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Tag: sportitalia

Caro Beppe, dove eri l’anno scorso? E nel 2006?

Bello, davvero molto bello. E giusto soprattutto. “Basta con questa falsa ipocrisia” ha gridato Beppe Accardi in Speciale Calciomercato, la trasmissione di Sportitalia. Presenza fisica e parole che sottoscriviamo in pieno.

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Ne ha avute per tutti: direttori tecnici italiani affascinati dal nome estero, Lega, la Procura di Palazzi. E qui cominciano a girarmi in modo vorticoso, generando un piacevole vento visto il caldo.

Qui giochiamo con la dignità delle persone. Qui ci sono vite che si possono rovinare. Oh, ma siamo matti?”. Parole che sottoscriviamo, compreso il tono veramente veemente con il quale sono state pronunciate. Bravo Beppe, che in questo modo ha praticamente messo in guardia sul caso Mauri.

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Epperò mi scappa una domanda: ma l’anno scorso Beppe Accardi dove era? E questo “ragionevole dubbio” che serpeggia sui giornali, l’anno scorso dove era nascosto? Mauri-Lazio fa meno effetto di Conte-Juve: oggettivo, lapalissiano. E quindi? E’ solo il piacere del palcoscenico? Conte poteva essere maltrattato, mentre su Mauri dobbiamo andar cauti? E il povero Luciano Moggi, colui che ne capisce più di tutti di calcio?

E’ da anni che combattiamo per restituire dignità alle persone che sono state infangate in modo vile e ignobile, senza che alcuno – pochissimi, in verità – abbiano mai fatto la sfuriata di Beppe a Sportitalia. Senza che alcuno abbia puntato il dito sui veri ignobili personaggi che hanno distrutto questo paese (e molto spesso il paese calcistico coincide con quello politico-civile).

Attaccare la Juve fa comodo, difendere gli altri portando in dote il “ragionevole dubbio” mi sembra corretto. Il problema è che questo atteggiamento vale solo quando non c’è la Juve di mezzo.

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Criscitiello: né giornalista né nullafacente

Il titolo è dichiaratamente provocatorio. Abbiamo più volte polemizzato col conduttore di Sportitalia, ma allo stesso tempo gli abbiamo i complimenti quando meritati. Per esempio continuiamo a fargli i complimenti per il buonissimo lavoro con le sue trasmissioni su calcio e mercato. E anche per l’aver sollevato il problema Conte.

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Ora però il buon conduttore dovrebbe spiegarci una frase che sa di Gazzetta, che sa di “conservazione dell’audience”  e che stona con quanto dichiarato e emerso proprio nelle sue trasmissioni.

Conte non é colpevole né innocente.

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Ce la spieghi bene. Per il rispetto che si deve all’intelligenza, di fronte a un’accusa di combine di partite un individuo non può essere né innocente né colpevole. La ragione è semplice: in un processo bisogna sostenere una ipotesi e verificarla attraverso la produzione di prove. Nel caso Conte le prove sono state ampiamente prodotte, ma sfortunatamente soltanto da una parte e cioè dalla difesa.

Criscitiello sa benissimo, perché con quelle telefonate ha alzato di parecchio gli ascolti e la risonanza del suo marchio, che esiste un fiume di dichiarazioni e prove che assolvono Conte da qualunque tipo di accusa, sia essa illecito o omessa denuncia. Perciò Conte o è colpevole, ma dovrebbero spiegarci il perché, o Conte è innocente e sappiamo già il perché. In mezzo, come un equilibrista sul filo a metri da terra, non si può stare. E chi vuol starci, su quella fune a metri da terra, tenta solo di non inimicarsi i poteri forti della politica calcistica italiana. Ma quanto si può resistere in equilibrio? Quanto tempo prima di cadere giù in un botto fragoroso che sconquassa dignità e onestà intellettuale?

