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Tag: zamparini (pagina 1 di 2)

Quinta giornata di campionato: fra miracoli e scivoloni

Eh già, quando al bar senti parlare di miracoli riferendosi alla doppia vittoria delle milanesi, allora e solo allora capisci che la vita è davvero bella e giusta. Di fatto si tratta di miracolo: una vince dentro, una vince fuori. La seconda, quella che ha vinto fuori, conferma la regola di essere più provinciale di quanto il tecnico non sa (o non capisce, evidentemente); la prima che vince in casa… vince ed è già una grossa sorpresa in questo avvio di stagione.

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Chissà, il destino gioca sporco alle volte. Con Allegri lontano dal campo il Milan ritrova un minimo di gioco e la vittoria. Tre punti importanti per scuotere una classifica che è comunque pesante dopo cinque giornate. Il Faraone riporta un po’ di allegria, ma Allegri non può dirsi soddisfatto. Galliani pensa al cambio di modulo, Tassotti si propone come sostituto… e Allegri pare sempre più lontano da un ruolo di autorità. Dove può arrivare questo Milan lo sapremo solo a fine campionato, perché gli acquisti sembrano buttati lì, tanto per fare numero, e certo non si deve dimenticare che il Cagliari era il miglior avversario che potesse capitare in questo momento.

Anche Stramaccioni dovrà riflettere. Fuori Snejder… dentro l’Inter? Anche qui c’è da capire se Strama è un prestanome di qualcuno in società, perché il cambio di modulo pare una forzatura più che una scelta oculata. E se fuori casa inanelli cinque vittorie e dentro casa inanelli una serie di brutte figure, allora bisognerà rivalutare la frase di Mondonico. Provinciali lo sono i campioni che sposano l’umiltà per rimanere campioni. Vien da pensare che è un bene che Stramaccioni non l’abbia capito. Attendiamo però un minimo di moviola sul gol in fuorigioco di Alvaro.

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La Roma torna a casa. Ciro Ferrara la imbriglia per benino e strappa 1 punto importante all’Olimpico. Segna Totti, ma festeggerà solo lui al fischio finale. I giallorossi ringrazia CONI e FIGC per la vittoria a tavolino perché a questo punto sarebbe interessante capire dove veramente sarebbe se avesse giocato contro il Cagliari. Prende gol, ancora una volta, e rischia più volte. Brutto, brutto spot per l’Italia la non stretta di mano fra Ciro (che in verità comprendiamo) e Zeman.

Lezione di stile al San Paolo: “Sì, l’ho toccata con la mano”. Parole e musica di Klose, un tedesco che l’Italia fortunatamente non l’ha capita ancora. Punizione pesantissima per la Lazio di Petkovic, e un Napoli con un Cavani in più. Il risultato è largo e non si può non calcolare che l’Europa ha pesato tantissimo in casa biancoceleste. Due sconfitte, un po’ diverse, ma son sempre zero punti che tengono ferma una classifica che fino a domenica scorsa era semplicemente perfetta. E’ forse il segno di un campionato scorbutico e lo sarà fino alla fine se nessuna squadra riuscirà a prendere il largo.

Di cuore, un grosso in bocca al lupo a Borriello. Solo 5 mesi in bianconero, ma quel gol al Cesena, per tutto quanto ne è seguito, resterà nella storia. Molti giocatori juventini avrebbero voluto una sua conferma, probabilmente anche Conte, ma sarebbe davvero ridicolo rimpiangere Borriello. Intanto il ragazzo conferma che allenato a dovere può ancora dire la sua. Tanti auguri allora Marco. Stessi auguri al Parma di Donadoni: prima o poi ci spiegheranno perché l’ex ala milanista venne chiamato in Nazionale dal suo amico Albertini. Conflitto di interessi ai massimi livelli.

Gasperini è ancora l’allenatore del Palermo? Attendiamo le prossime ore perché la pazzia di Zamparini può questo e tanto altro. Di allenatori che cambiano una squadra in Italia ce ne sono pochi. Attualmente forse solo due e si sono sfidati sabato sera annullandosi a vicenda. Per il resto, c’è povertà di talento in panchina.

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L’Osservatore Bianconero: la terza giornata di Serie A

Accade di tutto. E ciò che sembra vero una domenica, non lo è più la domenica successiva. Un’altalena di emozioni, ma solo per qualche squadra sono sempre le stesse e positive. Per altre cambiano.

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Prendete i romanisti. La squadra giallorossa cantava sogni di scudetto già alla fine del primo tempo. Col calcio zemaniano la Roma si ritrovava a +2 sul Bologna di Pioli. Due gol sopra, almeno tre livelli sopra per quanto riguarda il controllo della gara e la capacità di farne ancora di reti. Ma tutti dimenticano Zeman, un mago dalla trequarti in su, semplicemente uno dei più mediocri allenatori per l’organizzazione di squadra. E capita allora che Gilardino viva il suo momento di gloria con una clamorosa doppietta gentilmente fornita dalla difesa giallorossa e che Diamanti sigli il gol del momentaneo pareggio. Un cappotto difficile da digerire e stavolta non ci si può attaccare a Zeman e a qualche complotto. Immaginare Petrucci, già vicePresidente della Roma, organizzare un blitz per impedire ai giallorossi di vincere è oltremodo ridicolo. Forse Zeman dovrebbe pensare più ad allenare e ad aprir bocca solo per sistemare meglio la retroguardia, l’attacco va bene così. Roma ferma, bloccata a quota 4 punti, che ha già sperimentato i tre risultati possibili in un campo di calcio. Fa solo paura negli scontri diretti, ma nell’arco di un anno non sembra rappresentare una concorrenza da temere.

