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Tag: tevez (pagina 1 di 17)

Senza fantasista non si parte?

Allegri sembra particolarmente in attesa del trequartista, fondamentale nel nuovo progetto tattico che prevede un centrocampo muscolare, un attacco senza Tevez, e appunto un 10 capace di apportare fantasia e scatenare gol.

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Attacco ben assortito, centrocampo che ha perso sì due fenomeni, ma trova la conferma di Pogba e Marchisio, la promozione di Pereyra, il ritorno di Asamoah, e l’inserimento di Sturaro e Khedira. Potrebbe bastare in Italia, ma in Europa è tutta da vedere.

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La difesa punta sulla crescita di Rugani, praticamente un must dopo gli infortuni a Barzagli e Chiellini. Il rientro di Caceres è prezioso, ma il ragazzo ha troppe volte alzato bandiera bianca (l’anno scorso solo 14 partite).

Così tutto ruota attorno al trequartista. Fantasia e assist, gol e dribbling. E’ il regista offensivo che ci serve tanto perché senza Pirlo e Tevez perdiamo molto in imprevedibilità, con l’ultima idea di poter usare un Pogba dietro le punte (ma su questo punto torneremo, perché l’idea non convince del tutto).

Serve il fantasista, senza farsi prendere per la gola.

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Tra sana rivoluzione e paura di scommettere

Erano i classici tempi di Moggi, quando ogni anno cambiavano significative pedine, rimpiazzati opportunamente nei fatti da giocatori nuovi, con nuove motivazioni ed energie. Erano i tempi in cui si vendeva e si comprava con un ritmo elevato, pur mantenendo inalterata una certa struttura di spogliatoio.

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La sfida per Marotta e Allegri è la stessa: mantenere la colonna vertebrale quanto più solida, e mettergli accanto tutta una serie di pedine che rinvigoriscono ambiente e risultati.

Sarà cosí anche quest’anno?

Pirlo, Tevez e Vidal rappresentano molto di più di tre autentici fenomeni in campo. Rappresentano anche un simbolo di rinascita dalle ceneri di Farsopoli. Un cambio di rotta netto, forte, violento che ha determinato gli ultimi quattro anni della storia del calcio italiano. Perdite importanti, ma non bisogna cascare nell’errore di sopravvalutare chi è arrivato e chi arriverà, o rimanere inutilmente legati a un passato con cui mai si è vinto.

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La rivoluzione è necessaria. La scommessa va fatta. Ponderando ogni genere di manovra: quella economica, quella tecnica, perfino quella tattica.

Senza fretta, perchè la Juve si trova davanti la possibilità di poter gestire il campionato e provare ad aggiungere nuovi tasselli di crescita in Europa.

Il pericolo più grave che la Juve corre non è quello di sbagliare il prossimo acquisto, ma quello di perdere di vista l’unità di intenti che deve legare staff e tifoseria. Già l’anno scorso, noi tifosi siamo stati autori di una campagna durissima nei confronti di quell’Allegri cui oggi siamo aggrappati. È ancora recente l’addio di Zidane, con i successivi anni d’oro che seguirono la sua partenza. Non ripetiamo gli errori. Non emettiamo giudizi, non affidiamoci al calcio di luglio (sebbene vada commentato e interpretato).

Per la serie: gli uomini passano, la Juve resta.

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Senza Pirlo e Tevez, la Juve cambia modulo?

Via Pirlo, uno dei migliori registi degli ultimi 30 anni di calcio mondiale. Età, motivazioni, plastico ragionamento logico di necessario ricambio.

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Via Tevez, la più bella sorpresa degli ultimi due anni di Serie A, per serietà, devozione, classe, numeri. La ragion di stato ha spinto l’argentino al rientro in patria: esempio d’altri tempi in un calcio dove i soldi riescono a comprare praticamente tutto (chiedere anche a Pulvirenti).

La Juve cambia pelle. Soprattutto cambia modulo.

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Per Allegri è tempo di ragionamenti tattici per la sua nuova Juve, alla ricerca delle migliori intuizioni per consolidare il dominio nazionale e replicare la campagna europea che ha portato a una finalissima di Champions League. Quali alternative?

