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Tag: ventura

Juventus – Torino 2 – 1 / La beffa più atroce, la vittoria più dolce

“Lo voglio rivedere, Fabio!”. Chiude così Bergomi, con voce molto bassa a trasudare la peggio bruciatura. Mentre dopo 1 ora di moviola, Mediaset Premium si arrende all’arbitraggio perfetto di Orsato. Allegri gioisce, Ventura si azzuffa coi suoi tifosi (che ovviamente vengono subito scambiati per terroristi bianconeri in diretta giornalistica). La Juve gode, gli altri piangono.

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Sempre così, nonostante al Torino riesce un record bello, importante e significativo: di nuovo gol nel derby dopo 12 anni. Un gol, fra l’altro, bellissimo. Solo una curiosità lasciamo ai lettori: ci fosse stato Montero, oggi Peres che mestiere farebbe?

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Ma noi abbiamo Pirlo. Che da 27 metri sceglie, a 6 secondi dal termine, la traettoria più beffarda. Energie finite, attenzione finita, Bonucci che recupera con grandissima generosità un pallone che diventa subito maledetto, Vidal che offre a Sant’Andrea il più perfido degli assist.

Che ci vuoi fare? Garcia starà rosicchiando il suo tronco, Caressa che si rifuggia in un “sembrerebbe regolare l’intervento di Bonucci”, Aldo Serena che perde la voce. Vincere così, vincere adesso, ha il sapore dell’ennesima svolta stagionale. Un segnale forte.

La Juve è lassù, sola, e sappiamo bene – caro Rudi Garcia – come ha fatto. Se lo ricordi, magari spiegando anche il motivo per cui a Dodo non è stato concesso un rigore in Roma-Inter. Eppure era all’interno dei 16 metri.

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Juventus – Torino / La sfida dell’anno… per i granata

Ci siamo. Attesa quasi finita. Poche ore e andrà in scena il derby della Mole: Juventus contro Torino.

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Nel palcoscenico dello Juventus Stadium i granata tentano l’impresa, dopo un turno europeo più felice per i bianconeri. Ex dal dente avvelenato. Campioni in cerca di continuità. Allegri contro Ventura.

Ci sarà Vidal: se non segna… 1 punto in meno in pagella, ha detto Allegri in conferenza stampa. Verità a metà, nel senso che Arturo è realmente non al top della condizione, ma non lo stiamo valutando per i gol. Sono più di 40 e questo è il quarto anno, per un centrocampista goleador come pochi.

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E ci sarà Llorente accanto a Tevez: lo spagnolo di Bilbao batterà la concorrenza dello spagnolo che avanza, quel Morata che sicuramente prenderà parte alla sfida a gara in corso.

Occhio alle scorribande del Toro. Non ci sono più Cerci e Immobile, comunque neutralizzati lo scorso anno, ma i tiri di Quagliarella e la voglia di qualche ex potrebbe creare qualche problema alla difesa a 4 dove rientra Evra.

C’era un dubbio su Pirlo, con Marchisio pronto in regia, ma Pereyra è ricacciato in panchina e quindi l’assetto resta quello di mercoledì sera. Poi capiremo quale sarà la distanza con la Roma.

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La moviola di Napoli-Torino: il movimento controintuitivo

Dopo l’illecito strutturato, ecco la genialata più creativa: il movimento controintuitivo.

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E’ appena finita Napoli-Torino leggerissimamente decisa da episodi arbitrali. Ventura voleva lasciare il campo già a fine primo tempo, in segno di protesta. Ha finito il match ridendo e scherzando con la panchina, giusto per salvare il cuore.

E’ mancato solo che a fine match Mazzoleni consegnasse le medaglie di Pechino mai ritirate.

Primo rigore: Mertens è più furbo di Bellomo e De Marco ci casca.

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Secondo rigore: Mazzoleni, sensibile ai fogli di giornale, decide di rendersi simpatico ai napoletani e concede un fallo di mani che non c’è, anche perché in un Genoa-Juve non venne sanzionato.

Il problema è la gestione mediatica. Nessun accenno alla moviola, anzi il completo ribaltamento della verità, nonostante le immagini.

