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Tag: stramaccioni (pagina 1 di 3)

Brivido Inter: Farsopoli 2 in arrivo?

Le dichiarazioni sono purtroppo simili a quelle che hanno accompagnato i primi 10 anni di vita dell’era Moratti. Quando non sai che succede, allora la colpa è di qualcun altro. Deve essere di qualcun altro.

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Nell’ordine, i tifosi nerazzurri stanno cercando di collegare le figuracce di Stramaccioni e Mazzarri con qualche nemico. FIGC? Lega? Juve? Qualche strana confederazione del male che ha preso di mira la terribile corazzata di Mazzarri? La difficoltà è associare il nome di Marotta a qualche oscuro presagio di dolosa operatività illegale. Tradotto: come avrebbe fatto Marotta a costruire la nuova Cupola?

In estate i giornali hanno esaltato il nuovo corso, guidato da Icardi e Belfodil: i nuovi Batistuta e Ibrahimovic, rispettivamente. 9 partite e 2 reti per il primo, 10 presenze e 1 rete per il secondo. Con l’argentino lanciatissimo verso una probabile carriera nel mondo hard.

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In difesa Rolando ricorda più il personaggio di Aldo, di Aldo Giovanni e Giacomo, piuttosto che un vero difensore. Mentre i 18 milioni di euro valutati per Ranocchia non trovano riscontro sul campo. Tanto per capire perché la squadra subisce così gli avversari, qualunque avversario, perfino il Trapani.

Il ritardo di 23 punti dalla vetta, già alla prima di ritorno, fa il paio con l’eliminazione dalla Coppa Italia. Gli arbitraggi sono la perfetta giustificazione all’assenza di controllo e di progetto. Comandano sempre gli argentini nello spogliatoio, mentre a livello societario bisogna capire solo se le decisioni vengono prese a dadi o a carte.

L’unico aspetto positivo è la cessione delle quote all’indonesiano che, a questo punto, si starà facendo parecchie domande su cosa abbia effettivamente acquistato, a parte i debiti e problemi in quantità industriale.

Alcuni anni fa, la pratica “delusione” venne risolta inscenando Calciopoli. Adesso che si inventeranno?

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Juventini in Nazionale: figli di un Dio minore?

Finisce la Confederation Cup fra le solite vane polemiche. Vane in realtà non lo sono: fanno parlare, fanno vendere, accendono i cuori. Di un Paese che non finisce di stupire, anche se in negativo.

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Terzo posto, in uno di quei tornei che se se lo vinci o lo perdi non cambia moltissimo. Come ha detto bene Chiellini “alla fine è importante aver trascorso un po’ di tempo insieme, perché è così che si cresce“. Pensiero nobile, ma poco afferrabile da chi ha solo voglia di litigare e sputare fango. Preferibilmente contro i soliti.

Vale un motto: non importa che sia vero, l’importante è dare contro al bianconero!

Se solo si fosse chiamato Giaccherini

Negli studi RAI, fra un ballerino e un segato – rispettivamente Zazzaroni e Stramaccioni, la cui rima è molto pericolosa visto che vanno in coppia – si esalta la totale inconsistenza delle opinioni. Si passa perciò dal solito vile attacco a Giaccherini che Zazzaroni sottolinea “non facente parte di nessuna Juve titolare” alla campagna marketing pro El Sharaawy, passando per una boutade su Buffon che Bizzotto scambia sempre per Zoff in telecronaca.

Bonnie e De Sciglio: trova le differenze!

E mentre Bonucci è stato silurato sul Web, De Sciglio acquisisce quasi punti per il rigore sbagliato. Concetti paradossali a cui conviene quanto meno rispondere.

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Partiamo proprio da Bonucci e dalla difesa tutta. Non basta schierare gli uomini juventini per ritrovare la solidità juventina. Idiota chi semplicemente lo pensa. Conte è Conte, Prandelli – col massimo rispetto, e lui sa cosa sto per dire – è Prandelli e la Nazionale non è la Juve. Schemi e meccanismi bianconeri valgono in quell’orologio di tattica costruito da Conte. Barzagli bollito, Bonucci inadeguato, Chiellini scarpone e Buffon pensionato. Umiliazioni di opinionisti col patentino di giornalista: vergogna!

