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Tag: telecom

Farsopoli e Intercettopoli: tutto viene a galla, meglio tardi che mai

Ci sono ancora persone che non hanno ben chiaro il significato del termine Farsopoli. Calciopoli per noi è Farsopoli almeno dal 2007, cioè da quando abbiamo cominciato a studiare le carte di quella strana vicenda. Che fosse strana lo si capì in verità subito: troppi interessi convergenti, troppa TV, troppi giornali coinvolti per non sospettare che qualcosa sotto c’era e non era certo quello che veniva raccontato. E ora, dopo anni, tutto sta venendo a galla anche nei Tribunali. Ma tranquilli: finirà tutto presto perché siamo in Italia e i potenti, i farabutti, i mascalzoni hanno sempre la meglio.

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E’ per esempio la storia dell’Inter e della Telecom, la storia di Facchetti e dei suoi illeciti insabbiati e prescritti, la storia di Moratti e di Tronchetti, due fra i peggiori manager che l’Italia abbia mai avuto. Storia di una TV corrotta, di una RCS dove si nasce interisti e si producono prodotti in difesa di quella fede e in barba alla deontologia giornalistica. Storia di un paese moralmente sconfitto, eticamente da buttare via, dove i farabutti fanno e disfano senza essere mai puniti e tutti gli altri subiscono in silenzio.

E’ il paese dove la verità viene puntualmente bollata come faziosità o chissà quale tipo di operazione eversiva, mentre la menzogna è la regola. Talmente palese la menzogna e talmente in declino il popolo italiano che finisce poi per confonderlo per verità. A quel punto è tutto lecito.

E’ lecito che un club possa utilizzare la Telecom di un suo membro del CdA (leggi Tronchetti) come strumento di spionaggio nei confronti di competitor e dirigenti federali. Come abbiano usato poi le scoperte è tutto da stabilire. Moggi per esempio ha sempre detto di aver avuto il sentore che le sue operazioni di mercato erano in qualche modo viziate. Ha sempre detto che i suoi telefoni si comportavano in uno strano modo e perciò cercò rimedi. Memorabile l’affare Domoraud, un difensore francese che lui fece finta di seguire e di voler comprare elogiandolo come fosse il nuovo Baresi e puntualmente arrivò l’Inter a sorpresa sul ragazzo. Uno dei tanti esempi citati da Moggi, in ultimo quello del terzino dell’Ajax che doveva arrivare a Torino insieme a Ibra e finito invece, a sorpresa, a Milano.

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E’ lecito usare quelle intercettazioni per preparare dossier e orientare le indagini dei carabinieri. Auricchio in aula ci ha dimostrato e confermato come l’istituzione che dovrebbe salvaguardare la Legge l’ha invece violentata e viziata, con una delle operazioni più false e meschine. Ma Auricchio è stato premiato e Narducci perfino retribuito con un assessorato a Napoli. Tutto lecito, tutto normale.

E’ lecito telefonare a dirigenti per consegnargli regalini (leggi Facchetti con Bergamo), è lecito telefonare ad arbitri, è lecito grigliare e indovinare la griglia contrariamente a Moggi che stranamente non azzeccava mai le griglie di Bergamo.

E’ lecito avvicinare un arbitro, promettergli un posto in banca in cambio di chissà quali tipo di azioni di spionaggio e dichiarazioni puntualmente esposte sui giornali e TV, salvo scomparire dalla scena a processo iniziato.

E’ tutto lecito, e nessuno che muova un dito.

Alla mole di dati che abbiamo scoperto e raccontato si aggiunge ora l’ennesima testimonianza. Quella di Cipriani, titolare della Polis d’Istinto, il braccio armato di Tronchetti Provera, che rivela piccanti particolari su come l’Inter avesse commissionato il colpo di stato ai danni del calcio italiano. Non una novità per noi.

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Inter… una prescrizione che salva la vita

Onesti, puliti, esempio di lealtà… ma a processo non si va. Giammai, puliti e leali solo a parole, parole vuote e false già prima di uscire dalla bocca, perché in fondo il cervello pensa prima la terribile falsità e poi la bocca si presta per dirla. E se non è la bocca è certamente la tastiera, magari sul sito ufficiale o su uno dei tanti house organ travestiti da stampa libera e democratica.

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E’ tutto questo l’ambiente nerazzurro: un covo di falsità, una produzione continua di frasi fatte che non hanno attinenza col mondo reale. Un mondo fantasioso che è stato messo davanti agli occhi dei tifosi per nascondere loro la verità: che sono schiavi, che vivono in una prigione che non conosce vittorie, solo menzogne e sconfitte.

Con un po’ di anni di ritardo, per nulla casuali, la società di Massimo Moratti cade ancora in un’aula di Tribunale. E lo fa con stile. Con molti anni di ritardo ecco arrivare anche la condanna sul caso Vieri. Che non è un caso semplice, perché è anzi una conferma, la più tremenda, di quanto già dimostrato da svergognati bianconeri che non hanno mai accettato la farsa raccontata in TV e sui giornali. Dimostrato coi fatti, gli stessi fatti che inchiodano Tronchetti Provera e Moratti.

