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Tag: vieri (pagina 1 di 2)

Caro Vieri, su Farsopoli/Calciopoli servono le prove

Figurarsi se non ci fa piacere. Abbiamo raccontato, smontato e ricostruito la farsa di Calciopoli in questi lunghi anni. Abbiamo scovato testimoni, spulciato e rispolverato documenti nascosti, dedotto e analizzato situazioni e fatti che ne hanno riscritto genesi e sviluppo.

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Quindi figurarsi se non ci fa piacere quando Bobo Vieri parla in questi termini di Farsopoli:

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Sono pronto a far vedere il documento, tutti sapevano, sono stato ingannato perchè spiato telefonicamente, non mi riesco a tenere dentro queste cose. Il 70% del contratto veniva pagato dall’Inter, mentre il rimanente 30% da Telecom, azienda per la quale mi fecero fare da testimonial per una campagna pubblicitaria. Il tutto allo scopo di pagare meno tasse. Di questa questione ne ho parlato unicamente con il signor Ghelfi dell’Inter, concordando il tutto con lui, mi dispiaceva per la Juventus perchè ho affetti con loro, lo stesso per il Milan, ma credevo di fare del bene al mio presidente che come doppie personalità ne ha da vendere.

Presenti quel documento. Mostri quel documento.

Altrimenti il dubbio è che quei soldi non siano ancora stati versati sul suo conto. Quando tornerà zitto… avremo la conferma della ricezione del bonifico per il suo silenzio.

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La storia dell’Inter, fra illeciti e illegalità: benvenuto Thohir

E’ il giorno di Thohir a San Siro. L’indonesiano riceverà il saluto dello stadio. Il nuovo proprietario dell’Inter potrà così toccare con mano i grandi risultati di questa storica società, che qui riassumiamo in breve:

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- i passaporti falsi di Recoba

- la prescrizione dell’illecito sportivo di Facchetti

- le plusvalenze false per iscriversi al campionato 2005/2006

- lo scudetto di cartone

- i pedinamenti fatti a Vieri

- le intercettazioni illegali (nascondendo le proprie)

- il falso in bilancio

- il doping di Herrera degli anni 60

- i trasferimenti irregolari di Milito e Motta

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- la retrocessione del 1921

- l’arbitro “comprato” per Lione-inter del 98

- il motorino lanciato dalla curva nel 2001

- la positività all’antidoping di Kallon

- i petardi lanciati in testa a Dida

- il doppio contratto firmato da Stankovic

- la finale scudetto contro la Pro Vercelli

- le 99 partite senza rigori contro

- i 6 giocatori in fuorigioco a Siena

- Guido Rossi, Auricchio, Narducci,la gazzetta dello sport

Benvenuto caro Thohir. Difficile essere all’altezza, ma siamo sicuri ti insegneranno la giusta via.

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Avv. Vieri all’attacco: “La FIGC ignora le carte, ma parla”

Non è una vendetta, né un ritorno importante da questo attacco. Che poi attacco è una parola usata dagli intertristi e dall’house organ ufficiale, cioè il giornale rosa. Più che attacco dovremmo parlare di “diritti”. In particolare il diritto di difendersi e far valere alcuni semplici principi: uno per tutti… la legalità.

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L’Italia non va molto d’accordo con un simile principio: basta guardare in politica per capire cosa succede, basta guardare alle caste che si sono create, che prosperano e che stanno radendo al suolo uno dei paesi più belli e fertili del mondo. Almeno lo era. Il calcio è solo lo specchio più opaco di questa situazione.

L’avvocato di Vieri è costretto a rispondere alle assurde parole di Abete. Lo fa su Telelombardia, così pochi hanno visto e ascoltato. La sua è una dichiarazione piuttosto eloquente:

Abete ha detto che la giustizia sportiva non può far nulla per la prescrizione? Gli organi federali dovrebbero esaminare gli atti prima di esprimersi. Noi ci limiteremo a mandare copia della sentenza a Palazzi ribadendo gli esposti che, contrariamente a quanto sostiene l’avvocato dell’Inter, sono stati depositati anche negli anni 2010 e 2011.