Anche perché Criscitiello e altri dovrebbero spiegarci cosa è questa terza posizione, questa nuova dimensione della Giustizia. Ricordiamo ai più che Conte sta già scontando un’assurda pena in attesa di giudizio, che non arriverà mai. Conte è già fuori da giochi mentre suoi colleghi commentano tranquillamente in RAI o peggio restano in campo nonostante vergognose squalifiche in Supercoppa.

Questa nuova dimensione a noi ci sembra proprio una conferma di quanto la gente comune potrebbe pensare: un attacco frontale e smisurato alla Juve, nel tentativo di rallentarla, di innervosirla e favorire perciò chi rincorre i bianconeri ormai da 14 mesi. Né colpevole né innocente, semplicemente imbattuto e vincente!

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Criscitiello, il secondo conduttore di SportItalia: mah!

Zapping furioso al fischio di inizio di Cagliari-Juventus. Festa dopo 6 anni, quel senso di strapotere, la coscienza di aver mandato in frantumi i fegati di mezza Italia. E così la cosa più divertente è proprio vedere le facce che ci stanno in RAI e Mediaset, pure quelle di SportItalia.

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E proprio qui assistiamo a una delle scene più esilaranti. A un certo punto, domandone iniziale di chi ha gufato e non riesce a nascondere la passione rossonera, il secondo conduttore domanda:

Ha vinto la seconda squadra più forte?

Lo studio ci mette un po’ a metabolizzare la stronzata appena sentita, poi nessuno sa bene cosa rispondere. Rispondiamo noi.

Sono 41 le partite utili consecutive. Per “utili”, in gergo calcistico, si intende il fatto di portare punti a casa: 1, in caso di pareggio, 3, in caso di vittoria. La deduzione logica porta alla conclusione: la Juve, nelle ultime 41 partite, non ha mai perso.

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Non perdere, vincere, avere più punti e con quei numeri bulgari in fatto di possesso palla e dominio territoriale, numeri di gol subiti e gioco controllato, dovrebbero portare a un unico risultato: sì, ha vinto la squadra più forte.

Tenendo a mente soltanto le prime della classe, cioè le prime 8 squadre oggi in classifica, salta subito all’occhio che la Juve ha la migliore classifica avulsa. Perché ha vinto contro tutte, perché non ha mai perso. Al contrario, la corazzata rossonera ha la peggiore classifica avulsa. Sarebbe prima soltanto all’Udinese.

Vista la domanda, perciò, suggeriamo un piccolo cambio nel nome del programma: da “Che DomenicA!” a… “Che stronzatA!”.

P.S.

E noi godiamo, godiamo ancora di più. 

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Furio Fedele e i suoi dubbi su Conte? Aria fritta

Incredibile, ma vero. Binda e Pedullà zittiscono un vergognoso Furio Fedele a Sportitalia.

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Certi opinionisti dovrebbero tacere o avere la coscienza di limitarsi a parlare della propria squadra e nelle sedi opportune, non certo un salotto che viene visto da italiani di tutti i colori (intendo i colori della bandiera tifata).

La delusione di Fedele è palpabile, il nervosismo è forse pari al mio gradimento, ma la cosa più strana è che i concetti espressi da Fedele non trovano alcuna giustificazione sul campo.

Chiedo scusa se torno sempre al campo, ma per me quello è il padrone di tutto.

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In breve, Fedele sostiene che:

  1. Conte non capisce di tattiche perché ha cambiato il suo 4-2-4 in un 4-1-4-1 nel quale trovano spazio tanti giocatori senza ruolo;
  2. la Juventus non ha una spina dorsale;
  3. la Juventus non ha giocatori titolari perché cambiano ogni partita;
  4. le partite disputate dalla Juventus sono in realtà poca roba, anzi ha avuto fortuna a vincerne tre.

Chi non crede a quanto scritto sopra può tranquillamente rivedersi la puntata del 6 settembre.