Sono fatti semplici da raccontare perché si sa già tutto e fortunatamente qualcuno prova a tirare via dalla sabbia la testa e a metter bocca su qualcosa per cui l’Italia dovrebbe muoversi: Farsopoli. L’Inter cade vittima dei suoi stessi tranelli: lo spionaggio ai danni di Vieri è stato dimostrato, acclarato e punito in Tribunale. La Corte ha deciso che Bobo verrà risarcito con 1 milione di euro a fronte dell’attività illegale della Telecom pagata da Massimo Moratti. Ben inteso, per quanti fanno finta di non capire: l’indagine è stata commissionata e pagata dall’Inter, nella veste dell’allora presidente Giacinto Facchetti. Cosa abbiano a che fare queste cose con lealtà, coraggio, pulizia e santità… è un mistero!

Gli avvocati di Vieri, molto deluso da questa vicenda, vogliono andare fino in fondo, chiedendo la riapertura del processo sportivo. E perché mai? Una vendetta nuda e cruda? Assolutamente no!

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Gli avvocati di Vieri vogliono riaprire il processo sportivo perché leggendo le sole carte riguardanti il Processo Telecom sentono, come Neo in Matrix, che il mondo descritto dalla Gazzetta è tutt’altro che reale e che molto ci sia ancora da dimostrare e indagare. Certo non possono dire in aula di sapere già tutto, di aver letto blog e forum su Internet, di aver letto le carte di un altro processo e aver scoperto che era tutto falso, tutto una Farsa!

Però, come già accaduto in passato, specie nella gestione Moratti, le aule di Tribunale, al contrario del campo, sono un terreno amico. Il petroliere sembra giocare in casa e le vince tutte. Senza seguire le regole, eludendole e piegandole al proprio volere… o portafogli che sia. Prescrizioni, regolamenti violati, galere evitate per falsificazione di bilanci, trucchi con le plusvalenze, riciclaggio documenti e via così. Prescrizione su Calciopoli quando la posizione di Facchetti e della Società era ben peggiore rispetto a quella bianconera. E ora, Prescrizione pure su questa vicenda come ci tiene a ricordare l’avvocato della società nerazzurra:

I fatti sono sepolti dalla prescrizione. Non si arriverà alla giustizia sportiva.

Più che una valutazione sembrerebbe una minaccia!

L’estate sta finendo, ma la paletta e il secchiello di Gazzetta & Co. sono pronti: insabbiare, insabbiare, insabbiare. Mai si arriverà alla Giustizia Sportiva: loro sono puliti, leali, onesti e coraggiosi. Sono interisti… e già questo è un paradosso con questi aggettivi!

C’è solo una domanda che vorremmo porre, solo questa: è lecito pensare che tale attività abbia procurato uno smisurato vantaggio alla società nerazzurra? Vantaggi in termini di ricattabilità degli intercettati (arbitri, designatori, giornalisti, giocatori, dirigenti)? Vantaggi di natura professionale (Moggi ha denunciato il fatto che molti suoi movimenti erano pedinati e molte sue attività di mercato avevano un che di misterioso in quanto UNA società sembrava leggere nel suo pensiero)?

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Ah, se l’avesse detto Carobbio e no Tavaroli!

Niente, abbiamo più volte sfogliato i giornali in edicola, ma nulla. Poco, magari rifilato a pagina 38, magari con un tono molto pacato, di quelli che si utilizzano nei paesi non liberi dove le notizie, quelle vere, se disturbano certa gente, proprio non si possono dare, se non con un tono molto freddo, quasi ad avvertire il lettore che “meno se ne parla e meglio è”.

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Il rapporto Freedom House ha declassato l’Italia nel 2004 a Paese parzialmente libero: a meno di credere a un complotto mondiale, un minimo di verità in questo rapporto ci sarà. Purtroppo all’estero lo hanno capito, mentre il popolo italiano fa ancora finta che tutto va bene, anzi benissimo.

Accade perciò che una notizia vecchia, molto vecchia, venga riproposta a distanza di mesi, anni. In realtà la notizia è nuova per i giornali e per certi italiani, perché quelli che nel 2006 non hanno spento il cervello sapevano già tutto. Perché avevano letto le carte, perché avevano fatto due conti, perché la realtà non può essere distorta.

Al Processo Telecom – di cui avevamo già raccontato una testimonianza clamorosa – Tavaroli conferma quanto aveva già detto fuori dal Tribunale:

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L’operazione Ladroni mi venne commissionata dall’Inter nella persona di Moratti, poi la feci con Facchetti.

Nulla di nuovo, si sapeva già tutto. Compreso la falsa testimonianza di Moratti che viene seccamente smentito un po’ da tutti, prima ancora dai fatti.

