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Tag: terza-stella

Ma iojuventino quella terza stella la voglio

Luca Rinaldi, classe 1986, è un giornalista che il 9 maggio ha pubblicato un articolo sul sito LINKIESTA dove ha civilmente espresso il suo punto di vista sulle tre stelle. Che civilmente non condivido nemmeno su una virgola. Ma tant’è.

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Riporto di seguito l’articolo e poi spiego perché dopo 5 mesi ne ho voglia di parlare.

Riporto l’articolo anche se lo avrete già letto e ci avrete già discusso a suo tempo.

Ma io (juventino) quella terza stella non la voglio

Luca Rinaldi – 9 maggio 2012

Sono juventino da quando sono in fasce. Sono cresciuto col poster di Roberto Baggio in camera, e se mai andrò  a vivere con la mia donzella, si rassegni, quel poster starà anche in camera nostra.

Ne ho viste di ogni, dalla Champions League, emozionandomi tutte le volte che sentivo partirne l’inno, alla Serie B, passando per gli scudetti. Anni di gloria e di sfottò. Insomma, alle elementari ero uno juventino, alle medie ‘un gobbo’, alle scuole superiori ‘un gobbo ladro’.

Alla Juventus sono stati revocati due scudetti di epoca moggiana. Il ragazzo, Luciano, andava cercando favori di arbitri con una squadra che era uno schiacciasassi. Ma tant’è, che così faceva. Probabilmente, anzi, sicuramente non era il solo, ma l’hanno beccato. Sul campo i bianconeri quei titoli, anche senza Moggi li avrebbero probabilmente conquistati, ma la vena criminal-sportiva di un uomo glieli ha tolti. Uno shock, perchè quei giocatori sul campo ce l’avevano messa tutta con stagioni massacranti.

Meno due scudetti, li avete avuti con favore, dicono i tribunali. Sacrosanto. Io, tifoso, ne prendo atto, seguo la squadra in B, e faccio una tirata tra mezzi nomi e squadracce fino alla scorsa domenica.

Campioni d’Italia! Sono 28! nemmeno mi viene in mente lì per lì che dovrebbe essere quello della terza stella. Poi vedo gente che comincia a tirar fuori sto numerno “30″ e lo sventola. Mi viene in mente tutto.

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“Per me sono 28″, dico subito ai miei soci. Poi l’uscita di Andrea Agnelli e la sua convinzione che siano giusti quei trenta titoli. Evidentemente per il rampollo, che nel frattempo ha fatto e minacciato ricorsi per quei due titoli, uno scudetto guadagnato nel recinto delle regole vale quanto uno conquistato fuori. Un capitano coraggioso, direbbero alcuni. E oggi, non bastasse, pure quel “30″ che campeggia allo Juventus Stadium.

Tralascio i commenti  inviati, che sono praticamente tutti contrari all’articolo, ma che molto civilmente sono stati tutti pubblicati.

Ma perché dopo 5 mesi tiro fuori quest’articolo?

Scrivo su “io juventino” da due mesi.

E sono due mesi, che sulla pagina di Google mi compare in quarta posizione dopo 3 “iojuventino” nostri questo magnifico titolo: “Ma io (juventino) quella terza stella non la voglio”.

Va bene che noi non possiamo pretendere di oscurare nessuno. E ci mancherebbe altro. E va bene che c’è la parentesi. Ma nel leggere sembra che sia proprio io juventino a parlare.

A me viene il mal di pancia a leggere “Ma io (juventino) quella terza stella non la voglio”.

Anzi mi girano proprio i coglioni a pensare che qualcuno possa scambiare io (juventino) con iojuventino.

In conclusione il mio articolo si intitola “Ma iojuventino quella terza stella la voglio” in maniera che sulla pagina di Google possa comparire vicino all’articolo incriminato e nessuno possa scambiare lo juventino con la parentesi con quello senza.

A proposito di parentesi.  Luca Rinaldi è sicuramente un giornalista onesto, probabilmente non è un giornalista sportivo, sicuramente non è bene informato, sicuramente non è un vero juventino.