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L’avvocato mette in guardia la Federazione. La Federazione che dovrebbe vigilare e che invece si arma di paletta e secchiello per insabbiare le carte, mai veramente lette, e puntare a far tacere tutta l’opinione pubblica su un fatto gravissimo. Intanto la Giustizia Sportiva si accanisce su Conte, effetto collaterale della lotta contro la Juve, ed evita di occuparsi delle cose di cui dovrebbe invece prendersi cura. Domandiamo semplicemente, e scusate questa parentesi, che fine ha fatto il progresso di indagini sul calcioscommesse che riguarda Sculli e Mauri, Palacio e Ranocchia? Che fine ha fatto il boss che seguiva le partite del Napoli? Cosa ha confessato Gianello? Che ne é di Inter-Chievo e Milan-Bari, tanto per citare due partite su cui gli elementi sembrerebbero esistere davvero vista la mole di dati raccolti già a novembre 2011 grazie agli zingari?

Ma torniamo alla prescrizione, l’arma micidiale in mano ad Abete e Palazzi per salvare Moratti, e torniamo all’avvocato di Vieri:

Secondo noi quindi ci sono i presupposti per un’analisi diversa. Noi non vogliamo la revoca dello scudetto, noi vogliamo che venga fatta giustizia in merito a un illecito commesso a 180°. E’ giusto che l’organo che vigila sui suoi tesserati faccia luce sui questi fatti. Bisogna vedere anche la posizione dei dirigenti, al di là della società.

Quindi l’avvocato ne fa una questione di etica e correttezza, che certo non possono prescriversi se di mezzo ci sono scudetti regalati in quel modo a una società che non avrebbe mai potuto possedere i requisiti di limpidezza necessari per cucirsi addosso gagliardetti vari.

Ma sappiamo già la posizione della FIGC: accanto a Moratti, in questa perversione chiamata Farsopoli. Una storia tutta italiana dove le virtù sono state sepolte, e i vizi la fanno da padrone.

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Vieri, facci vedere il documento che inchioda Moratti!

Bobo Vieri non si accontenta del milione per spionaggio.

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In tribunale ha dichiarato che ai giocatori dell’Inter fu imposto di firmare una clausola che impediva loro di rivelare fatti dei quali fossero venuti a conoscenza relativi ad un complotto Moratti-Telecom teso ad eliminare le più forti squadre di serie A in modo che l’Inter potesse vincere lo scudetto ed iniziare un ciclo.

Pensava di fare del bene al suo Presidente, a quei tempi. Poi si è accorto chi era il suo Presidente ed ora non si ferma dopo il milione di risarcimento ottenuto per essere stato spiato.

Vieri è pronto a mostrare documenti………

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Siccome la clausola prevede penali, immaginiamo enormi, Bobo si sarà fatto i suoi conti oppure avrà trovato uno sponsor interessato.

Che fosse tutta una farsa messa su dall’Inter lo sapevamo da tempo. E che fosse messa su male lo dimostravano le assenze, tra le intercettazioni, delle telefonate dell’Inter che Bergamo e Pairetto asserivano di ricordare benissimo e che poi Moggi ci ha permesso di ascoltare. Ma arrivare a far firmare una clausola ai propri giocatori, è la prova finale che la disperazione dovuta a tanti anni di insuccessi aveva portato Moratti a rischiare tutto.

Bobo, facci vedere il documento.

Forse è arrivata l’ora di riprendersi i due scudetti.

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Tavaroli: “Gli accertamenti vennero svolti con attività illecite”

E’ un Tavaroli che di fatto si è scrollato di dosso il silenzio che doveva mantenere. Probabilmente, a prescrizione che incombe, avrà preferito fare la parte del duro. Parte che non porterà certo grossi benefici: si arriverà mai al terzo grado di un Processo Telecom che l’Italia non vuole assolutamente conoscere?

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La risposta la sapremo solo… vivendo, sperando di poterlo fare visto che in Italia fra omertà e disinformazione ci stanno uccidendo (l’anima).

Intanto continuiamo a registrare conferme a quanto già sapevamo:

Su Moggi non esisteva un dossier, ma ci fu la richiesta di verificare alcune informazioni date all’Inter da un arbitro su presunti comportamenti di Moggi. Moratti mi disse: abbiamo ricevuto queste informazioni, vogliamo vedere se sono credibili. Parte degli accertamenti vennero svolti con attività illecite.