Il più onesto, alla fine, sarà Billy Costacurta che negli studi di SkySport non ce la fa più a una simile vergognosa pantomima ed esplode in un “rigore inventato”, riferendosi al secondo. Moviola abolita invece in MediasetPremium che piuttosto manda le immagini del pubblico, del Maschio Angioino e del Golfo.

Higuain intanto si avvicina alla quota di 20 gol, profetizzata da Benitez: mancano solo 15 rigori.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Giornata numero 15: fra regali e finte proteste

Si chiude la giornata numero 15 che consegna una classifica interessante. Un trenino di squadre che la Juve non è riuscita a staccare viste le due sconfitte e il pareggio nelle ultime 5 partite di campionato.

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Si blocca la Fiorentina di Montella a cui pesa l’assenza di Jovetic, ma soprattutto l’assenza di un attaccante di peso. Ottimo il centrocampo, vero motore viola, tecnico e propositivo. Così come interessante è il pacchetto arretrato che ieri ha mostrato un Savic in versione goleador. Insieme a Conte, Vincenzo Montella è il miglior allenatore di questa Serie A per meriti conquistati sul campo. In breve tempo ha dato una forte identità al suo gruppo di ragazzi e un gioco ragionato e bello a vedersi. Quanto durerà?

Ciro Ferrara comincia la rincorsa alla riconferma. Molto paziente la dirigenza doriana che lo ha tenuto anche dopo una serie pazzesca di sconfitte consecutive. Ma questa Samp c’è: tanti ragazzi motivati, qualcuno davvero molto interessante, uno schema di gioco che prevede tanto attacco, ma che è mortificato dall’assenza di un finalizzatore. Occhio a Icardi, ma certo questo ragazzo è molto più seconda punta che bomber vero e proprio. Servirebbe Maxi Lopez e servirebbe pure il miglior Eder in appoggio a uno che segni, altrimenti Ferrara dovrà sempre sperare negli inserimenti da dietro. Benissimo Poli, meno bene Obiang, mentre Maresca alterna ottime prestazioni a opache performance. D’altronde è difficile fare il regista in una squadra sprovvista di ali forti e di punte vere.

Controllare i bonifici in entrata a Garcia, prego. Perché è fin troppo goffo l’autogol che consente a Stramaccioni di respirare. Oggi a leggere la rassegna stampa si ha l’impressione di una corazzata, quella nerazzurra, che ha vinto in modo netto. La realtà è di un progetto inesistente, un continuo ballare fra moduli e giocate solo tentate, un disequilibrio totale fra i reparti. Il Palermo ha rinunciato a giocare e si è infilzato da solo: speriamo lo faccia pure la prossima giornata.

Al Napoli va tutto bene. Rigore concesso, giustamente, a un maestoso Cavani: dove sarebbe il Napoli senza questo strepitoso giocatore? E rigore non concesso al Pescara nonostante il risultato al sicuro (si era sul 4-1). Dopo Chievo e Cagliari… ancora silenzio sui partenopei, con Mazzarri che continua non lamentarsi per questi regali ricevuti. Coerenza.

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Come la coerenza di Galliani che dopo la Photoshoppata di un anno fa contro il Catania dimentica di annotare il regalo, l’ennesimo, che permette al Faraone di pareggiare la partita. Partita che non ha mostrato un Milan in crescita, anzi: solo che al Catania mancava un Gomez in grado di pungere la difesa rossonera. Ma non importa: oggi si parla di effetto-Berlusconi e noi approviamo: a questo ritmo lo scudetto diventa davvero possibile.

Zeman ci ringrazi. Non leggerà questo blog, ma avevamo sottolineato come un ragazzo come Destro non poteva non giocare e infatti. Doppietta, terzo gol in due gare, soprattutto una prestazione come sarebbe piaciuta a Conte. E’ uno degli attaccanti da tenere in considerazione perché ha potenzialità incredibili. Solo che Roma non è l’ambiente ideale in cui crescere. Approviamo inoltre la doppia esultanza: la professione è professione, l’attaccante gioca per segnare, Siena è stata solo una parentesi nella carriera di Destro… per quale cavolo di motivo doveva rimanere immobile e non esultare? Ipocrisia di un calcio che ha perso ogni valore.