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Il ritorno di Acciughino, il simpatico umorista

A volte ritornano… è il caso di Max Allegri che si è subito rimesso a stuzzicare la Juve alla prima occasione utile dopo aver parlato per mesi del gol di Muntari, la scusa buona per tutte le occasioni. Hai perso il treno? È colpa del gol di Muntari! Ti hanno rubato la macchina? È colpa di Conte e Marotta, sono stati loro! Hai perso uno scudetto nonostante mille aiuti? Dai la colpa alla Juve ladrona e togliti il pensiero! La tua compagna in dolce attesa ti lascia perché ti fai beccare in giro con una modella di Playboy? Tutto colpa di quel maledetto gol di Muntari, ovvio!

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È tornato, Acciughino, simpatico come la sabbia nel costume o come un sassolino in una scarpa, strappato dal Milan alla carovana di Zelig e al cast di Colorado che lo volevano fortemente per l’efficacia delle sue battute. Quelle battute che però fanno ridere solo lui e al massimo qualche milanista che non accetta la schiacciante superiorità di una squadra come quella bianconera a cui non venivano concessi rigori su richiesta con frequenza a dir poco sospetta, ma capace di vincere proponendo un gioco avvolgente e magnifico, cosa sconosciuta dalle parti di via Turati.

Dopo averci annoiato per mesi con il suo incubo chiamato Sulley Muntari nel tentativo di trovare un alibi per un campionato in realtà perso a causa di un gioco a dir poco deficitario, il simpatico umorista ha detto la sua sulla questione del numero di scudetti vinti in corso Galileo Ferraris: “La Juve ha vinto 30 scudetti? Per me ne ha vinti 31, conto anche quello di Serie B”. Simpatia portami via, Max.

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La replica di Andrea Agnelli è arrivata puntuale alla presentazione delle nuove maglie ed è stata quella che ci aspettavamo, la più logica, dato che Acciughino intanto che parlava non si rendeva conto che si stava tirando la zappa sui piedi: “Il Milan allora può già mettere la seconda stella, ha vinto 2 campionati di Serie B”. Bravissimo, Andrea.

Ci vengono in mente altre due possibili repliche al futuro compagno di Aldo, Giovanni e Giacomo nel caso volessero trasformare il loro trio comico in un quartetto.

Nel primo caso ci sentiremmo di ringraziare Allegri per aver di fatto ammesso anche lui che i titoli 2005 e 2006 sono nostri e non del primo che passa per la strada. Nel secondo caso bisognerebbe spiegargli che i nostri scudetti dovrebbero essere in realtà 32 considerando quelli del 1908 e del 1909 assegnati dalla Federazione alla Pro Vercelli, ma vinti sul campo anche dalla Juve. In quel biennio si giocarono infatti due campionati in ogni stagione, due vinti dai bianconeri e due dalla Pro, sebbene la Figc non abbia mai riconosciuto quelli bianconeri in modo abbastanza inspiegabile. Ma questo è un tema da affrontare con più calma in un altro momento, qui stiamo parlando solo di un allenatore-comico.

Immaginiamo che Allegri adesso, con le partenze di Thiago Silva, Ibra e Nesta, per citare i principali, avrà altro a cui pensare oltre al gol di Muntari e ai nostri scudetti se non vuole che la sua battuta si trasformi in un ennesimo boomerang nel prossimo mese di maggio in caso di conferma tricolore in casa bianconera. Questa sarebbe senz’altro la replica più bella che si meriterebbe Acciughino.

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Anche Totti si attacca all’umorismo

Lo sapevamo da tempo, da quel maledetto 2006, dal giorno in cui un certo Guido Rossi revocò gli scudetti alla Juventus. O meglio, uno revocato, uno non assegnato. Sapevamo che la questione scudetti si sarebbe protratta per anni, e così è stato. E si è riproposto prepotentemente quando la Juvemtus è tornata a vincere, dopo anni bui, nei quali ci guardavano da un lato con disprezzo, dall’altro con compassione.