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Intanto segnaliamo un piccolo disguido lessicale di Tavaroli, crediamo fatto con coscienza: che su Moggi ci fosse un dossier questo è accertato, che tale Dossier non fu redatto da Tavaroli questo è molto probabile e perciò le sue parole sono ad alto tasso di credibilità.

Già questo basterebbe per riaprire il processo sportivo. Il processo sportivo – in barba alle boiate di Abete – si può riaprire a fronte di elementi spiccatamente clamorosi come quelli emersi a Napoli su Calciopoli e a Milano su Telecom. Evidentemente la Federazione vuole perpetrare la Farsa promossa nel 2006. E i giornalisti sono costretti ad ubbidire. Buon per loro se vengono profumatamente pagati: l’etica si prescrive, la dignità si compra. Ecco i grandi insegnamenti di questi personaggi.

Che si debba andare avanti nell’indagine lo conferma ancora Tavaroli quando parla di Vieri:

Di controllare Vieri me lo chiese Moratti di persona, non al telefono: Moratti lo incontrai di persona. Le operazioni poi sono state fatte da un fornitore, la famosa agenzia di Cipriani.

Ed ecco il dubbio: spiarono Moggi e Vieri, poi gli arbitri, poi i dirigenti. Con attività illecite. E ci sono i fatti e le prove emerse a carico di Facchetti e dell’Inter al Tribunale di Napoli. Qualcuno ci spieghi perché tutto deve continuare a essere taciuto e perché la Giustizia non interviene a fermare questi malfattori.

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Sconcerti: “Che l’Inter spieghi Calciopoli”. No, spieghi lei invece…

Mario Sconcerti, un nome… una garanzia purtroppo. Cambia opinione ogni giorno dispari del mese, mentre nei giorni pari è costretto a smentire se stesso per il giorno prima e a proporre un nuovo concetto. Sempre nuovo, sempre diverso. Doveva fare lo scrittore per così grande energia creativa, invece si ostina col giornalismo.

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E allora, in base a ciò, siamo a noi a chiedere a Sconcerti di spiegare: spieghi lei invece di chiedere a Moratti.

Ah, già, forse non conoscete cosa ha suggerito e ispirato questo articolo. Il dottor Sconcerti (chiamano Galliani “dottore”, almeno Sconcerti se l’é meritato con una laurea) ha scritto un nuovo articolo su Calciopoli. Sul sito del Corriere dice:

[a proposito dell'affaire Telecom] Essendo dunque una storia reale va subito detto che è stata qualcosa di terribile, sconvolgente e non degna del Moratti limpido e al di sopra di tutto che sono abituato a vedere. Che sia per sbaglio o per amore siamo dinnanzi a una società che fa pedinare un suo giocatore e che mette sotto controllo il suo telefono. Credo che questa società sia giusto che o spieghi tutto, o taccia per parecchio tempo.

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Un primo appunto lo facciamo volentieri: la parte finale è il miglior consiglio, fraudolento, che si possa dare a Moratti che dietro il silenzio si trincera ormai da 6 anni. Già, e cosa potrebbe mai dire uno che si è macchiato delle peggio irregolarità nel mondo del calcio? In campo e soprattutto fuori dal campo, anche se nessuno gliene chiede contezza.

Il secondo appunto è distogliere l’attenzione su un fatto che Sconcerti omette volontariamente: il problema sarebbe Vieri? Sarebbe davvero aver pedinato Vieri? Semmai il problema, caro Sconcerti, è il dubbio, anzi la certezza, di aver pedinato metà calcio italiano, principalmente arbitri, designatori, dirigenti avversari. La domanda sarebbe quindi: l’Inter che vantaggio ha ottenuto da tutta questa vicenda squallida e palesemente irregolare?

Allora ci spieghi lei Sconcerti come potete ancora stare in silenzio e addirittura suggerire questo stesso “silenzio” a Moratti? Ma, ancora più tragico è: come avete potuto ignorare una vicenda che venne già a galla parecchi anni fa? Dove siete stati voi giornalisti professionisti mentre poveri cristi di tifosi trascorrevano le notti a indagare e a leggersi migliaia di carte a computer? A studiarle, a cercare di tirar fuori la verità riuscendovi, peraltro?

Ma che razza di lavoro omertoso avete fatto in questi anni, salvo ora fare i finti scandalizzati di fronte alla più becera evidenza?