A Zazzaroni, per l’ultima volta, proviamo a rispondere in questo modo. Metta da parte i rosicamenti per il suo tifo nerazzurro. Giaccherini non è titolare nella Juve perché ha davanti gente come Pirlo, Vidal, Marchisio e Pogba. Ma gode della profonda stima di Conte che lo usa quando può, quando serve. E sì che qualche partita l’ha risolta il buon Giak. Fosse milanista o nerazzurro a quest’ora i giudizia sarebbero completamente diversi. Prova ne sia El Sharaawy, incensato di complimenti e vai a capire il perché. Un 2013 da incubo per il faraone che dovrà fare attenzione al suo percorso di crescita. Ma conta la maglia e a Galliani i favori si fanno con piacere.

Buffon: il rispetto arriva dall’estero

Favori che, in modo imbarazzante, non riguardano Buffon. Uno di quelli che il mondo ci invidia. Ieri, finita la gara, all’appello di chi lo ha applaudito fragorosamente mancava solo Papa Bergoglio. E gran parte del tifo italiano. Triste vedere Buffon ai microfoni sentenziare “mi sento umiliato da certe critiche“. Mentre è Prandelli a ristabilire un minimo di serietà: “In Italia si dicono tante fesserie“. Gli uomini veri ormai si contano sulle dita di una mano in questo strano mondo del pallone. E fra questi menzioniamo Bonucci, pronto a tirare il rigore alla faccia di chi lo dava per depresso. Un anno fa la caccia all’uomo, con 3 anni e mezzo di squalifica con un televoto fra i tifosi antijuventini e sostenuto da Palazzi; oggi con quello strano pensiero di mortificarlo per un rigore gettato in tribuna, come Baresi, Baggio, Di Biagio, Albertini, De Rossi, Di Natale e… la lista è lunghissima!

Infortuni: paghiamo sempre noi?

Finiamo con la situazione infortuni. E’ di oggi – e per noi è un sospiro di sollievo – la news che riguarda Balotelli: recuperabile per il Milan nel giro di due/tre settimane. Mentre attendiamo che qualcuno ci indichi lo status di Pirlo e Barzagli e Marchisio. Spremuti pure Giaccherini e Chiellini, ieri Zazzaroni sottolineava la supremazia del Milan nella formazione iniziale di Prandelli. Ed ecco un altro punto su cui la dirigenza juventina dovrà migliorare: occorre rispetto, occorre soprattutto guardare molto in casa bianconera e molto poco in casa azzurra. Come fa Galliani. Come non fa Andrea Agnelli.

Scusate, ma è da un po’ che non riesco a tifare per benino la Nazionale e a certe cose proprio non riesco a non rispondere.

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Se l’unico vero giornalista indipendente è… Gene Gnocchi. Ecco la lite con Stramaccioni

Finalmente qualcuno ha posto la domanda che a tutti, interisti inclusi, è venuta in mente più di una volta: “Ma le sue colpe quali sono?”.

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Già perché Stramaccioni ha fatto della giustificazione un mestiere. Un romanzo infinito di complotti, di scuse, di giustificazioni, di vaneggiamenti su depressioni improvvise, di sfiga e chi più ne ha, più ne metta!

Così Gene Gnocchi, all’ultima puntata de La Domenica Sportiva, non ce l’ha più fatta e ha fatto la domanda:

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Mi dice per favore quali sono le sue colpe? Non è possibile che ogni volta che parla, analizza sempre gli infortuni e non si prenda mai le sue responsabilità. Non è possibile che un allenatore capace prenda tutti questi gol nell’arco di un campionato.

