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Tag: zeman (pagina 1 di 5)

Cagliari – Juventus 1 – 3 / Il Maestro che sembra meno di un bidello

Chiediamo scusa ai bidelli: loro sì che lavorano, che sudano, e che guadagnano una miseria. Ma all’ennesima prova insufficiente, non capiamo più il motivo per cui Zeman è un grande maestro.

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Il Cagliari si presenta nelle condizioni ideali per permettere alla Juve di giocare in serenità e segnare con facilità. Supremazia numerica a centrocampo che ha permesso una fluida manovra di gioco, difesa e centrocampo poco compatti che hanno permesso ai centrocampisti di impostare e inserirsi con regolarità, fasce non presidiate. Come nei migliori sogni bianconeri.

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Si sblocca Tevez, si sblocca Llorente, va a segno pure un Vidal in netto recupero. Diffidati al salvo. Ci presentiamo così nelle migliori condizioni per Doha dove la battaglia sarà feroce.

Dove la formazione sarà la solita, col rientro di Bonucci al posto di Ogbonna. Con un Evra in crescita, soprattutto in fase offensiva.

Ultimo sforzo del 2014. Poi si riparte col botto!

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Inzaghi più vincente di Zeman. Poi c’è la Juve

Al suo primo agosto da professionista, Pippo Inzaghi risulta già più vincente di Zeman. Un trofeo estivo d’accordo, ma a leggere le pagine dei giornali, con grandi suggerimenti di Galliani, sembra del tutto azzerato il gap logico fra Juve e Milan. Buon per noi.

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Allegri ha di fatto messo in congelatore il 3-5-2, insistendo sulla difesa a 4 e su un modulo offensivo tutto da valutare.

Anche nel triangolare contro Milan e Sassuolo, i segnali sono sembrati chiari. Si parte dal centrocampo, motore impareggiabile della macchina Juve. Laddove si concentrano i migliori prodotti bianconeri: Pirlo in regia già in forma smagliante, poi il ritorno di Vidal (alla prima presenza stagionale), la conferma di Pogba, l’utilità di Marchisio. Con l’aggiunta di un Pereyra che ci tornerà molto utile durante la stagione. Così come non sono dispiaciuti l’intraprendenza e il dinamismo di Romulo.

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Da registrare l’assetto difensivo dove si alternano amnesie, ritardi di condizione e incertezze (leggi Ogbonna). Senza Barzagli e Chiellini, la Juve farebbe meglio a puntare su Caceres, ma certe ripartenze vanno limitate e frenate. La compattezza del 3-5-2 sembra leggermente smarrita quando i due esterni bassi si alzano e i centrocampisti (leggi Pirlo) fanno fatica a chiudere. Curare questo particolare, prego.

Mentre appare insostituibile la presenza di Llorente. Vale a dire un attaccante pesante, di grande stazza, abile sui palloni sporchi e ottimo spalle alla porta per ri-creare gioco, smistare palloni, far avanzare la squadra. Aspettando Morata, resta da capire il profilo del quinto attaccante.

In definitiva, una Juve che non ha smarrito il senso del gioco e che a 7 giorni dall’inizio ufficiale della stagione, si presenta con affascinanti dubbi tattici. Che Allegri dovrà sciogliere nel più breve tempo possibile.

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Juventus-Roma Solo il campo dice la verità

Roma è la città più bella del mondo. Ma si gioca a Torino e non c’è spazio per bugie o giochetti vari. Solo il campo dice la verità. L’ha detto Conte, ma De Rossi e Totti non comprendono bene la lingua seguendo il folclore del popolo giallorosso.

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Dalla moviola falsa di Turone al gesto di Totti e poi a quello di Lichtsteiner. Juve-Roma è una partita al veleno comunque la si presenti, dipende chi la presenta. Le allusioni di Zeman, senza alcuna conseguenza sul campo, e le non risposte di Chiellini, Bonucci e Conte. Questione di stile.

Il rientro di Pirlo costringe Conte a scegliere uno fra Pogba e Marchisio, col francese in vantaggio sul Principino. Negli altri ruoli la scelta è fatta. Tevez e Llorente guideranno l’attacco, mentre Barzagli, Bonucci e Chiellini dovranno stare attenti a limitare le sgroppate dei giallorossi che hanno dimostrato di saper usare bene il contropiede.