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Quando la Juve perdeva, causa smantellamento di una vera e propria corazzata, sorrisi beffardi e allo stesso tempo ipocriti, pacche sulle spalle a mò di “non vi preoccupate, tornerete a vincere”. In realtà nascondevano un certo godimento. Ora che la Juventus si sta riprendendo il posto che gli spetta, con la conquista dello scudetto numero 30, la questione scudetti si è di nuovo fatta incandescente. A parlare sono sempre i soliti, chi ha invidiato e invidia ancora la Juventus.

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Zeman, dopo le dichiarazioni del ’98, con le quali attaccò pesantemente la Juve, in particolare Del Piero e Vialli, torna alla carica dopo circa 14 anni di letargo, affermando che gli scudetti della Juventus non sono nemmeno 28, al massimo arriviamo 22-23. Quale sia stato il criterio utilizzato non si sa, ma siamo certi che Zeman ha trovato un bel modo di allungare la sua carriera di allenatore: sparare a zero sulla Juventus. Sembra che questo funzioni, e per evitare un pensionamento anticipato, anche Totti ha adottato la tecnica del suo maestro, affermando in conferenza stampa di aver letto gli stessi libri di Zeman.

Non è un caso che queste esternazioni provengono da un allenatore che ha collezionato più esoneri che contratti (poco ci manca eh!), e da un giocatore che, dopo aver vinto uno scudetto, si è fatto notare più per le gaffes che per i trofei alzati al cielo. Chiaro che in democrazia ognuno può esprimere la sua, e ha la piena libertà di pensiero. Ma è veramente un peccato sentir parlare questi soloni solo sulla base di una non verità, dimenticando tutto cio che sta accadendo con Tavaroli e compagni.

Allora qual è la credibilità di questi soggetti che parlano solo sulla base di una farsa di dimensioni epocali? Quali lezioni sono in grado di dare se, prima di parlare degli altri, non guardano in casa propria? La verità è che farsopoli ha dato la possibilità di dire sciocchezze, a tutti. Una verità stuprata nel 2006, e oggi tartassata da questi personaggi che, consapevoli di non poter più dare niente al calcio, cercano di dare fiato alla bocca, per non perdere quella notorietà che hanno fortunosamente acquistato grazie a una certa stampa.

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Primi effetti del “30 sul campo”: sentite Petrucci

Ha suscitato un vespaio incredibile la scelta di Andrea Agnelli di togliere via tutte le stelle dalla maglia. E inserire quel “30 sul campo” che pochi hanno correttamente interpretato, secondo noi.

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Ci abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza qualche mattina fa. E ora arrivano le prime conferme della bontà dell’azione di Andrea Agnelli.

Petrucci ha parlato e, fra tutti gli argomenti, ha toccato pure quello della maglia bianconera:

L’importante e’ che la regola venga rispettata e Andrea Agnelli la sta rispettando, ho un buon rapporto con lui e l’inserimento dell’ulteriore stella e’ tramontato, e’ un bel segnale. Capisco che la societa’ debba rispondere alla tifoseria, l’importante e’ che la regola venga rispettata e Andrea Agnelli la sta rispettando. Mi auguro ci sia buon senso da entrambe le parti.

Le parole di Petrucci vanno interpretate. Noi sappiamo che lui deve rispondere a chi gli sta sopra e a chi lo comanda a bacchetta, per cui questa uscita è perdonata. Ma questa uscita è esattamente quanto ci aspettavamo, compresa una frase come la seguente:

Calciopoli? Facciamo la pace.

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Un po’ diverso da quanto dicevano prima. A nostro avviso è segno di paura, soprattutto è segno di rispetto. Ed è unicamente quello che cerchiamo. Gli anni perduti con Farsopoli nessuno ce li può tornare indietro, né è ammissibile che i veri colpevoli vengano puniti, essendo i colpevoli i più potenti del calcio italiano. Di certo chiediamo rispetto per il presente e il futuro e già quest’anno abbiamo lungamente dimostrato di poter affrontare a viso aperto pure i magheggi milanesi.