Chi ha capito l’intervista di Del Neri a fine partita è un pezzo avanti nel parlare una lingua sconosciuta. Non sarà tutta colpa sua, di certo Preziosi sta trovando negli allenatori il giusto appiglio per una stagione che non poteva certo essere migliore. Lo Monaco lo aveva capito e denunciato: non si può operare per conto di Moratti e Berlusconi e poi sperare che le cose vadano bene in casa propria. Nonostante la rosa sia qualitativamente di medio livello, a Genova si registra un ambiente completamente scarico dove non esiste un leader se non quel gruppo di ultras. Questi sono i risultati.

La legge dell’ex punisce l’Atalanta di Colantuono. I bergamaschi vengono soffocati da Gabbiadini che goleador non lo sarà mai, ma certo una buona seconda punta. Agile, ottima tecnica, ma deve crescere tanto a livello tattico. Come è cresciuto Diamanti: che giocatore! Si prende ogni tipo di responsabilità, realizza una punizione da urlo, ma occhio a non volare alto con i sogni: meglio essere un fenomeno in provincia che perdersi in una big.

Chiudiamo con Ventura. Cercare di trovare una giustificazione per rivendicare una espulsione sacrosanta la dice lunga su quanto a Torino, sponda granata, stia soffrendo. I discorsi sui primi 30 minuti trovano respiro solo a livello teorico. Ci sarà la gara di ritorno per rifarsi, ma la lamentela per non aver spostato la gara di Coppa Italia e il tentativo di gridare allo scandalo, fortunatamente tentativo mai cavalcato davvero, è un pessimo esempio di sportività. La stessa sportività riconosciuta alla Juve nel postpartita contro il Milan.

La stessa sportività che non registriamo in una redazione che dovrebbe far compagnia a Sallusti: lo striscione di Pessotto non vale l’approfondimento (giusto!) sul vergognoso telone su Superga. Noi rivendichiamo un nostro concetto: quelli lì non sono tifosi, e secondo me sono sempre gli stessi imbecilli che si travestono di bianconero, nerazzurro o rossonero per sentirsi importanti. L’importanza è data proprio da servizi giornalistici che ne cantano le lodi. Sui 39 angeli bianconeri non si intervista Don Albertini e non si scomoda praticamente mezza Italia, mentre su Superga sì. Spiegateci la differenza: noi non la vediamo. Bestie sono e bestie restano indipendentemente dai colori tifati. Così non è per certe redazioni. Sallusti è troppo solo, chi vuole seguirlo?

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Juventus-Torino 3-0 La Cantera bianconera

Marchisio e Giovinco come nel miglior copione di un film già visto, dalla trama prevedibile. Giovinco e Marchisio a matare il Toro con tre sberle che faranno male. Troppa convinzione nei granata, davvero sicuri di trovare una Juve che al Milan aveva regalato la partita. Non fare arrabbiare mai la Juve perchè poi si scatena.

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In verità non è stata una Juve perfetta, anzi. In 11 contro 11 ha sofferto la strepitosa organizzazione di Ventura, ma sarebbe assurdo dire che il Toro ha dominato i bianconeri. Una sola occasione, quella di Meggiorini, contro un gol praticamente fatto, quello di Vucinic su assist di Pogba inspiegabilmente fermato dall’arbitro Rocchi. Più tutta una serie di calci d’angolo poco sfruttati.

Ventura, che il regolamento l’ha volutamente dimenticato magari per non parlare delle tre sberle, commenta solo fino al minuto 36 del primo tempo, cioè fino alla giustissima espulsione di Glik. Ringraziamo chi di dovere se Giaccherini oggi cammina: se solo quella caviglia destra avesse affondato i tacchetti nel terreno dello Juventus Stadium oggi staremmo qui a parlare di un tremendo incidente. Per cui, caro Ventura si gradisce il silenzio su una recriminazione che non accetta nemmeno la Calcagno a Mediaset Premium e lo studio di Sky Sport. Ed è quanto dire.