Gli acquisti, fino a questo momento, suggeriscono una soluzione muscolare in mezzo al campo (anche se sembra una bestemmia se poi i piedi sono quelli di Pogba, Vidal, Marchisio, Pereyra) e un tridente di forza e di velocità in avanti, con i vari Morata, Mandzukic, Dybala e Zaza. Con un 4-3-3 molto simile a quello che Lippi varò con Baggio, Ravanelli e Vialli, per esempio.

Altrimenti, con la ricerca di un classico 10, si vira verso uno dei tanti moduli che prevedono un uomo di fantasia dietro due punte. Un 4-3-1-2 come già utilizzato quest’anno (con Vidal e Pereyra alternati dietro le punte) o un 4-2-3-1 con l’utilizzo di due centrocampisti di quantità (fra Khedira, Marchisio, Vidal e Pogba) e un terzetto di d’attacco dove le ali sono più attaccanti che centrocampisti (per esempio Morata e Dybala).

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Il dopo Tevez è Mario Mandzukic

Tevez vuole andare via. Sembra confermata l’indiscrezione secondo la quale è stato l’agente dell’argentino ad avvertire Marotta dell’intenzione di Carlitos di fare ritorno a casa. E dopo 50 gol e presenze importanti, accontentare l’uomo appare la scelta migliore. Passano i giocatori, ma la Juve resta.

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Grazie di tutto Carlitos. Inutile anche provare a fargli cambiare idea, visto che ha già scelto e sarebbe perfino controproducente: ci ritroveremo un giocatore scarico, con la sola voglia di attendere il 2016 per tornare a casa. Meglio adesso. Meglio provare a monetizzare.

Soldi a parte, l’interrogativo è: come sostituire uno come Tevez?

Arrivato fra mille dubbi e impostosi come leader assoluto e più forte giocatore della Serie A per due anni di fila, sostituire un tuttocampista come Tevez appare arduo. Per almeno due motivi.

Primo: problema di budget. Nonostante i 300 milioni e passa di fatturato, la Juve non ha un tesoretto in stile Real Madrid da poter investire. Tanto più che i nomi di fantasmagorici bomber scarseggiano, o sono inamovibili. O certamente hanno già firmato contratti plurimilionari che la Juve non può permettersi (giusto per fare un esempio assurdo: i 12 milioni di Ibra al PSG).

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Secondo: problema tecnico. Tevez ha ricoperto un ruolo complesso, nella Juve di Conte e Allegri. Attaccante di movimento con Conte, regista offensivo con ampie libertà con Allegri. Assist e gol a iosa (i numeri parlano di 50 gol e 20 assist in 100 presenze circa), con un ritrovato feeling europeo. Più tanto movimento e tanto agonismo che alla Juve non si vedeva dai tempi di Nedved. Trascinatore puro, Tevez è stato molto più che un 10, con un tanti gol salva-partita o sblocca-partita. Ecco, il problema è trovare uno che riempie tanto la casella del gol, quanto quella del gioco.

Se Morata-Dybala stuzzicano la fantasia, Zaza deve comunque convincere e confermarsi in bianconero, per cui resta libera la casacca per un top player. Ma torniamo al problema “primo”: quanto budget ha Marotta da poter investire? Domanda che sembra senza risposta precisa. O legata indissolubilmente a un sacrificio (leggi Vidal o Pogba) che la Juve non vuol fare.

La soluzione: Mandzukic

Poco meno di 20 milioni di euro e una trattativa quasi lampo per Mandzukic.

Il croato è un attaccante d’area e di movimento con poca fantasia, più adatto a sostituire Llorente che l’argentino. Ma certamente può contribuire con un po’ di gol a non far rimpiangere Carlitos, offrendo soluzioni differenti e maggiore presenza in area.

Il suo acquisto è segno tangibile di un probabile cambio di modulo, o comunque un cambio di rotta nell’impostazione dello sviluppo del gioco.

Ad Allegri il nostro miglior augurio di buon lavoro.

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Il volto nuovo dell’attacco della Juventus

Dopo aver prestato attenzione al centrocampo bianconero, proviamo a fare due calcoli anche in attacco.