Bene, cominciamo a ragionare, e scusate se ci provo, punto per punto:

  1. a differenza di molti altri Conte sta cercando di adattare il modulo ai giocatori a disposizione e anzi è stato l’unico finora a presentare due moduli pienamente funzionanti. Lo ha detto e ripetuto in ogni conferenza stampa: “stiamo lavorando su due moduli”. Cosa intende, poi, Fedele per giocatori senza ruolo è tutto un mistero buio;
  2. la Juventus ha finalmente una spina dorsale, è per questo che è tornata a dar fastidio. Ha una spina dorsale e quest’ultima è composta proprio da Conte e da Andrea Agnelli, custodi di una juventinità perduta negli ultimi anni, da Alessandro Del Piero e Buffon, le ultime grandi bandiere di questo calcio, da Marchisio e Chiellini, giovani rampanti con già una discreta esperienza e un carattere da bianconero vero, e poi ci sono i nuovi che si sono meravigliosamente inseriti nel gruppo e cioè i vari Vidal e Pirlo, Lichtsteiner e Vucinic. Scusate se è poco;
  3. questa non la commento: è talmente idiota come frase che non ha senso nemmeno snocciolare i numeri delle presenze della Juventus: Buffon, Chiellini, Barzagli, Lichtsteiner, Pirlo, Marchisio, Vidal, Pepe. Chi mi sa dare il conteggio dei minuti che questi hanno giocato in campionato? E chi mi sa dire chi supera, in minutaggio, questi giocatori?
  4. caro Furio Fedele, tu che sei milanista… prendi e porta a casa. Due a zero, a me basta così. Se poi dici che abbiamo giocato con le nullità… beh, non raccolgo l’assist e chiudo.

Il calcio italiano è commentato da questi signori… povero il calcio italiano. E poveri quelli che si fanno gioiosamente prendere in giro da questi qui.

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Rassegna(ta) stampa sportiva del 20 luglio 2011

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Un po’ per ridere… un po’ per riflettere:

  • Inter, Materazzi: “Grazie a Mou e Moratti” – dello stipendio, della panchina, della pensione anticipata, ovviamente!
  • City, Balotelli: “Tevez? Sarò io il leader della squadra” - fossi tifoso del ManCity… sarei preoccupatissimo!
  • Juventus, sprint per Kjaer – attenzione agli scatti, l’infortunio è dietro l’angolo!
  • Inter, Alvarez: “Banega è fortissimo” – ma questo ragazzo l’hanno acquistato come centrocampista o come direttore tecnico?
  • Pallavicino: “Montolivo ha il diritto di non rinnovare” – si parla sempre di diritti, mai di doveri, è un po’ strano!
  • Sampdoria, cercasi numero 10: si pensa a Brienza o a Gasbarroni – così da essere ceduto già a gennaio!
  • Sportitalia – Offerto il 40% di Paulinho alla Roma – più il 5% di Pippo Baudo, i 3/4 di Collovati e i 5/8 di Rete4!!!
  • Palermo, Sogliano: “Molto impegnati sul mercato in uscita” – non credo che a Palermo siano molto contenti!
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Caro Criscitiello, hai perso un’occasione per stare zitto!

Un peccato, una vera caduta di stile, ammesso dell’esistenza di stile, si intende.

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Durante la trasmissione del giorno 12 luglio 2011 sui canali di Sportitalia, Michele Criscitiello ha esplicitamente detto:

Siamo a Bardonecchia con un nostro uomo: l’organizzazione lascia a desiderare, poca gente. Insomma, anche da questo si vede quanto è grande una società.

Chissà chi avevano mandato a Bardonecchia! Chissà se avevano realmente mandato qualcuno a Bardonecchia! Chissà se l’uomo mandato sia effettivamente andato a Bardonecchia!

Perché basterebbero poche email per confermare che a Bardonecchia l’organizzazione era piuttosto efficace: un palco, tanta musica, tanta voglia di divertirsi, in una piccola piazza. Organizzazione minima, con telecamere di SportMediaset e Juventus Channel, con Pigi Pardo e la Ciardiello.

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Le persone sono state quantificate in 2000, per la questura nerazzurra soltanto una decina, è evidente! Questura cui si è rivolto Criscitiello, probabilmente.

