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Fra Pirlo e Pogba: la Juve di oggi, di domani e del calciomercato

Nessuno come lui. Raro trovare un regista della qualità di Andrea Pirlo. Unico. Geniale. Di una sostanza così pregiata che quando manca lo senti benissimo.

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Chi come lui? Ancora più raro trovare un 20enne con la personalità straripante come quella di Pogba, unita a una classe sopraffina. Di fatto ha costretto Conte a ripensare il modulo alla fine dello scorso anno e ha messo in discussione Claudio Marchisio quest’anno. Uno che non puoi cedere, uno che non puoi nemmeno tenere in panchina visto che il peso specifico in campo.

Pirlo e Pogba. La Juve ha in campo due fenomeni. La Juve però ha anche due problemi.

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Pirlo: rinnovare o non rinnovare…

Il primo è l’età di Pirlo. Non è più un giovanotto e di certo non è immortale. Non lo è stato Del Piero, non lo è Pirlo. In realtà il ragazzo dimostra di essere davvero in grande forma. Ha recuperato dall’infortunio e sarà in campo contro la Roma. Dopo un periodo di scarsa lucidità, ha di nuovo fatto brillare la sua stella in campo. Ma come la mettiamo col rinnovo? Marotta pensa a un rinnovo annuale, lui vorrebbe un biennale. In realtà, l’argomento è il seguente: quanto può durare ancora Pirlo? Conviene pensare già di separarsi dal talento bresciano e trovare un nuovo interprete di quel ruolo o conviene continuare il matrimonio?

Pogba e l’offerta indecente del PSG

Il secondo problema riguarda Pogba. Meglio: riguarda il PSG che ha mirato su Pogba. Cifra da capogiro su cui si sta ragionando a Parigi: 55 milioni cash. Con la possibilità, addirittura, di trattare Verratti e Menez, due pedine che piacciono molto a Conte. Qui il cervello fa a botte col cuore. Il cuore dice di no, così come la logica di qualunque tifoso ed esperto di calcio: a Pogba è difficile rinunciare. Anche perché non esiste una valida alternativa, di quel peso e di quella classe e di quell’età. Il cervello direbbe di ragionare. A livello economico è una manna: una plusvalenza da paura. Con la possibilità di reinvestire forte sul prossimo mercato di luglio. In più, c’è la reale possibilità di mettere le mani su due pedine interessanti: Verratti è il perfetto alter ego di Pirlo, mentre Menez è l’ala che servirebbe a Conte.

La Roma e gli aiutini bianconeri

Nel mentre che si ragiona, domani è tempo di scendere di nuovo in campo. Due obiettivi: abbattere la Roma, confermare la supremazia nazionale. Conte ci aiuterà a raggiungere questi due obiettivi, Pogba e Pirlo ci aiuteranno a dominare il centrocampo, Tevez ci aiuterà a scatenare l’attacco bianconero. Caro Totti: sono gli unici aiutini su cui possiamo contare.

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I dubbi su Pirlo: troppo presto o già tardi?

In avvicinamento al supermatch di sabato pomeriggio, aggiorniamo il blog con una domanda, giusto per alimentare un attimo la discussione interna: per il rinnovo di Pirlo è troppo tardi o ancora presto?

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Il fatto è che la soluzione ottimale non è applicabile: clonare Pirlo e dargli a vita la maglia numero 21 della Juventus.

Così il discorso si fa semplice. Moggi probabilmente avrebbe preferito venderlo già e rincorrere l’erede. Probabilmente.

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Invece è corretto tenerlo, magari chiedere garanzie sulle possibilità che Pirlo rinunci alla Nazionale. Con l’assicurazione che della voglia di combattere come adesso.

In ogni caso Marotta e Conte devono essere bravissimi a individuare la giusta soluzione per il futuro. Non Marrone, a questo punto. Né Verratti, difficilmente prendibile ormai. E allora sotto con le riflessioni sul modulo e sui possibili sostituti.

