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Tag: wegner

Ultima puntata di un pazzo calciomercato: come sta la Juve?

Si chiude con il botto? Non si sa, vedremo. Intanto all’estero cambiano ancora le carte in tavola, mentre in Italia si gioca al risparmio. Storie invertite, cicli e ricicli come il buon Giambattista Vico ci aveva insegnato tanti anni fa.

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Dopo la quasi sollevazione popolare dei tifosi dei Gunners, finalmente Wegner si è mosso: 45 milioni di euro per portare a casa Ozil, il trequartista tedesco che ha sofferto i recenti innesti di mercato del Real Madrid. Mezzo Bale è pagato. Cifra folle, cifra assolutamente ingiustificata. O giustificata solo dal fatto che molti parametri sono saltati in virtù della spettacolarizzazione del fascino dei grandi numeri.

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Se la Juve ha pareggiato il proprio bilancio di entrate e uscite, allora vuol dire che c’è un ultimo spazio di manovra. Quagliarella non è contento della quinta posizione nel parco attaccanti bianconero e chiede la cessione. Non al West Ham, perchè Marotta ha giustamente rifiutato l’offerta di prestito giunta dall’Inghilterra. E allora dove? Roma e Lazio si stanno sfidando, e qui l’offerta migliore è di Lotito che ha appena ceduto Kozak e Rozzi e ha assoluta necessità di un attaccante. Si parla di circa 7 milioni di euro. Guarda caso quello che servirebbe per presentarsi dal ManCity per Kolarov…

La Juve ride, il Milan è costretto a cedere il suo pezzo pregiato. El Shaarawy è sempre più lontano da Milano, specie dopo i due vergognosi minuti che Allegri gli ha concesso ieri sera. Il Manchester City è in agguato, altrimenti si busserà alla solita porta del PSG. C’è da pagare l’ingaggio di Kakà e poi un ultimo colpo, probabilmente in difesa.

E da oggi pomeriggio seguiremo LIVE le trattative. Restate sintonizzati con i nostri account Facebook e Twitter e con il nostro blog.

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Nicklas Bendtner, la scheda

Centonovantaquattro centimetri per 84 chilogrammi, circa. Un gigante nato nel 1988 a Copenaghen e cresciuto calcisticamente in Inghilterra dove approda nel 2004. Ad accoglierlo l’Arsenal di Wegner.

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Tecnicamente non è eccelso, Bendtner fa della forza e del movimento le sue armi principali. Tira prevalentemente col destro e in questo video potete apprezzare i migliori gol con la maglia dell’Arsenal. Grazie alla sua altezza è perfetto per le sponde e le palle sporche e garantisce buone giocate per l’inserimento dei compagni. Questa caratteristiche, crediamo, piacerà molto ad Antonio Conte che cerca proprio un ariete in grado di giocare molto per la squadra. Lo score personale non è ricchissimo di gol, anche se il primo vero anno fra i professionisti faceva ben sperare: 13 gol col Birmingham in oltre 40 presenze. Quindi il ritorno all’Arsenal.

Agli ordini di Wegner il ragazzo ha sempre trovato folta concorrenza in avanti, principalmente è rimasto bloccato da Adebayor e poi Van Persie, ma l’Arsenal lo ha sempre utilizzato. Oltre 150 le presenze in 5 anni, con all’attivo 48 gol. Nel 2009 però qualcosa si rompe col tecnico francese e l’utilizzo comincia a calare. Alla base della rottura una brava, un incidente d’auto che Wegner non digerì e che lo convinse a toglierlo dall’11 titolare.

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Il 9 marzo del 2010 è protagonista di una splendida tripletta ai danni del Porto in Champions. Ed è forse l’Europa a garantirgli la migliore vetrina, grazie alla nazionale danese. Bendtner ha giocato in tutte le formazioni dall’under 16 fino alla nazionale maggiore. 12 le reti con le squadre giovanili, mentre sono 18 le marcature in 48 presenze con la Danimarca maggiore.

Nell’agosto dello scorso anno ecco il passaggio al Sunderland. Qui collezione 27 presenze e appena 8 gol, con all’attivo diversi assist.

E con la Juve?

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Le Italiane e l’Europa: si tratta veramente di sfortuna?

Si chiude un altro turno europeo e le sorprese non sono mancate. Più che altro tante conferme e solo qualche sorpresa.

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La conferma è che il nostro calcio è sensibilmente inferiore a quello degli altri campionati. Ma noi siamo fatti così: siamo grandi solo a parole, poi però in campo, in campo europeo, dove cioè i magheggi risultano difficili pure ai boss di casa nostra, le parole lasciano spazio alle giocate e sono dolori.

A mio avviso l’unica che esce davvero a testa alta è stata l’Udinese. Che banda quella di Guidolin: organizzata, rabbiosa, ben messa in campo. Con qualche piccolo grande giocatore l’allenatore amante del ciclismo potrebbe davvero raggiungere risultati ragguardevoli. Il gol dell’AZ ha un po’ tagliato le gambe, ma la spinta e la voglia pure al minuto 93 sono state eccezionali ed entusiasmanti. Chi tifa Udinese può essere orgoglioso di quanto fatto finora dai Pozzo.

