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Tag: ziliani

Ziliani quereleato: finalmente!

Che Paolo Ziliani avesse confuso la fantascienza con il giornalismo è cosa nota ormai da tanto tempo. Uno che pensa davvero di fare informazione con i rigurgiti di nervosismo causato da una Juve stratosferica purtroppo si è messo in una cattiva strada. Strada che porta a scaricare sulla penna le proprie noie, i propri dissapori. Ma, appunto, questo non è il vezzo del giornalista. Solo che in questo Paese si può tranquillamente fare questa sorta di mal-mestiere fino a che, finalmente, qualcuno non arriva e querela.

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Ci pensano in questo caso Pieri e De Santis a denunciare Paolo Ziliani. Si fosse dedicato esclusivamente ai voti sarebbe stata una carriera molto buona, invece il fantasma di Moggi lo ha perseguitato come Moratti & Co.

Ci sarebbero tutta una serie di annate da denunciare, ma i due ex arbitri si sono limitati a citarlo per un articolo, quello intitolato “I pupazzi di Moggi”. Peccato che tutte le teorie di Ziliani si siano schiantate in Tribunale con le assoluzioni dei vari vertici federali e degli arbitri stessi, appunto. Ma di questo Ziliani evita accuratamente di fare menzione. Il suo è ormai un bel romanzo. Ci limitiamo solo a segnalare che Ziliani può ancora vantare l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti (albo che ha davvero molto poco senso in Italia), mentre il buon Mughini, per una pubblicità in un settore che non lo riguarda nemmeno da lontano, è fuori. E’ l’Italia bellezza!

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Un uomo chiamato coniglio: risposta a Paolo Ziliani

Questo è un contro-articolo al meraviglioso pezzo di Paolo Ziliani, quello obiettivo e che tutto dice pur di piacere a chi gli piace a lui! Mi è stato fatto notare da un’interista che ha allegato al link il commento “se pure Ziliani fa marcia indietro, siamo fottuti!”.

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Vediamo innanzitutto di schiarirci le idee. Ziliani non l’hanno preso a Zelig perché erano pieni e perché le sue storie non fanno ridere. Sono come quelle battute amare che non possono nemmeno essere definite satira. La satira attinge dalla realtà, lui si intinge di fantasia e di un rosicamento lungo 15 anni. E’ però un giornalista, ma della deontologia se ne fa poco. Lui scrive, parla, straparla e qualcuno addirittura lo paga. Il suo riferimento, in questo articolo al limite della ilarità più totale, è alla deposizione di Mancini Roberto, professione Piagnone.

Sotto giuramento e sotto le domande del suo difensore, pardon PM, uno dei testimoni chiave dell’accusa si scioglie come neve al sole. Si scioglie? O semplicemente è costretto a dire la verità? Perché, caro Mancini Roberto e Ziliani Paolo, se dici cagate che sono dimostrate tali, poi rischi seriamente. A parte la faccia subito, o il culo visto che le parti anatomiche nel nostro caso sono interscambiabili liberamente, rischi poi nella tua professione. Forse non in Italia dove peggio fai e più vieni premiato.

Era successo che Mancini Roberto aveva ritirato tutto: pianti, lamenti, accuse, prove provate, sensazioni. E ne è venuto fuori uno di quei pianti come del traditore che a un certo punto si confessa. Come uno dei malfattori che aveva pianificato l’imbroglio e non regge più al peso della farsa. Una serie di “ma, ero arrabbiato” o di “dopo un match si possono dire tante cose” o “avevo pensato a Torino, quindi a Moggi”. Collegamenti che se c’è in aula uno psicologo chiede, seduta stante, l’interdizione ai pubblici uffici e pensione a vita per incapacità di intendere e di volere. E parla di questo Ziliani? No, Ziliani se la prende con Mancini Roberto, reo di esser coniglio di fronte al giudice. A parte che non è una novità, quella del coniglio, ma sinceramente nessuno a casa mia riesce a capire quele sia l’errore di Mancini Roberto o quali le sue colpe.

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Invece Lei, signor Ziliani Paolo, un esamino di coscienza se l’è mai fatto? Ha mai provato realmente a far incontrare due neuroni e scrivere di conseguenza di quello che la logica dei fatti impone? Guardi che lei ha un ruolo importante in TV, per quelli almeno che hanno un fegato integro e sano da starla a sentire. Guardi che fare il giornalista non è un lavoretto da tre minuti, in sitle Asimov. Guardi che le sue parole possono pure fare danni enormi e forse li stiamo già vedendo negli stadi e nei bar proprio in questi anni. Soprattutto, caro Ziliani Paolo, guardi che lei ha un dovere morale altissimo di fronte al mondo che la circonda. Se ha deciso per il giornalismo, Lei deve semplicemente raccontare i fatti. Guardare la realtà e commentarla. Anche faziosamente, per carità. Ma la realtà non la può nascondere o deformare, perché poi non se ne riesce più a venire a galla. Se oggi siamo un po’ tutti contro tutti non è certo per colpa di Moggi o della Juve? Se non si capisce più chi vince, chi perde, chi deve ricostruire, chi deve parlare, chi è meglio stia zitto, chi è onesto e chi onesto lo finge, chi imbroglia, chi accusa e chi deve difendersi non è certo per colpa della Juve.

Caro Ziliani, mi permetta, ma il seguente passaggio del suo saggio-articolo mi sembra importante:

In un colpo solo, con i 15 minuti di deposizione (agghiacciante) resa martedì a Napoli, Mancini ha fatto passare il seguente doppio messaggio: 1) “Quando con l’Inter perdevo e accusavo la Juventus (e il Milan) di imbrogliare, dicevo il falso e lo facevo tradito dal mio temperamento”; 2) “Quando dopo Calciopoli ho vinto uno scudetto a tavolino e due sul campo, l’ho fatto senza merito: qualcuno aveva mandato in B la Juve e penalizzato il Milan, ma non era il caso, davvero, perché erano cose che facevano tutti”.

Cosa la stupisce di quanto da Lei stesso scritto? Della verità amara e cruda che sono stati quei giorni di Calciopoli? Dei punti fermi che la mente umana può fissare ad una rilettura anche superficiale di quella vicenda? Se sì, mi creda, lasci stare il calcio e si dedichi ad altro. Fa solo male ad uno sport talmente bello che rovinarlo con simili sconcerie autografe è un delitto. E mi creda, Mancini Roberto non ha fatto passare proprio nessun messaggio. Mancini Roberto, qualora conservi anche un po’ di dignità umana, forse smosso da un giuramento che per molti ha ancora un certo valore, di fronte a uno scenario in cui sono importanti parole e concetti quali Giustizia e Verità, ha solo fatto il suo dovere di Uomo. Di Uomo! Non di testimone o di accusatore o di allenatore. Di Uomo!!! E mi creda ancora, Ziliani Paolo: essere un uomo oggi, e coniugare la professione con l’essere Uomo è esercizio complicato. Mi permetta: ci riprovi col prossimo articolo. Sarò qui a controllare e ad applaudirla qualora ci riesca!

Con affetto, un suo non-lettore!

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