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Tevez o non Tevez

Tutto ruota intorno alla decisione di Tevez: va, resta? E non basta rispondere in modo semplice a questa domanda, ma va anche interpretata la risposta e quindi nuovamente pesata. Intendiamoci.

Se Tevez resta, la Juve ci guadagna un attaccante tuttofare, capace di essere leader e trascinatore dal punto di vista dei numeri e degli atteggiamenti. Una figura abbastanza insostituibile. Che però, nel finale di stagione, è venuto clamorosamente a mancare: un po’ per eccessivo relax imposto da Allegri nelle ultima partite di campionato (a giochi maledettamente già fatti), e un po’ perché l’Apache si é seduto sugli allori di una stagione strepitosa. La finale poco consistente contro il Barca né una triste prova.

Se Tevez resta, però, la Juve deve capire se la motivazione principale è l’impossibilità di tornare a casa, o se esiste reale voglia di rivalsa. Energie fresche e rinnovate per un’altra grande annata, alla caccia dei soliti obiettivi: Campionato, Champions League e Coppa Italia, in questo preciso ordine. Più classifica di marcatori.

Marotta e la dirigenza tutta devono prestare massima attenzione all’argentino: un Tevez in rosa, ma svuotato di motivazioni sarebbe controproducente e pericoloso. In caso di dubbio sui reali pensieri di Carlitos, conviene procedere alla cessione, monetizzandola al massimo.

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Le altre pedine

L’ingresso di Dybala e la conferma di Morata sono le note più liete per Max Allegri. L’argentino arriva con la voglia di stupire. Lo spagnolo resta con i propositi di migliorarsi ancora e alzare nuovi trofei. Marotta ha chiuso un importante acquisto e sta lavorando per spazzare via la pericolosa clausola pro-Madrid che riporterebbe Morata alla corte dei blancos per poco più di 30 milioni di euro l’anno prossimo.

E se Llorente va, come andrà, un altro ariete è sulla via verso Torino. Si tratta di Simone Zaza, eclettico attaccante che tanto bene ha fatto a Sassuolo. Forte fisicamente e tecnicamente, abile sul gioco aereo, capace anche di allontanarsi dall’area di rigore per partecipare alla manovra. Con lui la Juve preparerebbe un tris d’attacco buono per i prossimi 10 anni. La Juve sta valutando quanto e come versare i soldi necessari per ri-portarlo a Torino.

Con Berardi alla finestra. Sull’altro gioiellino cresciuto a Sassuolo esistono dubbi di natura mentale, perché tecnicamente non si discute. E Allegri dovrebbe anche deciderne il ruolo: il fantasista che manca in rosa, o esterno d’attacco per un modulo tutto nuovo (un 4-3-3 che é nella testa del mister, ma inapplicabile con la rosa attuale)?

Andasse via Tevez, il maggiore sforzo andrebbe indirizzato alla ricerca di un bomber puro, tale da coprire tutti i gol che Tevez ha portato in dote (50 gol e 20 assist in 96 partite giocate in bianconero). Una ricerca non facile, se c’è da abbinare i limiti della Juve in fatto a ingaggio e costo del cartellino. I nomi che girano potrebbero essere frutto di fantasie di giornalisti che una pagina al giorno devono pur riempire.

Mandzukic? Falcao? Van Persie? Di certo c’è che il nuovo giocatore deve avere caratteristiche da bomber e anche da giocatore di manovra. Finora Tevez ha più volte ricoperto il ruolo di regista d’attacco, con strepitosa capacità di impostare l’azione da lontano e grande capacità di dribbling per creare superiorità numerica. Con l’incognita della capacità di spesa: quanto budget per il cartellino?

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Napoli – Juventus 1 -3 / Signori si nasce e noi lo nacquimo

Vittoria abbastanza netta, se si vuole parlare di calcio. Altrimenti evitiamo ogni forma di opinione. Napoli – Juventus finisce 3 a 1 per i bianconeri, stavolta privi del miglior Tevez, ma forti di un gruppo unito.