Poi ci sono le milanesi. Un pugno a testa, uno schiaffo per uno, una volta io, una volta tu. Cascano i prescritti per mano del maestro Zeman, mentre Pazzini sigla tre gol buoni per il fantacalcio. Poi risegna Cassano epperò si blocca il Milan per mano di una Atalanta concreta sì, ma non in una condizione straripante. Una sta cercando la quadratura, anche se è costretta ad arginare le idee tattiche di Ventura, proprio come una provinciale nonostante questo non sia una bestemmia né un dispetto linguistico. Evidentemente serve intelligenza pure per capire i complimenti che arrivano dall’esterno. Pazienza! L’altra sta cercando di capire che toppe usare per tranquillizzare i tifosi e per dare una scossa a un gruppo privo di leader, a esclusione di Ambrosini che però si avvicina ai 40 anni e trascinare la truppa diventa dura. Abbiamo sempre sostenuto la mediocrità di Allegri in panchina e riteniamo che un allenatore lo si veda proprio nei momenti di difficoltà, quando deve tirar fuori il massimo dal materiale umano che si ritrova. Lo ha fatto Conte ovunque è andato, a parte la parentesi Atalanta, e continua a farlo Conte con le intuizioni (leggi Asamoah). Gli altri che fanno? Ti piaceva vincere facile? Ora ti piacerà meno veder vincere facile.

La sorpresa arriva dalla Sampdoria di Ferrara. Banale sottolineare i 9 punti in classifica (meno uno di bonus, valli a capire quelli della FIGC), più appropriato parlare dei meriti di un tecnico che a Torino ha solamente sbagliato i tempi per dire sì. Tanti giovani, con un portiere divertente da vedere, un attaccante vero come Maxi Lopez, e un 4-3-3 che è tutto da ammirare. Occhio a quel centrocampista di colore così bravo nell’interdizione quanto nella costruzione, e occhio al promesso sposo Poli che sta disputando un inizio di torneo non male.

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Se la Roma arranca, la Lazio vola. Anche qui, ci prendiamo un piccolo merito, se merito si può considerare: le critiche a Lotito non le abbiamo mai capite. Prende la Società Lazio in una condizione spaventosa, a livello di gestione umana ed economica, la porta a vincere in Italia quando vincere era proibito (leggi postCalciopoli) e continua a sfornare ottimi campionati senza investimento alcuno. Alzi la mano chi conosceva Petkovic: complimenti allo staff biancoceleste. Non sappiamo dove possa arrivare questa Lazio, ma la concretezza degli 11 che vanno in campo è davvero strabiliante. Senza considerare che Klose non ha ancora acceso il motore. Da tenere d’occhio per la zona Champions solo se non soffrirà l’impegno europeo.

Discorso analogo per il Napoli per il quale vale un concetto in più: l’atteggiamento di Mazzarri, tanto arrogante quanto comunque positivo per il gruppo. E con questo entusiasmo si può andare lontano. Come per la Juve, bisogna aspettare il girone europeo per capire quanto i carichi settimanali appesantiscano l’una o l’altra avversaria. Ci piacerebbe non ascoltare più le ridicole prestazioni al microfono di Mazzarri e De Laurentiis e sentirli parlare di calcio, ma è come chiedere la Luna. E allora vinca il migliore. Magari converrà dare credito anche alle proteste di Leonardi e Donadoni, o vale solo per la Juve?

Bene la Fiorentina di Montella. In Italia ci rimbambiscono con una finta esaltazione di Zeman e di chi per esso, quando invece i tecnici più giovani andrebbero sottolineati e premiati anche mediaticamente. Pioli per esempio, ma certamente Montella. L’aeroplanino sta sorprendendo tutti. Preparatissimo sul piano tattico e forse la cura (???) Capello lo ha plasmato anche nel carattere: tiene il gruppo come un condottiero. Arriverà lontano e se la Fiorentina facesse un intelligente mercato di riparazione a gennaio, allora per le zone alte se la dovranno vedere pure con la Viola. Come per il Napoli, conviene però tenere a freno i due fratelli Della Valle: lascino la politica fuori dal loro progetto Viola, e parlino di calcio.

La parte destra della classifica vede sorprese positive e negative. Fra queste ultime una conferma: il Palermo di Zamparini. Abbiamo terminato gli aggettivi, dai più ironici ai più rissosi, e sinceramente abbiamo poco da commentare. Sannino ha pagato a carissimo prezzo la leggerezza di aver accettato una piazza come Palermo. Una piazza che merita ben altro trattamento da parte di Zamparini. Non servono gli arabi, servono giusto un paio di idee. Auguri a Gasperini che fra qualche settimana potrà godersi uno stipendio pagato senza bisogno di lavorare.

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Divisione bottino LEGA secondo Zamparini e secondo me

Quando si riuniscono mi danno sempre la sensazione che parlino del nulla, come se siano di fatto slegati dalla realtà che li circonda. Una LEGA in queste condizioni, con una FIGC deprimente sotto ogni profilo… beh non ne capisco la presenza.

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E capisco ancora meno le dichiarazioni dei vari Zamparini, Cellino, De Laurentiis sulla divisione dei profitti, quote, soldi e altro.

Non va mai bene un criterio, forse perché il criterio è talmente semplice e banale. Forse perché non è il criterio il problema, quanto il loro operato. Facciamo un esempio su tutti.

Come devono essere suddivisi i ricavi dei diritti TV? E non solo, ovviamente, ma limitiamo il nostro ragionamento a questa domanda.

Una risposta naturale potrebbe essere la seguente: chi ha un maggiore bacino d’utenza. Ed è chiaro il motivo: chi ha più tifosi fa vendere di più. Problema: ha più tifosi la Juve!

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Soluzione numero due: in base al piazzamento in classifica. Questa, secondo me, potrebbe essere una gran cosa, tranne che siamo in Italia e generalmente le prime piazze sono occupate sempre dalle stesse formazioni. Senza contare i complotti, i finti complotti e la paure dei complotti. Però negli ultimi anni, in cui la Juve si è suicidata, Udinese e Lazio avrebbero potuto attingere a questa regola: vinci, arrivi in alto, vieni premiato. Qui la suddivisione potrebbe essere matematica: il 20% al primo arrivato, il 15% al secondo e via così. Un po’ di numeri a caso ovviamente. I piccoli presidenti non ci stanno, soprattutto Zamparini che è un mostro ad allestire rose quotate e performanti. Ma questa non può essere colpa della LEGA né della FIGC.

Soluzione numero tre: si dividono equamente. Si divide la quota totale esattamente col numero delle società di Serie A (procedimento analogo per le altre leghe). Problema: viene sconfessato un criterio molto molto semplice e oggettivo. Chi fa vendere di più e chi meriterebbe di più prende una quota uguale all’ultimo arrivato o a quello meno parsimonioso o a quello che ha completamente sbagliato il progetto tecnico. E viceversa. Esempio lampante: la Juve degli ultimi due anni non meritava guadagni, con questo sistema avrebbe invece preso una quota uguale a quella della squadra prima classificata. Secondo me è demente.