Massima fiducia in Marotta e Conte.

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Da Squinzi ai procuratori: che razza di calcio è?

C’è poco da ridere, anzi a stento si trattiene il pianto. Il pianto per un declino così veloce, così drammatico. Da Squinzi agli agenti FIFA, passando per i procuratori: di che male soffre il nostro calcio?

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Battute che non possono esserlo, soprattutto alla luce di scandali, scandalacci e falsi scandali che hanno demolito quel briciolo di credibilità del calcio italiano e dell’Italia. Battute tronfie di un’idiozia pari solo alla gravità. Parliamo di Squinzi, già qualche cosa di Confindustria, che ha tirato fuori l’ennesimo capolavoro di attacco aggratis: “La Juve ha tentato il furto”.

Squinzi: troppa luce dà alla testa

Di per sé, Squinzi si è già qualificato. Per un Trofeo TIM ha alzato un polverone, giusto per dar fiato alla bocca e prendersi cinque minuti di riflettori. Tanto che RCS ha colto la palla al balzo e per lui era pronto il titoletto. Perversione di un milanista ubriacato da quella strana voglia di show.

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Il problema è che nessun giornalista – meno che uno: Guido Vaciago – ha sottolineato la pericolosità di tali dichiarazioni. Non già quindi una risposta sull’episodio gravissimo di razzismo (su cui noi, peraltro, solleviamo più di un dubbio), ma un vile attacco ai bianconeri. Motivo in più per sportivamente pestarli in campionato.

Comandano i procuratori

A contorno, una serie di operazioni che mi fanno rabbrividire. Rinnovi di contratti proposti ogni mese, super-aumenti di stipendio chiesti per qualche assist in più e minacciando ripercussioni di mercato, doppigiochismi su cui le società non possono minimamente intervenire. Le bandiere non esistono più e d’accordo, ma alcuni procuratori vanno fermati. A questo punto rivaluto fortemente la posizione e l’attività di Lotito che, in recenti casi, ha di fatto contrattualmente violentato i suoi ragazzi pagati profumatamente quando non hanno rispettato la posizione del club. E mi riferisco a Verratti e socio, a chi ha battuto ancora cassa assistendo Vidal e Pogba (guardando in casa nostra), a chi fa di tutto per provocare più passaggi di mercato per via di provvigioni maestose. Non ci capisco più nulla, o ci capisco poco. E purtroppo io amo il calcio di gruppo, dove colori e maglie hanno ancora un valore che non è quello di un assegno o di un bonifico. Vergogna!

I contratti vanno rispettati e io inserirei clausole in deficit: fai un assist in più e vuoi l’aumento? Bene. Ma permettimi di non pagarti quando fai cagare per più di due partite di fila. Quando non segni più di 10 gol pur se dovresti essere bomber. Quando non risulti decisivo anche se lo stipendio lo imporrebbe.

No: questo calcio non mi piaceva e dopo gli ultimi episodi mi piace sempre meno.

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Calciomercato Juve e l’idea che stuzzica: vendere Pirlo e prendere…

Fosse vera l’indiscrezione lanciata da qualche giornale, alla Juve starebbe per arrivare un’offerta di circa 10 milioni di euro per Andrea Pirlo. Il 34enne fuoriclasse bianconero non ha rivali nel proprio ruolo e gli anni non offuscano l’immenso talento.

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Da qui a credere a una simile offerta ce ne passa. Ma muoviamoci nel campo delle ipotesi.

A Madrid Carlo Ancelotti vorrà proporre un calcio costruttivo, ben diverso da quello di Mourinho tutto nervi e fisicità. Il primo tassello è dunque il regista e qui sorge il primo dubbio: il Real ha speso una barca di milioni di euro per prendere Modric. Che senso avrebbe prendere Pirlo, molto più vecchio del croato classe ’85?