E nemmeno il Milan è uscito bene. Se non fosse per quanto già detto da Wegner… a quest’ora tanti saluti e baci. Il problema è che il passaggio ha una duplice valenza: ha mostrato le evidenti lacune di personalità di chi contro i grandi si fa piccolo piccolo e a livello di sicurezza il 3-0 netto dell’Arsenal peserà nei prossimi match. Insomma: si è trattato solo di un caso. Galliani dovrà impegnarsi a fondo per pescare dall’urna una delle 4 squadre abbordabili e cioè Chelsea, Benfica, Apoel e Marsiglia. Cosa ci facciano nei quarti di Champions è un mistero di difficile risoluzione. Ricordo la Coppa dei Campioni e rimpiango quei tempi. Quando c’era la Coppa in TV si faceva fatica pure a cenare, qualunque era la squadra in campo, italiana o straniera. Era certo infatti lo spettacolo perché si affrontavano davvero le squadre più forti. Con la formula del “anche i ricchi devono giocare” non si capisce più nulla. Piccolo sfogo personale.

Inter e Napoli hanno regalato forti emozioni. E hanno soprattutto confuso la fortuna con l’abilità, la competenza e la superiorità: al netto dei risultati di andata e ritorno sono passate le squadre che lo hanno meritato. Non basta essere simpatici (i napoletani) o avere i soldi (i nerassurri) per passare il turno. Bisogna giocare, giocare sul campo.

La banda Ranieri è una conferma: di fronte all’ostacolo ecco lo stop. Contro una formazione modestissima, tanto che nemmeno in Francia pensavano di trovare un così semplice avversario. Ora il Marsiglia farà felice chi se lo troverà di fronte perché le lacune e i limiti dei ragazzi di Deschamps sono fin troppo evidenti. Zero gioco e scarsissima efficacia sottoporta. Peggio ha fatto Ranieri che è rimasto comunque soddisfatto: se noi juventini siamo indietro di un paio di anni sul piano di rinascita è merito suo (merito?) e degli imbecilli (dirigenti mi sembra un termine troppo forte!) che lo hanno voluto. Il che spiega il motivo per cui oggi allena alla Pinetina.

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Mazzarri ha invece pagato l’arroganza insita nel suo preparare i match. Abituato ai flash italiani che accompagnano De Laurentiis, disabituato alle guerre europee, il suo Napoli scivola nel tranello più maledetto: pensare di avercela già fatta. Purtroppo Drogba e Terry hanno sul groppone diversa esperienza e con quella malizia propria dei campioni hanno ribaltato sonoramente il risultato dell’andata. Mazzarri ha ricevuto una lezione importante: dovrà farne tesoro perché comunque il suo Napoli merita applausi.

Quanto al resto delle riflessioni, la supponenza delle TV italiane che hanno seguito la spedizione è vergognosa per chi segue il calcio. Ripeto: per chi segue il calcio. Abbiamo regalato sorrisi in Europa, agli inviati stranieri. La società più onesta d’Italia ha battuto il record di squadra più anziana e L’Equipe si è chiesta come sia possibile una così forte presenza di stranieri in rosa. In Inghilterra si sono chiesti perché i tifosi azzurri festeggiassero prima di giocare. In Olanda sono felicissimi visto che il progetto di giovani talenti sta venendo su bene (l’AZ ha schierato una squadra con 22,8 anni di media e veniva da 8 vittorie), infine la Spagna se la sta godendo.

Ci sono persone in Italia che dicono che la Liga è di molto inferiore al nostro campionato. Sono ovviamente gli stessi che credono alla favoletta di Calciopoli e che scommettono sull’onestà di Moratti e alla correttezza di Galliani. Ben ci sta. La Nazionale delle Furie Rosse fa paura (nonostante l’infortunio di Villa), le sue squadre stracciano la qualificazione in Europe League e in Champions e sono lanciatissime, mentre noi torniamo a testa bassa nella nostra finta e supponente superiorità… solo teorica.

Supponenza che Manchester ha pagato a carissimo prezzo. Fergusson ha forse voluto perdere la qualificazione per concentrarsi sul campionato (davanti ai cugini in blu), mentre per Mancini è l’ulteriore conferma della pochezza del tecnico: con quella rosa riesce a farsi umiliare dallo Sporting Lisbona e lo spogliatoio è di nuovo in subbuglio. Bah… itaGliani!

P.S.

C’è un’ultima cosa che non capisco. Come juventino sento le peggiori frasi qualunque sia la trasferta o la squadra ospitata in casa, pure il giovedì pomeriggio quando Conte fa sostenere la classica partitella contro un club locale di giovanotti non professionisti. Dopo il 2006 mi si chiede di tifare… per un’italiana? Sì: ho scelto la Juve e soffro per non giocare le Coppe. MA IO TIFO SOLO LA JUVE, delle altre non mi importa nulla. Tranne quando escono in questo modo: allora godo! Lo avete voluto voi questo calcio italiano… godetevelo!

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