Soluzione numero quattro: si analizzano tutta una serie di dati al fine di valutare la virtuosità di una società di calcio. Chi è la società più virtuosa? Quella che ha un ottimo rapporto guadagni/spese? I criteri qui possono davvero essere tantissimi: nazionali in rosa, giocatori italiani in rosa, giovani in rosa, prodotti del vivaio in rosa, affluenza allo stadio, stadio di proprietà, debiti, ricavi e via dicendo. Seppur complesso, questo tipo di soluzione sarebbe in realtà l’ideale perché costringerebbe i Presidenti a operare nel bene e cercando il meglio. Purtroppo però TUTTI i Presidenti hanno la coscienza sporca sotto questo punto di vista e quindi preferiscono intascare, intascare e intascare e mai lavorare. Bla bla bla, è lo sport che preferiscono.

In merito a quest’ultima polemica porto un paio di esempi a caso:

  • negli ultimi 2 anni la Juve non poteva intascare soldi visto che ha operato molto male e ingigantito le proprie casse, in misura negativa ovviamente;
  • si parla di etica e di competenza, ma nessuno ha ancora evidenziato la malagestione di Moratti: debiti su debiti, fallimenti su fallimenti, in parte colmati con i trucchi di bilancio. E i cugini rossoneri non sono da meno, ma la stampa e le TV li proteggono e quindi sembra che sia tutto ok;
  • l’Atalanta-di-Milano che ha vinto 18 scudetti negli ultimi 4 anni ha fornito un contributo deprimente all’Italia-Calcio: nessun nazionale, afflusso pazzesco di stranieri. Per una squadra che si vanta del titolo nazionale è abbastanza triste;
  • quante sono le squadre italiane che attingono al proprio settore giovanile? Pochissime, se non nessuna mi verrebbe da dire. La Juve sembra volerci provare, ma anziché far rientrare Immobile preferisce pagare lo stipendio a Borriello. Restano solo le piccole, costrette però dall’impossibilità a investire ingenti somme di denaro sul mercato.

Ecco, mi piacerebbe sapere perché non si discute mai su/di questi termini, piuttosto si continua a parlare a vanvera e a produrre sempre poco. Compresi quei fenomeni da baraccone che si riempiono la bocca di belle parole, ma che non riescono mai a combinare nulla (ogni riferimento ad Arrigo Sacchi è voluto e non casuale!).

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E il resto? Mancia!

Parto da un aneddoto successo sabato mattina quando Milan-Juve ancora si doveva giocare. Ero in coda alla cassa del supermercato vicino casa e osservo una donnina di circa 60 anni che contava e ricontava gli spicci ridati come resto dalla cassiera. Nel frattempo il mio sguardo smarrito, visto che non si decideva ad andare via, si posa su quello della cassiera che ricambia il mio smarrimento con l’espressione tipica di chi ti vuole dire: “cosa ci vuoi fare?”. Quando la signora finalmente se ne va ed è il mio turno chiedo alla cassiera: “ma fa sempre così?” “Si” è la risposta, “conta e riconta più volte i soldi per essere sicuri che non manchi neanche un centesimo … e se ce ne manca anche solo uno sapessi come strilla”. “Be è giusto”, replico a mia volta, “sarà pure un centesimo, per quel che vale, ma magari per lei è tanto”. “Va bene”, ribatte la cassiera “ma una volta, VOLUTAMENTE, gli ho ridato un €uro in più, proprio per vedere cosa avrebbe fatto, e vuoi sapere cosa ha fatto? Non ha detto niente e se li è tenuti!”

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Sono passati quasi due giorni da Milan-Juve e francamente non ne posso più. Anzi, se siamo tutti d’accordo proporrei di assegnare direttamente i tre punti al Milan, anzi diamoglielo subito questo scudo e non ci pensiamo più … tanto loro hanno stile e noi? Noi ruvviamo!

No. La cosa che mi fa incazzare (a proposito … si può dire?) di brutto è questo paraculismo ipocrita che permea il mondo del calcio, dove se sbagliano contro di te allora … apriti cielo.
“C’è la congiura!”
“Ce l’hanno con noi!”
“Non ci vogliono far vincere!”
Etc etc.

Di contro se sbagliano in tuo favore: prendi, incassi e porti a casa. Zitto zitto!

Eh no, scusate. Questo è disonesto!

Senti le dichiarazioni del fenomeno mangia allenatori rosanero: “l’arbitro ha falsato la partita (Siena-Palermo). Non ci fanno vincere. E’ una congiura!”

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Bravo Zampa: ma perché le stesse cose non le hai dette l’anno scorso quando in Palermo-Juve ci furono negati rigori mostruosi?

Ho fatto il nome di Zamparini perché onestamente non lo sopporto come personaggio, ma la carrellata è lunga, anzi lunghissima. Mi ricordo ad esempio di Cragnotti. Altro campione. In tutti i sensi! Nel campionato finito nella piscina di Perugia per tutto il girone di ritorno sparò a zero sulla Juve, sulla dirigenza e sui giocatori definendoli ladri e contestando la regolarità di quel campionato. Poi ovviamente, a campionato vinto grazie all’arbitro tifoso laziale, di colpo tutto diventò regolare.

Eh no cari presidenti, dirigenti e accompagnatori vari. Noto che mancate un po’ di coerenza. E visto che infatti ci marciate, accusate Buffon di essere antisportivo solo per aver detto la verità su quello che tutti, e ripeto TUTTI fanno. Ovviamente però essendo Buffon juventino vero (a proposito: ti chiedo scusa caro Gigi per aver scritto più volte, lo scorso anno, che era ora che cambiassi casacca), allora tutti ad indignarsi, a chiedere l’esclusione dalla Nazionale, la squalifica a vita, la retrocessione e così via.
Ovviamente nessuno a chiesto a Vergassola perché non ha detto subito all’arbitro che stava giocando a pallavolo in area o al macellaio Mexes che aveva dato un pugnetto (ma piccolo piccolo) al tronista.

Signori ve lo posso scrivere a caratteri cubitali? Siete solo degli IPOCRITI!