Fosse solo un problema di gol. Il problema non è tanto Stramaccioni, gettato nella mischia per non investire, per l’incapacità di progettare un minimo il futuro dell’Inter che ha avuto bisogno di Guido Rossi e Farsopoli di intascare scudetti talmente fasulli che non ci crede nessuno al valore di quei titoli. Nemmeno il tifoso interista più acceso.

Grazie a Gnocchi è caduto, televisivamente, un velo assurdo e vergognoso posato sopra la figura di Stramaccioni. Classifica e 38 partite hanno parlato chiaro, molto chiaro. Trovi tutte le giustificazioni che vuole il caro Stramaccioni, ma per piacere non citi complotti. E’ una storia vecchia che ormai non fa più presa.

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Conti, conferme e sorprese dell’ultima giornata

Un altro campionato é andato via. Solo che questo finisce in un modo particolare, con diversi verdetti, qualche conferma, alcune sorprese.

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Assist di Bergonzi al Milan Balotelli tira meglio i rigori, secondo Montella. Cosí i rossoneri vannoin Champions per il rotto della cuffia. Nel finale di partita va tutto liscio: appena 60 secondi di inferioritá numerica (qualcuno spieghi a Terlizzi il motivo del giallo), poi uno svenimento di Balotelli che diventa penalty, poi confusione che consegna a Mexes la copertina dei giornali. Un trionfo, echissenefrega della limpidezza. Complimenti peró al Siena e alla sportivitá, lo stesso Siena che fu di Conte e che appena qualche mese fa é stato oggetto di Calcioscommesse.

Stra…figuraccia dell’Inter Io ventaglio delle scuse é stato esaurito. All’appello di Stramaccioni mancano solo sinusite e aumento dell’IVA e poi la collezione di giustificazioni é completa. La veritá, palese nei numeri dei nerazzurri, é la fragilitá di un progetto che chissá mai se veramente esistito. Piú gol presi che fatti, record di sconfitte, imbarcata finale, niente identitá né gioco, sistema difensivo tragico che va al di lá di assenze e demoralizzazione. Bentornata Inter, ci sei mancata nascosta come eri nel trappolone di Farsopoli. Ora l’unico nome in grado di salvare la baracca é quello di Guido Rossi.

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Il Napoli anche ieri ha vinto Direbbe questo De Laurentiis: il Napoli non ha perso, anzi ha vinto. E la Roma ha perso perché fra 2 anni ci sará il Fair Play finanziario. Appunto, fra 2 anni. Intanto incassa l’addio di Mazzarri che avrá visto lungo (e quando mai ripeterai un anno cosí?) e si prepara a qualche cessione eccellente e pericolosa. Dovrá essere bravo il DeLa a scegliere la giusta sceneggiatura per l’anno prossimo, riducendo il rischio di implosioni.

Alta tensione Roma Sará un derby infuocato. Chi vince accede alla Seconda Europa. Petkovic e Andreazzoli (prima Zeman) hanno illuso la piazza, partendo peró da posizioni differenti e con un cammino differente. Avessero consegnato al primo un attaccante in piú oggi forse la Lazio avrebbe piú punti. Avessero ragionato in serietá i giallorossi, la scelta Zeman l’avrebbero capita tutti: mediatica e spettacolare, ma insufficiente e inadeguata per un vero progetto di rinascita.

Capolavoro Montella e Guidolin Il primo é subito dietro Conte per qualitá. Il secondo, dopo l’infinita gavetta, meriterebbe qualche libro per la maniera di governare gruppo e idee tattiche. Fiorentina e Udinese si confermano piacevoli sorprese di questo campionato. La Viola é andata vicinissimo al traguardo grosso (ma Bergonzi ha detto no!) mentre l’Udinese guadagna l’accesso alla Europe League con uno strappo finale da gran velocista (come piacerebbe al ciclista Guidolin). Solo meriti per entrambi.

Complimenti infine a tutte le altre squadre. Al Catania e al Bologna, all’Atalanta e al Chievo, al Cagliari e alla Samp. Bravo chi é riuscito a salvarsi e un presto ritorno in A per chi é retrocesso. Come sempre, 1 volta su 4 nella storia della A: veniteci a prendere. Firmato: la Juve!