Non ci prenda in giro Sconcerti e segua lei stesso il suo consiglio: stia in silenzio per parecchio tempo. Altrimenti… cominci a lavorare da buon giornalista!

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E vissero per sempre prescritti e contenti

Esistono molti vizi a questo mondo tra i quali ognuno di noi può ben scegliere quello che più lo diverte o la fa star bene. Perché, parliamoci chiaro, a vivere di sole virtù sono bravi in pochi. La parte di Milano tinta di nerazzurro ha scelto anche lei la propria virtù e il proprio vizio: la virtù è l’onestà, il vizio è la prescrizione. Geniale, direi. Sì, perché in fondo loro si definiscono da sempre onesti e sono stati premiati per questo con uno scudetto di cartone gentilmente offerto da un proprio ex dipendente che aveva preso il potere momentaneamente giusto per conferire tale titolo e fare qualche altra aggiustatina qua e là. Poi poco importa se i fatti continuino a dimostrare che così onesti in realtà non lo siano mai stati, perché a quel punto interviene il vizio che tutto risolve, la prescrizione.

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In pratica puoi commettere tutti gli illeciti sportivi e civili che vuoi, tanto poi interviene la prescrizione che risolve tutto e puoi così continuare a definirti onesto. Puoi così continuare ad andare in giro con il famoso smoking bianco, e poco importa se il retro dei pantaloni all’altezza del sedere sia ormai tutto sporco e marrone, conta la facciata, salvi l’apparenza.

Abbiamo visto passaporti falsi che se avessimo fatto noi saremmo ancora adesso in galera. Abbiamo visto plusvalenze pompate insieme ai cugini rossoneri per falsare i bilanci. Abbiamo ascoltato telefonate imbarazzanti fatte da Facchetti ad arbitri e designatori. Abbiamo visto Palazzi e la giustizia sportiva muoversi con una lentezza inaudita, considerando gli standard utilizzati per giudicare le faccende di casa Juve, giusto per far cadere i fatti in prescrizione. Abbiamo visto Moratti e Tronchetti Provera che in pratica si nascondono ghignando dietro al cadavere di Facchetti, morto poco prima che saltassero fuori quelle telefonate. E, probabilmente, morto sempre grazie ai fatti poco limpidi che accadevano nello spogliatoio interista negli anni ’60 e che hanno coinvolto anche altri giocatori di quella squadra (in italiano si direbbe doping). Abbiamo anche visto che spiavano illegalmente propri dipendenti, arbitri, designatori, dirigenti vari e dirigenti della principale rivale, cioè la Juve (in italiano si direbbe spionaggio industriale).

Il tribunale di Milano ha dato ragione a Vieri e ha giudicato Inter e Telecom colpevoli di un’attività illecita di spionaggio ai suoi danni. Nel 2007 Bobo aveva fatto la stessa denuncia alla Figc ma Palazzi aveva archiviato il caso per prescrizione (strano!) e ci aveva ritentato nel 2010 con un esposto in cui chiedeva la revoca del titolo assegnato all’Inter a tavolino nel 2006 in nome della sua rinomata onestà. Ovviamente, prescrizione anche lì. Anche altri avevano provato a denunciare questo spionaggio da parte dell’Inter alla Figc come l’arbitro De Santis ma in questo caso Palazzi si dimostrò più originale: improcedibilità a causa della morte di Facchetti.

Forse in pochi si rendono conto della gravità della situazione. Ai fini sportivi, non etici, può magari apparire meno grave pedinare propri dipendenti come Vieri, Ronaldo, Jugovic e Mutu. Ma come la mettiamo con il resto? È incredibile che l’Inter faceva spiare arbitri in attività come De Santis e Racalbuto, un designatore come Bergamo, il dirigente del Messina Fabiani e il nostro Moggi, oltre al marito della Fazi, un’impiegata della Figc. È assurdo, come può essere giustificato un comportamento simile anche in termini sportivi? Cosa sarebbe successo se fosse capitato a parti invertite? Cosa ci faceva un computer di Tavaroli, il responsabile dello spionaggio della Telecom, nell’ufficio di Auricchio, quello che ha svolto “indagini” a dir poco indirizzate su Farsopoli?