E allora visto questo divento pure io ipocrita e lo scrivo: non me ne frega niente allora del gol/non gol di Muntari. Anzi. Sono contento. Perché tanto che “ruvviamo” lo avrebbero detto e scritto comunque. Anche senza alcuna contestazione. Cosa cambia? Tanto ruvviamo!

E godo all’impazzata vedendo zio fester andare in fibrillazione cardiaca, l’Allegro ma depresso fare le battutine in tv, i giornalisti-giornalai, o presunti tali, sclerare in diretta, l’”impunito” dire che non ha salutato nessuno della dirigenza juventina (magari lo andiamo a salutare noi quando lo vedremo finalmente a San Vittore) e tutti i tifosi starnazzare a destra e manca sulla Juve e sugli 11 guerrieri del Mister.
GODO!

E cassiere d’ItaGlia occhio che se mi ridate anche un centesimo di resto in più … col c**** che ve lo dico. Che dormo io?!

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Fermate De Laurentiis e le sue ridicole dichiarazioni

Che il mondo del calcio è stato da sempre squilibrato e difficile da interpretare, a livello di politica del pallone, è un fatto talmente accertato ed evidente che risulta banale puntualizzarlo. Ma adesso stiamo toccando, limitatamente in Italia, punte ridicole e, francamente, deprimenti. Mi riferisco a De Laurentiis, una figura che avevo accolto tanti anni fa con tanta euforia: pensavo che un top manager potesse realmente portare un po’ di luce in un mondo poco chiaro come quello del calcio italiano. Ma mi sbagliavo. Mi sono sbagliato. E anche di molto.

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Da un po’ di anni De Laurentiis ha deciso di impersonare un attore, peraltro non così bravo come quelli che ingaggio per i suoi film di successo. E nemmeno la sceneggiatura è delle migliori. Abbiamo assistito, specie negli ultimi mesi, a uscite senza senno, circa i più disparati argomenti pallonari. In questa settimana si è davvero superato.

Cominciamo dai sorteggi di Champions League, qualcosa che, in rappresentanza del Napoli Calcio e di Napoli tutta, doveva essere onorato con ben altre dichiarazioni. E invece… vittima, De Laurentiis, di un sorteggio poco fortunato che rischia seriamente di compromettere il cammino dei partenopei, il Presidente si è lanciato in un’accusa vuota e irriverente: “Come sapete” – cercando di nascondere, non riuscendovi, tutto il disappunto per le tre squadre che il Napoli si trova nel girone – “io non credo alla Champions. Perché noi presidenti non ci facciamo un torneo europeo?“. Di che razza di torneo parla? Rifacendomi alla Gialappa’s Band, cosa avrà voluto mai dire?

La Champions League è il massimo torneo continentale e, de facto, il massimo torneo mondiale dedicato ai club, visto che vi giocano i migliori giocatori del mondo e le migliori squadre del mondo. La formula della Champions League, modificata più volte nel corso degli ultimi anni, è andata cambiando per volere di alcuni club e di un organismo, la FIFA, che ogni tanto ci regala colpi di genio assoluti. Ma tant’é: lo spettacolo è rimasto immutato, forse meno affascinante di quando a sfidarsi erano solo e solamente le vincitrici dei campionati nazionali, ma questo è un mio personale pensiero. Se De Laurentiis non apprezza quello che è il torneo più ambito… che abbia il coraggio di rinunciare così da dedicarsi esclusivamente al campionato. Oltretutto non si capisce bene la sostanza della critica e dello sfogo: sarebbe opportuno mettere in chiaro i punti del torneo che lui vorrebbe modificare. In più, come dice bene Luciano Moggi dalle pagine di Libero, adesso viene il difficile: il Napoli dovrà scontrarsi con serie realtà europee e dovrà dimostrare di essere squadra. Piangere prima, accampare scuse e scatenare simili polemiche appare irriguardoso nei confronti di un destino che col Napoli Calcio è stato certamente benevolo (con ampi meriti di Pierpaolo Marino e dello stesso, ci mancherebbe, De Laurentiis). Anche perché questo atteggiamento potrebbe ritorcersi contro nel caso di vittorie clamorose.

De Laurentiis è comunque vittima di una farsa che ha investito parecchi presidenti, convinti davvero che bastava eliminare la Juve per guadagnare il posto che è (dovrebbe essere) solo dei grandi. Presidenti che sono rimasti scottati, forse anche più delusi di prima, prima di Calciopoli cioè. L’inganno di Auricchio e Guido Rossi è ormai svelato, ma le ferite sono ancora aperte. E sono quelle ferite che hanno permesso di eludere ogni tipo di regola, così De Laurentiis o Zamparini, Moratti o Preziosi, hanno potuto fare e disfare a loro piacimento. Ancora c’è qualche ostacolo e De Laurentiis lo sottolinea:

Non capisco perché il calciomercato è in mano ai procuratori e non a noi che gestiamo il gioco.

Vero, tutto vero, ma tutto anche normale e banale. Chissà in che Paese ha vissuto De Laurentiis prima di addentrarsi nei meandri del calcio. Chissà, soprattutto, che idea di calcio e calciomercato ha De Laurentiis che con i procuratori ha recentemente litigato e non poco: leggi il caso Criscito e alcuni giocatori napoletani, leggi le difficoltà di arrivare a Inler per le intromissioni della Juve, leggi le difficoltà nel placare i casi scottanti di Lavezzi e Hamsik (probabilmente nelle mani di Moratti, visto come si è conclusa la vicenda Pandev). Anche qui, però, De Laurentiis lancia la polemica, urla, sbraita, ma il discorso è vuoto di nuove proposte, di allettanti idee.

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De Laurentiis si confonde e confonde circa lo sciopero. Sciopero dettato dai calciatori per motivi che esulano dal contenuto di questo articolo, ma sciopero che doveva essere sciopero, e sciopero non è stato. Una buffonata assistere a due match fra quattro squadre di Serie A: Moratti contro Campedelli, Zamparini contro De Laurentiis. Quest’ultimo ha dimostrato la pochezza di serietà che oggi gravita sul calcio italiano: “Ho chiamato Zamparini ed è bastato poco per allestire un’amichevole“. E lo sciopero? E i milioni di tifosi traditi da beniamini che certo non escono bene da questa vicenda, ancora tutta da chiarire? In questo senso, il gesto più autorevole è stato quello di Della Valle: in busta paga verrà sottratto parte dello stipendio e i lavori, in casa Viola, sono rimasti chiusi. Che sciopero sia, in rispetto di chi sciopera per davvero e per motivi assolutamente ben superiori e seri di questi curiosi ragazzi privilegiati senza alcun briciolo di rispetto verso chi li fa grandi (cioè i tifosi che pagano, loro sì, biglietti, sciarpe, magliette, gadget, e via così). In quella che doveva essere la prima giornata del nuovo campionato, assistere a due amichevoli di siffatto genere è oltre modo ridicolo e – scusate, ma la penso proprio così – appare come una grossa presa per il culo.

