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Tag: zalayeta

Juve-Napoli, il personaggio: Marcelo Danubio Zalayeta

Se pensi a Juve-Napoli ti vengono in mente tanti protagonisti, per motivi diversi. Può venirti in mente Sivori, ma anche Ferrara o Lippi ad esempio. Noi questa volta abbiamo deciso di ricordare un personaggio diverso, meno di richiamo, ma indissolubilmente legato a questa sfida. Abbiamo pensato a Marcelo Danubio Zalayeta.

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Nell’estate ’97 Luciano Moggi porta a Torino un giovane attaccante del Penarol cresciuto nel Danubio che si era messo in luce nei Mondiali Under 20 chiusi al secondo posto con la nazionale uruguayana. Comincia così l’avventura del diciottenne Zalayeta, pagato 5 miliardi di lire e arrivato insieme al coetaneo e connazionale Pellegrin, un difensore di cui si sarebbe presto persa ogni traccia.
Non è facile neanche per Zalayeta emergere in quella Juventus così spettacolare e forte, con Del Piero e Inzaghi che avrebbero realizzato insieme la bellezza di 59 reti solo in quella stagione. Marcelo rimane nell’ombra come un oggetto misterioso finché Lippi non decide di buttarlo nella mischia durante il secondo tempo di una partita che sulla carta avrebbe dovuto essere una passeggiata. È il 14 marzo 1998 e a Torino si gioca Juve-Napoli, un testa-coda a tutti gli effetti, con la Juve che si stava involando verso il suo venticinquesimo scudetto e il Napoli che si stava rendendo protagonista di una stagione imbarazzante, che l’avrebbe visto arrivare ultimo con soli 14 punti in classifica e 2 partite vinte nell’arco dell’intero campionato. Sembrava una passeggiata e tutto lascia pensare che sarebbe stato così dopo il gol da cineteca inventato da Del Piero. Ma Turrisi pareggia e la partita non si sblocca. Lippi si ricorda di Zalayeta che entra e non delude, realizzando un gol di rapina che sembrava essere decisivo per i tre punti. Purtroppo non basta, perché Protti pareggia e il Napoli porta a casa un punto che non avrebbe però cambiato le sorti del suo campionato, né di quello della Juve.

A quel punto la strada per Zalayeta sembrava in discesa e la Juve decide di mandarlo a maturare un anno ad Empoli, dove però non esplode. Serviranno altri due anni in prestito al Siviglia per convincere i dirigenti bianconeri a riportarlo a Torino, pensando che in fondo uno come lui poteva far comodo come quarta o quinta punta in una grande squadra. Già, perché il Panterone, come veniva soprannominato per il suo passo felpato, quei movimenti da finto lento che potevano sorprendere l’avversario grazie a un fisico imponente coadiuvato da una buona tecnica di base, era un elemento prezioso in rosa. Molto eclettico e generoso, in grado di fare il centravanti, la seconda punta o l’ala, mai polemico nonostante le numerose panchine e tribune, sempre pronto quando veniva chiamato in causa.
E il destino avrebbe ripagato quell’intuizione di Moggi e lo spirito di sacrificio di Marcelo. Clamorosamente, in due occasioni.

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Quarti di finale di Champions, 2002/03. La Juve deve andare a fare la partita al Camp Nou dopo l’1-1 in casa contro il Barcellona con gol di Montero. Una partita difficilissima che assume i connotati dell’impresa quando i bianconeri si ritrovano in 10 per l’espulsione di Davids e sotto di un gol. Pareggia Nedved, si va ai supplementari. È un assedio. Lippi si ricorda di Zalayeta, come aveva fatto cinque anni prima col Napoli e lo manda in campo. Quando siamo ormai all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare e la Juve è schiacciata nella propria area, improvvisamente Birindelli esce palla al piede dalla difesa e supera la metà campo sulla destra. Davanti c’è solo lui, il Panterone, in mezzo ai difensori catalani. Birindelli crossa comunque. Zalayeta anticipa tutti e con un piatto preciso gela letteralmente il Camp Nou e porta la Juve in semifinale. Una soddisfazione enorme per tutti, soprattutto per un giocatore un po’ sottovalutato da molti fino a quel momento. Purtroppo poi in finale anche Zalayeta si sarebbe fatto ipnotizzare da Dida dal dischetto in quella partita maledetta.

