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Tag: zazzaroni

La prova tv e la regolarità del campionato

Episodio di Cagliari-Roma. Destro insegue il suo avversario, tenta una prima volta, poi gli molla un pugno e poi casca da solo, senza essere stato colpito, simulando un colpo da ko mai ricevuto. Sarebbe colpo violento a palla lontana più simulazione. Risultato: la Roma si sente offesa, Caressa perde le staffe in diretta, l’opinione giornalistica si dice allarmata.

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Pure Zazzaroni è stato costretto al passo indietro, senza contare che Caressa ha poi rettificato con “sarebbe meglio che Destro tenesse le mani al proprio posto”. E si riparla di regolarità del campionato. Addirittura, l’uscita della Roma è ancora più bella: “Se lo squalificano è per la moviola”, per bocca di Garcia che non sta infilando due cose coerenti, nemmeno per sbaglio.

Non è moviola, di certo non è falsa come il famigerato gol di Turone, con taroccamento delle immagini scoperto solo 20 anni più tardi, e cioè solo qualche mese fa. Si chiama, a termini di regolamento, prova tv.

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E sempre per il regolamento, visto che l’arbitro ha visto soltanto la parte finale dell’azione, con Destro a terra e il giocatore del Cagliari pure a terra, la prova tv ha evidenziato la doppia irregolarità di Mattia Destro.

La campagna contro Chiellini, le memorie su Montero, i ricordi di Davids, sono allucinante forzature di una realtà così lapalissiana da far rabbrividire il più acerrimo antijuventino.

E toglietela la squalifica a Destro: ci sarà più gusto. Ma qui le moviole appaiono e scompaiono solo quando fanno comodo. Qualcuno insinua che le TV ce l’hanno contro la Roma, senza contare il gol regolare di Peluso che avrebbe eliminato la Roma in quel di Coppa Italia, due mesi fa. Vale sempre, o non vale mai, questo fatto che le TV proteggono la Juve?

Ma torniamo al campionato. In particolare, cerchiamo di capire quest’ondata di fetida illogicità, partendo da Malagò. Le immagini sono quelle, la partita è Cagliari-Roma, il protagonista è Destro. Fine. Ci sembra di aver detto tutto. Per il resto, ci saranno le pagine di De Paola, le opinioni di Sconcerti, perfino il buon Liguori a libro paga di Berlusconi.

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Juventini in Nazionale: figli di un Dio minore?

Finisce la Confederation Cup fra le solite vane polemiche. Vane in realtà non lo sono: fanno parlare, fanno vendere, accendono i cuori. Di un Paese che non finisce di stupire, anche se in negativo.

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Terzo posto, in uno di quei tornei che se se lo vinci o lo perdi non cambia moltissimo. Come ha detto bene Chiellini “alla fine è importante aver trascorso un po’ di tempo insieme, perché è così che si cresce“. Pensiero nobile, ma poco afferrabile da chi ha solo voglia di litigare e sputare fango. Preferibilmente contro i soliti.

Vale un motto: non importa che sia vero, l’importante è dare contro al bianconero!

Se solo si fosse chiamato Giaccherini

Negli studi RAI, fra un ballerino e un segato – rispettivamente Zazzaroni e Stramaccioni, la cui rima è molto pericolosa visto che vanno in coppia – si esalta la totale inconsistenza delle opinioni. Si passa perciò dal solito vile attacco a Giaccherini che Zazzaroni sottolinea “non facente parte di nessuna Juve titolare” alla campagna marketing pro El Sharaawy, passando per una boutade su Buffon che Bizzotto scambia sempre per Zoff in telecronaca.

Bonnie e De Sciglio: trova le differenze!

E mentre Bonucci è stato silurato sul Web, De Sciglio acquisisce quasi punti per il rigore sbagliato. Concetti paradossali a cui conviene quanto meno rispondere.

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Partiamo proprio da Bonucci e dalla difesa tutta. Non basta schierare gli uomini juventini per ritrovare la solidità juventina. Idiota chi semplicemente lo pensa. Conte è Conte, Prandelli – col massimo rispetto, e lui sa cosa sto per dire – è Prandelli e la Nazionale non è la Juve. Schemi e meccanismi bianconeri valgono in quell’orologio di tattica costruito da Conte. Barzagli bollito, Bonucci inadeguato, Chiellini scarpone e Buffon pensionato. Umiliazioni di opinionisti col patentino di giornalista: vergogna!