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Di Guido Rossi ce ne é 1 e la Juve ne ha 31

Ditelo a Pistocchi la prossima volta che lo incontrate: la Juve ha scritto 31 perché 31 sono gli scudetti. Proprio perché esistono sentenze di tribunali che lo hanno certificato. Il problema è l’ignoranza, e noi speriamo sia proprio ignoranza, altrimenti dovremmo propendere per la malafede (di cui comunque siamo certi). In ogni caso: buon 31esimo scudetto alle sorelle e ai fratelli bianconeri.

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Sono 31, 1 di più dei punti di vantaggio sui nerazzurri che molti anni fa poterono mostrare e festeggiare (addirittura) uno scudetto mai veramente vinto.

Sono 31, perché dal 1905 questa Società incamera successi su successi, tutti sudati sul campo. Campo nel quale quest’anno sono cadute in molte squadre, massacrate a colpi di gioco, di cattiveria agonistica, di corsa, di qualità, di convinzione.

Sono 31 e 2 portano la firma, più grossa delle altre come poche volte nella storia bianconera, di Antonio Conte. Un condottiero, una sorta di top manager come lo descrisse inconsciamente Gigi Buffon qualche settimana fa. E questo secondo scudetto arriva dopo una cavalcata da paura.

Sono 31, non uno in meno.

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Sono 31, con Marotta e non con Moggi. Con Paratici e non con Bettega. Tanto per confermare che si vince con un piano ben preciso, con alcuni fenomeni in rosa, con un campione assoluto in panchina (come lo furono Lippi e Capello, tanto per intenderci). E si vince senza Moggi, perché con Moggi solitamente si stravince.

Sono 31 ed è il secondo della dinastia Andrea Agnelli. Comprendiamo le difficoltà entro cui deve muoversi il Giovin Signore, ma guai a dimenticare i meriti di questo non ancora quarantenne Presidente della Juve. L’amore che dimostra per la maglia traspare dalla informalità con la quale scende negli spogliatoi ad abbracciare i suoi ragazzi. Sono cambiati i tempi, ma la Juve comanda con uno juventino al comando.

Sono 31 semplicemente perché la Juve è superiore. Quest’anno poi, non ce ne voglia la boria di Agnelli o la tracotanza di Stramaccioni, è stato davvero facile con questo livello di avversari e avversarie. Dove finiscono i meriti e cominciano i demeriti? Difficile dirlo, di certo c’è che sono limpidi i meriti e altrettanto limpidi i demeriti provocati dai meriti bianconeri. Contorto? No: limpido!

Sono 31 e presto saranno di più se solo Marotta piazzasse qualche buon colpo e cedesse al giusto prezzo giocatori che vanno ceduti.

Sono 31 da oggi, ma lo erano praticamente già febbraio quando i passi falsi bianconeri non vennero sfruttati da chi pensava, al sud come al nord, che raggiungere la Juve potesse essere possibile.

Sono 31 e… già pensiamo al prossimo.

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Torino-Juventus 0-2 Il gusto per la beffa

Come un regista freddo e carogna. Quasi 90 minuti di illusione, perfino un pericolo scampato: un fuorigioco che poi poteva essere rigore. Poi la botta a 99 chilometri all’ora e la sentenza: la Juve è cinica, la Juve è cattiva.

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Pensare che a fornire l’assist a Vidal sono stati i tifosi granata: nessun accordo con la Juve, come se fosse stata la Juve a volere lo 0-0. Piuttosto c’è da chiedersi questo: se quando la Juve cammina e rinuncia a giocare l’avversario non riesce nemmeno a scalfirla, allora cosa accadrebbe se la Juve tornasse feroce e veloce come a inizio stagione?

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Sono 25 le vittorie in 34 match. 80 i punti in classifica, ancora 360 minuti da giocare. Vantaggio abissale contro la seconda e quest’anno abbiamo giocato una grande Champions. Vien da chiedersi se l’anno scorso siamo stati penalizzati dal fatto di non giocare a metà settimana.