Chiede alla società di poter giocare di più e così passa al Perugia nel gennaio successivo, dove però un gravissimo infortunio l’avrebbe tolto dai giochi per l’intera stagione e convinto a tornare a Torino.
Il destino aveva infatti in serbo per lui un’altra sorpresa.
Capello lo impiega con maggiore regolarità rispetto al passato, complice anche un lungo infortunio di Trezeguet, e Zalayeta non delude.
Ottavi di Champions, 2004/05. La Juve ospita il Real Madrid e deve ribaltare l’1-0 dell’andata. La gara non si sblocca e Capello manda in campo prima il rientrante Trezeguet e poi anche Zalayeta. David segna e porta la partita ai supplementari. E ancora una volta ci pensa il Panterone sul finire del secondo tempo supplementare a regalare la qualificazione alla Juve con un destro da fuori area che fa impazzire il Delle Alpi.
L’ultima stagione bianconera di Zalayeta sarebbe stata quella delle Serie B, dove Marcelo rispetta il suo solito ruolo di riserva riuscendo comunque a segnare le sue ultime quattro reti torinesi.

Dopo 160 presenze spalmate tra il ’97 e il 2007 condite da 34 reti, Zalayeta lascia definitivamente la Juve e passa proprio al Napoli, la squadra a cui aveva segnato il suo primo gol italiano. Sotto il Vesuvio gioca due stagioni e segna qualche gol importante. Ma purtroppo si rende protagonista di una simulazione proprio contro la sua ex squadra, in quel Napoli-Juve 3-1 datato 2007 in cui Bergonzi regalò due rigori ai partenopei e si rese protagonista di una prestazione imbarazzante. Zalayeta si procura un rigore con un tuffo che viene poi punito dal giudice sportivo con due giornate di squalifica per simulazione, squalifica poi annullata dopo il ricorso di De Laurentis.
Dopo una stagione al Bologna e una in Turchia al Kayserispor, Zalayeta è tornato al Penarol, dove gioca attualmente.

Un Juve-Napoli per lui non sarà mai una partita come le altre, come per i tifosi bianconeri lui non sarà mai un giocatore come gli altri, nonostante non fosse certamente un fuoriclasse né un titolare inamovibile. Per lui parleranno sempre quei due gol in Champions, sarà per sempre l’uomo del secondo tempo supplementare, il Panterone. Peccato solo per quella simulazione, una macchia che avrebbe dovuto evitargli Bergonzi ammonendolo in quella partita, purtroppo arbitrata a senso unico.

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Parma-Juventus 0-0 L’analisi a mente fredda

Difficile rimanere calmi e sereni perché a tutto ci deve essere un limite. Il calcio, in fondo, è bello pure per questo genere di emozioni: ne faresti a meno, ma sono il sale della vita. Così a mente fredda cerchiamo di ragionare sullo 0-0 di Parma-Juventus.

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Poiché vogliamo tentare di ragionare, togliamoci subito un paio di sfizi:

  1. i rigori netti per la Juve sono 2 e non 1. Se quello di Giaccherini è piuttosto lampante ed evidente pure a velocità normale, quello di Pirlo è alquanto curioso. A 2 metri dalla porta, solo contro il portiere, Pirlo viene abbattuto e si cerca di capire quanta potenza in Watt è stata sprigionata da Santacroce. Tutto ok se non fosse che qualche minuto prima in telecronaca stavano discutendo sul fatto che Barzagli ha comunque ostacolato Giovinco (ostacolato e non abbattuto) e quindi il danno c’è. Basta questo già per rovinarsi il fegato;
  2. in una partita dove attacchi per quasi 75 minuti e subisci una caterva di falli, vedere poi che gli unici ammoniti sono Bonucci (da rivedere il fallo, prego!) e Vidal (ci sta, irruenza, ma il giocatore viene solo sfiorato) è tanto curioso quanto la statistica dei gialli presi in questo campionato;
  3. ci deve essere poi una strana sorte avversa per quanto riguarda le punizioni pericolose: ieri solo una, con Pirlo che calcia di qualche millimetro fuori, poi la squadra che attacca per 75 minuti non prende più un fallo nei primi 25 metri vicini la porta. Complicato, troppo complicato.