Che poi, come qualcuno sottolineava oggi al bar, un’altra frase di De Laurentiis, alla luce dei risultati sul campo di quelle amichevoli, appare stonata, priva di senso:

Non vorrei che qualche presidente avesse tirato acqua al suo mulino perché ha 40 giocatori in rosa.

Il riferimento è limpido: la Juve di Andrea Agnelli che, a dire del Presidente del Napoli, sta agitando le acque con questo suo senso di parità, di equità e sete di giustizia per quanto subito dalla sua squadra in questi anni di processi veloci e farseschi. Detto in altro modo, se c’era squadra che non voleva giocare per via di defezioni, di cessioni e di acquisti non completati… questa è proprio la squadra del suo amico Massimo Moratti.

Mi avvio alla conclusione di questo memorial delle cazzate evidenziando forse la più grossa, forse la più volgare, qualcosa su cui i tecnici delle Nazionali dovranno ragionare e la Federazione Italiana dovrà (dovrebbe) prendere provvedimenti:

Non voglio più prestare giocatori alle Nazionali. Andrò a parlare con Blatter: le partite delle Nazionali si giochino a giugno, luglio e agosto, ma durante l’anno no.

Per me, commentare un simile scempio, è dura. E’ dura perché dovrei sciorinare brutti e negativi termini, parolacce a raffica, e non voglio farlo. Mi devo limitare a sottolineare che forse De Laurentiis è preda di un attacco virale, di quelli che attaccano le cellule nervose e impediscono di ragionare come nella natura dell’essere umano. Perché, e mi rifaccio ancora a Moggi, parlare troppo porta a brutte sorprese. Una manita è già andata in archivio e non è stato un bello spettacolo per il calcio italiano. Da adesso però, la manite potrebbero diventare ufficiali. E sbraitare è solo la reazione meno idonea per diventare grandi. E’ dei piccoli uomini con il capriccio di apparire grandi. Grandi per davvero, e non a parole!

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Incompetenti, teste di cazzo e merde: le parole giuste per le persone giuste!

E siamo finalmente arrivati alla chiusura di un primo cerchio. Durante i festeggiamenti per i sorteggi-poco-sorteggiati del prossimo Torneo Aziendale, Aurelio De Laurentiis, in veste di attore consumato, dice quello che tutti pensano di questo nuovo calcio pulito:

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Siete delle teste di cazzo… Basta, voglio tornare a fare cinema… Siete delle merde… mi vergogno di essere italiano.

Ho dovuto cambiare in corsa questo pezzo che in realtà era destinato alle terribili incongruenze fra il Napoli che è sceso in campo la scorsa stagione e le parole del suo Presidente, ma era troppo forte la tentazione di sottolineare la verità che De Laurentiis ha rivelato in questi semplici, piccoli, chiari suggerimenti-alla-persona.

Ora, e non c’è modo di eludere queste domande, ho pochi dubbi da sciogliere:

  • perché De Laurentiis è esploso così?

E’ evidente che c’erano accordi sottobanco che sono stati disattesi dal caso, semmai esista davvero un caso! E l’accordo sottobanco è una cosa volgare, ignobile e che non c’entra nulla con la trasparenza e il calcio pulito promosso con Calciopoli. Ovviamente è tutto falso: il calcio italiano, dal 2006, è ancoro più sporco, falsato e inferiore rispetto a tutti gli altri in Europa e nel Mondo. Perfino in Bulgaria ridono di noi.

  • a chi si rivolgeva De Laurentiis?

Qui la risposta è semplice: il controllo della Lega Calcio è de facto rimasto in mano a poche persone: Galliani, Moratti e i servi Cellino, Zamparini e Preziosi. La Roma non conta più ormai da anni. Se la Juve è stata fatta fuori è proprio perché questa alleanza ha retto i cordoni della vergogna: Moggi ha avuto problemi solo con questi personaggi qui. Ma adesso che succede?

Non era forse De Laurentiis a raccontare che dopo il 2006 il calcio era cambiato, che c’era spazio per tutti e le grandi non avevano più quel potere, che poi qual era questo potere sarebbe anche carino saperlo!

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De Laurentiis quindi ce l’aveva con Galliani, Moratti et altri. Se la coerenza, in questa Italia, non fosse un optional, perfino poco importante, si imporrebbe una scelta forte da parte di De Laurentiis, al pari di qualche scena clou dei suoi film: una bella conferenza stampa e… via a sputare i rospi. Ora, adesso, visto che c’è il tempo di rimediare a questi colossali errori. Ma non accadrà perché De Laurentiis ha tutto l’interesse a non creare problemi, a rimanere ai posti alti e godere di qualche buon piazzamento, lasciando ai soliti noti tutto il resto del malloppo.

Sarebbe pure carino capire quali siano questi errori che hanno mandato in bestia De Laurentiis.

Altrimenti… mi dispiace e me ne rammarico, ma sono d’accordo con Preziosi (chissà se proporrà a Galliani la metà della sua frase, così come i giocatori): la FIGC deve prendere seri provvedimenti per uno che ha alzato oltre modo i toni e provocato non poco imbarazzo all’Italia.

Ah già, imbarazzo, dignità, serietà: valori che questa FIGC non conosce più. Da almeno 5 anni.

Perciò siamo oggi nelle mani di gente incompetente (per stessa ammissione), di pezzi di m***a e di teste di c***o per diretta ispezione di uno che questo calcio l’ha promosso, cavalcato e ideato.

Complimenti a tutti e viva l’Italia!

P.S.

Faccio solo notare che da ormai 5 anni Moggi non è più nel calcio e i problemi sono aumentati. E gli scandali aumentati. E le partite sono più falsate di prima. E l’Italia è colata a picco nei ranking di tutto il mondo. Non è mica stato fatto un errore in quell’estate del 2006…?