Inoltre il legame tra Inter e Telecom non dà fastidio a nessuno in questa vicenda? L’inter ha beneficiato di un evidente canale privilegiato dato il ruolo di Tronchetti Provera. Come se la Juve nella macchine del gruppo Fiat comprate da arbitri e dirigenti di altre squadre mettesse delle microspie. In quel caso sarebbe la fine del mondo però.

Vieri, forte di questa sentenza civile a suo favore, dovrebbe chiedere alla Figc di riaprire ufficialmente quel caso che era stato archiviato nel 2007 in nome della prescrizione. In teoria (molto in teoria, ahimè) ci sarebbe anche la possibilità di uscire dalla prescrizone e da altri magheggi utilizzati da Palazzi per risolvere allora la questione, secondo Alvaro Moretti di Tuttosport. Innanzitutto il giudice Spera di Milano ha giudicato responsabile di questo spionaggio terminato nel 2004 ai danni di Vieri l’allora amministratore delegato interista Buora. I fatti risalgono al 2004, dunque le penalizzazioni l’Inter le avrebbe dovute ricevere nel campionato 2005/06, guarda caso quello regalato da Guido Rossi. Nel 2007 al momento della denuncia di Vieri i fatti riguardanti il 2005/06 non erano ancora in prescrizione, quindi in teoria si potrebbe anche procedere se il caso venisse riaperto.

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Inoltre ci sono ancora in corso due procedimenti civili paralleli e simili a quello di Vieri, ma più gravi perché non riguardano un allora dipendente del club nerazzurro come Bobo. Sempre al Tribunale di Milano infatti si è rivolto De Santis, mentre Bergamo, Fabiani, Racalbuto e il marito della Fazi sono impegnati al Tribunale di Firenze., scelta perché è la città di Cipriani, l’investigatore che di fatto svolse le indagini commissionate dall’Inter. E c’è grande attesa da parte degli avvocati di De Santis, e non solo, per il 19 settembre quando a Milano parlerà proprio Cipriani che dovrebbe di fatto ammettere quello che ormai già tutti sanno dal processo Telecom. Mentre il 24 ottobre sarà chiamata l’Inter a comparire in aula. Se l’esito per De Santis sarà favorevole (la sentenza potrebbe esserci per la primavera 2013) anche lui dovrebbe poi far ricorso in Figc contro l’archiviazione del 2007. A Firenze invece l’Inter ha presentato richiesta di archiviazione perché dal suo punto di vista i fatti sono prescritti (strano!), ma se il giudice Minniti la penserà diversamente, ossia come il giudice Spera di Milano, anche qui la sentenza potrebbe arrivare in primavera.

Ieri inoltre Tavaroli, ospite a Radio 24, ha rivelato al conduttore Giuseppe Cruciani quello che già si sapeva, cioè:

Moratti? Mi parlò lui direttamente della situazione di Vieri. Su Moggi non c’era nessun dossier, ci fu però la richiesta da parte dell’Inter di verificare alcune informazioni date da un arbitro. Su Moggi ci furono controlli di tabulati, alcuni svolti con attività illecite.

E caliamo un velo pietoso su quell’arbitro di cui parla Tavaroli, cioè Nucini, che quando era ancora in attività aveva legami strettissimi con Facchetti, riceveva “regalini” e tramava con l’Inter dopo aver avuto la promessa di un nuovo posto di lavoro.

Ieri l’avvocato dell’Inter Fabio Iudica, oltre a raccontare una barzelletta come il “non mi risulta che ci siano altri soggetti sottoposti a indagini illegali” (chiedilo a Moggi e a tutti gli altri già citati che hanno portato Inter e Telecom in tribunale), ha ricordato come vanno le cose in casa Inter, nella patria della virtù e dell’onestà:

Per la giustizia sportiva i fatti sono ormai sepolti dalla prescrizione. Voglio tranquillizzare i tifosi.

Non sono solo i fatti ad essere “sepolti” come sempre accade da almeno 6 anni, ma anche l’etica e la dignità di certe persone che dovrebbero vergognarsi. Moggi è da una vita che sosteneva di essere spiato, ma non è stato creduto, anzi è stato considerato il diavolo a cui si è voluto contrapporre l’acqua santa nerazzurra e premiarla per questo.

A livello sportivo benché in teoria ci siano possibilità di manovra non succederà niente. Perché ormai il finale della favola lo sappiano, è sempre lo stesso… e vissero per sempre prescritti e contenti.

