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Tag: xavier-zanetti

Pogba, il falso nero

Alla fine si é rischiato di dire che Pogba “é un falso di colore” pur di non approfondire la questione razzista. Posto che l’accusa andrebbe confermata, perché nemmeno io mi sento di dare per scontato quanto dice Pogba, é vero pure che le targhe alterne dei media sono insopportabili.

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Da Boateng il paladino dei neri ai cori dei tifosi razzisti bianconeri. Silenzio sui cori contro i carabinieri dei milanisti e perfino i cori contro Zanetti Xavier che si era rotto nel pomeriggio. Tutto nell’ordinaria follia di questo Paese.

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Col divertente intermezzo della supermoviola che riesce sí ad appurare che forse era rigore sull’attaccante del Torino, dimenticandosi peró di segnalare il fuorigioco dello stesso attaccante granata. “Un rigore peró é piú pesante del fuorigioco” e cosí si risolve la questione a favore dell’antijuventinitá.

Da parte nostra i migliori auguri a Zanetti. Anche se ció non giustifica il vuoto tentativo, l’ennesimo, di Stramaccioni di gridare a una qualche forma di complotto medico-politico. La sua Inter é fuori dal calcio che conta per demeriti propri, perché non ha un gioco, perché continua a segnare rosso sul bilancio da 20 anni senza che nessuno interviene in merito, perché non ha elementi all’altezza per competere. Il complotto, qualora esistesse, dovrebbe riguardare un tizio catapultato nel ruolo di secondo Mourinho senza che nessuno sapesse provenienza e curriculum. Cosí, caro Strama, ecco il piú importante degli insegnamenti: bisogna saper perdere.

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Zanetti: “Questa Juve è leale. In passato sappiamo cosa è successo”. Già, tutto vero!

Mentre Conte si affretta a rispondere a una domanda bellicosa (“Ti vedi allenatore dell’Inter?”) con una risposta che sarebbe perfetta per un titolo di un nuovo libro bianconero (“Mai dire mai!”), anche Zanetti Saverio si è affrettato a rispondere ad alcune domande.

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Le risposte del capitano dell’inter che in fatto di personalità ha molto da imparare, nonostante i 50 anni passati sui campi di calcio, sono tutte vere. Da una Juve leale a un “sappiamo cosa è successo in passato”. Già, lo sappiamo, anche grazie ai processi che nessuno ha seguito veramente.

Sappiamo per esempio che la Juve ha alterato i campionati, ma solo perché era la più forte sul campo e sul campo ha vinto e stravinto così come sentenziato dai processi terminati o ancora in corso. Dispiace ammetterlo, ma è proprio così.

Sappiamo per esempio che l’inter ha commesso diverse inadempienze e certamente diversi delitti (così si chiamano nel codice penale) senza tuttavia aver vinto una mazza. Truffatori e perdenti: è il perfetto stile nerazzurro, ma di questo nessun altro può essere reso colpevole per giustificare anni di insuccessi, di sfottò, di storie che sono scolpite nella pietra.

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Sappiamo per esempio che la Juve è stata costretta ad autodistruggersi, fortemente aiutata in realtà da gruppi editoriali e gruppi politici calcistici, e da quella ondata paurosa di violenza è rinata una Juve ancora più forte, forse. Grazie ad Antonio Conte, quello che “all’Inter? Mai dire mai”. Dopo Ibra e Vieira, saccheggi di Branca e Moratti fatti passare per colpi di mercato, ora anche Conte? Magari solo fra molti anni, magari dopo esserci nuovamente saziati, magari una volta aver esaurito ogni tipo di energia di Antonio Conte, che ne dite?

Sappiamo che il Paese ha mostrato tutto il suo lato lobbistico e vergognoso, un sistema marcio, fasullo, falso, terribilmente venduto. Un sistema smascherato grazie alla libertà esercitata da blogger e giornalisti (molti dei quali nascosti dietro pseudonimi e identità virtuali false) che hanno avuto il coraggio di raccontare la verità.

E sappiamo che questa Juve è ancora lì, sola contro tutti, di nuovo in bella mostra in uno strano gioco a freccette dove le freccette si chiamano giornalisti, opinionisti, gruppi editoriali, giornali, trasmissioni tv.

Sappiamo soprattutto che, d’ora in avanti, il popolo bianconero faticherà a mantenere un atteggiamento mite ed equilibrato come nel 2006. E dunque: andiamo sul campo, caro Saverio. E’ quella cosa verde con linee bianche, con due porte. Negli ultimi 20 anni vi siete occupati di molto altro, di qualcosa di molto di diverso rispetto a questo rettangolo. E avete confuso la parola gioco con qualche altro affare privato e privatistico di chi vi guida. Ma noi, purtroppo, non abbiamo colpa. Se non quella di essere superiori, da circa 100 anni a questa parte.

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Scudetto 2006: strano concetto dell’orgoglio di Mihajlovic e Zanetti

E’ dura la vita di chi dal 1995 a oggi ha vinto, nulla o semplicemente ha vinto qualcosa di cui nessuno ne riconosce l’autenticità.

