Anche ieri abbiamo dovuto assistere a uno spettacolo vergognoso messo in scena da gente che non ha di meglio da fare che mettere in mostra la propria ignoranza più becera, gente che neanche meriterebbe di avere qualcosa di buono dalla vita se trova piacere a ironizzare sulla vita o sulla morte altrui.

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E invece ecco comparire a San Siro uno striscione di una ventina di metri (e vorremmo anche sapere come abbia fatto ad entrare nello stadio una simile vergogna) che recita: “Felix 36 km di volo e muro del suono rotto…mai spettacolare come il lancio di Pessotto”.
Tutto questo dopo il più ridotto, come dimensioni ma non come infamia, “Pessotto Airlines” esposto dai tifosi interisti a Torino. Ultimi due orribili episodi di una lunga serie che riguarda il dramma privato vissuto dall’attuale Responsabile organizzativo del Settore Giovanile bianconero.

Francamente non se ne può più e la Figc deve darsi una mossa. Non basta più dare quelle multine simboliche utili solo a rimpolpare le casse della stessa Federazione. Ci vogliono pene esemplari in certi casi e questo è uno di quei casi. Dato che ovviamente non succederà nulla, ci piacerebbe almeno che il Milan si dissociasse ufficialmente e condannasse pesantemente certa gente che non deve più entrare in uno stadio. Gente che merita di soffrire quello che ha dovuto patire Pessotto per arrivare a quel gesto estremo, un gesto motivato da un buco che se uno di noi porta dentro di sé nessuno si dovrebbe permettere di giudicare.
C’è una bella linea di demarcazione tra lo sfottò e l’insulto che ci possono stare in una partita di calcio e quello che riguarda la vita, la morte e l’interiorità delle persone. È inaccettabile quello che succede, è scandaloso che non ci siano mai provvedimenti seri contro certe vergogne.

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Ma poi, cosa ha fatto di male Pessotto? Un ragazzo esemplare, un avversario leale per chi giocava contro la Juve, un punto di riferimento per i compagni, una persona con una cultura e una sensibilità fuori dal comune per un mondo come quello del calcio. Mai una parola fuori posto, in grado di ricoprire più ruoli su entrambe le fasce, una fortuna per gli allenatori della Juve e della Nazionale.
Gianluca è un uomo che ha dovuto soffrire, ha pensato di mollare tutto ma poi ha reagito. E per questo merita rispetto.
Solo chi come lui ha sofferto davvero può capirlo, gli altri devono rispettarlo. Perché è vero, “da te non scappi neanche se sei Eddy Merckx”.

Ma poi, che soddisfazione si prova una volta srotolato per l’ennesima volta una striscione che deride il dramma personale vissuto da Pessotto? Che cosa prova certe gente quando intona certi cori orribili sulle povere persone morte senza motivo all’Heysel? Che cosa si prova a insultare una persona d’oro e leale come Scirea o un giovane stroncato da un destino assurdo come Andrea Fortunato?
Che piacere può dare fare certe cose? Se uno prova divertimento o piacere per simili assurdità deve avere proprio una vita vuota e povera di soddisfazioni. Ma non merita certo rispetto, dato che dimostra per prima di non rispettare le sofferenze altrui.

Chiudiamo con delle belle parole di Pessotto che dimostrano la sua sensibilità e il suo cuore, un cuore buono che non merita di essere scalfito dall’ignoranza e dall’odio:

Inseguire un pallone è come inseguire gli obiettivi della vita, ogni tanto lo puoi raggiungere, ogni tanto ti può sfuggire. Affrontare un avversario è come affrontare le difficoltà quotidiane, a volte ti supera, a volte riesci a bloccarlo, sapendo che non devi smettere di correre. Vedere il pallone gonfiare la rete, è come sentire il proprio cuore riempirsi di gioia. Grazie calcio, per avermi insegnato a vivere giocando.

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