedesche possa distruggere 80.000 persone che ieri sera non hanno avuto nemmeno la forza per protestare. Per alzare la voce contro chi era stato candidato a Pallone d’Oro (Snejder) o a imperatore dell’Africa (Eto’o, afflitto dalla sindrome di Ibrahimovic, cioè forte contro i deboli e… il seguito lo conoscete).

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Massimo Moratti, il petroliere che organizza da 4 anni il Torneo Aziendale Italiano, aveva presentato la sfida con una spavalderia che credo abbia caricato a molla un tizio come Raul, che il buon Mourinho ha pensato bene di cancellare dalla storia dei Blancos. L’arroganza di aver scelto la formazione più scarsa per i quarti del torneo europeo per eccellenza è stata pagata amaramente. Ci sta pure che la Seconda Squadra di Milano possa vincere in terra germanica per un numero di gol anche superiore a 5, la serata resterà impressa nella mente di chi non ha mai creduto alla storiella raccontata dalla Cazzetta-Rosa o da certe trasmissioni sportive.

Impietoso, con una punta di rammarico per i tifosi dello Schalke che potevano addirittura portare a casa il game in almeno altre due chiare occasioni, cioè i pali. Perché Leonardo, frastornato, non ce l’ha fatta a tenere il conto delle occasioni create dallo Schalke, che non sono solo 5, ma molte di più, con 2 pali a salvare uno Julio Cesar che quest’anno ne sta combinando di cotte e di crude epperò continua a essere paragonato a Zoff, a Buffon o a Higuita.

La soddisfazione mia personale maggiore è vedere comunque il buon Ranocchia. Difeso e coccolato anche oggi, dopo una prestazione che nemmeno il 17enne che il giovedì sera si trova a fare da sacco-per-le-botte agli attaccanti della Prima Squadra che preparano la prossima sfida di campionato. I casi sono due: o Bonucci e Ranocchia hanno la stessa età e quindi possono godere dello stesso trattamento, o siamo alle solite maledette povere abitudini italiane. Io mi tengo stretto il Leonardo bianconero, che avrà certamente qualche colpa, ma ha molte chiare attenuanti. E speriamo che questo Leonardo-allenatore perduri su quella panca perché il peace & love continua a regalarmi serate molto divertenti, che allietano in parte una stanca giornata di lavoro.

E ora… sotto con la Casoria. C’è la sensazione che il puzzle, caduto a terra nell’estate del 2006, possa veramente essere ricomposto durante la prossima estate. Buon lavoro Giudice Teresa!

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Meritocrazia? E’ dura farla capire a Milano!

I pianti della Cazzetta-Rosa sono direttamente proporzionali alle lamentele del Padrone Petroliere.

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E’ bastato un po’ di contraddittorio da parte di due mediocri formazioni (onestamente non si può parlare di corazzate né di squadroni) come Milan e Juventus che la supremazia fasulla della Seconda Squadra di Milano si è sciolta come neve al sole. Non venitemi a dire che la colpa è degli infortuni!? Perché l’anno scorso e due anni fa la Juve è stata massacrata indipendentemente dei 20 uomini costantemente assenti dal campo di gioco. Domenica dopo domenica. E non venitemi a dire che la colpa è quella di essere sazi: i trofei fasulli non ingrassano, anzi innervosiscono di più quando quelle che tu pensi essere vittorie sono in realtà degli acquisti e così all’estero li giudicano. Vittoriucole, perché frutto di inganni e di manovre losche.

In questo contesto diventa allora impossibile capire la scelta di oltre 200 tecnici e capitani di affidare ai tre meravigliosi interpreti del Barca la lotta per il Pallone d’Oro. Trofeo che negli anni ha toccato cifre anche ridicole, come quando fu scippato a Del Piero nel ’96 per consegnarlo a Sammer. O come quando diventò il premio al miglior giovane e cioè Owen, o il premio all’acquisto più costoso e cioè Figo. O il premio a uno che ce l’aveva fatta e cioè Cannavaro davanti al più meritevole Buffon (tra l’altro, entrambi della Juve, proprio alla vigilia di Calciopoli, un’anomalia che nemmeno in Matrix…).

