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Tag: verona

Juventus – Verona 3 – 0 / Chi ben comincia…

Chi ben comincia, è a metà dell’opera. Così recita un proverbio che potrebbe essere perfetto per descrivere l’inizio del 2016 della Juve, vittoriosa contro il Verona.

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Un secco 3-0 che racconta di una squadra che ha ritrovato cinismo e concretezza, e una solidità dietro di cui il 3-5-2 ne è certamente la causa.

Dybala su tutti, per cattiveria, classe ed efficacia. Con un Pogba in versione Bud Spencer: a tratti sembrava che quadruplicare la marcatura potesse non bastare. Arte e fisico sono le due componenti di questa Juventus che aspetta con ansia il vero Morata.

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Nel frattempo, il falso Morata sta appannando un sorprendente Zaza. L’ex Sassuolo meriterebbe molto più spazio per voglia e mira. Secondo il minutaggio, nessuno ha il rapporto gol/presenze di Simone Zaza (alla sesta rete in bianconero), attaccante vero.

Significativo il gol di Bonucci, colui che aveva innescato il tormentone dell’Allegri furioso (cappotto incluso), laddove interpretare i segnali è sempre affascinante.

Non disperdere il patrimonio offensivo e valorizzare gli uomini che nella prima parte non ha reso il giusto è il compito di Allegri.

La vetta è lì. Il calendario è interessante. #FinoAllaFineForzaJuve

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Alla terza di campionato ci sono già i primi verdetti?

Nell’ordine: la Juve passeggia e si sbarazza del Milan; la Roma batte Zeman coi ricambi; il Napoli crolla con l’Udinese; la Fiorentina vince a fatica, ma vince; l’Inter si salva contro il Palermo; il Verona è terzo, mentre il Torino non segna ancora. Campionato già definito?

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Viene da pensarlo a guardare non già la semplice classifica, ma il modo in cui si è formata.

Tre vittorie su tre da parte di Juve e Roma che sono, praticamente, già in fuga. Dietro arrancano.

Milano piange

Le milanesi piangono. Mazzarri è contento perché è già in testa nella speciale e importante classifica dei calci d’angolo battuti. A Palermo i nerazzurri praticamente si salvano, grazie all’imprecisione sotto porta dei ragazzi di Iachini. Chi ha visto la partita avrà potuto apprezzare un secondo tempo in cui una squadra manovrava bene e l’Inter arrancava contando sulla giocata del singolo in attacco, che però non è arrivata. Con un Vidic in totale confusione. Un consiglio pratico: meno parole, più fatti.

Cambiando sponda, Berlusconi si è già lavato le mani: “Non fanno quello che dico io”, salvo che non ha ancora spiegato bene cosa dice lui. Così Pippo si ritrova di nuovo sulla terra, aggrappato agli spot “vogliamo tornare a vincere”, mentre Galliani sogna ancora la famosa cena in cui “Carlitos non tradirà” e invece Carlitos continua a segnare e a trascinare la Juve. Destino beffardo.

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Napoli: jurnata ‘e sole?

Più giù, ci sono solo due ipotesi per valutare Benitez: o lo fa apposta, oppure ci sta capendo poco. Turnover azzardato, risultati deludenti. Gli azzurri sono dietro già di 6 punti, sui 9 totali disponibili. Verrebbe da dire: ciao ciao scudetto già a fine settembre. Unito al ciao ciao Champions a fine agosto, la deduzione è che il progetto De Laurentiis non aveva fatto i conti con la realtà dei fatti.

La preoccupazione più grande è la gestione dello spogliatoio: il povero Higuain non lo dirà mai, ma già rimpiange quelle panchine al Bernabeu; Callejon non sta capendo le panchine al San Paolo; Hamsik dovrà decidere se curare ancora la cresta o magari tuffarsi in duri allenamenti pro performance.

In tutto ciò, ci mancava giusto secondo De Laurentiis, il figlio di Aurelio: calma e sangue freddo. La consolazione è che si può preparare la sfida alla Juve in tutta calma e puntare così a una stagione comunque positiva: battere la Juve per salvare un’annata. Roba da Napoli.

Il Toro spreca, la Viola fatica, il Verona vola

Se a Napoli piangono, a Verona stanno godendo come matti. 7 punti 7, terzi in classifica. Mandorlini sta accumulando miracoli su miracoli, con un Saviola ancora da scoprire. Segnano pure i moldavi, in una formazione stupefacente. Ne fa le spese il Torino che sta pagando a caro prezzo il furto dell’Europa League ai danni del Parma: visto che succede ad appropriarsi di meriti non acquisiti sul campo?

