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Tag: totti (pagina 1 di 3)

Finché c’è il Bayern, Roma sempre seconda?

7-1. Sette a uno. Altro record, purtroppo in negativo. E dopo sproloqui, e dopo tanto fango, ecco altro materiale marrone, stavolta dritto sulla testa della Roma e dei giallorossi. In Champions, quando le immagini fanno meglio il giro del mondo.

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Il destino sa essere molto duro, e così ti piazza una batosta, una umiliazione. Diciamola, dai: una specie di vergogna. Che è del calcio italiano, ma fortunatamente è soprattutto della Roma. Dispiace, ma sono fatti, anche se in Italia in pochi sono ormai abituati ai fatti.

Totti e il suo non presentarsi ai microfoni, da buon capitano

Col Bayern è sempre la stessa storia!

Esiste ciò che si chiama immagine, dignità, intelligenza. Ho amato per 18 lunghi anni Capitan Del Piero, uno che ci metteva cuore e soprattutto testa. Uno che ci ha sempre messo la faccia. Fortuna per lui, molte vittorie, poche sconfitte. Perciò suona strano non vedere Totti dire qualcosa dopo una tremenda tranvata.

Troppo facile uscire e sputare fuori sentenze, lui che agli sputi ci ha abituato. Troppo arduo presentarsi ai microfoni ieri sera? La vita però riserva cose belle e cose brutte. Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini. Ecco.

De Sanctis e il complotto europeo: er sistema in Europe

Sette volte si è chinato per recuperare quel pallone. Sette gol, cinque nei primi 35 minuti. A voler fare il calcolo esatto: 5 in 28 minuti. E’ certamente un record e questa è l’unica cosa che può insegnare a Buffon.

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A fine partita il buon Morgan stavolta non ha sparato contro il Bayern: nessun complotto, nessun sistema europeo, eppure il Bayern ha un suo stadio di priorità, eppure fattura milioni di euro a palate, eppure ha una storia politica forte.

Soprattutto, sembra profetica la sua stessa frase: “in Europa si vedono i veri valori”.

Umiltà e silenzio: lezioni da Guardiola per la Roma urlona!

Ma cosa vuol significare questa umiliazione? Soprattutto dopo due settimane di rompimento su complotti, sistemi, massimi sistemi, scuse, scandali, polemiche?

Le aree sono tornate a essere di 17 metri, ma purtroppo per Garcia i tempi erano di 45 minuti, anche se già dopo la mezz’ora la sua Roma ne aveva già presi 5. Troppo facile, caro Rudy, fare dell’ironia becera. Troppo più importante lavorare, con dedizione, passione e senza dimenticare la cultura dello sport che prevede pure la cultura della sconfitta.

Significa che non bisogna mai sottovalutare l’umiltà e il silenzio, nel tentativo di non soccombere all’arroganza e di non dire sproloqui.

Significa lavorare e accettare le sfide della vita che possono portare a vittorie, come possono portare a sconfitte. Il campo è l’unico giudice e purtroppo non mente mai. Non ha mentito a Manchester nel 2013, non ha mentito nelle due finali perse consecutive fra il 1997 e il 1998, e non ha mentito in Italia negli ultimi 3 anni, come negli ultimi 100 anni.

Bisogna solo recuperare un po’ di cultura, certamente molta educazione, di sicuro un minimo di dignità.

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Totti: la Roma non è arrivata sempre seconda!

Dice Totti: “Con la Juve di mezzo noi arriveremo sempre secondi”. Purtroppo, ilarità a parte, è una dichiarazione falsa. Falsa come la pulizia di Totti e della Roma. Vediamo perché.

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Ripercorriamo gli ultimi anni della Roma in Serie A, mettendo in parallelo gli anni bianconeri.

Anno di grazia 2013/2014. Conte vince il campionato con 102 punti, mentre Garcia scrive il record di tutti i tempi in Serie A fermandosi a quota 85. 17 punti di ritardo. Roma seconda in classifica.

Anno di grazia 2012/2013. La Juve vince il suo secondo scudetto consecutivo con 87 punti. La Roma si ferma a 62 punti, sesta, ed è fuori dalle coppe europee. Ritardo in classifica: -25 punti.

Anno di grazia 2011/2012. Primo scudetto di Conte con 84 punti davanti il Milan di Allegri. La Roma chiude settima con 56 punti. Ritardo di 28 punti.

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Anno di grazia 2010/2011. E’ il quarto anno dopo Calciopoli. E’ la Juve di Del Neri che chiude settima a 58 punti. La Roma la precede di appena 5 punti, sesta. La Roma segna dunque un +5 in classifica e può accedere all’Europe League.