Scherzi a parte, fra insulti razzisti che “in fondo è normale” e fra l’ennesima sperimentazione tattica (il 4-1-4-1), la Juve si avvia a completare un’altra stagione da incorniciare. Mentre le altre arrancano e si deprimono per le barelle che entrano in campo (ogni riferimento a Stramaccioni non è per nulla casuale) e l’uomo più influente al mondo denuncia una persecuzione honoris causa (ogni riferimento a Balotelli non è per nulla casuale), la Juve vola, continua a volare e può preparare in tutta tranquillità una campagna di rafforzamento che potrebbe essere decisiva.

A illustrare il programma per gli anni venturi è Vidal, da ieri sempre più cannoniere stagionale bianconero: “Voglio vincere tutto con questa maglia”. La strada è tracciata!

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La perversa sensazione del complotto

Tre giornate a Balotelli, un rigore che non c’era contro l’Inter. Basta questo per alimentare la sana consapevolezza del complotto. Un complotto che esiste solo quando le cose vanno male, solo quando le cose si mettono male. E con una Juve saldamente in testa, col miglior futuro fra le grandi d’Italia, perfino più forte della squalifica insulsa subita da Conte e Alessio, come si fa non gridare al complotto come ultima spiaggia?

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Un tentativo pallido e squallido di giustificare i propri limiti, i propri demeriti. Il tentativo perverso di far apparire sporco l’insieme di capacità della nuova Juve. Moratti prima, poi Galliani e Allegri, quindi Pulvirenti che non ha perso occasione per mostrare il peggio dell’imprenditorialità italiana e cioè: meglio dar la colpa ad altri che raccontare la verità.

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A Firenze, dopo una serie indiscutibile di vantaggi (chiamiamoli così!) orchestrati per il Milan (perché non sono orchestrati, allora la fortuna ha insistito parecchio con Allegri, anche se il livornese tende a dimenticare), si grida al complotto e Balotelli mette in scena il solito siparietto da ragazzino viziato e montato. Far passare SuperMario per un tipo equilibrato è un oltraggio alla dignità intellettuale. Cosa sia successo, per il resto, non mi frega proprio. Ho ben altro a cui pensare.

“Così aiutano la Juve”. Se possibile vorrei incontrare il Milan con il migliore Sheva, con Van Basten e Gullit, con Baresi e Tassotti in difesa, per poi godere ancora di più. Ma, a parte che troveranno il modo di squalificare qualche bianconero, così va il calcio. Pensa a Cambiasso, caro lettore: un fallo che meritava 3 giornate è stato ridotto a una sorta di piccolo insulto da 1 giornata. In fondo, può essere complotto pure questo, o no?!?

Che poi, e chiudiamo, il vero complotto sembra essere quello sottolineato da Gene Gnocchi: siamo sicuri che questo Stramaccioni ha capacità tali da guidare una squadra verso lo scudetto? Sembra quasi quel famoso Zenga che alla prima col Palermo disse di voler arrivare primo: “c’è qualche regola che mi impedisce di arrivare primo col Palermo?” chiese. Forse sì, una regola: quella del campo. Dura lex, sed lex.

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Il piano malvagio contro Allegri e Stramaccioni

Una domenica di passione, ma non scomodiamo certo la religione. Una domenica molto divertente, davvero molto divertente. La analizziamo assieme? Perché poi ci sono almeno tre dichiarazioni da commentare. Via!

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La Juventus batte il Pescara dominando una gara che a un certo punto sembrava stregata. Vittoria con ampio e indiscutibile merito sottolineato dai media. Al di là dell’idiozia di Nobili che ai microfoni ha detto “voi proteggete sempre la Juve, eh?!?”, il rigore era netto, così come l’espulsione: quindi Nobili che pensava?

Il Milan, dopo aver ricevuto un rosso a favore con la strada spianata, è andato sul 2-0 al Franchi. Poi è stato rimontato con due rigori molto discutibili: il primo è un compenso per un primo tempo diretto quasi a senso unico pro-Milan, il secondo in realtà ci può stare tanto è l’errore ingenuo di De Sciglio.