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Zamparini e “non mi siedo al tavolo”: chi ha licenziato 35 allenatori?

Tempi duri per Zamparini. Il suo Palermo stenta ancora, nonostante l’avallo di Farsopoli, a entrare nella cerchia delle grandi. Il mercato non riserva particolari soddisfazioni. I problemi (leggi Nocerino, leggi Cavani ceduto per due noccioline, leggi Pastore, leggi l’assenza di un vero attaccante) sono costanti e sempre numerosi. Così come numerosi sono gli allenatori (ben 35 quelli cacciati).

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All’invito di Della Valle, certo non proprio un fuori di testa, certo non proprio il solito maledetto comunista, non ha ancora risposto nessuno. E addirittura Zamparini ha datto picche: “non mi siedo al tavolo”. Già, chissà perché.

Nel 2006 ebbe a dire, a conferma di un equilibrio mentale su cui nessuno scommetterebbe un solo centesimo, che il suo Palermo era stato danneggiato dal sistema Moggi. Ma sul sistema Moggi, in un’aula di Tribunale, il dottor Zamparini ha praticamente sconfessato se stesso certificando le stupidaggini date in pasto a TV e giornali in quantità industriale. Stupidaggini che sono poi proseguite nel tempo.

Zamparini fu amico di Galliani da cui elemosinò, ottenendolo, una vice presidenza di Lega.

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Zamparini è ora un amico di Moratti, salvo quando perde. In tal caso ecco cosa dichiara:

L’Inter è la banda bassotti, sanno solo rubare. Moratti? Si definisce da solo, se non si vergogna lui…

[leggi l'articolo completo]

L’unico slancio di serenità mentale e unico momento di presa di coscienza. Se lo vedete in giro, evitate di fargli vedere il portafogli: sta cercando di vendere disperatamente Pastore. L’affare che lui ha fatto è ai limiti del ridicolo: il 50% dei diritti è dell’agente del giocatore, il Palermo intascherebbe dalla vendita di Pastore soltanto il 48%. Quel maledetto sistema Moggi… 

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Zamparini: “L’inter sa solo rubare”. Bene, ora i fatti!

Piovono come sassi. Parole e accuse di Maurizio Zamparini, il clown del villaggio Italia che di professione fa l’imprenditore e come hobby cura gli interessi del Palermo Calcio.

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Ieri sera l’atto finale della stagione calcistica italiana, con il match benefico Atalanta di Milano vs Palermo, valido per la Quinta Edizione della Coppa del Nonno. Coppa che per regolamente prevede una finalista fra la Roma e appunto l’organizzatrice dei due tornei più importanti in Italia.

Al termine di un match che i giornali raccontano scoppiettante, arbitrata da uno degli arbitri più discussi della stagione, la squadra organizzatrice del Torneo Aziendale si è aggiudicata la Coppa che l’Onestissimo Senatore Schifani ha passato nelle mani, altrettanto onestissime, di Moratti che per l’occasione ha sfoggiato il solito nervosismo del tipo abbiamo-vinto-ma-non-ci-crede-nessuno-che-tutto-ciò-sia-vero. E la colpa, Dottor Moratti, non è la nostra.

Polemiche? Uhhhh, tantissime. Le dichiarazioni più interessanti sono quelle di Maurizio Zamparini:

L’Inter è la banda bassotti, sanno solo rubare. Moratti? Si definisce da solo, se non si vergogna lui…

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Rassicuriamo la mente equilibrata del patron rosanero: Moratti non si vergogna, se si è appuntato al petto scudetti altrui, mai nemmeno lontanamente avvicinati sul campo, perché dovrebbe vergognarsi di un sistema che lui ha creato e di vittorie a tavolino che gli sono costate fior di sacrifici?

La curiosità che sorge a un modesto italiano civilizzato è la seguente: avranno un seguito le parole di Zamparini? Detto in altro modo: qualcuno in Procura indagherà su quanto dichiarato?

Perché, ed è davvero lapalissiano, delle due l’una: o ha ragione Zamparini e allora si dovranno prendere provvedimenti, altrimenti il Presidente del Palermo dovrà subire punizioni severe, perché poi gli incidenti fuori dallo stadio hanno una radice molto netta e precisa, appunto le sue dichiarazioni.

Ma tant’é, in questo strano paese tutto è possibile, nulla è vietato.

Mi resta un ultimo dubbio: l’aereo che ha portato il Ministro dell’Attacco La Russa… l’ho pagato io con le mie tasse come al solito?

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La 29° giornata del Torneo Aziendale: cosa è successo?

Sono ventinove le giornate. Ne mancano nove al termine di questo entusiasmante Torneo Aziendale, quinta edizione.

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A Cesena la Juve non guarisce. Alessandro Matri firma altre due reti, ma non bastano per chiudere una pratica molto più che abbordabile, nonostante l’uomo in meno. Chiudere senza coppe a questo punto potrebbe essere solo un beneficio per la prossima stagione, in vista di una programmazione che non può trovare alcuna giustificazione.

Un giorno prima, chissà perché poi, l’Atalanta di Milano era stata ospite di un buon Brescia. Di 3 rigori da fischiare ne è stato concesso soltanto uno ai padroni di casa, contravvenendo a una parcondicio della moviola di cui Moratti andava fiero fino a qualche giornata fa. A fine partite le interviste per il clamoroso stop degli uomini di Leonardo hanno lasciato spazio a parole che, in quel preciso contesto, sono apparse ai più ridicole. L’ennesimo schermo per non prendersi responsabilità davanti a una professione che, purtroppo, chiama a un duro lavoro. Mi riferisco, per capirci meglio, a quel “Un brutto pareggio, ma perde di significato per quanto accaduto in Giappone” di Leonardo a una precisa domanda di un giornalista, dopo che lo stesso allenatore aveva già parlato di calcio con gli house organ.

A ora di pranzo il Milan, che poteva già chiudere la pratica Torneo Aziendale, ha fallito. Sarà stato per colpa di un guardalinee che voterà Italia dei Valori o Rifondazione Comunista, sarà stato per un certo nervosismo postTottenham (leggi Ibrahimovic), ma questo pareggio sa di sconfitta. Allungare a più 7 avrebbe significato navigare in acque tranquille nelle prossime giornate. Invece tutto è ancora aperto.