In virtù dei vari dossier pubblicati dalle altre squadre, aggiungiamo all’album di famiglia queste due foto (una è presa da una redazione mooooolto juventina). Gradiremmo inoltre lo stesso tipo di atteggiamento di Leonardi e Ghirardi al prossimo torto subito.

Tolti gli sfizi, passiamo al ragionamento.

Antonio Conte non è esente da colpe, ma faccio fatica a capire chi ha più colpa: lui che sbaglia completamente il centrocampo, i titolari che rimediano una bruttissima figura se confrontati ai cosidetti panchinari che mercoledì hanno distrutto il Milan, o un attacco talmente sterile da produrre, in 5, 4 gol in meno di Di Natale?

Ho visto un paio di insulti a Conte su Facebook e ripeto un concetto espresso l’anno scorso: se la maggioranza dei tifosi oggi ce l’ha con Conte… allora ci meritiamo di andare in B stavolta senza Guido Rossi e Moratti di mezzo. Auguro a questi tifosi la morte sportiva, le più terrificanti delusioni. Se non fosse che tifo Juve quanto Antonio Conte che, rispetto a questi pseudo tifosi, ci sta mettendo l’anima, la classe, la preparazione, la dedizione.

Inoltre proprio non capisco perché dovremmo rimanere in silenzio e sottolineare i demeriti quando là davanti in classifica c’è una formazione che è lì grazie a innumerevoli regali gentilmente concessi dalla terna.

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La Juve di ieri ha peccato solo nel non trovare il gol. E questo punto non si può eludere. Sempre aggrappati allo spunto del centrocampista. Se è Giaccherini l’uomo più pericoloso, con quel tiro ribattuto nel finale, allora vuol dire che ci sono problemi grossi in attacco. E certo la colpa non può essere tutta di Matri che comunque nove reti le ha infilate.

Dove sono i gol di Quagliarella? E dove quelli di Del Piero che ha la scusante dello scarso minutaggio? E dove quelli di Vucinic la cui classe fa a botte con i numeri impietosi del tabellino marcatori. Attendiamo a questo punto lo sblocco di Borriello, ma tornano come un monito alla società le parole di Antonio Conte: “Non ho mica Tevez e Nani”. A significare che almeno due campioni, di quelli pesanti, in stile Trezeguet e Nedved, ci vogliono se vuoi puntare a traguardi ambiziosi. Perché certe partite le vincono loro.

Dove sono quindi i gol di Quagliarella e Vucinic? Voglio ricordare che perfino Zalayeta, giocando pochissimi minuti, riusciva a risolvere gare complicate a Lippi e Capello, e allora occhio al prossimo mercato: qualcosa in avanti non va, e in valore assoluto non si può ragionare.

Marchisio e Vidal sono per me i due centrocampisti più importanti dell’intero campionato, con Pirlo e Boateng. Ma in questo 2012 si sono fermati, seduti. Il problema non è fisico, ma mentale: troppi complimenti? Bene, allora cominciamo: cari ragazzi, cortesemente è arrivato il tempo della panchina. Di quella che fa riflettere, l’esclusione per scelta tecnica. Ho ancora negli occhi l’atteggiamento di Padoin e Giaccherini contro il Milan: vogliosi, rabbiosi, molto propositivi. E infatti la gara è stata vinta così: con le invenzioni dell’ex-Cesena e le incursioni e il dinamismo di Padoin. E invece ieri il centrocampo, tutto intero, è venuto meno. Molto meno: Estigarribia timido, Lichtsteiner poco innescato, Vidal e Marchisio in ombra rispetto a Mariga. Che succede ragazzi?