Come spiegare quindi a quelli dell’Atalanta di Milano che il terzetto che si giocherà il Pallone d’Oro non è stato mai così giusto? Da qualunque parti la si guardi appare complicato trovare una pecca in tale scelta. L’ho ribadito più o meno coscientemente in questo blog e in questi due anni.

Purtroppo il Pallone d’Oro può essere assegnato soltanto ad un giocatore e soltanto una volta all’anno. Non l’hanno ricevuto MaldiniZoff, né tanti altri talenti del calcio mondiale. Va così. Ma negli ultimi due anni appare chiara una inversione di tendenza. Cristiano Ronaldo ebbe a firmare una stagione irripetibile, dove non si riesce più a distinguere il numero di gol dal numero delle giocate e delle presenze e delle vittorie. Autentiche, autentiche vittorie. Poi venne il turno di Messi, che attendeva lì la consegna. E Messi quest’anno se la gioca, ma non lo vincerà.

Qualcuno dice che è vergognoso che in lizza ci siano tre del Barca. Questo qualcuno avrà sicuramente bevuto, che è male, o è in malafede, che è peggio. Che significa questa frase? Che senso ha pronunciarla? Se i tre migliori al mondo giocano lì… quale assurda e stupida regola vieterebbe di farli concorrere al premio?

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Giù la maschera e cerchiamo di essere obiettivi. Si arriva al Pallone d’Oro non per collezione di vittorie, ma per collezione di prestazioni. Per presenza in campo e poi c’è quello strano fattore della disciplina. In passato tante volte si è detto che qualche calciatore ha stracciato la sua posizione davanti alla giuria per via di qualche fattaccio arbitrale. Una volta fu una testata, un’altra una rissa, un’altra ancora qualche esagerazione di troppo nella vita privata. Non è questo il caso, ci mancherebbe, ma l’esclusione di Snejder è facilmente spiegabile.

Xavi e Iniesta sono oggi il prototipo di quelli-che-vorresti-sempre-avere-in-squadra. Il regista più forte al mondo, autore di una carriera fantastica e non già finita, e un dei centrocampisti più strepitosi, di quelli che ti fanno vincere sul serio perché incidono sulla prestazione della squadra in modo determinante. Così in Champions, così in Campionato (dove la Liga supera di molto la Serie A) e così al Mondiale. Senza dimenticare la vittoria dell’Europeo. E senza dimenticare quell’essere signore in campo che è ormai è una dote di pochi. Xavi e Iniesta, rispettivamente i protagonisti assoluti degli ultimi due anni di calcio mondiale. Basta guardare i dati, le cifre e leggere le partite.

Su Messi nemmeno parlo. Quello che credo sia un falso sono i 58 gol in 60 partite nell’anno solare 2010. In rete molti confermano questo dato, ma non ci credo. Scherzi a parte alzi la mano chi ha qualcosa in contrario alla nomination di Leo Messi.

Tutti gli altri, esclusi questi tre, vengono incontrovertibilmente dopo. Anche dopo aver vinto un Campionato che Campionato non era, e cioè la Serie A o Torneo Aziendale come la chiamano all’estero. Anche dopo aver vinto una Champions a quel modo, col Vulcano di mezzo e tanti strani episodi. Soprattutto all’estero valgono le uscite di testa di un ragazzo, tale Snejder, che ha collezionato gialli su gialli e pure qualcosa in più, risse e prestazioni sopra la media, ma certo non da fenomeno. E’ l’ennesima conferma di come a Milano hanno un modo tutto loro di interpretare le cose.

Io non vedo nulla di scandaloso a decidere fra Xavi, Iniesta e Messi. Non vedo nulla di scandaloso nel valutare che da agosto a dicembre tale Snejder ha inciso ancora meno di Amauri nella Juve o del Presidente del Bologna. Non vedo nulla di scandaloso se la sua esclusione dai tre posti è dettata dalla visione delle partite di questa seconda parte dell’anno. A meno che, anche lì, un Guido Rossi vada a stravolgere le regole. Ma il calcio è una cosa seria e, a differenza dell’Italia, all’Estero lo sanno benissimo.

P.S.

Il mio preferito è Iniesta, fermo restando che quel Messi lì è ad un passo dai più grandi della Storia del Calcio.

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