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Tag: vieira

La Juve, i giovani, i 20 milioni di euro e un dubbio

Oggi Tuttosport fa i conti in tasca alla Juve. Semplice farli, ogni tanto pure noi indaghiamo il livello economico dei bianconeri e quindi la somma viene facile. Il tema però è di quelli importanti: i giovani, cioè il futuro. Ed ecco il primo equivoco: futuro, non già presente.

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Il mio personale nastro dei ricordi non può tornare indietro al 1993 quando un talentuoso Roberto Baggio, prossimo pallone d’oro, venne sostituito da un giovanotto con una montagna di capelloni ricci. Poi il ragazzo fu confermato e l’anno successivo, spesso col numero 16, subentrò parecchie volte al posto di quel numero 10. Giocò così bene, impressionò per classe e senso tattico, che Moggi e Giraudo decisero, rischiando parecchio, di vendere il Divin Codino Baggio e assegnare il numero 10 proprio ad Alessandro Del Piero. Comincia così una delle più belle storie del calcio. Il calcio che conta, quello che vede un uomo primeggiare per 18 lunghissimi anni.

Oggi può esistere un Del Piero? Un nuovo Del Piero? Tecnicamente no, a livello di personalità nemmeno, e a livello di storia? La sto prendendo larga e allora la dico bene.

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Paratici ha lavorato stupendamente coi giovani. Il rapporto Nedved-Raiola può essere decisivo per il prossimo mercato bianconero (vedi il caso Pogba), così come l’appeal di Conte può giovare a tutta la Juve in sede di trattative. Fin qui i bianconeri hanno investito oltre 20 milioni di euro nell’acquisto di talentini dai 18 anni in giù. Contando la Primavera e la Prima Squadra Marotta ha chiuso ben oltre 60 operazioni di compravendita. Un numero mostruoso, ma ci chiediamo quali siano i risultati tangibili di questa mole di lavoro.

Chi fra questi giovani ha meritato un posto in Prima Squadra? Pogba e Marrone a parte, quale fra i giovani di talento sono stati lanciati dalla Juve? I vari Immobile e Boakye, o Ekdal e Masi, per non dimenticare la caterva di ragazzi cresciuti alla Juve, ebbene fra questi nessuno è riuscito a rimanere in Prima Squadra. Abbiamo sollevato più volte il dubbio che puntare su Lucio e far andare via Masi non sia stata una grande trovata. A meno che per forza di cose Masi debba tornare a Torino con 6 anni di esperienza fra A e B. Guarda il caso Criscito che era nostro e che l’abbiamo fatto andare via. E rischiamo le stesse situazioni su Gabbiadini e tutti gli altri.

Perché manca il coraggio di rischiare sui giovani? Del Piero non aveva mica 25 anni quando decisero di assegnargli la numero 10 (e non la 12: ogni riferimento non è affatto casuale). Forse si avrebbe anche più pazienza con un Masi piuttosto che un Peluso arrivato da un po’ di giorni e già sulla graticola per almeno tre gravissime disattenzioni (una delle quali è costata la qualificazione in Coppa Italia). Perdoneremmo di più la mancanza di qualità o di esperienza a giovanotto come Immobile piuttosto che continuare a sperare che Quagliarella e Matri (o Amauri e Iaquinta) si sblocchino definitivamente.

Perché la gestione Moggi mi aveva insegnato qualcosa di molto semplice. Quando la Juve faceva fatica a centrocampo, col solo Emerson a garantire quella qualità indispensabile per chi vuole dettare legge, piuttosto che cinque operazioni di medio livello, ne basta una per il definitivo salto di qualità. Maresca venduto in Spagna e Vieira comprato a Londra. Arrivarono così “91 punti, teste di cazzo!” (cit. Mughini). Così come il primo anno di Capello bastò prendere un Cannavaro (scambiato col secondo portiere Carini) e spendere appena 19 milioni di euro per Ibrahimovic per dominare due campionati di fila. E questa Juve di Conte cosa avrebbe fatto con un Ibra là davanti?

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Il play maker? Ragione di vittorie

La Juventus smantellata da Farsopoli si schierava con un centrocampo a 4, nel quale i due centrali erano Vieira ed Emerson: insieme si completavano, con il francese fortissimo fisicamente e abile nel gioco aereo e negli inserimenti, e il brasiliano a fare da play davanti alla difesa, ma non come Pirlo. Caratteristiche diverse, con Emerson molto più bravo a dirigere che a impostare: il classico filtro davanti alla difesa, un po’ alla Deschamps. E infatti il vero regista di quella squadra era Camoranesi.