Quest’analisi non sarebbe cambiata anche con la vittoria bianconera. Non basta ripetere “siamo imbattuti comunque”, perché 1 vittoria e 1 sconfitta valgono molto più di 2 pareggi ai fini del punteggio finale. Inoltre mi assale un dubbio: qual è l’utilità pratica di Krasic ed Elia? A che tipo di gioco stiamo giocando? Servirebbe spinta, servirebbero forze fresche, servirebbe una nuova scintilla: paradossalmente, Elia e Krasic potrebbero rivelarsi gli uomini in più. Ma Conte li ha ormai abbandonati: perché allora non venderli e cercare di rafforzare la rosa? Magari con un innesto da 90 là davanti, ampiamente pagabile con la cessione dei due e la rinuncia a Borriello.

Detto questo, che mi appare abbastanza innegabile, resta lo strano trattamento ricevuto da Mazzoleni e chi per lui. Soprattutto in virtù dell’esposizione così netta da parte di Abete:

Il massimo esponente della Figc, Giancarlo Abete, ha espresso soddisfazione per il risultato importante e prestigioso conseguito dal Milan.

Ok, abbiamo capito, grazie! Ora siamo dietro: riuscireste a non romperci più i co*****i?

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Roma-Juventus Conferenza stampa pre-gara di Antonio Conte [video]

Molto divertito, tante risate fra domanda e risposta. Segno di una tranquillità a questo punto imbarazzante, figlia sicuramente del suo passato juventino. Un passato che ora torna prepotentemente in auge per la maniera di gestire tutto: situazione, gruppo, occasioni, conferenze, rapporto con i giornalisti prima e dopo le partite.

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E’ un Conte che ha speso belle parole per Elia e Krasic, facendo un po’ capire che ci sta lavorando su, magari con l’intenzione di provare a recuperarli, anche se l’olandese pare aver cominciato a imboccare la strada della ripresa.

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Ha speso parole di elogio soprattutto per Giaccherini e Conte sa benissimo quanto sono importanti i cosidetti gregari, quelli che quando ce n’é di bisogno corrono per tutti, corrono per tre e magari risolvono pure i problemi. Se parlo di gregario alla Juve mi viene in mente sempre Zalayeta: un attaccante che più volte ha praticamente salvato Lippi e la Juve e perfino Capello dai guai. Uno che non ha mai parlato, uno che stava sempre tranquillo in panchina e dava tutto nelle poche occasioni in cui è stato chiamato in causa.

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Mercato Juve: è la settimana delle buste

A fine settimana si deve scegliere: busta A o busta B, Vecchia Signora?

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Vanno risolte le comproprietà. Chiariamo subito il meccanismo, peraltro molto molto semplice. Prima della data di scadenza le due società che co-posseggono il cartellino di un calciatore possono accordarsi: o rinnovano la comproprietà, o il calciatore viene ceduto (per l’altra metà) alla società che lo vuole. Oppure, a scadenza, si va alle buste. In un cartoncino sigillato ognuna delle due società scriverà una cifra (vale pure lo zero) e un notaio aprirà quindi le due buste decretando il vincitore, cioè la società che ha offerto di più. Arrivare alle buste può significare soltanto due cose: le due società sono assolutamente d’accordo (il giocatore non è di gradimento né all’una né all’altra) o le due società non sono assolutamente d’accordo (ognuna delle due lo vuole indietro). La Juve di queste comproprietà, grazie alla gestione senza senso del trio Elkan-Blanc-Secco ne ha a iosa. Marotta credo non ha avuto nemmeno il tempo di chiamare al cellulare le rispettive società detentrici di metà cartellino. Da Zalayeta col Napoli a Lanzafame col Palermo, da Palladino e Criscito col Genoa a Paolucci col Siena, tanto per citarne alcuni. Che sono poi i nomi grossi dal quale potrebbero arrivare i soldi necessari per finanziare altri colpi.