A Zazzaroni, per l’ultima volta, proviamo a rispondere in questo modo. Metta da parte i rosicamenti per il suo tifo nerazzurro. Giaccherini non è titolare nella Juve perché ha davanti gente come Pirlo, Vidal, Marchisio e Pogba. Ma gode della profonda stima di Conte che lo usa quando può, quando serve. E sì che qualche partita l’ha risolta il buon Giak. Fosse milanista o nerazzurro a quest’ora i giudizia sarebbero completamente diversi. Prova ne sia El Sharaawy, incensato di complimenti e vai a capire il perché. Un 2013 da incubo per il faraone che dovrà fare attenzione al suo percorso di crescita. Ma conta la maglia e a Galliani i favori si fanno con piacere.

Buffon: il rispetto arriva dall’estero

Favori che, in modo imbarazzante, non riguardano Buffon. Uno di quelli che il mondo ci invidia. Ieri, finita la gara, all’appello di chi lo ha applaudito fragorosamente mancava solo Papa Bergoglio. E gran parte del tifo italiano. Triste vedere Buffon ai microfoni sentenziare “mi sento umiliato da certe critiche“. Mentre è Prandelli a ristabilire un minimo di serietà: “In Italia si dicono tante fesserie“. Gli uomini veri ormai si contano sulle dita di una mano in questo strano mondo del pallone. E fra questi menzioniamo Bonucci, pronto a tirare il rigore alla faccia di chi lo dava per depresso. Un anno fa la caccia all’uomo, con 3 anni e mezzo di squalifica con un televoto fra i tifosi antijuventini e sostenuto da Palazzi; oggi con quello strano pensiero di mortificarlo per un rigore gettato in tribuna, come Baresi, Baggio, Di Biagio, Albertini, De Rossi, Di Natale e… la lista è lunghissima!

Infortuni: paghiamo sempre noi?

Finiamo con la situazione infortuni. E’ di oggi – e per noi è un sospiro di sollievo – la news che riguarda Balotelli: recuperabile per il Milan nel giro di due/tre settimane. Mentre attendiamo che qualcuno ci indichi lo status di Pirlo e Barzagli e Marchisio. Spremuti pure Giaccherini e Chiellini, ieri Zazzaroni sottolineava la supremazia del Milan nella formazione iniziale di Prandelli. Ed ecco un altro punto su cui la dirigenza juventina dovrà migliorare: occorre rispetto, occorre soprattutto guardare molto in casa bianconera e molto poco in casa azzurra. Come fa Galliani. Come non fa Andrea Agnelli.

Scusate, ma è da un po’ che non riesco a tifare per benino la Nazionale e a certe cose proprio non riesco a non rispondere.

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Zazzaroni contro Giaccherini: chi butti giù dalla torre?

Siamo un popolo strano, stranissimo. Un giornalista può permettersi di prendere in giro un giocatore, sulla base di una critica che, con quel tono, non lo è più, non lo è mai. Zazzaroni contro Giaccherini: chi butti giù dalla torre?

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La situazione è la seguente. C’è un commissario tecnico, tale Cesare Prandelli, che ritiene Giaccherini una pedina importante del suo sistema di gioco. Vuoi perché di esterni forti italiani ce ne sono pochi, vuoi perché ogni allenatore ha le proprie convinzioni. Vuoi soprattutto per la duttilità mostruosa di un ragazzo che si è sudato tutto ciò che oggi ha o è.

La Juve con Giaccherini ci ha vinto due scudetti e una Supercoppa Italiana. Conte aveva ricordato, con tanto di gesto verso la tribuna dei giornalisti, che quel ragazzo che aveva regalato il passaggio del turno in Coppa Italia si chiamava “G I A C C H E R I N I”. Nello stesso tempo Conte deve scegliere il meglio da mandare in campo, col suo 3–5–2, e allora con Vidal e Marchisio e Pirlo la scelta non si pone nemmeno. Tanto più se a disposizione hai uno come Pogba.

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Zazzaroni critica proprio questo paradosso: panchina nella Juve, titolare in Nazionale?

