E’ un vero peccato. Non me ne perdo una dal 1994. Da Milan-Ajax con gol di Kluivert poi le ho visto tutte. Ricordo le tre consecutive di una Juve stellare, ricordo il Real che vinceva gli anni dispari, ricordo la bufala Porto-Monaco con uno share penoso, ricordo la finale spagnola, il super Barca. Ma quest’anno abbiamo toccato il fondo. Se la Germania si lamenta dell’organizzazione italiana in UEFA dopo la strana eliminazione della Fiorentina, beh dall’altra parte abbiamo una formazione arrivata in finale a colpi di arbitraggi ai limiti della decenza umana.

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Mentre la Gazzetta si inventa nuovi numeri, poco supportati dalla realtà e dalla concorrenza (se non si vendono macchine, è difficile credere che la Ford sia riuscita in un giorno a piazzare 1 milione di unità, no?), e le TV si sbracciano nel tentativo di coprire lo scandalo vero italiano, i tifosi veri girano lo sguardo. Lo voltano perché vogliono ricordare il bello di questo sport. Sfide vere, uomini veri.

Così, come dal 2008 non guardo il Torneo Aziendale a meno di alcune eccezioni, non guarderò la finale di Cempions Lig. Non si è finora parlato di tattiche, di uomini, di fuoriclasse. Si è solo parlato di arbitri, arbitraggi, componenti UEFA, sospetti, partite comprate e via così. In pieno stile di chi a vincere proprio non è abituato. In pieno stile di chi ha molto da nascondere e non è riuscito a dimostrare a se stesso di poter realmente vincere. E’ un peccato, una finale è pur sempre una finale. Ma qui abbiamo toccato il fondo. Ed è anche un modo per dare un segnale. Un segnale forte a chi d’ora in avanti dovrà decidere di cosa farne di questo giocattolo rotto e maleodorante. In fondo conviene pure a chi ha provocato tutto ciò. La Juve ci metterà un po’ di tempo prima di tornare seriamente competitiva. Ne va del bene di tutti. Almeno, di tutti quelli che amano il calcio.

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