In realtà Petrucci ha completamente sbagliato concetto. Non è la Juve, infatti, a rispettare le regole, ma è la Juve che le sta dettando annullando l’effetto che le stelle faranno sulle altre maglie e imponendo una decisione sorprendente. La conseguenza sarà che molti si chiederanno il perché di quel “30 sul campo” e un argomento che i media italiani volevano già insabbiato tornerà più protagonista di prima.

Sarà compito nostro, di noi veri tifosi, non perdere la memoria, anzi rinvigorirla attraverso i fatti. E non basterà un libro infame e stupido a veicolare le coscienze: siamo qua, siamo vivi, volevate ucciderci, siamo tornati ancora più forti.

Pace? No, è guerra, sarà guerra, e siamo prontissimi.

P.S.

Il fatto che abbia parlato Petrucci e non Abete è già sintomo di quanto delicata sia la situazione. La Juve ha dalla sua tutta la forza di Andrea Agnelli e uno stuolo di avvocati, finalmente, degni di tale nome. Avrebbe dalla sua mezzi importanti per fare guerra nei Tribunali, ma siamo in Italia e dunque rischieremmo una Farsopoli 2 e poi anche 3 e 4. Ecco che Andrea Agnelli sta giocando su degli equilibri importanti, molto delicati. Il “30 sul campo” fa parte di questa strategia. Il compito del tifoso, ci permettiamo di dirlo, è quello di sostenere la Società e la Squadra con quanta più forza possibile.

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Iniziativa Terza Stella sulla Maglia Juve

Con vero piacere IoJuventino partecipa all’iniziativa lanciata dal forum TifosiBianconeri. Di seguito il testo integrale.

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La Juventus ha scelto di celebrare la vittoria del 30° scudetto bianconero attraverso la creazione di uno speciale logo, che sarà esposto sulle maglie della Vecchia Signora per la prossima stagione, in luogo delle tre stelle dorate.

Una decisione che ha lasciato sorpresi tutti i tifosi e che ha fatto discutere.

Riteniamo che la scelta abbia rappresentato, inequivocabilmente, un segnale forte a tutela comunque di quello che è il convincimento di chi capisce di calcio e ha a cuore la giustizia: gli scudetti della Juventus sono 30.

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Tutto il resto, stelle comprese, senza questo presupposto non può esistere.

E’ necessario però che anche i tifosi abbiano la possibilità di essere partecipi della lotta per ristabilire la verità e la giustizia: per questo motivo chiediamo che la società si attivi affinchè sia possibile per chiunque ne faccia richiesta, negli Juventus Store e in tutte le rivendite di materiale sportivo autorizzato legato al marchio bianconero, di avere gratuitamente la possibilità di apporre tre stelle dorate sulle maglie acquistate.

Questo vuole essere un gesto non in linea con la tradizione: avere la maglia diversa da quella utilizzata nelle competizioni sportive non è consuetudine, ma riteniamo possa rappresentare un segnale di grande valenza simbolica. In mezzo all’odio, in mezzo all’incompetenza, in mezzo all’invidia, noi sul cuore portiamo con orgoglio il nostro simbolo, come segnale di unità, forza e coraggio.

Vogliamo essere le stelle della Nostra Signora. Fino alla fine, forza Juventus!

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L’assenza delle tre stelle mette paura ad Abete…

L’altro ieri è arrivata la tanto attesa notizia: non ci sarà nessuna terza stella sulla maglia della Juventus, nonostante la conquista del trentesimo scudetto. Solo la scritta “30 sul campo”.

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Decisione che ha sorpreso tutti, a partire chiaramente dai tifosi bianconeri: tutti ci speravamo, e lo confesso, anche io la volevo. D’altronde le speranze erano state alimentate già dalla notte magica di Trieste, Marotta parlò così a Sky: “Metteremo la terza stella sulla maglia“. Detto fatto, il giorno successivo lo Juventus Stadium si presenta con un gigantesco scudetto, il numero 30 e le tre stelle. Che spettacolo!