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Inter… una prescrizione che salva la vita

Onesti, puliti, esempio di lealtà… ma a processo non si va. Giammai, puliti e leali solo a parole, parole vuote e false già prima di uscire dalla bocca, perché in fondo il cervello pensa prima la terribile falsità e poi la bocca si presta per dirla. E se non è la bocca è certamente la tastiera, magari sul sito ufficiale o su uno dei tanti house organ travestiti da stampa libera e democratica.

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E’ tutto questo l’ambiente nerazzurro: un covo di falsità, una produzione continua di frasi fatte che non hanno attinenza col mondo reale. Un mondo fantasioso che è stato messo davanti agli occhi dei tifosi per nascondere loro la verità: che sono schiavi, che vivono in una prigione che non conosce vittorie, solo menzogne e sconfitte.

Con un po’ di anni di ritardo, per nulla casuali, la società di Massimo Moratti cade ancora in un’aula di Tribunale. E lo fa con stile. Con molti anni di ritardo ecco arrivare anche la condanna sul caso Vieri. Che non è un caso semplice, perché è anzi una conferma, la più tremenda, di quanto già dimostrato da svergognati bianconeri che non hanno mai accettato la farsa raccontata in TV e sui giornali. Dimostrato coi fatti, gli stessi fatti che inchiodano Tronchetti Provera e Moratti.

Sono fatti semplici da raccontare perché si sa già tutto e fortunatamente qualcuno prova a tirare via dalla sabbia la testa e a metter bocca su qualcosa per cui l’Italia dovrebbe muoversi: Farsopoli. L’Inter cade vittima dei suoi stessi tranelli: lo spionaggio ai danni di Vieri è stato dimostrato, acclarato e punito in Tribunale. La Corte ha deciso che Bobo verrà risarcito con 1 milione di euro a fronte dell’attività illegale della Telecom pagata da Massimo Moratti. Ben inteso, per quanti fanno finta di non capire: l’indagine è stata commissionata e pagata dall’Inter, nella veste dell’allora presidente Giacinto Facchetti. Cosa abbiano a che fare queste cose con lealtà, coraggio, pulizia e santità… è un mistero!

Gli avvocati di Vieri, molto deluso da questa vicenda, vogliono andare fino in fondo, chiedendo la riapertura del processo sportivo. E perché mai? Una vendetta nuda e cruda? Assolutamente no!

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Gli avvocati di Vieri vogliono riaprire il processo sportivo perché leggendo le sole carte riguardanti il Processo Telecom sentono, come Neo in Matrix, che il mondo descritto dalla Gazzetta è tutt’altro che reale e che molto ci sia ancora da dimostrare e indagare. Certo non possono dire in aula di sapere già tutto, di aver letto blog e forum su Internet, di aver letto le carte di un altro processo e aver scoperto che era tutto falso, tutto una Farsa!

Però, come già accaduto in passato, specie nella gestione Moratti, le aule di Tribunale, al contrario del campo, sono un terreno amico. Il petroliere sembra giocare in casa e le vince tutte. Senza seguire le regole, eludendole e piegandole al proprio volere… o portafogli che sia. Prescrizioni, regolamenti violati, galere evitate per falsificazione di bilanci, trucchi con le plusvalenze, riciclaggio documenti e via così. Prescrizione su Calciopoli quando la posizione di Facchetti e della Società era ben peggiore rispetto a quella bianconera. E ora, Prescrizione pure su questa vicenda come ci tiene a ricordare l’avvocato della società nerazzurra:

I fatti sono sepolti dalla prescrizione. Non si arriverà alla giustizia sportiva.

Più che una valutazione sembrerebbe una minaccia!

L’estate sta finendo, ma la paletta e il secchiello di Gazzetta & Co. sono pronti: insabbiare, insabbiare, insabbiare. Mai si arriverà alla Giustizia Sportiva: loro sono puliti, leali, onesti e coraggiosi. Sono interisti… e già questo è un paradosso con questi aggettivi!