Ma continuiamo. Anche posto che Ancelotti si sia speso per chiedere Pirlo, avrebbe senso l’offerta di 10 milioni di euro per un 34enne?

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Senza contare i 39 milioni di euro spesi per Illarramendi: regista spagnolo di 23 anni appena prelevato dalla Real Sociedad.

Più che nel campo delle ipotesi dobbiamo convenire di muoverci nel campo della pazzia. Tanto vale persistere.

Mettiamo caso che i 10 milioni siano reali: che si fa?

La mia posizione sarebbe la seguente. Valuterei la possibilità di arrivare a Verratti. Cedere Pirlo per 10 milioni e aggiungerne 15 per prendere il regista del PSG sarebbe un’ottima operazione, ma solo se Conte vorrà usare un regista puro. In casa, inoltre, resterebbe in piedi l’opzione Marrone che quel ruolo lo conosce bene, più con doti da interdittore. Di certo un’operazione simile l’avrebbe fatta un certo Luciano Moggi: finanziamento con Pirlo, fondi destinati all’acquisto di un fuoriclasse. Un ragionamento troppo cinico per Marotta?

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Caso Marrone: dove è la plusvalenza, che io non la vedo?

Giaccherini al Sunderland: ok, capacitiamocene. La Juve resta, un campioncino se ne va. Duttile, utile. Forte, peccato per il nome nostrano perché come disse Conte “si fosse chiamato Giaccherinho”. Certo non è il supercampione, certo il bilancio va rimpinguato. Di Giaccherini ne abbiamo avuti tanti, davvero tanti.

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Ma Marrone, giovanissimo, praticamente poco utilizzato, di fatto già forte, non può essere sacrificato per la logica della plusvalenza. Si rischia di commettere un errore pazzesco, madornale, roba da non dormirci di notte.

Luca, nato come centrocampista, splendido interprete del vecchio ruolo di centromediano metodista (almeno nelle giovanili), adorato da Conte per la maniera di mettersi a servizio della squadra, non può essere venduto in modo così facile.

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Non abbiamo ancora le prove della sua vera qualità: è davvero forte come crediamo che sia? E’ soltanto un buon giocatore che ci ha giustappunto impressionato sporadicamente?

Io lo terrei. Se Pirlo smetterà, chi prenderà il suo posto il prossimo anno? Perché non provare proprio Marrone come vice Pirlo, come già fatto da Conte ogni tanto (senza dover spendere 25 milioni per Verratti)? Con ottima impressione da parte degli opinionisti: ricordate la partita d’andata di Coppa Italia due anni fa contro il Milan? Può anche giocare da centrale difensivo, come negli ultimi 12 mesi. Barzagli non vivrà a lungo (professionalmente parlando) e potremmo aver trovato un nuovo Marchisio (intendendo la parabola di crescita potenziale di Marrone).

Soprattutto, la cosa principale: niente affari di questo tipo con l’Inter. Né con Napoli né con Fiorentina. Fin qui Marotta si è mosso benissimo, non rovini queste prime settimane di calciomercato con un’operazione sensa senso.

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La polemica futile di Di Campli su Tevez e Del Piero

L’anno scorso fu molto furbo e parecchio bravo a curare i propri interessi. Figuriamoci, è questo l’obiettivo principale di un agente di calciatore. Stavolta però, dopo aver già detto quanto aveva detto, è andato fuori le righe e soprattutto su un terreno che farebbe a non calpestare più.

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Donato Di Campli, agente di Marco Verratti, dice la sua sull’eventuale maglia numero 10 data a Tevez:

La maglia di Del Piero a Tevez e’ rinnegare a vita un grande campione….. Senza parole!

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Sicuro? Avremmo voluta darla a Verratti, ma il ragazzo è stato sospinto verso Parigi attraverso una intelligente campagna di vendita. Ma non parliamo di etica o di altro.