Il bomber Gomez è a riposo, così Montella deve inventarsi altre mosse. A fatica, ma l’Atalanta è stata battuta, ma il calcio che conta avrebbe bisogno di altro. Vedendo però le milanesi e il Napoli, la lotta per il terzo posto è alla portata dei Della Valle. Buona sfida.

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Dopo la fatal Verona: considerazioni a freddo

Oggi niente riposo per la Juve. Conte ha annullato il giorno di vacanza e in questo istante li sta torchiando per bene. Perché, proprio lui lo sa, proprio lui ricorda la partita col Verona del 2000, questi due punti persi potrebbero costarci lacrime amare.

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In realtà credo che il destino dello scudetto sia nelle mani bianconere e proprio per questo partite come quelle di Verona fanno infuriare tifosi e allenatore.

Ora, al netto della rabbia naturale di chi vuol sempre vincere, c’è da verificare un po’ di situazioni.

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Primo: impossibile continuare a subire le palle inattive. Difensori alti e forti che vanno in difficoltà. Non è la marcatura a zona il problema, ma l’attenzione e la divisione dei compiti. Con la conseguente ansia generata da ogni calcio d’angolo e da ogni cross.

Secondo: troppa arroganza e superficialità. Come ha già ben detto Conte, non si vince per grazia ricevuta. Si vince col sudore. E il sudore manca da un po’ di partite. Grave che ciò abbia colpito alcuni emblemi della forza bianconera, tipo Vidal e Pogba. Entrambi, ieri da sostituire, hanno peccato di scarsa concentrazione e di troppi tocchi molli e senza cattiveria. Forse converrà far assaggiare un po’ di panchina a chi crede che la maglia da titolare sia inattaccabile.

Terzo: baricentro basso. Avevamo sempre raccontato di una Juve provinciale, ma nelle ultime partite, a cominciare con quella contro la Roma in campionato, la Juve sta prendendo il brutto vizio di arretrare pericolosamente a protezione della propria area. Questo dà coraggio all’avversario e ci espone a diversi rischi, vedi la partita di Coppa Italia contro i giallorossi.

Sarà stato sicuramente uno scivolone occasionale, ma la Juve deve limitare il più possibile questi passi falsi. In Europa li abbiamo pagati amaramente, mentre in Italia abbiamo un Garcia che non molla un centimetro.

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Verona-Juventus 2-2 Idiozia bianconera

I primi 40 minuti hanno confermato la superiorità totale della Juve. Poi qualcuno ha deciso di spegnere la luce. Così i bianconeri hanno rianimato i morti.

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Più o meno è il racconto di Verona-Juventus, risultato finale di 2-2. Conte dovrà lavorare molto. Ancora molto. Qualcuno ha peccato di arroganza e scarsa umiltà, a partire da Vidal e Pogba, troppo scarichi mentalmente. Senza contare che nell’ultima azione Romulo è stato lasciato clamorosamente solo da Peluso, subentrato ad Asamoah.

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C’è solo da registrare l’ingresso di Osvaldo al posto di Llorente e per poco non segna al primo pallone toccato (solo palo esterno). E la doppietta di un generosissimo Tevez, molto poco supportato dal centrocampo, oggi.

Ma è la scarsa concentrazione della Juve che tiene ancora in vita le speranze di tutta l’Italia antijuventina. Inaccettabile proprio nel giorno del derby, nel giorno del pareggio a reti bianche che costringe la Roma a uno stop.

Stagione straordinaria, ma questa è un’autentica crepa nel campionato. Più per l’atteggiamento che per il pareggio.

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Juventus-Verona 2-1 La reazione di forza e di orgoglio

La partita che cercavamo. Gli stimoli che cercavamo.

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Il primo tempo: all’inferno e ritorno

I primi 5 minuti sono un assedio, una specie di abstract di tutto il primo tempo. Una valanga di occasioni, specie da fuori visto che il Verona è asserragliato vicino la propia metà campo. Si arrivo fino al’81% di possesso palla, ma la precisione è un’opzione non sfruttata.
Il Verona reagisce come può: buttandosi a terra ogni 2 minuti di orologio per respirare, mentre la Juve martella.

La scarsa qualità sulle fasce è bilanciata da un eccezionale Carlitos Tevez. Un mostro, un trascinatore. Leader in campo come ci serviva. Prende palla lontano dalla porta, dialoga, apre spazi, e soprattutto tira. Tre volte nel giro dei primi 15 minuti. Poi gli manca la cattiveria dopo un brillante scambio con Vidal. La Juve c’è, ma a metà del primo tempo ricasca nell’errore di mollare la tensione mentale. Due avvertimenti chiari: il Verona scappa in contropiede e Barzagli recupera da fenomeno. Poi, dopo 3 minuti di possesso palla del Verona, ecco lo svantaggio. Solita maledetta palla ferma e gol da polli, con l’uomo che scappa sul secondo palo indisturbato a pochi centimetri da Storari incolpevole.