C’è solo una domanda che vorremmo porre, solo questa: è lecito pensare che tale attività abbia procurato uno smisurato vantaggio alla società nerazzurra? Vantaggi in termini di ricattabilità degli intercettati (arbitri, designatori, giornalisti, giocatori, dirigenti)? Vantaggi di natura professionale (Moggi ha denunciato il fatto che molti suoi movimenti erano pedinati e molte sue attività di mercato avevano un che di misterioso in quanto UNA società sembrava leggere nel suo pensiero)?

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5 maggio 2002: godo ancora oggi!

Mai una squadra aveva potuto contare su così tanto supporto. Trasferta a Roma contro una Lazio sfiduciata dai propri tifosi e completamente svuotata di obiettivi. Di più: i tifosi biancocelesti decisero di tifare Inter quel giorno e l’Olimpico sembrava San Siro.

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Moratti e Cuper giunsero a quel pomeriggio con 2 punti di vantaggio sulla Roma e 1 punto di vantaggio sulla Juve. Esisteva solo una remota possibilità per perdere lo scudetto: giocare da Inter. E così fu!

La Juve di Marcello Lippi, alla sue seconda avventura in bianconero, parte fortissimo in quel di Udine: gol di Trezeguet e gol di Del Piero. Poi tutti alla radiolina a seguire la partita di Roma. La Roma avanza anche lei: vince, ma a quel punto i sogni tricolore sono annientati dalla doppietta della Juve. E a Roma che succede?

Succede che l’Inter di Vieri e Ronaldo al minuto 12 è già in vantaggio. Clamoroso errore di Peruzzi, già ex bianconero ed ex nerazzurro, e grande regalo a Bobo Vieri. Uno a zero per la squadra di Cuper e tutto sembra risolto. Già, sembra!

Perché quell’accozzaglia di figurine riesce nell’impresa di dar vita a Karel Poborsky, venuto a Roma per far rivivere i fasti di Nedved e riuscito solo a farsi odiare al punto tale che quando questi pareggia al minuto 19 tutto lo stadio gli grida contro frasi irripetibili. Pazienza. 1-1 e per quanto mi riguarda la partita finisce qui. Perché una vera corazzata quella partita non poteva né perderla né pareggiarla, perché una Lazio in quelle condizioni, in uno stadio in quelle condizioni, doveva essere distrutta dimostrando una forza fino a quel punto mai veramente espressa, tranne nei soliti spunti dei singoli. L’Inter si scioglie.

E sì che la Lazio decide di regalare un altro gol: stavolta è Di Biagio a metterci la testa in un nuovo calcio d’angolo dubbio e la squadra nerazzurra è di nuovo avanti. Riscoppia la festa nelle tribune. Ma è un fuoco di paglia. Zero personalità e zero coraggio. Vincere non è semplice.

Apoteosi sul finale del primo tempo: uno dei terzini più graziosi della storia del calcio dà un’altra pompata di ossigeno a Poborsky. E’ doppietta ed è 2-2. La Lazio riagguanta il match e a 45 minuti dal termine del campionato la Roma è terza a pari punti e la Juve è prima. L’Inter è seconda a pari punti con la Roma. Ma non è finita.

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Sono sempre stato curioso di capire cosa Cuper ha detto ai suoi negli spogliatoi. Ma in fondo, chissenefrega. Quello che va in scena nel secondo tempo è la storia di Moratti figlio: ridicola.

Toldo non riesce a opporsi a Simeone che infila il 3-2. E Materazzi comincia a piangere, mentre Ronaldo non riesce a fermare le lacrime in panchina. Lo stadio è ammutolito e non gioisce nemmeno quando Simone Inzaghi firma il definitivo 4-2. Lazio batte Inter e poco prima la Roma aveva messo il sigillo sul secondo posto imponendosi a Torino (guarda tu che storia?!).

In tribuna Moratti ha finito il pacchetto di sigarette, mentre Tronchetti Provera è una statua, inerme.

Di questo giorno ricordo una terribile goduria: vincere è bello, così è impagabile. Perché per quanto la si voglia girare, la Juve ha incamerato più punti di Roma e Inter e ha vinto il campionato. Perché solo l’Inter poteva perdere quel campionato e la situazione era fra le migliori. Perché non si trova traccia di arbitraggio sospetto o di accordi Lazio-Juve (figuriamoci). Eppure… molti sostengono che l’inizio di Calciopoli sia proprio questa data.