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Il cuore della sfida sembra proprio a centrocampo, dove la regia di Pirlo viene contrapposta a quella di De Rossi. Pjanjic e Strootman dovranno invece arginare la prepotenza di Vidal e Pogba. Probabilmente si sfidano i centrocampi più forti di Italia.

Altro tassello importante è la difesa. La Roma ha subito davvero poco, la Juve ha placato l’agonia di inizio stagione ristabilendo equilibri e distanze nel pacchetto arretrato. Di converso, si sfidano pure gli attacchi migliori della Serie A. Con Tevez e Llorente che si confermano intoccabili là davanti.

Comunque vada, il campionato resta aperto e ancora lungo.

Juventus-Roma: l'11 di Antonio Conte

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Parma-Juventus Step by step

La Roma sta letteralmente volando, ma non lo dite a Zeman. Del ruolino giallorosso te ne accorgi perché al bar o su Facebook i tuoi amici romani rivendicano anni di insuccessi attribuendoli a qualche forza malefica solitamente associata ai colori bianco e nero. Ma questa è un’altra storia.

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La Juve al Tardini cerca di accorciare le distanze. Purtroppo, un occhio al Torino va dato visto che il posticipo di domenica sera è proprio Torino-Roma.

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Accorciare le distanze, ma non solo: anche un segno di ulteriore continuità rispetto alle ultime partite in cui una Juve ritrovata ha riconciliato tutti i tifosi. Conte mischierà un po’ le carte facendo riposare qualcuno e dando a spazio a chi ha scarso minutaggio. La testa, inevitabilmente, va a martedì per la sfida col Real e poi al match contro il Napoli.

Qui c’è il primo trappolone di giornata: avere la testa completamente al Real e al Napoli, quando invece c’è da superare i gialloblu. Sfatando un piccolo tabu che dura da un po’ di anni. Da Ranieri a Del Neri passando per Conte, la Juve al Tardini non ha un grandissimo ruolino. E’ arrivato il pomeriggio di vendetta.

Affronteremo il tema tattico nel consueto articolo del dopo pranzo, intanto anticipiamo che Tevez non riposerà e che a Pirlo toccherà un po’ di panchina. Lichtsteiner e Vucinic rimangono ai box, mentre Bonucci rimane a Torino.

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Ah le regole, contano solo quando servono (a qualcuno)

Giorni deliranti. Un fine settimana senza Juve è duro da trascorrere. Fortuna che ora comincia un periodo che ci vedrà protagonisti.

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Nel frattempo è accaduto qualcosa. La regola che tiene fuori Berardi dall’Under 21 e che ha tenuto fuori diversi giocatori dalla Nazionale Maggiore, non vale per Balotelli. A questo ragazzo, che uomo ancora non è e forse non lo sarà mai, tutto è concesso. Può tutto. Gli si perdona tutto. Balotelli può fare le peggio cose e passare ora da vittima, ora da perseguitato, ora da indifeso. Quando la realtà è sotto gli occhi di tutti.

E stessa sorte è toccata a San Siro: la curva potrà riempirsi, anzi no, di certo lo stadio è aperto. Per carità: giusto così, ma l’opera di persecuzione al tifoso bianconero razzista e violento vale solo se il tifoso è – appunto – bianconero. Se è rossonero, i cori razzisti diventano goliardici e quindi chi di dovere chiude un occhio, la solita pacca sulla schiena e via al prossimo giro di cori.

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Le regole, quindi, valgono solo per alcuni. E solo se serve applicarle. Anche quelle etiche.

Già, perché anche Zeman la passa liscia. Dalla storia di Maurizio Schillaci arriva infatti la notizia che Zeman sapeva, nel suo passato di allenatore, di alcune partite truccate e non ha mai parlato né denunciato. Anzi, gli sono stati proposti pure dei match da truccare, lui ha gentilmente rifiutato, ma nessuna denuncia. Conte linciato e con l’etica sporca – secondo alcuni – mentre Zeman è un eroe.

E’ la solita Italia. Quella che tenteremo di dominare sul campo. Contro tutti.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Zeman esonerato: quel maledetto di Moggi colpisce ancora?