Chissà cosa penserebbe del ruolino di Podolski. O cosa penserebbe di numerosi altri casi di gente che in Nazionale si trasforma. Guarda De Rossi: scaricato dalla Roma e dai suoi due ultimi allenatori e perno di Prandelli. Ma con Giaccherini il gioco ironico riesce meglio.

A Zazzaroni mi viene da dire che forse la Juve ha gente troppo più forte di Giaccherini da far giocare titolare, una condizione che alla sua Inter manca. A Zazzaroni mi viene da dire che occorre equilibrio e rispetto quando si ha un ruolo di commentatore e di opinionista. A Zazzaroni mi viene da dire: scusi Lei è un giornalista? Fatichiamo a credere più a questa condizione che a Giaccherini titolare.

Questione di prospettive.

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Una domenica di ordinaria follia

L’apertura della Domenica Sportiva è tutto un programma: “Ieri Conte ha esultato, ma ne parleremo dopo”. Negli studi Mediaset si è addirittura portato un polveroso libro dal titolo “Regolamento del Calcio – FIFA”. Non sapevo nemmeno esistessero dei commi sulle esultanze degli allenatori, ma Cesari è riuscito a trovarli. Oggi… non ho il coraggio di aprire i giornali. Benvenuti in Italia.

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E’ stata una domenica bestiale, e non è una citazione della famosa canzone. Il pomeriggio è filato liscio.

Nemmeno 120 secondi e al Napoli viene concesso un generoso rigore. Per carità il fallo forse c’era, solo che comincia fuori area. Hamsik allora non era un’eccezione: se atterri un napoletano poco fuori area, la nuova regola impone di assegnare il rigore. E così l’innamorato Cavani si può sbloccare. Ai microfoni, davanti a una immagine piuttosto chiara, Walter Mazzarri si traveste da Ray Charles e fa finta di aver visto una cosa che lo schermo continua inesorabilmente a non mostrare.

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Passano tre giri di orologio e in un altro campo, al ping di Napoli si risponde col pong del Milan. Rigore molto generoso su Balotelli che grande e grosso come é si schianta a terra abbattuto da un caccia, probabilmente. Di questo passo Cavani ed El Shaarawy devono preoccuparsi per la classifica cannonieri. Sannino si lamenta a fine partita, ma gli vengono concessi giusto pochi secondi. Mentre Allegri fa l’apologia di Messi e per poco non ci scappa la richiesta di eccessiva inferiorità e quindi la ripetizione dell’ottavo di finale al Camp Nou. Su Zapata nessuna domanda.

L’ilarità regna sovrana e così Pioli si prende tutta la scena. Mondonico, quello che esultò mostrano a uno stadio intero una sedia alzata provocatoriamente sopra la testa, diventa beato, quasi santo. Zazzaroni, dopo un tip tap e un tango, descrive perché “Antonio, che è un mio amico, ha sbagliato”. A distanza di 12 ore non ho ancora capito le sue spiegazioni. Collovati, giustamente, gli fa notare come a Bologna i tifosi bianconeri erano 15 mila e molti di questi erano proprio in tribuna, nel lato a cui Conte ha mostrato i pugni al cielo. Civoli, che purtroppo non ha potuto godere della sua Inter, si dice invece esterefatto dall’atteggiamento di Conte “per il quale prevale l’istinto”. Conferma la sensazione pure Italo Cucci: Italo chi?

Torino-Lazio giocano sotto la neve, mentre ai nerazzurri questa condizione viene depennata. Troppo stanca, troppi rischi. Zazzaroni, dall’alto della sua fede nerazzurra, tenta addirittura di far passare il rinvio come un torto a Stramaccioni: meglio di un film comico di Leslie Nielsen.

Detto in altro modo. Per il Napoli è ok il rigore fuori area, nessuno si scandalizza. Al Milan prosegue la fortuna di vedersi assegnare un rigore a partita: fra un po’ c’è la Juve, occhio ai falli di schiena. Zapata prende il giallo e nessuno fa rivedere le immagini. Conte, che sta stravincendo, non può esultare. Tutto normale. Tutto così maledettamente normale. Solo in Italia, però!

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Zazzaroni vorrebbe la censura per “iojuventino”

Ivan Zazzaroni, il magnifico giornalista sportivo, il virtuoso ballerino, l’uomo con lo shampoo in tasca, stavolta ha superato la misura.

