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Tag: tavecchio

Circo De Laurentiis

Fu il calendario. Poi venne la famosa Lega Europea. Quindi il fatturato. Le TV. I silenzi stampa.

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Probabilmente, a questo punto, era meglio il silenzio stampa.

De Laurentiis torna alle vecchie maniere: show e spettacolo. Dopo l’annata orribile, a detta di tifosi che sentivano profumo di scudetto e di Europa, ecco la preparazione di un’altra campagna calcistica fatta più a colpi di parole. Via Benitez, dentro Sarri: tanti auguri a uno dei tecnici più capaci dell’ultima Serie A. Si attendono news sull’esodo possibile di giocatori con voglia di lottare per i vertici delle competizioni. Intanto il Presidente si sfoga.

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Ha votato lui Tavecchio. Ha sostenuto lui Lotito. Ma non c’è spazio per la correttezza e la dignità intellettuale. Quindi sparare a zero sul sistema che lui ha voluto appare naturale, quasi obbligatorio per chi può davvero parlare poco di fatti che riguardano il campo.

La novità si chiama iscrizione-al-campionato-di-calcio-di-Serie-A. Il confidente Tavecchio ha infatti suggerito a De Laurentiis che sono solo 3 i club idonei all’iscrizione del campionato di calcio. È caccia agli altri due, visto che se De Laurentiis l’ha detto, allora vuol dire che il suo Napoli ha le carte in regola.

E sarebbe una discussione seria e credibile se non fosse che la domanda è: perchè De Laurentiis lancia la bomba? Vuole deviare dalla cronaca sportiva di una stagione fallimentare e un complicato calciomercato? O ha trovato l’ennesima scusa al motivo per cui il suo Napoli non riesce ad avvicinare il vertice del campionato?

Inoltre: De Laurentiis conosce le recenti stagioni e gli ultimi 20 anni di iscrizioni fasulle al massimo campionato italiano di calcio? La Roma non in regola? L’Inter per nulla in regola? E gli strani movimenti di plusvalenze fittizie e bilanci taroccati? Il grido di battaglia vale solo quando lui è in regola?

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Lotito come Moggi?

E’ scoppiato il caso Lotito. Meglio: hanno creato il caso Lotito. Di più: sta succedendo quanto avevamo già immaginato. Intraprendenza che si confonde con arroganza, in un mescolarsi di torbide situazioni dove non capisci mai le buone azioni e gli eccessi.

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Lotito sempre presente. Alle conferenze stampa. In zona stadio. Dentro lo stadio. Ai bordi del campo. Appena fuori dallo spogliatoio. Agli allenamenti. Lotito c’è.

E qualcuno, sui giornali, si è pure azzardato un paragone col grande Luciano Moggi. Chiariamo subito un punto: uno ha vinto, tanto, tutto, e ne capiva di calcio e di gestione, l’altro si è solo un po’ troppo innamorato di un ruolo che nessuno gli ha riconosciuto, in un’orgia di deliri da magnate, da padrone, da uno che conta.

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Sembra voglia imitare Galliani, senza averne gli enormi e influenti contatti.

Chi è Lotito? Perché una tale entratura nella Federazione e nelle cose della Nazionale. Cosa dobbiamo aspettarci? Quali i possibili conflitti di interesse?

Tavecchio è lì, manovrato, voluto da chi non voleva cambiare. Lotito è solo colui che non ha resistito alla tentazione di mostrare la potenza, di foggiare visibilità. Tanti auguri.

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Polemica Juve Nazionale: riparte la sfida

Capita costantemente di commentare qualche rottura di qualche giocatore bianconero in Nazionale. Molta poca fortuna, purtroppo. L’ultimo in ordine di tempo è Chiellini. Con annessa polemica.

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Screzi. Giornalistici, sui giornali, ma screzi. E fa strano perché fino a qualche settimana fa Antonio Conte sedeva proprio sulla panca Juve. Ora, per favore, Antonio continua in questo silenzio e lascia parlare Oriali.