Anno di grazia 2009/2010. E’ la disfatta di Jean Claude Blanc. La Juve finisce settima a 55 punti. La Roma è seconda con 80 punti. Vantaggio di 25 punti.

Anno di grazia 2008/2009. Juve seconda a 74 punti, Roma sesta a 63 punti. Ritardo di -11 punti in classifica.

E possiamo scorrere indietro l’almanacco. Troveremo la Roma seconda solo pochissime altre volte, con sole 3 edizioni in cui primeggerà la classifica.

In definitiva, dal 2008 in poi, in 6 campionati, la Juventus è arrivata prima della Roma in 4 occasioni, segnando un complessivo vantaggio di punti di 51 lunghezze.

Caro Totti: che eri piangina lo sapevamo da un pezzo; che eri falso lo abbiamo riscoperto adesso!

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Juventus – Roma 3 – 2 / Finché ci sarà la Juve… tutti dietro!

Ha ragione Francesco Totti: “Finché ci sarà la Juve noi arriveremo sempre secondi”. Vero, verissimo. E lo scriva per bene sulla pietra, nella memoria, ovunque. Soprattutto negli almanacchi. Violini e racchette non servono. La Juve è sopra e ha già provato a dare una forte strattonata alla Serie A. Juventus 18, Roma 15, staccate Milan (11), Napoli (10) e Inter (8).

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Distanze da colmare già proibitive per le milanesi e gli amici di Pulcinella. Perché questo dovrebbe essere il tono con cui conviene scrivere simili articoli.

La Juve prova ad andarsene, con la forza del gruppo, magari con meno esasperazione di gioco come con Conte in panchina, ma i risultati fin qui non sono per nulla da buttare.

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Non accenneremo alle polemiche: francamente futili, ridicolizzabili alle battute di Garcia. Cominci a imparare la chitarra: è più divertente del violino e permette più agevolmente di cambiare musica.

I commenti non li risparmiamo. Juve troppo sorniona, ai limiti della pigrizia tecnica: poco incisiva coi centrocampisti (ormai sono due partite che soffriamo tratti del match in quella zona del campo, che è stata sempre a nostro appannaggio), con un Llorente in meno (lo spagnolo è in debito di condizione e di tiri in porta), e con una manovra molto lenta. Avevamo lanciato la paura dello stress, cosa che puntualmente è avvenuto: Pogba che non ha giocato da Pogba, Marchisio ovviamente stanco, Pirlo al rientro non al 100%, Vidal non ancora in perfette condizioni, e Pereyra in panchina. La lettura delle formazioni di Allegri non ha brillato negli ultimi due match.

E ora contiamo i pezzi recuperati (per Pirlo c’è spazio per mettere minuti d’allenamento), i pezzi che andranno via (compreso Vidal: qui la Juve dimostra veramente zero potere politico) e i pezzi che perdiamo (Barzagli 1 mese, Caceres chissà per quanto).

Lecchiamoci le ferite, ma godiamoci il primato solitario e l’ennesimo record messo in cassaforte (22 vittorie consecutive in casa).

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Juventus – Roma / La resa dei conti?

Allegri contro Garcia. Vale a dire: la nuova vecchia Juve contro una Roma indiscutibilmente in crescita. O ancora: una Juve in cerca di rivincita contro una Roma in cerca di conferme.

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Presentatela come volete, oggi pomeriggio si gioca la sfida delle sfide. L’anno scorso il record giallorosso ha voluto significare arrivare dietro di 17 punti. Quest’anno le due formazioni viaggiano in piena sintonia, a punteggio pieno, e con tanta voglia di staccare il più in fretta possibile l’avversario di turno.

C’è la Champions di mezzo, ma obiettivamente non sta apportando problemi. Non bisogna ovviamente incappare nell’errore di appaiare i due cammini tentando di sintetizzarne le differenze assolute fra le due squadre.

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Tevez contro Totti, ma non solo. E’ una sfida fra le difese meno battute del campionato, vale a dire oggi segnare sarà dura. E’ anche una sfida di condizione: Iturbe recuperato, Pirlo non ancora; De Rossi acciaccato, Barzagli ancora fuori.

La speranza è che le polemiche stiano fuori dai giudizi finali fra una dicotomia di campionato ormai acclarata: Roma e Juve, Juve o Roma.

Una cosa su cui entrambi i tecnici hanno le idee molto chiare: non è, non sarà e non può essere una sfida decisiva per lo scudetto. Di certo, in questo preciso periodo della stagione, lo è per il morale.

Ore 18. Juventus Stadium. Supersfida Juventus-Roma. Vinca il migliore.