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Risponderemo per le rime.

Ieri sera, durante le amenità che si raccontano nella Domenica sportiva della Ferrari (quella con Mondonico, Bacconi, Collovati, Gnocchi e, appunto, Zazzaroni), l’uomo che vive, bene, grazie alla libertà di stampa ha lanciato una crociata contro i blog della rete.

Lo so, voi direte “ing, che cazzo ci facevi davanti alla televisione a vedere un programma come quello?”. Volevo sentire un po’ di cazzate. Appunto.

Orbene, dopo averci fatto vedere mezz’ora di giornalismo epocale su Sampdoria-Genoa, la Ferrari ha introdotto Inter-Cagliari preannunciando i veleni del dopo partita. Fatteci sentire le parole del presidente degli onesti ( “… non vorrei tornare a storie del passato…” ), ha mostrato la pagina del sito della Juventus con il NO COMMENT che spiccava sul fondo nero ed ha spiegato che la Juventusaveva messo in rete il comunicato del 2011 dove il Procuratore federale aveva accusato l’Inter di illecito sportivo (rapporti Facchetti-arbitri), dichiarandola peraltro non perseguibile per sopraggiunta prescrizione.

In studio si è visto e sentito di tutto.

Il giornalista Rai presente (mi scuso con l’esimio professionista, ma non ne conosco il nome), con un’espressione minacciosa, riprendeva la Ferrari per aver definito solamente “un po’ forte”  il comunicato della Juventus:  “Un po’ forte? Ma è un fatto gravissimo, mai visto prima. E poi Moratti, nelle sue affermazioni, non ha mai fatto il nome della Juventus!”.

Ma non siamo mica stupidi, signor esimio professionista!

Collovati aggiungeva un laconico: “Ma lo sapete che nel 2006 una squadra come la Juventus, giustamente, è andata in serie B? Comunque bisogna porre fine, una volta per tutte, a queste polemiche”.

Giustamente cosa, Collovati? Ma hai mai letto le sentenze? Se non le hai lette, leggitele. Nessuna partita falsata, campionato regolare.

Fine alle polemiche Collocati? Ridateci gli scudetti scippati e ripagateci il danno economico e vedrete che finisce tutto.

Interveniva allora il mitico Zazzaroni. Da non credere, se non l’avessi ascoltato con le mie orecchie.

Le polemiche non finiranno mai perché esistono i blog della rete”.

Noi giornalisti non possiamo fare nulla contro uno strumento come la rete”.

I giornali arrivano a centinaia di migliaia di lettori, la rete (purtroppo, avrebbe voluto aggiungere) a milioni di persone”.

I blog tolgono ai giornali la materia sulla quale scrivere”.

Con i blog si andrà avanti per sempre a parlare di rubentus e prescritti”.

Tutto questo succede per colpa dei blog”.

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Ripetuto più volte, in totale delirio da schermo televisivo.

Zazzaroni, qui non si balla sotto le stelle!!!

Noi blog, compreso il nostro “iojuventino”, siamo il motivo per cui le polemiche tra Inter e Juventus non finiranno mai?

Senza i blog, i giornali avrebbero già fatto terminare da tempo queste polemiche?

E certo che sì. Perché i giornali sono servi del potere.

Noi no. Fortunatamente per chi ama la libertà di stampa.

I giornalisti professionisti si sentono minacciati da noi “dilettanti”: loro hanno il diritto di indirizzare l’opinione pubblica, noi dovremmo tacere.

Alla faccia della libertà di stampa!

Zazzaroni, non l’ha detto ma è evidente, vorrebbe che ai blog venisse messo il bavaglio.

Così loro, giornalisti professionisti, potrebbero seguitare ad esercitare il mestiere senza il fastidio di concorrenti scomodi e per giunta più letti di loro.

E no, caro ballerino.

Nessuno ci puo’ censurare.

E, se non l’hai capito, noi siamo i veri nuovi giornalisti.

Liberi di scrivere la verità. Che è l’anima del giornalismo.

Non servi dello stipendio e del padrone. Non servi della tiratura.

Noi siamo il futuro, già presente.

Scomodo, ma onesto.

Giù le mani dai blog, signor Zazzaroni.