Alcuni di questi però potrebbero anche risultare utili proprio in chiave Juve. Per esempio l’esterno destro Lanzafame, autore di un campionato stratosferico col Bari di Conte in B e di un campionato lodevole col Parma di Guidolin in A. Proprio a Parma il giovane Lanzafame vorrebbe restare, ma è costretto ad attendere le decisioni di Zamparini e Marotta. Si andrà alle buste, questo è certo. Troppa distanza tra valore dichiarato, valore visto (dalla Juve) e valore decretato (da quel pazzoide di Zamparini). La Juve sta cercando un esterno, si parla di Krasic o Elia. Ma, se come penso, non ha realmente la possibilità di arrivare a uno dei due, perché non puntare sul ritorno di Lanzafame? Bettega si era interessato a lui già a gennaio e io, nel mio modestissimo ruolo di tifoso, avevo dato il mio assenso. Gioca da esterno di centrocampo o seconda punta, crossa e segna (poco, ma segna, chiedere a Buffon per informazioni). Sarebbe un acquisto economico e che in prospettiva potrebbe davvero far bene. Altrimenti sarebbe comunque una pedina importante da giocarsi in qualche trattativa (Udinese per Motta e Candreva, Bari o Genoa per Bonucci).

Su Criscito ho perso le speranze. Lui per Bonucci: mi sembra una scelta da piccola squadra. Moggi, se li avesse voluti entrambi, li avrebbe presi in due minuti. Rinunciare a Criscito, titolare della maglia azzurra, è un delitto. Visto che proprio in quel ruolo la Juve fatica a trovare una valida alternativa a De Ceglie. Chi crede alla favola Kolarov dovrebbe sciacquarsi la faccia e guardare la realtà: non ci sono i soldi per prenderlo e non possiamo competere con ManCity e Real Madrid. Purtroppo è così.

Palladino è invece una carta buona, da cedere completamente al Genoa più conguaglio per i due giovani nazionali (appunto Criscito e la metà di Bonucci). L’altra metà di Bonucci in forza al Bari andrebbe presa con conguaglio e Almiron più il prestito di qualche giovanotto (Immobile o Marrone). Su Marotta, fai il miracolo.

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Zalayeta, utilissimo nelle gestioni Lippi e Capello, potrebbe portare a casa qualche milioncino di euro, da spartire col Napoli. Giusto per pagare un terzo dello stipendio a Poulsen, intenzionato a restare a Torino. Ti credo, chi dovrebbe pagargli quello stipendio? E chi offrirebbe 8 milioni di euro alla Juve? Mica tutti si chiamano Ranieri e Secco, accidenti a loro! Analogo discorso per Paolucci: via e monetizzare.

Storari è praticamente della Juve. Ma devono spiegargli che le cose a Torino sono cambiate. Si è presentato con una frase paurosa: “Possiamo lottare per grandi traguardi”. Mi dovrebbe spiegare quali e se sa che Buffon rientrerà in campo a Febbraio 2011.

Capitolo Tiago. Molinaro è stato ceduto, lui ancora no. La doppietta alla Corea non fa testo, o almeno potrebbe farlo solo spillando qualche centinaia di euro in più all’Atletico Madrid. Rientrare alla base non avrebbe senso. Di Tiago però mi piace sottolineare quanto detto in lungo e in largo nei vari blog:

Sono stato subito al centro delle critiche senza che nessuno mi avesse mai visto e a ottobre avevo già chiesto di andare via. Ha funzionato soltanto con i compagni, spettacolari: Camoranesi, Chiellini. La società? So che è cambiata e spero che ora difenda i giocatori in difficoltà, soprattutto quelli che arrivano dall’estero senza conoscere il vostro calcio.

Sfido chiunque a dargli torto su queste riflessioni. Caro Mendes Cardozo, che dirti. Diciamo che le cazzate sono da dividere equamente fra te, Secco e Ranieri. D’accordo così?

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