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Roma-Juventus 0-1 Grazie Roma, che ci fai piangere e godere ancora

Possono cominciare i festeggiamenti. Lì. In quello stadio. Davanti a Totti e compagni. Con la faccia di Garcia persa nel dolore dell’ennesima sconfitta. Polverizzando record su record. Col gol di colui che non doveva segnare. L’ex. All’ultimo respiro. Come nei peggiori incubi. O come nei sogni che si realizzano.

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Finisce così un Roma-Juventus dove una squadra ha menato e l’altra ha risposto. Dove la classe di Totti e compagni è rimasta nella retorica, sostituita dalla solita vergognosa furia rabbiosa di chi non può ammettere l’inferiorità.

La Juve scudettata porta a Roma il suo scudetto: almeno lo vedono anche lì, nella Capitale. La Juve scudettata raggiunge 99 punti.

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E che gli vuoi dire? Che puoi commentare? Da dove parte può partire il racconto di una stagione esaltante, dove ogni numero è a favore della Juve?

Resta il dubbio sulle dichiarazioni di Conte, su cui torneremo in altri articoli. Resta il dubbio di capire cosa accadrà quest’estate. Perché questi sono numeri non più ripetibili, specie se pensate che manca ancora la trentottesima. Ed è un gruppo che ha dato il meglio di sé.

Anche se l’esultanza finale può raccontare una storia differente.

In settimana ci sarà il faccia a faccia fra Conte e Agnelli, pura formalità nel tentativo di darsi obiettivi concreti. Ci dia retta Andrea Agnelli: ascolti soltanto, lasci decidere a Conte, acconsentendo a ogni sua richiesta, sposando ogni sua idea. Ci dia retta Andrea Agnelli: abbiamo trovato il nostro Fergusson!

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Roma-Juventus Per la gloria o per la vacanza?

L’interrogativo principale è: quanta fame avrà la Juve questo pomeriggio? Sarà partita vera, o la testa dei ragazzi è già in vacanza, una volta acquisito il titolo di campioni numero 3 in tre stagioni?

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Poco contano le parole di Garcia e Totti. Contano anche meno i risultati che usciranno questo pomeriggio: il campionato è finito, forse non è mai cominciato. Resta l’obiettivo per i non juventini: battere la Juve, una volta nella vita.

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Piuttosto resta vivissimo l’obiettivo dei 100 punti, da raggiungere in quattro passi ancora. Contiamo anche su questo per vedere una bella partita contro i giallorossi. Matematicamente serve ancora un pareggio e una vittoria, senza contare il “prendere tutto”. Sarebbe record assoluto di punti, sia in Italia sia all’estero.

I dubbi di formazione riguardano solo il centrocampo. Storari sarà titolare, mentre è ballottaggio fra Marchisio e Padoin per un posto vicino a Pirlo e Pogba. Gli esterni sono i solito Lichtsteiner e Asamoah, chiamati alle ultime sgroppate di questa estenuante stagione.

Mentre davanti si gioca a chi segnerà di più. Vantaggio massimo per Tevez su Llorente, con Immobile avanti di due sole reti. Con due partite ancora da disputare si fa dura per Carlitos prendersi anche il titolo di capocannoniere. Ma era dura rivincere quest’anno. Come a dire: nulla è impossibile.

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Juventus-Roma 3-0 Gli aiutini di Vidal, Bonucci e Vucinic

E gli aiutini sono arrivati davvero. Portano la firma di Vidal, di Bonucci e di Vucinic. Mentre, ed è un paradosso e una conferma assieme, l’aiutino di Rizzoli alla Roma è arrivato per il mancato rosso a Ljajic (fallaccio in ritardo, da tergo, su Pogba, nel secondo tempo).

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Dispiace per De Rossi e Totti, ma Antonio Conte ha dimostrato una classe infinita. Ha preparato la partita come meglio non si poteva, dando scacco matto a Garcia.

I primi 25 minuti sono stati lasciati alla Roma che ha manovrato molto bene, ma concluso nulla. Un po’ per meriti di Buffon, un po’ perché la Juve si è confrontata con un 3-5-2 molto difensivo. Da metà del primo tempo la musica è cambiata.

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I bianconeri hanno dato sfogo ai propri motori e cominciato a rispondere col numero di occasioni, passando con una grandissima giocata di Tevez conclusa dal solito Vidal. Lì è praticamente finito il match perché è apparso chiaro il tranello di Conte: far sfogare la Roma, rispondere cinicamente.