Curioso il commento Sky sull’episodio che ha visto protagonista Ibra. Un cazzotto, una confessione palese (come si potrebbe spiegare altrimenti gli occhi a terra di Ibra già prima ancora che l’arbitro facesse vedere il colore del cartellino?), eppure il commento ha fatto passare il gesto come uno schiaffo. Forse forte, addirittura! Già perché lo schiaffo è conteggiato come gesto antisportivo, mentre il pugno è calcolato come gesto violento. Balla un turno in più di squalifica. Vedremo cosa riuscirà a combinare Ghedini perché Ibra rischia di saltare il derby fra qualche settimana. Come a dire: chi di spada ferisce… di spada perisce (Galliani, do you remember? Ibra con la Juve squalificato, Krasic con la Juve squalificato).

Espulsione di Ibra

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Ancora più curioso il commento all’episodio nelle varie TV nazionali. Felipe Melo rischiò l’arresto, mentre Ibra va capito, va compreso. E’ solo un gesto censurabile. Ha tutta la stima, fra l’altro, di Antonini e Abate. Quasi come quando Eto’o sferrò una capocciata a un avversario del Chievo e la Cazzetta-Rosa poi mostrò quanti soldi il camerunese aveva sborsato per beneficenza.

Nel frattempo Guidolin dirige l’orchestra più bella del calcio italiano. Una sinfonia di tattica e di genio. Una batteria incredibile di centrocampisti che corrono come pochi e smistano come pochissimi palloni in quantità industriale. Zero o pochissimi lanci e una manovra da favola. Velocità e scatti, chiusure e ripartenze. E’ l’Udinese: quella di Di Natale (che Marotta avrebbe voluto a tutti i costi in bianconero) e Sanchez (che mezza Europa vorrebbe). Adesso è terza, e vallo a dire a De Laurentiis che il suo Napoli dovrà dividere quel gradino ancora per un po’. Fino a quando durerà lo stato di forma stratosferico dei bianconeri del Friuli?

Roma e Lazio hanno dato vita all’ennesimo derby senza emozioni. Intendendo emozioni tecniche. Tranne qualche spintone e qualche sporadico tiro in porta, non c’è stato verso di dire “che gran giocata”. Eroe del pomeriggio Francesco Totti. Era dal 2005 che non segnava in un derby e torna a farlo proprio adesso. Gran papera di Muslera nel primo caso, solito rigore nel secondo. Già perché Totti in gol su azione è ormai un terno al lotto. Sono però felice per Montella. Gentile ha denunciato i tecnici raccomandati (probabilmente riferendosi a Piagnisteo Mancini e al suo compare Mihajlovic), mentre l’Aeroplanino sta divertendosi e sta mostrando una intelligenza che francamente in pochi si aspettavano. Sta gestendo le grane giallorosse come meglio non si potrebbe, ottenendo buoni risultati (a parte la Champions).

E aveva proprio ragione Zamparini a proposito del modo di Delio Rossi di schierare in difesa gli uomini del Palermo. Adesso i rosanero perdono, ma con meno gol di scarto. Senza, oltretutto, segnarne nemmeno uno, cosa che non Delio Rossi capitava di rado. Involuto Pastore, fuori ruolo Ilicic e centrocampo che ha perso fosforo e un po’ di ordine. Ancora proprio non riesce a capire che il problema del Palermo è proprio l’uomo che ne detiene il potere assoluto, esercitandolo nel peggiore dei modi?

Sorte analoga per la Sampdoria di Cavasin. Come se il problema fosse l’allenatore che d’un tratto fa diventare campioni chi campione non lo è proprio, e mai potrà esserlo. Il miracolo Samp aveva quattro nomi precisi: Marotta (nonostante i facili commenti ironici che qualcuno farà alla luce dell’attuale Juve), Paratici, Cassano e Pazzini. Tolti questi quattro ecco che il valore aggiunto di una formazione mediocre è tornato sotto la soglia di guardia e i risultati non possono essere differenti da quelli che sono arrivati.

Discorso completamente opposto, e anche abbastanza misterioso, a Bologna. Cosa ha portato una formazione ormai data per spacciata sotto il profilo tecnico e finanziario a giocare un girone di ritorno da paura? Sarà stata la fame di calcio, finalmente spogliato da contratti e stipendi? Sarà stato perché proprio la non-garanzia di soldi (tanti, ma proprio tanti considerando quanto guadagna una maestra di scuola o un impiegato comunale che si fa un mazzo così per 6 giorni la settimana) ha portato i ragazzi a dare molto di più per la causa in corso e a moltiplicare energie per mettersi in mostra e prendersi una netta rivincita con la società, unica colpevole di un disastro annunciato e per il momento solo allontanato?

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Ravezzani su Calciopoli: mi sembrava strano…

Nemmeno 24 ore ed ecco il secondo articolo su Calciopoli. Nemmeno 24 ore ed ecco che torniamo al punto di partenza: a nessuno interessa veramente la farsa, a nessuno interessa veramente capire cosa sia effettivamente successo. Conviene viceversa a molti, moltissimi, perdurare in questa situazione completamente illegale e che ha portato il nostro calcio a un livello pessimo di educazione, rispetto, lealtà, risultati.

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Nemmeno 24 ore e i complimenti trasversali che si era beccato il buon Fabio Ravezzani adesso sono messi seriamente in discussione. E non che sia una critica, ma proprio un rimprovero. Non fai in tempo a mostrare coraggio che sei costretto immediatamente a rivedere le dichiarazioni e tornare a scrivere come prima.

C’è un fatto che comunque bisogna sottolineare con forza: Ravezzani è stato (mi fido di certe persone) molto coerente in questi anni. Ha una sua posizione che ha mantenuto stabile e perciò va apprezzato. E credo, sicuro di una sua intelligenza e indipendenza concettuale, che molti argomenti che lui reputa ancora pieni di mistero e dubbio sono in realtà molto semplici da capire e analizzare. E non già perché vengono visti da un tifoso bianconero o nerazzurro, ma perché è la logica che impone alcune semplici affermazioni e alcuni netti ragionamenti.