In verità – tanto per dirla tutta la verità – la Juve è sembrata girare la chiavetta d’accensione al minuto 20 del primo tempo. Giaccherini non più fisso a destra, ma con la licenza di accentrarsi e perfino andare a sinistra dove De Ceglie è stato autore di una prova molto attenta e a tratti anche propositiva. Bravo Paolino, ora non distrarti più. E se Giaccherini svariava, Pogba si accentrava sempre di più replicando i movimenti di Vidal. Il cileno e il francese sono due cose diverse, ma questo ragazzotto alto e forte ha comunque tempi importanti e garantisce una presenza importante nelle azioni che contano:

  1. due tiri maestosi da fuori area;
  2. episodio del gol di Vucinic, ma che Rocchi decide di stoppare fischiando un fallo di Basha sul proprio portiere: dopo il mani di Nocerino, ecco l’autofallo del Torino;
  3. rigore procurato;
  4. colpo di testa alto a porta sguarnita: troppa sufficienza?
  5. colpo di testa con miracolo di Gillet;
  6. tiro dal limite bloccato a terra dal portiere del Toro con qualche difficoltà.

E’ una buona partita, secondo me.

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A fare la differenza la fanno però le intuizioni. Sbagliata quella in campo di lasciar battere Pirlo, e non già perché è arrivato il terzo errore dal dischetto da quando il Genio di Brescia veste bianconero, ma perché esistono gerarchie più importanti di quelle scritte su una lista prima di entrare in campo. Mi spiego: a Vucinic il gol serviva, serve ancora e allora conveniva lasciargli il penalty. Mi hanno sempre insegnato questo a calcio: tanto il rigore lo può sbagliare chiunque, e allora talvolta lo deve tirare colui al quale potrebbe servire di più. Ma è solo un dettaglio, per carità.

Perché Mirko decide di usare tutto tranne la forza: colpi di petto a ripetizione per servire Marchisio sul gol, spalla per avviare l’azione che porta Bendtner a pochi centimetri dal primo centro juventino, tacchi, tocco di fino e dribbling che valgono da soli il prezzo del biglietto. Certo arrivasse pure un tiro in porta. Comunque vale la considerazione che su questo blog ho troppe volte espresso: Vucinic e Giovinco larghi in un attacco che prevede una punta centrale forte permette alla squadra di esprimersi anche meglio del 3-5-2 finora applicato. Come Capello disse un tempo “noi sviluppiamo molto il gioco sulle fasce perché lì abbiamo Camoranesi e Nedved“. Avevamo pure Vieira ed Emerson, ma il concetto è che la qualità sulla fascia ti permette di vincere molte partite. Col rientro di Pepe si può poi proporre un terzetto tutto da gustare: Giovinco, Vucinic, Pepe.

Nel frattempo godiamoci Marchisio. Nel primo tempo decide di prendersi una pausa per riflettere. Qualche incursione, attento in fase di copertura, ma nulla di più. Scorie della partita di Milano. Poi però si scatena. Testata su inserimento alla… Marchisio, e poi tanta rabbia e qualità negli scambi e nella manovra, e poi la doppietta. Solo gol pesanti quest’anno.

Sembrava quasi scontato: gol di Marchisio? E allora Giovinco? Lui che di derby ne ha decisi tanti nelle giovanili, lui che arrivava da una settimana in cui tutti gli chiedevano qualcosa di significativo. E così è stato. Passante di Vucinicd da sinistra a destra, stop, entrata in area di Sebastian, piccolo dribbling per portarsi palla sul destro e legnata sul palo lontano. Quinto gol in campionato, settimo stagionale, e rete un po’ più pesante delle altre perchè chiude ogni velleità granata.

Grosso sorriso, abbraccio ormai solito con Vucinic che sembra coccolarselo, poi a braccetto col Principino col quale scambia qualche battuta. I due della Cantera decidono il Derby della Mole. Però non è il gol a certificare un Giovinco super, è una intera prestazione. Guadagna falli quando non riesce a saltare l’uomo, tocca un numero elevato di palloni, si prende sempre la briga e la responsabilità di dare l’appoggio al compagno col possesso di palla, non lesina di tentare le giocate anche quelle difficili, tira, ci prova, serve l’assist per il primo gol di Marchisio, poi altri cross interessanti. Ma che deve fare di più un ragazzo arrivato per sostituire addirittura Del Piero?

E ora tutti con la testa a mercoledì, con appena una settimana per gustarsi il ritorno di Conte in panchina. Quanto ci manchi Mister?