Ma, ammettiamo pure che ci fossero realmente poche persone (di un lunedì sera, in un luogo di appena poco più di 3000 abitanti e scomodo da raggiungere), cosa caspita c’entra l’ultima frase, che appare volgare, gratuita e completamente inconsistente?

Altra occasione persa per stare zitto?

Sì perché, nonostante l’interessante tentativo di proporre un altro punto di vista sul calcio e sul calciomercato, più seguo quelle voci e più noto un forte accento tradizionalista. Per tradizionalista intendo l’attacco gratuito a una Juve in ricostruzione che ha già soffiato Pirlo al club scudettato (deriva da questo l’astio nei confronti di Marotta di Criscitiello?), sistemato le fasce (in attesa di vederne il reale funzionamento sul campo) e adesso pare libera per prendere almeno due grandi giocatori.

Così registro l’ennesima incoerenza di pseudo esperti di pallone che, teoricamente, non dovrebbero rispondere a nessuna logica di potere mediatico. Ma, mi dicono, a conclusione della trasmissione Sportitalia si affida alla Gazzetta per capire il calcio del giorno dopo.

Ah, uhm… allora amen, non sapevo della disgrazia, ritratto tutto!

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Caro Criscitiello, quello scudetto è della Juve. E la colpa è SOLO VOSTRA!

Caro Criscitiello,

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ho ascoltato con disgusto la strana giustificazione sul mancato collegamento di Moggi a Sportitalia. Trovo adesso che sia stata una grande intuizione pubblicitaria: conosco migliaia di tifosi sintonizzati su quel canale solo per sentire il Direttore. Vabbé, fa parte del gioco.

A darmi ancora più fastidio è la conclusione di questo piccolo pezzo:

Non era professionale sentire una sola campana. Speriamo che l’Inter accetti al più presto un nostro invito, per difendere la memoria di chi non c’è più. Come andrà a finire? Quello scudetto è la vergogna del calcio italiano. Dopo 5 anni ancora non sappiamo di chi è. La colpa non è nè della Juve, nè dell’Inter; ma del sistema.

Curioso, molto curioso che per 5 anni avete fatto tutto, proprio tutto – e parlo in senso generalizzato – per insabbiare ogni tipo di novità emersa da chi quelle carte, che ora per miracolo non esistono più perché mai esistite, le aveva studiate sul serio e aveva capito tutto il tranello e la farsa che avete inscenato per 5 anni.

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Una sola campana? Ma qui la verità è una e una soltanto, nota ai più da quell’estate del 2006.

Fu una farsa, fu una truffa, palesemente organizzata da Moratti & Soci (cioè gente che è ancora oggi in Federazione, dai vertici Telecom molti dei quali oggi sono diventati dirigenti nerazzurri) e avallata dai media.

La colpa è certamente dell’Inter, che si è elevata a paladina di giustizia, come solo gli infami sanno fare, e la colpa è soprattutto vostra che dovreste tutelare la verità.

Peccato. Solo per un attimo mi ero illuso che il mio Paese si fosse svegliato. Niente, questa Italia è destinata piano piano a scomparire. Il processo di degenerazione morale è cominciato da tempo. Stiamo sempre più scivolando a livelli di civiltà francamente inaccettabili. E la colpa non è certamente mia!

 

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Caro Criscitiello, le parole hanno un peso

Apprezzo il lavoro svolto da Michele Criscitiello a Sportitalia. Ho seguito e seguo ancora le trasmissioni che ha condotto e ne apprezzo le doti di conduttore e ravvivatore dei dialoghi con in vari ospiti. Ha fatto un grandissimo lavoro col portale Tuttomercatoweb dove scrive editoriali.

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Nell’ultimo editoriale firmato Criscitiello ha però scritto un paio di concetti che stonano con la realtà dei fatti. E da lui, giovane e quindi pieno di energie mentali, proprio non me lo sarei mai aspettato. Anche perché a Sportitalia apprezzo pure la grande dignità e professionalità con cui tutti svolgono il proprio lavoro, senza padroni, almeno apparentemente. Perciò non capisco la sviolinata nei confronti di Galliani.

