Il Titolo è perfetto. Perfetto per la cronaca e per capire anche la genesi di Calciopoli.

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Il Dottore Umberto Agnelli se ne andava in quel maledetto giorno lasciandoci forse il suo ultimo regalo: Fabio Capello. Se ne andava in silenzio e lasciava la Juve un po’ più sola. Forse vissuto troppo all’ombra del fratello più famoso, il Dottore era persone esperta e di spiccata intelligenza. Un Agnelli, insomma, e non c’è modo migliore per definirlo.

In quel maledetto giorno in cui se ne andò, pure la Triade cominciò una lenta agonia, imbottigliata com’era fra le grinfie di manager che vedevano la Juve come un semplice asset di un grande Gruppo ormai in crisi. Come una sorta di pesante fardello da gestire in onore a quei due Fratelli che l’avevano resa così grande in 80 anni di storia.

In quel maledetto giorno cominciò quella che oggi chiamiamo Calciopoli, o meglio conosciuta al mondo intero come Farsopoli.

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L’ultimo grande difensore della Juve se ne andava trascinando con sé un complesso sistemi di equilibri di poteri e di mansioni. Un equilibrio che solo due menti brillanti e geniali potevano garantire, appunto i Fratelli Agnelli. Il Dottore aveva rilevato le redini della Juve in quel famoso giorno del 1994, giorno in cui venne siglato il Patto fra Gentiluomini. Gianni Agnelli cedeva al fratello la conduzione di una Juve che si era troppo rilassata dopo i 10 anni traboccanti di successi alla guida di Giovanni Trapattoni. Gianni Agnelli consegnava al fratello una Juve distrutta, rovinata da certi manager e allenatori scandalosi quali Cordero di Montezemolo e Gigi Maifredi. Rovinata da investimenti multimilionari che avevano prodotto solo dolori e pochissime gioie. A nulla era servito l’innesto in panchina di Dino Zoff che pure due Coppe le aveva portate a casa, o il ritorno di Boniperti da dirigente e Trapattoni da allenatore (che pure aveva prodotto ancora una Coppa).

Il Dottore Umberto Agnelli cominciò la sua avventura alla Juve con una scelta drastica e impegnativa. Mise in sala bottoni un manager molto esperto quale Antonio Giraudo e scelse Luciano Moggi già allora definito il “Maradona dei Dirigenti”. Promosse Roberto Bettega a Vice Presidente e diede vita a un ciclo indimenticabile, con Lippi in panchina e poi ancora Lippi in panchina e quindi Fabio Capello, suo ultimo regalo. A inframezzare 12 anni di successi la breve parentesi, quasi disastrosa nonostante in altre piazze si parlerebbe di ottime annate, di Carlo Ancelotti. Ecco spiegata la differenza fra la Juve e il resto dei team di calcio. Come ha più volte detto Trezeguet: “qui arrivare secondi non conta nulla!”.

Che direbbe oggi Umberto Agnelli di questa Juve così malridotta? Che direbbe di un nipote tanto sfrontato da dar retta a certi manager e potenti dirigenti EXOR (prima IFIL) che hanno voluto la distruzione di quei Tre là? Preferiamo non rispondere.

Il 27 maggio 2004 moriva un mito. Un saluto affettuoso alla sua memoria, sperando che questa possa rivivere nelle vesti di suo figlio Andrea. Tanti auguri giovanotto. Comunque vada, sarà un onore!

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