La Juve paga Chiellini. Alla Juve interessa la salute di Chiellini. Stop.

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E invece no. Dopo la conferenza di Castellacci che ha spiegato l’infortunio di Giorgio, la Juve si è mossa chiedendo il rientro del ragazzo a Torino. Capirai: è un settembre pesante quello che ci aspetta, vorremmo poter usare un giocatore che stipendiamo. La Nazionale avrebbe gradito che Chiellini restasse in ritiro “per spiegare le teorie di Conte”.

Ok, no. Grazie. Basta così. Il ragazzo rientra a Torino così cerchiamo di capire qual é il danno e come curarlo.

La cosa più naturale è stata vedere Gazzetta e Oriali, in testa, a farfugliare segnali di vendetta, dispetti. Pensa un po’: la Juve che si fa il culo per salvare costantemente la Nazionale fa i dispetti.

Mancava giusto uno specchio riflesso di Oriali, un gné-gné di Tavecchio, ed eravamo al completo.

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Calciomercato chiuso, allora Antonio ci spieghi perché sei andato via?

Antonio ti scrivo col cuore. Non ho ancora smaltito quel comunicato. Non ho ancora ben compreso quel gesto, quella mossa. Più i giorni passavano, più mi interrogavo sui motivi dell’addio. Praticamente una vita con Conte. Tredici anni da calciatore, tre da allenatore. Fra i più amati in campo, fra i più amati in panchina.

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Sono juventino fino al midollo. Ci fosse l’Avvocato in vita, mi giocherei volentieri il titolo di più bianconero, se ce ne fosse la possibilità. E mi sembrava di aver capito che lo stesso amore lo provava Antonio Conte per la Juve. Troppo doloroso lo strappo. Inconcepibile. A meno che…

Prima o poi, per il rispetto che si deve ai tifosi, a chi ti ha donato così tanto amore, dovrai spiegare l’addio. Pur se dovrai dire qualcosa contro qualcuno. Ma l’addio va spiegato. Facciamo passare magari qualche altro mese, ma così non te la cavi. Pena, perdere la stima e l’affetto di chi ti ha amato, difeso, elogiato, premiato.

Vidal e Pogba in rosa: quindi?

Uno dei primi motivi che mi ha lasciato amareggiato del tuo addio è stato il pensiero di dover rinunciare, in estate, a Vidal o a Pogba o, addirittura, a entrambi. Un dramma. Una perdita tecnica incalcolabile. E allora ha ragione Conte, dicevamo al bar, se poi vendono Pogba o Vidal o entrambi.

Ma non è successo. Non solo. La sensazione è che la Juve abbia fatto scudo e abbia rinunciato a importanti opportunità per entrambi. Nel tentativo, oggi, di prolungare, di proteggere il proprio patrimonio tecnico.

Quindi?

Antonio che è successo? Vidal e Pogba sono lì. Marchisio e Pirlo sono lì. Il motore della Juve è ancora lì.

Rinforzi sulle fasce e recupero di Pepe

Come confermato da Evra, il francese l’hai indicato e voluto tu. A questo ci sommo il recupero di Pepe, più la permanenza di Lichtsteiner che sabato mi è sembrato perfettamente in forma e perfettamente sul pezzo (a scanso di “giocatori logori o da cambiare”).

Detto diversamente, con l’acquisto di Romulo in panchina, la squadra è stata migliorata. E può sopportare anche il cambio di modulo. Forse manca giusto un difensore, ma Ranocchia non lo cedevano dopo che tu hai suggerito la scelta di Ogbonna (costato 12 milioni di euro).

Certo mi sarebbe piaciuto Di Maria, ma non siamo così stupidi da non capire che le cifre per Falcao e Di Maria, per Rodriguez o per Sanchez, fra cartellini e soprattutto ingaggi, sono per noi insopportabili. Certo mi piacerebbe andare su Messi, trattare Cristiano Ronaldo, ma nella vita bianconera abbiamo sempre sopperito al calciomercato col DNA Juve. DNA che, mi pareva, scorreva nel tuo sangue.

