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Tag: tagliavento

Juventus-Lazio 4-1 Nel segno di una bellezza tecnica superiore

Petkovic sceglie una formazione che ha una funzione importante: non prenderle. Tutti dietro, coperti. L’hanno chiamata “tattica attendista”, in realtà il nome corretto è catenaccione. Uno dei pochi antidoti alla strapotenza bianconera. Conte non tocca nulla del suo 3-5-2 e si affida ancora alla coppia Vucinic-Tevez.

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Primo Tempo

La prima frazione di gioco esprime un canovaccio semplicissimo: la Juve costruisce e fa il gioco, la Lazio difende tutta nella propria metà campo per sfogarsi soltanto in contropiede. Pirlo e Pogba impostano l’azione a proprio piacimento, mentre Lichsteiner ara la fascia destra con la consueta efficacia. E’ Tevez il più in palla: la condizione cresce e il talento argentino si mette in mostra. Accelerazioni e dribbling, più assist e idee.

Una Juve molto paziente attacca la Lazio frontalmente e passa grazie a un’invenzione di Pogba. Il francesino riceve a ridosso dell’area di rigore e libera con un tocco delicato Vidal che scappa alle spalle dei difensori. Stop immediato del cileno e delizioso tocco d’esterno che mette fuori causa Marchetti. Prima marcatura in campionato per il Guerriero che si ripete al minuto 26. Stavolta il lancio illuminante è di Bonucci che, complice una difesa inerme dei biancocelesti, imbecca il cileno che offre il bis stavolta di sinistro. Juve in grande spolvero, con un gioco molto più veloce dalla trequarti in su, soprattutto per la presenza di un Tevez sempre più agile.

Arturo Vidal: fra i più forti centrocampisti al mondo

Quasi come un attaccante: gli inserimenti di Vidal spaccano il match

La Lazio prova a dare un senso alla presenza in campo. I tiri da fuori sembrano l’unica strategia per chi fatica ad arrivare vicino all’area di rigore e quasi risultano una strategia interessante. Un bolide di Hernanes inganna Buffon che respinge corto e Klose finalmente firma una rete contro il portiere bianconero. La Lazio, capito il giochetto, ci proverà ancora da fuori con Hernanes e Candreva sempre respinti, poi il solito sinistro di Radu. Qualche angolo pericoloso, ma poco più.

Da segnalare un placaggio di Cana su Tevez: è rigore solare, ma a Tagliavento non va giù e tutto passa in cavalleria. L’arbitro si ripete su una evidentissima spinta su Tevez al limite dell’area, ma fischia punizione contro l’argentino. Se la cava pure Hernanes che solo al terzo fallo duro viene ammonito, ma solo perché i bianconeri accennano una protesta di gruppo.

Secondo Tempo

Al fischio di Tagliavento la Lazio tenta un’operazione di emulazione mal riuscita. Prova una sfuriata, ma sfortuna vuole che Vucinic si sia messo le scarpette di calcio lasciando le ciabatte nello spogliatoio. E in 5 minuti la partita muore.

Strappo decisivo di Bonucci che decide di firmare il secondo assist: Tevez viene incontro, la difesa laziale si apre e Vucinic si infila. Il tocco morbissimo col quale manda all’aria Marchetti da posizione defilata è dolcissimo come solo il suo piede sa essere. Mirko: ma perché non giochi sempre così? Già perché il montenegrino rischia subito la doppietta 60 secondi dopo. Prende palla sulla trequarti, si gira, Tevez gli porta via un uomo lanciandosi alla sua destra, ma Vucinic si infila in area e con la punta spara sul corpo di Marchetti. Lazio salva, ma è l’azione che ammazza la partita. La Lazio non riuscirà più a svegliarsi da questo cazzotto.

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La mano di Hernanes è un verdetto: il brasiliano, visibilmente nervoso, tenta di andare di testa, ma schiaccia come la famosa giocatrice di un cartone animato. Il motivo per cui il giallo non deve essere estratto risiede in quella perversa senza di antijuventinismo di cui è preda mezza Italia. Compreso il buon Sebino Nela che ha dovuto commentare delle sublimi giocate tecniche.

Tevez conferma il motivo per cui Conte lo insegue da tre anni. Un piccolo concentrato di potenza e fantasia, perfettamente integrato in un orologio di squisito valore quale è la manovra bianconera. Esaltata da un Vidal in formato mondiale e un Pogba che colleziona colpi di estrema classe sfoderati con la proprietà di un mago della PlayStation. Di colpo quel “ci siamo indeboliti” sembra travestirsi nell’ennesimo bluff che Conte ha voluto giocare a chi “ci gufa contro”.

La maglia numero 10 di Tevez

La numero 10 è sulle spalle giuste. Inserimento di Tevez prepotente nella Juve di Conte

E poiché l’unico obiettivo del match è cercare una sola firma ancora nel tabellino, ecco le due sfuriate. Vidal si avvicina lentamente in area di rigore, scambia con Tevez che arretra, poi di colpo si gira e serve ancora Vidal che chiude il triangolo. Il tiro a giro di Tevez sbatte contro la traversa mentre lo stadio urla di dolore. Ma l’attesa sarà breve. Palla a Tevez a limite servito ancora da Vidal, l’argentino si gira in un fazzoletto con una sterzata poderosa, palla sul destro e piattone morbidissimo sull’angolo più lontano. Marchetti tenta, ma è inutile. Terzo gol in tre partite. Se la Juve aveva bisogno di una seconda punta più efficace, beh… benvenuto Carlitos!