La reazione della Juve è di quelle che ogni tifoso vorrebbe vedere. Di forza, di rabbia, di qualità. La qualità di Tevez che riceve l’ennesima verticalizzazione di Vidal e la piazza lontano sul secondo palo, da posizione abbastanza angolata. Poi ci riprova e riesce nell’impossibile: tiro a giro da fuori, palla che prende il palo, accarezza tutta la linea di porta e si stampa sull’altro palo tornando in campo. Poi finalmente, la soluzione mai sfruttata in questa stagione: cross finale di Vidal e testata di Llorente. Ora ci siamo!

Secondo tempo

La seconda frazione di gioco è sostanzialmente uguale alla prima. Qualche rischio, stavolta limitato nel numero di occasioni concesse, e molte sbavature in avanti. La coppia Llorente-Tevez comincia a prendere le misure e sarà un bel vedere se questo è l’inizio. Isla conferma che la ripresa sarà lenta e quindi lunga, mentre a sinistra Asamoah bada più a mantenere la posizione che ad affondare i colpi sulla fascia.

Un Pirlo svagato e svuotato viene puntualmente saltato dalle idee di Pogba e Vidal, con un Tevez in versione tuttofare che non riesce a trovare la doppietta personale. Questione di centimetri o di sfortuna. La traversa di Pogba, splendida, dice che non è pomeriggio per la goleada e quindi Conte ordina massima attenzione e inserisce Marchisio al posto di Pirlo (su cui torneremo). Un buon rientro per ridare fosforo ed energie al centrocampo.

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L’entrata di Vucinic è delittuosa: in ciabatte, nervoso, indisponente. Chissà se la democrazia contiana lo terrà fuori per le prossime partite, visto che Quagliarella e Giovinco sono sembrati più sul pezzo di questo straordinario talento con diversi problemi di concentrazione.

L’importante, sul fischio finale, è averla portata a casa, con qualche giallo sul groppone, ma la convinzione che se la Juve ha fame… non ce n’è per nessuno.

Analisi tattica

Le fasce sono il punto dolente di questa Juve. A Conte servirebbero ben altre ali, molto più capaci di offendere vista l’estrema qualità dei centrali di centrocampo e l’ottimo apporto di Tevez in termini di idee. Isla in lenta ripresa, Asamoah che non riesce a sfondare come faceva lo scorso anno. Questo ha costretto la Juve ad agire per vie centrali, laddove però il campo è intasato di avversari e compagni.

Un grande Bonucci ha suonato la carica e dimostrato che la palla va tenuta a terra. Ha sfiorato il gol con due tiri da fuori e una discesa che ha ricordato le mitiche sfuriate di Scirea. E ha sostituito più volte Pirlo in fase di impostazione salendo fino al centrocampo. Un grande senso tattico per un difensore che ci serve come il pane.

La scarsa vena di Pirlo è stata sostituita dall’eccessiva libertà di manovra per Ogbonna (che deve molto maturare) e per Bonucci (bene così per qualità). Questo potrebbe essere un problema alla lunga e Conte dovrà trovare metodi tattici differenti quando il numero 21 è in queste condizioni non brillanti.

Benché in condizioni non eccelse, la presenza fisica di Llorente a fare da pivot centrale in attacco può risultare importante per tutta una serie di soluzioni offensive. Tevez è molto più libero di svariare attorno alla punta centrale e la coppia Vidal-Pogba può trovare spazi importanti.

Nel secondo tempo si è badato ad amministrare, ma la vena di Pirlo limita la manovra, mentre l’indisponenza di Vucinic è da evitare magari inserendo un Giovinco in palla o un Quagliarella che almeno di sera dimostra di essere importante.

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Serie A 2013/2014: partenza pazzesca per la Juve

Chissà che ne penserà Aurelio De Laurentiis (non presente: nessun motorino nei paraggi!) , ma certo i sorteggi sulla carta mettono un po’ di ostacoli alla Juve di Antonio Conte.

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Si parte in casa della Sampdoria, la squadra che più ci ha fatto soffrire lo scorso campionato. Sarà una rivincita certamente, sarà una vendetta calcistica. Con Manolo Gabbiadini che vorrà certo ben figurare contro la squadra che ne controlla il cartellino.

La seconda giornata vede la Juve impegnata contro la Lazio a Torino. Un remake di quella che sarà la sfida in Supercoppa Italiana. Partita delicata.

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Così come è delicata la supersfida contro i nerazzurri alla terza di campionato. Troppo presto?

Poi tocca al Verona dell’ex Toni. Quindi Chievo e alla sesta ecco il derby.

Domani pubblicheremo l’intero campionato bianconero. Intanto… come inizio non c’è male. Go Juve!

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