Io pretendo. Poi però mi rifaccio alla logica e continuo a supportare la Juve perché così si fa.

Morata e Coman

Pare che con Conte in panchina, Simone Zaza sarebbe dovuto rientrare alla base. Pare che Morata l’hai suggerito tu ed è stato preso, convinto anche Max Allegri sulle qualità dello spagnolo.

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Pare che questo Coman, valutato da Allegri, sia un bel prospetto. Addirittura pure per il presente, tanto che il colpo last minute in attacco è stato giustamente ignorato.

Giovinco, che gode di tua immensa stima, è rimasta. Llorente e Tevez sono ancora lì. Quagliarella (con cui hai avuto un po’ di problemi) e Vucinic (che ha giocato 1 partita buona su 10) non più. A parer mio ci siamo rinforzati.

Certo mi sarebbe piaciuto Falcao. Certo mi sarebbe piaciuto Rooney.

Quel contratto Flash della Puma: trattativa pregressa?

E poi mi frulla in testa una strana idea. Per il bene della Juve, anche contro le resistenze di Marotta e Andrea Agnelli, non si comincia una stagione e la si molla dopo solo un giorno di ritiro. Sa di scelta già fatta. Sa di ripicca. Assomiglia a una coltellata per tutto quanto comporta sulla programmazione estiva. Sulla programmazione degli allenamenti. Della squadra che ami. Almeno così dici.

Hai detto che eri stanco. Senza motivazioni. Che è praticamente impossibile se alleni la Juve, da juventino.

La verità, che mi frulla in testa, dopo il contratto delicatissimo firmato da Puma (prima ancora che da Tavecchio e Conte), è che tutto era pronto da settimane. E non hai avuto il coraggio di dire che stavi giustamente pensando a un’altra panchina. Dico giustamente, ma basta parlar chiaro come hai più volte chiesto davanti il microfono.

Un contratto di quel genere, già solo per questioni legali, ha bisogno di essere ben studiato, ponderato, ben scritto. Possibile che in pochi giorni sia stato perfezionato? O c’era qualcosa in ballo? O l’ufficialità si è avuta solo dopo l’ufficialità di Tavecchio?

E ancora.

Che razza di sorriso è quello che hai quando sei accanto a Tavecchio, sponsorizzato da chi due anni fa quasi ti faceva fuori dal calcio. Così ipocriti, il primo De Laurentiis, a riconoscerti i meriti sulla panchina Juve, a trattarti da uomo prima ancora che professionista. Forse, un po’ ipocrita anche tu: prima chiedi vacanze, poi come se nulla fosse accaduto.

E adesso? Ti prendi una responsabilità enorme. Chiedi a Lippi.

Soprattutto, chiedi forse troppo a chi fra i bianconeri ti ha amato, ti ha difeso, ti ha elogiato, ti ha premiato. A oggi, per me la Nazionale è ancora qualcosa che ha poco senso. Per me esiste solo la Juve. Nella Juve non c’è più Conte.

Per me, storia bianconera degli ultimi tre anni archiviata, non c’è più Conte.

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Palazzi si ferma su Tavecchio: i fatti non sussistono?

Palazzi non agirà. Tavecchio è salvo. Soprattutto dal punto di vista dell’UEFA che non procederà. I fatti non sussistono.

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E così la Giustizia Sportiva non fa il suo corso. Troncata. Ferma. Prona.

Con zero clamore da parte della stampa o delle TV. Con nessun tipo di opinionista a firmare articoli da prima pagina, o i classici editoriali.

Immaginatevi Tavecchio dirigente Juve. Cosa sarebbe succeso?

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Invece non sta accadendo nulla. Chi ha voluto Tavecchio è il Vecchio Sempre Esistente Sistema. E lì Tavecchio deve stare, a curare certi affari, malleabile e flessibile agli ordini dei soliti. Guai a cambiare.

