Volevo scrivere, ma avrei rischiato la galera… visto il livello di libertà di questo paese.

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Così riempirò questo articolo citando tre personaggi.

Riccardo Signori, su Il Giornale, scrive:

Il consiglio federale ha deciso di non decidere, ma ha fatto intendere il retropensiero: quello scudetto sarebbe da revocare, ma non possiamo. Qualcuno penserà: non volevano. Altri hanno sostenuto: si poteva, ma le mutande hanno tremato. [...]

Moratti ha preferito difendere il suo alibi per gli anni da perdente.

[...]

Questa sentenza, strappata a cuori trepidi, rischierà di venir riesumata ad ogni Inter-Juve. Ma se qualcosa succederà tra il pubblico, i tifosi, insomma la parte più ingenua del pallone, vorremmo il silenzio dei colpevoli e non il solito sciacquio di parole inutili. Ci resterebbe male anche Giacinto Facchetti, un gentiluomo certo ma come tutti soggetto agli errori.

Che ha commesso.

Senza scomodare gli angeli.

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Al signor Signori vorrei però chiedere: questo è il pensiero esatto di Andrea Agnelli. Perché allora è stato ricoperto di insulti nel suo articolo? Si predica bene… e si razzola male?

Il secondo personaggio è uno che di esperienza ne ha davvero. E’ un esperto e non uno pagato lì per non decidere, per dichiararsi incompetente e giocare il ruolo di ebete (al di là della vocale) o di zerbino dalla puzza di petrolio. E’ Dante Cudicio, Avvocato dell’AssoAllenatori, che scrive:

[...] avremmo potuto dichiararci competenti sul tema della revoca o meno dello scudetto del 2006. La mia è una posizione supportata da una tesi giuridica. C’è una legge, la 241 del ‘90, che precisa come anche un atto come un semplice comunicato stampa costituisca un provvedimento amministrativo e, quindi, revocabile dal governo del calcio.

Che dire Avvocato: prego per la sua incolumità!

E dulcis in fundo mai mi sarei aspettato di pubblicare parole di Vocalelli:

Un’occasione persa: la più grande, ma soprattutto la più grave. Il dribbling sull’assegnazione o sulla revoca dello scudetto del 2006 rappresenta una pesante sconfitta per il mondo del calcio. [...]

Già, perché gli effetti di quello scudetto 2006 non sono stati solo di carattere sportivo, ma anche di carattere amministrativo. In quell’estate ci sono stati, ormai è innegabile, club colpiti nella passione e nelle casse. E altri club, invece, che hanno tratto profitto e benefici da quel verdetto.

[...] Certo è che l’etica non può e non deve andare mai in prescrizione. E’ sufficiente pensare che non c’è prescrizione nel Codice di Procedura Penale, di fronte a reati più gravi. E l’esempio ci arriva da processi storici che sono stati riaperti dopo decenni. Ma il calcio viaggia su altre frequenze, anche a costo di tradire un suo mandato. La prescrizione, che solo recentemente è stata portata a otto anni, è un muro invalicabile. Anche quando c’è di mezzo l’attentato più grave al sistema sportivo, che si fonda su tre princìpi indissolubili: lealtà, probità, trasparenza.

Anche qui: Direttore complimenti, ma… in questi 5 anni… DOVE CAZZO E’ STATO???????????

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