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Allegri imposta il solito 4-3-1-2, con Vidal a occupare sistematicamente ogni zona del campo utile a sfogare il proprio dinamismo. Il cileno sta ritrovandosi e la Juve ne beneficia. Ed è regola quella per cui la linea del centrocampo perde Pirlo che arretra in mezzo a Bonucci e Chiellini per impostare da lontano, con gli attaccanti costretti a un incessante di movimento a pendolo. Alla lunga la paga Llorente che poi si ritrova lontano dalla porta quando la Juve accelera in verticale verso la porta avversaria.

Caceres non fa rimpiangere Lichtsteiner, e sì che nei primi minuti era palese l’assenza di fiducia verso il sudamericano. Evra presidia bene, spinge stavolta poco, ma il francese ora è rassicurante. Sono state queste le chiavi del match, con un Napoli che ha faticato a costruire con i suoi playmaker, preferendo più scorribande laterali e lanci in profondità su cui la difesa bianconera non ha avuto problemi.

Non uno spettacolo eccezionale dal punto di vista tecnico, ma agonismo e ritmi interessanti in Napoli – Juventus.

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Il gol di Pogba è una gemma, quella di Britos una conferma della scarsa costanza di attenzione juventina. La variante, rispetto a Samp e Inter, è rappresentata dalla reazione: la Juve troppo bassa è riuscita a ripartire, grazie anche a una non saggia decisione di Benitez di lasciarle un uomo in più a centrocampo. Caceres pareggia il conto delle palle inattive, mentre da uno strattone di Morata nasce il gol stupendo di Vidal che ha chiuso la pratica.

Non tutto è risolto, ma la famigerata crisetta ha prodotto un ritorno a +3 circa le distanze dalla Roma.

Ora, in serie, ci sarà spazio per far sfogare la panchina giovedì contro il Verona in Coppa Italia, e poi un remake della sfida agli scaligeri domenica sera.

Per tutte le polemiche, leggere il nostro articolo sul perché “Avete rotto i coglioni“.

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Juventus – Inter / Terzi e scudetto: nulla è impossibile

Ha perfettamente ragione Mancini: nulla è impossibile per chi ha truffato il calcio italiano, è arrivato terzo, e si è visto anche assegnato uno scudetto.

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E’ su questa base che si riparte questa sera, quando il tedesco neo-acquisto nerazzurro prenderà la scena più di ogni altro fenomeno in campo. Segreti, misteri e potenza della stampa tutta italiota.

Dopo l’incazzatura post Supercoppa, Allegri deve subito ripartire a grandissima velocità, prendendo l’abbrivo per arrivare in perfetta forma agli ottavi di Champions, senza aver rinunciato a un allungo in campionato.

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Sfida particolarmente complessa, non già per il livello dell’avversario, ma per le condizioni col punto interrogativo della Juve: Tevez a parte, sembra che tutti gli altri siano sotto la casella da valutare. Da Llorente a cui si chiede gol, a Vidal a cui si chiede almeno di provare a giocare da 6 in pagella, da Pogba a cui si chiede di essere più incisivo e decisivo, a Morata a cui si chiede di fare l’atttaccante-se-possibile-bomber.

E mentre Allegri chiede il trequartista, gli occhi sono puntati in difesa dove siamo ancora contati, tranne per il rientro di Caceres che comunque non risolve i problemi a sinistra, dove Padoin è solo l’ultima delle soluzioni possibili (almeno finché si vuole pensare in grande).

A Napoli Gabbiadini pare già felice. La Juve intasca 6,5 milioni di euro e sta decidendo come risistemare la rosa da qui a fine stagione.

Intanto, stasera si torna finalmente a giocare.

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Supercoppa Italiana: di tutto per perdere… e quasi non bastava

Se volevamo regalarla, tanto valeva chiuderla, a loro favore, prima. Molto prima dei rigori.

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Il vizio più perverso si è impadronito della Juve: l’incapacità di chiudere i match, di conservare i vantaggi. Di sciupare fino al terzo rigore consecutivo. Con Allegri che ha letto malissimo la partita, facendo cambi più con la logica dei dadi che con l’intelligenza tattica.

Qualcuno ha detto: pazienza!

Beh, questo qualcuno ha poco di bianconero.