E mentre De Rossi e Totti ripensavano alle frasi di introduzione al match, Pirlo e compagni si divertivano a punzecchiare De Sanctis. Nel secondo tempo la partita ha proposto un solo copione: nervosismo per i giallorossi, calcio giocato per la Juve. Bonucci, il rosso di De Rossi, il secondo rosso, il mancato rosso a Ljajic, col rigore di Vucinic a suggellare il risultato finale. Grande prova di maturità dei bianconeri, praticamente mai in difficoltà sul piano mentale e con una pazienza che è propria delle grandi corazzate.

Le trasmissioni hanno raccontato di un campionato quasi finito, anche se Conte avverte tutti del pericolo di credere a una simile frase. I vari opinionisti non hanno trovato appiglio per provare a confutare la supremazia di questa Juve. Oggettivamente troppo forte e preparata rispetto alle avversarie.

Alla fine dei conti, l’unico vero aiutino su cui la Juve può contare è quello che Conte è in grado di fare: allenare. La distanza aumenta, il Maalox va via come il pane a Milano, Roma e Napoli, mentre a Torino si gode come poche altre volte. E nel mirino ci sono altri record e altre prestazioni.

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Juventus-Roma Solo il campo dice la verità

Roma è la città più bella del mondo. Ma si gioca a Torino e non c’è spazio per bugie o giochetti vari. Solo il campo dice la verità. L’ha detto Conte, ma De Rossi e Totti non comprendono bene la lingua seguendo il folclore del popolo giallorosso.

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Dalla moviola falsa di Turone al gesto di Totti e poi a quello di Lichtsteiner. Juve-Roma è una partita al veleno comunque la si presenti, dipende chi la presenta. Le allusioni di Zeman, senza alcuna conseguenza sul campo, e le non risposte di Chiellini, Bonucci e Conte. Questione di stile.

Il rientro di Pirlo costringe Conte a scegliere uno fra Pogba e Marchisio, col francese in vantaggio sul Principino. Negli altri ruoli la scelta è fatta. Tevez e Llorente guideranno l’attacco, mentre Barzagli, Bonucci e Chiellini dovranno stare attenti a limitare le sgroppate dei giallorossi che hanno dimostrato di saper usare bene il contropiede.

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Il cuore della sfida sembra proprio a centrocampo, dove la regia di Pirlo viene contrapposta a quella di De Rossi. Pjanjic e Strootman dovranno invece arginare la prepotenza di Vidal e Pogba. Probabilmente si sfidano i centrocampi più forti di Italia.

Altro tassello importante è la difesa. La Roma ha subito davvero poco, la Juve ha placato l’agonia di inizio stagione ristabilendo equilibri e distanze nel pacchetto arretrato. Di converso, si sfidano pure gli attacchi migliori della Serie A. Con Tevez e Llorente che si confermano intoccabili là davanti.

Comunque vada, il campionato resta aperto e ancora lungo.

Juventus-Roma: l'11 di Antonio Conte

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Un applauso sincero a Garcia: quando le idee valgono più dei pianti

Un anno fa avevamo la matematica e logica certezza che il progetto Roma era solo mediatico. Con al comando un tizio che avrebbe portato solo entusiasmo parziale e risultati molto parziali. Zeman fu poi silurato, senza che Moggi potesse aver avuto un ruolo attivo nella vicenda, e Andreazzoli rischiò di fare il miracolo.

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Oggi sulla panchina giallorossa c’è un signore. Si chiama Garcia, con la pronuncia francese, mi raccomando.

Un allenatore che fin qui merita 10 e lode. Non già per i punti conquistati, ma per il grandioso lavoro svolto.

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In una panchina caldissima, in un contesto dove lavorare diventa, a tratti, impossibile, Garcia sta compiendo un miracolo sportivo. Mantenendo sangue freddo e insegnando calcio a una rosa che sul mercato sembrava essersi indebolita. Invece hanno saputo coniugare le scelte giuste e le entrate.

Strootman e Gervinho stanno stupendo per classe e impatto, rispettivamente. Il centrocampo è tornato molto cattivo e riesce a garantire a tutta la squadra un buonissimo equilibrio. Equilibrio che viene poi gestito da una difesa davvero rocciosa. Chi parla di calendario agevole sta volutamente mentendo o tentando di sminuire quanto fatto finora dalla Roma.

Con un Totti versione ragazzino, il modulo tattico di Garcia riesce a coniugare la fase di gestione della palla, con ottima propositività delle fasce e inserimenti dei centrocampisti (complimenti per la realtà Florenzi), e la fase di attacco, non disdegnando rapidissimi contropiede.

Sarà un avversario tosto fino alla fine, anche se il periodo critico sarà al giro di boa. Intanto, davvero sinceri complimenti sperando che tutti restino sul pezzo. Perché il campo dice sempre la verità. Sempre. Come in questo momento.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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