E chi glielo spiega al boemo che non può tirar dentro la Juve, stavolta? Che tipo di altra strana considerazione potrà mai fare il boemo a proposito di Moggi che non lo lascia in pace neanche a Roma?

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Altro giro altro esonero. Non è il primo, anzi è solo l’ultimo di una lunga serie. Zeman è uno degli allenatori più sopravvalutati della storia del calcio, uno che applica lo strano concetto “attacchiamo e che Dio ce la mandi buona”. Già, attacchiamo. Zero criterio, zero equilibrio tattico. Molti lo chiamano spettacolo specie da quando il boemo ha deciso di scegliersi l’avversario della vita, il più facile peraltro, il più semplice da gettare in pasto alla stampa italiana: la Juve.

In una puntata di Sportitalia sono state chiarissime le parole di un allenatore italiano, tal De Canio. Alla domanda del perché Zeman è così famoso nonostante risultati e andamento (attuale) della Roma, al contrario di tecnici che sembrano più preparati e che in proporzione hanno ottenuto migliori risultati, ecco come ha risposto:

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Forse perché ha deciso di attaccare la Juve rendendosi simpatico a certa stampa.

Il nostro massimo rispetto per una delle verità più lapalissiane di questo mondo.

Ora la Roma, che lo ha difeso, che lo ha voluto, lo caccia via. Esonero? Macché! Cacciata, è così che si dovrebbe chiamare questo provvedimento, con i tifosi che hanno esposto proprio ieri sera lo striscione “Via il boemo”.

Il problema è che adesso qualcuno davvero cercherà una giustificazione a questa ennesima cacciata: la Juve in qualche modo dovrà entrarci in questo discorso. E come al solito si eviterà di parlare di tattica, di tecnica, di psicologia, di gestione del gruppo, di equilibrio. D’altronde… siamo in itaGlia!

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Conte torna a parlare e punzecchia tutti: la Figc, i media, Zeman e Stramaccioni

È tornato il condottiero, è tornato il capitano di mille battaglie. È tornato Conte, ladies and gentlemen. Ed è più famelico che mai. “Senza di te non andremo lontano” gli cantavano i tifosi quando era ancora un giocatore bianconero. È vero, verissimo, forse mai un coro fu più profetico ripensando a tutto quello che è successo dal 2006 in poi. Le ingiustizie, la B, una società inerme, i settimi posti. E poi, improvvisamente, la luce. Uno scudetto meraviglioso. Un progetto di respiro europeo proiettato ben al di là dell’attuale situazione stagnante del calcio italiano. Un progetto che neanche l’ennesima farsa della (in)giustizia sportiva ha saputo scalfire. Ora possiamo dirlo, dopo quattro mesi di inferno, e sicuramente qualcuno che si aspettava un crollo verticale di una squadra privata del suo leader sarà rimasto deluso. Ma ce ne freghiamo, francamente, e guardiamo tutti dall’alto. Come è sempre stato e come è giusto che sia.

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È tornato a parlare Conte dopo la vittoria di Palermo e come sempre non è stato banale. Tra le sue parole emerge la rabbia di un uomo leale che sa di aver subito un’ingiustizia, la voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e la consapevolezza di aver plasmato un grande gruppo che in soli 14 mesi ha saputo assimilare tutti dettami del suo tecnico, diventati ormai degli automatismi.
C’è anche il tempo per una frecciatina tra le righe probabilmente indirizzata a Zeman e a Stramaccioni, oltre che a gran parte dei media italiani.
Ma soprattutto Conte ribadisce il suo pensiero sulla Figc e l’attuale giustizia sportiva, oltre a ringraziare il presidente Agnelli per quello che ha fatto in questi mesi.

Ecco le dichiarazioni del Mister rilasciate a Tuttosport:

La vittoria di Palermo significa che possiamo far bene sia in campionato che in Champions. Ricordo quello che dicevano certe persone lo scorso anno, cioè che la Juve vinceva perché non partecipava alla Champions e poteva preparare bene solo il campionato. E io a dire che la Coppa più bella l’avrei voluta disputare. E allora, come la mettiamo? La Juve è in testa al campionato e ha chiuso un girone difficilissimo al primo posto. E poi dicevano che ero un allenatore tifoso: ecco, mi sembra di aver dimostrato a questa gente che ho tante altre caratteristiche.