Primo: non avrebbe senso. Prima o poi, come ha detto lo stesso Del Piero, quella maglia va data a qualcuno. In questo momento, poiché Messi non è prendibile, per la rosa che si ritrova Conte, è quasi naturale poggiarla sulle spalle di Tevez.

Secondo: quale strana strategia ci dovrebbe essere dietro l’assegnazione del numero 10? Con quale nome non si rinnegherebbe Del Piero?

Terzo: la sensazione, strana, è quella di un po’ di fango da buttare sulla Juve, magari oscurare l’acquisto di Tevez con una polemica futile, inutile e barbara. E proprio da questa sensazione nasce la paura (vostra, non nostra) che Marotta abbia acquistato un grande campione.

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Pirlo indica il successore

Andrea Pirlo, splendido 34enne senza voglia di smettere, ha indicato più volte la via. Lo ha ribadito anche ieri: Verratti e Florenzi i miei eredi in Nazionale.

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In verità il solo Verratti sembra destinato a rilevarne posto e talento. La Juve ce l’aveva in pugno l’anno scorso, ma la fase fase di “aspettiamo, tanto non c’è fretta” ha di fatto scatenato un’asta ben sfruttata da Sebastiani e dall’agente del calciatore. Nonostante un’intervista piuttosto esplicita rilasciata a Sky, Verratti dirottò le attenzioni sul ricco contratto del PSG e da lì si smuoverà solo firmando un oneroso assegno.

Il punto è che ora la Juve si ritrova col punto interrogativo Pirlo: un altro anno lo farà di certo, anche ad altissimo livello come suo solito, ma due? E certamente non tre. Bisognerà programmare la successione.

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Pogba ha dimostrato di poter giocare lì in mezzo, davanti la difesa, ma sarebbe sprecato visto il talento in zona gol e la qualità che riesce a dare alla manovra poco fuori area, fra tiro dalla distanza e assist. Marrone sembrerebbe perciò l’uomo indicato a rilevare il ruolo di Pirlo, ma il suo futuro è in bilico fra uno Jovetic e addirittura un Ogbonna.

Quindi?

Quindi se non in questa sessione, sicuramente nella prossima estate bisognerà trovare il sostituto di Andrea Pirlo. Difficilmente un parametro zero e certamente chi verrà dovrà avere le carte in regola. A meno che Conte non cambi sistema di gioco, sfruttando l’agonismo e la quantità di Marchisio e Vidal e rinunciando al play maker.

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Verratti: i soldi comprano tutto, pure la coerenza

Non abbiamo inventato noi il caso Verratti. Il copyright è del presidente del Pescara, del suo direttore sportivo e del procuratore di un ragazzo che è stato sballottato a destra e a manca fino a capire che il PSG poteva ricoprire di soldi lui e la società che vendeva. Tutto normale in un business che si basa sempre più sugli zeri e poco sulle bandiere e sui colori.

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Non siamo stati noi a rilasciare una intervista a Sky Sport in cui il ragazzo dichiarava il suo amore per la Juve e la preferenza a trasferirsi in bianconero, piuttosto “resto a Pescara ancora un anno per crescere”.

Onore a Carletto Ancelotti che ha deciso di puntare forte sul giovanissimo regista e auguriamo al ragazzo le migliori fortune. Chissà, la strada per Torino è sempre quella. Ma la coerenza non può avere un prezzo.

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Verratti ha scelto il PSG per ragioni di denaro, magari anche di fascino. La Juve proponeva a Verratti una crescita graduale all’ombra di Pirlo, più o meno come farà Paul Pogba quest’anno. Abbiamo scritto, detto e ripetuto che si tratta di un grosso talento, ma che quei soldi non potevano essere spesi per quella che era una scommessa e comunque una riserva.

Pirlo non si discute e a Verratti non potevamo offrire nulla di più se non l’inserimento graduale in prima squadra, con la possibilità e la quasi certezza di rilevare il ruolo di Pirlo quando questi deciderà di smettere col pallone.