Svuotiamo la mente dagli ultimi 10 anni di calcio, anche 15 o 20. Proviamo a riassumere cosa è successo fino a Calciopoli, dal momento in cui la Triade ha preso in mano il progetto Juve di Umberto Agnelli rendendolo uno dei più interessanti e fortunati nella storia del calcio. Sarebbe un colpo basso riportare i centinaia di articoli internazionali che non hanno alcun interesse a difendere la Juve (anzi, varrebbe esattamente il contrario ragionando con un tasso di intelligenza pari a quello italiano, e cioè meschino) né a prendere posizione circa Calciopoli e il Processo di Napoli.

Da una parte la Triade che senza scucire assegni multimiliardari alla proprietà ha avviato una gestione pressocché perfetta in ambito finanziario e tecnico. Allestendo rose molto competitive e creando un gruppo di lavoro dai meccanismi ben collaudati. I risultati sono oggettivi e fuori discussione perché imporrebbero complotti in stile NASA (siamo mai andati sulla luna?) o chissà quali assurde storie di vittime, truffatori e via così. Non sempre la Juve partiva col favore dei pronostici, valutando le individualità in valore assoluto, ma le caratteristiche di combattività e organizzazione hanno avuto la meglio sui soldi, sugli investimenti, sul mercato.

Dall’altra parte c’è un Petroliere, un ricco Signore milanese con tanti soldi disponibili per un giocattolo che non ha mai trovato i giusti ingranaggi. Basta dare un’occhiata ai bilanci nerazzurri con perdite mostruose sulle quali ci sarebbe realmente da riflettere e indagare. Basta abbozzare una lista dei fenomeni di mercato acquistati a suon di milioni e miliardi poi rivelatisi un vero flop. Basti stilare un’analoga lista di tecnici che sono stati ingaggiati. Basti guardare una lunga sfilza di risultati piuttosto oggettivi e figli di un’improvvisazione che nel calcio non paga.

E’ paradossale, ma proprio la Juve degli ultimi 5 anni conferma quanto scritto fino ad adesso. Ed è quello che i tifosi bianconeri rimproverano alla società, senza per questo tirare in ballo complotti internazionali contro la propria squadra. Se il management juventino fosse riuscito ad azzeccare pochi colpi di mercato e uno staff tecnico di medio livello, la Juve avrebbe avuto le capacità per competere realmente con la pochezza del calcio italiano degli ultimi anni. Questo è il più grande rimprovero ai comici Elkan e Blanc, o ai dilettanti allo sbaraglio quali Secco e Ranieri.

Viceversa per 15 anni abbiamo assistito a un continuo martellare su condizioni anomale del calcio italiano, perché Moratti ha insegnato a guardare sempre in casa altrui. Mai si sono riconosciuti errori palesi e gravi nella gestione dell’Inter, tipo i miliardi spesi per pagare un inconsistente Recoba (pupillo del Presidente) e chissà quanti altri giocatori, o i colpi di mercato naufragati nel nulla. Una rabbia che tutti i tifosi hanno mostrato costantemente nei confronti della proprietà e sagacemente virata contro un obiettivo preciso: la Juve di Moggi, Giraudo e Bettega, rea di vincere e dominare, senza i mezzi economici di Moratti, ma con competenze nemmeno lontanamente paragonabili a quelle in casa nerazzurra. Rabbia trasformata in inganno chiamato Calciopoli. Unico strumento per poter sovvertire il campo e provare una folle ebbrezza di vittoria, folle quanto falsa.

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Caro Ravezzani esistono documenti e intercettazioni, come dice lei, e soprattutto centinaia di testimoni. Esistono filmati ed esistono logiche dello sport che non riescono proprio a dar credito a Calciopoli. Anzi intimano, se non si vuol perdere dignità e faccia, di pensare esattamente al contrario.

Ciò che lei rileva su Narducci e il modo di condurre una vicenda così pesante e vigliacca è corretta e andrebbe spiegata con molta più precisione, con molti dettagli. Perché delle due l’una: o Narducci ha condotto malissimo il suo lavoro, unidirezionale e con una qualità molto bassa di dignità e deontologia professionale, o la conduzione è stata dettata e quindi è stata truccata. La seconda ipotesi, molto più plausibile della prima, mette ai brividi perché ciò vorrebbe dire che il movimento del calcio italiano è stato ingannato, plagiato, stuprato (stavolta sì). E qualcuno dovrà pagare per questo.

Non tornano infine dichiarazioni e tempi. Sui tempi siamo costretti tutti quanti ad attendere. Ancora attendere. C’è un giudice, tal Casoria, che si è espressa in modo molto netto e pesante e per questo ha messo tanta paura in Moratti, in Narducci e Compagnia Cantante.

Non torna il ragionamento di De Laurentiis per esempio che ebbe a dire che dopo Calciopoli c’è stato spazio per tutti, mentre rileggendo i vincitori del Torneo Aziendale si nota solo l’organizzatrice del Torneo con al più qualche apparizione della Roma nella Coppa Aziendale (cioè le uniche formazioni a essere state tenute fuori da Calciopoli). De Laurentiis ebbe a dire pure che ora il calcio è pulito, salvo smentirsi ogni santa domenica in cui il Napoli non prende 3 punti gridando a complotti, a un Napoli che dà fastidio, a campionati paralleli e via così. Riducendosi a buffone, prima ancora che incoerente.

Non torna il ragionamento di Zamparini secondo cui non è il suo atteggiamento a fare male al Palermo, ma qualche altro strano complotto che vuole i rosanero fuori dal quarto posto e dalle Coppe. Avrà creduto sul serio ai propositi di scudetto di Zenga, cacciato dopo pochi mesi dallo stesso Zamparini?

Non tornano le dichiarazioni e le intercettazioni, alcune delle quali, caro Fabio Ravezzani, sono molto più gravi rispetto a quelle imputate a Luciano Moggi.

Non tornano le dichiarazioni di Preziosi secondo cui bisognerebbe chiudere la pratica Calciopoli in modo veloce e indolore. Indolore per chi? Ha qualcosa da nascondere?

Non torna la parcondicio arbitrale su cui nessuno ha mosso un dito e la sola frase è invece di una volgarità e di una pericolosità unica nel suo genere.

Basterebbe che Nucini tornasse a rispondere, magari davanti alla Casoria. Basterebbe che il Petroliere si presentasse in aula a rispondere a semplicissime domande. Poi la giustizia farà il suo corso. Sempre che è questo che l’Italia vuole davvero? Ma ho i miei dubbi.

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