I cugini nerazzurri invece riescono a sperperare un 3-1 casalingo contro l’Atalanta. Basterebbe sentire le dichiarazioni alla Domenica Sportiva per capire che questa sconfitta è figlia dei propri limiti e demeriti, ma a Milano questi picchi di onestà non sono contemplati.

E veniamo alla parte più divertente della domenica. Le dichiarazioni alla stampa.

Conte e Vucinic scherzano sul modo di Conte di caricare il gruppo: a schiaffoni, come avrebbero già meritato di essere trattati dopo il Bayern. E poi le solite lucide dichiarazioni su come è andata la partita. Insomma, il solito Conte.

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Allegri invece tira fuori un ritornello vecchio vecchio, falso falso. Parla di errori arbitrali ricevuti lo scorso anno (quando Ibra calciò una serie infinita di rigori salva partita inesistenti) e “quest’anno non saprei dire”. Il dolore per il pareggio deve essere stato più forte del previsto perchè la sua mente si rifiuta di accettare la realtà. Quest’anno, lo diciamo noi, da quel Milan-Juve i rossoneri hanno ricevuto una serie paurosa di regali e favori arbitrali che lo hanno sospinto fino al secondo posto, quasi. Piuttosto Allegri poteva rispondere alla domanda “come ha fatto la Fiorentina a schiacciare il Milan per 70 minuti con un uomo in meno?”.

Stramaccioni fa di più. Coraggioso e rampante il suo esordio: “Credevo fossero errori, invece da stasera credo siano altro”. Se l’italiano è usato correttamente, allora ciò vuol dire che esiste un qualche tipo di complotto contro Stramaccioni. Poi però, in un flash di intelligenza, corregge il tiro dicendo “No no no, io non ho detto questo, ho solo detto che l’arbitro si è preso una grossa responsabilità”. Forse l’arbitro doveva prima telefonare a Facchetti per chiedere quale tipo di risultato spostare? Questo tipo di idiozia comunque giustifica l’assenza di domande dei giornalisti su una squadra senza capo né coda, senza una regia e un gioco, senza un’anima. Già perché ecco come giustifica Stramaccioni la sconfitta: “I ragazzi si sono depressi quando hanno visto Cassano sul lettino, siamo uomini in fondo”.

In questa domenica di follia l’unico a dire le cose come stanno è stato Gene Gnocchi che di professione dovrebbe fare il comico, ma che in mezzo ai comici-opinionisti risulta il più lucido di tutti:

Ma dai, ma questo qui [Stramaccioni, ndr] è indifendibile e viene sempre qui a giustificare le sconfitte. E’ entrato Alvarez che l’aveva tenuto in panchina e gli ha fatto 2 gol, ma che voleva di più?.

Già!

Solo un’ultima cosa sulle parole di Moratti “non credo alla buona fede degli arbitri”. Ha perfettamente ragione, lui che ne ha condizionato le scelte negli ultimi anni e che in Tribunale non ci è mai andato nonostante i tribunali ne hanno certificato la colpevolezza (prescritta). Marotta e Angelli contano nel calcio italiano quanto il due di briscola, senza contare che appena 5 giorni fa Cambiasso è stato graziato dagli amici di Moratti. Complotto: da chi, di chi, per chi, quando, dove? Ovviamente simili parole non meriteranno una qualche diffida o indagine federale. Anche questo è un complotto, se volete!

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Inter-Juventus 1-2 L’unica cosa che conta è protestare

I buu razzisti contro Asamoah e Pogba, poi i fischi per Rizzoli, poi guidati da Cassano l’isterismo complessivo. Per arrivare al rosso finale su cui ci sono ancora proteste.

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Una Juve superiore al punto tale da giocare in punta di piedi, col freno a mano, senza correre più di tanto, senza ferire più di tanto. Una sorta di patto di non belligeranza per cui la Juve non poteva stravincere, solo vincere. E infatti la Juve ha vinto, ma non convinto. Non tanto per la qualità, ma per la voglia messa in campo. Il che aumenta la goduria.