E non uno che ricordi a quell’imbecille convinto di diventare Campione d’Italia che proprio quel giorno doveva rassegnare le dimissioni, perché il calcio è una cosa seria. Perché quel giorno doveva decretare il suo personale fallimento nel mondo del calcio. Perché gli errori commessi in fase di mercato sono enormi. Semplicemente… perché non aveva classe per vincere, e non bastano i soldi per portare a casa i trofei. Cosa che sarà in realtà smentita dai fatti dal 2006 in avanti quando i trofei non sono stati vinti… ma comprati!

Ma la memoria è talmente lucida e lineare… che godo ancora oggi, come 9 anni fa!

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Calciopoli: inquietanti segni da Napoli

Avevo già detto dell’idea di Nicola Penta di non chiamare in aula Tronchetti Provera e Moratti. E avevo palesato un mio grande grosso dubbio. A pochi giorni di distanza la mia idea è rafforzata da un nuovo fatto. Precisamente questo nuovo fatto riguarda il Processo GEA.

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Lo conoscono tutti e sappiamo tutto su questa farsa, praticamente l’epilogo di Farsopoli. Luciano Moggi e il figlio sono stati accusati di violenza personale e unilaterale nei confronti di qualche giocatore. Praticamente avrebbero alzato la voce nei confronti dei propri assistiti. Tutto qui, perché è caduto nel vuoto il concetto di fuorilegge e di cupola mafiosa. E’ addirittura scomparsa l’accusa di organizzazione a delinquere. Di fatto, sul tavolo dei giudici, soltanto qualche spostamento di giocatori fra i migliaia di contratti gestiti dalla GEA. L’entusiasmo attorno a Calciopoli aveva fatto alzare i gomiti a certi avvocaticchi e grandi accusatori poi scomparsi nel nulla non appena la vicenda è giunta davanti a un Tribunale. Dove, comunque, la farsa doveva avere un suo naturale prosieguo. Si attendeva a giorni la sentenza, ma si andrà per le lunghe. Protrarsi dei tempi e ritardi. Sono queste le giustificazioni dei giudici.

Il sospetto che si attendano nuovi (quali?) sviluppi da Napoli è forte, quasi anche logico. Le due sentenze, Napoli e GEA, non possono ostacolarsi a vicenda. Immaginiamo un attimo: Napoli condanna, GEA assolta. Sarebbe una distorsione gigante. E sarebbe pure strano il contrario: Napoli assolve, GEA condanna.

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Appare inevitabile, visto l’accordo sottobanco fra la difesa di Moggi e i colpevoli-de-facto Moratti e Tronchetti Provera et altri, che in entrambi i casi i Moggi pagheranno qualcosa. Se l’associazione a delinquere cade nel processo GEA, sarebbe assurdo ipotizzare la cupola a Napoli. Le due cose non stanno in piedi. D’altronde da Napoli è già uscito e sta uscendo tutta una nuova realtà dei fatti adesso conclamata da prove certe e fattuali a confutazione dell’ipotesi accusatoria. Non un testimone, a Napoli, capace di sostenere l’accusa o portare in aula nuovi spunti per confermare le indagini. Non un documento a favore di Calciopoli, piuttosto tanti casi che esaltano Farsopoli. Casi reali, tipo i mille e più testimoni che si sono avvicendati davanti al Giudice a dire che “io non mi sono accorto di nulla”, “io non ho ricevuto pressioni”, “io non ho falsificato partite”, “io non aiutato”.

Appare anche inevitabile che il processo nascosto influenzi Napoli e la sentenza GEA. Il processo nascosto riguarda Christian Vieri che più di ogni altro ha chiesto che vengano tolti alla Seconda Squadra di Milano gli scudetti maldestramente sottratti ai loro proprietari, confermando come la società nerazzurra agiva a tinte fosche grazie all’aiuto di Telecom, inscenando una finzione divenuta poi realtà grazie a Gazzetta, Controcampo e trasmissioni varie.

Beh, questo ritardo è allora sintomatico di un nulla di fatto. Prima Penta rinuncia, contrariamente alle sensazioni del popolo bianconero e di quei pochi giornalisti che hanno deciso di tenere cara a sé la propria dignità, a testimoni molto molto comodi quali Moratti e Tronchetti, poi la sentenza GEA slitta quando poteva fornire un assist interessante per i processi in corso. Insomma: a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina…

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