A parte che ha copiato il mio come volevasi dimostrare del 14 febbraio (sto scherzando, ovviamente), ma il suo articolo contiene parecchi errori concettuali.

Innanzitutto, improvvisamente, i complimenti di inizio stagione sono stati sostituiti da giudizi ormai definitivi sulle scelte di Andrea Agnelli. E in un colpo solo gli acquisti di Quagliarella e Aquilani, Storari e Bonucci, Krasic e Matri sono stati dimenticati, cestinati e archiviati. Criscitiello dimentica l’ingente lavoro cui è stato chiamato Marotta in appena 60 giorni. Senza fondi e costretto a vendere giocatori con scarse richieste e scarsa appetibilità internazionale. Praticamente quasi una missione impossibile. Eppure sono partiti gli scarti e i flop della vecchia dirigenza che hanno contaminato giocoforza la rosa attuale: parlo di Poulsen spedito in Inghilterra per 6,5 milioni di euro, di Tiago parcheggiato in Spagna, della metà di Criscito (non riscattabile) con i quali pagare buona parte del cartellino di Bonucci (uno dei difensori italiani più promettenti, ma ci si è già dimenticati perché ci si aspettava un nuovo Baresi o un nuovo Nesta che da solo avrebbe retto l’urto degli avversari), sto parlando pure di Amauri che a Torino non ha mai brillato e ha rappresentato un grosso problema, e via così. Si doveva partire cominciando a tagliare i rami secchi e così è stato fatto. Cosa peraltro ripetuta più e più volte dal Presidente e dallo stesso Marotta (cui andrebbe pure conteggiata l’eventuale scelta di portare a Torino Di Natale).

E cominciamo ad analizzare alcune frasi:

Chiariamo un altro punto: le colpe del tecnico sono oggettive. Sbagliata la preparazione, approssimativa la gestione dello spogliatoio e giocatori fuori ruolo ad ogni incontro.

D’accordo: bisogna criticare sempre e comunque, ma fare riferimento al contesto può sempre tornare utile per dare credito alla propria analisi. Del Neri si è ritrovato senza ali, a parte il solo Krasic. E il gioco di Del Neri è sviluppato sulle ali. Il Capitano dell’Under 21 Marco Motta ha toppato e fortunatamente non è costato una barca di soldi, anzi tutt’altro. Scommessa persa, ma le colpe di Del Neri qui sono veramente minime. Ha deluso Martinez, pagato un po’ troppo, ma a livello di ipotesi la scelta poteva essere corretta: l’anno scorso aveva impressionato per dinamismo e per la capacità di saltare l’uomo. Del Neri ci ha tentato, ma ha ricevuto scarsa collaborazione dal sudamericano. Traoré ha infilato un infortunio dietro l’altro: praticamente non è ancora giudicabile, eppure anche lì la scelta ipotizzata era corretta. Un terzino di spinta, pure abbastanza tecnico: le ricadute non sono imputabili a Del Neri perché nessun altro esterno ha subito la sua stessa sorte (l’infortunio di De Ceglie è per esempio di natura traumatica, scagionata quindi anche qui la preparazione).

Del Neri si è però inventato Sorensen esterno che non ha certo deluso. Anche qui c’è uno strano concetto di valutare le prestazioni: è giovane, ma ci si aspettava magari che asfaltasse Maicon o che riproponesse le discese di Maldini o difendesse come Pessotto. E’ piaciuto, è stata una piacevole sorpresa e, ad oggi, è uno dei più affidabili, capace di non soffrire Zarate e Eto’o. Gli eventuali pochi errori sono assolutamente perdonabili se valutati nel contesto di quelle partite (dove la Juve tutta ha deluso, non solo il danesino).