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Juventus-Torino: Conte cambia modulo e sceglie… FORMAZIONI e GRAFICA

A poche ore dal fischio iniziale arrivano conferme su un probabile cambio di modulo in casa bianconera. Il 3-5-2 comincia a star stretto in casi in cui sugli esterni Conte non può contare su determinate prestazioni e allora dentro gente fresca e il modulo che l’anno scorso contribuì alla stagione fenomenale dei bianconeri.

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In realtà il 3-5-2 verrà applicato, solo che la squadra applicherà una variante: in fase difensiva dovrebbe coprirsi con un 4-3-3 e in fase offensiva portare costantemente 5 uomini. Il Toro gioca molto bene, Ventura è un maestro, e quindi le fasce laterali vanno maggiormente protette nella zona arretrata. Ecco perché l’ipotesi di un Lichsteiner più sulla linea dei terzini appare sempre più probabile, col rientrante Chiellini sulla sinistra.

La novità è Giaccherini. Spostato sulla sinistra, in verità non dovrebbe sostituire pienamente Asamoah, ma appoggiare l’attacco trasformando il modulo in un vero 4-3-3, in modo da limitare le fasce del Toro e impegnare la difesa avversaria con 3 uomini costantemente in avanti.

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Vucinic e Giovinco avranno una maglia da titolare. Fuori Quagliarella per ragioni puramente disciplinari (che io appoggio, nonostante Quagliarella sia il miglior attaccante per numeri).

Al posto di Vidal, a riposo per la delicata sfida contro Lucescu, ci sarà Pogba. Per il francese un test importante, in una posizione che Conte gli preferisce: l’intuizione ci sembra corretta, vedremo come il campo tradurrà questo pensiero di Conte.

Quattro punti in quattro gare: davvero un bottino misero per chi voleva ammazzare il campionato e c’era lo spazio per farlo. Ora bisogna ritrovare un certo tipo di ritmo, consapevoli che dalla prossima ci sarà un Antonio Conte in più.

Juventus-Torino: il 3-5-2 di partenza

Juventus-Torino: il 3-5-2 di partenza

Juventus-Torino: il 4-3-3 in pratica

Juventus-Torino: il 4-3-3 in pratica

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Verso il derby con qualche dubbio di formazione

Antonio Conte conta i giorni verso il rientro in campo, ma intanto c’è da pensare a un derby molto delicato. Il Toro di Ventura (un allenatore preparatissimo da cui Conte si è lasciato ispirare per il suo vecchio 4-2-4) è affamato di colpaccio, ma sVenturatamente troverà una Juve altrettanto famelica. Parola di Bonucci, parola di Conte.

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Chiellini vorrebbe esserci e forse ci sarà visto l’uscita di Lucio che ha già salutato tutti. Una scemenza all’anno sul mercato a quanto pare va fatta: Elia lo scorso anno, Lucio quest’anno. Impariamo dagli errori, caro Beppe.

Chi vorrebbe esserci è in realtà chiunque non sia sceso in campo contro il Milan. Ipotizzo, spero e sono convinto che un Giaccherini troverà spazio: concordiamo sempre, nei commenti a questo blog, come il ragazzo abbia tutte le qualità per trovare un posto in campo. Duttile e molto versatile, con buone capacità aerobiche e una più che buona tecnica. Conte lo stima, lo ha fortemente voluto, ma ultimamente l’ha pure ignorato per scaldare i motori di un centrocampo che contro i rossoneri è sembrato in realtà in riserva.

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Giaccherini al posto di…? Molto probabilmente al posto di Asamoah che non ha un suo simile. De Ceglie è stato sonoramente bocciato e allora la Juve si ritrova scarica di alternative a sinistra. Abbondano a destra dove Isla resterà a riposo forse per qualche partita. Disastroso contro il Milan, con Pepe e Lichtsteiner a guardare. Toccherà sicuramente allo svizzero sabato sera, mentre si spera di recuperare Simone Pepe per martedì.

Vidal verrà risparmiato: troppo importante il cileno al 100% in Champions dove invece mancherà Marchisio squalificato. Pogba pronto per sostituire entrambi: domani sera sarà al posto di Vidal, martedì sera al posto di Marchisio.

In ogni caso, chiunque scenderà in campo, avrà un compito semplice: placare la delusione dei tifosi con una grande prestazione. Servono i 3 punti, di quelli pesanti, conquistati senza se e senza ma. E poi tutti contro Lucescu.

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