Verratti torni a giocare e ad allenarsi, ma non si permetta di discutere le strategie bianconere. E’ l’unica squadra che sta tentando di portare avanti un progetto serio, certamente molto più equilibrato del PSG. La speranza è di incrociare i francesi in Champions. Vorremmo tanto arrivarci con tutte le forze… a quel punto Conte dimostrerà quali erano gli obiettivi bianconeri. Verratti o non Verratti.

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I giovani nel calcio: la doppia faccia della medaglia

La Juventus che vince regolarmente il torneo di Viareggio non è un fenomeno da ricercare nella purà fatalità. La società bianconera è sempre stata molto attenta ai giovani, ha sempre puntato sui talenti in erba sparsi in Italia, e in giro per il mondo. Non a caso, il buon Sivori era uno dei migliori osservatori che la Juventus aveva per la zona sudamericana.

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Prodotti del vivaio sono Giovinco, Marchisio, De Ceglie, ma anche molti altri giocatori che hanno ben figurato in serie A e in serie B (vedi Immobile). E’ sempre stata una costante della Juventus, e oggi, grazie al lavoro di Paratici, si sta di nuovo alimentando quella politica che tanto ha reso negli anni precedenti. Certo, non possiamo avere il livello della cantera del Barcellona, ma in Italia, forse insieme alla Roma, abbiamo il miglior settore giovanile. La Juve punta sui giovani, e lo dimostra l’inserimento di Masi in prima squadra, oppure il forte interesse su Verratti, prima che nascesse la famosa diatriba che poi lo ha condotto a Parigi addirittura. Ma i giovani per la Juventus, oltre a rappresentare una scommessa, un investimento per il futuro, spesso e volentieri sono anche merce di scambio per arrivare a giocatori già formati, quando il cash non basta.

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Tanti sono gli esempi, anche nella stessa trattativa per Verratti erano state inserite contropartite tecniche. Non è un fenomeno ristretto all’ambiente bianconero, anzi: abbiamo più volte detto che la crisi economica spinge sempre di più a bloccare flussi di denaro, e costringe le squadre a fare scambi, affari in comproprietà, prestiti, ecc. . Ma le dinamiche di mercato, oltre all’aspetto economico, richiederebbero una più attenta e profonda analisi quando coinvolgono calciatori in giovane età. Perchè spesso, per arrivare al giocatore formato, si rischia di perdere il giovane, e di farlo migliorare magari in altre società, con il pericolo di trovare difficoltà al momento di riprenderlo. Vedi l’affare Giovinco, e quanto ci ha rimesso la Juventus in termini economici.

Vero, noi non siamo né l’Udinese né l’Arsenal: abbiamo l’obbligo di vincere, abbiamo la pretesa di portare trofei a casa, e non siamo in grado di puntare subito sui giovani e di aspettarli. Marrone, Masi, Pogba preso a costo zero sono veramente il futuro di questa Juventus: e Conte fa bene a puntarci. Ma un Appelt, un Gouano dato al Werder, oppure un Bouy che può essere inserito nell’affare Jovetic possono veramente diventare degli errori di mercato. I giovani vanno presi per essere valorizzati, e per valorizzarli hanno bisogno di giocare. E’ naturale che vengano dati ad altre squadre (meno quotate) per farsi le ossa, ed avere la possibilità di migliorarsi. Ma bisogna anche stare attenti alle cantonate che si prendono nelle trattative, perchè pur di arrivare a tutti i costi ad un giocatore, cercando di spendere il meno possibile, spesso si danno via dei talenti incredibili. Se ci fate caso, abbiamo comprato un giocatore già e tutto nostro, cioè Giovinco. O ancora un Immobile in comproprietà col Genoa: pensate cosa potrebbe essere la richiesta di Preziosi se Immobile dovessere fare un campionato da 15-20 gol (cosa molto probabile, viste le qualità: se non 15, almeno 10 li farà).