Ho una squadra speciale, fatta di uomini veri, che ringrazio. Stare per quattro mesi senza l’allenatore in campo è come una Formula 1 che in pista si trova con le gomme bucate. Un dramma, no? Eppure i giocatori e lo staff tecnico hanno mantenuto il ritmo. Non dimenticate che lavoriamo assieme da 14 mesi e se questa situazione si fosse verificata la scorsa stagione sarebbero stati guai. Adesso, invece, certi meccanismi vanno da soli e durante la settimana li miglioriamo.
Questi quattro mesi sono stati un periodo in cui abbiamo fatto cose eccezionali che non sono state messe in rilievo. Si è preferito esaltare altre realtà: ritorni di fiamma e tecnici emergenti facendo passare in secondo piano le nostre imprese. Una più bella dell’altra. E questo, in tutta sincerità, mi è dispiaciuto.
Mi è mancato tanto il profumo dell’erba in questi mesi.

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Durante la squalifica ho provato amarezza, tanta amarezza. Però mi sono rafforzato. E ho capito tante cose. Il mio pensiero non è cambiato. È sempre quello di prima, quello che mi è costato 25000 € di multa e una diffida. E poi mi sono fatto un quadro preciso sul nostro mondo. C’è chi mi ha sorpreso in modo positivo e chi in maniera negativa. Ma questa è la vita. La squalifica in confronto a una grave malattia è una sciocchezza, ma vi assicuro che non è stato piacevole andare a seguire le partite da un box. Per fortuna durante la settimana ho potuto lavorare sul campo con i miei ragazzi.

Anche stavolta abbiamo sbagliato molti gol, dobbiamo essere più concreti, questo è fuori discussione. Se alla fine il Palermo avesse pareggiato avrei rinchiuso la squadra negli spogliatoi del Barbera per due giorni. Scherzi a parte, questa è una situazione che miglioreremo. In allenamento curiamo molto la fase conclusiva e continueremo a farlo con ancora più attenzione.

La partita che ricorderò sempre di questi quattro mesi è quella di mercoledì scorso. Tutti parlavano di biscotto e invece abbiamo affrontato una squadra che voleva batterci per buttarci fuori dalla Champions. Siamo stati grandi, grandissimi, prendendoci i tre punti e vincendo il girone. Non era facile. Grandi, grandissimi. Novanta minuti che non cancellerò mai dalla mia mente.
Abbiamo fatto 38 punti e siamo arrivati primi in un girone europeo difficilissimo. Sarebbe stato difficile fare di più anche se ci fossi stato io in panchina, credetemi. E come ho detto prima, non dimenticate che stiamo assieme solo da 14 mesi, mica da una vita.

Da questa situazione sono uscito più forte di prima, ma non solo io. Anche la società. Ringrazio il presidente Andrea Agnelli che non mi ha lasciato solo neppure un istante. E anche il direttore Marotta che spesso ha parlato bene di me. Come del resto era giusto che fosse.

La Juve non l’ho mai persa. E ne ho avuto conferma proprio a Palermo, dove abbiamo vinto una partita su un campo a noi storicamente ostico. I siciliani hanno un ottimo allenatore e non meritano la posizione in classifica che occupano. Vincere come abbiamo fatto noi è sinonimo di grande squadra. Non avevo dubbi, gli impegni di Coppa non hanno frenato la nostra corsa.
Adesso bisogna continuare in questo modo, senza allentare la presa. È stato fondamentale conquistare i tre punti. Abbiamo dato dimostrazione di forza. Dopo la Champions questa è un’altra battaglia vinta, altro che stress o stanchezza da Coppa. Sono convinto che andremo molto lontano in tutte le manifestazioni.

Senza di te non andremo lontano, Antonio. Grazie di tutto e andiamo a prenderci tutti insieme quei sogni che ci meritiamo. Fino alla fine.

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Giornata numero 15: fra regali e finte proteste

Si chiude la giornata numero 15 che consegna una classifica interessante. Un trenino di squadre che la Juve non è riuscita a staccare viste le due sconfitte e il pareggio nelle ultime 5 partite di campionato.