Dispiace soprattutto per Buffon, autore di una prova mostruosa. Dispiace anche per Pirlo il cui nervosismo – stai sereno Andrea – è assolutamente il nostro. Dispiace anche per Tevez, l’unico a metterci un po’ di cuore, oltre che immenso talento e… il rigore può sempre capitare.

Gradirei adesso parlare di rinnovi con riduzione di ingaggio, perché i vari Pogba e Vidal stanno più facendo danni che altro. Soprattutto il cileno è al terzo errore grave, anzi gravissimo visto che ci è costato una coppa. E’ dal suo sciagurato pallone perso che Higuain ha pareggiato il primo gol di Tevez.

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Ah, ci fosse stato Moggi…

Così Allegri stecca la prima, mentre la Juve ora deve fare i conti con un gruppo spremuto (visibile, palpabile) e scarse alternative: davvero con Padoin volevamo vincere la gara? Asamoah, Caceres, Barzagli e Romulo rientreranno o bisognerà intervenire sul mercato?

Inoltre, sarebbe carino conoscere i motivi supremi che hanno spinto più in alto in gerarchia dei rigoristi Chiellini, Pereyra e Padoin rispetto, per esempio, a Evra che qualche finalina l’ha giocata nella sua carriera (e sembra avere piedi più morbidi dei tre ragazzi mandati sul dischetto).

Bene così. La sberla alle volte aiuta. Anzi deve aiutare. Ma gli errori si stanno clamorosamente ripetendo, di gara in gara.

Come si dice in francese “caro Paul, devi essere più concreto e meno pavone”? Come si dice in cileno “Arturo, gentilmente puoi farti tre panchine di fila, magari ti viene la voglia di giocare come sai”? Prendiamo al più presto un traduttore, perché così si va poco lontano.

Unica morale del match? Abbiamo fatto di tutto per perderla… e quasi non bastava.

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Supercoppa Italiana: meno 1 alle polemiche

Comunque vada, sarà polemica. Se vinciamo sarà polemica. Se perdiamo sarà polemica perché qualcuno rivendicherà la finale di Supercoppa Italiana qualche anno fa. Solo noi siamo interessati allo spettacolo?

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Allegri si gioca il suo primo trofeo sulla panchina bianconera. Assenti gli assenti, presenti i presenti, poco spazio alla conta di chi non ci sarà: la gara secca impone il massimo dell’attenzione.

Marchisio sembra carichissimo, tanto da descrivere questa nuova Juve come più preparata per l’esperienza nelle coppe. Pirlo e Vidal prontissimi, con Pogba scalpitante. 4 fenomeni per un centrocampo da urlo, probabilmente l’ago della bilancia tattica del match di domani pomeriggio per una finale di Supercoppa Italiana che darà il via alle vacanze natalizie.

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Tevez e Llorente sembrano non avere più concorrenza, anche perché ci si attende da Morata più rabbia sotto porta e maggior peso specifico quando parte titolare.

Il rientro di Bonucci, la crescita di Evra e l’instancabile Lichtsteiner garantiscono il miglior assetto difensivo possibile.

Ha ragione Moggi: in gara secca può accadere di tutto.

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Cagliari – Juventus 1 – 3 / Il Maestro che sembra meno di un bidello

Chiediamo scusa ai bidelli: loro sì che lavorano, che sudano, e che guadagnano una miseria. Ma all’ennesima prova insufficiente, non capiamo più il motivo per cui Zeman è un grande maestro.

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Il Cagliari si presenta nelle condizioni ideali per permettere alla Juve di giocare in serenità e segnare con facilità. Supremazia numerica a centrocampo che ha permesso una fluida manovra di gioco, difesa e centrocampo poco compatti che hanno permesso ai centrocampisti di impostare e inserirsi con regolarità, fasce non presidiate. Come nei migliori sogni bianconeri.

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Si sblocca Tevez, si sblocca Llorente, va a segno pure un Vidal in netto recupero. Diffidati al salvo. Ci presentiamo così nelle migliori condizioni per Doha dove la battaglia sarà feroce.

Dove la formazione sarà la solita, col rientro di Bonucci al posto di Ogbonna. Con un Evra in crescita, soprattutto in fase offensiva.

Ultimo sforzo del 2014. Poi si riparte col botto!

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