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Ma la decisione relativa alla maglia ha avuto un’altra direzione, anzi, ha preso improvvisamente un’altra direzione, forse negli ultimi giorni. Mi sono preso un giorno in più per riflettere, e alla delusione iniziale è subentrata la maggiore consapevolezza di avere un grande presidente, che chiaramente sa il fatto suo. La stella è stata inventata dalla Juventus, quando nessuna ancora poteva permettersela. E’ un simbolo, è qualcosa di formale. Non mettendola, la Juventus ha rafforzato la sua posizione: gli scudetti sono 30, al di là di qualsiasi forma o simbolo.

Due o tre stelle non ci cambia niente, perchè la sostanza è rappresentata dai 30 scudetti. Appunto, 30 sul campo. Abete aveva ritenuto un affronto mettere la terza stella. Agnelli ha ritenuto un’offesa lasciarne 2. E le ha tolte tutte! Ma paradossalmente, la decisione che a primo impatto può sembrare un piegarsi al palazzo, porta punti alla causa juventina: Agnelli elimina ogni questione legata alla forma (ricordo ancora quel ridicolo polsino nella prima di B a Rimini, ma li avevamo un società non degna di questo nome), e si concentra sulla sostanza. E la sostanza dice che la Juve ha fatto una richiesta di risarcimento di 443 milioni 725 mila 200 euro, e quei soldi ce li deve la FIGC. Abete trema ancora di più…

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Quanti sono gli scudetti della Juve? Ecco l’unica risposta possibile

Domanda che non avrebbe senso di esistere se non in itaGlia, luogo molto frequentato, uno dei più belli in assoluto al mondo. Perché è il Paese più libero e creativo: si può passare da nipote di Mubarak grazie ai voti del Parlamento, si può essere i peggiori criminali, ma in giacca e cravatta, si possono guadagnare cifre altissime immeritatamente e via così. Tutto questo permesso da chi dovrebbe controllare e scrivere, ma non lo fa. Per inciso sono i giornali italiani legati a doppio filo col potere di turno. Il potere di turno è solitamente l’editore. L’editorie, che è il potere di turno, ha sempre affari personali da proteggere, da insabbiare, e nemici contro cui scagliare i propri giornali.

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E così la domanda necessita ora una risposta.

Abete e Albertini non li contiamo nemmeno: non riconosciamo la loro funzione nè, tanto meno, la loro obiettività. Uno non conta nulla, l’altro fa fatica a togliersi di dosso una maglia. Come vedete i due personaggi sono scambievolmente adatti a questa definizione.

La cosa più preoccupante è la posizione di certi juventini, o presunti tali. Tipo quel Beccantini di turno che dovrebbe scrivere un altro libro, stavolta col titolo “Juve ti amo lo stesso… anche se non ti tifo”. Perché soltanto uno che fa finta di essere juventino può dire certe scemenze.

E la cosa ancora più preoccupante è che si prende sempre a metà quello che arriva dai tribunali.

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Doping? Addirittura qualcuno riscrive la storia a proprio piacimento.

Calciopoli? Apriti cielo: una serie di minchiate fatte passare per verità, il tutto per nascondere la vera Calciopoli che non riguarda minimamente la Juve.

E allora prendiamo per buono quanto detto dai tribunali. Cosa scopriamo? Due cose semplici, semplici, semplici:

  1. il campionato 2004/2005 è stato regolare. Non lo dice la Casoria, buona da lunedì al mercoledì, ma non dal giovedì alla domenica, ma lo dice proprio la sentenza che ha scaraventato in B la Juve: curioso, eh?!?
  2. nel campionato 2005/2006 non si sono trovate prove contro la Juve, anzi ce ne sono a iosa di segno contrario. Piuttosto ci sarebbe da capire perché sono state ignorate quelle contro Galliani e Moratti… ma il motivo lo sappiamo benissimo.

Chi ha tolto gli scudetti alla Juve ha un nome: Guido Rossi, senza il parere dei saggi. Anzi contro il parerer dei saggi. E contro le regole: senza prove non si può attuare nessun tipo di pena.

Quindi quanti sono gli scudetti? Sono 30. Piuttosto non sono affatto 18 quelli di una squadra, perché andrebbero sottratti 4 Tornei Aziendali e 1 incautamente cucito. Il caso è chiuso.

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