Per questo i giovani possono rappresentare due facce della stessa medaglia: le valutazioni di mercato, spesso dominate dalla forza economica, sono un’arma a doppio taglio, quando si parla di giovani.

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Verratti: è già malinconia?

Di ragazzi che giocano a calcio ne ho visti parecchi. Ogni bambino, ogni adolescente, almeno in Italia, ha il calcio nel sangue. E’ il nostro sport, quello nel quale ci distinguiamo, nonostante tutti i problemi che spesso lo affliggono. Giocare in serie A, o comunque ad alti livelli, è il sogno di tutti. Ma non è mai semplice, per nessuno. Perchè da un lato devi essere, nella maggior parte dei casi, baciato dalla fortuna, ovvero devi nascere con un dono, quello di saper giocare, quello di essere portato per questo sport. Dall’altro ci sono i sacrifici, che ogni ragazzo deve fare per raggiungere il suo obiettivo.

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Tanti ragazzi si dividono tra scuola e calcio, cercando di portare avanti le due cose: molti ci riescono, mentre invece altri no. I più preferiscono abbandonare il calcio per costruirsi un futuro. Ma c’è anche chi, come detto prima, baciato dal talento, abbandona gli studi per intraprendere la carriera calcistica. Marco Verratti è stato uno di questi, un ragazzo che è cresciuto col calcio, e che ha sempre sognato di vestire la maglia della sua squadra del cuore. E ci stava anche riuscendo. Ma un bel giorno, gli uomini che in parte gestivano il suo futuro, gli hanno spezzato il sogno, e lo hanno ceduto a una squadra diversa da quella tanto amata.

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Ho già parlato delle presunte responsabilità che sia il Pescara, sia l’agente del giocatore hanno cercato di addossare alla Juventus, e in generale a tutte le altre squadre italiane, colpevoli di aver lasciato andare via un ragazzo di soli 19 anni. Stavolta è proprio lui a parlare, dicendo che all’estero si punta molto di più sui giovani. Questa uscita mi ha fatto riflettere perchè, secondo il mio modesto parere, questo ragazzo è stato in parte “guidato”, per non dire forzato, a fare questa scelta. Lui voleva la Juve, invece si ritrova nel PSG, un club francese che può solo contare sulla forza economica di adesso, ma non certo su una gloriosa storia, oppure sul fascino che può esercitare. Le sue parole, che poi sono le stesse di chi lo ha gestito fino a pochi giorni fa, sembrano solo un luogo comune che sta serpeggiando negli ultimi tempi, e che tende a demonizzare le squadre italiane.

Bisogna puntare sui giovani, ma sembra che la Juve lo stesse facendo: lo seguiva da un bel pò! E non solo: i giovani della Juve sono tanti, vedi Immobile ad esempio. Sentir dire da un giovane di 19 anni che la Juventus e tutte le altre non puntano sui giovani è una vera contraddizione, perchè fino a due settimane fa lui era in stretto contatto con la Juve e voleva solo la Juve: tant’è vero che ha rifiutato il Napoli. La verità è che il Pescara ha badato solo all’aspetto economico, senza avere un minimo riguardo per la carriera e gli interessi del giocatore, ma soprattutto per la sua volontà: sono convinto che sia stato forzato a fare questa scelta, e a 19 anni è facile farsi convincere. Lo dimostra il fatto che, al posto di dire subito “ho scelto il PSG”, lui ha tuonato contro le italiane: le stesse parole del presidente del Pescara e del ds, ma io ci ho letto un grande differenza. I dirigenti lo hanno detto per scaricare le responsabilità sulla Juve e le altre, lavandosene le mani; Verrati invece lo ha detto con tanta malinconia, e nelle sue parole ho letto il rimpianto di non aver potuto vestire quella maglia a strisce bianche e nere che tanto sognava da bambino…

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