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Rivoglio Giancarlo Padovan alla guida di Tuttosport. De Paola dimettiti!!!

Mi erano bastati circa 2 mesi per capire tutto. E in soli 2 mesi la mia disaffezione per Tuttosport ha subito una flessione tuttora in corso. Non compro Tuttosport all’incirca da marzo 2008, cioè 60 giorni dopo l’avvento di Paolo De Paola alla direzione del quotidiano torinese.

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Cominciamo subito a chiarire un paio di cose. Uno che di professione, dal 1984, fa il vicedirettore della Gazzetta dello Sport non può dirigere Tuttosport. E’ come mandare Eugenio Scalfari a TG4 o, vicendevolmente, Emilio Fede a dirigere una rivista di politica. Assurdo, assolutamente un’assurdità.

L’ANSA che informava tutti del disastro fu questa:

Dal prossimo 9 gennaio Paolo De Paola assumera’ la direzione del quotidiano Tuttosport. Lo comunica ufficialmente l’editore del quotidiano sportivo, la Nuova editoriale sportiva Srl, dopo che sul cambio al vertice di Tuttosport erano circolate in questi giorni una serie di indiscrezioni.

“De Paola, 50 anni, sposato con due figli – ricorda ancora l’editore – laurea in lettere e’ attualmente vice direttore della Gazzetta dello Sport, testata nella quale ha svolto prevalentemente la sua attivita’ giornalistica sin dal 1984. Giancarlo Padovan che ha guidato il giornale negli ultimi cinque anni continuera’ a scrivere per Tuttosport in qualita’ di editorialista”

Una tristezza infinita. Uno dei migliori direttori del quotidiano torinese, tale Giancarlo Padovan, cacciato per motivi ancora sconosciuti. O meglio, palesi e lapalissiani. La sua cacciata ha favorito una delle tante voci della Famiglia che vedono la Juve non già come una filosofia di vita come piaceva all’Avvocato, bensì come una attività fastidiosa da dover portare avanti.

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A dirigere Tuttosport uno dei famosi paladini di Calciopoli, lui insieme all’infame redazione della Gazzetta. Solo in Italia è possibile un simile salto mortale a livello di ruoli, e francamente ancora non capisco come l’editore di Tuttosport abbia potuto commettere un tale reato.

Dal 9 gennaio 2008 le prime pagine di Tuttosport hanno fatto il giro del mondo per l’ilarità dei contenuti e dei titoli. Da quel momento la linea editoriale è totalmente cambiata. Solo alcuni sprazzi di autentico giornalismo a firma Alvaro Moretti o Vittorio Oreggia, tanto per citarne due.

Ivan Zazzaroni, notizia non confermata, ma di facile ammissibilità, si lasciò sfuggire un commento all’indomani dell’insediamento di De Paola a Torino: “Ma come?!? Un’interista dirigerà Tuttosport?“.

Con De Paola Tuttosport ha raggiunto livelli di idiozia disarmanti. La recente lotta verbale fra la Juventus e Tuttosport è solo una delle mosse intelligenti attuate da Andrea Agnelli che conosce benissimo l’azione contraria che De Paola sta esercitando su una possibile rinascita bianconera.

Con De Paola il calciomercato viene raccontato come peggio non si potrebbe. E il tifoso ha bisogno di essere indirizzato, guidato e bene informato sulla realtà fattuale in cui gravita la Juventus. Invece il Tuttosport degli ultimi anni ha sempre preso in giro tutti i tifosi, molti dei quali si sono fatti tristemente infinocchiare. Compreso il racconto delle partite o il fissare obiettivi irrealistici e poco coerenti con la realtà. Negli ultimi anni sono da imputare a Tuttosport alcune forzature contro cui la vecchia dirigenza non ha saputo reagire.

Oggi Padovan, uno che di calcio ne capisce sul serio, mica un Palombo qualsiasi, dirige CalcioGP, una fonte inesauribile di sano ragionamento circa l’ambiente e il mondo juventino.

Non compro Tuttosport dal marzo 2008 e tornerò a spendere quell’euro quotidiano se e solo se… Giancarlo Padovan verrà richiamato a guidare l’ultimo baluardo di difesa mediatica che ci resta. Pardon… che ci restava!

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