Chiave Tattica

L’organizzazione di gioco della Juve è imbarazzante se rapportata all’unico schema laziale e cioè accelerazione del centrocampista di turno e botta da 40 metri. Buffon a metà del secondo tempo, rinunciando all’ennesimo rimprovero per i propri compagni, ha guardato verso i telecameristi mostrando uno sguardo perplesso: ma siamo su Scherzi a Parte?

La difesa a 4 di Petkovic non riesce a respingere gli attacchi di Conte. Asamoah è bassissimo quando la Juve si difende, quasi a formare una linea a 4. Lì Candreva non troverà mai spazio, mentre Cavanda gira a vuoto rimbalzato più volte verso un giro palla sterile. Di contro la Juve mostra una voglia di costruire azioni anche belle. Merito dell’innesto di Tevez che ha alzato clamorosamente l’asticella della qualità.

Con l’argentino e Mirko Vucinic prima punta, la Juve acquista un’altra pedina con cui può imbastire azioni molto complesse. Se Vucinic va verso il centrocampista, Tevez si allarga e i due interni si infilano. Più Vidal di Pogba e da qui sono nate due reti. Lichsteiner spinge e tiene a bada Lulic, mentre Asamoah è molto più timido. Lì scorazza ora Tevez e ora Vucinic e la Lazio non ci capisce nulla.

Il gol di Vucinic per il momentaneo 3-1 della Juve sulla Lazio

Le verticalizzazioni hanno nuovamente messo in crisi la difesa laziale: frutto di schemi provati. Qui il gol di Vucinic

Rispetto a un anno fa, con Tevez a galleggiare alle spalle della prima punta, la Juve riesce meglio a sfrondare la selva di gambe in mezzo al campo e a trovare lo spazio giusto per entrare in area. Inoltre è sempre Tevez a garantire un’opzione importante: il tiro dal limite. Una parata, una traversa e un gol. A Conte l’obiettivo di trovare le giuste idee per valorizzare Llorente per adesso in panchina.

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Galliani è una furia: contestato al Franchi

Brutto episodio. Indipendentemente dal tifo e dai colori, la civiltà è una e prescrive alcuni comportamenti degni di un essere intelligente. In Italia purtroppo ci siamo poco abituati e perciò sottolineiamo che gli attacchi a Galliani sono stati sconsiderati e incivili.

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Questo è il punto, ma c’è pure un altro punto. Perché simili attacchi?

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Intanto evidenziamo come alla Juve accade regolarmente: non solo pietre, ma parole e parolacce con matematica regolarità, anche se nessuno lo sottolinea abbastanza. Per cui siamo vicini a Galliani.

Però, ecco quel però. Il Milan di questo periodo è sfacciatamente lanciato da una politica molto chiara: le elezioni, il ritorno in campo, la necessità di mantenere una certa linea economica, i contatti importanti in Lega. Da mesi il Milan usufruisce con regolarità di un trattamento particolare. La stampa protegge, la TV censura, e allora qualche tifoso salta l’ostacolo e va dritto all’obiettivo che in questo caso non può che essere Galliani.

E alla fine pure il paradosso: è il Milan che si lamenta. Due rigori netti e addirittura concessi alla Fiorentina? Vergogna Tagliavento! Dell’altra moviola difficilmente si parlerà.

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Fine dell’attesa: Milan e Juve si sfidano stasera

I veleni solitamente servono a chi tranquillo non lo è. Mettiamola così: deferimenti, procedure d’inchiesta e una piccola voce da Bari su uno juventino imbrigliato nel calcioscommesse. Una macchina del fango che qui in Italia conosciamo. E visto il protagonista di chi ci sfida non è difficile capire l’intento.

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Le provocazioni di Allegri non sono mai state raccolte da Torino. Conte, e poi Marotta, hanno risposto in modo da non alimentare le polemiche: l’allenatore dispensando complimenti su complimenti, l’ad mostrando grande serenità pur non nascondendo il malcontento per l’operato arbitrale.

Questioni di stile e di vocabolario.

Allegri rinuncerà a Maxi Lopez e Boateng per infortunio, Conte ha dato il ben servito all’ennesimo rifiuto di Krasic a trasferirsi in Russia. Ci domandiamo, noi poveri comuni mortali, quali idee girino nella testolina del serbo ai margini del progetto Conte da tempo immemore.

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Quagliarella scalpita: lo danno in grandissima forma e sarebbe un delitto rinunciarvi. D’altro canto Conte crede moltissimo in Vucinic e una maglia da titolare sarà sua. Così il ballottaggio è fra Matri e il numero 18 bianconero. Per caratteristiche fisiche dovrebbe essere l’ex-Cagliari a spuntarla, ma Conte ci ha abituato alle sorprese. Niente da fare per la leggenda Del Piero. Forse ci sarà spazio nel secondo tempo, forse no.

Lichtsteiner dovrà impadronirsi della fascia destra, mentre Simone Pepe pare finalmente pronto al grande rientro (stavolta a sinistra). Già avvenuto, ma questa Juve, la Juve di Conte, ha bisogno del miglior Pepe.

Marchisio e Vidal affiancheranno Pirlo: il regista è probabilmente l’ago della bilancia di tutto il match. Sfida a distanza pure per Abbiati e Buffon.

La difesa a tre bianconera dovrà arginare le avanzate delle due punte rossonere più Emanuelson che partirà da trequartista. Mentre Nesta e Thiago Silva dovranno usare molta attenzione alle scorribande degli attaccanti di Conte.

Il compito più arduo resta quello dell’arbitro Tagliavento. Non vorremmo essere nei suoi panni: ogni decisione che prenderà sarà sicuramente criticata. Funziona così in Italia. Ed è un peccato perché si rischia di rovinare una grande partita.

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