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Si blocca la Fiorentina di Montella a cui pesa l’assenza di Jovetic, ma soprattutto l’assenza di un attaccante di peso. Ottimo il centrocampo, vero motore viola, tecnico e propositivo. Così come interessante è il pacchetto arretrato che ieri ha mostrato un Savic in versione goleador. Insieme a Conte, Vincenzo Montella è il miglior allenatore di questa Serie A per meriti conquistati sul campo. In breve tempo ha dato una forte identità al suo gruppo di ragazzi e un gioco ragionato e bello a vedersi. Quanto durerà?

Ciro Ferrara comincia la rincorsa alla riconferma. Molto paziente la dirigenza doriana che lo ha tenuto anche dopo una serie pazzesca di sconfitte consecutive. Ma questa Samp c’è: tanti ragazzi motivati, qualcuno davvero molto interessante, uno schema di gioco che prevede tanto attacco, ma che è mortificato dall’assenza di un finalizzatore. Occhio a Icardi, ma certo questo ragazzo è molto più seconda punta che bomber vero e proprio. Servirebbe Maxi Lopez e servirebbe pure il miglior Eder in appoggio a uno che segni, altrimenti Ferrara dovrà sempre sperare negli inserimenti da dietro. Benissimo Poli, meno bene Obiang, mentre Maresca alterna ottime prestazioni a opache performance. D’altronde è difficile fare il regista in una squadra sprovvista di ali forti e di punte vere.

Controllare i bonifici in entrata a Garcia, prego. Perché è fin troppo goffo l’autogol che consente a Stramaccioni di respirare. Oggi a leggere la rassegna stampa si ha l’impressione di una corazzata, quella nerazzurra, che ha vinto in modo netto. La realtà è di un progetto inesistente, un continuo ballare fra moduli e giocate solo tentate, un disequilibrio totale fra i reparti. Il Palermo ha rinunciato a giocare e si è infilzato da solo: speriamo lo faccia pure la prossima giornata.

Al Napoli va tutto bene. Rigore concesso, giustamente, a un maestoso Cavani: dove sarebbe il Napoli senza questo strepitoso giocatore? E rigore non concesso al Pescara nonostante il risultato al sicuro (si era sul 4-1). Dopo Chievo e Cagliari… ancora silenzio sui partenopei, con Mazzarri che continua non lamentarsi per questi regali ricevuti. Coerenza.

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Come la coerenza di Galliani che dopo la Photoshoppata di un anno fa contro il Catania dimentica di annotare il regalo, l’ennesimo, che permette al Faraone di pareggiare la partita. Partita che non ha mostrato un Milan in crescita, anzi: solo che al Catania mancava un Gomez in grado di pungere la difesa rossonera. Ma non importa: oggi si parla di effetto-Berlusconi e noi approviamo: a questo ritmo lo scudetto diventa davvero possibile.

Zeman ci ringrazi. Non leggerà questo blog, ma avevamo sottolineato come un ragazzo come Destro non poteva non giocare e infatti. Doppietta, terzo gol in due gare, soprattutto una prestazione come sarebbe piaciuta a Conte. E’ uno degli attaccanti da tenere in considerazione perché ha potenzialità incredibili. Solo che Roma non è l’ambiente ideale in cui crescere. Approviamo inoltre la doppia esultanza: la professione è professione, l’attaccante gioca per segnare, Siena è stata solo una parentesi nella carriera di Destro… per quale cavolo di motivo doveva rimanere immobile e non esultare? Ipocrisia di un calcio che ha perso ogni valore.

Chi ha capito l’intervista di Del Neri a fine partita è un pezzo avanti nel parlare una lingua sconosciuta. Non sarà tutta colpa sua, di certo Preziosi sta trovando negli allenatori il giusto appiglio per una stagione che non poteva certo essere migliore. Lo Monaco lo aveva capito e denunciato: non si può operare per conto di Moratti e Berlusconi e poi sperare che le cose vadano bene in casa propria. Nonostante la rosa sia qualitativamente di medio livello, a Genova si registra un ambiente completamente scarico dove non esiste un leader se non quel gruppo di ultras. Questi sono i risultati.