Non vogliamo tornare sulla vicenda sulla quale ci siamo già espressi, perciò ci limitiamo a sottolineare quanto segue:

Chissà mai se qualcuno risponderà. Ma non importa. Come disse un tizio “Il tempo è galantuomo”.

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L’Inter scarica tutto su Facchetti: non è colpa nostra!

Operazione Ladroni: chiaro riferimento a chi ha commissionato l’indagine, ossia l’illecito utilizzo della Telecom per spiare dirigenti e arbitri del calcio italiano. Guarda caso solo alcuni.

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In merito a questo aspetto a Milano si sta svolgendo un Processo che è e sarà divertente. Nessuna novità, sappiamo già tutto e contrariamente a ogni altro processo, ci sono testimonianze dirette e indirette.

È così chiaro e tutto così logico, già provato e provabile ancora, che con uno stile tutto loro i vertici nerazzurri hanno già trovato la soluzione per tentare di rimanere puliti. In realtà ne usciranno ancora più sporchi.

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La soluzione è di una tristezza unica: ogni colpa verrà scaricara su colui che all’epoca dei fatti era Presidente. Col senno di poi è forte il dubbio che questa mossa sia stata concertata proprio a futura servibilità. Per esempio in questo processo. Il Presidente in questione è Facchetti, la cui memoria è già stata ampiamente documentata in Calciopoli. Più di tutti ha cercato di truffare e nonostante questo non è riuscito ad avvicinarsi alla vittoria: oltre il danno, pure la beffa. Su questo non solo non ci sono dubbi, ma ampie e incontrovertibili prove. Più e peggio di quel diavolaccio di Moggi: piaccia o non piaccia ci sono fatti, le voci non le riportiamo per non aggravare la memoria dell’ex terzino, anche se sono servite per mandare all’inferno la Juve.

Al Processo Telecom dunque l’Inter si salverà ancora, grazie alla politica, grazie soprattutto all’ennesimo magheggio: si nascondono dietro un morto non potendolo onorare a dovere limitatamente ai fattacci che riguardano la società nerazzurra.

E lo diciamo con tutto il cuore: a noi dispiace, ma occorre raccontare la storia. Non è colpa nostra: non lo è mai stata!

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Ricettazione, corruzione fonti, dossier illegali: Tronchetti interrogato

Si chiama Repubblica delle Banane quel Paese meravigliosamente descritto da Woody Allen in un suo famoso film. Un film a tratti allegorico, a tratti tedioso, ai limiti del ridicolo. Che poi era il senso del messaggio che il grande regista americano voleva far passare.

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Oggi la Repubblica delle Banane esiste e porta il nome di Italia.

E tanto per non farci mai mancare nulla, ecco a voi un altro pezzo del puzzle:

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E’ stato interrogato oggi dal pm milanese Alfredo Robledo il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, indagato per ricettazione e corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sui dossier illegali di Telecom. Lo hanno riferito oggi fonti giudiziarie.

L’inchiesta in corso dal 2005 ruota attorno ai dossier acquisiti illegalmente dalla security di Telecom e Pirelli al tempo in cui a capo della struttura c’era Giuliano Tavaroli.

Fra poche settimane Moratti dovrà rispondere di questo davanti il Tribunale di Firenze. Chissà!

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E un altro tassello della vicenda Telecom va a posto

Il 16 maggio 2010, su RAI3, va in onda quel meraviglioso programma chiamato Report. Si parla di Telecom e il caso degli spioni. Magnifico. Non ho il tempo di vederlo in diretta perché devo lavorare a un paio di articoli. Ma lo sto vedendo adesso (martedì sera) e mi sembra ben realizzato. Ora, in questo blog non posso certo scrivere l’intero dossier. Ci mancherebbe. A noi interessa le collusioni di questo caso con Calciopoli.

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A fare le domande è un giornalista eccezionale, da me apprezzato per il libro “Il Patto” scritto a quattro mani con Nicola Biondo, quale è Sigfrido Ranucci. Intorno al minuto 17 si fa riferimento ad alcuni calciatori e poi all’arbitro De Santis. La domanda è precisa, chiara, limpida ed è rivolta a Cipriani: “Ma, scusi, riferiva direttamente al Presidente?”. Il Presidente in questione è Tronchetti Provera. Risposta altrettanto precisa e secca. Cipriani riferisce sempre a Tronchetti. Fra l’altro, è la logica che lo impone. Di più. Quei pedinamenti e quell’attività spionistica era commissionata e pagata dalla Pirelli con fatturazione all’Inter.

Già nel corso della Prima Farsa, anno 2006, qualcuno aveva avanzato forti dubbi su chi aveva commissionato quei dossieraggi contro Moggi e la Juventus. Oggi mi pare che quei dubbi siano ragionevoli e provate certezze. Ma non è finita qui. Sulla base di altre testimonianze si dovrà pure capire quanto materiale è stato fatto sparire o è stato opportunamente manipolato. E’ solo forse questione di tempo. Intanto noi vigiliamo!

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