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Da quando la Juventus è scesa in serie B, sono iniziati i problemi: centrocampo sempre a 4 nella serie cadetta, con Marchisio e Paro, ossia un interno e un incontrista. Ma la serie B non ha richiesto molti sforzi e la Juventus, forte dei magnifici 5, non ha mai avuto problemi. I capricci sono sorti con Ranieri in serie A: di fronte alla scelta tra Xabi Alonso e Poulsen, il tecnico optò per il danese, ritenendo lo spagnolo molto lento. In realtà lo spagnolo è un regista puro, mentre Poulsen un incontrista. In quel tempo mi chiesi cosa avesse potuto spingere Ranieri a fare queste scelta, visto che da che mondo è mondo nel 4-4-2 i due centrocampisti centrali sono sempre un regista e un incontrista. Si disse che Ranieri amava il gioco sulle fasce, ma questo non giustificava l’esclusione di un play, anzi, chi meglio di un giocatore dai piedi buoni poteva aprire sulle fasce e dettare i tempi? Oppure si giustificò la scelta col fatto che con Poulsen si poteva optare anche per il 4-3-3, facendo presumere che lo spagnolo non era adatto al centrocampo a tre (cosa non vera).

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Non è un caso che i problemi si siano risolti con Pirlo in mezzo al campo: chiaro che la squadra è stata rivoluzionata e la mano di Conte è stata una manna dal cielo, ma non si può negare l’importanza di Andrea in mezzo al campo. Ed è stato forte il mio rammarico quando, a gennaio, la Juventus si è fatta scappare un certo David Pizarro, sostituto ideale di Pirlo: per me un grandissimo nel suo ruolo. Ma alla fine siamo stati fortunati, Pirlo ha tenuto botta per tutta la stagione. Non è un caso che senza Pirlo il Milan abbia fallito un bel po’.

Proprio per questo ritengo, in chiave futura, l’affare Verratti fondamentale per la Juventus: giocatore forte potenzialmente, bisognava prenderlo prima. Certo non è l’unico regista rimasto nel suo ruolo, ma è sicuramente un giovane promettente. Il play, o regista (come preferisco), è l’olio che fa girare il motore: se manca, allora nascono i problemi, e di conseguenza la squadra non gira a dovere. Soprattutto in 4-4-2, non si può condividere il pensiero di Ranieri di giocare con due incontristi, convogliando tutto il peso del gioco sui laterali: abbiamo avuto Camoranesi, che spesso si accentrava, ma molte volte non bastava. Il regista è il ruolo fondamentale in una squadra, e nei ruoli chiave, se vuoi vincere, non devi mai fallire.

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Inter che ne dici: ti prendi pure Jean Claude Blanc?

Sarebbe il sogno che si avvera.

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Dopo aver scippato Ibrahimovic e aver intuito che per vincere servono i veri campioni, quelli che Moggi riesce a strappare alla concorrenza con mesi di anticipo e a prezzi minori, e dopo aver inserito Vieira in un motore malconcio, e dopo aver sedotto Nedved e Camoranesi, oltre che Buffon e Trezeguet, ecco che la società più scorretta d’Italia ingaggia Ranieri, il genio che ha praticamente rovinato il postCalciopoli bianconero.

Perchè lo ripetiamo: con Buffon, Chiellini, Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet… secondo o terzo… in quei campionati così mediocri… ci arrivavo pure io senza diploma e con la sola licenza elementare.

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Facendo gli auguri all’Atalanta di Milano che, di questo sono abbastanza certo, ci batterà alla prossima partita di campionato (perchè con Ranieri lo scontro diretto è una sicurezza) non mi resta che un consiglio: dottor Moratti, perché non prende pure Blanc e così completa il quadretto?

P.S.

Un grosso in bocca al lupo a Gasperini. Se solo si fosse ricordato di essere stato juventino… forse sarebbe andata diversamente.

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Scudetto 2006: strano concetto dell’orgoglio di Mihajlovic e Zanetti

E’ dura la vita di chi dal 1995 a oggi ha vinto, nulla o semplicemente ha vinto qualcosa di cui nessuno ne riconosce l’autenticità.

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Per esempio l’ultimo ricordo di Zanetti sorridente è del 2005/2006, SuperCoppa Italiana scippata alla Juve di Capello che aveva vinto i tempi regolamentari per 1-0, gol di Trezeguet che il sodale De Santis annullò per un fuorigioco inesistente. L’Inter arrivò a quel match grazie alla Coppa Italia soffiata alla Roma qualche mese prima. Al di là di questa data bisognerebbe poi risalire al 1998, anno in cui Ronaldo vinse praticamente da solo la Coppa UEFA. Poi il buio assoluto. Eppure l’esperienza nerazzurra di Xavier Zanetti è lunga dal 1995. E’ il secondo più presente nella storia nerazzurra e in così tanto tempo pochi erano riusciti a vincere così poco. Se domandate all’argentino dalla lingua di pezza cui Maradona tolse la fascia di capitano per inesistenza-di-personalità (parole del genero di Aguero) vi risponderà che non riuscivano a vincere per un complotto mondiale cui avrebbero partecipato Putin e Bush padre.