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I numerosi infortuni hanno poi costretto Del Neri a inventarsi ogni giorno una formazione differente (o se volete, sempre la stessa con tutto ciò che ne consegue). Con Del Piero e Quagliarella (senza un attaccante di peso come piace a Del Neri) ha proposto una ottima Juve, capace di inanellare 19 partite senza sconfitta. Prima di Natale la Juve era lassù, poi al rientro è stata costretta a giocare con Martinez da prima punta e Del Piero a rimorchio. Senza la possibilità di far rifiatare un centrocampo che ad oggi risulta spompato: ma cosa poteva fare Del Neri? Sissoko sempre out, nessun ricambio nelle corsie esterne e ora pure la necessità di spostare Chiellini a sinistra per trovare un equilibrio dietro.

E veniamo alla parte più imbarazzante dell’articolo di Criscitiello.

Parlavamo di Direttori e responsabili di società: impossibile non rimarcare l’importanza in via Turati di Adriano Galliani. Uno che ha saputo fare il mercato anche senza 100 mila euro [...]

Galliani è un modello da seguire per tutto il calcio italiano, anche quando gli davano del pazzo, perché tifava Inter, pur di non perdere quel quarto club in Champions League. Lunga vita a Galliani nel Milan, ma, se un giorno la Lega Calcio dovesse avere bisogno di un Dirigente di alto profilo, saprebbe dove andare a citofonare.

Non so da che parte cominciare.

Primo punto: bisognerebbe capire perché a Galliani sono toccati soltanto pochi mesi di inibizione, visto che il suo operato era equivalente a quello di Moggi. Era Galliani a intimare di non alzare la bandierina, a meno che non vogliamo credere che Meani si occupasse di pulire le scale e il bagno. Ci sono intercettazioni palesi e molto chiare. Era sempre Galliani a incontrare in orari di chiusura dentro un ristorante Collina: a quale scopo?. E chissà quale sia stato il ruolo in Calciopoli, visto che Berlusconi aveva di fatto iniziato il corteggiamento di Moggi e Giraudo che gli avrebbero garantito una migliore gestione economica del Milan rispetto agli sperpreri di Galliani. Si è subito pensato a lui quando è scoppiato Calciopoli e giravano voci che Berlusconi volesse sostituirlo proprio con i due dirigenti bianconeri che intanto avevano mostrato al mondo come, in economia, si poteva vincere e primeggiare senza chiedere nulla alla proprietà.

Il riferimento ai 100mila euro è ridicolo. Il Milan di Galliani è esistito grazie ai numerosi e corposi assegni firmati da Berlusconi (basterebbe recuperare la lista degli acquisti e i valori, magari anche solo di quelli toppati che sono in numero elevato: Rivaldo, Ronaldo, Ronaldinho, Emerson, Kalac, Ricardo Oliveira, tanto per citarne qualcuno). Rimaniamo all’attualità. Ibra e Robinho sono costati parecchi denari. Con lo stipendio di Ibrahimovic Marotta ha pagato una rata di Quagliarella e una di Krasic e pagato lo stipendio a entrambi. Gli acquisti di gennaio sono stati possibili ancora grazie agli investimenti del Presidente-Padrone. E Criscitiello dimentica ancora che il bilancio rossonero andrebbe rivisto e le perdite sottolineate (e coperte da Berlusconi). I numeri non mentono ed è possibile fare un giro su Internet per reperirli. Inoltre nel periodo di magra, cioè quando Berlusconi non ha investito, il Milan è inciampato in campionati piuttosto deludenti e in campagne acquisti pesantemente criticate dai tifosi. O anche questo ricordo è stato rimosso o non pesa più nell’analisi di Criscitiello?

Quanto al Dirigente di alto profilo… abbiamo avuto anche quello. Con Galliani a capo della Massima Lega a rappresentare l’ennesimo conflitto di interessi: tutto normale? A me stava pure bene, perché per arrivare a un certo livello serve sporcarsi le mani e Galliani era proprio l’uomo giusto. Basterebbe girare il pensiero a Carlo Nocerino che ha indagato (e mai concluso, chissà perché) sui falsi in bilancio dei rossoneri.

Ecco, la sviolinata io non l’ho capita. Le parole hanno comunque un peso e tale peso andrebbe rispettato. In onore al grande lavoro svolto in Sporitalia.

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