La legge dell’ex punisce l’Atalanta di Colantuono. I bergamaschi vengono soffocati da Gabbiadini che goleador non lo sarà mai, ma certo una buona seconda punta. Agile, ottima tecnica, ma deve crescere tanto a livello tattico. Come è cresciuto Diamanti: che giocatore! Si prende ogni tipo di responsabilità, realizza una punizione da urlo, ma occhio a non volare alto con i sogni: meglio essere un fenomeno in provincia che perdersi in una big.

Chiudiamo con Ventura. Cercare di trovare una giustificazione per rivendicare una espulsione sacrosanta la dice lunga su quanto a Torino, sponda granata, stia soffrendo. I discorsi sui primi 30 minuti trovano respiro solo a livello teorico. Ci sarà la gara di ritorno per rifarsi, ma la lamentela per non aver spostato la gara di Coppa Italia e il tentativo di gridare allo scandalo, fortunatamente tentativo mai cavalcato davvero, è un pessimo esempio di sportività. La stessa sportività riconosciuta alla Juve nel postpartita contro il Milan.

La stessa sportività che non registriamo in una redazione che dovrebbe far compagnia a Sallusti: lo striscione di Pessotto non vale l’approfondimento (giusto!) sul vergognoso telone su Superga. Noi rivendichiamo un nostro concetto: quelli lì non sono tifosi, e secondo me sono sempre gli stessi imbecilli che si travestono di bianconero, nerazzurro o rossonero per sentirsi importanti. L’importanza è data proprio da servizi giornalistici che ne cantano le lodi. Sui 39 angeli bianconeri non si intervista Don Albertini e non si scomoda praticamente mezza Italia, mentre su Superga sì. Spiegateci la differenza: noi non la vediamo. Bestie sono e bestie restano indipendentemente dai colori tifati. Così non è per certe redazioni. Sallusti è troppo solo, chi vuole seguirlo?

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Il caso Destro: “Con Zeman per giocare e vincere”

La giovane età ti fa dire cose che poi con la maturità non diresti mai, se non per farti due risate al bar. E purtroppo i procuratori tendono a guardare solo gli interessi economici del proprio portafogli, non certo l’interesse del ragazzo di cui curano la procura. Così come i Presidenti che continuano a ragionare di politica e mai di pallone. In questo mondo confusionario si inserisce il caso Destro.

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Vincere e giocare non possono andare nella stessa frase con Zeman: ecco l’errore nella dichiarazione che il ragazzo rilasciò al momento di firmare il contratto con Baldini.

In estate Antonio Conte aveva intercettato il ragazzo attirando la sua attenzione e stima. Probabilmente gli avrà spiegato come intendeva utilizzarlo, quali erano i piani tattici nella nuova Juve (quella attuale, n.d.a.) e come poteva cambiare il futuro del ragazzo. Mattia Destro era rimasto affascinato, ma poi Preziosi e il suo procuratore hanno fatto il resto, e hanno fatto male spingendolo alla Roma di Zeman.

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Abbiamo letto, io in particolare, numerosi articoli su un Destro già capocannoniere, su un Destro che poteva finalmente esplodere, su un Destro che avrebbe giocato in un certa maniera… invece siamo qui a raccontare tutta un’altra storia. Sono 8 le presenze di Destro e non scriviamo il minutaggio per non far arrabbiare gli estimatori dell’ex attaccante senese. Di certo c’è che un talento sta per essere bruciato nella Capitale dove Zeman ne sta combinando di tutti i colori. Per fortuna che Petrucci è riuscito a far approvare il 3-0 a tavolino in quel di Cagliari, altrimenti la Roma sarebbe ancora più indietro.

Un solo gol all’attivo per un ragazzo molto promettente e che aveva solo bisogno di un allenatore capace: capace di utilizzarlo a dovere, capace di gestirlo, capace di farlo crescere. Tanti gradoni, pochi chilometri in campo: ecco il resoconto dell’avventura di Destro con Zeman.

Tanti auguri Mattia, sai comunque che a Torino c’è qualcuno che ti stima. Di certo al posto di Matri questo ragazzo ce lo vedo bene.

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