L’altro protagonista di questa triste vicenda è un serbo. Sputò in faccia a Mutu perché l’educazione e i principi di un uomo sono importanti. Durante quella partita riuscì pure nell’impresa di lanciare una bottiglietta contro un delegato UEFA. Si beccò multa e squalifica (per un rosso in gara). Appena 3 anni prima aveva dato del “negro di mer*a” a Patrick Vieira. Anche in quel caso espulsione. Caratterino caldo quello di Mihajlovic che in carriera è sicuramente ricordato come uno dei migliori specialisti su calcio piazzato e come uno dal cartellino facile. In maglia laziale vinse 1 campionato, 1 coppa delle coppe, 2 supercoppa italiana, 2 coppe italia. Passò all’Inter nel 2004/2005 e da quel giorno nulla più.

Ebbene, questi due calciatori professionisti si sono espressi così sullo Scudetto del 2006:

[Mihajlovic] “Lo scudetto del 2006 lo sento mio, spero che poi ci sia più serenità, spero che il campionato riparta con maggiore serenità”

[Zanetti] “Conosco bene Massimo Moratti ed ho avuto la fortuna di conoscere anche Giacinto Facchetti, e questo a me basta. Non ci sono dubbi, quel titolo vale come gli altri.”

Entrambi sprecano cazzate, ampiamente smentibili tramite intercettazioni, fatti, numeri e statistiche che perfino la Cazzetta Rosa ha pubblicato negli anni. Errore madornale per la redazione al servizio del duo Berlusconi-Moratti. Ma andiamo con ordine.

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Mihajlovic sente suo lo scudetto del 2006. Per la cronaca, la Juve di Capello lo vinse a quota 91, tagliando il traguardo d’andata a una cifra spaventosa: 52 punti. Quella squadra vantava il seguente centrocampo: Nedved, Emerson, Vieira, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet, Ibrahimovic. Emergenti, calciatori non ancora maturi, evidentemente. Forse Mihajlovic allude ai “negri di mer*a” che la Juve schierava a centrocampo, bah, vai a saperlo! Tanto per la cronaca, ecco cosa successe nei due match fra Atalanta di Milano e Juventus:

 

La cosa più stupefacente è che Mihajlovic pare ora un moderato. Spera che il nuovo campionato, dopo le porcate combinate dalla FIGC e non ancora finite su Calciopoli, Scommessopoli, prescrizioni e articoli 6 trasformati in biricchinate, sia equilibrato e sereno. Forse non ha capito, il dottor Mihajlovic, che è stata innescata una guerra. Per fortuna rimarrà verbale, rimarrà confinata sui forum e sui blog. Almeno speriamo. Di sicuro, a innescarla sono state le istituzioni. Noi stiamo tentando di difendere un onore. Forse sentiamo il bisogno di difenderci proprio per l’esistenza di un onore, cosa che dall’altra parte pare assente. O insabbiato pure quello, assieme a tutti gli altri scandali.

Per quanto riguarda Zanetti, non trovo parole per descrivere quanto detto. Il fatto che lui presuma di conoscere Facchetti e Moratti è totalmente irrilevante. Probabilmente l’intelligenza tattica che dimostra in campo è inversamente proporzionale a quella di tutti i giorni. Perché da intercettazioni comandate dal suo Presidente-attuale si evince chiaramente come gli unici truffaldini dell’Italia del calcio vestono il nerazzurro, nonostante qualcuno ha avuto l’idea di indossare un abito bianco ora sporco di fango, e fango non è!

Ed è pure evidente che non basta il pensiero di Zanetti. Purtroppo vincere il cartone non è permesso nell’olimpo dei campioni. E i meri numeri di presenze in campo non bastano a elevarsi a chissà cosa. In ogni caso anche lui sente suo qualcosa che suo non lo è mai stato. E non lo sarà mai. In quel campionato la sua squadra arrivò terza, a 15 punti di distanza dalla prima che era la Juve di Capello.

Il resto sono solo sciocchezze. La violenza verbale degli interisti e queste frasi ai limiti dell’assurdo umano derivano proprio dalla consapevolezza di non aver vinto una mazza. O meglio, di non poter paragonare i trofei aziendali con i veri trofei vinti e stravinti dalle altre formazioni, italiane ed europee. Purtroppo è l’unica verità e realtà possibile. E nonostante le conferenze stampa e un paio di quotidiani al servizio, la memoria dell’uomo di calcio è piuttosto lucida, ferma. Da una parte ci sono i campioni, dall’altra… a proposito, ma Zanetti e Mihajlovic formano una coppia, no? E chi vanno in coppia?

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