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Ci sarebbe un rigore su Vidal, poi ce ne sarebbe uno su Cassano. Poi ci sono le braccia di Bonucci (assolutamente involontario, visto che ci sarebbe il precedente della Juve contro il Genoa, ricordate?) e di Zanetti (che però interrompe un assist di Marchisio e tiene il braccio un po’ largo). Le proteste però sono sempre della squadra nerazzurra. Perfino sul gol di Matri sul quale non si riesce a trovare una irregolarità in un’azione che mostra tutti i limiti difensivi di Stramaccioni. Ma questa non può essere una colpa di Conte e della Juve.

Spostiamo ora l’analisi sulla Juve. Questa Juve contro il Bayern non può certo giocare. Non tanto negli uomini che sono pure giusti, quanto per la grinta e la corsa. Che il pensiero andasse a martedì era chiaro, ma martedì serve un’altra Juve. Un’altra gamba almeno e altre idee.

Matri e Quagliarella, Quagliarella e Matri. Ancora in gol, ancora loro due, a scambiarsi assist. Martedì sera meriterebbero un’altra chance, soprattutto se Vucinic non sarà al 100%. Ma serve un’altra Juve, benché quella di oggi pomeriggio è bastata per dominare il campionato.

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Il paradosso nerazzurro

Uno dei più grandi misteri della storia: chi sta dicendo la verità? Chi sta mentendo? Soprattutto: chi non ne sta capendo nulla?

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All’ultima domanda si può tranquillamente rispondere: il tifoso nerazzurro. Il tifoso nerazzurro non ne sta capendo più nulla. Dopo il 3-0 subito a Londra e l’1-0 contro il Bologna Moratti era stato chiaro:

Branca e Stramaccioni? Restano solo con i risultati.

Nel mio vocabolario la parola “restano” associata a “risultati” descrive un piano preciso: se vincono e/o raggiungono determinati obiettivi, allora restano. E’ un periodo ipotetico fra i più semplici, facilmente traducibile anche in inglese usando le più semplici forme verbali. Ma forse io ragiono in modo semplice.

Dopo il 4-1 a favore, con successiva eliminazione e un grosso dispendio di energie per essere andati invano ai supplementari, Moratti si è invece espresso così:

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Eroici. Una grande Inter e un bravissimo Stramaccioni.

Si va avanti con la pancia, con gli istinti animali che sono molto diversi da quelli dell’uomo destinato a ragionare, a usare una mente razionale e lucida. E’ il paradosso della sua gestione nerazzurra: senza capo né coda, senza coerenza, senza idee. Anni di non vittorie, solo di fumate bianche parziali, inutili ai fini della storia e delle competizioni. Arrivi lì lì all’impresa e poi vieni sbattuto, battuto, eliminato. E’ sempre accaduto così: qualcuno se ne può rendere conto?

Due squadre, Tottenham e Inter, imbarazzanti dal punto di vista tattico, con Villas Boas e Stramaccioni costretti forse a un passo di carriera eccessivo. Villas Boas non si era accorto di avere per le mani un Porto che poteva giocare senza allenatore, Stramaccioni probabilmente aveva bisogno di un po’ di anni di gavetta.

Eroici, strepitosi, bellissimi, fanno paura i nerazzurri, ma… sono fuori. Sbattuti fuori. Resiste solo la Lazio che però viene oscurata dal grande Stramaccioni sbattuto fuori da Villas Boas che dovrà ben specificare se ha solo scherzato a San Siro o credeva davvero in quel disegno tattico.

Oggi ci sono tifosi nerazzurri contenti, contentissimi. La speranza è che anche stavolta non ci vedano dietro l’eliminazione l’ombra oscura di un Moggi, la mano violenta della Juve. E mi vien da ridere: eroici, amala, strepitosi. Così a me non vengono le parole per descrivere la mia squadra. Forse perché… ho un altro vocabolario.

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