Riforme? Sì, purché non spostino gli equilibri politici ed economici tutto vigenti. Purché non diano fastidio a certe alleanze.

Palazzi si ferma: d’altronde non c’è di mezzo la Juve.

InGiustizia è così fatta.

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Povero calcio italiano: stiamo morendo?

Sportivamente parlando, stiamo proprio messi male. Sono poche le soddisfazioni che possiamo toglierci in campo internazionale, dove il nostro livello di credibilità è compromesso da tempo.

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Qualcuno fa coincidere l’inizio della discesa all’anno 2006, quando Farsopoli sporcò il sistema italiano. E dal 2009 il nostro Paese è mira di perculaggini di ogni genere, cioè dopo i vari scandali e scandaletti che ci hano investito, comprese le prime vere uscite su Farsopoli.

Adesso Tavecchio. Con Albertini sullo sfondo e la faida fra i diversi presidenti e dirigenti. Lotito e Galliani, poi Della Valle e De Laurentiis, quindi Cairo e Agnelli, con qualche altra figura ad alternare momenti di lucidità a momenti di imbarazzanti dichiarazioni pubbliche.

Banane, ma non solo. Non è tanto il problema di quanto detto ai microfoni, quello riferibile a Tavecchio. Chi vuol pensarla così sta miseramente cadendo nel tranello giornalistico: Tavecchio è ben peggio di uno strafalcione, o anche due. Tavecchio rappresenta l’inesorabile continuità rispetto al vecchio sistema. Chiamatelo Abete, chiamatelo come vi pare.

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Viene da sorridere a quanto la gente scrive sul Web o farnetica al bar, sul potere di Andrea Agnelli, sull’oscuro potere della Juve. Come una barzelletta che non funziona più. Come un ritornello ormai rotto, logoro, insensato. Eppure, il primo a rompere il muro del silenzio su Tavecchio e il calcio italiano è stato proprio Andrea Agnelli. Logico pensare: a che punto stiamo?

A un punto torbido. Che ne sarà allora del calcio italiano? Perché a continuare così, pure la Gazzetta si è accorta che stiamo precipitando. Giù, sempre più giù. Con istinti di ripresa soltanto sopiti. Troppo proni verso i padroni e i padroncini per sfoderare autentiche investigazioni giornalistiche, o inchieste tali da attivare un minimo di coscienza e innescare una quanto mai opportuna ripresa di vigore.

Leggi. Regole. Riforme. Le tre paroline magiche che qualcuno non vorrebbe nemmeno ascoltare, nemmeno per sbaglio. Perché a tradurle nella pratica si rischierebbe poi qualche collasso. Di qualche club importante. Di equilibri politici che stanno reggendo interi giochi, o interi business se preferite.

Ma il calcio italiano avrebbe proprio bisogne di leggi, regole, riforme. Qualcuno non vuole. Quel qualcuno vota Tavecchio. E se non Tavecchio, allora commissariamento. Stagnazione perenne di un sistema che per qualcuno funziona. Funziona bene. Per qualcuno, però. Solo per qualcuno.

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Vi meritate Tavecchio

Ricapitolando: Andrea Agnelli vuole lanciare Albertini, ma la banda guidata da De Laurentiis e Galliani, con Lotito e Moratti sullo sfondo, hanno puntato su Tavecchio.

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Si dice, che la banda abbia votato Tavecchio per una sorta di continuità rispetto al passato. Nel frattempo, alcuni quotidiani cominciano a pubblicare la lunga lista di malsane news riferite a questo personaggio che non si è fatto mancare nulla. Oltre ad aver chiesto, perfino Palombo della Gazzetta, di ritirare la candidatura dopo le volgari frasi a sfondo chiaramente razzista.

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Avremo quindi Tavecchio alla guida. Andrea Agnelli rimane fuori. Le riforme non si faranno. Il nostro calcio morirà.

L’importante è che Allegri conduca all’inferno alla Juve. In tal caso, Tavecchio o no, tutti saranno contenti.

Buon calcio a tutti.

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