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Per esempio l’ultimo ricordo di Zanetti sorridente è del 2005/2006, SuperCoppa Italiana scippata alla Juve di Capello che aveva vinto i tempi regolamentari per 1-0, gol di Trezeguet che il sodale De Santis annullò per un fuorigioco inesistente. L’Inter arrivò a quel match grazie alla Coppa Italia soffiata alla Roma qualche mese prima. Al di là di questa data bisognerebbe poi risalire al 1998, anno in cui Ronaldo vinse praticamente da solo la Coppa UEFA. Poi il buio assoluto. Eppure l’esperienza nerazzurra di Xavier Zanetti è lunga dal 1995. E’ il secondo più presente nella storia nerazzurra e in così tanto tempo pochi erano riusciti a vincere così poco. Se domandate all’argentino dalla lingua di pezza cui Maradona tolse la fascia di capitano per inesistenza-di-personalità (parole del genero di Aguero) vi risponderà che non riuscivano a vincere per un complotto mondiale cui avrebbero partecipato Putin e Bush padre.

L’altro protagonista di questa triste vicenda è un serbo. Sputò in faccia a Mutu perché l’educazione e i principi di un uomo sono importanti. Durante quella partita riuscì pure nell’impresa di lanciare una bottiglietta contro un delegato UEFA. Si beccò multa e squalifica (per un rosso in gara). Appena 3 anni prima aveva dato del “negro di mer*a” a Patrick Vieira. Anche in quel caso espulsione. Caratterino caldo quello di Mihajlovic che in carriera è sicuramente ricordato come uno dei migliori specialisti su calcio piazzato e come uno dal cartellino facile. In maglia laziale vinse 1 campionato, 1 coppa delle coppe, 2 supercoppa italiana, 2 coppe italia. Passò all’Inter nel 2004/2005 e da quel giorno nulla più.

Ebbene, questi due calciatori professionisti si sono espressi così sullo Scudetto del 2006:

[Mihajlovic] “Lo scudetto del 2006 lo sento mio, spero che poi ci sia più serenità, spero che il campionato riparta con maggiore serenità”

[Zanetti] “Conosco bene Massimo Moratti ed ho avuto la fortuna di conoscere anche Giacinto Facchetti, e questo a me basta. Non ci sono dubbi, quel titolo vale come gli altri.”

Entrambi sprecano cazzate, ampiamente smentibili tramite intercettazioni, fatti, numeri e statistiche che perfino la Cazzetta Rosa ha pubblicato negli anni. Errore madornale per la redazione al servizio del duo Berlusconi-Moratti. Ma andiamo con ordine.

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Mihajlovic sente suo lo scudetto del 2006. Per la cronaca, la Juve di Capello lo vinse a quota 91, tagliando il traguardo d’andata a una cifra spaventosa: 52 punti. Quella squadra vantava il seguente centrocampo: Nedved, Emerson, Vieira, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet, Ibrahimovic. Emergenti, calciatori non ancora maturi, evidentemente. Forse Mihajlovic allude ai “negri di mer*a” che la Juve schierava a centrocampo, bah, vai a saperlo! Tanto per la cronaca, ecco cosa successe nei due match fra Atalanta di Milano e Juventus:

 

La cosa più stupefacente è che Mihajlovic pare ora un moderato. Spera che il nuovo campionato, dopo le porcate combinate dalla FIGC e non ancora finite su Calciopoli, Scommessopoli, prescrizioni e articoli 6 trasformati in biricchinate, sia equilibrato e sereno. Forse non ha capito, il dottor Mihajlovic, che è stata innescata una guerra. Per fortuna rimarrà verbale, rimarrà confinata sui forum e sui blog. Almeno speriamo. Di sicuro, a innescarla sono state le istituzioni. Noi stiamo tentando di difendere un onore. Forse sentiamo il bisogno di difenderci proprio per l’esistenza di un onore, cosa che dall’altra parte pare assente. O insabbiato pure quello, assieme a tutti gli altri scandali.

Per quanto riguarda Zanetti, non trovo parole per descrivere quanto detto. Il fatto che lui presuma di conoscere Facchetti e Moratti è totalmente irrilevante. Probabilmente l’intelligenza tattica che dimostra in campo è inversamente proporzionale a quella di tutti i giorni. Perché da intercettazioni comandate dal suo Presidente-attuale si evince chiaramente come gli unici truffaldini dell’Italia del calcio vestono il nerazzurro, nonostante qualcuno ha avuto l’idea di indossare un abito bianco ora sporco di fango, e fango non è!

Ed è pure evidente che non basta il pensiero di Zanetti. Purtroppo vincere il cartone non è permesso nell’olimpo dei campioni. E i meri numeri di presenze in campo non bastano a elevarsi a chissà cosa. In ogni caso anche lui sente suo qualcosa che suo non lo è mai stato. E non lo sarà mai. In quel campionato la sua squadra arrivò terza, a 15 punti di distanza dalla prima che era la Juve di Capello.

Il resto sono solo sciocchezze. La violenza verbale degli interisti e queste frasi ai limiti dell’assurdo umano derivano proprio dalla consapevolezza di non aver vinto una mazza. O meglio, di non poter paragonare i trofei aziendali con i veri trofei vinti e stravinti dalle altre formazioni, italiane ed europee. Purtroppo è l’unica verità e realtà possibile. E nonostante le conferenze stampa e un paio di quotidiani al servizio, la memoria dell’uomo di calcio è piuttosto lucida, ferma. Da una parte ci sono i campioni, dall’altra… a proposito, ma Zanetti e Mihajlovic formano una coppia, no? E chi vanno in coppia?

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